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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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giovedì 24 settembre 2020

STADIO: LA FAVOLOSA NARRAZIONE DI VIRGINIA

Ovvero: quando il racconto è personale. E la realtà è un’altra


Nel gioco politico di queste settimane, il sindaco di Roma, Virginia Raggi, concede un’intervista ad Andrea De Angelis per Il Romanista per parlare dello Stadio della Roma. Lo fa, in realtà, per rispondere alle accuse del capogruppo Pd, Giulio Pelonzi, che aveva detto, sempre a Il Romanista: “Il PD è ed è sempre stato favorevole allo stadio della Roma. E se non fosse arrivata la Raggi a stravolgerlo probabilmente la Roma già starebbe giocando nel suo stadio”.



Analizziamo le affermazioni del Sindaco.



Dice la Raggi: “Roma a breve avrà un intero quadrante interamente riqualificato con investimenti importanti per il potenziamento della Roma-Lido, l'unificazione della via Ostiense con la via del Mare e un nuovo stadio moderno e all'avanguardia dal punto di vista architettonico e ambientale”. 

Fact checking: È esattamente quello che era previsto nel progetto versione Marino. Una versione osteggiata dai 5Stelle sin dall’inizio, parlando (a vanvera) di localizzazione sbagliata, rischio idrogeologico, speculazione edilizia e altre simili amenità. Facile rammentare l’allora candidata Sindaco, Virginia Raggi, che a Radioradio disse: “Magari la delibera la ritiriamo e lo facciamo da un'altra parte”  






Alla domandaCi spiega quale è la sua visione dell'area e come crede si svilupperà negli anni dopo la costruzione dello stadio?”, la Raggi risponde: 

Chiamiamo le cose con il loro nome: il vecchio progetto era una colata di cemento. 

1) Avremmo avuto palazzoni vuoti e fatiscenti come ce ne sono già tanti nelle periferie 

2) e un piccolo stadio che rappresentava solo il 20% dell'intero progetto.

3) Noi abbiamo evitato questo ennesimo scempio, dimezzando del 50% le cubature previste. 

4) Grazie a noi ci saranno investimenti per la città di circa 1 miliardo di euro. 

5) Il progetto porterà lavoro a migliaia di persone e la riqualificazione di un'area ad oggi assolutamente degradata: circa 500 mila cittadini beneficeranno di servizi e nuove infrastrutture. 

6) Roma potrà avere uno stadio moderno, innovativo ed eco-sostenibile. 

7) Abbiamo rivoluzionato la proposta positivamente, la conferenza dei servizi, che ha coinvolto tutte le istituzioni interessate, ha dato il via libera riconoscendo l'ottimo lavoro fatto da questa Amministrazione”.

Fact checking:

1) Non si capisce perché palazzi nuovi avrebbero dovuto nascere già fatiscenti

2) Ma lo Stadio non era solo il 14% come dicevano la Raggi e i 5Stelle?

3) Non è vero: sono state ridotte non le cubature dell’intervento ma solo quelle della parte uffici. Il resto – area commerciale – è rimasto invariato. E in cambio di questa riduzione di cubature, la Raggi ha rinunciato a un ponte sul Tevere e a un intervento più incisivo sul trasporto pubblico.

4) L’investimento nella versione precedente era di 1miliardo e 650 milioni di euro: grazie all’illuminata revisione Raggi, Roma perde 650milioni di euro di investimento privato.

5) I 500mila cittadini che beneficeranno dell’intervento sono gli stessi che ne avrebbero beneficiato prima

6) Lo stadio moderno, innovativo ed ecostostenibile è lo stesso del progetto versione Marino: non è cambiato di una virgola

7) Tutt’altro: la Conferenza di Servizi non solo non “riconosce” per definizione il “buon lavoro” fatto da nessuno (perché si occupa di un progetto non delle beghe politiche sulle torri) ma se volessimo fare un’analisi ha bocciato proprio le modifiche volute dalla Raggi: ad esempio, la Regione e la Città Metropolitana hanno espresso forti preoccupazioni per l’assenza del Ponte tagliato proprio dalla Raggi.

7bis) Questo “vizietto” di attribuire ad altre istituzioni il riconoscimento del buon lavoro fatto, la Raggi l’ha già speso in passato con Anac, venendo clamorosamente smentita il giorno dopo (STADIO; CANTONE SMENTISCE LA RAGGI: "NESSUN BOLLINO DA ANAC"



Romanista
: il Comune come intende contribuire a questo sviluppo? 

