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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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domenica 31 dicembre 2017

RAGGI, UN ANNO VISSUTO DIFFICILMENTE

Trovare elementi negativi nel 2017 dell’Amministrazione Raggi è facile: la città sta letteralmente collassando, piegata su se stessa e questa Giunta, al netto degli slogan buoni per i social network e la fauna dei tifosi e troll, non appare davvero in grado di invertire la rotta. E la stessa Virginia Raggi ne è consapevole quando afferma “arrivare viva alla fine di questo mandato sarà un grandissimo successo”. Il problema è selezionarne solo 10. Assai più arduo è trovare 10 cose positive. Parliamo di cose reali, non di polemiche, sia per le azioni positive che per quelle negative. 
A margine di questo elenco, abbiamo lasciato alcuni elementi. Spelacchio è sì la triste metafora di questa Amministrazione ma contemporaneamente, specie sui social, ha portato una ventata di gioiosa ironia e tante risate. Come ironia e risate li hanno generati i commenti sul (meraviglioso) abito indossato da Virginia Raggi alla prima del Teatro dell’Opera. Una menzione speciale a parte: la decisione della Raggi non rallentare ulteriormente l’agonia della permanenza di Paolo Berdini all’Urbanistica capitolina e la scelta, felice, di Luca Montuori come suo successore. 


COSE POSITIVE

BILANCIO APPROVATO ENTRO I TERMINI
Non è una novità assoluta - ci riuscì già Marino - ma fra le azioni positive dell’Amministrazione Raggi va inserita l’approvazione del Bilancio di previsione entro il 31dicembre

CONCORSONE E ASSUNZIONI
Il “Concorsone” (1995 posti per 22 diverse posizioni lavorative) è del 2012. L’Amministrazione Raggi ha completato lo sblocco delle assunzioni dei vincitori del Concorso. 

GIRO D’ITALIA E "FORMULA E"
Per il 2018 a Roma tornano i grandi eventi: il Giro d’Italia e la Formula E all’Eur. Due tasselli sicuramente positivi per il rilancio dell’asfittica economia della Capitale

STADIO DELLA ROMA
Certo, il progetto è stato stravolto e peggiorato sensibilmente, ma, se non altro, la Raggi è riuscita a portare a termine l’iter per la costruzione dello Stadio della Roma 

RECUPERO IMMOBILI COMUNALI
Dopo anni di acquiescenza, se non di collusione, finalmente il Comune rientra in possesso (lentamente) di case popolari illegittimamente occupate da chi non ne ha titolo.   

CARD PER I MUSEI
C’è fame di cultura e la Card “Musei in Comune” (5 €/anno per residenti a Roma) è una grande occasione per i romani per spegnere cellulari e social network e vivere davvero l’arte 

COLLEGAMENTO METRO B/CIAMPINO
I voli da Ciampino hanno sempre presentato il problema del collegamento con Roma. Ottimo il prolungamento della linea 720 dall’aeroporto al capolinea Laurentina della Metro B

ACCORDO SUI DETENUTI
Lavoreranno per pulizia e decoro dei parchi i detenuti negli Istituti di pena, grazie all’accordo con il Ministero della Giustizia: un’occasione di riscatto a beneficio della città

SEMAFORI INTELLIGENTI
L’obiettivo è snellire il traffico usando la tecnologia dei nuovi 42 semafori intelligenti installati in alcune strade: rilevando i flussi di traffico, regoleranno la durata del rosso

RIORDINO SOCIETÀ PARTECIPATE
È ancora su carta, ma il piano di riduzione delle società partecipate potrebbe portare un buon risparmio per le casse del Comune, visto che le aziende scenderanno da 31 a 11. 


COSE NEGATIVE


LA CITTÀ È SEMPRE PIÙ SPORCA
La città è sempre più sporca, i mezzi di Ama sempre meno efficienti, la differenziata è a rischio, il ciclo dei rifiuti continua a non chiudersi mentre elemosiniamo smaltimento ovunque

CAPITALE BLOCCATA
Una quindicina di autobus bruciati, metropolitane con frequenze da treno regionale, pezzi di ricambio mancanti, credito esaurito presso i fornitori e l’incubo fallimento. Benvenuti in Atac

ROMA ALLAGATA
Prima, quando pioveva, era #SottoMarino, ora giustificazioni di ogni sorta per spiegare come mai Roma si allaga con le bombe d’acqua ma anche con due ore di ordinaria gnagnerella.

CENTURIONI E BANCARELLARI: PRESENTI
Finti centurioni, con improbabili corazze di cartone, il mocho vileda in testa e i collant rosa, e bancarellari sempre gli stessi sono tornati a imperversare nei luoghi simbolo della città.

L’URBANISTICA IDEOLOGICA
Il Tar sta banchettando selvaggiamente sull’Urbanistica ideologica portata avanti sulle Torri dell’Eur e l’Uci Cinema Fermi. Si addensano nubi di milioni di risarcimenti danni

NEI MUNICIPI, 5STELLE ALLO SBANDO
In principio fu l’VIII Municipio, il primo a saltare, con le dimissioni di Paolo Pace. Ora è entrato in crisi il III, Montesacro. E più di qualche Presidente si sente abbandonato dal Campidoglio.   

