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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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lunedì 5 novembre 2018

LA RIFORMA DEL CONI 1/ LE MANI DEL GOVERNO SULLO SPORT





Nella manovra finanziaria su cui il Governo deve ottenere il via libera da Camera e Senato è stata inserita anche una “riforma” del sistema sportivo italiano. Una riforma - come fin troppo spesso accade nel nostro Paese - piuttosto estemporanea e tutt’altro che organica e che, di fatto, mette nelle mani dell’Esecutivo il controllo sullo sport e sui soldi che girano intorno allo sport. 
Andiamo per ordine. 

Com'era fino a oggi
Nell’articolo 48 dell’attuale testo viene disposta la modifica delle leggi Tremonti che avevano dato vita all’attuale sistema Coni da una parte e Coni Servizi dall’altra, risolvendo in questo l’allora gravissima crisi economica del mondo sportivo, legata al collasso delle scommesse del Totocalcio. 
Dal 2002, quindi, al Coni si affianca la Coni Servizi, società per azioni, partecipata al 100% dal Ministero dell'Economia. Coni Servizi è il braccio operativo del Coni con il quale ha un contratto di servizio e gestendo i Centri di preparazione olimpica, la Scuola dello Sport e l’Istituyto di medicina e Scienza per lo sport. Al Coni rimane la gestione dei finanziamenti alle Federazioni sportive.
A questo proposito, stando ai bilanci consuntivi del 2017 delle 44 federazioni sportive italiane, il Coni ha elargito contributi per le attività federali pari a quasi 240 milioni di euro.

La riforma del Governo
Ecco, di fatto, con la riforma che il Governo ha pensato, l’Esecutivo finisce per mettere le mani sullo sport e sulla sua società strumentale, la Coni Servizi, che cambierà nome, diventando Sport e Salute SpA. Solo che a distribuire i finanziamenti alle Federazioni sportive non sarà più il Coni ma sarà la nuova creatura, Sport e Salute SpA. Quindi, il controllo dei soldi per il mondo dello sport passerà dall’organo di autogoverno dello sport, il Coni, a una società i cui vertici saranno nominati dal Ministero delle Finanze. 

Rischio nuovo carrozzone di Stato
Lo spostamento del controllo dei fondi da un organismo autonomo come il Coni a uno controllato direttamente dall’Esecutivo, come sarà la Sport e Salute, rischia di dare vita a una nuova forma surrettizia di carrozzone di Stato. Senza tener conto della Raccomandazione 28 del Comitato Olimpico internazionale: “Il supporto ricevuto dalle autorità pubbliche non deve essere utilizzato in alcun modo per giustificare interferenze o pressioni sulle organizzazioni sportive”.


Il nuovo conto economico
Il testo della riforma, in teoria in vigore dal 2019 in realtà è probabile che il tutto slitti al 2020, il Governo ritiene di finanziare lo sport destinando il 32% annuo degli introiti di alcune tasse - Ires, Iva, Irap e Irpef derivanti dalla gestione di impianti sportivi, dalle attività di club sportivi, palestre e altre attività sportive - per Coni e la futura Sport e Salute SpA per un ammontare, però, che non dovrebbe mai essere inferiore a 410 milioni di euro. In sostanza, ad esempio, se nel 2019 quelle quattro imposte dessero un gettito di 2 miliardi, il 32%, quindi 640 milioni, andrebbe allo Sport. Se il gettito fosse solo 1 miliardo - 320 milioni sono il 32% - il Governo dovrebbe coprire la differenza fino ad arrivare a finanziamenti pari a 410 milioni. 
Di questi 410 milioni, 40 andrebbero al Coni, per sostenerne il funzionamento, le attività istituzionali, la copertura dei costi della preparazione olimpica e il supporto alla delegazione italiana. Il resto, 370 milioni, finisce a Sport e Salute che dovrà destinarne non meno di 260 (“inizialmente” è scritto nel testo della proposta di legge) al “finanziamento delle Federazioni sportive nazionali”.
Insomma, se economicamente, a occhio, l’ammontare annuo dei fondi per le Federazioni sportive resta più o meno invariato, quello che cambia è “l’ufficiale pagatore”: non più il Coni ma, di fatto, il Governo con l’Interposta società Sport e salute. 