Raggi: “È già tutto nero su bianco: 

1) la Roma-Lido diventerà una metropolitana più moderna e veloce, con più treni e nuove stazioni. 

2) La via del Mare sarà unificata con l'Ostiense e, di fatto, raddoppiata. 

3) Verrà realizzato il Ponte dei Congressi. 

4) Tutte opere che verranno realizzate contemporaneamente all'apertura dello stadio”

Fact checking: 

1) L’intervento sulla Roma-Lido è finanziato dallo Stato tramite la Regione Lazio e lo Stadio non c’entra nulla. L’unico apporto in più derivante dal progetto è la destinazione dei 45milioni di euro dovuti dai proponenti come “contributo costo di costruzione” (la parte cash di tasse che si paga sui progetti edilizi e che spetta al Consiglio comunale in via esclusiva scegliere come destinare) che la Raggi e i suoi hanno scelto di usare per comprare nuovi treni per la ferrovia. 

2) L’unificazione e allargamento della via del Mare con la Ostiense era previsto anche nella versione Marino. La differenza è che nella versione Raggi questa unificazione parte da viale Marconi e arriva al Raccordo. In quella Marino la parte viale Marconi-Stadio (praticamente metà tracciato) era solo genericamente indicata come “messa in sicurezza

3) Il Ponte dei Congressi balla dal 2000. E dal 2014 è fra le opere da fare. Anche questa, con lo Stadio non c’entra niente.

4) Solo l’unificazione della via del Mare con la Ostiense è un’opera connessa col progetto e che dovrà essere completata prima dell’apertura dello Stadio. Le altre si sostanziano in un assegno da staccare e basta. Se non fossero completate, lo Stadio aprirebbe ugualmente visto che, appunto, non sono opere connesse col progetto ma indipendenti.



Romanista
: Rispetto alla gestione Pallotta, ha idea o ha avuto informazioni che qualcosa con la nuova gestione possa cambiare? 

Raggi: “Le cose stanno procedendo velocemente” 

Fact checking: se un quinquennio perso è un procedere velocemente…



Romanista
: “Si sente di fare una promessa ai tifosi della Roma e ai cittadini?” 

Raggi: “Spero di inaugurarlo da sindaca insieme a loro”. 

Fact checking: Immaginiamo si riferisca all’eventuale secondo mandato…

"LA MIA AZIENDA SANA DISTRUTTA NEL TRITACARNE DI MAFIA CAPITALE"

 


Io sono stato indagato per turbativa d’asta nell’inchiesta Mafia Capitale. Con questa indagine la mia cooperativa è stata prima interdetta dalle gare, poi commissariata dal Tribunale. L’ipotesi di reato ha condizionato la vita della mia azienda che era sana, che dava lavoro a circa 800 persone disabili che vi lavoravano perfettamente integrate con gli altri lavoratori. Ora che Venafro è stato assolto, chi rimetterà a posto le cose?”.

Trasuda amarezza Maurizio Marotta, ex presidente della cooperativa Capodarco. Con questa coop Marotta gestiva i servizi di prenotazione della Regione Lazio. Quando deflagra l’inchiesta Mafia Capitale ci finisce dentro per turbativa d’asta. È quella parte dell’inchiesta crollata l’altro ieri con l’assoluzione di Maurizio Venafro, allora capo di gabinetto della Regione Lazio, accusato di essere una sorta di regista di gare d’appalto truccate e definitivamente assolto dalla Cassazione.

Capodarco come è finita dentro Mafia Capitale?
Noi partecipammo alla gara regionale per la gestione dei centri unici di prenotazione (CUP) di tutte le aziende sanitarie e ospedaliere del Lazio. La gara era divisa in quattro lotti e noi presentammo un’offerta in “associazione temporanea di imprese” per tutti e quattro i lotti. A questa gara parteciparono anche le aziende di Salvatore Buzzi. La gara venne annullata dalla Regione visto che era menzionata nelle intercettazioni di Buzzi in cui si parlava di condizionamenti e turbativa d’asta. Reati che ora la Cassazione ha ridimensionato”. 