LA GIRANDOLA DEGLI ASSESSORI
L’hanno ribattezzata la “Giunta delle porte girevoli”: un assessore entra, uno esce. Basta poco e si cade in disgrazia. L’elenco degli assessori saltati è più numeroso degli aghi di Spelacchio 

AMA E ATAC, VALZER DI DIRIGENTI
Discorso analogo agli Assessori si può fare per i dirigenti: fra Ama e Atac si fa fatica a tenere l’agenda aggiornata di chi c’è e di chi è stato cacciato oppure si è dimesso

SCONTRI CON L’OREF
All’epoca di Marino, bisognava ascoltare l’Oref. Ora, quando l’Oref muove rilevi sui bilanci, quelli dell’Oref sono tutti dei gran cattivoni. La convenienza del momento: Sic transit gloria mundi. 

MULTISERVIZI: TREMILA POSTI A RISCHIO
La gara a doppio oggetto (contestatissima da sindacati e lavoratori) è stata revocata a inizio dicembre. Per i 3mila lavoratori della Multiservizi un Natale col fiato sospeso

sabato 30 dicembre 2017

BATTAGLIA IN AULA SULLA MARATONA DI ROMA


Subito dopo la ripresa dei lavori dell’Aula, l’Assemblea capitolina dovrà occuparsi del problema Maratona di Roma. Dovrebbe essere, infatti, inserita in agenda proprio per le prime sedute post natalizie - il 9 o l’11 gennaio - la mozione “Diario”, quella presentata con la prima firma del presidente della Commissione Sport, Angelo Diario, che chiede alla Giunta Raggi di interrompere gli affidamenti diretti alla società di Enrico Castrucci, storico organizzatore dell’evento sportivo, e di andare a bando di gara. 


Le motivazioni ufficiali sono contenute nel testo della mozione e parlano di un rilancio del turismo sportivo, di un numero crescente di partecipanti sia alla gara che agli eventi connessi, i grandi nomi dell’atletica. Insomma, l’obiettivo è quello di portare l’evento romano a un livello “tecnico pari o superiore a quello delle più importanti maratone mondiali”. 

Ovviamente, a fianco alle motivazioni ufficiali ce ne sono altre ufficiose ma non meno importanti: vero che il Comune formalmente non paga nulla ma fra la sponsorizzazione di Acea e gli interventi di Ama, Atac e Vigili Urbani il “peso economico” dell’Amministrazione capitolina c’è e si sente bene. 
E, nell’ottica grillina questo “peso” del Comune non può essere dato con affidamento diretto
Che poi, incidentalmente, Castrucci sia uomo politicamente trasversale (è nota la sua amicizia anche con l’attuale presidente del Consiglio comunale, il grillino Marcello De Vito) ma da sempre considerato molto vicino al Pd sarà certamente un elemento collaterale. 
Quindi, il 6 dicembre la Raggi - dopo il lavorìo certosino dell’assessore allo Sport, Daniele Frongia, che ne ha riscoperto l’esistenza - convoca il Comitato Promotore della Maratona internazionale di Roma, che si riunisce il 13 e il 22 dicembre e che vede attorno al tavolo i vertici della Federazione italiana di Atletica leggera (Fidal) e il Campidoglio. 
Comitato che si riunì l’ultima volta nel 2005, Veltroni sindaco, all’epoca assegnando all’epoca a Castrucci l’organizzazione dell’evento e mai più riconvocato, né da Veltroni, né da Alemanno, né da Marino, ognuno dei quali semplicemente prorogò di anno in anno l’affidamento diretto. Tanto che dagli organizzatori della Maratona filtrano anche notizie circa il possesso di marchi, loghi e titoli sportivi con i quali sarebbero pronti a dare battaglia per bloccare il bando. Bando cui, per altro, gli attuali organizzatori potrebbero non partecipare per mancanza di alcuni requisiti. 
Questa possibile esclusione dal bando degli attuali (e storici) organizzatori aprirebbe le porte per un boccone piuttosto succulento, fra 3,5 e 4 milioni di euro a edizione: si vocifera
che in Campidoglio siano già state avanzate manifestazioni di interesse a organizzare l’edizione 2019 della Maratona da parte di RCS, l’editrice della Gazzetta dello Sport e che, guarda caso, ha appena chiuso gli accordi per il Giro d’Italia a Roma e che collabora con l’organizzazione della mezzamaratona Roma-Ostia; poi ancora, sia gli organizzatori della Maratona di Berlino che quelli di Parigi e, infine, un'azienda romana, la “Purosangue” guidato da Massimiliano Monteforte, già responsabile dei top runners di Maratona di Roma. 
L’eventuale ricorso di Castrucci, però, in caso di accoglimento, metterebbe a rischio il bando. Ecco, quindi, che come già accaduto per alcuni impianti sportivi a Caracalla, l’assessore Frongia avrebbe in mano l’asso: affidamento diretto sì ma solo a strutture terze di garanzia. Ad esempio la Fidal stessa che potrebbe o gestirla direttamente o affidarla a un advisor, magari quella Infront (sì, la stessa dei diritti tv sui campionati di calcio) che ha già svolto lo stesso ruolo per la recente prima edizione della mezzamaratona Via Pacis, dello scorso settembre. 

