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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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sabato 30 marzo 2019

LE FAKE NEWS DI VITTORIO EMILIANI


Oggi, Vittorio Emiliani, penna di antichissima data del giornalismo italiano, delizia il palato dei suoi lettori con un pezzetto sullo Stadio della Roma di Tor di Valle infarcito non di inesattezze (ché possono sempre succedere, anche ai più anziani ed esperti fra i giornalisti) ma di vere e proprie fake news
Uso il termine inglese, perché l’equivalente italiano – menzogne, falsità, notizie false – suonerebbe quasi diffamatorio e non c’è intento simile qui, ma solo quello di contestare, dati alla mano, l’ennesima presa di posizione di chi non legge le carte – e lo dimostrano proprio queste affermazioni – ma pontifica dall’alto della sua posizione acquisita in tanti anni di mestiere.

Iniziamo con le valutazioni politiche.
Scrive Emiliani: “Lo stadio di James Pallotta a Tor di Valle sta perdendo credito e velocità in una strada sempre più in salita. Gli arresti clamorosi, prima di Luca Parnasi e dell'avvocato Lanzalone, poi del presidente grillino del consiglio comunale Marcello De Vito, concorrono ad una frenata ormai da brivido”.

Due inchieste diverse, maliziosamente unite fra loro, mescolate come un gin tonic ma dimenticando di ricordare come la Procura di Roma abbia ogni volta ribadito che le procedure e l’iter del progetto Stadio non c’entrano nulla. Da un collega così esperto, un errore simile è davvero imperdonabile.

La variante al progetto iniziale che consentirebbe di far partire l'acquisto per 105 milioni da Eurnova (Parnasi) dei terreni dell'ex Ippodromo, slitterebbe ormai da maggio all'autunno”.
Nuova confusione. Non c’è una “variante al progetto iniziale. C’è da votare, quando sarà pronta, una variante urbanistica in Consiglio comunale, variante che discende dalla delibera di pubblico interesse votata da questo Consiglio comunale a giugno 2017 (e che per la Procura non è stata toccata dall’inchiesta). Il solitamente attento Emiliani dimentica di sottolineare come quella Delibera Raggi abbia prodotto un progetto che è stato approvato in Conferenza di Servizi da Stato, Regione, Città Metropolitana e Comune, con diversi dipartimenti e uffici e società controllate coinvolti, per un totale di centinaia di funzionari pubblici che vi hanno lavorato
E che quel verbale, con tutte le sue 42 prescrizioni (a proposito: chi è che può portare un progetto che in Conferenza di Servizi sia passato così com’era senza mai ricevere neanche una prescrizione?) ha dato origine a una variante urbanistica da votare. Che, quindi, non può essere in contraddizione con la Delibera che l’ha originata per il principio che la Pubblica Amministrazione non può emettere atti fra loro contraddittori.
Andando avanti: l’acquisto non è dovuto alla variante urbanistica e, mi pare, sia un affare fra privati che a Emiliani non dovrebbe interessare più di tanto.
Lo slittamento: le previsioni del voto prima delle Europee sono state fatte prima dell’arresto di De Vito il moralizzatore grillino della prima ora, ed erano subordinate al verificarsi di una serie di condizioni (la conclusione dei lavori tecnici preparatori) che è ancora possibile. Ma nessuno – né la Roma, né Eurnova, né il Campidoglio – ha mai preso un impegno formale a votare a maggio. Non esiste, quindi, alcuna notizia su uno slittamento di un termine mai annunciato.

Proseguiamo: “come ha potuto pensare, un uomo d'affari quale James Pallotta, di poter costruire, in tempi brevi, uno stadio moderno in una zona "maledetta" dal punto di vista idrogeologico, impiccata da quello dei trasporti, da finanziare avendo quale "premio" cubature residenziali e direzionali?”.
Ripetiamo insieme, Vittorio: la legge non consente nessuna cubatura residenziale. 

Se dopo 7 anni nei quali non hai perso occasione per sproloquiare sul progetto Tor di Valle ancora non hai capito neanche questo dettaglio, forse è giunto il momento di pensare alla pensione. Con estremo rispetto.

La maledizione idrogeologica è l’altra grande puttanata che tu e qualcun dei tuoi continuate a ripetere sperando che una falsità diventi vera a furia di dirla. Per favore, mi porti – ci porti – a sostengo di questa tua tesi, non quanto dice l’Autorità di Bacino del Tevere (sarebbe troppo chiederti di leggere le carte, me ne rendo conto) ma almeno un pezzo di giornale che ci racconti di una corsa del trotto sospesa o rimandata a Tor di Valle per allagamento della pista? Una, una sola, ti prego.
Poi, magari, se vuoi fare le cose serie, leggi bene il progetto e quello che dice ABTevere. Grazie. Ne va della serietà della nostra comune professione di giornalisti.

