*****************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************

In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

*****************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************

domenica 18 agosto 2019

LAMPEDUSA, IL CAPO DELL’EQUIPE MEDICA: “MICA M’INVENTO LE MALATTIE”





domenica 4 agosto 2019

NIENTE SFRATTO AGLI ANZIANI: IL IX MUNICIPIO FA DIETROFRONT


Dietrofront e passo di corsa: il IX Municipio inverte la rotta e, almeno per il momento, non darà seguito all’intenzione di sfrattare una quarantina di anziani, con anche un ultracentenario, dalla casa di riposo San Francesco di Paola a viale dell’Umanesimo, all’Eur. 
La decisione ufficiale del direttore dei servizi sociali del Parlamentino dell’Eur, Luca Di Maio, è arrivata ieri mattina con una velocissima determinazione dirigenziale. 
Il caso l’avevamo sollevato l'altro ieri dalle colonne del giornale: in pieno agosto, il IX Municipio stava per sfrattare degli anziani dalla casa di riposo. E non per problemi di malasanità, anzi. La struttura, che abbiamo visitato ieri, appare decisamente all’avanguardia. Il problema, neanche a dirlo, è quello della burocrazia, inferno e incubo di ogni cittadino, ancor di più se imprenditore. 
In sintesi, il caso era questo: in una struttura abbandonata a viale dell’Umanesimo, un anno fa, apre questa casa di riposo. La proprietà è convinta di aver fatto tutto in modo corretto. A gennaio, arriva un controllo e si scopre che manca un’autorizzazione che deve essere rilasciata dal Municipio. Neanche una settimana dopo, vengono presentate le carte. E inizia una lunga interlocuzione fra proprietà della Casa di riposo e i Servizi sociali municipali. SI va avanti così con richieste di documenti e carte bollate. Fino a che, il 30 luglio, arriva la decisione del Municipio di chiudere la struttura. E il IX assegna un termine di 10 giorni a familiari e Casa per trovare una sistemazione alternativa agli ospiti. Dieci giorni che sarebbero già pochi in qualunque mese dell’anno. Ad agosto, poi, è praticamente impossibile adempiere. Il caso arriva a conoscenza dell’associazione di tutela dei consumatori, Codici, che lo rilancia. E Il Tempo lo sposa: burocrazia sì, rispetto delle regole sì ma non sulla pelle degli anziani per i quali, molta letteratura scientifica, sottolinea il grave rischio per la salute in caso di cambiamenti bruschi come quello legato a un ricollocamento forzato.
Ieri mattina, con un’illuminazione di buon senso, Luca Di Maio, neo dirigente dei Servizi sociali del Municipio, scrive a Nicola Sanitate, avvocato di alcune delle famiglie degli ospiti, che nel tardo pomeriggio di giovedì aveva presentato istanza di sospensione del provvedimento e accesso agli atti: “È evidente che il termine indicato [di 10 giorni per trovare una nuova sistemazione agli anziani, ndr] è di natura ordinatoria e non perentoria”, vale a dire che sì, sono 10 giorni, ma poi non saremo così fiscali nel contarli anche perché con un termine ordinatorio non sono previste sanzioni. E, aggiunge il Municipio: “In parole semplici questa Amministrazione, ben conscia delle difficoltà dei familiari degli ospiti anziani di individuare una struttura idonea e disponibile per accogliere i parenti attualmente ricoverati presso la Casa di Riposo, non procederà ad alcuna azione esecutiva prima che tutti gli ospiti siano stati adeguatamente ricollocati”. 
Insomma, almeno per il momento il rischio sfratto è scongiurato anche se con questa lettera la Casa di Riposo entra in un pericoloso limbo amministrativo: gli ospiti rimangono ma senza reali certezze sul futuro: per quanto i termini non siano perentori, in mancanza di una regolarizzazione amministrativa, gli ospiti prima o poi dovranno essere ricollocati. E, stando alla quantità di documentazione presentata, bollata ed esibita, il percorso per concludere positivamente l’iter amministrativo sembra tutt’altro che in discesa. 