venerdì 29 dicembre 2017

RAGGI PREPARA L'ENNESIMO RIMPASTO


Il rimpasto di Giunta è in agenda. La data è ancora tutta da decidere. Troppe controindicazioni per gennaio, in Campidoglio si ragiona sulla possibilità di apportare nuove modifiche alla composizione della Giunta nel prossimo mese di marzo
Anche perché, a inizio gennaio arriverà l’udienza che deciderà se rinviare o meno a giudizio la Raggi
In casa pentastellata, il rinvio a giudizio viene dato per scontato ma con buone chanche di uscire indenni dal processo. 
Tuttavia, con le bordate mediatiche cui la Raggi sarà sottoposta in caso di processo, molti ritengono più prudente evitare di aggiungere pure l’ennesimo cambio di assessori. 
Anche perché il principale indiziato di uscita, Adriano Meloni titolare del Commercio, da qualche giorno è in una situazione di maggior tranquillità, visto che le polemiche delle scorse settimane per la Befana a piazza Navona si sono placate. E, quindi, non si sente più l’urgenza di procedere a una sostituzione in corsa, magari con la soluzione interna data dalla scelta del capo dipartimento di Meloni, quel Leonardo Costanzo gran tessitore della ricucitura dei rapporti con il presidente della Commissione Commercio, Andrea Coia. 
A Marzo, invece, si arriverebbe al rimpasto avendo acquisito il risultato delle elezioni. E anche, probabilmente, con l’esito finale del concordato preventivo di Atac. A oggi, come testimonia una recente uscita sui social del presidente della Commissione Mobilità, Enrico Stefàno (15 dicembre, “mai avuto l’onore di vederla in Commissione”), l’altra grande indiziata di uscita è l’assessore ai Trasporti, Linda Meleo. Che l’intero sistema del trasporto pubblico romano sia prossimo al collasso non è certo un segreto. 
E dopo quasi un biennio di governo dello stesso Assessore (una specie di record per la Giunta porta girevole) diventa difficile dar da bere l’idea che la colpa sia di Nerone. 
Ecco, quindi, che i mormorii sulla Meleo che vanno avanti da più di qualche settimana si sono fatti improvvisamente più insistenti e, se prima c’era una forma di vassallaggio politico di Enrico Stefàno, ora questo ombrello protettivo sembra essersi di molto affievolito.
Il problema è legato al regolamento interno 5Stelle che impedisce a un eletto consigliere di ricoprire il ruolo di assessore. Unica eccezione, quella di Daniele Frongia che, però, si dimise da Consigliere per andare a ricoprire il ruolo di capo di gabinetto della Raggi. Posizione che poi gli fu preclusa per ragioni procedimentali e venne “risarcito” con la nomina a vicesindaco e assessore allo Sport
Dopo la caduta in disgrazia - all’epoca, ottobre-dicembre 2016, dello scontro con Berdini sullo Stadio della Roma di Tor di Valle - in quanto elemento di spicco del cerchio magico della Raggi, a Frongia è stato tolto il ruolo di vicesindaco, compensandolo poco dopo, con l’aggiunta  della delega ai Grandi eventi. Un incarico portato a buon fine, visto l’accordo con Rcs per il Giro d’Italia e quello con Alejandro Agag per la Formula E, tanto che più di qualcuno lo vedrebbe pronto per riprendere in mano l’altro dossier di cui si era occupato all’epoca della consiliatura Marino, quello del Patrimonio comunale. Ovviamente, lasciando lo Sport. Se si sciogliesse il nodo del regolamento interno 5Stelle, a quel punto allo Sport potrebbe puntare Angelo Diario. Stefàno, unico grillino al secondo mandato a non aver avuto alcun ruolo di rilievo, potrebbe finalmente anche avere i galloni da Assessore dopo averne svolto almeno parzialmente le funzioni.

mercoledì 20 dicembre 2017

VIRGINIA RAGGI: "NON MI RICANDIDERÒ"