La malizia poi si vede nel mescolare – con una strizzatina d’occhio alle frange estremiste dei tifo romanista – le cessioni di mercato con la questione Stadio: “Dopo aver venduto in questi anni ogni elemento appena valorizzato. Una Nazionale: Allison, Benatia, Romagnoli, Marquinos, Naingolan, Strootman, Politano, Pijanic, ecc. ecc. Il nuovo stadio come la carta magica per spiccare il volo. Con chi in campo?”.
Cerco di spiegarlo in modo semplice: esiste il Fair Play Finanziario che la Roma – a differenza di molte società italiane e molte europee – è stata chiamata a rispettare con vincoli piuttosto stringenti
Senza Stadio di proprietà per vincere ti serve un allineamento planetario unico (un po’ tipo la congiuntura astrale di De Vito). 
Con lo Stadio non è detto che vinci, ma forse puoi avere qualche soldino in più da spendere.

A proposito di soldarelli, Emiliani si tuffa in un’analisi economica: “nel vecchio caro Olimpico (2,5 milioni di affitto l'anno)” – sono 2,8 milioni annui – poi c’è la citazione di cifre cui manca la fonte.
Scrive Emiliani: “[La Roma] ha incassato oltre 39 milioni di euro, alla pari col Milan, precedute soltanto dalla Juve (56,4 milioni), ma davanti all'Inter (36,7 milioni). Lontane Napoli (meno di 20 milioni), Lazio (12,2 milioni ricavi) e Fiorentina (8,2). Certo distanti anni-luce dai ricavi di Barcellona (quasi 140 milioni), Real Madrid (123 milioni) o Manchester United (124)”.
Noi andiamo a prendere le cifre citate dall’ultimo rapporto Deloitte sulle entrate delle società di calcio europee.
Secondo la Deoitte, il Real Madrid dallo Stadio ha incassato 143,4 milioni di euro (16% in più di quanto riportato da Emiliani), il Barcellona 144,8 (+3,4%), lo United 119,5 (-3,6%), la Juventus 51,2 (-9,2%), la Roma 35,4 (-9,2%), Inter 35,3 (-3,8%) e Milan 36,9 (-5,7%). Ovviamente, questi sono solo gli incassi da bigliettazione dello Stadio. Manca, nell’analisi (e non a caso una società seria come la Deloitte li inserisce) i ricavi derivanti da merchandising e diritti tv. Non penso sia necessario illustrare come i tre fattori si influenzino fra loro. 
Per chi volesse approfondire il tema, qui può trovare l’ultimo report Deloitte: 


Poi, Emiliani prosegue: “Certo, negli altri Paesi europei la corsa agli stadi nuovi di zecca o ristrutturati è stata molto forte. Anche perché, quando erano in ballo le stesse società calcistiche (quasi ovunque tranne che in Francia dove gli impianti sportivi sono al 99% pubblici), queste hanno chiesto una parte commerciale consistente attorno allo stadio, ma niente più”.
Avrà fatto uno studio approfondito sugli stadi all’estero?
Forse, ma non ha ancora capito la legge italiana. Infatti, ribadisce: “Non centinaia di migliaia di metri cubi di pura speculazione, per residenze e uffici”.
Vittorio, ripetiamo insieme: non sono consentite cubature residenziali. E quella che tu chiami speculazione è il premio per le opere pubbliche
Ma certo, tu e i tuoi siete pronti a farvi mecenati di Roma e, pur di evitare una compensazione, pagherete voi le strade, i ponti, la metro che il Comune ha chiesto al privato e in cambio dei quali – non dello Stadio ma di queste opere pubbliche – gli ha riconosciuto sulla base della legge un diritto ad ottenere cubature in cambio.

La chiusura del pezzo è meravigliosa. Un accenno – ma arriverà ovviamente la presa di posizione contraria in nome della bellezza architettonica di Lafuente… ah no, quelle sono le tettoie di Tor di Valle mica San Siro di cui si ventila l’abbattimento – c’è sulle vicende milanesi: “Per San Siro, Inter, Milan e il Comune si metteranno d'accordo se demolirlo o ristrutturarlo. Bisogna vedere quanto influiscono i vincoli della Soprintendenza sul vicino ex Ippodromo del trotto. E quanti cittadini (tanti forse) sono per la seconda soluzione ritenendo l'impianto comunale una "monumento cittadino". Nessuno paria di "premi" in cubature, semmai di un'area commerciale. Punto”. Beh, noi aspettiamo fiduciosi di leggere un altro pezzo di grande giornalismo documentato a firma Emiliani su San Siro.

