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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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sabato 27 dicembre 2014

FLAMINIO DIMENTICATO, LA FIGC SI DIFENDE

Negli ultimi “10 mesi lo Stadio Flaminio non ci è mai stato consegnato, così come non ci sono state fornite le piante catastali. Non ci è stato insomma consentito di dare corso alle nostre legittime pre-valutazioni progettuali ed economiche necessarie per qualsiasi progetto di fattibilità e sostenibilità dell'investimento, come tra l’altro previsto dalla delibera di Giunta del febbraio 2014”. Parola della Federazione Italiana Gioco Calco che interviene in modo molto secco sulla vicenda del Flaminio che cade sempre più a pezzi.



Il Flaminio - prosegue la Figc - è rimasto sotto la titolarità e la responsabilità della Coni Servizi fino al 23 dicembre, quando sarebbe passato dalla stessa Coni Servizi a Roma Capitale, unici due enti che avrebbero potuto e dovuto intervenire per la salvaguardia dell’area”. 
In sostanza, come già il Tempo aveva rivelato lo scorso 24 dicembre, chi doveva occuparsi di manutenerlo, ristrutturarlo e rilanciarlo, non l’ha fatto.  Ed è in atto una diatriba anche con risvolti giudiziari che vede il Comune impegnato in Tribunale contro la Coni Servizi. 

Ripercorrendo la vicenda, ad ottobre 2013, Comune e Figc annunciano urbi et orbi la volontà di rinascita del Flaminio, restaurato cinque anni prima al costo di 9 milioni di euro di fondi pubblici, brevemente impiegato per il rugby e quasi subito abbandonato. Passano i mesi, si ventilano proclami, e a febbraio 2014, la Giunta Marino approva la concessione, senza gara d’appalto, dell’impianto alla Figc. Se non che, di fatto, il Comune, secondo la Figc, non era in possesso della struttura che rimaneva invece nella disponibilità del Coni, meglio, della Coni Servizi, la società strumentale del Coni che si occupa principalmente della gestione delle strutture per lo svolgimento dello sport. 

Coni Servizi chiede di restituire l’impianto al Comune, ma si rifiuta di firmare un “verbale di consistenza”, vale a dire un atto ufficiale che descrive le condizioni dei luoghi al momento della riconsegna degli stessi. E a quel punto il Comune ricorre in Tribunale per un accertamento tecnico preventivo, una perizia, insomma, che certifichi in modo imparziale lo stato attuale dell’impianto.
Non vogliamo entrare nel merito dell’assegnazione del Flaminio a febbraio 2014”, dice la Federazione prendendo le distanze in maniera netta dal Campidoglio e dalla sua volontà di assegnarlo a Coni Servizi con la delibera proposta dall’allora assessore allo Sport, Luca Pancalli, ed avallata dall’intera Giunta capitolina.
L’attuale management della Federazione - dicono ancora da via Allegri - non ha seguito l’iter di concessione dello Stadio” ma ha compiuto una “semplice presa d’atto dello stato dell'opera. Oggi, in un contesto economico–finanziario profondamente mutato rispetto a un anno fa in ragione dei tagli del CONI sui contributi a noi destinati per il 2015, la FIGC non potrebbe più sostenere investimenti come quelli ipotizzati solo un anno fa sullo Stadio Flaminio”. 
Traduzione: signori, un anno fa c’era forse una possibilità; oggi non c’è una lira, bamboli, quindi non se ne può comunque fare nulla, cause o non cause. Quindi “auspichiamo l’apertura di un tavolo congiunto CONI, Roma Capitale e FIGC per stabilire modalità nuove e congiunte per il recupero di un'opera a cui noi tutti teniamo”. 



Lo scorso 15 dicembre il sindaco Marino e il presidente del Coni, Malagò, dispensavano sorrisi ad uso della stampa e del mondo per celebrare la candidatura di Roma a sede ospitante delle Olimpiadi 2024. Non più di cinque giorni fa, sempre il Sindaco incassava il sospiratissimo ok del Consiglio comunale alla delibera che sancisce il pubblico interesse alla costruzione dello Stadio della Roma, innaffiando questo “sì” da reiterate dichiarazioni trionfalistiche che gli portavano in regalo le bacchettate della Regione. Intanto il Flaminio, giorno dopo giorno, continua a perdere pezzi, a lasciare spazio alle erbacce e date segnate sulle agende per gli annunci ai quali non seguono realizzazioni concrete.

mercoledì 24 dicembre 2014

STADIO: LA REGIONE STRIGLIA MARINO

Dalla Regione è partito uno scappellotto dritto dritto al sindaco Marino e alla sua ansia da dichiarazione: "Per evitare di suscitare aspettative non corrispondenti alle previsioni normative è opportuno indicare quali saranno i prossimi passaggi procedurali previsti", dicono da Zingaretti. 



In sostanza, la Regione ribadisce in modo molto chiaro che è giunto il momento di smettere di vendersi lo Stadio della Roma come se fosse una cosa già fatta. Quindi, archiviamo l'idea della prima pietra in primavera, come ripete sempre Marino. E piedi per terra.


