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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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venerdì 31 maggio 2019

ATAC HORROR: CON IL BUS INSEGUE E INVESTE UN UOMO


Le immagini non lasciano molto spazio all’immaginazione: un autobus dell’Atac tenta deliberatamente di investire un uomo, giungendo fino al contatto ma fermandosi prima che le cose sfociassero in tragedia.
Esterno giorno, la data in cui il video è stato girato non è nota - secondo alcune fonti risalirebbe a circa un mese fa, secondo altre è di poche ore, al massimo un paio di giorni fa - ma si vede una vettura della linea 786 - che parte dalla stazione di Trastevere e arriva a via dei Capasso, vicino Corviale, area dove è stato girato il video - ferma in mezzo la strada. Il video è privo di audio ma si riesce a capire che è in atto un diverbio. In strada, di fronte alla vettura, appare un pedone. Ha con sé un paio di cani di taglia media. Secondo quanto raccontano gli autisti che prestano generalmente servizio su quella linea, si tratta di una persona che già in altre occasioni ha avuto diverbi, anche pesanti, con il personale alla guida delle vetture Atac. Spesso si trattava di insulti, di provocazioni, di angherie e atti di bullismo rivolti proprio contro i conducenti. In questo caso, secondo le poche informazioni trapelate, il pedone avrebbe preteso di salire in vettura con i cani privi di guinzaglio e museruola. Cosa che, ovviamente, il conducente, A.D., ha rifiutato in osservanza alle disposizioni dell’Azienda.
Da qui sarebbe nato il diverbio con l’autista. Dal video si vede il pedone che, rinunciando a salire sull’autobus, si allontana dalla vettura ma andando all’indietro. Poi prende il cellulare, come a voler fare un video e, a quel punto, l’autobus riparte. Accelera, fortunatamente senza arrivare a velocità eccessive, e va dritto verso il pedone che alza le mani poggiandole sul vetro anteriore, quasi a voler fermare il bestione rosso, per poi, naturalmente, dover indietreggiare sempre incalzato dall’autobus. Quasi una scena da film splatter.
Il video, che è stato girato da qualche balcone di uno dei palazzi della zona, prosegue ancora per qualche secondo senza che, però, si possa capire cosa stia succedendo: la vettura e il pedone sono coperti parzialmente da alberi e da un fabbricato. Tuttavia, l’assenza di notizie di persone ricoverate per investimenti e di relative denunce fa pensare che non vi siano state conseguenze concrete per il pedone. 
L’Azienda di via Prenestina a metà mattinata diffonde una nota: “In relazioni alle immagini diffuse su un video, nel quale si vede un bus in servizio sulla linea 786 che si dirige contro un pedone, Atac ha immediatamente avviato gli accertamenti non appena ha avuto contezza del filmato, che l'azienda giudica molto grave. Nelle more della conclusione degli accertamenti Atac procederà a sospendere cautelativamente  l'autista responsabile, una volta individuato. L'azienda valuterà, inoltre, anche una denuncia a carico del dipendente.  Nel frattempo ha provveduto a segnalare il video alle autorità competenti”.
Nel tardo pomeriggio, poi, l’Atac ha individuato l’autista del mezzo e ha provveduto a sospenderlo dal servizio. 