"In base alla regola dei due mandati direi di no. La regola è chiara, ce la siamo data noi”. 
Il convitato di pietra è il terzo mandato, quello cui, per le regole interne pentastellate, nessun grillino può aspirare. Due mandati e poi a casa. E poco importa se i due mandati sono ricoperti con ruoli diversi, uno consigliere e uno Sindaco, e, magari, se il primo non è stato portato a termine per dimissioni anticipate dell’Assemblea. Due mandati e non uno di più. Anche per Virginia Raggi che, sorriso aperto, risponde alle domande dei cronisti sul caso Fucci - il sindaco di Pomezia, attuale vice della Raggi alla Città Metropolitana, che ha annunciato la sua volontà di correre per il terzo mandato, se necessario, anche da solo. “In base alla regola dei due mandati direi di no. La regola è chiara, ce la siamo data noi”, ha risposto la Raggi che ha aggiunto con uno sprazzo di lucidità: “Già arrivare viva alla fine di questo mandato sarà un grandissimo successo”, dice ancora, probabilmente riferendosi anche all’inchiesta che la vede a giudizio per falso con l'udienza preliminare fissata per il 9 gennaio.
Fare il Sindaco, specie a Roma, logora. Basta guardare le fotografie del giorno dell’insediamento e del giorno dell’addio: Veltroni e Alemanno, due facce diverse. Anche Ignazio Marino - il primo esponente del pensiero debole a candidarsi, “Io tra cinque anni non ne voglio più sapere”, disse il 17 maggio 2013, in campagna elettorale, incontrando alcuni imprenditori della Tiburtina Valley - pur durando solo metà mandato, subì il peso della fascia tricolore. 
E Virginia Raggi non fa certo eccezione: funivia, Povero Tristo l’altr’anno e Spelacchio questo Natale; tombini, alberi e foglie; Ama e Atac; buche, sfaldamento delle maggioranze nei Municipi, l’urbanistica che segna richieste risarcimento danni in aumento, non c’è giorno in cui Virginia non finisca sulla graticola mediatica. 
Anche quando, con estrema eleganza, magari solo un filo barocca, rappresenta esteticamente in modo più che ammirevole il Campidoglio alla prima del Teatro dell’Opera (facendo dimenticare le scarpe di qualche predecessore) le critiche non mancano mai. 
Sfortunatamente, a fianco a critiche di tipo estetico, su questa Amministrazione ne grandinano mille altre dovute alla palese inadeguatezza della compagine governativa cittadina che sarà pure “granitica”, come con piglio da Istituto Luce si affannano a ricordare tanto quotidianamente quanto in modo ridicolo alcuni consiglieri comunali, ma sta passando alla storia più per la mozione di riabilitazione del poeta Publio Ovidio Nasone che per la pulizia delle strade.
A testimonianza ulteriore di segnale di debolezza, questo annuncio di Virginia di non ricandidarsi, in genuflesso ossequio alle regole di oggi 5Stelle, derubrica la volontà di rivedere il Piano regolatore, resa nota 48 ore fa, più un messaggio di apertura al mondo dei grandi costruttori che a un’iniziativa seria. 
E, ancora, la telefonata di ieri pomeriggio fra la Raggi e il premier, Paolo Gentiloni, circa la nomina del nuovo Commissario per il rientro dal debito del Campidoglio, difficilmente potrebbe trovare a Palazzo Chigi orecchie favorevoli alla richiesta del Comune di “valutare l’affidamento alla sindaca della Capitale del ruolo di Commissario”, la cui nomina spetta all’Esecutivo.
Ovviamente, l’opposizione è andata immediatamente a nozze: “Non sarebbe comunque stata rieletta, quindi che si ricandidi o no mi pare assolutamente superfluo", per Giorgia Meloni, Matteo SalviniÈ il miglior regalo possibile per i romani", “vista l'attuale condizione di degrado della città un annuncio di dimissioni avrebbe costituito una news ancora migliore” per il capogruppo di Forza Italia in Comune, Davide Bordoni, "La sua fuga conferma il fallimento della giunta", dice la deputata romana Pd Lorenza Bonaccorsi

martedì 19 dicembre 2017

LE MANI DELLA RAGGI SUL DEBITO DEL COMUNE


Nominata dal Governo Gentiloni alla Corte dei Conti a fine ottobre scorso, Silvia Scozzese ha rassegnato le dimissioni da Commissario per la gestione dal debito pregresso del Campidoglio, dandone comunicazione a Palazzo Chigi e, per conoscenza, anche al Comune. 
La gestione commissariale si occupa dei debiti di Palazzo Senatorio contratti dalle diverse Amministrazioni comunali prima della Giunta Alemanno (aprile 2008) per la cifra, allora certificata dalla Ragioneria generale dello Stato, di quasi 13 miliardi di euro.
La notizia delle dimissioni della Scozzese è stata data dall’assessore al Bilancio del Comune, Gianni Lemmetti, con un post sulla propria pagina facebook nella serata di ieri.
Con le dimissioni comunicate della dottoressa Scozzese, è giunto il momento che tale compito venga affidato al sindaco di Roma in modo da poter giungere alla chiusura della Gestione commissariale. Un’unica guida garantirebbe una più rapida e logica definizione dei rapporti tra la stessa Gestione e il Campidoglio, e si avrebbe un più agile processo di riconoscimento dei debiti anche verso terzi”. 
Già in campagna elettorale, alla rivista MicroMega, la Raggi aveva annunciato la sua volontà di ricontrattare il debito pregresso: “Vogliamo ristrutturare il debito di Roma, un debito che è principalmente finanziario e nei confronti delle banche, nato per l'indebitamento verso fornitori e soggetti vari. C'è poca chiarezza. A nostro avviso bisognerebbe capire perché sono stati contratti quei debiti. Quindi interrogarsi sulle responsabilità e sui tassi di mutuo - se sono regolari o meno - ed infine trovare il modo per rinegoziare il debito con gli istituti di credito". 

Un pensiero interessante se non fosse espresso da un’Amministrazione che per il secondo anno di seguito non riesce a comprare un albero di Natale decente, e che inizia a sommare richieste di risarcimenti per centinaia di milioni di euro di danni per le decisioni prese in tema di urbanistica (Torri dell’Eur, Uci Cinema Fermi).