STADIO; FIUMICINO SI OFFRE ANCHE A LOTITO


Se il Comune di Fiumicino potrebbe essere il “piano B” della Roma nel caso in cui saltasse il tavolo col Campidoglio per Tor di Valle, la Lazio potrebbe essere il “piano B” di Montino, sindaco di Fiumicino, se, invece, Tor di Valle andasse in porto. 
"Se saltasse l'interlocuzione con la Roma, perché magari si sblocca la situazione a Tor di Valle, e si presentasse Lotito dicendo “io ho in mente di fare lo stadio della Lazio”, io sono disponibile, apro porte e finestre e dico “benissimo, discutiamone”. Non ho una pregiudiziale da club, io faccio l'amministratore pubblico e quindi penso al meglio della città. La ricaduta è molto importante". 
Questo è quanto ha detto, ai microfoni di RadioRadio, il sindaco di Fiumicino, Esterino Montino, che ha aggiunto: “A quel punto Lotito dovrà decidere se lasciare il versante Nord Est della Capitale e andare sul versante Ovest. Ci siamo sentiti per altro, e non su questo”.
Ovviamente, in attesa della risposta da parte della Regione sulla richiesta, avanzata lo scorso 19 luglio dalla Roma, di chiarimenti in merito ai legami fra Stadio e opere di mobilità gestite da altri soggetti (l’ammodernamento della Roma-Lido di Ostia finanziato e gestito dalla Regione stessa), continua a tenere banco in un profluvio di dichiarazioni la possibile via d’uscita, cioè spostare il progetto giallorosso a Fiumicino.
Ipotesi plausibile solo a condizione che la Roma e il Campidoglio rompessero e ci si trovasse in tribunale. Ma, intanto, Montino, da vecchia volpe della politica, si infila nelle difficoltà della Raggi e dei 5Stelle chiarendo che “non è vero che la maggior parte dei terreni sia di Leonardo Caltagirone ma di una ventina di proprietari con destinazione d'uso centro logistico, commerciale e attività sportive”.

sabato 3 agosto 2019

GENERALI ADDIO, LA RAGGI PERDE IL CAPO DELLA PROTEZIONE CIVILE


Ritirata e ammaina bandiera: se ne va il secondo generale reclutato dal sindaco di Roma, Virginia Raggi. È il turno di Giovanni Savarese, chiamato dal Sindaco a guidare la protezione civile. Giovedì 1 agosto sono state protocollate in Campidoglio le sue dimissioni. I generali arruolati lo scorso 27 giugno in Campidoglio erano cinque: il generale di Corpo d’Armata, Paolo Gerometta, alla guida delle Risorse umane di Vigili; Giovanni Calcara alla testa dei Servizi Digitali; Giuseppe Morabito alla Scuola di Formazione comunale; Silvio Monti al verde e Savarese alla Protezione civile.
Il primo a lasciare, a metà luglio praticamente mezzo mese scarso di permanenza, è stato Monti. Ora è il turno di Savarese. L’Assessorato all’Ambiente, dal quale la Protezione Civile dipende, è praticamente un deserto: l’assessore al Verde, Laura Fiorini, collaboratrice della Raggi, non è ancora arrivata, nonostante gli annunci. L’ordinanza di nomina, infatti, ancora non è stata firmata, almeno stando al sito del Campidoglio. A reggere l’intero Dipartimento, dal 18 luglio, c’è Guido Calzia, proveniente dalla Direzione Mercati e spedito a dirigere ad interim l’Ambiente. Ora salta anche il generale Savarese. Riserbo totale sulle motivazioni di questo addio ma, secondo voci di corridoio, Savarese si sarebbe scontrato direttamente con la difficoltà di gestire la Protezione Civile e i suoi appalti. 
E se per Monti si è parlato di “motivazioni personali” alla base dell’addio, per Savarese si tratterebbe di un piccolo terremoto interno agli uffici: abituato all’efficienza dei militari, sarebbe stato difficile comprendere il sistema farraginoso e vischioso della burocrazia capitolina. 
Era da gennaio scorso che si parlava dell’arrivo dei generali: da quando il ministro della Difesa, la grillina Elisabetta Trenta, aveva riformato gli elenchi dei militari “in ausiliaria” - cioè quelli che, tra i 60 e i 65 anni, in alternativa al congedo possono iscriversi a una lista da cui pescano le amministrazioni di tutta Italia, per un massimo di cinque anni - alla Raggi è sembrato di poter trovare la soluzione al problema della scarsità di dirigenti. 
All’inizio di maggio, il Sindaco aveva spiegato su facebook: “Grazie alla sinergia sviluppata con il ministro abbiamo accolto cinque generali, provenienti dall’Esercito e dall’Aeronautica Militare, a guidare cinque Direzioni di Roma Capitale”. 
Di lì, è stato necessario oltre un mese per formalizzare l’ordinanza di nomina, arrivata il 27 giugno appunto, con il conferimento dei vari incarichi. 
Resta, dunque, il buco nero del Dipartimento di Porta Metronia: niente assessore, nemmeno quello dimezzato al solo verde. Dall’epoca delle dimissioni di Pinuccia Montanari, ultimo assessore all’Ambiente, era l’inizio di febbraio e, a parte l’annuncio di fine giugno dell’arrivo della Fiorini, la formalizzazione ancora non c’è. E sembra che almeno fino a fine agosto non ci sia la possibilità che la nomina, solo annunciata, trovi effettiva applicazione con l’emanazione dell’ordinanza del Sindaco. Niente Direttore ufficiale del Dipartimento ma solo un interim semestrale, quello di Calzia. Niente Direttore della Protezione Civile. 
Il clima negli uffici dell’Ambiente è fra il disperato e il tragico: i rifiuti sono la grande spada di damocle anche se Ama è la prima imputata ma rimangono tutte in piedi le grandi emergenze. Alberi che cadono, in un biennio, 2016-2018, crolli aumentati del 730%; verde pubblico fuori controllo nelle ville storiche e a livello giungla nelle varie aiuole spartitraffico: l’Ambiente è l’emergenza continua del Campidoglio. 

