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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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giovedì 12 dicembre 2019

ISPRA: FLOP RACCOLTA DIFFERENZIATA A ROMA



La raccolta differenziata a Roma cala, diminuisce, scende dal 43,2% del 2017 al 42,9% de 2018. Lo certifica il Governo, tramite l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) che ha pubblicato ieri il suo rapporto annuale sui rifiuti urbani. Fine della propaganda: l’Ispra certifica che il modello 5Stelle sui rifiuti applicato a Roma è un fallimento. Semplicemente, è sbagliato e non funziona. E, a riprova, l’Ispra dice che la differenziata cala a Roma ma aumenta nel Lazio
I dati sono riferiti all’anno 2018 e evidenziano come, dal 2011 (Alemanno) fino al 2017, la percentuale di differenziata a Roma sia sempre aumentata e che lo scorso anno sia scesa, appunto al 42,9% dal 43,2% del 2017. Non solo. Ma aumenta anche del 2,5% la produzione dei rifiuti a Roma che si attesta a 1,7 milioni di tonnellate per un valore di 605 kg l’anno per abitante, con un incremento di 18 kg annui per ogni romano. 
Se Roma cala, aumenta invece il Lazio dove la differenziata è salita di quasi due punti percentuali rispetto all’anno scorso, passando dal 45,5% al 47,34%. La Provincia più virtuosa è stata quella di Viterbo, col 51,41% di raccolta differenziata, che come dato assoluto corrisponde a 69.401 tonnellate di rifiuti raccolti in maniera “separata”. Seguono quella di Latina 50,67% (143.749 ton di rifiuti raccolti in maniera differenziata), Frosinone 50,41% (89.268 ton), Rieti 47,01% (29.230 ton), chiude quella di Roma col 46,49% ma che riporta anche il dato assoluto più alto (1.101.467 ton.) soprattutto in considerazione della presenza su quel territorio di Roma Capitale.
C’è poi la beffa. Ogni romano paga qualche centesimo in meno di 250 euro l’anno per il servizio di raccolta rifiuti, dei quali, secondo Ispra, il 41% è a copertura di costi fissi e il 59% per finanziare quelli variabili. Basta guardare quel che accade nel resto d’Italia: il costo medio nazionale annuo pro capite è pari a 174,65 euro. Altro dato drammatico su Roma è dato dai numeri sullo smaltimento: nella Capitale abbiamo prodotto 258mila tonnellate di organico smaltendone “in casa” solo 44mila. Le altre, fuori regione. Ancora, deficit di impianti certificato: “nel Comune di Roma sono presenti 4 impianti di trattamento meccanico biologico dei rifiuti urbani (nel 2018 il TMB Salario era ancora attivo essendo andato a fuoco a metà dicembre dello scorso anno, ndr) che hanno gestito oltre 760mila tonnellate di rifiuti indifferenziati e 3 impianti di trattamento meccanico che hanno trattato poco più di 100mila tonnellate di rifiuti indifferenziati e 140mila tonnellate di altre frazioni dei rifiuti urbani”.
La mossa della disperazione viene da Ama: come lo studente che punta tutto sull’ultima interrogazione per salvare l’intero anno, l’Azienda “si vende” il mese di ottobre 2019 in cui la differenziata sarebbe al “45,7%, con un incremento di 1,7 punti rispetto al 44% medio del 2018” che però per l’Ispra è il 42,9 e non il 44%.



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