DIMISSIONI, GUASTI E INCENDI: GLI ANNI SENZA PACE DI AMA


La rottura di un nastro trasportatore degli scarti del trattamento dei rifiuti nel TMB di Rocca Cencia è solo l’ultimo di una lunghissima serie di problemi e incidenti che si sono susseguiti nel corso degli anni all’Ama. Anche se i primi problemi partono un po’ più in su, direttamente dal Campidoglio: dall’8 febbraio, giorno delle dimissioni di Pinuccia Montanari dalla guida dell’Assessorato all’Ambiente, ancora manca il successore. Fosse solo l’Assessore fantasma sarebbe quasi un problema da poco. È che dietro le dimissioni della Montanari - per altro, il secondo Assessore all’Ambiente a mollare la Giunta Raggi dopo l’addio di Paola Muraro, il 13 dicembre 2016 - c’è il problema dei bilanci dell’Azienda, non ancora approvati, e, soprattutto, del management. Già, perché uno dei problemi di Ama è la straordinaria girandola di direttori, amministratori, consiglieri che, da quando i 5Stelle amministrano il Campidoglio, si sono succeduti senza riuscire a incidere realmente nelle politiche aziendali: Alessandro Solidoro, Stefano Bina, Antonella Giglio, Lorenzo Bagnacani sono entrati e usciti dalla grazie dell’Amministrazione comunale con la stessa rapidità (e fine) delle mogli di Enrico VIII. 
Testa del pesce a parte, poi, c’è il lungo elenco di problemi che hanno martoriato l’Ama. I più gravi sono, ovviamente, i due incendi. Il primo, quello gravissimo, dell’11 dicembre 2018, dell’impianto di trattamento meccanico biologico di proprietà di Ama di via Salaria. 
Un impianto che, sin dalla sua apertura nel 2011, è stato una spina nel fianco dei cittadini della zona di Villa Spada, Fidene e Castel Giubileo sulla Salaria e oggetto di grandi proteste. A dicembre 2018, di notte, l’impianto va a fuoco. Le fiamme finiscono per distruggere un po’ tutto e, finalmente, la struttura viene chiusa. 
Arriviamo al secondo incendio, quello di fine marzo scorso e che investe il TMB di Rocca Cencia, quello dove ieri è andato fuori servizio il nastro trasportatore. In quel caso, fu necessario chiudere una metà dell’impianto - questa volta, secondo le prime notizie diffuse dall’azienda, sarà l’intero stabilimento - e, anche in quell’occasione, Ama si raccomandò con i romani di fare al meglio possibile la differenziata. Per nessuno di questi incendi è ancora stata appurata la causa, se sabotaggio, autocombustione, errore umano. A questi roghi, però, vanno sommati anche quelli di svariati cassonetti nel corso del tempo: spesso come risposta (sbagliata) di cittadini esasperati dalla mancata raccolta, altre volte come atto vandalico. Episodi, però, usati dalla propaganda grillina per gridare lo slogan del “siamo sotto attacco”.
Fra incendi, deliberata scelta di non occuparsi dell’impiantistica di smaltimento da parte dei grillini e rotture, però, Roma continua ad avere un ciclo rifiuti sempre al limite del collasso

AMA, KO ANCHE IL TMB DI ROCCA CENCIA


Settecentocinquanta tonnellate al giorno: tante ne lavora - ne lavorava - l’impianto di trattamento meccanico biologico (TMB) di proprietà di Ama a Rocca Cencia. Che, da ieri, ha smesso di funzionare: s’è rotto il nastro trasportatore per gli scarti pesanti che è collocato al termine del processo di lavorazione e del quale non è possibile fare a meno.
Ancora nel pomeriggio, i tecnici di Ama stavano smontando le paratie d’acciaio che proteggono il percorso del nastro, operazione necessaria per poter effettuare una diagnosi e, quindi, capire se si tratta di un guasto facilmente riparabile oppure se l’intervento di ripristino richiede lavori più profondi.
Si lavora comunque per riaprire l'impianto già da oggi, ma bisognerà prima completare la diagnosi sul guasto. 
Il problema, però, è assai serio: dopo l’incendio di via Salaria, l’altro impianto TMB di Ama, all’Azienda era rimasta attiva solamente Rocca Cencia. La rottura e la conseguente sospensione delle attività riduce a zero il trattamento dei rifiuti “fatto in casa”, quindi senza costi da pagare a terzi, e alza l’asticella - 750 tonnellate al giorno - di quanto Ama dovrà ricorrere ad altri soggetti, pubblici o privati, pagando. Il che significa che i già periclitanti bilanci di Ama dovranno subire, almeno per qualche giorno, uscite straordinarie per pagare il trattamento di 750 tonnellate al giorno di rifiuti. E che, se non dovesse arrivare l’ok dagli altri stabilimenti - un processo che riguarda anche la Regione Lazio che, se non fosse già previsto, deve autorizzare l’aumento di tonnellate trattate - sarebbe un problema anche per la città.
Non a caso, ieri, Ama ha diffuso una nota stampa in cui oltre a replicare ai sindacati - Cgil e Cisl - che avevano annunciato la notizia della rottura di Rocca Cencia, l’Azienda ha anche rivolto un appello ai romani: “a fare al massimo grado la raccolta differenziata, separando correttamente tutti i materiali riciclabili, conferendo ciascuna frazione (organico, vetro, carta, plastica e metalli) negli appositi contenitori e non abbandonando mai rifiuti a terra”.
Secondo l’amministratore unico di Ama, Massimo Bagatti, “Chiediamo a tutti, alle utenze commerciali e domestiche di accompagnare con un comportamento corretto e virtuoso lo sforzo che l’Azienda sta compiendo sui servizi di raccolta, in particolar modo in questo periodo caratterizzato da una complessa gestione a causa delle manutenzioni in alcuni impianti. Abbattere lo stock di rifiuti indifferenziati si può: è fondamentale la collaborazione di tutti per una gestione dei rifiuti più responsabile”.

mercoledì 29 maggio 2019

STADIO A FIUMICINO? FACCIAMO CHIAREZZA



Molti chiedono lumi e notizie circa le voci su un possibile spostamento del futuro Stadio da Tor di Valle a Fiumicino.