Da ultimo, altra strizzatina d’occhio alla parte sempre miope e scontenta della piazza: “E poi, quali titoli internazionali recenti possono vantare le società italiane? L'AS Roma in particolare? E la Lazio di Lotito che pure dice di volere un suo stadio?”.
Nessuno, siamo d’accordo. Ma possiamo ringraziare quelli che dissero NO a Dino Viola quando solo in Spagna e in Inghilterra (e con ben altre norme) si costruivano stadi di proprietà. Che, poi, più o meno sono gli stessi che oggi dicono NO a Tor di Valle e a Pallotta. Allora come oggi, chissà quanti hanno mai letto le carte dei progetti e quanti parlano per sentiti dire.

mercoledì 27 marzo 2019

LA VISITA DEL PAPA IN CAMPIDOGLIO: "SERVE UNA RINASCITA MORALE DI ROMA"


Non pronuncia mai la parola corruzione, ma quando papa Bergoglio parla di “rinascita morale” a molti è corso un brivido lungo la schiena. Non c’era l’immensa folla in piazza del Campidoglio, quando il Pontefice si è affacciato dalla Loggia sul Marco Aurelio la piazza è comunque esplosa in un saluto gioioso.
Quarto Sommo Pontefice a recarsi in visita ufficiale in Campidoglio da dopo la presa di Roma del 1870: il primo fu papa Montini, Paolo VI sindaco il Dc Amerigo Petrucci; poi papa Wojtyła, Giovanni Paolo II, sindaco Francesco Rutelli; quindi papa Ratzinger, Benedetto XVI, sindaco Gianni Alemanno; e ora papa Jorge Mario Bergoglio, papa Francesco, sindaco Virginia Raggi
Ci sono le foto di rito: l’ingresso dello studio del Sindaco con il famoso orologio, i balconcino con affaccio sui Fori Imperiali, l’Aula con la statua di Giulio Cesare e la loggia sulla piazza. Ci sono i fedeli di Vitorchiano, antichissima guardia d’onore del Campidoglio quando ci sono eventi e visite dei capi di stato con le uniformi rosse sgargianti e rilucenti di oro, e le trombe dal suono cristallino. 
Una visita quella di papa Bergoglio iniziata addirittura un po’ in anticipo sul cerimoniale previsto, intervallata da un colloquio privato con il Sindaco e poi dai discorsi ufficiali in Aula, davanti al Consiglio comunale riunito in pompa magna, tranne l’assessore al Bilancio, Gianni Lemmetti, che, fedele a se stesso, neanche in questa occasione ha indossato camicia e cravatta.
E, colore a parte, è nei discorsi ufficiali che si centra il senso della visita del Papa. Il sindaco Raggi ha colto l’occasione per annunciare, ribadendo Roma come “città aperta, città del multilateralismo e del multiculturalismo”, che la nostra città sarà “la nuova sede dell'Assemblea Parlamentare del Mediterraneo. Auspico che tale iniziativa possa contribuire a rafforzare fruttuosamente i rapporti tra le due sponde del Mediterraneo, tra la nostra Europa e i giovani Stati del continente africano. Roma guarda al futuro e si conferma ancora una volta città del dialogo”. 
Il Sindaco ha anche sottolineato come Roma sia la “città della solidarietà grazie all'attività di migliaia di volontari e a quella di centinaia di associazioni, religiose e laiche, come la Caritas con la quale da decenni siamo impegnati, fianco a fianco, a sostegno dei più deboli”.
Poi è stato il turno del Papa che, prima ha ringraziato per la collaborazione con le istituzioni per il “Giubileo Straordinario della Misericordia” e per “altri eventi ecclesiali” per i quali occorre l’”opera qualificata di voi, amministratori di questa Città”. Rimarcando il ruolo di Roma come “cerniera tra il nord continentale e il mondo mediterraneo, tra la civiltà latina e quella germanica” il Pontefice ha espresso concetti netti sul tema dell’immigrazione: “Roma, lungo i suoi quasi 2.800 anni di storia, ha saputo accogliere e integrare diverse popolazioni provenienti da ogni parte del mondo, senza annullarne le legittime differenze, senza umiliare o schiacciare le rispettive peculiari caratteristiche e identità. Piuttosto ha prestato a ciascuna di esse quel terreno fertile a far emergere il meglio di ognuna”.
E non è mancato un riferimento ai mali di Roma, “organismo delicato, che necessita di cura umile e assidua” e di coraggio creativo per mantenersi ordinato e vivibile” tanto che il Papa auspica che a Roma vengano riconosciuti “strumenti normativi appropriati e una congrua dotazione di risorse”.



