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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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sabato 19 ottobre 2019

ECCO L'ANALISI DELLA PROPOSTA DEL CAMPIDOGLIO SULLO STADIO DELLA ROMA


Sono 59 pagine e contengono il futuro dello Stadio della Roma di Tor di Valle. È il testo della Convenzione Urbanistica, versione Campidoglio, che il Comune di Roma ha spedito alla As Roma un paio di sere fa. Da ricordare che la versione della Roma è stata spedita a Palazzo Senatorio il 13 giugno scorso. 

La prima pagina del testo della Convenzione Urbanistica su Tor di Valle formulato dal Campidoglio

La Convenzione vera e propria è di 31 articoli. Le prime tre pagine sono quelle di “identificazione” dei partecipanti, da pagina 4 a pagina 16 si ripercorrono tutte le tappe della vicenda, dopo di che si entra nel vivo. 


GIÀ PREVISTO L’ACQUISTO DA PARTE DELLA ROMA
Il primo elemento da sottolineare è che nella Convenzione sono già state inserite le clausole per la futura cessione dei terreni dalla Eurnova di Luca Parnasi (oggi al timone c’è Flavia, la sorella dell’imprenditore) alla TdV Real Estate, la società creata appositamente dalla Roma per gestire la costruzione dello Stadio. Al momento della cessione dell’asset, la TdV Real Estate diventerà “soggetto attuatore” dell’intervento. In pratica, sarà la stazione appaltante di tutte le opere, sia pubbliche che private.

NIENTE CASE
Non che fosse mai stato in dubbio, ma nella Convenzione viene ribadito in modo quasi solenne il divieto di trasformare gli uffici o i negozi in edilizia residenziale, in case. Il Campidoglio non solo ribadisce questo divieto ma aggiunge che ci sarà la “rinuncia alla applicabilità” della legge regionale sul recupero edilizio (Piano Casa) e arriva addirittura a formulare una “rinuncia” a “presentare in futuro ulteriori istanze anche in caso di normativa modificata” o di nuova concezione. Insomma, quel timore da qualcuno artatamente agitato a mo di spauracchio di future trasformazioni degli uffici in case non ha motivo di essere. 

90 MILIONI DI OPERE DI PUBBLICO INTERESSE
Elemento di rilievo è l’elenco delle opere di pubblico interesse con i relativi costi. Da evidenziare fra questi: la mesa in sicurezza idraulica del Fosso del Vallerano e dell’Acqua Acetosa necessaria per ottenere l’abbassamento del fattore di rischio geologico dall’Autorità di Bacino del Tevere. 
Grande importanza ha il ponte ciclopedonale che dalla stazione Fs di Magliana prima scavalca l’autostrada per Fiumicino, poi il Tevere per portare i tifosi a entrare allo Stadio lato Curva Nord. Portarli dal lato Curva Sud sarà la funzione dell’altro ponte ciclopedonale, quello che, passando sopra la via del Mare/Ostiense, collega la nuova stazione Tor di Valle della ferrovia Roma-Lido di Ostia. Due elementi fondamentali, come si vedrà, per risolvere la questione del trasporto pubblico su ferro dei tifosi. 
Da ultimo, l’opera forse di maggior impatto sulla viabilità sarà l’unificazione della via del Mare con la via Ostiense. Nella Convenzione si legge che “l’opera consisterà nella riunificazione delle due strade nel tratto compreso tra il punto in cui le stesse attualmente si biforcano a cavallo del Viadotto della Magliana e il punto del loro successivo riallineamento, per una lunghezza di circa 900 metri”. Il tutto in funzione del futuro Ponte dei Congressi.


Sulla mappa è evidenziata la localizzazione dei due ponti ciclopedonali: in alto, quello da Magliana Fs verso Curva Nord; in basso quello dalla stazione Tor di Valle della ferrovia Roma-Lido di Ostia verso Curva Sud
















Nella visualizzazione 3D, la rappresentazione grafica del futuro Ponte dei Congressi: in verde, il Viadotto della Magliana; in azzurro, il Ponte con le sue connessioni con la via del Mare/Ostiense (in giallo). Da notare l'unificazione da Progetto Stadio della via del Mare/Ostiense
RISPUNTANO LE TRIBUNE POSTICCE
La sorpresa è subito dopo l’elenco delle opere di pubblico interesse: alla fine il Campidoglio ha strappato alla Roma il rifacimento di una porzione delle tribune progettate dall’architetto Lafuente per l’Ippodromo di Tor di Vale. Investimento di 6,1 milioni di euro.

OPERE DI URBANIZZAZIONE
Oltre quelle di interesse pubblico, la Roma dovrà anche realizzare altre opere per un ammontare totale di 80 milioni di euro. Nessuna di queste opere dà origine a cubatura a compensazione, trattandosi di opere cosiddette “a standard” che il costruttore, cioè, deve fare obbligatoriamente. 
Fra queste spiccano gli investimenti per la mitigazione dell’impatto odorifero del depuratore, le fogne e le idrovore e i parcheggi. Questi ultimi saranno di due tipi: quelli immediatamente trasferiti al patrimonio comunale e che il Campidoglio metterà poi a bando di gara per la gestione e quelli che rimangono di proprietà privata ma di uso pubblico e dai quali il cassiere del Campidoglio riceverà metà degli incassi al netto delle spese di manutenzione. 

45 MILIONI PER I TRENI

Rimangono confermati i 45 milioni di euro che la Roma dovrà versare in contanti al Comune come contributo costo di costruzione (la parte cash delle tasse che si paga al Comune quando si costruisce) e che saranno destinati all’acquisto dei treni per la Roma-Lido di Ostia. 

COLLAUDI E MANUTENZIONE
Tutte le opere, di interesse pubblico e di urbanizzazione, dovranno essere consegnate al Comune dopo esser state collaudate e la Roma si farà carico di un triennio di manutenzione dalla data di consegna.  

CONTESTUALITÀ
È il grande tema che ha bloccato di fatto il raggiungimento di un accordo da febbraio scorso. È la necessità, secondo il Campidoglio, che lo Stadio possa aprire solo dopo la conclusione di tutte le opere pubbliche, anche quelle che non spettano alla Roma. Parliamo, per semplificare, della Roma-Lido di Ostia. Da delibera, metà dei 55mila tifosi dovrebbe poter arrivare allo stadio per ferrovia. Per raggiungere questo risultato, però, occorre che l’intervento programmato, finanziato e gestito dalla Regione Lazio, proprietaria della Roma-Lido, sia totalmente completato. Il dubbio è che non si riesca a finire prima della possibile inaugurazione dello Stadio. 
Nella Convenzione prima viene ribadita la contestualità come elemento obbligatorio, ma, poco dopo, con una sana dose di pragmatismo, il Campidoglio scrive che quando mancherà un anno all’apertura dello Stadio, verrà fatto un controllo con tutti i soggetti, publici e privati, sullo stato di avanzamento dei lavori e, qualora vi fosse un “disallineamento” non imputabile alla Roma verranno studiate le opportune soluzioni. Che possono essere quelle identificate dalla Regione: corsie preferenziali e bus dedicati a spese della Roma in occasione delle partite.

