Non l’ha certo toccata piano, Lorenzo Bagnacani, ex Ad di Ama, ascoltato ieri mattina in Commissione Ambiente alla Regione Lazio: le difficoltà all’azienda sono state create a tavolino, si stanno aprendo le porte alla privatizzazione, il famoso buco da 18 milioni di euro (il casus belli della querelle fra la Giunta e il management aziendale) non basta a generare questa situazione e l’assessore al Bilancio, Gianni Lemmetti, chiede in modo irrituale di eliminare questi 18 milioni. E, ancora: l’Ama ha potenzialità ma a condizione di costruire impianti e di incassare i soldi che il Comune le deve. Un piccolo terremoto cui si aggiungono altre considerazioni espresse da Bagnacani al commissari regionali: la prima riguarda quella che l’ex Ad ha definito la “sinergia” fra il Campidoglio e il Collegio dei Sindaci, quello che prima aveva approvato il bilancio 2017 approvato a marzo 2018 e, subito dopo, l’aveva bocciato aprendo di fatto la strada alla crisi.

Le dichiarazioni di Bagnacani si spostano, quindi, su un piano di lettura politico: se osserviamo la dinamica dei fatti per casualità si sta forse andando in un percorso dove il fatto che Ama rimarrà pubblica può essere messo in discussione. Immaginandoci due bilanci consecutivi da approvare allo stesso momento: con il bilancio 2017 è in perdita, se anche quello 2018 venisse chiuso in perdita, qualora l’azionista denunciasse l’inefficienza dell’azienda, la delibera 52/2015 del Comune apre la porta a una eventuale privatizzazione di Ama. La delibera 52 citata da Bagnacani era quella di Marino che, a determinate condizioni, apriva a una forma di privatizzazione di Ama, un testo che la Giunta Raggi si era impegnata a modificare senza mai andare oltre le chiacchiere.
Poi Bagnacani gira il coltello nel ventre molle della politica grillina sui rifiuti, quello degli impianti: “Senza investire l’azienda non si salva. Avevamo previsto un piano che prevedeva 13 impianti per Roma che avrebbero reso la città in grado di chiudere il ciclo dei rifiuti nel perimetro di Ama. Fare impianti significa assumere delle decisioni, prendere delle scelte. Avevamo pensato anche a emettere dei bond per finanziare questi progetti, esplorando il mercato per non ricorrere alle banche. Ci sono 230 milioni di crediti che Ama vanta verso il Comune, che sono iscritti a bilancio da diverso tempo e mai sono stati pagati. Se venissero pagati non avremmo più bisogno di linee bancarie e l’azienda smetterebbe di pagare milioni di interessi all’anno che vanno a incidere sulla Tari”.
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