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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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giovedì 29 agosto 2013

Come ti incarto l'abusivo


Primo giorno: gli ambulanti dobbiamo integrarli.
Secondo giorno: sono stato frainteso.
Terzo giorno: facciamo i blitz.
Quarto giorno: abbiamo vinto la battaglia.
Quinto giorno: non ci sono più ambulanti e le foto dei giornali sono di repertorio.

Meno di un mese e questa è la parabola di Ignazio Marino dal Mulino Bianco sugli ambulanti.

Andiamo per ordine.

26 giugno - Ignazio incontra residenti e commercianti e spara: "trovate un lavoro agli ambulanti per integrarli".
Repubblica e Cinquegiorni riportano doverosamente l'uscita del Primo Cittadino.

Passano poche ore, durante le quali residenti e commercianti fanno capire a Marino che Roma è una cosa e il Mulino Bianco è un'altra e che, insomma, "Igna' l'hai fatta fuori del vasino".
Stavolta è il Corrierone a raccogliere lo sfogo - tanto, tanto simile a quelli di Berlusconi - del povero Ignazio: sono stato frainteso.

E per dare più forza alla versione fraintendimento partono i blitz
(Nel clamoroso silenzio della sinistra, di SeL, di Amnesty International e della presidente della Camera, Laura Boldrini!)


E siamo passati in meno di 10 giorni dall'integrazione con posto di lavoro alla caccia all'abusivo!
Emblematico è proprio Cinquegiorni. 
Guareschi avrebbe riutilizzato il vecchio "dietrofront a passo di carica":
Fino qui, se non fossero in ballo le vite degli ambulanti e quelle dei commercianti e residenti, ci sarebbe solo da ridere, soprattutto per l'inginocchiamento della stampa.
Ma, poi, arriviamo dritti dritti al nocciolo del problema.

Che Roma fosse una città difficile sembrava chiaro a tutti. A tutti tranne che a Marino il quale, in campagna elettorale, l'aveva fatta così facile che si poteva essere legittimati a credere che lui fosse in possesso della bacchetta di Sambuco - quella potentissima - del compianto Albus Silente!

Il Primo Cittadino di Mulino Bianco Landia - dopo aver usato questi blitz per mettere le mani sulla Polizia Municipale cacciando il comandante, Carlo Buttarelli - annuncia trionfante: abbiamo sconfitto la piaga del commercio abusivo.

E arriviamo a ieri. Il nostro si fa un bel giretto spot - rigorosamente in bici con vigili ciclisti di scorta - in centro e, gongolante, se ne esce con "eh, non ci sono più gli abusivi di una volta. A quanto pare le immagini dei suo erano di 'repertorio'". 

Un modo diplomatico per dire che sono immagini dell'epoca alemannide?

Apriti cielo: i commercianti osano dire che non è affatto così. 
Ovviamente la querelle viene trasformata dalle corde vocali capitoline in uno scontro.


Certo, difficile smentire la voce capitolina della verità... Buttiamola in caciara, che è meglio!

martedì 27 agosto 2013

Promesse elettorali... ah, che ingratitudine!


Che il sindaco Ignazio Marino avrebbe abbandonato le politiche di controllo e legalità sui Rom era cosa chiara sin dalla campagna elettorale.
Come dimenticare, durante il confronto con Gianni Alemanno su Sky, lo sviolinamento strapplacrime di Marino che narrò al mondo pezzente e rozzo dei trogloditi destrorsi la sublime dolcezza della ragazza Rom poliglotta e desiderosa di integrarsi e migliorarsi.
È, forse, in quell'occasione che i romani avrebbero dovuto comprendere il favoloso mondo Mulino Bianco di Marino!
Evidentemente, però, a parte la solita retorica buonista che ci è toccato sorbire per i sette anni di Veltroni, c'era anche qualcosa in più. Se di sordido o meno, ce lo potrebbe chiarire lo stesso Marino.

Andiamo per ordine.
Il Manifesto di oggi riporta una lunga lettera aperta firmata dal solito pugnetto di intellettuali dal pugnetto chiuso, capeggiati dall'immancabile guru Moni Ovadia, che chiede per i Rom tolleranza, rispetto, alloggi.

Già il titolo è tutto in programma: l'ottica buonista imperversa!

Leggendo, poi, fra le righe emerge in tutta la sua ironica crudezza il Facite Ammuina dei giorni scorsi sulla vicenda Castel Romano:



Rom: noi siamo disposti ad andarcene da un campo che occupiamo illegalmente, quindi, Comune, a Castel Romano non ci torniamo. Dacci un alloggio diverso. 
Comune (vicesindaco Nieri): c'è solo Castel Romano
Rom: allora facciamo lo sciopero della fame a oltranza
Comune (vicesindaco Nieri): No, oddio, per carità, restate restate pure.
Rom: bene, grazie. Ma se ci riprovi a sgomberarci noi riprenderemo lo sciopero.

Come buffonata non c'è niente male: uno sciopero minacciato e mai fatto è bastato a Nieri per calarsi le braghe. 
Quasi quasi mi metto sotto il Campidoglio a fare lo sciopero della fame finché Nieri non mi dà una casa!

Ma, fino qui, niente di sconvolgente. 
Notizia vera sarebbe stata Nieri che se ne fregava della minaccia... In fondo, com'è noto. A sinistra sono tutti per la legalità!

Ora, però, la parte meno folkloristica.
La prima: ma chi è che appicca gli incendi dolosi dentro i campi Rom?
Noi, sai... A giudicare dal Manifesto sembra quasi che ci sia una regia dietro gli incendi. Una regia che ha un unico scopo: sfruttare l'incendio doloso per non far ricostruire il campo Rom e dare ai Rom una scappatoia giuridica per pretendere di andarsene altrove:




Ma, forse, sono io malizioso...

Infine, in cauda venenum, cosa ha davvero promesso ai Rom Marino? Perché da sinistra arriva questo richiamo alle promesse della campagna elettorale?

Il messaggio del Manifesto è inquietante:
Igna', t'hanno accusato di aver comprato i voti dei Rom alle primarie del Pd. Noi non ci siamo venduti per un pacco di pasta ma ti abbiamo sinceramente sostenuto perché abbiamo creduto alle tue promesse.





Promesse, caro Ignazio, che ora devi mantenere:


Siamo certi che Marino si affretterà a chiarire il mistero!


domenica 25 agosto 2013

Okkupazioni (con bandiera rossa) atto secondo


C'è occupazione e okkupazione.
Attenzione, signori, se lo scrive Il Fatto Quotidiano la cosa si fa seria.

Se è vero - come è incontestabilmente vero - che Repubblica e Corriere sono le corde vocali del Campidoglio, è altrettanto vero che Il Fatto Quotidiano è la Tass delle Procure.
Per cui, se il Corriere, nei giorni scorsi, sviolina il Campidoglio per la vicenda okkupazioni e sgomberi - ci riferiamo alla storia del centro sociale Communia a San Lorenzo   Athos o della limpidezza: Okkupazioni: avanti tutta (con bandiera rossa) - sposando l'attacco politico di SeL alla Questura e coprendosi di ridicolo nel ripetere in modo isterico-parossistico che il Comune non era complice nell'infame sgombero, quando oggi si legge sul Fatto che ci sono due diversi tipi di occupazioni, quelle del privato e quelle con la k, allora mi preoccupo.

Anche le Procure rimarranno in silenzio di fronte all'ondata di nuove occupazioni che questo clima sta annunciando?


L'offensiva è chiaramente partita: qui in gioco c'è la credibilità di SeL nel dare agibilità politica e coperture a questi movimenti. 

Il silenzio di Marino e del Pd è inquietante e può voler significare che il Pd, lacerato nella lotta fratricida fra le sue correnti, non sia in grado di opporsi a quello che appare sempre più come uno strapotere di SeL. 
Voci di corridoi capitolini parlano di SeL in grande agitazione per arraffare poltrone e prebende e di un Pd sempre più in affanno nell'arginare questa scalata dei vendoliani.