STADIO, QUARTO INCONTRO FIUMICINO-AS ROMA



Quarto incontro fra il sindaco di Fiumicino, Esterino Montino, e una delegazione della As Roma, capeggiata dal vicepresidente con delega allo Stadio, Mauro Baldissoni.
Stiamo continuando a lavorare all’ipotesi Fiumicino per lo stadio della Roma. Naturalmente, tutto è vincolato all’evolversi delle cose a Roma. Ma non vogliamo farci trovare impreparati nel caso in cui la società optasse definitivamente per il piano B”, spiega il sindaco Montino che, nell’occasione, era accompagnato anche dal vicesindaco e assessore all’Urbanistica, Ezio di Genesio Pagliuca, e da alcuni tecnici comunali.
Si tratta del quarto incontro tecnico che facciamo. La proposta Fiumicino non è in concorrenza con nessuno. Se non dovesse realizzarsi il progetto di Tor di Valle, la Roma sa che qui, a pochi chilometri da lì, ci sono 400 ettari di terreno completamente edificabili pronti ad ospitare lo stadio, con tempi di realizzazione che sarebbero dimezzati rispetto al progetto originale”. L’ipotesi Fiumicino resta la carta di riserva: terminato l’esame del Piano Territoriale in Regione, la presidente della Conferenza di Servizi, Manuela Manetti, da lunedì potrebbe iniziare l’esame della richiesta della Roma sul tema della legame fra l’apertura dello Stadio di Tor di Valle e i completamento delle opere sulla Roma-Lido non di competenza della Roma ma della Regione. La risposta della Manetti potrebbe sciogliere l’impasse cui si è giunti nelle interpretazioni normative e concludere l’iter. O a favore della Roma o del Campidoglio ma comunque concluderlo in tempi ragionevoli. 