È la stessa inchiesta in cui era rimasto coinvolto l’allora capo di gabinetto di Zingaretti, Maurizio Venafro?
Sì, esatto. Insieme a quello di Venafro c’era anche il mio nome, come presidente della Capodarco, e concorrente al gruppo di Buzzi. Buzzi aveva parlato nel suo racconto ai magistrati di come lui fosse una vittima del sistema e che tutte le gare erano truccate, ma l’assoluzione di Venafro dimostra che la gara era regolare. Io sono stato indagato per la turbativa d’asta e a seguito di questa indagine la cooperativa è stata interdetta dalla Prefettua e successivamente è stata commissariata dal Tribunale di Roma. Abbiamo perso tutte le gare e i lavoratori che lavoravano con noi sono stati licenziati. Parte sono rientrati a lavorare con altre aziende che ci sono subentrate ma dopo cinque anni la mia è una società che è stata pressoché distrutta”.

La sintesi è che se finisci dentro un’inchiesta, anche in modo marginale, sei morto?
Esatto. Non esistono paraurti, vieni distrutto” 



DESERTA LA GARA ATAC PER LA MANUTENZIONE DEI TRENI DELLA METRO


Va deserta la gara d’appalto, del valore di 66 milioni di euro, indetta da Atac per la manutenzione straordinaria di 51 treni della metropolitana. Era una delle gare d’appalto finanziate con i famosi 425milioni di euro messi a disposizione della Capitale dal Ministero delle Infrastrutture nell’ambito dei lavori di ammodernamento e messa in sicurezza della rete metropolitana cittadina.

Una sola offerta era stata presentata, si legge nelle carte, da parte della RTI CAF Italia-Vapor Europe che però è “risultata non valida in quanto condizionata rispetto alle prescrizioni e condizioni del Capitolato d’appalto”. Tradotto dal burocratese aziendale, l’offerta non rispondeva alle richieste. Per cui la stessa è “stata ritenuta inammissibile e la gara è stata dichiarata deserta”.
Appare clamoroso come una gara così sostanziosa, 66 milioni di euro, non sia stata ritenuta appetibile dalle varie società che si occupano di manutenzione dei convogli e questo getta una luce sinistra sulla reale appetibilità di Atac come stazione appaltante: per un’azienda “salvata” e che “rinasce” non è esattamente una ottima pubblicità.
Il nodo che dovrà essere sciolto è quello della manutenzione di questi treni per scongiurare il rischio di un fermo tecnico nei depositi per scadenza della revisione. Dall’azienda filtra comunque ottimismo: “non avremo problemi. Recupereremo in fase di esecuzione dei lavori di revisione il ritardo della fase di gara". 



SANNA (COLLEFERRO): "DA NOI MAI I RIFIUTI DI ROMA"


È uno dei due sindaci di Comuni con più di 15mila abitanti, rieletto al primo turno. Pierluigi Sanna, Pd, sindaco di Colleferro per la seconda volta, ha ottenuto il record del 75 per cento abbondante di voti. 

La possiamo definire “lo Zaia del Lazio”?
Io sono molto modesto e non mi paragono al Governatore del Veneto che ha avuto una responsabilità con un carico assai più ampio del mio”.

Però il 75 per cento di consenso in una città che fino a pochi anni fa era un feudo del centrodestra…
Colleferro è stata dal 1946 al 1992 un feudo del centrosinistra, una città operaia. Poi per 23 anni c’è stato sì il centrodestra”.

Ma fino al 1992 era un mondo, dopo il 1992 un altro. Per 23 anni la vita politica di Colleferro ha visto in Silvano Moffa il principale attore. Con lei torna il centrosinistra confermato con il voto di tre cittadini su quattro. Una bella soddisfazione.
Una grande soddisfazione. Un grande onore. Ma anche una grande responsabilità”.

Una campagna elettorale segnata dalla tragedia di Willy Monteiro Duarte.
Quella di Willy è una tragedia che ci ha segnato profondamente ma che non ha influito sulla campagna elettorale. In quei sette giorni ho sospeso la campagna elettorale: bisogna saper distinguere l’importanza delle cose, soprattutto nella vita pubblica. E comunque i nostri elettori hanno giudicato le cose fatte nel quinquennio non solo negli ultimi giorni”.

Programmi sulla sicurezza?
Se nei luoghi della tragedia c’erano telecamere è perché le abbiamo installate. Ne installeremo molte altre sempre in collaborazione con le forze dell’ordine. Concordandola con il Prefetto, ho emanato un’ordinanza sugli orari degli esercizi commerciali e continueremo a supportare con i Vigili Urbani il lavoro di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza”. 

Quanto può avere influito sul voto la chiusura dell’inceneritore?
La questione ambientale è uno fra i temi affrontati nel primo mandato e che ci ha portato la stima e la fiducia delle persone. Noi avevamo fatto delle battaglie quando eravamo all’opposizione e abbiamo mantenuto le promesse quando siamo stati eletti. Ma è la questione ambientale nel suo complesso”.