VINCOLO TRENTENNALE
Ampio spazio poi per i vincoli. Il primo è quasi scontato: lo Stadio rimarrà vincolato per sempre come impianto sportivo. Insieme a questo, però viene ribadito il vincolo trentennale fra la As Roma e lo Stadio: fra gli obblighi c’è quello della “conferma” e garanzia della “già avvenuta formale costituzione per una durata di anni 30 di un vincolo di strumentalità fra l’impianto sportivo e la As Roma in quanto primaria società sportiva”. La pena in caso di mancato rispetto è la “decadenza dei benefici connessi alla realizzazione degli impianti e la corresponsione tra l’altro, di una somma commisurata al valore della trasformazione immobiliare, rapportato al tempo residuo di validità del vincolo trentennale”. C’è anche una specifica di chiarimento su cosa sia l’”utilizzo in via prevalente”: è l’utilizzo dello Stadio “da parte della “prima squadra” della AS Roma per quanto riguarda la sostanziale totalità degli eventi previsti dalle competizioni ufficiali, cui la stessa partecipa”.

GARANZIE ECONOMICHE
I proponenti dovranno consegnare al Campidoglio una serie di polizze fideiussorie a garanzia dei costi di tutte le opere. Queste polizze saranno poi cancellate per il 75% del valore al collaudo preliminare e a saldo al collaudo definitivo. 

INADEMPIMENTI E PENALI
All’articolo 25 sono riportare tutte le condizioni che, secondo il Campidoglio, costituiscono motivo di inadempienza e che, quindi, possono portare alla risoluzione del contratto. In caso di risoluzione per inadempimento decadono tutte le concessioni come se non fossero mai state rilasciate e il Comune può anche richiedere un risarcimento danni oltre che acquisire al patrimonio comunale di “opere, manufatti ed impianti pubblici o di interesse pubblico”.
Fra i motivi di risoluzione ci sono: la “mancata realizzazione di ciascuna opera pubblica imputabile” alla Roma “nei tempi previsti dalla Convenzione” oppure la difformità delle opere rispetto ai progetti approvati. Oppure, la trasformazione degli uffici in case; un ingiustificato avanzamento della costruzione delle opere private rispetto a quelle pubbliche.

DURATA DELLA CONVENZIONE
La Convenzione ha durata di dieci anni dalla data di sottoscrizione, cioè da dopo l’emissione della delibera di Giunta Regionale che chiude l’intero iter amministrativo. 

ITER
Nei prossimi giorni la Roma risponderà al Campidoglio. La prima lettura del testo è stata favorevolmente accolta sia al club che da Eurnova. Ovviamente, questo non si traduce in un’immediata accettazione ma sarà necessario quasi certamente un ultimo incontro con il sindaco di Roma, Virginia Raggi. 
Una volta raggiunto l’accordo, le tappe successive sono prima l’inizio della procedura che porterà al voto in Consiglio comunale. Quindi, delibere di Giunta per Variante e Convenzione, invio dei testi alle Commissioni consiliari e al Municipio IX per i pareri obbligatori ma non vincolanti, quindi il voto in Aula. 
Dopo di che, la Roma dovrà adeguare le carte progettuali e presentare le garanzie economiche. Fatto questo, il Comune spedirà tutto l’incartamento in Regione che, dopo il controllo e il “visto si stampi” da parte dei vari uffici pubblici che avevano avanzato prescrizioni in conferenza di servizi, emanerà una delibera di Giunta che finalmente chiuderà il cerchio consegnando alla Roma i permessi di costruire

giovedì 17 ottobre 2019

STADIO, ARRIVATA LA PROPOSTA DI CONVENZIONE DAL COMUNE


Stavolta ci siamo come mai prima d’ora: la proposta del Campidoglio sullo Stadio di Tor di Valle è arrivata sul tavolo della Roma e di Eurnova. Nella tardissima serata di martedì, dagli uffici dell’Urbanistica è partita una posta certificata ai proponenti contenente le 60 pagine di bozza della convenzione urbanistica, il contratto che regolerà ogni singolo aspetto della costruzione della futura casa giallorossa. 
È l’atto più importante di tutto il procedimento ed era atteso da dicembre 2017. Due anni di incontri, riunioni, alti e bassi e, da una prima analisi, il testo prodotto dai tecnici capitolini viene giudicato molto positivamente dai proponenti
Che non vuol dire che domattina si firma ma che la base di discussione è molto promettente
Due elementi trapelano: appare superato il nodo del rifacimento totale della Roma-Lido. Se i lavori della Regione Lazio non saranno completati per l’apertura dell’impianto, si useranno bus e corsie preferenziali. Il secondo, il Campidoglio avrebbe inserito una clausola secondo la quale, non realizzandosi uno dei punti della Convenzione, lo Stadio passerebbe di proprietà al Comune.
La Roma si prenderà qualche giorno - una settimana, più o meno - per analizzare le carte per poi chiedere un appuntamento al sindaco di Roma, Virginia Raggi, per un ultimo incontro decisorio. In Campidoglio si sottolinea come sia stato consistente lo sforzo fatto per trovare un equilibrio fra le parti, sforzo che i proponenti hanno molto apprezzato. La firma si avvicina e con essa l’apertura dei cantieri che, tempi alla mano, potrebbe essere ragionevole per l’ultimo trimestre del 2020. 