E Marino?
Marino, trascurato dal vero sindaco, Goffredo Bettini, impegnato a tessere la tela dei renziani su scala nazionale, vivrebbe nel suo mondo Mulino Bianco, fatto di pedonalizzazioni e biciclette, non curandosi di queste cose plebee.

Evitiamo di entrare nel merito della quantità di luoghi comuni contenuti nell'articolo la cui tesi di fondo è che le okkupazioni fatte in nome dell'interesse collettivo alla fin fine sono meno gravi di quelle fatte in nome dell'interesse privato.
Che poi a me ricorda la distinzione, tanto cara ad alcun uomini politici nel periodo di Tangentopoli, fra quelli che rubavano per arricchire se stessi e quelli che rubavano per il partito.

Curioso che lo stesso metro di giudizio sia usato dal giornale di Travaglio!

La Repubblica del Mulino Bianco


I parcheggiatori abusivi danneggiano una cinquantina di auto al gay Village come rappresaglia contro i controlli dei vigili. 
Ma questo su Repubblica non si può dire.


Succede anche questo nella Roma di Marino.
Dopo svariate proteste - di quelle che ieri alimentavano le prime pagine del quotidiano diretto da Ezio Mauro - di gente che si vedeva taglieggiata dai parcheggiatori abusivi, finalmente i Vigili fanno un blitz: una di quelle cose che, nel quinquennio scorso su Repubblica o non veniva raccontata oppure veniva raccontata solo per essere criticata come inutile.


Fatto sta che qualcosa non funziona: forse i Vigili non avevano considerato attentamente il problema fatto sta che vanno in 7 e si ritrovano contro una quarantina di posteggiatori abusivi. 


Strana questa sottovalutazione perché Antonio Di Maggio, il vicecomandante generale che guida questo ti di operazioni, è un ufficiale molto competente e con grande esperienza. Speriamo non gli costi la capoccia come è avvenuto per Carlo Buttarelli, l'ex comandante generale silurato nei primissimi giorni di Marino sindaco con una scusa banalissima nonostante l'altissma professionalità universalmente riconosciutagli. 
Segno che nella Roma di Marino il merito funziona solo come spot!


Ovviamente - tornando al fatto - i 7 non sono in grado di bloccare tutti gli abusivi. Ne "pizzicano" solo 4 e li portano via. Dopo anche aver dovuto difendere un collega in borghese troppo abbronzato scambiato per un abusivo dagli abusivi.
Qui finisce la storia per Repubblica.

Manca l'altra parte, quella simpatica.

Gli abusivi inizialmente fuggiaschi non lo sarebbero stati affatto! 
Dopo le urla con i vigili - a base di frasi tipo "che fai? Mi cacci? Questa è zona mia!" - gli abusivi si vendicano e per rappresaglia sfasciano e danneggiano una cinquantina di macchine: vetri, specchietti, graffì e rigature, gomme bucate.

Duplice scopo: mettere i "civili" in ansia per le loro vetture e tenerli sotto scacco sempre, e metterli anche contro i vigili.

Però, attenzione, tutta quest'ultima parte, Repubblica non ve la racconta: potrebbe offuscare il sogno cartolina in stile Mulino Bianco della Roma di Marino, quella bella, felice, sorridente e in bicicletta.

Ecco, invece, come il Messaggero e addirittura il Corriere raccontano i fatti:

Tralasciamo i commenti.

venerdì 23 agosto 2013

Olimpiadi della Disinformazione


Si stanno disputando, in questi giorni a Roma, le Olimpiadi della Disinformazione.
Al momento, con le prove di ieri, balza in testa Repubblica, seguita a ruota dal Corriere della Sera.
Chiude, sconsolato, e con grande distacco dalla Coppi di testa, Il Messaggero che si avvia verso una mestissima retrocessione.

Il balzo odierno di Repubblica rasenta le vette della perfezione: la polemica - non troppo velata - fra il ministro dei Beni Culturali, Bray, e il sindaco Marino sulla vicenda della corsia preferenziale dei Fori Imperiali viene trasformata in un amore incondizionato fra Campidoglio e Collegio Romano e in una querelle fra il Ministro e la capogruppo del PdL in Assemblea Capitolina, Sveva Belviso.


Andiamo per ordine.
Massimo Bray, ministro per i Beni Culturali, tira una vera e propria staffilata sulle gengive a Marino.
"Caro Ignazio - è la sostanza delle dichiarazioni del Ministro - sulla vicenda Fori-Colosseo non puoi fare come cazzo ti pare ma devi sentire i cittadini". 

Rido ancor pensando se una cosa del genere l'avesse detta il povero Francesco Maria Giro ad Alemanno: Repubblica ci sarebbe andata avanti tre mesi in prima pagina!

Replica un Marino piuttosto stizzito - come pare che accada ogni qual volta non gli venga detto sissignore - "Aaaah Massimo, ma che mi vuoi venire a spiegare come si fa il Sindaco? I residenti li ho interpellati e continuerò a farlo".
Chi abbia sentito Marino - a giudicare da quanto male la stanno prendendo i residenti di Esquilino, Monti e rioni del Centro - è un mistero gaudioso, perché certo i 13 della gauche au velò (versione mariniana della gauche au caviar) non è che siano proprio un campione molto rappresentativo.

Ma cos'è il genio, si chiedevano il conte Mascetti e i suoi Amici Miei?



E, poi, il delitto di lesa maestà: per una volta, invece di starsene nell'angolo, in silenzio a leccarsi le ferite della débâcle elettorale, interviene uno del centrodestra, l'ex vice sindaco Sveva Belviso,oggi capogruppo PdL.
"Caro Massimo, qualora non lo sapessi noi stiamo raccogliendo firme per un referendum che cancelli 'sta sciocchezza. Vieni e firma".

E, qui, il secondo colpo di genio.
Il ministro Bray fa una precisazione che non precisa: "io parlavo del parco archeologico più grande del mondo": una precisazione che, secondo i bene informati, arriva dopo una telefonata di fuoco fra il Sindaco (incazzato) e il Ministro (sorpreso).

Telefonata a parte, torniamo alle Olimpiadi.
Solo Repubblica non ha capito bene chi parlava a chi e di cosa.

Non si parla del Tridente, ma del Colosseo-Fori, cioè della corsia preferenziale già creata. 
Il quesito dei commercianti riguarda il Tridente.

Ma - ed ecco la motivazione per cui la giuria assegna la medaglia d'oro per la Disinformazione, edizione "primo Trimestre Marino" a Repubblica - la chiosa di Bray, organizzata così come pubblicata oggi, sembra una smentita alla Belviso!

Complimenti. L'etichetta del giornalismo di parte è perfetta!




C'è indennità e indennità...

Personalmente credo che il sindaco Marino abbia ragione. L'indennità che percepisce il sindaco di Roma è ingiustamente insufficiente alle responsabilità delle quali lo stesso deve occuparsi.
Ha ragione, Marino, quando dice che un suo Assessore guadagna meno di un usciere della Camera.
Ha ragione quando ricorda che, di fatto, il Sindaco di Roma amministra - fra Campidoglio e controllate - oltre 25mila dipendenti e muove bilanci di miliardi di euro, oltre 5 solo quello del Comune.

Poi, si potrebbe discutere se è l'Assessore che guadagna poco o il commesso della Camera che guadagna troppo, ma sarebbe un po' come chiedere se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto.

Però, mi domando, come mai per il Corriere della Sera esistano indennità e indennità: alcune da trattare con i guanti bianchi, altre per "ciurlar la nel manico".

Intanto, sarebbe il caso di capire: parliamo di stipendi o di indennità? 
La differenza non è di poco conto: indennità si corrisponde per lo svolgimento di una funzione (sindaco o presidente di Regione) e non prevede il versamento di contributi previdenziali o assicurativi. 
Lo stipendio o salario, invece, prevede il versamento di contributi ed è un emolumento che si percepisce in cambio del proprio lavoro.
Insomma, i due termini, pur se spesso impropriamente usati come tali, non sono affatto sinonimi.