E giù a ricordare che "è già stata attivata la procedura di Valutazione ambientale strategica (Vas) attualmente in fase di discussione. Si prevede che il parere verrà emesso nel mese di febbraio 2015". E poi che "la legge prevede che dopo il via libera dell'Assemblea Capitolina, il soggetto proponente presenti al Comune di Roma Capitale un progetto definitivo aggiornato con le eventuali osservazioni richieste dal Consiglio Comunale. Pertanto è bene sottolineare che nessun procedimento amministrativo può avere inizio in sede regionale fino al momento della trasmissione da parte del Comune del progetto definitivo come aggiornato dal proponente".

E torna a parlare dello Stadio anche il patron giallorosso, James Pallotta: "è stato necessario molto tempo ed è stato un sollievo avere l'approvazione e poter andare
avanti con il progetto". Ai microfoni della radio ufficiale della Roma, Pallotta ha poi aggiunto: "Adesso vorrei educare le persone che hanno votato contro perché sono state dette molte cose non vere. Vorrei tutti a favore di questo progetto".

Sull'approvazione della delibera che sancisce il pubblico interesse alla costruzione dello Stadio della Roma di Tor di Valle, avvenuta lunedì sera, in Assemblea Capitolina con 29 voti favorevoli, anche l'assessore all'Urbanistica, Giovanni Caudo, si lascia andare ad alcune considerazioni:
"Attenzione, noi abbiamo compiuto un passo importante ma non è che sono stati approvati i progetti definitivi. Ora i proponenti, Pallotta e Parnasi, devono redigere i definitivi di tutte quante le opere. I tempi non sono facilmente quantificabili per questo, dipenderà molto anche da chi fisicamente e materialmente sarà incaricato di farli. Chiaramente solo dopo che i progetti saranno stati presentati, il Comune potrà valutare se questi saranno coerenti con le condizioni che abbiamo posto e, se così sarà, a quel punto li invieremo alla Regione perché vengano esaminati dalla Conferenza di Servizi decisoria, quella per la quale la legge concede 180 giorni di tempo. Io credo che entro il 2015, se i tempi per fare i definitivi saranno brevi, si potrà avere l'approvazione definitiva in Regione e, da quel momento, ci vorranno 24-30 mesi per i lavori di costruzione".




Il voto di lunedì in Consiglio, però, è sì stato trasversale, dato che alcuni consiglieri di centrodestra hanno votato a favore, ma ha anche segnato una spaccatura nella maggioranza di centrosinistra:
"Ho votato contro la delibera - spiega Riccardo Magi, radicale, eletto nella Lista Civica di Marino - perché ritengo che il progetto sia privo di interesse pubblico e di garanzie. Sono stati compiuti errori procedurali sulla delibera ma soprattutto lo Stadio non rappresenterà, come per altri club europei, una fonte di reddito ma una voce di spesa per la Roma".

UNO STADIO ANCORA MOLTO LONTANO

Delibera approvata ma Stadio ancora lontano, lontanissimo e molti nodi ancora da sciogliere. 


Roma-Lido, ponte ciclopedonale sul Tevere e salvaguardia ambientale sono tre nodi che gli emendamenti, presentati e approvati in Consiglio comunale alla delibera che sancisce l'interesse pubblico alla costruzione dello Stadio della Roma a Tor di Valle, hanno ancora di più evidenziato.

Il progetto, di base, resta quello inizialmente presentato da Pallotta: Stadio da 60mila posti con le sue immediate pertinenze, Business Park con tre torri e area commerciale. Le modifiche principali le ha ottenute il Campidoglio durante la trattativa e riguardano le opere pubbliche: almeno il 50% dei tifosi che deve poter raggiungere lo Stadio con il trasporto su ferro e il ponte ciclopedonale sul Tevere e riduzione delle cubature a compensazione.

La Roma-Lido, però, fin dall'inizio oggetto di molte polemiche, rientra nel progetto dalla porta principale. 
Di emendamenti ne erano stati presentati 119. Ne sono stati dichiarati ammissibili solo 44. E di questi ne sono stati approvati 11 più altri 8 trasformati in ordini del giorno.

Fra gli emendamenti approvati, spicca quello, a firma D'Ausilio/De Luca (Pd), che impone, a fianco alla MetroB e alla sua ipotizzata nuova diramazione, il "contestuale potenziamento della Roma-Lido con interventi di ammodernamento e attrezzaggio necessario per il raggiungimento" dello standard di 8 treni l'ora, uno ogni 7 minuti. In sostanza, viene posta la Roma Lido come una priorità, riconosciuta anche dallo stesso assessore all'Urbanistica Caudo

Il quale però lancia un mezzo allarme e un mezzo segnale di apertura: "La Regione dovrebbe fare l'adeguamento della linea, che costerebbe oltre 260milioni di euro per portarla a frequenza di vera metropolitana, un treno ogni 3 minuti. Se ci riesce, a quel punto la linea sarebbe sufficiente ad assicurare i 20mila passeggeri/ora che servono sullo Stadio e, quindi, i 50milioni di euro dei proponenti da destinare al trasporto su ferro potremmo dirottarli lì". Ma se la Regione non dovesse proprio adeguare la Roma Lido per mancanza di fondi? "in quel caso, Houston abbiamo un problema, sarebbe a rischio l'intero progetto".



Il secondo emendamento che potrebbe modificare il progetto è quello che prevede di "adottare le misure per migliorare la mobilità alternativa, ciclopedonale e l'accessibilità fluviale tramite il Tevere con banchine di approdo", un pallino di Andrea Santoro (Pd), presidente del Municipio IX. In pratica, nei disegni definitivi potremmo trovare la sorpresa delle banchine sul Tevere e nuove piste ciclabili.




