Non serviva l’annuncio di Virginia Raggi, sindaco di Roma, che “lo stadio si fa”: mai era stato messo in discussione, nemmeno quando l’allora candidata Sindaco aveva annunciato la volontà di cancellarlo e ritirare la delibera di pubblico interesse.


“I proponenti possono aprire i cantieri entro l’anno”, ha esordito la Raggi che ha aggiunto: “Il taglio delle cubature iniziale non va a impattare sui servizi. Ho richiesto questo parere, e non ero obbligata a farlo. La stessa Procura aveva detto che non c’erano problemi sul progetto. Il parere, esterno, ora rassicura e conferma questo dato. Non siamo contro le grandi opere, e lo stadio lo è, ma a favore delle opere utili che portano benefici alla città e ai cittadini come in questo caso dove si riqualifica un quadrante della città”. Lontani i tempi delle accuse di speculazione edilizia, la Raggi incassa subito il plauso della claque mediatica grillina: da Beppe Grillo a Luigi Di Maio più deputati e senatori, è tutto un applausometro a chi si spertica di più. Le elezioni si avvicinano a grandi passi e c’è da recuperare posizioni: se lunedì era il reddito di cittadinanza (motivo per cui la conferenza Stadio è stata rinviata a ieri), oggi è lo Stadio della Roma il tema da rilanciare. Fidando che la corta memoria dei romani faccia loro dimenticare nelle urne chi ha reso necessario, tagliando le opere di mobilità, la pronuncia del Politecnico sul progetto Tor di Valle.
Nessun commento:
Posta un commento