La domanda, quindi, non è peregrina: perché il Corriere per alcuni parla di indennità e per altri di stipendio?
http://roma.corriere.it/popup/pop_Marino_Renzi.shtml 

Seconda questione: va bene schierarsi ed essere un po' lacché... il servilismo, a volte, nei giornalisti è parte integrante del mestiere di pennivendolo... ma faremi capire perché il Corriere debba far risultare il Paperon de' Paperoni il povero Bobo Maroni e non il governatore dell'Emilia Romagna, Vasco Errani?

Leggete con attenzione, infatti, la dida di Errani:
Quindi, il conto è presto fatto:

                                                    STIPENDIO          €   5.788  +
                                                    INDENNITÀ          €   2.258  =
                                                _____________________________
                                                           TOTALE           €   8.046

La foto corrette, perciò, è questa:


Le considerazioni da dietrologia, però, le lasciamo ai lettori...

giovedì 22 agosto 2013

Depistaggio pedonalizzato


Calma piatta. O quasi.
La corsia preferenziale dei Fori Imperiali, seguita a ruota dal rilancio, operato dal sindaco Marino ben coadiuvato dai trombettieri Rep&Cor, di ulteriori pedonalizzazioni sta diventando ormai una specie di depistaggio.

Non si parla più (o quasi) di niente altro.
Non abbiamo più notizie delle buche: chi le ha più viste e sentite?
Si sono perse le tracce delle varie problematiche connesse con i nomadi: chiamate RaiTre!
Dagli schermi radar c'è giusto una traccia, piccola piccola, degli allagamenti di un paio di giorni fa e delle traversie del trasporto pubblico locale, metropolitane in primis.
I problemi di criminalità affliggono Roma in modo sempre più virulento. Ma anche per questo sarà il caso di assumere un Maigret o uno Sherlock Holmes perché 

L'elenco - come lo stesso Marino non mancava di segnalare durate la campagna elettorale - dei problemi della città è lungo, lunghissimo.
Eppure, non se ne parla. 

Le pagine delle cronache locali sono occupate solo da questo nuovo mantra. 
Siamo passati dal "chiamo l'esercito" di alemannide memoria al "pedonalizziamo tutto" by Marino.

E, a quanto pare, anche cervelli e penne notoriamente di prim'ordine si sono pedonalizzate.
Repubblica ormai non è più neanche genuflessa in ginocchio: è completamente sdraiata per terra. La delizia di oggi è il dossier che i "minisindaci" - che nome orribile! - stanno già predisponendo per trovare nuove aree da pedonalizzare.
Fra i quindici Presidenti di Municipio e Repubblica non si capisce chi sia più realista del re!

Il Corriere - una tantum per ora, in attesa che, da Milano, arrivi lo stop al lacchinaggio (nel senso di lacché) e che si recuperi un po' di quella sana indipendenza dimostrata durante il quinquennio Alemanno - accompagna la sviolinata odierna a un pezzettino di spalla che ricorda quali possono essere i problemi legati a una pedonalizzazione di massa.

Unica voce fuori dal coro, il Messaggero: sarà la scarsa simpatia che l'editore (Francesco Gaetano Caltagirone) nutre per Marino (e Zingaretti) ma il quotidiano di Via del Tritone è l'unico che va controcorrente e non si accoda alla sinfonia del "quant'è bello e bravo Marino e quanto ci piace pedonalizzare". Quanto meno, il Messaggero dà spazio ai problemi che queste decisioni comportano.

Solo che - perché c'è un "solo che" - anche questa attenzione finisce per monopolizzare l'attenzione solo ed esclusivamente su questo, lasciano poco o punto spazio al resto.

La domanda, quindi, è: quanto può durare questo giochino?

martedì 20 agosto 2013

Uhcazz... Piove!


Attenzione, attenzione. È venuto giù un acquazzone a Roma. Come d'abitudine disagi, allagamenti, traffico impazzito, metro in tilt.



Abbiamo raccolto un po' di opinioni di autorevoli esponenti politici romani sul problema: "è arrivata la pioggia. Una normale perturbazione atmosferica come si registrano in tante città. A Roma, invece, diventa un evento calamitoso. Le foglie insieme all'acqua hanno ostruito le caditoie, gli allagamenti in città si contano a decine, le buche si riaprono e diventano ancora più insidiose per i motociclisti. Il traffico impazzito e la città si è paralizzata. Siamo ormai a quella che potremmo definire un normale giornata di caos ordinario. Evidentemente la giunta Capitolina, confusa, disorientata e pasticciona non riesce più nemmeno a prevedere l'ordinario avvicendamento delle stagioni", afferma Umberto Marroni del Pd.
Rincara la dose Paolo Masini, attuale assessore ai Lavori pubblici della giunta Marino: la metro "invece che un mezzo rapido di spostamento sta diventando un vero e proprio calvario". gli fa eco Massimiliano Valeriani (Pd) che parla di giorno "nero per i cittadini romani che si muovono con i mezzi pubblici" con "migliaia di passeggeri costretti ad attendere sotto la pioggia i bus sostitutivi per tornare a casa". 
Anche Dario Nanni (Pd) non ci va leggero: "Ormai spostarsi coni mezzi pubblici è diventata una roulette russa per i romani che quotidianamente devono affrontare i disagi e i disservizi del trasporto pubblico". Del resto, il servizio del metro è un "servizio 'stop and go', sembra un telegrafo settimanale. Non passa settimana senza uno stop della metro".



Insomma, chiosa ancora Umberto Marroni, "la città viene continuamente lasciata a piedi dall'inadeguatezza della Giunta a gestire la quotidianità della città. A Roma bastano due gocce di pioggia per mandare in tilt il trasporto pubblico a causa dell'incirca e della scarsa manutenzione".

E sì che siamo a metà agosto, Roma è ancora vuota e le piogge erano ben annunciate!

Ovviamente queste dichiarazioni vennero diramate e amplificate in occasione di eventi analoghi nel 2010 e nel 2012.

Oggi che al governo cittadino sono gli stessi additatori di ieri, cosa diranno di se stessi?

Insomma, chi di pioggia (e annessi) ferisce... di pioggia perisce. 



Forse è il caso che Marino smetta di pensare solo alle pedonalizzazioni... anche perché, a forza di rilanciare, il prossimo sarà l'annuncio della pedonalizzazione del Tevere?

Specialisti in dorsopiroette (cit.)

Pedonalizziamo tutto. Pedonalizziamo subito. 
Il sindaco pedonalizzatore non dorme mai: tanto c'è chi gli suona l'orchestrina e lo aiuta a nascondere la polvere sotto i tappeti.


Le due corde vocali del Campidoglio, Repubblica e Corriere, oggi suonano i violini sul "pedonalizziamo il Tridente", ma sì, quello che Alemanno chiamava medicèo anziché medìceo e che divenne campo di battaglia politico-mediatico quando la precedente Amministrazione provò a pedonalizzarlo parzialmente.

In quei giorni, le redazioni dei corifei vennero sguinzagliate alla ricerca di qualsiasi scalzacane che dicesse no al progetto di Alemanno: non si può fare, i commercianti, i residenti, blabla...

Motivazioni del no? Semplice. I commercianti non possono lavorare per carenza di movimento; alberghi e ristoranti necessitano di carico e scarico merci; il macellaio di via di Ripetta - andava di gran voga su Repubblica anche se era candidato con l'Udc al I Municipio - animava la resistenza; e poi i residenti: "ci sarà l'invasione di tavolino selvaggio, l'invasione degli ambulanti, la strada diventerà come a Trastevere, una latrina a cielo aperto, tutta movida e addio sonni tranquilli".

Oggi, stanno lì - le stesse redazioni - osannanti e plaudenti.