Rientra, invece, fra quegli emendamenti un po' più politici quello, presentato da SeL, che pone la "salvaguardia ambientale" come "assoluta priorità" nel valutare l'interesse pubblico. Poco rilevanti gli effetti, già previsti per legge, dell'emendamento nel punto in cui chiede di valutare come "integrazione e modifica al progetto" tutti gli elementi ambientali che emergessero dagli studi, rimane il fatto che l'emendamento, pur inserito nella parte di premessa e non nel deliberato, potrebbe essere un appiglio (ad esempio, quando, per mettere in sicurezza Via del Mare e Via Ostiense, si dovrà magari procedere al taglio delle alberature) per bloccare i lavori



Ora, per dirla con l'assessore Caudo "si aspettano i progetti, che devono essere seri e di qualità. Saremo intransigenti su questo. A Roma non servono cattedrali nel deserto e presteremo la massima attenzione a ogni singola pagina degli elaborati. Se la Roma vuole fare in fretta, deve fare bene".

martedì 23 dicembre 2014

STADIO; LE PROSSIME TAPPE

Archiviato il lunghissimo e lentissimo iter di approvazione della Delibera sull’interesse pubblico alla costruzione dello Stadio della As Roma a Tor di Valle, da oggi, inizia la seconda fase dell’iter
Che non sarà meno lunga di quella che si è appena conclusa.



In primo luogo, spetta ai proponenti predisporre e depositare in Campidoglio progetti definitivi
Secondo indiscrezioni raccolte all’interno dei progettisti del Gruppo Parnasi, la prima riunione deputata a pianificare il lavoro di stesura degli elaborati è fissata subito dopo la Befana. A sentire l’assessore all’Urbanistica, Giovanni Caudo, “non è possibile ipotizzare quanto tempo ci possano impiegare a presentare i definitivi. Come ho detto presentando la delibera in Aula, la palla ora torna a loro (Parnasi) e dovranno fare tutte le loro valutazioni”. 
In passato, si parlava di un tempo stimato almeno in quattro mesi ma occorre capire anche se sono già stati fatti i “carotaggi” geologici e archeologici, roba che normalmente richiede svariati mesi di tempo, soprattutto considerata l’estensione dell’area e la sua prossimità al Tevere. 




Una volta che Parnasi avrà completato i definitivi di tutte le opere - come ha ricordato sempre l’assessore Caudo sia dello Stadio e delle sue pertinenze, che del Businnes Park ma anche di ponti, svincoli, metro, strade, sottopassi - questi dovranno essere depositati in Comune. Sarà poi il Comune a “girare” questi progetti alla Regione per la Conferenza di Servizi decisoria, quella finale. 
Regione chiamata in causa poiché per realizzare l’intero complesso occorre una variante urbanistica. 
La Regione avrà un tempo massimo di sei mesi per indire e concludere i lavori della Conferenza alla quale prenderanno parte svariati Enti e Uffici: dalla Prefettura all’Autorità di Bacino, dal Comune (attraverso un “Ufficio temporaneo di Scopo”), all’Ama, all’Acea, Atac e via dicendo. La Conferenza di Servizi, oltre ad esaminare e semmai emendare i progetti, dovrà anche redigere il testo della Convenzione Urbanistica (il contratto fra Parnasi e il Comune) che sarà l’atto finale di questa lunghissima querelle. 

STADIO; FINALMENTE È FATTA (PARTE PRIMA)

Ventinove voti favorevoli, 8 contrari e 3 astenuti. Delibera che sancisce il pubblico interesse alla costruzione dello Stadio della Roma a Tor di Valle approvata. 



Il presidente della Roma, James Pallotta, ha espresso piena soddisfazione  per un'opera che "potrà creare un minimo di 3mila posti di lavoro durante la costruzione e altrettanti quando sarà operativa. Congratulazioni a tutti i romani per questo storico giorno per la città e il Club. Aspettiamo tutti di giocare nel nuovo stadio della Roma".

Defalcata la metà degli ordini del giorno presentati (87 ammissibili su 163), dimezzati anche gli emendamenti, imposto un tour de force con limitazione temporale alla discussione, alla fine la delibera passa in Consiglio comunale, chiudendo finalmente l’iter su questa prima parte del progetto. 
Con ieri, quindi, sono stati necessari 207 giorni per terminare la procedura: 97 giorni per avere la delibera di Giunta e 110 per avere l’approvazione dell’Aula. E meno male che la legge assegnava al Comune 90 giorni per chiudere l’intera pratica



Alle 19.09 di ieri pomeriggio si è chiusa la votazione sull’ultimo emendamento presentato e ammesso, un’altra ora abbondante per le dichiarazioni di voto e alle 20,29, presente il sindaco Marino, finalmente si è votato. 