I 5STELLE: "RAGGI BLOCCA LO STADIO"


Invece di diminuire, le fibrillazioni interne al Movimento 5Stelle sulla questione Stadio della Roma, aumentano. E non sempre a proposito. L’ultima è stata Roberta Lombardi, il riferimento di quell’”ala lombardiana” del Movimento i cui esponenti principali in Aula Giulio Cesare sono Marcello De Vito, fino al suo arresto per presunta corruzione presidente del Consiglio comunale, e a Paolo Ferrara, fino al suo coinvolgimento nell’inchiesta Rinascimento, capogruppo dei grillini in Comune. 
In un’intervista a Repubblica, la Lombardi dice: “Sullo stadio il consiglio comunale dovrebbe annullare in autotutela la delibera, perché, come ha detto la procura, è possibile ci sia stato un vizio nell'individuazione dell'interesse pubblico”. 
In realtà, la Procura non ha mai detto nulla di simile, ma ha ipotizzato che il comportamento di De Vito - uno sui 49 consiglieri - potesse non essere improntato alla corretta valutazione dell’interesse pubblico. E, alla successiva domanda se l’annullamento in autotutela potesse essere un altro danno per Roma, la Lombardi ha risposto: “In questo caso non ci sarebbero penali. E si può lavorare con l'AS Roma per individuare un nuovo sito. Sarebbe invece un danno per Parnasi, arrestato per corruzione, ma che alla firma della convenzione tra Eurnova e comune realizzerebbe una plusvalenza di 80 milioni di euro”.
Ora, l’annullamento in autotutela ha dei precisi limiti temporali (18 mesi) e la necessità di illiceità degli atti, cosa che la Procura ha espressamente escluso. Due fattori, tempo e illiceità, che, a oggi, rendono l'autotutela semplicemente improcedibile e a forte rischio risarcitorio. Inoltre, è inutile sottolineare come qualunque altra localizzazione - da Fiumicino a Pietralata o Tor Vergata - imponga la cancellazione dell’attuale progetto e il ripartiamo tutto da zero
Tutte chiacchiere buone solo se si sta all’opposizione, senza responsabilità.
A stretto giro, ovviamente, dietro la Lombardi si schiera Carla Ruocco, altro personaggio del mondo 5Stelle non esattamente “vicina” e amica alle posizioni di Virginia Raggi. La senatrice Ruocco in un tweet riprende l’intervista della Lombardi, condita con tre parole d’ordine: “StopStadioRoma”, “azzeriamo”, ripartiamo”.
In linea con Lombardi e Ruocco - e non potrebbe essere altrimenti - anche Stefano Fassina e Cristina Grancio, autori di una proposta di delibera, giunta alla seconda edizione, per l’annullamento in autotutela del pubblico interesse varato dalla Raggi: nella prima, i due consiglieri comunali volevano annullare anche la delibera Marino. In quest’ultima versione, invece, si limitano solo a quella Raggi. 
Supportati da una parte di quello che, fra i tifosi è chiamato “l’ambiente romano” - qualche opinionista, qualche radio, qualche giornale, qualche sito internet - in questi giorni si assiste a un colpo di coda degli “annullisti” del progetto cui, da Boston risponde direttamente il presidente giallorosso, James Pallotta, che scrive a Teleradiostereo: “Vi ringrazio per quello che avete fatto, con le email che vi sono pervenute in radio per quanto riguarda la questione stadio. Non ne ho mai lette tante in vita mia. I tifosi vogliono lo stadio per loro e per stare più vicino alla squadra. Vogliamo iniziare i lavori entro il 2019 e dare alla Roma lo stadio che merita”. L’inizio dei lavori entro l’anno è ancora possibile ma, realisticamente, sempre meno probabile: prima vanno conclusi gli accordi tecnici col Comune, poi bisognerà testare la forza della Raggi per portare al voto variante e convenzione. 



martedì 26 marzo 2019

IL NOME DELLA ROSA: COME DISTRUGGERE UN CAPOLAVORO


No, quattro buoni nomi del cinema - John Turturro (frate Guglielmo da Baskerville truccato e acconciato da padre Pio!), Rupert Everett (frate Bernardo Gui), Fabrizio Bentivoglio (frate Remigio da Varagine) e, Michael Emerson (abate Abbone) - non bastano per fare di un polpettone noioso, grigio e piatto, un buon prodotto.
Quello che è uscito fuori da queste 8 inutili puntate è stato solo un lavoro di una mediocrità imbarazzante. 