sabato 12 ottobre 2019

L'ODISSEA INFINITA DELLA ROMA-LIDO


Venerdì nero per Atac e per gli utenti della ferrovia Roma-Lido di Ostia: si rompe un treno alle otto di mattina, che più ora di punta non si può, passeggeri costretti a scendere, treni successivi in ritardo, caos sull’intera linea e l’immancabile Codacons che annuncia l’ennesimo esposto contro Atac.
Una cronaca che, più o meno ciclicamente, si ripete: ieri il treno si è rotto nella stazione di Acilia. I ritardi sui convogli successivi hanno generato il caos e il traporto è ripreso a binario unico. Passeggeri infuriati, social che traboccano di indignazione e insulti verso Atac, il Campidoglio e la Regione più o meno tutti ritenuti correi di una situazione che si trascina da anni.  
E non a caso ha vinto ancora il “Premio Caronte” come la ferrovia più scalcagnata d’Italia: la Roma-Lido di Ostia, proprietà della Regione Lazio e servizio passeggeri svolto da Atac, è il fiore nero all’occhiello del sistema di trasporto pubblico romano. 
Stando al contratto di servizio che regola i rapporti, la Regione Lazio versa ad Atac 20 euro e 7 centesimi a km percorso e i dati su quanto effettivamente percorso sono negativi. Prendendo i numeri sui primi sei mesi del 2016, 2017, 2018 e 2019, emerge un costante segno meno fra i chilometri che Atac dovuto percorrere e ciò che effettivamente ha fatto. 
Nel primo semestre 2016 dovevano essere 856mila km e sono stati 793mila (-7,3%). Nello stesso periodo del 2017 Atac avrebbe dovuto farne 845mila e si è fermata a 813mila (-3,7%). L’anno dopo, primi sei mesi, l’impegno da contratto era per 846mila km e ci si è bloccati appena sopra gli 817mila (-3,5%). Infine, nel primo semestre di quest’anno, invece degli 848mila km previsti, Atac si è attestata a 815mila (-3,9%). Treni vecchi, spesso malnata eredità di convogli dismessi dalla metro B, linea fatiscente come gran parte delle sue stazioni: ci sono da rifare le sottostazioni elettriche (quelle che consentono di aumentare il numero dei treni contemporaneamente in circolazione), i cavi della linea aerea che alimenta i locomotori elettrici, gli scambi e i binari in molti tratti, l’impianto dei semafori, le banchine per i viaggiatori e alcune stazioni. Emblematico il caso della stazione di Acilia Sud per il rifacimento della quale Atac ha preso i soldi dalla Regione senza far partire il cantiere. Soldi finiti nell’immenso calderone del concordato preventivo (vicenda analoga alla Stazione Flaminio della connessione fra la linea A e la Roma-Viterbo). 
Da oltre un triennio ballano sulla linea 180 milioni di euro: sono quelli stanziati dal Governo Renzi per rifare l’intera tratta e portarla uno standard tipo metropolitana. Annunci ne sono stati fatti tantissimi ma gli appalti vanno con la stessa frequenza dei treni: lenti. Lentissimi. L’obiettivo di questi 180 milioni è quello di ammodernare tutta la linea per farla arrivare a un treno ogni 7 minuti nell’ora di punta quando oggi, su carta, siamo a un treno ogni 15 minuti. Nell’appalto rientrano anche fondi per acquistare nuovi convogli. E, se il Campidoglio si deciderà a portare avanti anche il progetto della Roma di costruire lo Stadio di proprietà a Tor di Valle, ci sono anche i 45 milioni di euro che i giallorossi verseranno al Comune di Roma per comprare nuovi treni: considerando un costo medio di circa 8milioni di euro a convoglio, quindi, lo Stadio potrebbe portare sulla linea altri 5 treni oltre quelli che la Regione acquisirà in via autonoma. Inoltre, nel progetto Stadio, è previsto il rifacimento totale della stazione Tor di Valle che oggi è poco più di quattro muri sbreccati e domani dovrà essere messa in grado di accogliere oltre 20mila persone l’ora. 
Fra Regione Lazio e As Roma, però, si parla sempre con i verbi coniugati al futuro. Il presente continua a essere fatto di corse saltate, treni rotti, silenzio delle istituzioni. Non una parola dalla proprietà della linea, la Regione Lazio: silente Nicola Zingaretti, presidente, e l’assessore ai Trasporti, Mauro Alessandri. E non un accenno né dal sindaco di Roma, Virginia Raggi, né del neo assessore alla Mobilità, Pietro Calabrese, il quale, quindi, sembra proseguire sulla stessa strada della precedente titolare dei Trasporti, Linda Meleo.  

giovedì 10 ottobre 2019

ROMA SERVIZI, CAMPIDOGLIO INERTE, BILANCIO 2017 IN ROSSO E DA APPROVARE


L’inerzia del Campidoglio: anche il bilancio di Roma Servizi per la Mobilità è fermo. La versione 2017 giace da giugno dello scorso anno in Campidoglio senza che sia mai stato approvato. Dopo Ama, cui mancano i bilanci 2017 - quello che costa le teste dei diversi CdA - e del 2018, dopo Roma Metropolitane cui manca pure quello del 2016 e oramai è entrata nel cono della liquidazione, si scopre che anche Roma Servizi per la Mobilità se la passa male. 
E non solo semplicemente perché il bilancio manca. Ma perché è pure fortemente in perdita. La notizia l’ha data direttamente il presidente e Ad della società, Stefano Brinchi, durante l’audizione in Commissione Trasparenza. Brinchi ha spiegato come il bilancio 2017 sia stato redatto da suo predecessore, Carlo Maria Medaglia, dopo un controllo dei conti con il Campidoglio per avere certezza su debiti e crediti fra Azienda e Palazzo Senatorio. Esattamente quello che la Raggi si era impegnata a fare con Ama con tanto di delibera di Giunta (21/2019) senza però mai farla lasciando aperta l’incertezza sui crediti di Ama. Discorso analogo per Roma Metropolitane che ritiene che manchi il saldo di svariate fatture per lavori svolti per il Campidoglio. 
Terzo passaggio di Brinchi: dal 30 luglio è stato depositato in Campidoglio il progetto di riforma della pianta organica. Siamo a metà ottobre e, in sequenza, mancano: il bilancio 2017 che aspetta in qualche cassetto da giugno 2018 e la riforma interna dell’azienda, bloccata su qualche scrivania da luglio 2019. 
Non a caso, alla notizia, i membri della Commissione Trasparenza sono saltati sulle sedie: “È l’ennesimo caso di una municipalizzata tenuta inspiegabilmente in attesa da un’amministrazione che ancora non ha manifestato idee chiare sul futuro della holding capitolina”. 
Insomma, la cifra che pare contraddistinguere l’operato dell’Amministrazione Raggi è quella dell’inerzia e dell’immobilismo. E le denunce che continuano a susseguirsi non vengono più dall’opposizione ma direttamente da dentro l’Amministrazione, dai vertici di quelle Municipalizzate nominati dalla Raggi e dai suoi e poi abbandonati a se stessi. “Assoluta inerzia”, “mancanza di una fattiva collaborazione” erano due espressioni contenute nella lettera di dimissioni dell’ultimo CdA di Ama. Di “assenza di riscontri” e “situazione di stallo” ha parlato Marco Santucci, ad dimissionario di Roma Metropolitane. Ora Brinchi che “inerzia” e “stallo” non le pronuncia a parole ma finisce per farlo con gli atti.