A favore, i consiglieri del Pd, di SeL, della Lista Civica Marino e del Centro Democratico per la maggioranza; per l’opposizione, hanno votato “sì” il gruppo di Forza Italia, Lega e Movimento Cantiere Italia. 
Contrari i 5Stelle, il gruppo di Alfio Marchini e Fratelli d’Italia, astenuto il Nuovo Centro Destra.
Quaranta, su 48 eletti, i consiglieri presenti in tutta la giornata, iniziata, verso le 9 e mezza, con l’occupazione dell’Aula, ad inizio seduta, da parte di un gruppo di ex dipendenti della Roma Multiservizi: “Siamo senza stipendio da settembre, ci hanno licenziato e tutti gli appalti li ha presi la 29 giugno. È Natale anche per noi, cosa diamo da mangiare ai nostri figli?”. 
Seduta sospesa per un’ora e ripresa in tarda mattinata con le tre ore di discussione sugli ordini del giorno, occupate quasi totalmente da un monologo di Rossin, autore della maggior parte dei testi. 
Poco prima della scadenza del tempo fissato per la chiusura ufficiale della seduta (le 14.00), il capogruppo Pd, Panecaldo, ha chiesto di andare ad oltranza, proposta approvata a maggioranza. 



In realtà, visto lo scivolone della segreteria del Sindaco, già domenica sera era chiaro che la discussione sarebbe andata avanti: nell’agenda di Marino, alle 18, era indicata la partecipazione del Primo Cittadino alla seduta in attesa del voto. Pomeriggio che vede il secondo tempo e i supplementari della seduta: prima la conclusione del tempo messo a disposizione per discutere gli ordini del giorno, poi la “chiama” ai voti con la presidente Baglio che, a macchinetta, chiamava uno dopo l’altro i numeri degli ordini del giorno e poi degli emendamenti. 



Praticamente tutte votazioni di bocciatura, salvo poche eccezioni, non più di una decina. Fra queste: l’emendamento (D’Ausilio/De Luca, Pd) che pone a carico del proponente il “potenziamento della Roma-Lido” contestualmente “al prolungamento della linea B della metro da Magliana a Tor di Valle”. Tra gli emendamenti approvati, da segnalare quello che sancisce una penale se “entro 30 anni, viene a cadere il rapporto fra proprietà dello Stadio e della Società” e quello che stabilisce che le opere pubbliche “dovranno andare di pari passo alla costruzione di quelle private”.

Dai banchi della maggioranza si esprime moderata soddisfazione: molti mal di pancia (Gemma Azuni, SeL, contraria, aveva una nave per la Sardegna prenotata e non ha partecipato al voto). 



Dalle opposizioni si levano voci molto più forti: critiche sia per la gestione della giornata con il numero legale che è stato più volte in bilico e ripreso per i capelli dalla Presidenza, sia di merito con Grillini e Fratelli d’Italia in prima fila nelle critiche. “Si è persa l’occasione - dicono Rampelli e Ghera - di chiarire il futuro di Flaminio, Olimpico, Tor Vergata e Foro Italico. Per accettare questa proposta, non serve un sindaco, basta un citofono”.

sabato 20 dicembre 2014

STADIO; DI SCIVOLONE IN SCIVOLONE

Sullo Stadio di Tor di Valle gli scivoloni mediatici si sono sprecati sin dal primo giorno.
E sono più quelli a mettere in difficoltà l'Amministrazione Marino che il provvedimento in sé, visto che la maggioranza del Consiglio comunale è sostanzialmente a favore dell'opera.



L'ultimo scivolone, in ordine di tempo, è stato l'improvvido appello che il Primo Cittadino ha rivolto dai microfoni di RadioRadio ai tifosi della Roma: "venite in Consiglio - ha detto in sostanza - per fare pressing sui consiglieri". Nemmeno Arrigo Sacchi!
Ovviamente, oltre il fisiologico risentimento di maggioranza e opposizione sintetizzato da una sibillina frase ("Ma Marino vuole tappetini o consiglieri?"), questa uscita del Sindaco dimostra in maniera esplosiva la sua difficoltà ad avere un rapporto di collaborazione costruttiva con il Consiglio comunale. 


E hai voglia che il povero capogruppo Pd, Panecaldo, si affretti di volta in volta a fare il pompiere: se si prosegue così, si fa prima a spostare il Campidoglio a via Genova, sede del Comando dei Vigili del Fuoco.

Il richiamo alla piazza - che, com'è o dovrebbe essere noto, una volta messa in moto non si ferma mica con un fischietto - significa che non hai una maggioranza stabile, che non sei in grado di portare a casa con le tue forze un provvedimento.

Questo, però, è solo l'ultimo degli scivoloni in cui Marino è occorso.

Già dall'inizio dell'iter, Marino si è troppo appiattito sul progetto. Come dimenticare l'entusiasmo il giorno dell'annuncio? Nemmeno erano state depositate le carte che già Marino aveva battezzato come meravigliosa l'opera.
Salvo poi dover iniziare a trattare come nemmeno Ebeneezer Scrooge!



Altro scivolone, perdonatogli dalla stampa, il viaggio a New York da Pallotta per trattare. Non si è mai visto che è chi deve autorizzare un'opera ad andare da chi richiede le autorizzazioni per trattare!

Poi, e reiterato nel tempo, c'è proprio il tempo, meglio, la tempistica
Ogni volta che glielo domandano, invariabilmente Marino risponde con granitiche certezze: nella primavera 2015 si mette la prima pietra
Si è perso il conto di quante volte l'abbia detto!
Ora, non fissandoci sui termini convenzionali del concetto di primavera (21 marzo-21 giugno), l'idea del Nostro è che fra fine marzo e fine giugno, tutto l'intero iter burocratico/amministrativo sia concluso.


L'ITER
Cosa prevede questo iter?