Tuttavia, il messaggio di Lemmetti e della Giunta pentastellata al Governo è chiaro: basta con soggetti esterni. 
Nelle scorse settimane, a quanto si apprende, sono già intercorsi contatti fra Palazzo Chigi e Palazzo Senatorio. Evidentemente, la presa di posizione serale di Lemmetti indica che il Governo non sembra intenzionato a questa apertura di credito verso l’Amministrazione grillina.  
Intanto, ieri con la relazione dell’assessore Lemmetti (“finalmente programmazione economica, proseguiamo la messa in sicurezza dei conti, attenzione ai territori, ai servizi sociali e alle periferie"), è iniziata la discussione sul bilancio di previsione 2018-2020 della Giunta Raggi, che proseguirà oggi e domani con l’obiettivo di approvare tutto entro Capodanno. 

domenica 17 dicembre 2017

BANCA IGEA PER LO STADIO; INTERVISTA AL DG MAIOLINI


Francesco Maiolini, direttore generale di Banca Igea, l’istituto che Luca Parnasi ha indicato, insieme a Rotschild, come advisor del progetto Stadio della Roma di Tor di Valle, sul servizio di messaggistica whatsapp ha come immagine del profilo una foto di Giorgio Chinaglia. Domanda d’obbligo: lei è della Lazio?
Assolutamente sì. Stiamo per lanciare quattro carte di credito per i tifosi della Lazio. Una con il gol di Fiorini che salvò la Lazio dalla serie C nella partita col Vicenza 1986-87; una con il gol di Lulic nella finale di Coppa Italia; una con la maglia storia e l’ultima più istituzionale”.
E finanzia lo Stadio della Roma?
Ma (ride) abbiamo previsto nelle fondamenta un sistema di autodistruzione… Ovviamente, siamo un istituto di credito. Parnasi è un imprenditore giovane, brillante, con grandi idee e capacità. A Roma, dopo anni di ripiegamento su se stessa, occorre gente che sappia farsi carico di responsabilità e Luca Parnasi è una persona simile”.
Cosa l’ha convinta del progetto Stadio?
Noi siamo una banca di prossimità e l’impatto socio economico del progetto è estremamente rilevante: per i prossimi 3/5 anni ci saranno cantieri aperti e migliaia di posti di lavoro. Noi abbiamo raccolto una serie di aziende, di cui non posso fare i nomi, ovviamente. Tutte le aziende sono di dimensioni medie: questa è una risposta alla crisi economica della città che viene dal suo tessuto più forte e sano”.
Quante sono queste aziende?
Al momento sono cinque, tutte romane. Nelle prossime settimane potrebbero diventare già sette. E già sono in corso contatti con multinazionali”. 
In termini economici, quanto anno contribuito queste prime cinque aziende?
Non posso fornire questo dato ma posso dire che queste prime cinque società si sono sobbarcate un grande rischio di impresa, visto che non c’era la certezza del buon esito dell’intera operazione”.
Qual è esattamente il ruolo della sua banca nell’operazione?
Non ci siamo limitati solo ad una attività di selezione basata sull’analisi della capacità di queste aziende di portare avanti appalti e opere complesse come quelle connesse con il progetto dello Stadio della Roma ma abbiamo anche effettuato un’indagine reputazionale”.
Vale a dire?
Abbiamo verificato che queste aziende non avessero mai avuto precedenti rapporti con la giustizia o che non fossero incorse in procedure fallimentari. Insomma, questa è davvero la parte sana della città che si sta impegnando in un progetto importante, rispondendo così anche alle autorità che lo hanno approvato”. 

IN METRO ALLO STADIO: ECCO IL PROGETTO PER LA ROMA LIDO




È una delle grandi incognite del problema mobilità per lo Stadio della Roma di Tor di Valle: la scalcagnata ferrovia Roma-Lido di Ostia, proprietà Regione Lazio, servizio svolto da Atac, potrebbe essere la croce o la salvezza dei tifosi. 
Per il terzo anno consecutivo la Roma-Lido vince il premio Caronte, come peggior linea ferroviaria italiana, ma è su questa linea che il Campidoglio ha puntato per trasportare i tifosi allo Stadio. E la Regione, entro gennaio 2018, varerà un piano pluriennale di interventi di ristrutturazione che, se ben coordinato, potrebbe risolvere due problemi: la capacità globale di trasporto dei passeggeri e essere utile anche agli eventi sportivi di Tor di Valle. 
"Trasformeremo la vecchia ferrovia Roma-Lido in metropolitana. Resterà pubblica e garantirà il diritto alla mobilità di migliaia di romani”, aveva detto Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio, a gennaio dell’anno scorso. A febbraio 2016, poi, un vertice proprio fra Zingaretti e il ministro per le infrastrutture, Graziano Delrio, aveva sbloccato i famosi 180 milioni di euro del Governo, formalizzati, poi, dalla delibera Cipe che sbloccava i fondi, ad agosto dell’anno scorso.
Poi, da allora, chiacchiere sull’appalto tante, fatti zero. 