ATMOSFERA
Umberto Eco, nel suo romanzo, affresca, dipinge, illustra, minia quasi un Medioevo vivo. Esistono, nell’opera, infiniti quadri di ambiente: il freddo, l’Abbazia, la biblioteca e lo scriptorium con la sapienza, la cripta con i suoi tesori, il giardino dei semplici e la fucina. Sono descrizioni splendide, curate, profonde e rese con pennellate impressioniste sparse lungo l’intero corso dell’opera. 
Poi ci sono gli affreschi sulla vita: quella dei poveri come quinta teatrale, ma quella dell’Abbazia regolata dallo scandire delle ore, delle liturgie, dei canti, delle preghiere come sfondo principale. 
Niente di tutto questo è stato toccato in otto puntate.

“LICENZE POETICHE” 
È noto che nel realizzare opere cinematografiche o televisive, frequentemente gli sceneggiatori si prendono delle licenze poetiche. Ci sta e non sorprende. Ci sta molto di meno quando nel prendersele, si finisce per stravolgere i sensi dell’opera originale. 
Si decide di sopprimere il personaggio di Ubertino da Casale? Va bene.
Si decide che Jorge da Burgos deve essere un personaggio minore? D’accordo.
Si decide che Alinardo deve sembrare più un isterico che un vegliardo senescente? Si può fare.
Vuoi inventare una sorta di Robin Hood in gonnella creando la figlia di Dolcino e Margherita? Mah.
Di Dolcino più che un frate eretico hai fatto una specie di William Wallace del novarese...  
Ma, se per fare tutto questo, si inventa di sana pianta una storia diversa, allora, non sono d’accordo.
Jorge che benedice e assolve la ragazza del villaggio insieme ad Adso da Melk che ha violato i voti di castità? Ma l’avete letto il libro? Jorge! La fede senza gioia! L’epitome del monaco austero! 
E Bernardo Gui che sta infoiato vicino alla ragazza? 
E Guglielmo che ricatta Bernardo?
Tutta roba che con il libro, l’ambiente e i personaggi, non c’entra nulla. Tanto valeva veder sbucare un De Sica o un Boldi con qualche battuta da cinepanettone. 

FILOSOFIA
Il Nome della Rosa non è solo un giallo. È una narrazione di filosofie: aristoteliche, francescane, curiali. C’è la lotta per il potere temporale dietro la disputa sulla povertà. Il papa, Giovanni XXII, ha 67 anni quando viene eletto e ben 78 quando si verificano gli avvenimenti narrati nel libro.
Hanno reso l’immagine di Jacques de Cahors come quella di un cinquantenne, vestito come un signorotto rinascimentale - nel 1327! - senza nessuno degli orpelli visivi di un pontefice. Resta sullo sfondo, personaggio oscuro nel film, tanto importante nel libro. Delle sue idee viene solo abbozzato, senza spiegazione alcuna, il crocifisso con la borsa che, per altro, nel libro ha un’aggravante: la mano sinistra del Cristo non è inchiodata ma tocca la borsa stessa che non è posta di lato, ma sotto l’ombelico! 
L’imperatore… chi l’ha visto?
La stessa separazione fra i francescani, i teologi imperiali con Guglielmo da una parte, e l’Ordine vero e proprio con Michele dall’altra, non esiste.
Non vi è nulla sulla disputa fra benedettini e francescani - sintetizzata dalla querela sul riso che oppone Jorge e Guglielmo e che è il prologo alla parte più giallistica dell’opera - né su quella fra Domenicani e Francescani, espressa dalla rivalità fra Bernardo e Guglielmo. 
Non ci sono riferimenti alla storia di Abbone, a quella del libro almeno. Di lui viene solo detto, inventando, che la madre aveva seguito l’esempio francescano donando i suoi beni e che il figlio l’aveva fatta internare!
Abbone è la storia dei rapporti fra il mondo romano-italico e quello nordico (Malachia, Severino, Berengario, Bencio), fra spagnoli (Jorge) e italiani (Alinardo e Roberto da Bobbio), della lotta per il controllo dell’Abbazia ma anche di quella per il controllo delle città. 
Di tutto questo, ci sono alcuni spruzzi privi di pathos e profondità, sconnessi e senza costrutto logico e narrativo.