Repubblica, addirittura, giunge a rispolverare il progetto dell'hub della mobilità di Villa Borghese: il raddoppio dell'attuale parcheggio interrato che deve essere propedeutico a qualsiasi ipotesi di pedonalizzazione del centro.

Progetto Alemanno - si legge fra le righe - destinato a sostituire lo scempio del Pincio veltroniano ma sul quale oggi Repubblica fornisce nuove informazioni. I box auto destinati a finanziare gran parte del progetto non si vendono, tanto che alcuni acquirenti hanno richiesto indietro la caparra perché i lavori non partono proprio per le basse vendite su carta.
Quindi? Dobbiamo pedonalizzare tutto, troviamo una soluzione.
La corsia preferenziale del Fori Imperiali è lunga 700 metri e, alla fine, si percorre pure a piedi. 

Ma tutto il Tridente no e poi, nel Tridente, c'è il cuore dell'economia commerciale di Roma. Non puoi proprio pensare di sbattere fuori dal giorno alla notte commessi, funzionari, dipendenti di alberghi, ristoranti e uffici.
Già mi immagino i commessi e le commesse di Via del Corso, Ripetta, Borgognona, Frattina, Condotti, e così via in marcia verso il Campidoglio!

Quindi?

Quindi il tanto vituperato progetto Alemanno per Villa Borghese torna improvvisamente buono.
E con una virata a 180° lo riproponiamo, magari spolverandolo con un po' di cipria, tanto per non far vedere che serviamo una minestra riscaldata.

Però, c'è il problema dei costi. Quindi, altra piroetta et voilà facciamolo finanziare dalle strisce blu che Marino si accinge ad aumentare. 
Il Teatro di Marcello - ha deciso Marino - è un bene troppo importante perché possa essere affidato ai privati e ha revocato il bando alla vigilia del l'assegnazione. Qui, i privati invece gestiranno la sosta pubblica per costruire un bene privato come l'hub di Vlla Borghese?

Quando Cyrano de Bergerac parlava di "specialisti in dorsopiroette" forse aveva le premonizioni.

domenica 18 agosto 2013

Comune-Questura: guerra fredda?

È solo tensione o ormai fra il Campidoglio e San Vitale siamo ai "carissimi nemici"?

Il Corriere della Sera ci tiene molto a sottolineare che il Campidoglio non sapeva nulla dello sgombero del centro sociale Communia di San Lorenzo.
La genuflessione del Corrierone è molto politica e serve alla sinistra romana - che nella redazione romana del Corriere conta accanitissimi sostenitori -  per mantenere vuoi rapporti con l'area antagonista, già orfana di Andrea Tarzan Alzetta, silurato per far posto alla leader del mondo Lgbt romano, Imma Battaglia, troppe volte candidata e altrettante rimasta senza seggio.

Però, a parte questo aspetto politico, c'è una verità inquietante che si fa strada.

Che i rapporti fra la Questura e il Campidoglio non fossero idilliaci, era cosa nota e notata già dalla irritatissima reazione di Marino, che si è visto rovinare la festa per la corsia preferenziale dei Fori Imperiali, da un drappello di manifestanti-contestatori per la vicenda discarica.
In quell'occasione, Marino non le aveva mandate a dire al povero questore, Fulvio Della Rocca.
Il Pd, ovviamente, si era subito risentito e aveva addirittura presentato un'interrogazione parlamentare al ministro dell'Interno, Angelino Alfano.
Perché, è cosa nota, a sinistra e solo a sinistra c'è libertà di contestare, interrompere i comizi, gli happening, le inaugurazioni. Lì è esercizio democratico. Al contrario, sono solo volgari blitz fascisti. 

Ma torniamo alla guerra fredda Questura-Campidoglio.


Dopo quell'episodio, sembrava che fosse tornato il sereno, o, quanto meno, che i rapporti fossero tornati a un livello normale.
Invece, invece... l'ansia del Campidoglio, devotamente amplificata e rilanciata dal Corriere, di sottolineare la non conoscenza dello sgombero, significa anche ribadire la distanza - fredda e siderale - fra Palazzo Senatorio e San Vitale. 

È cosa nota che il Questore a Roma ruoti con una certa frequenza. Fulvio Della Rocca è arrivato a guidare Roma a metà giugno 2012. Non è inverosimile ritenere che di qui a qualche mese Della Rocca vada altrove. 
Ma, proprio per questo, la guerra così aperta da parte del Campidoglio ha poche giustificazioni. 
O, forse ne ha una. 
Forse che Marino vuole scegliere lui il Questore?
Questa guerra, allora, assumerebbe un chiaro colore preventivo: lamentarsi, lamentarsi, lamentarsi per acquisire crediti quando sarà il momento di scegliere il successore di Della Rocca.

Okkupazioni: avanti tutta (con bandiera rossa)

Sotto il velo del politically correct, il Corriere della Sera di oggi, ci annuncia la probabile linea politica che, per il prossimo quinquennio, regolerà il Campidoglio in materia di okkupazioni (rigorosamente con la "k").

La vicenda del Communia - il centro sociale occupato nelle ex fonderie Bastianelli a San Lorenzo e sgomberato due giorni fa dalla Questura - è molto suggestiva.

Già due giorni fa, coprendosi abbastanza di ridicolo, il Corrierone ci annunciava che il Campidoglio era stato tenuto all'oscuro della decisione di sgomberare lo stabile
E, nello stesso pezzo, veniva raccolta l'amorevole e autorevole voce di Sinistra Ecologia e Libertà - per bocca di Gianluca Peciola e del vicesindaco Nieri - che mandava un messaggio trasversale ma chiaro: lì non si specula. 
Il che, tradotto, significa: del privato, dei suoi interessi, dei suoi soldi e dei suoi investimenti non ce ne frega nulla. Quella è roba nostra e non vi faremo fare nulla.

Il ridicolo del Corriere era legato alla ripetizione ossessiva di questa inconsapevolezza capitolina. Ben quattro volte, fra occhiello in prima di cronaca e nel lead del pezzo e poi per altre due nel pezzo vero e proprio.

Oggi, unico a tornare sul tema - giacché la mezza breve di Repubblica non conta: è fatta solo per non prendere il buco - il Corriere annuncia: la proprietà fa marcia indietro.








sabato 17 agosto 2013

Avviso ai naviganti

Dopo i pezzettini un po' velenosi su Repubblica Roma online e sul Corriere Roma online, siamo tornati alla copertura politica della Giunta Marino. Meglio, al plauso aperto e sincero. E piuttosto umido di saliva.

Basti guardare oggi come vengono trattati i tre temi caldi del ferragosto: le sciocche (e piuttosto criminali) dichiarazioni al Corriere della Sera del vicesindaco Nieri sulle Foibe, la baby gang che rapina il coetaneo e lo sgombero di un centro sociale a S Lorenzo.

Nieri ha la splendida idea di farci ripiombare nel 1950: a Roma la "memoria" è solo quella abilitata dalla sinistra; le Foibe le ricorderanno altri. Dopo un fiacchissimo fuocherello di batteria del centrodestra (che denota davvero la scarsezza delle fila del PdL, evidentemente troppo preso a guardare ad Arcore e poco alla vita reale) Nieri fa un po' di dietrofront... anche se il rumore delle unghie sul vetro è davvero fastidioso. 
Io credevo che Alemanno fosse affetto dalla "sindrome da microfono" - rispondeva a qualunque domanda i cronisti gli rivolgessero - ma temo che sia in ottima compagnia. Insomma, senza giri di parole, Nieri ha detto una gran cazzata e se ne è reso conto troppo tardi. 