I cantieri che Atac ha faticosamente aperto negli ultimi mesi sulla base dei finanziamenti della Regione purtroppo sono ora bloccati dopo l’avvio del concordato fallimentare che ha fermato i finanziamenti e i pagamenti” spiega l’assessore all’Urbanistica e Mobilità della Regione, Michele Civita. Tra l’altro, era praticamente dall’inizio dell’avventura della Giunta Raggi che si parlava, fin troppo, del concordato in Atac e questo ha spaventato molti fornitori. 
Per evitare il rischio di vanificare il lavoro svolto, la Regione sta ragionando, sulla scorta di quanto fatto per la Roma-Viterbo dove è aperto un bando per il raddoppio per oltre 100 milioni, di realizzare gli interventi concordati in via diretta. La priorità ovviamente è l’acquisto dei treni. Stiamo ragionando su come completare le progettazioni su tutti gli interventi prioritari” il che significa, in sostanza, adeguare le sottostazioni elettriche, l’armamento della linea e ristrutturare le stazioni passeggeri. “Non posso entrare nel merito dell’appalto, ovviamente, e non è possibile fare previsioni accurate, soprattutto per quanto concerne la tempistica di consegna dei convogli che richiedono rodaggi e controlli molto accurati ma l’obiettivo è quello di riuscire a cambiare completamente la flotta della Roma-Lido e della Roma-Viterbo entro alcuni anni”. 
Quanti anni l’Assessore non lo dice ma l’idea, sostanzialmente, è che, se non interverranno problemi, ricorsi o altro, è possibile che per il momento dell’apertura dello Stadio di Tor di Valle - ad oggi ottimisticamente fissato per l’inizio della stagione 2020-2021 - molti dei problemi che affliggono la Roma-Lido possano essere se non del tutto risolti, quando meno decisamente attenuati. 
Nella delibera Raggi sul pubblico interesse, infatti, è previsto che il contributo costo di costruzione (la parte in contanti degli oneri edilizi che si paga al Comune) sia utilizzato per finanziare il trasporto pubblico. In sostanza, i 45 milioni stimati di questo contributo verrebbero impiegati per pagare la nuova stazione Tor di Valle con la nuova passerella pedonale sopra la via del Mare/Ostiense che immette nella zona curva sud dello Stadio, costo una decina di milioni di euro, più altri 35 per acquistare nuovi treni o ristrutturare quelli esistenti. 
L’iniziativa della Regione, invece, potrebbe portare a sostituire completamente l’attuale flotta cui, a quel punto, si sommerebbero i nuovi treni comprati e quelli ristrutturati dalla Roma, portando il totale della flotta vicino al numero di 25 convogli operativi l’ora in grado di garantire il trasporto di circa 20mila passeggeri ogni 60 minuti. Ovviamente, se tutto si incastrerà alla perfezione. 

sabato 16 dicembre 2017

INTERVISTA ESCLUSIVA A LUCA PARNASI: "ECCO IL MIO STADIO DELLA ROMA"





PARNASI: "ALLO STADIO IN 20 MINUTI". ECCO COME


Arrivare nel futuro nuovo Stadio della Roma di Tor di Valle “sarà molto più facile”, secondo Luca Parnasi: “da Roma Nord 20-25 minuti”. Peserà la possibilità di andare non solo a vedere la partita ma di trascorrere del tempo prima o dopo nelle aree commerciali e di ristoro, un giro al museo o al parco sul Tevere. 
E sarà più facile che arrivare all’Olimpico: “Due metro, macchina col Raccordo, due possibili uscite, la Roma Fiumicino, la via Ostiense, autobus, bicicletta, ci saranno 11 km di ciclabile” e, in futuro, magari anche i battelli sul Tevere. 

Vediamo, allora, il sistema dell’accessibilità al suo massimo punto di sviluppo, quindi considerando realizzati (e finanziati dallo Stato) tanto il Ponte dei Congressi quanto quello di Traiano. Una ipotesi per ora ancora tutta da confermare.

Per chi userà il trasporto pubblico, la via più semplice e diretta è la Roma-Lido di Ostia. Il programma degli interventi regionali di rilancio della linea andrà sostanzialmente a sovrapporsi a quello della costruzione dello Stadio. 
Le stazioni di scambio fra metro B
e ferrovia Roma-Lido di Ostia
Sarà necessario prendere la Roma Lido dalla linea B della Metro a Piramide (e lì si possono usare anche tutti i treni regionali che fermano a Ostiense) oppure a Basilica San Paolo o a Eur Magliana. Per scendere a Tor di Valle dove entrerà in funzione la nuova stazione con una passerella che scavalcherà la via del Mare/Ostiense per portare i tifosi direttamente a 500 metri dai filtraggi per lo Stadio.
Altra via è quella del treno di Ferrovie dello Stato che ferma, dall’altro lato del Tevere, a Magliana. Oggi è servito solo dai convogli che fanno la tratta Orte-Fiumicino Aeroporto ma domani, in concomitanza con le partite, potrebbe essere prevista la fermata anche per il Leonardo Express, treno da Termini all’aeroporto che oggi non fa alcuna fermata intermedia. Ma qui deve entrare in vigore un Accordo di programma del 2014 fra il Comune e FS per ora solo su carta.  
Poi c’è il trasporto privato. L’arteria più diretta è il Grande Raccordo anulare: prendendolo da qualsiasi parte saranno due le uscite utilizzabili: la via del Mare/Ostiense oppure l’autostrada Roma-Fiumicino, entrambe in direzione centro. L’ingresso allo Stadio dalla via del Mare dista appena 3,5 km. Dalla Roma-Fiumicino, invece, sono poco più di 2 km di complanari dedicate prima di imboccare lo svincolo di Parco de’ Medici e il Ponte di Traiano. A quel punto è prevista una strada che metta in connessione, correndo parallelamente al depuratore Acea, il Ponte di Traiano con il primo svincolo sulla via del Mare/Ostiense, immettendo nei vari parcheggi per auto e moto a servizio tanto dello Stadio quanto delle aree commerciali e del Business Park.
C’è poi l’ipotesi che si provenga dal centro, quindi, senza prendere il Raccordo. Questo significa prendere, all’altezza dello Sheraton, il viadotto della Magliana che sarà stato reso a senso unico in direzione Fiumicino e da lì imboccare, subito dopo il Ponte dei Congressi immettendosi sulla via del Mare/Ostiense. Un paio di km in direzione Ostia e si arriva allo svincolo che conduce allo Stadio. L’alternativa è imboccare da viale Marconi direttamente la via del Mare/Ostiense e farsene circa tre km sempre verso Ostia per arrivare allo Stadio. Via del Mare/Ostiense che non sarà più quel caos di oggi - due strade parallele ognuna con una corsia per senso di marcia e fra loro alternate - ma sarà unificata da Marconi al Raccordo con un minino di 2 corsie per senso di marcia che, con svincoli e complanari, in alcuni punti diventeranno anche 7. 