EUR, ANZIANI "SFRATTATI" DALLA CASA DI RIPOSO


La denuncia parte dall’associazione di tutela dei consumatori, Codici: c’è una casa di riposo per anziani, all’Eur, i cui ospiti devono essere trasferiti su ordine del Municipio. Ad agosto
E non è un caso di malasanità - come spiega l’avvocato di una trentina di famiglie, Nicola Sanitate - quanto un caso di malaburocrazia: “Non mi era capitata ancora una struttura dalla quale gli ospiti non vogliono andar via per quanto si trovano bene”.
La struttura in questione è la Casa di riposto San Francesco di Paola, nel IX Municipio. Spiega il Codici: “Tutto nasce nel gennaio scorso, quando il Municipio IX impone la chiusura alla struttura in quanto ’l’attività veniva esercitata senza i previsti titoli autorizzativi. In due successivi controlli, eseguiti dalla Polizia locale a marzo ed a luglio, è stata accertata l’inottemperanza a tale ordine, che ha fatto scattare un’azione che rischia di causare gravi conseguenze”. Le conseguenze sono facili da capire: in pieno agosto la struttura potrebbe essere chiusa. “È una vicenda di ordinaria follia burocratica e di insensibilità. Il 30 luglio - spiega il segretario nazionale di Codici Ivano Giacomelli - i parenti degli anziani ospitati presso la casa di riposo dell’Eur hanno ricevuto una lettera dal Municipio IX, che li invita a ricollocare i propri cari presso un’altra struttura entro e non oltre 10 giorni. Come si può pensare che i familiari possano trovare un altro centro, qualificato e con posti disponibili, in meno di due settimane e per altro in piena estate? Rimaniamo basiti di fronte all’ultimatum ed al comportamento del Municipio IX. Non è possibile che i problemi di una struttura ricadano sugli anziani ospiti, che praticamente si ritrovano sotto sfratto, e sui loro familiari. Per queste ragioni chiediamo agli uffici di spiegare in che modo intendono assicurare la continuità assistenziale degli ospiti e di informare tempestivamente i parenti di eventuali ulteriori sviluppi di questa brutta vicenda”.
Abbiamo contattato la direzione amministrativa della Casa di Riposo ma, su consiglio dei propri avvocati, non è stato rilasciato alcun commento alla vicenda. 
Al contrario, parla l’avvocato Sanitate: “Fra poco, depositerò un atto per bloccare questa decisione che, appare, contraddittoria. A gennaio, quando venne fatto il primo rilievo, la Casa di Riposo presentò una serie di documenti per risolvere il problema. Da quel momento, è iniziata un’interlocuzione con gli uffici del Municipio che è andata avanti per tutti questi mesi coll’obiettivo di risolvere il problema. All’improvviso, il 30 luglio, con l’avvicendamento del dirigente dei servizi socio-sanitari municipali, ci siamo trovati di fronte a questa accelerazione che, appunto, sembra contraddittoria. Qui, il problema non è quello cui purtroppo le cronache ci hanno abituato frequentemente, cioè di mala sanità, ma quanto quello di problemi burocratici. Che, però, non possono ricadere sulle spalle delle persone. Tra l’altro, non è solo il mese di agosto ad essere problematico, ma anche in altro periodo dell’anno, 10 giorni di preavviso per trovare un’altra sistemazione sono troppo pochi”.

venerdì 2 agosto 2019

STADIO A FIUMICINO? FACCIAMO CHIAREZZA ++ AGGIORNAMENTO ++


A ogni sospiro in cui entrano contemporaneamente le parole “Stadio” e “Fiumicino” tornano prepotentemente domande circa il possibile spostamento del futuro Stadio da Tor di Valle a Fiumicino.
Il 29 maggio scorso avevo scritto questo corsivo.
Oggi, 2 agosto, confermo quanto scritto a maggio: non si può spostare un progetto come se stessimo giocando a SimCity.

E ora spiego.

CAMBIARE = AZZERARE
Non è per Fiumicino. È un discorso globale. Qualunque spostamento, dentro Roma, a Fiumicino, Ciampino o in qualunque altro posto scegliate implica il totale, assoluto e irreversibile azzeramento di quanto fatto fino a ora.
Vale per quanti cianciano di Tor Vergata, di Pietralata, di aree a nord, sud, est o ovest di Roma. Vale per Fiumicino. Per Tivoli, Guidonia, Caltanissetta, Parigi e Marte.

Tempo buttato: ripartiamo da maggio 2014, quando venne presentato il progetto e, subito dopo, depositato in Comune.
Soldi buttati: a oggi la Roma ha sostenuto spese per circa 80 milioni di euro (qualcuno arriva a scrivere 90) che verrebbero presi e semplicemente ridotti a coriandoli.