Se, però, a parti invertite, fosse stato il vicesindaco di Alemanno ad aver fatto affermazioni simili, avremmo certamente avuto non solo tutto il Parlamento lato sinistro scomodato per attaccare il primo e il secondo cittadino di Roma, ma interventi simili avrebbero avuto l'avallo ebdomadario del duo Rep&Cor con interventi di sociologi, cardinali, rabbini, imam, portavoce gay, alieni, nani e ballerine!
Non solo, ma se fosse stato il vicesindaco alemannide ad aver detto una cosa simile in un'intervista al Corriere, uuuuuuuh, sai che titoli! Gli stessi che accompagnarono le dichiarazioni rese da Alemanno durante il viaggio in Israele...
A Marino consiglierei di rimettere il bavaglio ai suoi: almeno nei primi mesi, l'inagibilità politica a parlare dei suoi assessori lo ha salvato da un bel po' di polemiche.

Baby gang: anche qui, episodi simili nel quinquennio Alemanno si sono verificati con una certa ripetitività. E, ogni volta, giù con profusioni di comunicati - la cui sostanza era: "la colpa è della deriva culturale imposta dal fascista Alemanno. Le sue dissennate politiche sociali producono questi effetti" - titoloni a paginone intere, analisi sociologiche, articoli di fondo in cui, riprendendo e amplificando le elucubrazioni mentali della sinistra, le odierne "corde vocali" del Campidoglio rilanciavano e consacravano queste idee conferendo ad esse una patina di verità. Ebbene, siamo già al secondo o terzo episodio di baby gang da quando Marino si è insediato. Ora, quindi, la colpa della mala educacion di questi criminali in erba di chi sarebbe? Di Marino e Nieri? Era una stronzata ieri, lo è oggi.
Ma è palese lo squilibrio nel modo di affrontare il problema.

Infine, lo sgombero del centro sociale a S. Lorenzo


Il pezzo più ridicolo sta sul Corriere: attenzione il Campidoglio non era informato. Messaggio ripetuto in prima pagina nell'occhiello, alla prima riga del pezzo e poi ripetuto dentro a metà pezzo. 
Gia che c'erano al Corrierino potevano anche sottolinearlo!

Mi raccomando, non sia mai che il mondo antagonista - che già ha dovuto digerire l'uscita di scena del povero Andrea Tarzan Alzetta per compensare il grande impegno (!) di Imma Battaglia, storica esponente del mondo Lgbt, fondatrice di DiGay Project e a capo del Gay Village, la fabbrica di sogni e di soldi estiva, a favore di Zingaretti prima e di Marino poi - possa pensare che ci sia vicinanza! Sai le risate per i vari Peciola e Nieri!
Quando si dice l'indipendenza del stampa! 
Penso che neanche ai tempi della P2 il Corriere si prestava a mandare trasversali messaggi in stile padrino!
Ma tant'è... i tempi cambiano e cambia pure il Corriere.

Repubblica, se non altro, non giunge a vette di tale servilismo da lacché: certo, il pezzo è tutto orientato a favore del centro sociale e contro la Questura.

Se si vuole sapere qualcosa di vero e non le favoline consiglio di leggere il Messaggero, almeno non c'è la versione di partito.

Per cui, però, sommando il tutto la domanda che si pone è la seguente: quando si arriverà (presto) allo scontro finale con la Questura, Pecoraro e Alfano lasceranno che Della Rocca cambi casa? E, al suo posto, metteranno qualcuno ben gradito a Marino, Nieri e mondo antagonista o un poliziotto con le palle?


Del resto, a parte la storiellina della corsia preferenziale dei Fori, in atto c'è l'operazione "asso piglia tutto": iniziata con la pretestuosa destituzione di Carlo Buttarelli dalla guida della Polizia Municipale - e chissà con i Fori cosa sarebbe successo se fosse rimasto un Comandante con pieni poteri invece di tre vice dimezzati - proseguita con la sostituzione di Diacetti in Atac, le prossima tappe di questo gioco dell'oca sono l'Ama - il povero Benvenuti ha i giorni contati - e, finalmente, Acea e Camera di Commercio, cioè le due casseforti (quelle con i soldi veri) di Roma.

In mezzo, anche Prefettura e Questura: Marino (e Zingretti) certo non vorranno avere in due posti così importanti gente che pensa con la sua testa ma esecutori di ordini, bravi fedeli e, soprattutto, silenziosi.

L'avviso ai naviganti, quindi, è semplice: il messaggino dei giorni scorsi è giunto a destinazione. Ora, coperti e plaudenti, andiamo avanti. 
Caro Ignazio, dicci quello che dobbiamo dire e fare e noi lo facciamo.

giovedì 15 agosto 2013

E la luna di miele?

Sicuramente il record di Alemanno sarà destinato a durare a lungo: lui, la luna di miele, non l'ha mai avuta. Complice una gran dose di leggerezza nel rispondere alle domande dei cronisti e una certa "corte dei miracoli" che non ha ancora capito che non siamo più nel 1936, le polemiche - fra Ara Pacis e saluti romani - investirono l'ex inquilino del Campidoglio sin dal primo giorno del suo mandato.

Marino, però, sembra stia iniziando a perdere i colpi. 
La corsia preferenziale dei Fori Imperiali può reggere ancora un po', ma i problemi - più o meno sempre gli stessi - iniziano a emergere anche dalla colonne di Repubblica e Corriere.

Certo, le due "corde vocali" del Campidoglio ancora non utilizzano i toni apocalittici che hanno accompagnato il quinquennio di Retromanno, ma qualche crepa qua e là inizia a vedersi.

Più su Repubblica, a dire il vero. Forse le voci di un fortissimo risentimento del quotidiano diretto da Ezio Mauro verso Marino per l'intervista all'Huffingont Post - quella in cui il Sindaco annunciava la volontà di cancellare fisicamente via dei Fori Imperiali - dovevano essere vere.


A scorrere la home page di Repubblica Roma troviamo la protesta antidiscarica in apertura, i camion bar - a proposito, ma Athos De Luca e Dario Nanni, che per un quinquennio non hanno trascorso settimana per attaccare Alemanno su questo problema, oggi dove sono? - i borseggi, la metro C e via dicendo. Tutto molto soft, per carità. In altri tempi, Repubblica ci aveva abituati a ben altri toni e modi.

Poi apri il Corriere. Qui, Marino gode ancora di notevole appeal. Del resto, basta conoscere chi guida - nominalmente e realmente - la cronaca romana per sapere che non è sforzo grande parlare bene del Pd e di Marino...

Però, però... un paio di pezzi velenosini si trovano!
 
Anche qui, i camion bar ai Fori e la discarica sono i temi forti. 
Sarebbe difficile altrimenti, anche in considerazione che sono le due sole cose di cui Marino si è più o meno occupato dell'insediamento ad oggi.

Mancano per entrambi i problemi legati all'emergenza nomadi. Ma c'è tempo... con le linee politiche anticipate dalla vicenda campo Rom di via Salviati, il tema sarà caldo per un bel po' di tempo.

Fra qualche tempo, poi, ci sarà da chiedere il conto delle promesse elettorali di Marino: i soldi per le giovani coppie, quelle per i disoccupati, quelle per i residence, il tram per Trastevere, i giardini per tutti e la città a misura di bambino.

Per ora, ci limitiamo a registrare l'ingresso, sommesso e con toni minori, di qualche problema cittadino nelle pagine dei due corifei capitolini. 
Vedremo se prevarrà alla fine la credibilità della testata (e anche dei colleghi che ci lavorano) o l'appartenenza politica.

mercoledì 14 agosto 2013

News game: il Domino Saddam. Copyright by Cia&Mi6

Un pensiero deferente e un sentito ringraziamento alla premiata ditta Cia&MI6 per la creazione del nuovo gioco di società: Domino Saddam.


La grande Guerra del Golfo è davvero stata la madre di tutte le battaglie: le stiamo combattendo ancora oggi.
Come in un domino, appunto, la Guerra del 1991 ha aperto le porte alla destabilizzazione del mondo arabo, una destabilizzazione che passa per l'Afghanistan e l'Indonesia, l'Iran e la Siria, il Libano e l'Egitto, l'Algeria e la Tunisia.
Gli sbarchi di clandestini a Lampedusa, in Sicilia o sulle coste calabresi sono solo un aspetto, quello che ci tocca più da vicino, della Guerra del '91. Così come l'odierna strage in Egitto è devota ed amorevole figlia della scarsissima lungimiranza della Cia e del MI6, i servizi segreti dedicai all'estero di Stati Uniti e Gran Bretagna.
Una figlia che, ormai, conta ben 23 anni e continua a crescere.