venerdì 15 dicembre 2017

TORRI EUR, ESPOSTO DEL CAMPIDOGLIO


A metà pomeriggio di ieri Virginia Raggi, sindaco di Roma, insieme all’assessore all’Urbanistica, Luca Montuori, e all’avvocato del Comune, Andrea Magnanelli, sono andati dal procuratore regionale del Lazio della Corte dei Conti, Andrea Lupi, per “depositare un esposto su tutta la vicenda delle Torri dell’Eur”, come ha detto all’uscita la stessa Virginia Raggi. 
La storiaccia delle Torri dell’Eur - quelle progettate a fine anni ’50 dall’architetto Cesare Ligini, fino agli anni ’90 sede del Ministero delle Finanze per poi cadere in un tale stato di degrado da essere chiamate Beirut - non poteva finire di certo solo con la sentenza del Tar di pochi giorni fa con cui il Tribunale ha dato ragione alla società Alfiere (metà lo Stato con Cassa Depositi e Presiti e metà Telecom), respingendo la richiesta del Comune di incassare oneri per 24 milioni. Contro quella sentenza, notificata in Campidoglio qualche giorno fa, il Comune sta preparando ricorso al Consiglio di Stato. 

Ma qui, più che gli oneri richiesti (al momento) illegittimamente ad Alfiere dal Comune, il nodo è il risarcimento danni richiesto da Alfiere al Comune per 325 milioni di euro. Perché Alfiere ritiene di aver subito un danno dalla decisione del Campidoglio, presa dall’allora assessore Paolo Berdini - illegittima per il Tar - di revocare il permesso a costruire. Una decisione che ha impedito la prosecuzione del rapporto fra Telecom e CDP causando ad Alfiere un danno quantificato, appunto, in 325 milioni. 
La vicenda ha origine tanti anni fa ed è formata da una serie di atti che si accavallano e la rendono estremamente intricata. Nei prossimi giorni andremo anche a depositare l'esposto presso la Procura del Tribunale di Roma - ha spiegato la Raggi - per riuscire a chiarire bene tutto il quadro che vede il Comune di Roma al centro di una serie di attacchi”. 
Per l’avvocato Magnanelli sul risarcimento da 325 milioni “riteniamo che non ce ne siano i presupposti e che sia una cifra assolutamente spropositata. Ci sono alcuni elementi di perplessità. Abbiamo voluto che il giudice facesse le sue valutazioni, stiamo depositando anche analogo esposto alla Procura presso il Tribunale perché anche il giudice penale faccia le sue verifiche”. 
L’idea, ovviamente, è che vi sia stato un qualche tipo di accordo fra Telecom e Alfiere ai danni del Comune. 
Abbiamo anche chiesto noi un risarcimento per danno di immagine causato al Comune dalle condizioni in cui sono le Torri”, ha concluso Magnanelli.

giovedì 14 dicembre 2017

ECCO IL CAPODANNO 2018


Più di mille artisti, 100 esibizioni per 24 ore ininterrotte di festa: la versione Raggi del Capodanno 2018 sarà organizzata con spettacoli teatrali, concerti, dj set, arti circensi, fuochi d’artificio. E, soprattutto, la nuova illuminazione del Palatino. Novecento mila euro il costo delle feste per il nuovo anno, il cui programma è stato presentato ieri mattina dal sindaco di Roma, Virginia Raggi, e dal vicesindaco e assessore alla Cultura, Luca Bergamo
Gli eventi per i festeggiamenti della notte più lunga dell’anno inizieranno alle 21.30 del 31 dicembre per concludersi alle 21 del primo gennaio 2018. Tanti gli enti culturali che parteciperanno il animeranno la manifestazione: dal Teatro dell’Opera all’Accademia nazionale di Santa Cecilia, passando per il Palaexpo, la Casa del cinema, la Casa del jazz e tanti altri ancora. 
Si parte la sera del 31 dicembre con l’evento internazionale “Roma illumina l’infinito” che trasformerà il Circo Massimo (sponsorizzato dai privati e quindi non inserito nei 900mila euro di costo) in una grande macchina scenica caratterizzata da più set, con una gigante marionetta semovente mitologica, gli artisti de ‘La Fura dels Baus’ e dj set fino a tardi. Poi fino all’alba performance, eventi e spettacoli coinvolgeranno le aree pedonali della città da piazza dell’Emporio, a ponte Garibaldi fino al Giardino degli aranci, ponte della Scienza e piazza Bocca della verità. Tra gli artsit coinvolti Abrogio Sparagna e l’Orchestra popolare italiana.
Sarà un evento indimenticabile” annuncia la Raggi che aggiunge: “quest’anno abbiamo ampliato l’area pedonale dedicata: passiamo dai 74mila metri quadri dello scorso anno ai 154mila metri quadri”.
La grande novità è la riaccensione del Palatino dopo 13 anni con un nuovo impianto permanente al led. La notte del 31 dicembre la grande area archeologica e la zona che si affaccia direttamente sul Circo Massimo si accenderà con un nuovo impianto di illuminazione definitivo studiato per valorizzare al massimo le rovine, a partire dalla Domus severiana, lo stadium, la Domus augustana, il Pedagogicum e la Domus Flavia. 
I tecnici di Acea hanno spiegato i dettagli: “Abbiamo recuperato i cavi posti dopo il 2000 e cambiato solo le lampade sostituendo quelle a iodio con quelle più moderne che usano la tecnologia al led”. 
"Una parte della festa sarà dedicata agli amatori per chi vuole fare spettacoli e cortometraggi", ha spiegato Bergamo, che ha definito l’evento 2018 "parla di poesia e emozioni ed è molto più bello del singolo grande concerto”.

