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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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sabato 21 settembre 2019

ROMA SERVIZI, IN CAMPIDOGLIO IL CASO DEL PRESIDENTE AUTOPROMOSSO


Non è passata sotto silenzio l’inchiesta de Il Tempo su Roma Servizi per la Mobilità - la società di proprietà del Comune di Roma che si occupa di “pianificazione, supervisione, coordinamento e controllo della mobilità pubblica e privata” - e sull’aumento di stipendio che il presidente e amministratore delegato, l’ingegner Stefano Brinchi, si è attribuito lo scorso dicembre con una delibera, da lui portata al Consiglio di Amministrazione che lui stesso presiede, che ridisegna l’organizzazione interna dell’azienda e che fa passare l’ad - che era un quadro di IV fascia - allo stipendio da quadro di V fascia con mansioni di dirigente ad interim, da 69mila euro lordi annui a 96mila.
Parte lancia in resta Marco Palumbo, Pd e presidente della Commissione Trasparenza del Campidoglio: “La vicenda dell'aumento di stipendio dell'amministratore delegato di Roma servizi per la Mobilità non convince affatto. La procedura adottata per ritoccare il salario del manager è tutt'altro che chiara. Per questo, ho deciso di convocare una commissione Trasparenza per far luce su tutto l'iter. Nel giro di pochissimi giorni inviteremo in commissione i vertici dell'azienda per spiegare questa storia”. Anche Davide Bordoni (FI) aspetta “la Commissione Trasparenza per far luce su questa situazione”. 
Rincara la dose Giovanni Zannola, sempre Pd, che ricorda come già a maggio 2019 aveva presentato un’articolata interrogazione al sindaco, Virginia Raggi, e all’assessore alla Mobilità, Linda Meleo, alle quali chiedeva chiarimenti circa le “anomale concentrazioni di incarichi sulla persona” di Brinchi (presidente, amministratore delegato, dirigente dai interim della Direzione Trasporto pubblico, responsabile dello Staff Strategie, Ufficio Stampa, Controllo operativo e coordinamento tecnico; responsabile della segreteria tecnica del Piano Urbano per la Mobilità sostenibile). E, poi, ancora: sull’aumento dei dirigenti, sui trattamenti economici concessi ad personam, sull’affidamento a Ernest&Young del progetto di nuova struttura aziendale.
Domande alle quali era stato risposto da Roma Servizi asserendo che a Brinchi non era più assegnato l’interim della Direzione Finanza e Controllo e che la nuova organizzazione aziendale  “non ha comportato alcun aumento di figure dirigenziali né di costi” visto che su 7 direzioni, le 2 non coperte da personale sono state attribuite con interim (che prima o poi o scadranno o dovranno essere stabilizzati). Per Roma Servizi, poi, “l’esperienza acquisita” e la “competenza nel settore” giustificano il mancato ricorso alle ordinarie procedure di selezione interna del personale e consentono di attribuire a Brinchi tanto il ruolo di direttore del Trasporto pubblico quanto quello di “Ufficio relazioni esterne e strategia”. Insomma, per Roma Servizi è assolutamente normale che i propri vertici si attribuiscano posizioni e relativi aumenti di stipendi senza le selezioni cui qualunque comune mortale deve sottoporsi.
A completare il quadro delle forze politiche di opposizione in Campidoglio anche Andrea De Priamo (Fratelli d’Italia): “Presenterò un’interrogazione urgente su questa vicenda che rimane comunque oltre i limiti della moralità”.
A difesa di Brinchi si schiera Enrico Stefàno, M5S ed ex presidente della Commissione Mobilità: “Brinchi è persona valida e competente e svolge l’ incarico di Presidente e Ad a titolo gratuito. Siamo convinti che tutto sia avvenuto nel rispetto della normativa vigente”.