IL GIALLO
C’è la questione del giallo vero e proprio, la ricerca dell’assassino. Ma c’è l’Apocalisse - che si incrocia con la lotta antica fra Jorge e Alinardo - c’è l’omosessualità dei monaci, c’è la lussuria, questa sì, resa ma in maniera confusa e, soprattutto, noiosa e grigiotta. La lussuria del sapere di Venanzio e Bencio, quella di giustizia di Bernardo, quella di potere di Jorge. 
Di tutto questo, c’è pochissimo, raffazzonato, appiattito e reso noioso.

DOPPIAGGI
Massimo Lodolo riesce in maniera fantastica a rendere un Bernardo Gui sottile, odioso, scaltro e pericoloso. 
Ma, la vera domanda, è Angelo Maggi che presta la sua meravigliosa voce a frate Guglielmo, perché? Perché un’interpretazione così monocolore, didascalica, priva di passione. Guglielmo è un uomo appassionato: l’unico sussulto lo abbiamo avuto quando, dopo l’ultimo colloquio con Abbone, Guglielmo si incazza per come viene trattato. E il resto? 
Da apprezzare Bentivoglio più durante l’interrogatorio che nel resto del film dove la sua classe si perde, annacquata dall’ambientazione e dal copione irreale.
La voce di Jorge, Franco Zucca, è poco profetica e vaticinatrice: Jorge vive in una proiezione del mondo fatta di una fede intransigente e ferrea, fredda anche come il ferro. Nulla di questo traspare. 
Da ultimo: Franco Mannella, la voce dell’Abate, lo rende piagnucoloso mentre è un uomo molto risoluto almeno nella gestione del potere. 

CONCLUSIONE
Se decidi di prendere in mano un testo come Il Nome della Rosa, assicurati di saperlo fare, altrimenti meglio limitarsi alle soap stile Il Segreto. 

LA GUERRA FRA URBANISTI FINISCE IN TRIBUNALE


Se fino a ieri fra la Giunta Raggi e l’ex assessore all’Urbanistica, Paolo Berdini, erano solo volati stracci mediatici, da oggi si fa sul serio e ci si vede in tribunale: Luca Montuori, successore di Berdini alla guida dell’urbanistica capitolina, ha deciso di querelare il suo predecessore
Dopo gli ultimi eventi, infatti, Berdini è uscito dal cono d’ombra in cui era piombato dopo essere stato allontanato dalla Giunta capitolina, e in una serie di interviste ha lanciato strali e accuse al suo successore, Luca Montuori, e al sindaco, Virginia Raggi. 
Dimentico di esser stato lui, Berdini, a spedire a fine agosto 2016 il progetto Stadio in Regione per l’avvio della Conferenza di Servizi, nonostante gli uffici comunali avessero evidenziato, a luglio 2016, sufficienti carenze per giustificare un rinvio al mittente; e dimentico anche della pessima figura rimediata con il tentativo di parlare della vita privata del sindaco Raggi in un’intervista a La Stampa, Berdini nelle ultime settimane ha esternato la sua versione della verità. 
Secondo Montuori, però, queste dichiarazioni di Berdini, sullo Stadio ma anche su altri progetti di urbanistica come gli ex Mercati Generali hanno superato il limite della critica e sono sfociate nella diffamazione. “In questi giorni, in cui sono in corso le giuste attività giudiziarie portate avanti dalla Magistratura - scrive Montuori in una nota stampa diffusa nel pomeriggio di ieri -  è in atto una gogna mediatica che ha origine anche nelle parole calunniose di Paolo Berdini nei miei confronti rilasciate sia in conferenze stampa che in interviste. Preciso anche, nel caso ce ne fosse bisogno, che durante il periodo in cui Paolo Berdini era in carica come assessore non ho mai svolto riunioni ‘clandestine' aventi alcun oggetto e quindi neanche sul tema dello stadio della Roma, come invece qualcuno prova a raccontare. Per questi motivi ho dato mandato al mio avvocato di querelare Berdini e non mancherò di farlo anche nei confronti di chi riporterà calunnie prive di alcun fondamento”. Appuntamento per tutti in tribunale. 
La tensione fra la Giunta Raggi e Berdini, oltre che con l’annuncio di querela di Montuori, era già esplosa domenica sera quando il sindaco, Virginia Raggi, ospite di Massimo Giletti, su La7, era stata piuttosto netta nell’analisi dei rapporti con l’ex Assessore all’Urbanistica: “Quando ci siamo insediati, Berdini, che aveva condiviso un percorso con noi, ha attivato il processo, non richiesto da nessuno, della conferenza di servizi, per velocizzare il processo”. In realtà, l’invio in Regione del progetto poteva essere evitato solo se la documentazione, come avvenne nel 2015 con Caudo, fosse stata ritenuta incompleta e rispedita al mittente. In alternativa, quindi, spedire in Regione diventava un atto dovuto. “Se lui non l’avesse fatto - ha aggiunto la Raggi - noi non saremmo stati qui a parlare. Lui l’ha attivata e poi non ha fatto una serie di cose, come chiedere pareri all’avvocatura, se la delibera di Marino potesse essere annullata, se fossimo in tempo per annullarla. Ora lui è sempre polemico, si contraddice, dimenticandosi che andò via perché disse che io avevo un amante. Ma quale stadio, Berdini è andato via per quelle cose”. 
Insomma, s’erano tanto amati e, amandosi così intensamente ieri, oggi stanno in tribunale (o con i messaggini sui giornali). 