Fosse solo questo, uno potrebbe anche pensarci.

Ma


usciamo dalla logica SimCity: un edificio non si sposta con un clic su una mappa. E un progetto non è dato solo dalla parte estetico-architettonica ma, soprattutto, da quella ingegneristico-strutturale. Ovvero, per progettare il disegnino di cui si continua a vedere il rendering, occorre fare dei calcoli che riguardano nell’ordine: il terreno, la sua capacità di assorbimento idraulico, la sua geologia, la sua archeologia.
Quindi, calcoli di statica, di bradisismo, di idraulica. E solo dopo questi - che si ottengono, lo ricordiamo, con consistenti sondaggi geologici - si progettano fondamenta. Il disegnino è la parte estetica. Dietro l’estetica c’è la statica.
quindi, significa ricominciare a capire se un terreno è giusto, regge tecnicamente da un punto di vista di statica. Significa rifare i sondaggi geologici.

Poi, significa rifare l’iter amministrativo che consiste in:

·         Redazione progetto preliminare 
·         Conferenza di servizi preliminare
·         Delibera di Giunta comunale di Fiumicino sul pubblico interesse
·         Delibera di Consiglio comunale di Fiumicino Fiumicino sul pubblico interesse
·         Redazione progetto definitivo
·         Conferenza di Servizi decisoria che, se l’area scelta necessita di variante urbanistica, è di competenza regionale, altrimenti gestita dal Comune
·         Variante e Convenzione urbanistica approvate dal Consiglio Comunale - IL PUNTO CUI SIAMO ORA PER TOR DI VALLE
·         Adeguamento delle carte progettuali a eventuali prescrizioni della Conferenza di Servizi decisoria, eventuali osservazioni alla variante urbanistica approvate dal Consiglio comunale, elementi inseriti nella Convenzione urbanistica
·         Check e successiva determina della presidenza della Conferenza di Servizi decisoria sul recepimento delle prescrizioni (in Regione se la CdS era regionale e in quel caso occorre successiva delibera di Giunta Regionale)
·         Firma degli atti d’obbligo

CAMBIARE = NUOVO PARTNER
A parte le questioni procedurali, cambiare la localizzazione significa anche cambiare il partner: niente più Eurnova, con la quale intercorrono rapporto piuttosto consolidati, per ricominciare da capo con un altro soggetto.

CAMBIARE = ROTTURA COL COMUNE
Solo qualora si giungesse a una rottura definitiva e insanabile – i cui effetti si vedrebbero a quel punto in Tribunale – fra il privato e il Comune di Roma si potrebbe pensare di accantonare l’attuale area e l’attuale progetto in favore di uno nuovo, con un nuovo partner e un nuovo iter. Ipotesi che, al momento, non è nel mondo del reale possibile ma solo in quello delle infinite possibilità degli universi paralleli.

LETTURE POLITICHE DEGLI INCONTRI

Tutti questi elementi dovrebbero da soli basta a qualificare gli incontri fra la Roma e Fiumicino per ciò che sono.
Inizialmente erano rubricati come una forma di cortesia nell’ascoltare chi ha una proposta da fare. La loro reiterazione significa per il sindaco di Fiumicino, Esterino Montino (vecchia volpe del panorama politico romano) incunearsi nelle difficoltà dell’Amministrazione Raggi e provare a portare sul proprio territorio un investimento da centinaia di milioni di euro. Per il Pd, partito di cui Montino è esponente storico, significa rifilare una cinquina in faccia ai 5Stelle dimostrandone, ancora una volta, la totale mancanza di visione della città, incompetenza amministrativa, indecisione politica.
Per la Roma però significa da una parte avere una (molto minima) forma di pressione sul Comune di Roma (della serie: “non dipendiamo mica solo da voi e dalle vostre paturnie”) ma, soprattutto, avere una potenziale carta da giocarsi solo se le cose andassero male con il Campidoglio.
Tuttavia – e qui è la spiegazione della reiterazione degli incontri – per poter avere in mano una carta, a livello amministrativo, occorre sapere che carta è.
I terreni di Fiumicino quale accatastamento hanno?
Chi sono i proprietari?
Che vincoli gravano?
Quali e quante opere pubbliche servono?
Qual è l’indice di edificabilità?
Serve una variante urbanistica (serve, ndr)?
Servono espropri? Vanno comprati? A quale prezzo?