EX UCI CINEMA, IL COMUNE DOVRA RISARCIRE SALINI

Per il Tar del Lazio l’Amministrazione comunale, sull’urbanistica, si muove con “superficialità e negligenza”. E il rischio è quello di pagare, coi soldi dei romani, un risarcimento danni che potrebbe arrivare a 4 milioni e 600 mila euro
Questa è la storia - complicatissima come tutte quelle che riguardano l’urbanistica - del “complesso immobiliare ubicato in Roma, tra via Blaserna, Lungotevere di Pietra Papa e via Fermi”, più noto come l’ex UCI Cinema di via Fermi.
In sintesi, per il Tar quando il 24 giugno scorso il Campidoglio decide di verificare la legittimità di un permesso di costruire (già verificato un anno prima), compie un atto illegittimo. E causa un danno alla controparte, la società Zeis del Gruppo Salini che ha chiesto un risarcimento di 4,6 milioni di euro. 
La storia parte nel 1986: il Consorzio agrario interprovinciale di Roma e Frosinone domanda un “condono per regolarizzare” un “cambio di destinazione d’uso dei locali da magazzino a commerciale e la regolarizzazione di un manufatto destinato ad abitazione del custode”. Il Comune accoglie la sanatoria a settembre 1991, un anno dopo la vendita del complesso a una società del gruppo Salini, la Zeis. 








L’antefatto è tutto qui: il dubbio per il Campidoglio è che la sanatoria del 1991 sia stata conseguita con la produzione di documenti non in regola. Ci fu anche un processo contro due funzionari comunali, terminato nel 2003 con una condanna poi con una prescrizione in appello nel 2008.
Nel 2013 la Zeis chiede un permesso di costruire, secondo le norme sul Piano Casa regionale Polverini, con “demolizione e ristrutturazione del complesso immobiliare” per farvi una serie di residenze. Il Comune, nel 2014, concede il permesso richiesto e la primavera successiva iniziavano i lavori. 
Nell’estate 2015 il Comune sospende il permesso di costruire per “approfondimenti” sul condono iniziale del 1991. 
Vengono svolte indagini interne fino a ottobre 2015 quando l’Ufficio Condoni del Comune conclude “le verifiche confermando che la concessione è stata correttamente rilasciata” e, il mese successivo, proroga il permesso per “134 giorni pari al tempo di sospensione dell’efficacia”. 

Arriva la nuova Amministrazione e la partita si riapre. Vengono dedicate alla vicenda due sedute di Commissione Urbanistica, 13 gennaio e 10 febbraio, incentrate sul ricorso al Tar presentato dalla Zeis.

Dall’esame dei verbali, ci sono i consiglieri grillini, sostenuti dagli attivisti 5Stelle, che spingono per approfondire la questione condono: “Abbiamo fatto il possibile, nei limiti del nostro mandato, per aiutare i cittadini a capire perché in un quartiere grande come Marconi stavano perdendo l’unico cinema esistente e i servizi connessi come la Asl”, spiegano Cristina Grancio e la consigliera municipale, Maria Cristina Restivo.
Dall’altro, i funzionari capitolini dell’Ufficio Condoni, dei Permessi di Costruire, i quali sostengono, in sostanza, “che la concessione in sanatoria del 1991 legittima una superficie che già c’è” e che “la volontà dell’Ufficio Condono è chiudere il procedimento”. L’Ufficio condono è lapidario: “se si dovesse annullare una concessione in sanatoria 25 anni dopo il rilascio, a livello giuridico si rischierebbe un risarcimento danni senza precedenti” e, ancora: “le verifiche” dimostrano “che l’atto di annullamento in autotutela presumibilmente risulterebbe carente di motivazioni”. 
Insomma, per i tecnici non si deve procedere: motivazioni insufficienti, troppo tempo trascorso, rischio di risarcimento danni “senza precedenti”.
Il 21 aprile il Tar pone fine a questa surreale vicenda: condanna il Campidoglio a fare un’offerta per risarcire il danno creato, tacciando “di superficialità o, più propriamente, di negligenza” gli atti comunali.