BALDISSONI ALLA RAGGI: "LO STADIO SI FARÀ"


Per noi non è un’aspettativa ma un diritto a veder realizzato lo Stadio nei tempi più rapidi possibili visto che la conferenza di servizi l’ha approvato oramai da 15 mesi. Da un punto di vista giuridico non c’è alcun motivo per un rallentamento del processo”. Il giorno dell’arresto del grillino Marcello De Vito, presidente dell’Assemblea Capitolina, Mauro Baldissoni era stato molto chiaro. La Roma continua a mantenere un basso profilo di fronte agli ultimi eventi, in modo molto simile a quanto avvenuto già all’epoca dell’arresto di Luca Parnasi. Anzi, proseguono anche gli incontri con le più importanti aziende italiane nel settore delle grandi costruzioni - De Eccher di Udine, Salini Impregilo e altre - per trovare il partner cui affidare il ruolo di General contractor in vista dell’avvio dei lavori. Così come gli accordi fra James Pallotta e Eurnova per il passaggio di proprietà dei terreni è ormai pronto da firmare. 
Perché una cosa la Roma la tiene per ferma: “veder realizzato lo Stadio è un diritto”. E poco interessano le fibrillazione interne del Movimento 5Stelle.
Colloqui informali fra Palazzo Senatorio e il quartier generale giallorosso - chiacchierate anche con i vertici nazionali del Movimento - vanno tutti nella direzione di proseguire con i lavori.
Ci sono ancora alcune settimane in cui i dettagli degli accordi tecnici - le modalità di realizzazione delle opere di pubblico interesse che saranno inserite all’interno della Convezione urbanistica da votare in Consiglio comunale insieme alla variante - dovranno essere limati e messi a punto, anche se l’accordo con il Campidoglio è, in massima parte, raggiunto. 
Settimane che, per la Roma, potrebbero essere sufficienti a far rientrare anche le palpitazioni interne dei malpancisti grillini in Aula Giulio Cesare. Anche perchè, ulteriore ragionamento, all’indomani dell’arresto di Parnasi, il Comune ha avviato e poi completato l’analisi di tutti gli atti, compresa la sceneggiata con il Politecnico di Torino sulla mobilità, senza che emergesse nulla. Né l’arresto di De Vito può cambiare nulla: perché lo Stadio, in questa seconda inchiesta, c’entra ancora meno che nella prima in cui era a mala pena una quinta teatrale.  E perché al Presidente del Consiglio comunale - a proposito: De Vito, senza che vi sia stata ancora nessuna votazione o dimissioni o altro, è stato completamente cancellato dal sito istituzionale del Comune come se non fosse mai esistito: una damnatio memoriæ in salsa grillina - vengono contestati episodi legati ad altri progetti risalenti per altro a periodi in cui Parnasi era già stato arrestato e, quindi, posto nella condizione di non reiterare il reato. 
Insomma, come nel vecchio film di Luigi Magni, Nell’anno del Signore, “dovemo fa’ a fidasse” è frase ancora buona in casa giallorossa. Ma, per evitare sorprese sgradevoli, non è da escludersi che, se i singhiozzi grillini dovessero proseguire, la Società potrebbe prendere in considerazione anche una qualche iniziativa più forte verso il Campidoglio. 
L’unica volta in cui la Roma alzò la voce fu quando Spalletti e Totti rilanciarono il “famostostadio”, trasformato in un hashtag e rilanciato con una potenza mediatica di tale forza da spazzare via in mezzo pomeriggio le resistenze grilline. 
Questa volta potrebbe ancora essere una presa di posizione mediatica ma, magari, accompagnata anche da un qualche tipo di comunicazione formale nella quale la Roma possa sottolineare come il diritto - già così forte nell’inverno 2016-2017 da non reggere al rischio causa di risarcimento - ora sia ancor più saldo, vista la delibera Raggi sul pubblico interesse ma, soprattutto, il via libera della Conferenza di Servizi. 