  1. La redazione di tutti i progetti definitivi da parte dei proponenti
  2. il deposito di questi progetti in Comune
  3. l'inoltro degli stessi dal Comune alla Regione
  4. l'indizione della Conferenza di Servizi "decisoria" da parte della Regione
  5. il tempo massimo di 6 mesi (d'accordo, non è obbligatorio usarlo tutto, ma visti i precedenti...) entro cui deve chiudersi questa Conferenza all'interno della quale vanno:
    • esaminati tutti i progetti definitivi di tutte le opere,
    • richieste eventuali modifiche, 
    • redatto il testo della Convenzione Urbanistica (il "contratto" fra il privato proponente e il Comune sui lavori)
  6. la firma della Convenzione stessa

E, finalmente, l'avvio dei lavori.

Ora, facendo un minimo di approssimazione, va evidenziato che:

  1. Per redigere i progetti definitivi, occorre prima effettuare tutti i rilevamenti con i sondaggi geologici e archeologici (che non sembrano mai essere stati compiuti in precedenza), roba che normalmente richiede mesi di lavori, vista l'estensione superficiale dell'area e soprattutto la sua allocazione, in prossimità del Tevere
  2. Al momento, per quanto è dato di sapere, nel Gruppo Parnasi, la prima riunione con i progettisti è fissata per dopo la Befana
  3. A giudizio dello stesso assessore all'Urbanistica, Caudo, non è realistico credere a un tempo inferiore ai 4 mesi per la redazione degli stessi progetti
  4. Nel Gruppo Parnasi, gli unici lavori progettuali che sembrano andare avanti sono quelli delle opere non "emendabili", vale a dire lo Stadio con le sue immediate pertinenze (la Nuova Trigoria, il Centro Broadcasting e via dicendo)
  5. Il Gruppo dovrà depositare i progetti definitivi di tutto il pacchetto: Stadio, Trigoria, Torri e Businnes Park, ma anche ponti, strade, ferrovie, svincoli, sottopassi, parcheggi, verde. E non potranno essere le poche paginette del preliminare ma dovranno essere completi, definitivi, appunto
GLI SLITTAMENTI INEVITABILI E IMPREVEDIBILI
In tutto ciò, come dimenticare quanto sia facile incappare in slittamenti fastidiosi ma inevitabili e imprevedibili? 
Basti riflettere su un dato: la legge assegnava al Campidoglio 90 giorni di tempo per concludere l'iter amministrativo. 
Ad oggi siamo già a 208 giorni e l'iter non è ancora formalmente completo, dato che manca l'approvazione del Consiglio comunale, organo deputato alla materia urbanistica. In mezzo, fra l'approvazione in Giunta del provvedimento (3 settembre) c'è stata la Panda di Marino e le sue multe, l'inchiesta Mafia Capitale, le dimissioni dell'Ufficio di Presidenza del Consiglio comunale e la nomina del nuovo, le reiterate cadute del numero legale in Aula, le delibere con scadenza. 
Insomma, giorni che passano e si susseguono ai giorni. 
Ma lui, Marino, no. 
Continua a ripetere, come un mantra, che a primavera si posa la prima pietra. 
E Tommaso Giuntella, presidente del partito romano, che gli va pure dietro.

IL RISCHIO RICORSI
Prudenza, poi, vorrebbe che si rammentasse quanto tempo si è perso per i ricorsi - fortunatamente vinti - presentati per il restauro del Colosseo finanziato dal Gruppo Della Valle: 3 anni e mezzo solo per sapere che sì, l'opera si poteva fare. Ed era un'opera decisamente meno invasiva di questa.
Con associazioni varie di tutela ambientale e comitati vari schierati per il "no", più le problematiche inerenti il problema espropri, come credere onestamente che nessuno presenterà qualche ricorso in qualche tribunale? Già sul progetto preliminare è possibile. O anche sugli step successivi...
Con i tempi della giustizia italiana, quindi, non è inverosimile credere che l'iter possa essere già semplicemente molto rallentato dalla possibilità che vengano presentati ricorsi. Se non fermato, addirittura, se poi i ricorsi fossero anche accolti.


Onestamente, sono comprensibili le difficoltà amministrative e mediatiche in cui si dibatte questa Amministrazione. Ed è quindi pienamente intuibile perché Marino punti molto sullo Stadio per rimettere in auge un'immagine sbiadita e lacerata sua e della sua Giunta che oggi, per un breve momento, gode di un nuovo margine di luna di miele, ma che, appena calmatosi il clamore mediatico (sempre che non arrivi un altro uragano che investa nuovamente il Campidoglio) su Mafia Capitale, le inefficienze tornino a galla più di prima.
Ma non è possibile domandarsi come mai il Nostro riesca a prendere di petto - come Alemanno non era stato in grado di fare - tutti i possibili inciampi per cadere. E farsi male. Da solo.


venerdì 19 dicembre 2014

STADIO, PER LUNEDÌ ATTESO IL VOTO

Seduta di Consiglio ancora dedicata all’esame della delibera Stadio, inframmezzata dai malumori del Consiglio per le dichiarazioni del sindaco Marino. La parola, ieri, agli "esperti" cioè ai consiglieri che hanno seguito più da vicino tutto l’iter. 