Toccato anche il calcio
E non è che il calcio - la Federazione Gioco Calcio da sola genera un movimento economico di oltre 4,5 miliardi di euro - resti incolume dalle mire del Governo che già, con il Decreto Sicurezza, imporrà alle società sportive di pagare i costi delle forze dell’ordine impiegate in occasione degli eventi sportivi. Dalla prossima stagione, le società di calcio di serie A e B sarebbero obbligate a sottoporre i propri bilanci entro il 30 giugno alla vigilanza di società di revisione sottoposte al controllo della Consob. Pena l’esclusione dalla «torta» dei diritti tv. Anche qui, poi, è in atto un processo di riforma della giustizia sportiva da parte di Coni e Federazione: chi verrà sanzionato, avrà una settimana per ricorrere ad una sezione ad hoc della giustizia sportiva. Poi si andrà direttamente alla sezione speciale del Collegio di Garanzia del Coni e quindi al Tar. Ci sarà quindi un grado di giudizio in meno. 


FEDERAZIONE Consuntivo 2017 Contributo Coni %
AECI                (aeromobil Club) 3.180.350 €
ACI 383.987.862 €
FIDAL             (Atletica leggera) 24.691.118 € 11.119.519 € 45,03%
FIBA (Badminton) 2.934.751 € 2.483.684 € 84,63%
FIBS (Baseball) 6.141.960 € 4.175.807 € 67,99%
FIB (Bocce) 8.574.717 € 3.155.482 € 36,80%
FIDS                (Danza sportiva) 7.865.855 € 1.636.052 € 20,80%
FIDASC              (Armi e caccia) 1.478.598 € 1.131.018 € 76,49%
FIGC (Calcio) 4.500.000.000 € 33.022.068 € 0,73%
FICK                 (Canoa e Kayak) 4.802.608 € 4.039.914 € 84,12%
FIC (Canottaggio) 6.861.723 € 4.262.244 € 62,12%
FCI (Ciclismo) 18.071.781 € 9.148.575 € 50,62%
FICR (Cronometristi) 2.878.202 € 1.507.509 € 52,38%
FGI (Ginnastica) 10.826.070 € 6.428.094 € 59,38%
FIG (Golf) 21.156.274 € 9.204.707 € 43,51%
FIGH (Handball) 4.773.656 € 2.822.920 € 59,14%
FIGS (Squash) 1.514.773 € 1.345.751 € 88,84%
FIH (Hockey) 3.447.447 € 2.908.970 € 84,38%
FISR                 (Sport rotellistici) 5.187.340 € 3.376.632 € 65,09%
FIJLKAM            (Arti marziali) 12.177.398 € 7.344.020 € 60,31%
FMSI              (Medici sportivi) 10.249.838 € 2.736.785 € 26,70%
FMI (Moto) 18.891.321 € 4.489.224 € 23,76%
FIM (Motonautica) 2.138.724 € 1.940.185 € 90,72%
FIN (Nuoto) 44.693.626 € 14.105.126 € 31,56%
FIP (Pallacanestro) 40.037.000 € 9.468.000 € 23,65%
FIPAV (Pallavolo) 44.686.205 € 10.120.029 € 22,65%
FIPM (Pentathlon) 3.212.549 € 2.854.607 € 88,86%
FIPSAS           (Pesca sportiva) 9.795.076 € 3.214.511 € 32,82%
FIPE (Pesistica) 5.259.461 € 3.315.681 € 63,04%
FPI (Boxe) 6.651.412 € 5.054.782 € 76,00%
FIR (Rugby)* 44.564.316 € 5.794.171 € 13,00%
FIS (Scherma) 10.911.734 € 7.475.144 € 68,51%
FISW (Sci nautico) 2.679.329 € 2.388.001 € 89,13%
FISG                  (Sport del ghiaccio) 8.334.667 € 4.872.932 € 58,47%
FISE                 (Sport equestri) 19.887.001 € 5.268.592 € 26,49%
FISI                  (Sport invernali) 27.003.690 € 9.779.909 € 36,22%
FITA (Takwondo) 4.483.876 € 2.876.894 € 64,16%
FIT (Tennis) 59.000.195 € 7.053.360 € 11,95%
FITET (Tennistavolo) 5.159.258 € 3.186.501 € 61,76%
UITS                 (Tiro a segno) 7.155.011 € 3.669.561 € 75,90%
FITAV (Tiro a volo) 7.249.426 € 5.502.357 € 72,50%
FITARCO               (Tiro con l'arco) 5.184.981 € 3.758.860 € 72,50%
FITRI (Triathlon) 4.808.800 € 2.671.118 € 55,55%
FIV (Vela) 7.270.228 € 4.368.288 € 60,08%
TOTALE 5.429.860.207 € 235.077.584 € 4,33%
*Disponibile solo il bilancio preventivo 2017
Fonte: elaborazione sui bilanci consuntivi 2017 depositati dalle singole Federazioni con l'eccezione della Figc la cui relativa pagina è inaccessibile ed  quindi stata usata la cartella stampa della presentazione del consuntivo 2017 e la FIR per cui è disponibile solo il preventivo 2017
Nota metodologica: viene utilizzato il "valore della produzione" come voce relativa al bilancio. I contributi Coni sono quelli indicati nei bilanci stessi 