venerdì 20 settembre 2019

ECCO IL MANAGER CHE SI PROMUOVE DA SOLO


Passare con un tratto della propria penna il proprio stipendio da 69mila euro l’anno a 96mila: accade a Stefano Brinchi, ingegnere, presidente e amministratore delegato di Roma Servizi per la Mobilità, che si promuove da solo. Assunto come quadro nel 2010 quando Roma Servizi viene fondata, nel marzo 2018 ne diviene presidente e amministratore delegato e, a dicembre dello stesso anno, presenta al Consiglio di Amministrazione della società da lui stesso presieduto una delibera con cui si auto assegna un ruolo da dirigente e un aumento di stipendio, da 69mila euro lordi annui a 96mila. Il tutto senza selezioni o ricerca del personale.
Roma Servizi per la Mobilità è una società pubblica, di proprietà del Comune, per conto del quale “svolge le attività strategiche di pianificazione, supervisione, coordinamento e controllo della mobilità pubblica e privata”, attraverso “progettazione, sviluppo, realizzazione e gestione dei servizi di mobilità e di supporto alla comunicazione”. 
Con la delibera 33 del 21 dicembre 2018 - impossibile da trovare nella sezione trasparenza del sito aziendale - avviene il grande salto di Brinchi. Nel testo si legge che le Direzioni saranno 7 e “ricoperte da personale in possesso della qualifica di dirigente” ma che i dirigenti “attualmente in forza sono 5 e che quindi necessariamente verranno attribuiti degli incarichi ad interim”. E fra questi interim spunta (pagina 7) quello della “Direzione Trasporto pubblico che viene attribuita senza alcuna indennità aggiuntiva all’AD (Brinchi, ndr) in ragione del ruolo” e dell’”esperienza e competenza nel settore acquisita negli anni pur non possedendo la qualifica di dirigente”. Un’esperienza che, secondo il CdA, è “ragionevole e fondato presupposto per derogare a quanto previsto” dalle procedure interne per selezionare il personale. Subito dopo, l’aumento di stipendio: niente indennità, ma da Quadro di fascia IV, Brinchi passa con questa delibera a Quadro di fascia V, il massimo che un quadro possa raggiungere
La storia solletica qualcuno dentro Roma Servizi che informa l’Anac di questa procedura e l’Autorità scrive al Campidoglio che, a sua volta, domanda informazioni a Roma Servizi.
In risposta, a fine luglio di quest’anno, Roma Servizi chiarisce che dal lordo di 69mila euro annui più 9mila euro di premi produzione, con la delibera 33 Brinchi passa dal 1 gennaio 2019 a 96mila lordi e 12.300 euro di premi obiettivi. Cifre, la vecchia e la nuova, che includono anche i 20mila euro di indennità come responsabile di staff delle strategie dell’Agenzia. Spiega Brinchi: “il Cda ha deliberato un'indennità di funzione di 20mila euro annui lordi connessa alle responsabilità ed alle attività svolte quale responsabile dell'Ufficio e che quindi verrà automaticamente meno se e quando cesserà tale ruolo. L’interim alla Direzione Trasporto Pubblico non prevede compenso e l’adeguamento dello stipendio è coerente con il ruolo e senza alcuna procedura selettiva in quanto già Quadro”.


giovedì 19 settembre 2019

LA REGIONE BOCCIA LA DISCARICA A PIAN DELL'OLMO


A Pian dell’Olmo (Roma, Municipio XV al confine con il Comune di Riano) la discarica non si può fare. Questa è la decisione presa dalla Direzione Urbanistica della Regione Lazio che ha bocciato il progetto presentato da una società privata, la Torre di Procoio srl - collegata con il Gruppo Maio operante in Abruzzo - per la realizzazione di una discarica dentro una vecchia cava dismessa per 45mila metri quadri di superficie e una capacità di 700mila metri cubi.
Il progetto viene bocciato per “inammissibilità paesaggistica” e la Regione “esprime in modo negativo la propria valutazione in materia impatto ambientale non rilevando che il progetto presentato possa essere considerato fra i progetti di conservazione, recupero, gestione e valorizzazione del paesaggio regionale” tale da meritare la deroga alle prescrizioni contenute nelle normative vigenti.
Aggiunge la Regione che “l’eventuale riconsiderazione dei motivi ostativi potrebbe avvenire a seguito del parere preventivo e vincolante del Ministero per i Beni Culturali” cui spetterebbe l’autorizzazione a derogare alle leggi.
A soprammercato, la Regione emana anche una indicazione: “al fine di limitare le aree da sottoporre a variante urbanistica e alle deroghe, il progetto va ridimensionato in maniere proporzionata alle aree strettamente necessarie alla realizzazione della discarica”.
Festeggiano i comitati del no a Pian dell’Olmo: “il documento della Regione è di grande importanza per la nostra lotta contro il progetto di discarica dei rifiuti a Pian dell'Olmo. Un ulteriore parere negativo che ci fa ben sperare. Alla luce di questo e di altri pareri negativi ora attendiamo la determinazione di chiusura del procedimento della Conferenza dei Servizi. Urge l'archiviazione del procedimento come tassello ultimo e finale di questa vicenda che ci ha visto ancora una volta nell'occhio del ciclone”, afferma Massimiliano Venditti, presidente del Comitato di lotta contro la discarica dei rifiuti a Pian dell'Olmo.