"Sono assolutamente favorevole allo stadio della Roma- dice Cantiani (NCD) -  i miei dubbi sono unicamente sulla delibera e, soprattutto, sul sistema di mobilità previsto", mentre Pomarici (Lega) ha battuto il tasto del problema espropri e, anche lui, della mobilità. 
SeL, per il tramite di Imma Battaglia, parla di "vera operazione di urbanistica" a fronte "di business center vuoti" chiedendo chiarimenti sul "piano finanziario-commerciale che hanno Parnasi e Pallotta" per evitare quella che "oggi appare solo una speculazione". 



Anche Riccardo Magi (Radicali, eletto nella Lista Marino), esprime forti perplessità: "Almeno 30mila tifosi dovrebbero arrivare su ferro, ma non c’è neppure uno straccio di piano di fattibilità". 



Per oggi è prevista una conferenza stampa di Fratelli d’Italia, con il partito al completo, per illustrare i circa 100 emendamenti che sono stati presentati alla delibera, che si sommano ai 140 depositati da Dario Rossin (FI). 

Intanto, intervenendo a RadioRadio, il sindaco Marino ha detto: "Mandate tutti i tifosi della Roma a sollecitare i consiglieri a partecipare a questa importante decisione". Frase che non ha mancato di suscitare consistenti malumori in molti consiglieri: “Ma Marino cosa vuole? Tappetini o consiglieri comunali?”.




Lunedì 22 la ripresa dei lavori: "Ci siamo dati tempi sugli ordini del giorno ed emendamenti che verranno presentati, di tre ore, al termine delle quali si voterà. L’ obiettivo è portare a termine la discussione entro l'anno", chiosa la presidente del Consiglio, Valeria Baglio.

giovedì 18 dicembre 2014

STADIO, (FORSE) LUNEDÌ L'OK DEL COMUNE

Le polemiche infuriano ma si va avanti. 
Lunedì 22 si potrebbe chiudere con il voto sulla delibera che sancisce il pubblico interesse alla costruzione dello Stadio della Roma di Tor di Valle. 
Ieri, un altro singhiozzo del Consiglio comunale: a mezzogiorno, relazione dell’assessore all’Urbanistica, Caudo, inizio della discussione sul testo con il voto sulle pregiudiziali di legittimità presentate dai 5Stelle e, all’una, immediata caduta del numero legale. 



Oggi si riparte con il dibattito che occuperà l’intera seduta e lunedì si proseguirà prima con la discussione e poi (forse) con il voto, prima sugli emendamenti, il cui termine di presentazione scade oggi alle ore 14.00, poi sull’intera delibera. 
E già Fratelli d’Italia annuncia di averne presentati 100 (Ghera). I Grillini sono infuriati: “la maggioranza non c’è e va in seconda convocazione apposta”, dice Frongia
Ma anche dal centrodestra gli strali sono feroci: “la maggioranza perde la faccia e paralizza l’Aula” (Cantiani, NCD); “Il Sindaco non ha più una maggioranza” (Rossin e Tredicine, FI); “la maggioranza faccia chiarezza sulla sua posizione” (Rocca, Enti locali FdI).



La mattinata si era aperta con la relazione di Caudo: maxischermo e tante slide per ripercorrere la storia del progetto e le sue modifiche, quasi una lezione universitaria. Nulla di nuovo che non sia già stato scritto e detto ma con l’unica precisazione di Caudo che i lavori dureranno 27-30 mesi dalla posa della prima pietra e che “una volta che l'Assemblea voterà, il prosieguo dell’iter è affidato al proponente, che deve presentare i progetti definitivi e valutare se è il caso o no di proseguire l’iniziativa”. 



Alle polemiche politiche risponde il capogruppo Pd, Panecaldo: “La caduta del numero legale serve per poter snellire la procedura: il dibattito di oggi, con la parola ai consiglieri, rischiava di essere troppo diluito nel tempo. In questo modo possiamo iniziare prima”. 




Intanto, nonostante le perplessità espresse più volte (soprattutto sulla proprietà del futuro impianto), Pomarici (Lega), annuncia il voto favorevole. “Voterò sì per i benefici alla città e perché spero, da tifoso, che lo stadio possa consentire alla società di essere competitiva”.

mercoledì 17 dicembre 2014

STADIO; NUOVO SLITTAMENTO

Nuovo slittamento per lo Stadio della Roma. Caduto, ieri, il numero legale in Consiglio comunale, durante la discussione sulla delibera che precedeva quella di Tor di Valle, l’Assemblea capitolina tornerà a riunirsi oggi. In realtà, questo scivolone rischia di portare lo Stadio a Natale o anche dopo



Mentre in Aula Giulio Cesare si stava addirittura allestendo un maxischermo per consentire all’assessore all’Urbanistica, Caudo, di illustrare con l’ausilio di slide il progetto, era in corso la discussione su un’altra delibera di urbanistica, la riqualificazione di piazza Corazzini

Verso le 16, il patatrac: salta il numero legale
Il povero Mark Pannes, responsabile del progetto Stadio per la As Roma, che anche ieri aveva chiamato a raccolta i tifosi per farli assistere “educatamente” alla discussione, sarà rimasto di sasso. 



Anche perché, oggi la seduta riprenderà dal punto in cui si è interrotta, vale a dire l’esame degli ultimi 40 emendamenti su piazza Corazzini cui seguirà il voto, per poi affrontare “le due variazioni di bilancio in scadenza il 31 dicembre”, come spiega la neo presidente del Consiglio, Valeria Baglio, “per proseguire quindi con l'ordine dei lavori stabilito. Vedremo se riusciremo a iniziare la discussione già domani" sullo stadio della Roma. 