Le domande sono tante, tantissime. E richiedono necessariamente degli incontri: del resto, prima di scegliere Tor di Valle, le aree preselezionate nel 2012 (Pallotta non era neanche ancora presidente, ndr) erano oltre 100. Poi scesero, progressivamente: 80, 42, 12, 3 e, infine, Tor di Valle. Che venne scelta il 30 dicembre 2012, nove mesi dopo l’incarico conferito a Cushman e Wakefield.

PREMATURI IL FUNERALE PER TOR DI VALLE E LO CHAMPAGNE PER FIUMICINO
Infine, per quanti – associazioni varie o singoli – si affrettano a celebrare il funerale di Tor di Valle, magari accampando delle idiozie così clamorose da rientrare nel novero del terrapiattismo 2.0, oppure a stappare champagne per Fiumicino (stranamente sempre gli stessi soggetti del terrapiattismo funebre), va appena ricordato che la complessità dell’iter di Roma non è diversa da quella che si incontrerà a Fiumicino. Le leggi sono le stesse. Anzi, in un caso sono anche peggio: nel 2014 la legge consentì alla Roma di presentare uno Studio di Fattibilità che era poco più che un compitino da quinta elementare con pochi dati e molte chiacchiere.
Le nuove norme in materia, invece, sono così stringenti che pur rimanendo il nome di “Studio di Fattibilità”, in caso si ricominciasse l’iter a Fiumicino (e vale per qualunque altra area, Marte incluso), sarebbe necessario presentare un vero e proprio progetto preliminare e anche molto molto avanzato. Ad esempio, occorre aver svolto “
indagini geologiche, idrogeologiche, idrologiche, idrauliche, geotecniche, sismiche, storiche, paesaggistiche ed urbanistiche, di verifiche relative alla possibilità del riuso del patrimonio immobiliare esistente e della rigenerazione delle aree dismesse, di verifiche preventive dell'interesse archeologico, di studi preliminari sull’impatto ambientale di studi di fattibilità ambientale e paesaggistica e evidenzia, con apposito adeguato elaborato cartografico, le aree impegnate, le relative eventuali fasce di rispetto e le occorrenti misure di salvaguardia; deve, altresì, ricomprendere le valutazioni ovvero le eventuali diagnosi energetiche dell'opera in progetto, con riferimento al contenimento dei consumi energetici e alle eventuali misure per la produzione e il recupero di energia anche con riferimento all'impatto sul piano economico-finanziario dell'opera; indica, inoltre, le caratteristiche prestazionali, le specifiche funzionali, le esigenze di compensazioni e di mitigazione dell’impatto ambientale la descrizione delle misure di compensazioni e di mitigazione dell'impatto ambientale, nonché i limiti di spesa, calcolati secondo le modalità indicate dal decreto di cui al comma 3, dell'infrastruttura da realizzare ad un livello tale da consentire, già in sede di approvazione del progetto medesimo, salvo circostanze imprevedibili, l’individuazione della localizzazione o del tracciato dell’infrastruttura nonché delle opere compensative o di mitigazione dell’impatto ambientale e sociale necessarie” (articolo 23, comma 6 del codice dei contratti pubblici, decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50). Questa roba, nel 2014, non c’era. Dovrebbe bastare per capire che il progetto che andrebbe presentato non potrebbe mai essere lo stesso – una sessantina di pagine – del 2014, ma probabilmente sarà più simile a quello definitivo portato in Comune nel 2016, le famose 50mila pagine. Costate, più o meno, una trentina di milioni di euro.
Ultima annotazione: di Sindaci che anticipano i tempi, rassicurano sulla facilità dell’iter, garantiscono sul buon esito del tutto ne abbiamo già avuto uno.
E stando a lui, la Roma avrebbe già dovuto giocare a Tor di Valle. Lui non è più Sindaco anticipatamente e la Roma è ancora al tavolo col Campidoglio.