Il Coni non si è mai occupato dello sport diffuso, di quello di base, se non in termini di facciata e in parte attraverso gli Enti di promozione sportiva, limitandosi a preoccuparsi solo dei medaglieri”.
Claudio Barbaro è uomo di sport, prima che essere senatore e capogruppo per la Lega in Commissione Sport a Palazzo Madama. È presidente di Associazioni Sportive e Sociali Italiane, uno dei più importanti Enti di promozione sportiva e da sempre è impegnato per la diffusione dello sport come elemento di salute.

Però in questo modo rischiamo di avere un nuovo carrozzone di Stato, tipo la Rai.
No, non sono d’accordo. Ad oggi, il Coni, che ha svolto negli anni egregiamente la sua funzione, è diventato una struttura verticistica che rischia di diventare anacronistica. Prova ne sia il fatto che la governance del Coni è espressa da un Consiglio nazionale di quasi totale estrazione federale, 70 su 75 membri, che, contribuisce ad alimentare un percorso vizioso di beneficiari del contributo e, contemporaneamente, di elettori”.

Ma con questa riforma, sarà il Ministero delle Finanze a decidere quale federazione spesare e per quanto. Di fatto, significa un controllo diretto della politica sullo sport.
Ma no, nessuno vuole mettere le mani sullo sport in questo senso. Qui si sta pensando a una riforma che rimetta lo sport diffuso al centro dell’azione dello Stato. Non possiamo continuare a vivere solo sullo sport olimpico. Nel Consiglio nazionale siedono anche 5 rappresentanti degli Enti di Promozione Sportiva, quelli che si occupano proprio dello sport diffuso. Cinque su 75”.

Se, però, andiamo a vedere il peso percentuale dei contributi Coni alle federazioni, appare evidente per alcune la stretta dipendenza da questi fondi per continuare ad esistere. 
Questa è una riforma che doveva essere fatta svariati anni fa. Qui si difende il Coni come istituzione ma, negli anni, non si è difesa l’autonomia del Coni che derivava dall’autofinanziamento. È inevitabile che prima o poi ci si ponesse il problema con fondi di provenienza esclusivamente pubblica, dell’utilizzo degli stessi solo per le medaglie. Che sono importantissime per la promozione sportiva ma non possono rappresentarne l’unico obiettivo”.

Al Coni verranno destinati 40 milioni. Di fatto, lo si annienta. A parte la Federazione Calcio, le più importanti Federazioni hanno bilanci superiori a quello futuro del Coni.
Sono anni che diciamo che il Coni è un’anomalia solo italiana. All’estero non funziona così. Questa riforma va nel senso di riequilibrare il nostro sistema rispetto a un concetto di sport che non sia solo medaglie”.

Questa riforma ha molto le sembianze di un attacco diretto anche a Malagò, ritenuto troppo vicino al precedente Governo.
Quando si è candidato, Malagò ha annunciato una riforma epocale e profonda del sistema sportivo. Riuscire a scardinare il potere sedimentato da decenni è stato per lui un enorme successo. Cui però è seguita un’azione solo parziale di riforma”.

C’è il problema tecnico dell’Iva: la futura Sport e Salute, oggi Coni Servizi, è società per azioni che, quando versa soldi, lo fa con fattura e Iva. Come ne usciamo? 
Questi sono aspetti tecnici che possono essere affrontati e risolti senza troppi problemi. È chiaro che in fase di discussione in Aula ci saranno aggiustamenti e limature, anche di tipo tecnico”.

Resta il fatto che con questa riforma, la gestione dei fondi per lo sport si sposta dal Coni, non controllato dalla politica, a Sport e Salute, emanazione diretta del Ministero delle Finanze. Dica la verità, se questa proposta l’avesse avanzata Renzi?
Onestamente, all’inizio mi sarei arrabbiato e opposto. Ma se Renzi l’avesse spiegata, come ha fatto Giorgetti, con la necessità di una pratica dello sport diffuso, come stile di vita, aspetto socio sanitario e elemento culturale, mi sarei messo a riflettere”.



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