Ci risiamo: altro bus flambé. Siamo al sedicesimo da inizio anno, il terzo in una settimana. Stavolta è andata a fuoco, finendo totalmente carbonizzata, una vettura Atac da 18 metri (quelle snodabili) in servizio sulla linea 20 express. Giusto per aggiornare le statistiche è il secondo bus 18 metri che va a fuoco sulla linea 20 express: era già accaduto il 1 giugno sulla Prenestina all’altezza di via Longoni ma il fuoco aveva solamente danneggiato la vettura. Ieri, invece, autista e passeggeri salvi grazie all’intervento dei Vigili del Fuoco che, però, non hanno potuto evitare che l’autobus si trasformasse in un pezzetto di carbone.

Stando alla nota Atac, invece, i bus distrutti nel 2020 sono solo 3: “Con quello di oggi sono tre le vetture distrutte a causa di incendio dall'inizio dell'anno. Rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso i casi risultano dimezzati”. In realtà, andando a rivedere le tabelle del 2019, al 5 luglio risultavano distrutti o irrecuperabili 7 autobus, contro i 5 del 2020 e, in percentuale, quindi, non sono dimezzati ma ridotti del 28%.
Il problema con Atac è la totale assenza di trasparenza: da gennaio non viene più neanche pubblicato il bollettino mensile dei km effettivamente percorsi da bus, metro e ferrovie concesse: l’ultimo è di dicembre 2018. E, nonostante svariate richieste di accesso agli atti, l’Azienda si rifiuta di esibire il computo esatto dei bus flambé. Chiusi nella ridotta del bunker della Cancelleria di via Prenestina, i vertici dell’azienda possono baloccarsi con la semantica e scegliere di inserire o meno un bus nell’elenco dei distrutti dal fuoco sulla base di parametri non verificabili da nessuno: articoli di fede nell’Atac per i bus flambé e i km macinati.
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