BRINCHI (ROMA SERVIZI MOBILITÀ) PRONTO A DIMETTERSI


Se l’Anac (Autorità Anticorruzione, ndr) dovesse ritenere che sussistano incompatibilità sui miei incarichi sono pronto a dimettermi immediatamente e a firmare un atto di rinuncia a qualunque tipo di causa contro l’azienda”: è questo, forse, uno dei passaggi più rilevanti dell’audizione, avvenuta ieri mattina, in Commissione Trasparenza di Stefano Brinchi, l’ingegnere che guida con i ruoli  presidente e amministratore delegato l’Agenzia Roma Servizi per la Mobilità, società di proprietà del Campidoglio che cura comunicazione, coordinamento, controllo, sviluppo della mobilità pubblica e privata.

L’audizione di Brinchi è stata determinata da un’inchiesta de Il Tempo che ha portato alla luce come Brinchi, formalmente assunto come quadro in Roma Servizi, a fine 2018, nella sua qualità di presidente della società aveva approvato in Consiglio di Amministrazione una riforma della pianta organica che, alla fine, gli ha attribuito un ruolo di dirigente ad interim senza aumento di stipendio ma anche una sorta di “promozione”: da quadro di IV fascia a quadro di V fascia con relativo incremento di emolumenti da 69mila a 96mila euro lordi l’anno.
La commissione Trasparenza - Marco Palumbo (Pd) il presidente, Giovanni Zannola (Pd), Svetlana Celli (Civica), Rachele Mussolini (Civica), Francesco Figliomeni (FdI), Monica Montella (M5S) - hanno preteso che Brinchi chiarisse questa strana vicenda. 
Brinchi ha spiegato come si sia deciso di procedere a una riforma della pianta organica anche a seguito del pensionamento di alcuni dirigenti che hanno lasciato scoperte alcune posizioni e che l’interim, nella ricostruzione dell’Ad, è solo una delega che il vertice societario decide di non attribuire. Un po’ come il sindaco, Virginia Raggi, che ha deciso di mantenere per sé la delega ai rifiuti dopo le dimissioni di Pinuccia Montanari. Altro punto della difesa di Brinchi è la riduzione dei costi rispetto agli anni passati e che è “pronto a dimettersi” se fossero ravvisate incompatibilità. Ma, contemporaneamente e, forse, inconsapevolmente, Brinchi tira un ceffone al Campidoglio: “dal 30 luglio abbiamo depositato in Comune il progetto di riforma della struttura interna che, se approvato, consentirebbe di nominare dirigenti in pianta stabile e io potrei rinunciare all’interim”. Sottinteso: il Comune dal 30 luglio è rimasto inerte. Dopo Luisa Melara, dimissionaria presidente di Ama, e Marco Santucci, dimissionario Ad di Roma Metropolitane, Brinchi è il terzo manager nominato dai 5Stelle che accusa di inerzia la Giunta Raggi
Per Palumbo e Zannola “l’Assessorato al bilancio conferma che l’Anac ha inviato una lettera all'amministrazione comunale nella quale fa alcune osservazioni sull'iter della nomina di Brinchi ai vertici della municipalizzata. In pratica, l’Anac solleva dubbi relativamente all'opportunità di nominare Presidente un dipendente della società. In più resta da approfondire il fatto che un Presidente, in virtù del suo ruolo nel Cda, abbia firmato un provvedimento con cui adegua il suo livello contrattuale nell’azienda”.
Nelle scorse settimane, poi, era circolata l’ipotesi - avvalorata dalle parole della Raggi in Aula Consiliare “tutte le opportunità sono aperte” - che un’aliquota di 75 lavoratori di Roma Metropolitane potessero essere ricollocate in Roma Servizi. Ma, durante la Commissione emerso come “per i lavoratori di Roma Metropolitane non ci sia ancora nessun vero piano di ricollocazione”, dicono Palumbo e Celli.

mercoledì 9 ottobre 2019

UNA POLISPORTIVA NELL'ANSA DEL TEVERE


Presentato ieri mattina in Campidoglio il progetto della Polisportiva Ss Lazio per la costruzione di un complesso sportivo da edificare nell’ansa del Tevere fra la via Flaminia, la Salaria e Castel Giubileo.
L’idea, in sintesi, è quella di costruire un complesso sportivo, una serie di opere pubbliche - l’elenco include una nuova sede per il XV Municipio, abitazioni per 50 famiglie che vivono  in zona a rischio esondazione, un ponte sulla Tiberina di connessione diretta con il Raccordo e il raddoppio di parte della stessa Tiberina, parcheggi di scambio per 4mila vetture a La Celsa sulla Roma-Viterbo - e, a sostegno economico dell’intervento, un albergo, uno studentato, un cento commerciale a vocazione sportiva, una struttura sanitaria dedicata alla medicina dello sport e una residenza sanitaria assistita.
Non pochi i problemi: vincoli archeologici per i quali sarà necessario un nulla osta della Soprintendenza speciale, vincoli paesistici con modifica in discussione alla Regione Lazio, vincoli per il Tevere che richiederanno interventi mirati e specifici (e che già hanno sollevato la reprimenda di Cristina Grancio, consigliere comunale ex 5Stelle ora nel Gruppo Misto).
L’obiettivo finale è quello di realizzare un parco sportivo di 31 ettari con campi di calcio, rugby, hockey, basket, pallavolo, tennis, calcetto, con piscina olimpionica coperta e palazzetto dello sport annesso. Tutto ciò verrà poi ceduto in uso gratuito alla Polisportiva Ss. Lazio. Da ultimo, nella proposta, la Polisportiva chiede al Campidoglio di avere in uso il complesso dello Stadio Flaminio, dove realizzare un museo della Polisportiva, un teatro all’aperto, e il Palazzetto dello Sport di viale Tiziano dove verrebbero a trovar casa tutte le attività sportive indoor.  