La decisione dell'Iraq di Saddam di conquistare manu militari il Kuwait ha alterato gli equilibri politici regionali e le percentuali di controllo sui giacimenti di petrolio. Una decisione, quella irachena, che può (e forse lo è) apparire il frutto della megalomania di un ras locale ma che in realtà è discendente diretta dell'impreparazione degli Usa alla fine della Guerra Fredda: Iraq e Afghanistan sono due facce della stessa medaglia. L'ottusa miopia degli americani li ha spinti prima a finanziare il laico socialista Saddam contro il religioso Khomeini (foraggiato dai Sovietici), e a mandare soldi e missili ai guerriglieri religiosi talebani afghani contro i Sovietici: entrambe queste politiche sono state seguite per vincere la Guerra Fredda. E, dopo averla vinta, gli Usa hanno abbandonato quelli che avevano prima usato, lasciandoli o in balia del credo religioso o pronti per provare a percorrere una classica politica di potenza.

Nel 1991, abbagliati dal mito (tutto americano) dell'esportazione della democrazia (con le baionette), gli Stati europei si schierano dietro gli Usa, sotto la bandierina dell'Onu. 
Formale obiettivo - ennesima riprova di miopia - è solo la liberazione del tanto insignificante quanto ricco Kuwait.
Saddam resta in sella. Fino al 2003. Però ormai è costretto a spostarsi dal fronte laico - quello che lo aveva portato, sponsorizzato e foraggiato dagli Usa e dagli Inglesi, a fare 8 anni di guerra contro L'Iran dell'ayatollah Khomeini - a quello é litioso, invocando la Guerra Santa contro gli infedeli e aprendo le porte del suo Paese agli integralisti religiosi che si riunivano sotto il vessillo di Al-Qeda e di Osama Bin Laden.
 E quando apri le porte al virus, la cura che ti servirà è da cavallo!
Anche perché, nel frattempo, la velocità di diffusione delle informazioni e delle idee si moltiplica con progressione geometrica anno dopo anno, mese dopo mese. E diviene incontrollabile e inarrestabile.

Certo, alcuni episodi sono legati a fatti più specifici: ad esempio, la guerra civile in Libia è figlia più che altro dello scontro fra Italia e Francia, fra Eni e Total, per il controllo del petrolio libico.
E certo ogni qual volta un Leader di un Paese occidentale prova a "sganciarsi" dal controllo delle Sette Sorelle, stranamente quel leader viene rapidamente scaricato ed entra nel limbo dei dannati.
Tuttavia, non furono Sarajevo e Francesco Ferdinando a dare il via alla Prima Guerra Mondiale, così come non è stata la lotta ENI-Total a scatenare la guerra civile libica. Al massimo, si trattava solo del fischio d'inizio del match.

Una volta che Saddam ha aperto la diga all'integralismo, questo non si è più fermato. 
Egitto, Siria e Turchia oggi sono gli ultimi fronti di questa guerra.
Nessuno ha nostalgia di quei piccoli - e spesso sanguinari - leader del passato, i Ben Alì, i Mubarak,i Gheddafi, i Saddam. Però loro - casualmente tutti esponenti di un'aristocrazia militare - rappresentavano la stabilità contro il fanatismo. La cosiddetta "Primavera Araba", alla fine, è stata un movimento buono per noi occidentali, per i nostri giornalisti che hanno potuto, così, alimentare il mito della democrazia che cresce spontaneamente, dopo aver raccontato quello della democrazia esportata con la forza della "giustizia internazionale". 
La drammatica lezione che emerge sin dal 1991 ma che in questi ultimi due o tre anni trova la sua conferma più tragica è che manca ancora, nei Paesi del mondo arabo un reale substrato sociale in grado di supportare la democrazia. In fondo, questi Paesi sono passati da un colonialismo paternalistico a una serie di dittature militari al massimo con un breve intermezzo di qualche dinastia reale eterodiretta. L'alternativa come dimostrano l'Iran o il Sudan - sono gli imam, la sharìa, gli stati teocratici.

Quello che oggi avviene in Turchia, Siria ed Egitto - e domani potrebbe incendiare definitivamente anche Oman,Yemen, Arabia Saudita - è l'ultimo scontro fra l'anima laica e quella fondamentalista del mondo arabo. Il rifiuto degli Stati Uniti di appoggiare gli insorti anti Assad in Siria è legato al fatto che questi insorti sono infiltrati da uomini legati ai movimenti qaedisti: finanziare e armare gli uni, significa finanziare e armare gli altri. In Turchia, pur con l'inversione dei ruoli, essendo Erdogan l'esponente dei partiti religiosi, lo scontro è analogo. In Egitto gli scontri sono ugualmente fra l'esercito e i sostenitori dei movimenti religiosi il cui vessillo è l'ex presidente Morsi.

Insomma, il domino iniziato con Saddam ancora non è finito.
Il sentito ringraziamento del mondo deve andare agli autori di questo nuovo ed avvincente gioco: CIA e MI6 ci hanno regalato già un ventennio di risiko e forse altri 10 anni di rivolte.

Associazioni Consumatori: davvero utili?

Con la politica dovrebbero entrarci poco. O quasi. Dovrebbero, però. Perché, alla fine non sembra proprio essere così, tanto che le varie Associazioni a tutela dei consumatori, da qualche anno a questa parte, si moltiplicano nel numero e si suddividono per colore politico.
Nate con il sacrosanto compito di difendere il cittadino consumatore dalla protervia delle imprese, dalle truffe e truffette dei piccoli mascalzoni con la partita Iva e dallo strapotere dello Stato - tutte cose che il semplice cittadino non sa come affrontare - progressivamente si sono trasformate in macchine di potere e consenso.
E, nella loro azione, da qualche anno a questa parte si fatica a ravvisare la mission originaria.
Ad esempio, ma al consumatore spiccio interessa davvero, è proprio un suo legittimo interesse, che il Colosseo sia restaurato e in fretta o, piuttosto, è suo interesse littare perche chi finanzia il restauro è un privato?
Da quasi tre anni, infatti, il restauro dell'Anfiteatro Flavio è bloccato da una pioggia di ricorsi ai quali, credo, manchi solo l'Onu.
In fondo, alla fine, ricorso più ricorso meno... i costi per i promotori sono quasi zero. È la collettività che paga con tre anni di attesa.
Il Colosseo, però, è solo la punta dell'iceberg. 
Dopo gli ultimi avvenimenti in Egitto, leggiamo di un lancio agenzia di una di queste Associazioni che, udite udite, annuncia che è possibile richiedere indietro i soldi per il viaggio.
No, dico: sono mesi che in Egitto c'è un caos che la metà basta, morti e manifestazioni (tutti e due in piazza), esercito schierato e rischio attentati. Il Ministero degli Esteri da tempo invita gli italiani a non recarsi in Egitto, così come in tutti quegli altri Paesi interessati da fenomeni analoghi. Abbiamo davvero bisogno che un'Associazione di consumatori ci venga a dire che, nonostante questo notissimo stto di cose, possiamo chiedere indietro i soldi di una vacanza?
A me appare solo come l'ennesimo tentativo di guadagnare un po' di visibilità nella piccola lotta a chi fa più rumore e, magari, più iscritti.
Sommessamente, poi, mi permetto di evidenziare una pubblicità che, da qualche tempo a questa parte circola sulle televisioni (più o meno tutte): manda un sms a un numero a pagamento rispondendo a un quesito talmente idiota che appare palese la truffettina che ci sta sotto. Specchietto per le allodole, un presunto premio di 10mila euro. Poi, ammesso che ci si riesca data la velocità di passaggio, se si leggono le indicazioni che scorrono in sovraimpressione, ci si accorge che il costo in abbonamento è elevatissimo e il premio praticamente privo di valore, trattandosi di un pacchetto di monete d'oro di interesse numismatico.
Insomma, tradotto.... le monete non valgono nulla o quasi.
Del resto, la domanda rispondendo alla quale si attiva il servizio in abbonamento è così banale che giustifica quasi un premio banale: di dove era Giulietta; quale frutto contiene più acqua e così via.

