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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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venerdì 29 giugno 2018

MUNICIPI; CAUDO: "VERO, NON FUNZIONANO"

Professor Caudo, al turno di ballottaggio nel territorio del III Municipio che conta 171mila elettori, solamente 36mila si sono recati alle urne, cioè, in termini percentuali, il 21 virgola spicci. Lei ha ottenuto 20.121 voti: in sostanza, è stato eletto da meno del 12% del corpo elettorale. C’è un problema sui Municipi?
“Al netto della capacità dei partiti di convincere le persone a uscire di casa per recarsi al seggio a votare, è chiaro che i Municipi così come sono oggi non funzionano. Una volta veniva nominato il delegato del Sindaco, oggi eleggiamo i rappresentanti ma è come se fossimo rimasti fermi alla Delegazione”.

Né possiamo davvero credere che siano una fucina di futuri amministratori: si contano Consiglieri Municipali che siedono nei Parlamentini locali anche da 4 consiliature…
“Una fucina lo sono, in realtà. Anche se non come dovrebbe essere”.

E come superare, allora, questa situazione?
“Vanno ripensati i poteri dei Municipi e la loro conformazione che, attualmente, vede l’esistenza di Parlamentini che dovrebbero governare un territorio grande come una media città, popolato come una media città italiana ma senza alcun potere. In ambiente universitario ci sono diverse ipotesi su come ridisegnare i Municipi: una, cui ho contribuito, è stata pubblicata in un testo (“Verso le microcittà di Roma”) dell’architetto Pietrolucci”.

E che prevede?
“Che potremmo creare una governance che prenda parte degli attuali poteri di Roma comune e li sposti sul livello della attuale Città Metropolitana. Contemporaneamente, una parte di questi poteri vanno spostati al livello dei Municipi che però vanno ridisegnati rispetto all’attuale assetto”.

Ridisegnati come?
“Occorre creare 11 vere città: l’Urbe vera e propria, cioè quello che attualmente è il centro storico formato dai vecchi I e XVII Municipio (Centro e Prati, prima della riforma Alemanno; ndr) cui vanno aggiunte parti della città oggi di altri Municipi diciamo, per intenderci, a livello dell’anello ferroviario. Un modello come quello della City di Londra”.

Poi?
“Poi occorre modificare dimensioni e confini dei Municipi, creando, 9 vere città lungo quello che potremmo definire il “Rosario del Grande Raccordo anulare”: ciascuna avrebbe il GRA come “spina dorsale” interna e avrebbe una popolazione da 150/200 mila abitanti. A queste nove città, va aggiunta Ostia. I parchi e le grandi aree dell’Agro Romano farebbero da legame. Insomma un disegno istituzionale coerente con il territorio e il suo sviluppo. Oggi invece i municipi sono ancora legati alla partizione della città centripeta ereditata dal dopoguerra e dal Piano regolatore del 1962”.

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