VIA ALL'ABBATTIMENTO DELLA TANGENZIALE EST


Dopo settimane di attesa, finalmente inizia l’abbattimento vero e proprio di parte della vecchia Tangenziale Est nei pressi della stazione Tiburtina. E, nonostante le chiusure delle strade già siano operative da due mesi, ieri, forse complici le ruspe che hanno iniziato un primo abbattimento, giornata pesante per il traffico in tutto il quadrante Tiburtino/Portonaccio con ripercussioni superiori all’ordinario caos anche sulla Roma-L’Aquila. E la speranza è che, passata la novità dei primi giorni, questo caos non duri per tutti i 14 mesi e spicci di durata prevista per i lavori. 
Sulla propria pagina facebook, il sindaco di Roma, Virginia Raggi, scrive: “Abbattiamo la Tangenziale Est. È iniziata la fase di demolizione vera e propria della sopraelevata davanti alla stazione Tiburtina. Mi sono recata sul cantiere, insieme all'assessora alle Infrastrutture, Linda Meleo, e all'assessore ai Lavori pubblici del II Municipio, Gian Paolo Giovannelli, e ho potuto constatare che il progetto sta entrando nel vivo”. 
Poi una stoccata rivolta a quanti avevano lamentato due mesi di nulla con la strada chiusa al traffico senza che si vedesse un solo operaio all’opera e, anzi, con un aumento del degrado per la presenza numerosa di insediamenti di fortuna. Scrive il Sindaco: “I lavori in realtà vanno avanti da due mesi, che sono serviti per svolgere tutte le indagini preliminari previste dalla legge. Il cantiere non è mai stato fermo, come purtroppo hanno sostenuto i soliti polemisti cercando di allarmare inutilmente i cittadini”.
Per Raggi “i cittadini in realtà sanno che un intervento atteso da 20 anni sta diventando realtà. Anche grazie a loro, e ai comitati di quartiere che hanno sempre sostenuto il progetto, siamo riusciti a raggiungere questo grande risultato, per riqualificare un territorio e restituirlo ai suoi abitanti. Con loro ci incontreremo anche nelle prossime settimane per disegnare insieme, in modo partecipato, il nuovo assetto della zona. Il grande lavoro della nostra amministrazione, e in particolare del dipartimento Lavori pubblici (Simu) consentirà di abbattere un ecomostro e di riqualificare l'intera area a livello sociale e urbanistico”, conclude la prima cittadina.
I lavori in questione riguardano un totale di 500 metri di strada con alcuni svincoli fra il Verano e la Stazione Tiburtina. Costo totale dell’intervento: 7,6 milioni di euro per 450 giorni in totale di lavoro. La decisione di abbattere parte della vecchia Tangenziale venne presa nel 2000 quando, sindaco Veltroni, venne approvato il piano globale di riassetto della Stazione Tiburtina. Dall’epoca, venne costruita, sotto Alemanno, la galleria per sostituire il vecchio tracciato.

sabato 5 ottobre 2019

METRO C AL GOVERNO: "NOMINATE UN COMMISSARIO"


Metro C spa chiede al Governo di nominare “con carattere di urgenza un apposito commissario straordinario” per la gestione dell’appalto della linea C della metropolitana di Roma ”conferendogli tutti necessari poteri, ai sensi e per gli effetti della normativa richiamata in oggetto, per l’espletamento delle funzioni atte a rimuovere i numerosi ostacoli alla realizzazione e al completamento dell’opera”. 
A smentire le ottimistiche previsioni del sindaco di Roma, Virginia Raggi, sulla prosecuzione delle grandi opere, Metro C per prima, rese giovedì davanti al  consiglio comunale nel dibattito sulla liquidazione di Roma Metropolitane, giunge la lettera che Metro C SpA, il consorzio che la metro la sta costruendo, spedisce a una sfilza di autorità: il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, i ministri delle Infrastrutture e del Bilancio, Paola De Micheli e Roberto Gualtieri, il prefetto di Roma, Gerarda Pantalone, e per conoscenza inviata anche a Roma Metropolitane, al sindaco di Roma, Virginia Raggi e al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti
Metro C “ha appreso in queste ore la decisione del socio unico (il Campidoglio, ndr) di mettere in liquidazione Roma Metropolitane” stazione appaltante dei lavori. 
Questa decisione crea “preoccupazione” alle aziende e a “tutto il sistema bancario che finanzia il processo di realizzazione di un’opera di preminente interesse nazionale, andando ad ostacolare ulteriormente lo sviluppo delle attività oggetto di affidamento, con il concreto rischio di pregiudicare definitivamente l’obiettivo di pervenire al completamento del tracciato fondamentale da Monte Compatri a Clodio”.
Torna ancora il mantra della Giunta Raggi: “l’ingiustificata inerzia e le gravi inefficienze da parte dell’amministrazione” capitolina che ha “assunto in ritardo rispetto alle esigenze del progetto, o in taluni casi addirittura omesso, le determinazioni”. Esempio per tutti la storia delle talpe che scavano la metro e che grazie all’immobilismo della Raggi e della Meleo finiranno sepolte sotto via dei Fori Imperiali obbligando a spendere 80milioni per ricomprarle e a ricominciare gli scavi da piazzale Clodio invece che da piazza Venezia con ritardi e costi ancora incalcolabili: “Entro la fine dell’ anno le due talpe completeranno lo scavo delle gallerie e una volta cementate rimarranno sepolte nel sottosuolo di via dei Fori imperiali. La linea resterà così priva della possibilità della comunicazione fra binari per lo scambio dei treni alla stazione Colosseo, impedendo in tal modo il corretto funzionamento in condizioni di efficienza e sicurezza”. Aggiunge Metro C che questa inerzia e l’irrigidimento del Comune ha portato a una serie di contenziosi per 570 milioni di euro

ROMA METRPOLITANE; SANTUCCI (AD): "PERCHÉ COMUNE NON PAGA FATTURE?"