LA METRO DI ROMA CASCA A PEZZI




Nel nostro Paese la certezza della pena esiste. È Atac, pena infinita per i romani. Infinta, certa e quotidiana. Ieri, l’ennesima giornata nera per il trasporto pubblico e, nello specifico, per le metropolitane. O, meglio, per le scale mobili delle metropolitane: Repubblica, Barberini e Spagna chiuse; scale mobili e ascensori chi l’ha visti. Aprire il sito istituzionale dell’azienda, alla voce “rete metroferrotranviaria - accessibilità e servizi” - la pagina dove dovrebbe essere dato conto dello stato della rete delle metropolitane e delle ferrovie concesse - è come avventurarsi in un girone dantesco. 
L’inferno in città
Dopo l’ennesimo incidente dell’altro giorno con la scala mobile che si disfa letteralmente sotto i piedi dei viaggiatori, Barberini viene chiusasu disposizione della magistratura”, si affretta a specificare l’azienda. Peccato che sul sito, fino a tardo pomeriggio, non vi sia traccia di questa chiusura. 
In compenso, sulla linea A è un bollettino di guerra: ascensori fuori servizio a Manzoni, Furio Camillo, Valle Aurelia e Baldo degli Ubaldi (qui è quello interno, però!). Poi, montascale fermi a: Lucio Sestio, Giulio Agricola, Porta Furba, Numidio Quadrato, Arco di Travertino, Anagnina, Spagna, Ottaviano, Colli Albani. E, per completare il quadro desolante, out of order anche le scale mobili a Flaminio, Cipro, Colli Albani.
Quadro desolante anche su B, B1 e C. Montascale fermi a Colosseo, Circo Massimo, Cavour; scale mobili bloccate a Laurentina in salita per gli arrivi; ascensori immobili ancora a Laurentina, a Basilica San Paolo, Monti Tiburtini e Pietralata
E la nuovissima linea C non sta meglio: ascensori fermi a Centocelle e Pantano, scale im-mobili sempre a Pantano e a Grotte Celoni. 
Tre stazioni della Roma-Lido di Ostia con problemi: ascensori bloccati a Castel Fusano e Colombo e scala mobile ferma a Casal Bernocchi.
Questo il quadro, desolante. A metà pomeriggio, poi, viene chiusa anche Spagna. Con Repubblica sbarrata da fine ottobre a seguito del famoso incidente con la ventina di tifosi del CSKA Mosca feriti per il crollo della scala mobilie, si torna, come più volte in questi mesi, con la creazione a 5Stelle: la metro direttissima Termini-Flaminio
E, come d’abitudine, silenzio tombale da parte del Campidoglio: non una parola dalla Raggi, dall’ineffabile assessore alla Mobilità, Meleo, né dal solitamente più ciarliero presidente della Commissione mobilità, il grillino Enrico Stefàno. Come sempre, nel più puro stile grillino: se non se ne parla, il problema non esiste. 
Almeno Atac tenta una parvenza di difesa: dopo aver accettato che la gara d’appalto per la 
manutenzione degli impianti di traslazione venisse aggiudicata con un ribasso del 50 e spicci per cento sulla base d’asta, ora corre ai ripari e annuncia, con una calma olimpica che “a conclusione dell'iter istruttorio da tempo avviato a carico della ditta che ha gestito la manutenzione degli impianti, Atac ritiene che sussistano gravi ed inconfutabili ragioni per la risoluzione del contratto, che verrà notificata a stretto giro al fornitore. L'azienda individuerà nel minor tempo possibile le soluzioni utili a garantire la riapertura delle stazioni e la continuità e il miglioramento delle attività manutentive”.
Certo, facendo riferimento ai tempi che ordinariamente occorrono all’azienda per (non) risolvere i problemi - proprio la fermata Repubblica della A è il paradigma forse migliore ma non l’unico di questa incapacità di Atac di muoversi con tempi non geologici - il rischio per romani e turisti è quello di ritrovarsi per chissà quanti mesi ancora con la lotteria della metro: prenderla senza sapere dove si scenderà.