ATAC, I BIGLIETTI SI PAGANO COL BANCOMAT

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Si parte con una metà dei tornelli delle metro con l’obiettivo di renderli tutti “tap&go” entro fine anno. Più lungo il discorso per adeguare anche bus. È il nuovo sistema di pagamento, presentato ieri dal sindaco Raggi e dall’ad di Atac, Simioni, per i biglietti Atac che si potranno pagare anche con bancomat, carte di credito e prepagate. In caso di verifica, basterà esibire il bancomat o la carta al controllore. 

ATAC, CROLLO DEL SERVIZIO. -35 MILIONI DI CONTRIBUTI


Meno 35 milioni: se il trend del servizio reso da Atac in termini di km annui percorsi sarà confermato a fine dicembre, le casse dell’azienda di via Prenestina potrebbero incassare 35 milioni in meno del pattuito. Perché, con la diffusione del dato sul servizio reso a giugno, il quadro appare piuttosto chiaro: prosegue inesorabile il crollo del servizio reso all’utenza.
Tab. 1 - I dati su base mensile (Giugno) di raffronto fra gli anni 2016, 2017, 2018 e 2019 (Fonte: Atac. Il dato include i km non percorsi per cause esogene, pagati al 75% della normale tariffa)
A giugno 2019, Atac ha percorso meno di 6 milioni e 450mila km con il servizio di superficie (bus, filobus, tram e vetture elettriche), con quasi 2 milioni di km in meno rispetto agli 8,4 previsti dal contratto di servizio, pari a un -23,4%. Un po’ meno male la metro: 701mila km percorsi contro i 713mila previsti dal contratto (-11mila pari a un 1,5%). Negative anche le prestazioni sulle ferrovie regionali concesse: Roma Lido 126mila km percorsi contro i 135 previsti; Roma Viterbo 126mila percorsi contro i 131mila previsti; Roma-Giardinetti 40mila invece che 45mila; con una prestazione totale inferiore del 6% alle attese.
Esaminando il dato su base semestrale, il primo elemento che emerge è che il servizio di superficie ha percorso nel 2019 in 8,5 milioni di km in meno di quanto previsto dal contratto di servizio (-16,7%), le metropolitane sono quasi in linea (solo 60mila km in meno sul contratto) come pure le ferrovie concesse che, in totale, di attestano poco sopra il milione e 850mila km contro una previsione di 1,9 milioni di km per un 3,7% in meno.
Tab. 2 - Il dato su base semestrale di raffronto fra gli anni 2016, 2017, 2018 e 2019
(Fonte: Atac. Il dato include i km non percorsi per cause esogene, pagati al 75% della normale tariffa)
Allargando l’analisi, però, appare in tutta la crudezza il dato sul crollo della produzione rispetto agli anni scorsi: nel primo semestre 2016, infatti, il servizio di superficie percorse 47 milioni di km contro i 50 previsti registrando un -6.6%. L’anno dopo (primo semestre 2017) si scese a 44milioni percorsi contro i 50 attesi con uno scostamento di 6,2 milioni (-12,4%). Nel primo semestre dello scorso anno, poi, ulteriore calo: 43,2 milioni percorsi contro i 51 previsti e una perdita di 7,7 milioni di km (-15,1%) per poi passare, nel primo semestre di quest’anno a soli 42 percorsi invece dei 51 previsti (-8,5 milioni pari a -16,6%). Insomma, la peggiore performance in superficie dell’era Raggi. 
Diverso l’andamento della metro che registra un miglioramento delle prestazioni dai 3,9 milioni di km del 2016 a 4,2 del 2019 anche, se ovviamente, va considerato l’aumento della rete dovuto all’apertura di San Giovanni Metro C.
In termini economici - nel giorno della presentazione dell’avvio del servizio “tap&go” per pagare i biglietti con bancomat e carte di credito - la proiezione su fine anno basata sui conti inseriti nel contratto di servizio porta una stima per le casse Atac di minori introiti per circa 35 milioni di euro. Né la piena operatività (che ancora non c’è) dei 227 bus turchi sembra in grado di invertire questo trend.