Maggiore cautela”: diplomaticamente ma fermamente Franco Gabrielli, capo della Polizia, apostrofa “il delegato dell’assessore” che chiedendo “l’intervento della polizia” ha finito per provocare il parapiglia in cui Stefano Fassina è rimasto ferito. 
Luca Pasqualino, classe 1982 della provincia di Latina, è il delegato di Lemmetti, l’assessore al Bilancio e Partecipate. È entrato in Campidoglio prima nello staff del primo assessore alle Partecipate della Giunta Raggi, Massimo Colomban, con uno stipendio lordo annuo di 44mila euro. All’addio di Colomban viene confermato dal successore, Alessandero Gennaro, con un sostanzioso aumento di stipendio a 66mila euro lordi annui. Sparito pure Gennaro, Pasqualino passa sotto Lemmetti a quasi 70mila euro lordi annui. Docente in corsi universitari per conto di Lemmetti segue proprio le partecipate, conti e bilanci. 
E ieri seduta della Commissione Mobilità su Roma Mobilità con coda polemica fra l’assessore Lemmetti, e il dimissionario Ad di Roma Metrpolitane, Marco Santucci
Secondo Lemmetti: “A dicembre l’Assemblea capitolina è intervenuta con un nuovo contratto di servizio per l’azienda, ma non c'è un atto ufficiale nel quale l'Amministrazione recepisce le esigenze della società, che nel 2019 ha visto il suo piano industriale fortemente compromesso”. Per cui, il Campidoglio “ha deciso la messa in liquidazione”. Per il Dg del Comune Giampaoletti: “non siamo riusciti a creare un equilibrio economico dell'azienda per colpa dei meccanismi contrattuali. Per noi una liquidazione controllata potrebbe essere la soluzione migliore”. Infine, per il neo assessore ai Trasporti, Pietro Calabrese: “Rispetto alle attività in corso non c’è un ripensamento. Su Metro C ci sono attività in corso che per ora rimangono segrete”. A parte le proteste e l’interrogativo su cosa ci sia di segreto nel progettare una metropolitana, a smontare le tesi del Campidoglio ci pensa Marco Santucci, fino a qualche giorno fa Ad di Roma Metropolitane che prima sottolinea come sia la prima volta in un anno che incontra l’assessore Lemmetti e poi attacca duro: “Perché il Comune non ci ha pagato le fatture? Perché da 2 anni non ha ancora prodotto la delibera Salini (contenziosi sulle metro, ndr) da 6 milioni che affossa i nostri conti? Perché ci sono mancati pagamenti pari a 3 milioni da parte del dipartimento che poi gravano sul nostro bilancio? Si sapeva dal 28 ottobre 2018. E perché non avete ancora approvato il piano industriale dopo 6 mesi dalla sua presentazione?”. E, dopo la Melara e la sua lettera di dimissioni da Ama incentrata sull’inerzia dei grillini, un altro manager (nominato dai 5Stelle) batte sullo stesso tasto: “Non capisco questa inerzia del Comune: il 28 dicembre è stato deliberato il contratto di servizio firmato il 19 febbraio. Ho presentato il piano industriale, condiviso con il Comune, ma passano altri 6 mesi senza che questo venga approvato. A qualcuno prima o poi la dovrete giustificare questa liquidazione". E Lemmetti uscendo a chi chiedeva conto delle fatture non pagate: “non rispondo alle provocazioni di Santucci. È dimissionario. E ha portato delle carte portando avanti una tesi per avere degli applausi”.

ROMA METROPOLITANE; GABRIELLI: "INECCEPIBILE L'OPERATO DELLA POLIZIA"


L’operato della polizia è stato ineccepibile”. Franco Gabrielli, capo della polizia, esprime un giudizio netto sui fatti accaduti il 1 ottobre durante la manifestazione dei lavoratori di Roma Metropolitane durante la quale è rimasto ferito il deputato di Leu e consigliere comunale, Stefano Fassina, che ha riportato un trauma toracico da compressione e 20 giorni di prognosi.
Secondo Gabrielli “altri non avrebbero dovuto consentire che si arrivasse a quel punto e che il delegato dell’assessore avrebbe dovuto avere maggior cautela nel chiedere l’intervento della polizia per entrare in una circostanza nella quale forse se non fosse entrato non avrebbe creato quanto successo dopo”. Intanto la Procura di Roma ha aperto un’inchiesta in relazione alla vicenda al momento senza indagati e ipotesi di reato.
I fatti appaiono piuttosto lineari: la manifestazione dei lavoratori di Roma Metropolitane in sciopero per protestare contro la decisione della Giunta Raggi di mettere in liquidazione la società, era autorizzata fino alle 18.00. Pochi minuti prima della scadenza del permesso, Fassina insieme ai consiglieri del Pd, Giulio Pelonzi, Ilaria Piccolo e Giulio Bugarini e ai sindacalisti Natale Di Cola (Cgil) e Alberto Civica (Uil) chiedono ai manifestanti di allontanarsi e si preparano a mettersi davanti il portone di ingresso della Società stretti a cordone. 
In quel momento - stando al racconto di Giulio Pelonzi - “il dirigente della Questura chiede al delegato del Campidoglio se è necessario il suo ingresso nella sede di Roma Metropolitane”. Alla risposta affermativa del rappresentante del Comune, i poliziotti intervengono per aprire a forza il cordone. Ne nasce un parapiglia che vede Fassina e Pelonzi avere la peggio: ambulanza, ospedale e attestazioni di solidarietà anche dall’altra parte politica, Fratelli d’Italia con Andrea De Priamo
Gabrielli aggiunge: “Credo che chi manifesta deve sempre porsi nella condizione di manifestare pacificamente il proprio pensiero. E di non considerare i poliziotti e i carabinieri dei punching ball. Questo è un Paese nel quale si è ritenuto che sputare a un poliziotto sia un comportamento di tenue gravità. Io credo che non sia così. Chi veste una divisa e chi rappresenta un’istituzione, credo che dovrebbe essere portatore di un rispetto non solo per la persona ma anche per quello che rappresenta”. 
Per Fassina la questione deve rimanere su un “terreno politico. il ministro dell’Interno, Lamorgese, si è impegnata a rispondere all’interrogazione che abbiamo presentato alla Camera e al Senato e attendiamo la sua risposta. È evidente che c’è stata una indisponibilità da parte dell’Assessore ad avere un minimo di dialogo con i lavoratori. Lemmetti si comporta come il padrone di Roma. Ho grande stima per il capo della Polizia, ma mi chiedo se non si poteva provare a dialogare; se di fronte al diritto del delegato dell’assessore di entrare non si dovesse tenere in considerazione anche il diritto di manifestare di lavoratori che perdono il posto di lavoro, diritto sancito anche dalla Costituzione”.

venerdì 4 ottobre 2019

CAOS RIFIUTI, NELLE MARCHE 5.500 TONNELLATE DA ROMA


Accordo fatto: la Regione Marche accoglierà circa 5.500 tonnellate al mese dei rifiuti romani. Che, però, dopo essere stati trattati dovranno tornare nel Lazio per finire nella discarica di Colleferro, di proprietà della Regione Lazio.
L’annuncio arriva nel pomeriggio, mentre in Aula Giulio Cesare è in corso la seduta dell’Assemblea capitolina dedicata al caos di Roma Metropolitane e di Ama. E con il sindaco di Roma, Virginia Raggi, che, parlando ai consiglieri, ringrazia pubblicamente il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, e la Regione Marche per l’aiuto. 
Accantonate le stelle filanti, restano sul tappeto i problemi. Se gli accordi fra la Regione Lazio e le Regioni Marche e Abruzzo consentono a Roma di lavorare 9.500 tonnellate al mese, queste intese non risolvono il problema. Al massimo, lo procrastinano: gli accordi, infatti, avranno durata limitata e l’Ordinanza Zingaretti sui rifiuti scadrà il 15 ottobre. Dopo di che la carenza assoluta di impianti per il trattamento, il riciclo e lo smaltimento finale dei rifiuti tornerà sul tavolo. 
Non a caso, tanto il presidente del Lazio, Zingaretti, quanto il suo assessore all’Ambiente, Massimiliano Valeriani, richiamano l’attenzione del Campidoglio: “servono soluzioni durature per assicurare un corretto funzionamento del sistema dei rifiuti di Roma. Ma attenzione è rischioso contare solo sull'aiuto degli altri: ognuno deve assumersi le proprie responsabilità ed essere autosufficiente”, dice Zingaretti. E Valeriani: “è fondamentale che in tempi brevi il Comune ed Ama promuovano interventi di medio e lungo periodo per dotare Roma degli impianti necessari alla chiusura del ciclo dei rifiuti ed almeno limitare drasticamente la costosa ed inquinante migrazione degli scarti indifferenziati in giro per il Lazio e le altre regioni italiane”.
Valeriani, poi, aggiunge un dato fondamentale: “Quando l’ultimo invaso della discarica di Colleferro sarà pieno, e forse succederà ancora prima del 31 dicembre, quell'impianto verrà chiuso e c’è un patto con la popolazione per non rimettere in piedi gli inceneritori”.
Il problema è enorme: dentro la discarica di Colleferro ci finiscono le rimanenze dei trattamenti dei rifiuti più o meno di tutto il Lazio e, ovviamente, di Roma. Ad esempio: Rida Ambiente, la società di Aprilia (Lt) che accoglie mille tonnellate al giorno dei rifiuti romani, dopo che li ha lavorati, scarica le rimanenze a Colleferro. Lo stesso per quello che accadrà ai rifiuti portati nelle Marche. Torneranno e andranno a Colleferro. Una volta chiusa la discarica, questi quantitativi non potranno più essere smaltiti. 