Feroce e puntuale la critica politica. Pomarici (Lega): “Il Pd si è sgretolato, non tenendo conto degli input del sindaco. La maggioranza non c'è più. Invitiamo il sindaco a intervenire in Assemblea capitolina domani e a presentare le proprie dimissioni ridando la parola ai cittadini romani”.




Imbufalito il capogruppo del Pd, Fabrizio Panecaldo: “Sono stanco di rincorrere le persone come un maestro di scuola. Mi dà fastidio, è un atteggiamento che non sopporto. Capisco i problemi di famiglia, ma l'impegno preso nei confronti degli elettori e dei cittadini deve avere la priorità. Noi consiglieri comunali siamo come degli operai. Abbiamo dei compiti e degli obiettivi che dobbiamo portare a termine nel nostro lavoro. Abbiamo deciso di discutere in consiglio poche delibere - ha ricordato - ma il lavoro deve essere portato fino in fondo e se non si finisce si andrà avanti, ad oltranza: sotto l’albero, i tifosi della Roma troveranno lo Stadio, che sarà lo stadio della Roma non della società di Pallotta”. 

Quasi una minaccia di nemesi. 



E mentre il sindaco Marino si defila prontamente dall’analizzare questa nuova battuta d’arresto della sua maggioranza sull’unica delibera degna di nota proposta dalla sua Amministrazione (“sono argomenti di Consiglio, il calendario lo decidono presidente e capigruppo, siamo nelle sagge mani della Baglio”), arrivano gli emendamenti. Solo quattro, di cui 3 a firma di SeL. I Grillini, hanno preferito ripiegare sulla presentazione di pregiudiziali di legittimità, mentre il gruppo di SeL chiede emendamenti sulla salvaguardia ambientale, le opere di mitigazione e la tutela dei lavoratori, mentre l’unico presentato dal Pd, smonta quasi il sistema del trasporto pubblico sulla metro B chiedendo il potenziamento della Roma-Lido.

giovedì 11 dicembre 2014

STADIO; PALLOTTA: "CHI RALLENTAVA ORA È FUORI"


Un rigore segnato, e forse atteso da tempo, quello di ieri in Campidoglio del presidente della As Roma, James Pallotta, durante l'incontro con il sindaco Marino
Il tema è prioritario, non solo per lui: la realizzazione del nuovo Stadio della Roma. 
Il momento è caotico ma decisivo. 



E lui affonda: è: “C’è stato un numero di casi in cui persone che non sono più coinvolte nel governo della città, tentavano di rallentarne il processo. Noi volevamo che si facesse in fretta e pensiamo che ora il consiglio comunale andrà al voto e la vicenda si risolverà”. 
L’inchiesta Mafia Capitale, quindi, secondo il Patron giallorosso, che ieri ha incontrato il sindaco Marino in Campidoglio, rimuovendo o mettendo sotto scacco alcuni consiglieri quanto meno tiepidi sulla delibera, ha rimosso alcuni ostacoli sulla strada del via libero definitivo allo Stadio. 
Anche Mark Pannes, responsabile della Roma per il progetto Stadio, chiamando i tifosi ad assistere “educatamente” alle prossime sedute del Consiglio, è molto chiaro: “Negli ultimi 15 giorni, sono successe molte cose in Campidoglio. Penso che la situazione oggi sia davvero positiva, è stata eliminata una parte delle ragioni dei ritardi nelle delibere del Comune”.
Anche se su questa accelerazione interviene il capogruppo PD in Consiglio, Fabrizio Panecaldo: “Vorrei rassicurare mister Pallotta sul fatto che nessuno ha mai rallentato l'iter di approvazione della delibera sullo stadio, come dimostrano i precedenti passaggi d'aula. L'accelerazione in questione nasce semplicemente da uno snellimento dei lavori, alleggerito da alcune delibere non provviste dei pareri delle competenti commissioni, e non pronte per il voto d'aula”. 




Salvo sorprese, dunque, oggi, si dovrebbe partire con la discussione in Assemblea Capitolina. 
Condizionale d’obbligo, però. “Pensiamo di poter licenziare la delibera martedì, salvo richieste di deroga delle opposizioni, che da regolamento non possiamo negare”, dice sempre Panecaldo
In sostanza, e traducendo dal tecnicismo, se oggi non venisse chiesta la deroga (per un’altra delibera regolamentare in calendario), la discussione inizia oggi per terminare presumibilmente martedì prossimo con il voto. 
Qualora venisse chiesta la deroga, invece, tutto slitterebbe di una seduta: inizio martedì, voto giovedì prossimo. 
A condizione che, ovviamente, non vengano presentati numerosi emendamenti e ordini del giorno che potrebbero richiedere una o più sedute aggiuntive. Per avere contezza, però, di quanti emendamenti dovessero essere presentati occorrerà attendere l’inizio reale della discussione in Aula. In ogni modo, ci siamo: la conclusione dell’iter di approvazione del provvedimento è davvero vicina. 