Cosa intende?
La questione ambientale è anche la chiusura della discarica, l’aumento della differenziata porta a porta, la nascita del Consorzio Minerva (l’azienda pubblica che gestisce i rifiuti nei Comuni della Valle del Sacco, ndr), i contributi pubblici che abbiamo erogato per l’acquisto di auto ibride e bici elettriche, gli investimenti sulla pista ciclabile, il piano urbano del traffico, l’acquisto del Parco del Castello. Questo, insieme alle politiche culturali e a quelle sul settore aerospaziale, ha segnato il primo mandato”.

A Colleferro dovrebbe sorgere, secondo la Regione, il “compound dei rifiuti”.
Noi siamo chiaramente a favore che la nostra differenziata finisca in un impianto che ricicla i rifiuti. Non siamo d’accordo che si costruisca qui un impianto che serva a smaltire i rifiuti di Roma. Non abbiamo visto progetti…”.

Quindi, dalla Regione non vi hanno sottoposto nulla.
Assolutamente no. I terreni sono i nostri e non li daremo a nessuno e vaglieremo con attenzione, insieme ad associazioni e comitati, i progetti. Non siamo disponibili a ricevere i rigiuti di Roma: abbiamo un porta a porta al 70% e non vediamo il motivo per il quale, dopo averlo fatto per 20 anni, dobbiamo supportare Roma”.


I TREDICINE E L'IMPERO INIZIATO CON LE CALDARROSTE

 


Un impero economico partito dalle caldarroste: questo è quando in 60 anni i Tredicine sono riusciti a costruire a Roma. Le loro bancarelle sono davanti San Pietro, i loro camion bar erano a piazza Venezia o al Colosseo, le castagne dietro piazza di Spagna. Un impero economico partito dalle caldarroste: questo è quando in 60 anni i Tredicine sono riusciti a costruire a Roma. Le loro bancarelle sono davanti San Pietro, i loro camion bar erano a piazza Venezia o al Colosseo, le castagne dietro piazza di Spagna. 
Capostipite: Donato Tredicine il 19 novembre 1959 lascia i suoi nove figli a Schiavi, in Abruzzo, e viene a Roma: la mattina al lavoro in un cantiere e il pomeriggio a vendere caldarroste fra i vicoli di piazza di Spagna. All’epoca la fonte di reddito principale erano proprio le castagne, un asset ancora oggi patrimonio di famiglia. Arrivano poi i figli, cinque: Mario, Alfiero, Elio, Dino ed Emilia. E da lì inizia un vero e proprio impero. Che cresce anno dopo anno e si basa sulle licenze per il commercio ambulante, i chioschi gelato e di frutta in centro o i camion bar, le bancarelle a piazza Navona nel periodo natalizio. Una serie di inchieste giornalistiche, prima ancora di quelle giudiziarie, avevano già evidenziato l’enorme potere dei Tredicine derivato da un controllo, diretto e indiretto, quasi monopolistico di tutte queste postazioni: nel 2012, risultavano nelle mani della famiglia 42 postazioni di vendita ambulante su 68 disponibili. 
Ancora: su 300 “posti fissi e unici” del centro storico - appunto, dalle caldarroste ai camion bar - 150 circa risultavano nelle mani della famiglia. Per rendere comprensibile il valore: per le postazioni migliori, si parla di incassi che possono arrivare anche a 5mila euro al giorno o comunque con una media di 20-30mila euro al mese. E il valore delle licenze è enorme: si arriva a 650mila euro l’una.
La famiglia diviene progressivamente sempre più importante tanto che uno dei nipoti del capostipite, Giordano Tredicine, entrerà in Consiglio comunale, fra le fila di Forza Italia. 
Prima delle inchieste su Mafia Capitale e poi quella degli arresti di ieri, ogni anno c’erano sempre lunghi ed estenuanti contenziosi sulle bancarelle natalizie di piazza Navona e poi la lunghissima querelle sullo spostamento dei camion bar dal Colosseo e dalle zone di maggior pregio: solitamente vincenti in tribunale, i Tredicine vennero sconfitti proprio sui camion bar facendo segnare una delle poche vittorie dell’Amministrazione capitolina che va ascritta a merito di Ignazio Marino.
I primi cenni di cedimento arrivarono con l’inchiesta Mafia Capitale che travolse Giordano Tredicine condannato in primo grado a 3 anni per corruzione, ridotti poi a 2 e mezzo in appello.