AMA, RAGGI: "MANCANO GLI IMPIANTI, COLPE DEL PASSATO"


Un’oretta circa: tanto è durata la parte della seduta dell’Assemblea Capitolina dedicata all’analisi del caos di Ama, la municipalizzata dei rifiuti, caos immondizia in strada e caos societario dopo le dimissioni del sesto gruppo di manager dell’era Raggi, il secondo in un solo anno a cadere sui bilanci.
Il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ha riassunto ai consiglieri lo stato dei fatti: non un mea culpa, non una presa di coscienza del deficit di impianti né un prospetto di soluzione per uscire in modo strutturale dall’emergenza che, ciclicamente e a ritmi sempre più ravvicinati e invasivi, lascia Roma sporca e maleodorante.
Semplicemente la Raggi - dopo aver ribadito che le colpe sono delle Amministrazioni precedenti - si è limitata all’elencazione mera e semplice del problema: mancano gli impianti. 
Ama deve aumentare la differenziata ed estendere il porta a porta per abbattere la quota indifferenziata. L'azienda si deve occupare della raccolta, ci sono poi la fase del trattamento e dello smaltimento che non sono tutte in capo ad Ama. Ma se uno di questi passaggi non funziona, l'effetto lo troviamo sotto casa: se Ama non sa dove portare i rifiuti, la prima cosa che soffre è la raccolta stessa. E così quando è stato dato alle fiamme il Tmb Salario, che trattava un quarto dei rifiuti romani, noi che già ci appoggiavamo in parte alla Regione Abruzzo abbiamo dovuto trovare altri sbocchi per i nostri rifiuti. Il sistema di Roma e del Lazio da un punto di vista impiantistico è fragile perché dal 1997 al 2013 le amministrazioni che si sono succedute sono rimaste inerti. Così nel 2013 quando è stata chiusa la discarica di Malagrotta, Roma e il Lazio si sono trovate senza una parte purtroppo fondamentale del sistema impiantistico. Dal 2013 a oggi si è cercato di poggiarsi su altri impianti laziali e fuori regione”.
Tutta vera l’analisi della Raggi sul passato. Manca, però, l’ammissione che l’inerzia è proseguita anche in questi ultimi tre anni in cui non si è progettato nulla e si è detto solo “no” a qualunque soluzione di impianti: senza ricordare le polemiche dell’intero Movimento 5Stelle con la Regione Lazio, l’ultima volta, era stata proprio il sindaco Raggi, l’11 settembre, a Corcolle ad esprimere come negativa la posizione del Campidoglio alla localizzazione di una discarica di servizio in quel territorio.
Nonostante due diversi CdA abbiano presentato, di fatto, bilanci simili, nella narrazione del Sindaco non c’è spazio per i dubbi sui bilanci di Ama: “Ama resta pubblica, non fallirà e non verrà privatizzata. Roma Capitale ha chiesto ad Ama di presentare bilanci veritieri e corretti. Bilanci non veritieri e non corretti da questa amministrazione non verranno mai approvati”. E, sulla ormai celebre partita dei 18,3 milioni di euro per i servizi cimiteriali, oggetto del contenzioso con Ama, il Sindaco dice che questi soldi “non possono essere usati come scudo per la mancata pulizia. Ama li ha già restituiti al Comune, riconoscendo quindi che non li doveva avere, e ora li richiede indietro”. In realtà, il farraginoso sistema dei pagamenti fra Ama e Campidoglio prevede che Ama versi al Comune i soldi della Tari e dopo il Campidoglio li restituisca come pagamento per il contratto di servizio. E, nell’analisi del Sindaco, manca il riferimento alla delibera 21/2019 con cui la Giunta Raggi si impegnava ad avviare un controllo su questi soldi, controllo mai iniziato.
Opposizioni sul piede di guerra: più o meno tutti, Pd, Fratelli d’Italia e Forza Italia, hanno accusato il sindaco di inerzia ritenendola responsabile dei continui cambi di management e dello stato della raccolta. 
Al momento della replica del Sindaco in Aula - da evidenziare quel “non abbiamo ritenuto estremamente solido quel parere” indirizzato alla Ernst&Young, società revisore dei conti di Ama - lavoratori sia di Ama che di Roma Metropolitane hanno contestato il Sindaco mentre i consiglieri di opposizione hanno abbandonato la seduta e si sono uniti ai contestatori.



ROMA METROPOLITANE, RAGGI: "LIQUIDAZIONE", OPPOSIZIONI: "DIMISSIONI"