A questo punto, le Associazioni dei consumatori non farebbero meglio ad occuparsi di questo piuttosto che del Colosseo o dell'Egitto?
O, forse, questa battaglia non meriterebbe neanche un lancio di agenzia?

martedì 13 agosto 2013

Il Congresso di Vienna dell'Urbanistica capitolina

Parrucconi avanti tutta, torniamo a metterci il neo finto, a incipriarci i boccoli bianchi e ai corpetti con le  stecche di balena.
Il Congresso di Vienna dell'Urbanistica romana si è celebrato: Tayllerand e Metternich hanno fatto il loro lavoro e si torna al 1789.


Questo è lo stato dell'Urbanistica a Roma: si torna al 2003 e amen.

Già il nuovo nome - Traformazioni Urbane - appare suggestivo: a Roma non si costruisce più. Al massimo, ma proprio al massimo, si trasforma l'esistente.
Giovanni Caudo, successore di Marco Corsini, alla guida dell'Urbanistica ha riportato le lancette dell'orologio a dieci anni fa: tutto bloccato e imprenditori sul piede di guerra.

Già due volte, Caltagirone ha inviato un emissario a Caudo ("Gaetanino" per la cronaca) e tutte e due le volte, salamelecchi diplomatici a parte, il Calta è tornato a casa con le pive nel sacco e la faccia sempre più scura.

Non proprio un buon viatico - dopo meno di tre mesi dall'insediamento di Marino a Palazzo Senatorio -che si somma all'irritazione di molti imprenditori (specie quelli che si affacciano i zona centro-Fori), alle gerarchie cattoliche (piuttosto seccate per alcune decisioni assunte da Marino, non da ultima quella della revoca di un bando di gara già vinto dal Forum Famiglie) e di Repubblica - così dicono i bene informati - che ha molto mal digerito che l'annuncio sulla cancellazione di via dei Fori Imperiali sia stato dato alla Annunziata e all'Huffington Post anziché alla voce ufficiale del Campidoglio, Repubblica appunto.

Ma torniamo all'Urbanistica. La legge 167 - quella che serve per costruire le case popolari - è stata immediatamente spostata dall'Assessorato tecnico, l'Urbanistica, a quello politico, l'Assessorato alla Casa, guidato da Daniele Ozzimo. 
In sostanza, l'unica legge che produce soldi, permessi, case e consenso in campo urbanistico, la 167, passa sotto il direttissimo controllo del Pd, rimettendo in piedi il vecchio sistema clientelare degli anni d'oro del veltronismo, rappresentato da alcuni volti di vecchia data.

Vicenda Fori. L'Urbanistica è rimasta in panchina - come anche la Polizia Municipale - durante la partita della creazione della corsia preferenziale dei Fori Imperiali. Tutte le decisioni - dalle date ai percorsi, dai limiti di velocità alle soluzioni tecniche - sono stati decisi in un duetto: Sindaco e Dipartimento Mobilità: tutti gli altri attori, Urbanistica, Lavori Pubblici, Atac e Agenzia per la Mobilità, Vigili Urbani, hanno subito  le decisioni prese dall'alto. Adesso, per il ventilato progetto di eliminazione finale fisica di via dei Fori, l'Urbanistica non è neanche in tribuna. È proprio rimasta a casa.
Un gran risultato.

Un risultato che fa il paio con la decisione di Caudo di bloccare la delibera di Assemblea Capitolina (Alemanno) numero 70/2011, quella che, in sostanza, dava attuazione ad alcuni dei progetti del Piano Regolatore di Veltroni prevedendo agevolazioni burocratiche per dare l'avvio ai progetti e far ripartire il comparto edile della città.
Invece, tutto fermo. Imprenditori con l'acqua alla gola e sul piede di guerra. Tanto che circolano voci di un autunno caldo non solo per le serrate e le manifestazioni dei commercianti che si affacciano sulle strade limitrofe ai Fori, ma anche per possibili proteste del settore. Sarà interessante assistere alle prossime assemblee di Acer e simili!

A conferma di questo malessere, il dato sui permessi a costruire rilasciati. Secondo i bene informati del Campidoglio, dal giorno dell'insediamento di Marino ad oggi ne sono stati rilasciati zero o quasi.

Eppure, l'Ira di Caudo più che con la precedente Amministrazione è rivolta contro Morassut e Modigliani, cioè con gli autori materiali del PRG ventroniano, ritenuti più o meno i responsabili di uno scempio. E non a caso la Restaurazione ha fissato il tempo al 2003 e non al 2007. Al periodo, cioè, antecedente il lavoro preparatorio del PRG.

Infine, neanche in Assessorato c'è bel tempo. Anzi, pare che volga al brutto stabile: i dipendenti e i dirigenti dell'Urbanisica mal sopportano di vedersi ridotti a fare la corte dei miracoli, mentre l'Assessore - che ripete urbi et orbi che in Assessorato c'è troppa gente - le decisioni le prende con i suoi "consulenti", professori e studenti universitari.

Un'eccellente partenza, non c'è che dire!


lunedì 12 agosto 2013

Riapre il lupanare Roma

Prostitute, lavavetri e bivaccanti vari: via libera dal Campidoglio
Il sindaco di Roma ha deciso di non rinnovare le ordinanze di Alemanno che vietavano la prostituzione in strada, reprimevano il fenomeno dei lavavetri agli incroci e quella che metteva un argine ai bivacchi nelle zone di pregio.
Pochi giorni fa, infatti, queste tre ordinanze andavano a scadenza.

Al Sindaco è stato sottoposto per tempo il problema: che si fa? Si rinnovano?

A quel punto, Marino chiede un bel parere al segretario Generale, Liborio Iudicello domandandogli se era legittimo andare avanti.
La risposta di Iudicello è stata una lunga dissertazione giuridica di ben tre pagine in cui si sottolineava il problema della "necessità ed urgenza" delle ordinanze e la loro reiterazione con l'assurto che si poteva andare avanti ma occorreva tenere conto proprio di questi requisiti.

Risultato, i tre provvedimenti - specie quello sulla prostituzione tanto contestato dal Pd all'epoca di Alemanno e bollato come inutile - sono finiti nel cassetto dei ricordi.

Eppure, eppure...
L'ordinanza anti prostituzione, la 242 del settembre 2008, era rimasta in vigore per il quinquennio Alemanno, producendo un sensibile calo della presenza di donne, uomini e trans che "esercitavano" in strada. Vie come la Salaria, fino al 2007 popolate da una cinquantina di ragazze per senso di marcia, erano ridotte a meno di una decina totale di "mondane". In termini di sanzioni, considerando la,difficoltà di tenere aggiornati i conti, l'ordinanza aveva fatto segnare oltre 20mila multe, il 13% delle quali ai clienti. 

Non solo, ma la stessa ordinanza era divenuta uno strumento di controllo,del fenomeno.
Le statistiche elaborate dal sottoscritto sulla base dei verbali di Vigili, Carabinieri e Polizia, avevano consentito di dire che:
1) il 92% del fenomeno prostituzione riguardava donne, il 6% transessuali e il restante 2% uomini;
2) fra le donne, l'84% era di nazionalità rumena, seguite da Nigeriane, Bulgare, Italiane, Albanesi e via via con le altre nazionalità comprese Statunitensi, Russe, Israeliane, Greche.
3) fra le donne, solo il 7% risultava minore di 18 anni
4) fra i clienti multati, il 33% non risiedeva a Roma, ma in uno dei Comuni limitrofi.