Anticipo la risposta: no, non è possibile.

E ora spiego.

CAMBIARE = AZZERARE
Non è per Fiumicino. È un discorso globale. Qualunque spostamento, dentro Roma, a Fiumicino, Ciampino o in qualunque altro posto scegliate implica il totale, assoluto e irreversibile azzeramento di quanto fatto fino a ora.
Vale per quanti cianciano di Tor Vergata, di Pietralata, di aree a nord, sud, est o ovest di Roma. Vale per Fiumicino. Per Tivoli, Guidonia, Caltanissetta, Parigi e Marte.

Tempo buttato: ripartiamo da maggio 2014, quando venne presentato il progetto e, subito dopo, depositato in Comune.
Soldi buttati: a oggi la Roma ha sostenuto spese per circa 80 milioni di euro che verrebbero presi e semplicemente ridotti a coriandoli.

Fosse solo questo, uno potrebbe anche pensarci. Ma:

usciamo dalla logica SimCity: un edificio non si sposta con un clic su una mappa. E un progetto non è dato solo dalla parte estetico-architettonica ma, soprattutto, da quella ingegneristico-strutturale. Ovvero, per progettare il disegnino di cui si continua a vedere il rendering, occorre fare dei calcoli che riguardano nell’ordine: il terreno, la sua capacità di assorbimento idraulico, la sua geologia, la sua archeologia. Quindi, calcoli di statica, di bradisismo, di idraulica. E solo dopo questi - che si ottengono, lo ricordiamo, con consistenti sondaggi geologici - si progettano fondamenta. Il disegnino è la parte estetica. Dietro l’estetica c’è la statica.
quindi, significa ricominciare a capire se un terreno è giusto, regge tecnicamente da un punto di vista di statica. Significa rifare i sondaggi geologici.

Poi, significa rifare l’iter amministrativo che consiste in:

  • Redazione progetto preliminare (secondo le nuove disposizioni, per altro, quindi non più uno studio di fattibilità di una sessantina di pagine con quattro allegati ma un vero e proprio progetto preliminare)
  • Conferenza di servizi preliminare
  • Delibera di Giunta comunale di Fiumicino sul pubblico interesse
  • Delibera di Consiglio comunale di Fiumicino Fiumicino sul pubblico interesse
  • Redazione progetto definitivo
  • Conferenza di Servizi decisoria che, se l’area scelta necessita di variante urbanistica, è di competenza regionale, altrimenti gestita dal Comune
  • Variante e Convenzione urbanistica approvate dal Consiglio Comunale - IL PUNTO CUI SIAMO ORA PER TOR DI VALLE
  • Adeguamento delle carte progettuali a eventuali prescrizioni della Conferenza di Servizi decisoria, eventuali osservazioni alla variante urbanistica approvate dal Consiglio comunale, elementi inseriti nella Convenzione urbanistica
  • Check e successiva determina della presidenza della Conferenza di Servizi decisoria sul recepimento delle prescrizioni (in Regione se la CdS era regionale e in quel caso occorre successiva delibera di Giunta Regionale)
  • Firma degli atti d’obbligo

CAMBIARE = NUOVO PARTNER
A parte le questioni procedurali, cambiare la localizzazione significa anche cambiare il partner: niente più Eurnova con la quale intercorrono rapporto piuttosto consolidati, per ricominciare da capo con un altro soggetto.

CAMBIARE = ROTTURA COL COMUNE
Solo qualora si giungesse a una rottura definitiva e insanabile - i cui effetti si vedrebbero a quel punto in Tribunale - fra il privato e il Comune di Roma si potrebbe pensare di accantonare l’attuale area e l’attuale progetto in favore di uno nuovo, con un nuovo partner e un nuovo iter. Ipotesi che, al momento, non è nel mondo del reale possibile ma solo in quello delle infinite possibilità degli universi paralleli.

CONCLUSIONE = MA CHE CAMBIARE…

Tutti questi elementi dovrebbero da soli basta a qualificare gli eventuali e non confermati incontri fra la Roma e soggetti dell’Amministrazione comunale di Fiumicino per ciò che sono: se veri, sono al massimo una forma di cortesia nell’ascoltare chi ha una proposta da fare. Non possono essere neanche considerati una forma di pressione indiretta sul Comune di Roma perché tutti gli attori di questa tragicommedia sanno bene quali sono i problemi dietro un’ipotesi di delocalizzazione del progetto in altra area.