Un’ora e mezza o poco più che il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ha dedicato ad illustrare al Consiglio comunale la situazione drammatica di Roma Metropolitane, la società strumentale di proprietà del Campidoglio per conto del quale progetta infrastrutture di mobilità, dalle metropolitane alle piste ciclabili, dalle amate (dai grillini) funivie alle linee tranviarie.
Una società che, dal 2013, è andata incontro a un andamento economico a singhiozzo e che, dal 2016 - anno di avvento della Raggi e dei grillini a Palazzo Senatorio - è senza bilanci: sono iniziate le procedure per il fallimento e in bilico ci sono 150 posti di lavoro, quasi tutti di alta specializzazione (ingegneri e architetti).
Ieri, in Aula, la prima parte della seduta è stata dedicata al caso Roma Metropolitane con il Sindaco che ha esordito ribadendo che “Le opere infrastrutturali in realizzazione o progettazione come la Metro C vanno avanti e non sono a rischio. La società Roma Metropolitane continuerà a svolgere il ruolo di stazione appaltante, tutte le opere già affidate andranno avanti e lo stesso le progettazioni”. Che Roma Metropolitane rimanga stazione appaltante non è esattamente una concessione benigna ma una previsione di legge: per cambiare stazione appaltante occorre un provvedimento apposito del Ministero delle Infrastrutture e uno statuto societario specifico. Inoltre, la stazione appaltante fa anche da schermo per le cause: solo sulla Metro C ci sono vecchi contenziosi e, visto il prossimo tombamento delle talpe a piazza Venezia, nuove potenziali ricorsi in vista. Cause che vengono fatte contro la stazione appaltante che, quindi, “protegge” il Campidoglio e i suoi bilanci. 
La Raggi ha aggiunto: “Roma Metropolitane non è in equilibrio né gestionale né finanziario e negli anni sono state necessarie ripetute immissioni di denaro pubblico: ogni anno la società brucia sei milioni di euro” E ha spiegato che il Campidoglio intende procedere lungo la strada della “liquidazione controllata” e, riguardo i lavoratori, ha chiarito: “sono aperte tutte le ipotesi per garantire il futuro dei lavoratori senza escludere la possibile ricollocazione in altre società del gruppo Roma Capitale”. Ovviamente, per la Raggi che governa Roma da oltre 3 anni, la colpa è delle passate Amministrazioni: “stiamo semplicemente rimediando ai disastri che ci hanno lasciato”. 
Le opposizioni si sono scatenate, supportate da un nutrito numero di lavoratori di Roma Metropolitane. Accorato l’intervento di Ilaria Piccolo (Pd): “La domanda che vi faranno è: “Il socio ha fatto tutto quello che doveva per evitare la liquidazione?”. A noi risulta che non sia stato fatto. La scelta di andare in liquidazione non è colpa del passato, è una scelta vostra”. 
E, mentre il capogruppo della Lega in Campidoglio, Maurizio Politi, ha depositato una mozione di sfiducia al Sindaco, Davide Bordoni, capogruppo di Forza Italia, esprime forte preoccupazione per il futuro: “Non possiamo azzerare il know-how acquisito con l'esperienza dei lavoratori”. Durissima Cristina Grancio, ex grillina ora nel Gruppo Misto: “Questa amministrazione deve andare a casa perché si dimostra incapace di dare risposte ad una città che soffre”.




giovedì 3 ottobre 2019

MELARA: "ROTTURA È PER MANCANZA FIDUCIA NON PER CREDITI CIMITERIALI"


Due giorni fa ha firmato una lettera durissima: un lucido atto di accusa all’inerzia del Campidoglio verso Ama. Le dimissioni di Luisa Melara, avvocato chiamato dal sindaco di Roma, Virginia Raggi, a guidare Ama il 7 giugno scorso “dopo una selezione pubblica” e del suo CdA sono riuscite a fare molto più chiasso di quelle, pur rumorose, del suo predecessore, Lorenzo Bagnacani

Avvocato Melara, lunedì lei ha scritto al Campidoglio proponendo il rinvio della seduta dell’Assemblea dei soci a dopo la conclusione dell’analisi sui conti. Poi, martedì, gli eventi sono precipitati. Cosa è successo?
“Noi abbiamo assistito dai primi giorni di settembre a un progressivo isolamento del CdA nonostante le reiterate richieste di interlocuzione con il Campidoglio. Questo ci ha fatto prendere atto ad un certo punto che non c’erano più le condizioni per rimanere”.

Insomma vi è mancata la protezione del Campidoglio.
“Non ci siamo sentiti sufficientemente protetti e compresi nelle nostre reali e autentiche intenzioni”. 

Veniamo al problema dei bilanci. In Campidoglio ritengono di essere nel giusto.
“Premesso che la storia dei 18,3 milioni di euro sui servizi cimiteriali sono del tutto irrilevanti nella globalità del bilancio Ama e che non è questa la ragione della rottura ma la fine del rapporto fiduciario, il bilancio 2016 approvato dal Comune aveva ratificato quel credito. Approvato sempre dalla Giunta Raggi”.

In Campidoglio viene citata la delibera di Giunta 21 del 2019 come dirimente sulla questione.
“Leggiamo il deliberato: il Comune delibera di avviare una “due diligence” sui conti per i “servizi cimiteriali, che qualifichi e certifichi, sia sotto il profilo giuridico, sia sotto quello economico” le “partite creditorie/debitorie”.  

E la due diligence?
“Il Comune non l’ha mai iniziata. Se il Comune ha sentito il bisogno di verificare come stanno le cose, come posso io, con un tratto di penna, eliminare queste poste di bilancio? Poi la nostra bozza di bilancio ha superato il vaglio della società di revisione (la Ernst&Young, ndr) e del Collegio Sindacale che, nella conclusione della sua relazione, esorta il Socio all’approvazione del bilancio”.

Secondo lei, il Campidoglio sta cercando di “alleggerire” Ama per accorparla con Acea?
“Abbiamo parlato molto, almeno all’inizio, con il sindaco Raggi e l’assessore Lemmetti e non ci è stato mai prospettata questa idea”.

Nella vostra lettera di dimissioni, lamentate l’impossibilità di parlare con il Sindaco.
“L’ultima volta che ho parlato con la Raggi era fine luglio, inizio agosto”.

Forse 104 giorni sono pochi, ma la vostra esperienza quale soluzione vi suggerisce per risolvere il problema rifiuti? 
“A Londra ci sono 4 inceneritori, 5 impianti di compostaggio, 10 TMB e 2 discariche. Qui servono impianti di servizio, di trattamento e di destino, necessari a chiudere il ciclo dei rifiuti. A fronte di una emergenza strutturale, è necessario un Piano Marshall che con provvedimenti straordinari metta in sicurezza il ciclo dei rifiuti e consenta ad Ama di poter gestire la propria attività in modo sostenibile a livello ambientale ed economico”.

È un commissario?
“Assolutamente no. Noi abbiamo indicato un piano operativo a breve termine che identifica gli strumenti che normalizzi il ciclo dei rifiuti”.

Le è mancato non avere un assessore di riferimento?
“No. Ho letto nel Sindaco la volontà di risolvere il problema. Il cortocircuito è sul come”. 

Lei ha sottoposto al Sindaco le sue idee sulla necessità di creare impianti a Roma? 
“Questi aspetti sono stati rappresentati”.

E la risposta qual è stata?
“Il problema è il come. Il Sindaco rappresenta un’idea politica e come tale deve contemperare diversi interessi. A volte non si riesce a fare la sintesi in tempi veloci”