Inoltre, l'Ordinanza 242 aveva superato una serie infinita di ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato, quasi tutti presentati da quelle varie Associazioni che si occupavano di assistenza alle prostitute - riccamente finanziate dal pubblico. Una parte di efficacia, certo, venne perduta quando la Consulta dichiarò incostituzionale un pezzo del Decreto Maroni nella parte in cui consentiva ai Sindaci di reiterare le Ordinanze anche in assenza dei requisiti di necessità e urgenza. 

Ed è proprio questa Sentenza della Consulta alla base formale della decisione di Marino di non reiterare le Tre ordinanze.

Ed ecco che, già all'indomani dell'inserimento di Marino in Campidoglio, le prostitute in strada si sono inspiegabilmente moltiplicate.
Fino ad oggi, con questa notizia:

Via Salaria: donna aggredita dalle prostitute alla fermata del bus. Intralciava il loro lavoro

"Strattonata, tirata per i capelli e schiaffeggiata in mezzo alla strada da un gruppo di prostitute in attesa di clienti alla fermata del bus, senza che nessuno si fermasse a soccorrerla e senza riuscire a ottenere l'intervento delle forze dell'ordine. Vittima dell'aggressione, sabato 10 agoto alle 11, in pieno giorno, alla fermata Cotral sulla via Salaria davanti all'hotel Giocca, un'operaia romena che lavora per una ditta di pulizie.

IL RACCONTO DELLA DONNA - La donna, dopo aver terminato il turno notturno di lavoro, stava aspettando l'autobus per tornare a Monterotondo, dove vive. "Alla fermata - racconta in lacrime ad Omniroma - c'erano anche una decina di giovani prostitute, alcune rumene come me, poco più che adolescenti e praticamente nude. Il problema è che gli autobus, quando vedono queste ragazze alla fermata, raramente si fermano, e io sono costretta spesso ad aspettare per ore. Così, visto che avevo lavorato tutta la notte ed ero molto stanca, in maniera gentile ho chiesto alle ragazze se potevano allontanarsi per farmi prendere l'autobus".

BOTTE ALLA FERMATA - Richiesta che non ha sortito l'effetto desiderato: "Per tutta risposta sono stata aggredita: una ragazza mi ha preso per i capelli, mentre un'altra mi ha strattonata e mi ha preso a schiaffi. Poi hanno gettato la mia borsetta in mezzo alla strada sparpagliando sulla carreggiata tutto quello che c'era dentro. Infine mi hanno minacciata di morte, di gettarmi sui binari della ferrovia, con un'arroganza incredibile come se loro fossero le padrone della strada, sicure di godere di una completa impunità. Era giorno, quasi le 11, e nessuna automobile si è fermata ad aiutarmi".

INTERVENTO FORZE DELL'ORDINE - Oltre all'aggressione, la donna lamenta anche il mancato intervento delle forze dell'ordine. "Ho chiamato più volte il 112 - prosegue - ma non è arrivata nessuna macchina". Interpellati, i carabinieri confermano la sua chiamata, ma riferiscono che, a causa delle difficoltà dovute alla lingua e al fatto che fosse molto agitata, la donna non sia riuscita a far capire bene dove si trovasse e che quindi l'auto inviata non sarebbe riuscita a individuarla.
PROSTITUTE A ROMA - Ma al di là sul possibile equivoco con i militari, la situazione della prostituzione a Roma sta ritornando ad assumere contorni preoccupanti. Come confermano anche i carabinieri, lucciole e transessuali sono tornati in massa sulle strade della prostituzione come Salaria, Togliatti, Casilina, Tiberina. Ragazze seminude, molte poco più che adolescenti, alcune anche incinta, dopo la stretta degli ultimi anni hanno ricominciato a invadere le strade in cerca di clienti. E lo scorso mese di giugno è scaduta anche l'ordinanza emessa dall'ex sindaco Gianni Alemanno, che consentiva di multare le prostitute e i clienti che si fermavano in auto per contrattare una prestazione. Un provvedimento che il Campidoglio non ha rinnovato.

Insomma, il lupanare Roma riapre. Grazie a Marino, di corsa.





Ipocrisia in salsa rainbow

Pantaloni rosa, emarginazione, abbandono, solitudine, derisione.
Quanto accaduto a San Basilio è terribile. Gettarsi da un terrazzo per la derisione e l'emarginazione causate dalla propria sessualità è devastante. Lo è sempre, ma ancor di più quando la vittima di questa solitudine ha quattordici anni, l'età in cui il mondo dovrebbe apparire pronto per essere conquistato e non una camera oscura le cui pareti si chiudono ogni giorno sopra di noi.

È giusto e sacrosanto che le Associazioni Lgbt chiedano una legge contro l'omofobia. Al di là dei contenuti di questa norma, oggetto di acceso dibattito, deve essere un segnale di civiltà che il nostro Paese smetta i semplici panni del Gay Village e di Muccassassina o del Gloss - per citare solo gli happening romani e tralasciare le altre decine sparse in tutte le altre città - e passi ad una tutela superiore.
Una tutela che deve essere quella dei diritti per le coppie gay, diritti come una normale vita comune priva di quegli inciampi da cui oggi le ordinarie coppie etero sono già esentate come l'eredità, il subentro negli affitti, il diritto ad assistere il/la propria partner senza restrizioni.
E, una tutela che deve essere anche quella della protezione da quei supposti machi e accertati idioti che ritengono loro diritto insultare, deridere, pestare o uccidere un altro essere umano solo perché "diverso". Diverso da chi, poi, è ancora tutto da chiarire.

Detto questo, però, mi domando come mai le Associazioni Lgbt si muovano solo in alcuni casi e non per tutti.

Tutti ricordiamo la quantità inverosimile di polemiche sul Liceo Socrate dato alle fiamme. Prima ancora che gli inquirenti avessero stabilito cosa fosse realmente accaduto, abbiamo avuto un profluvio di dichiarazioni sull'omofobia. Poi si è scoperto che era la vendetta di quattro studenti idioti (giustamente, a questo punto) bocciati.
E, poi, oggi.

Eppure, fra i due eventi - Socrate e suicidio - altri due eventi che hanno visto il mondo gay interessato sono rimasti stranamente silenziosi: il 27 luglio scorso un uomo viene rinvenuto cadavere nel proprio appartamento a Monteverde, dopo un probabile gioco erotico gay
Due giorni dopo, il 29 luglio, il corpo di Andrea, trans di 28 anni, viene trovato al binario 10 della Stazione Termini.
Centro di Roma o quasi. Due articoli e poi silenzio.
Nessuna mobilitazione, nessuna dichiarazione, nessuna richiesta di legge contro l'omofobia, nessuna fiaccolata.
Tutto sotto silenzio.
Viene da chiederei il perché.

Forse che un uomo che incontri la morte in seguito a qualche incontro clandestino sia meritevole di minor interesse di un Liceo?
Forse che ammazzare di botte, a bastonate, un trans abbia minori diritti di attenzione di un ragazzo che si suicida? 
Forse che vi è la cattiva coscienza di chi, in campagna elettorale, parlava di una Roma antigay e oggi dovrebbe spiegare due morti in 2 giorni?

O, forse, Liceo e suicidio offrono migliore visibilità mediatica delle vita di un trans e di un uomo?
Verrebbe da pensare che il perbenismo - che spesso sconfina con ipocrisia - alberghi tranquillamente nelle Associazioni Lgbt.
Verrebbe da pensare che le stesse Associazioni si muovano solo quando la battaglia appare facile in partenza.
Perché - Andreotti diceva che "a pensar male"... - è difficile chiedere un legge anti omofobia per la morte di uno che rimedia, forse, marchettari. È difficile chiederà per un trans, che vive di marchette alla Stazione

A me sembra una grande ipocrisia. Un'ipocrisia rainbow che discrimina i gay in soggetti di serie A e di serie C. La B, la saltiamo a piè pari. È meglio.