Terminato questo iter, non rimarrà che attendere che Parnasi presenti in Comune i progetti definitivi. Secondo i bene informati, è possibile che i progetti definitivi possano richiedere ancora alcuni mesi, fra 3 o 4, prima di essere pronti. Una volta che saranno stati depositati in Campidoglio, il Comune dovrà inoltrarli alla Regione e, dal momento della ricezione alla Pisana del materiale (che non sarà certo di poche pagine), scatteranno i famosi 6 mesi che la legge concede come tempo massimo per indire e chiudere i lavori della conferenza di servizi definitiva. 
E lì, si deciderà tutto. 
Con un Nicola Zingaretti decisamente meno schierato con i tamburi di quanto sia stato Ignazio Marino.


giovedì 4 dicembre 2014

I MEZZI UOMINI DEL "MONDO DI MEZZO"

L'inchiesta della Procura di Roma sul malaffare e la mafia all'amatriciana approderà, prima o poi, nelle aule di giustizia e lì si conoscerà la verità processuale dei fatti. Chi ha sbagliato, ne pagherà il fio. Chi è mafioso, sarà per sempre bollato con questo marchio d'infamia.

Le responsabilità politiche, però, sono necessariamente scisse da quelle giudiziarie. 

Leggendo le cronache convulse delle intercettazioni; degli interrogatori che, nemmeno fossero stati resi davanti ai giornalisti invece che ai pm, finiscono quasi in tempo reale in pagina; delle interviste appaiono evidenti due elementi: il primo somiglia al brulichìo dei topi in fuga da una nave che affonda. Troppi si trincerano dietro lo scaricabarile. Il secondo, ricorda da vicino una tempesta in avvicinamento, con il rumore del vento e dei tuoni che si appresta a raggiungere altri.

Maria Antonietta di Francia non era giudizialmente colpevole dell'affaire della collana di diamanti. Lo era, si direbbe oggi, politicamente. L'assoluzione del cardinale di Rohan fu il vero preambolo politico della Rivoluzione Francese, precedendola di tre anni. 
La colpa di Maria Antonietta fu quella di aver creato attorno a sé un clima che rese credibile un incontro notturno in un boschetto al quale si presentò una truffatrice travisata con gli abiti della Regina, ingannando il poco avveduto Cardinale. 
Questa è la colpa, oggi, politica che va attribuita - al di là delle verità processuali - ai protagonisti di questa sconcertante e pericolosa vicenda: aver creato un clima che rende credibile l'avvicinamento dei truffatori nel sottobosco.

In Italia - e non era necessario l'ennesimo studio che ci vede, fra i Paesi europei, il più corrotto - da decenni è noto che il sistema politico vive ufficialmente di dazioni di denaro in chiaro e parallelamente di elargizioni occulte
Assai spesso (quasi sempre, anzi) provenienti una dalla mano sinistra e l'altra dalla destra di chi elargisce in cambio, poi, di favori sotto forma di appalti, prebende, poltrone, incarichi.
È una debolezza del nostro sistema alla quale nessuno è ancora riuscito a porre un argine e, paradossalmente, l'eliminazione del finanziamento pubblico ai partiti politici e le sempre più frequenti norme restrittive sull'uso dei fondi a disposizione delle forze politiche, hanno finito per rafforzare il sistema parallelo e occulto a discapito di quello alla luce del sole. Aver cancellato, invece che meglio regolamentato e reso trasparente, il sistema del finanziamento pubblico ha reso i partiti ancor più esposti di prima al rischio tangentizio. Non a caso, i padri costituenti stabilirono per i nostri rappresentanti un sistema remunerativo: l'obiettivo era quello di non renderli schiavi del denaro altrui. Non a caso, una delle riforme più nette che separa l'Europa dell'Ancien Régime dall'Europa contemporanea è aver retribuito i giudici direttamente dallo Stato.

Il potere in sé è un seducente corruttore: la possibilità di decidere per gli altri accompagnata dalla corte dei miracoli che sempre circonda chi detiene il comando, sono due elementi in grado di piegare e poi spezzare anche l'animo più saldo. E le convinzioni politiche c'entrano poco.
E non a caso, saggiamente, nell'antica Roma si pose un limite temporale alla gestione del potere consolare e un limite temporale alla possibilità per uno stesso soggetto di essere nuovamente eletto alla medesima carica. E, non a caso, quando questi limiti iniziarono ad essere aggirati sempre più frequentemente e in modo sempre più sfacciato, da Repubblica, Roma passò a Impero, con un cambio sostanziale della forma di Stato e di Governo. 

Oggi, ad Alemanno, l'accusa reale, politica (sottolineo: non giudiziaria) è quella di essere parte più o meno consapevolmente attiva di un ingranaggio perverso che perpetuava se stesso attraverso nomine e poltrone in posti chiave, in cambio di una remunerazione tanto generosa quanto occulta.
A Coratti viene mossa la stessa accusa.
Ad Odevaine (o Odovaine) addirittura di essersi attrezzato per generare ulteriori fondi per il sodalizio criminale sulla pelle degli ultimi e su quella dei romani.
Queste sono le accuse giudiziarie. Dovranno essere provate in tribunale e fino ad oggi permane la presunzione di innocenza di tutti gli indagati.

Rimane un fatto: se si è giunti comunque a questo punto, al di là delle considerazioni processuali, è perché, evidentemente, gli indagati in un modo o in un altro o hanno edificato o non combattuto un sistema che li attorniava come le spire di un pitone e che oggi rende credibili politicamente queste accuse

Rendendo gli accusati dei mezzi uomini del "mondo di mezzo".