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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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giovedì 11 luglio 2019

ALL'AMA CAMION PIÙ GRANDI MA MANCANO LE PATENTI C


Impiantistica, siti dove far transitare i rifiuti da un camion piccolo a uno grande, querelle fra Sindaco e Governatore: non bastassero tutte queste cose, a complicare la vita di Ama ci si mettono pure le questioni di patente. Sì, perché c’è un mezzo contenzioso dentro l’azienda di via Calderon de la Barca sulle patenti C.
Andiamo per ordine. Nella scalcagnata flotta dei mezzi a disposizione dell’Azienda, ci sono quelli che vengono chiamati comunemente “squaletti”: fra i camion Ama sono i mezzi più piccoli, quelli con il cassone aperto e che possono caricare fino a 35 quintali di rifiuti. Per chiarire, sono quelli che girano, ad esempio, in centro per fare la raccolta differenziata porta a porta. 
Ma questi mezzi si riempiono rapidamente e, infatti, sono i primi che hanno bisogno di trovare un camion più grande entro cui rovesciare il proprio contenuto per poter riprendere subito a girare per le strade cittadine. 
Quindi, Ama decide di fare un tentativo: prendere nuovi mezzi più grandi. Quindi, prima di acquistarli a titolo definitivo, ad aprile 2018, l’Azienda predispone un bando di gara per noleggiarne 20. Sono mezzi a due assi con un carico utile di 75 quintali e allestiti con il cassone ribaltabile, quindi un po’ più del doppio degli “squaletti”, tanto da esser già stati ribattezzati “squali”. 
Il bando prevede una spesa per il noleggio di 1 milione e 924mila euro per 24 mesi di durata del servizio. 
Il 25 ottobre 2018 Ama aggiudica in via definitiva l’appalto alla Moteco Service di Velletri con un ribasso sulla base d’asta del 14% e un importo totale di 1.650.400 euro, quasi 83mila euro a camion.
Problema: per guidare gli squaletti basta la patente B, quella che si usa anche per le normali autovetture. Per gli squali, invece, serve la patente C che è il titolo necessario per poter guidare i veicoli adibiti al trasporto delle cose. E qui iniziano i problemi: oggi servono solo 20 patenti C ma se l’esperimento dovesse andare a buon fine e Ama acquistare, questa volta a titolo definitivo e non a noleggio, nuovi mezzi mancherebbero autisti con la giusta patente per poterli guidare. 
Spiega l’Azienda: “a primavera 2019, dopo le necessarie operazioni di collaudo, sono stati collocati sul territorio 20” ‘squali’ “per integrare i servizi svolti dai classici ‘squaletti’”.
Per guidare tali mezzi, è necessaria la patente C, unitamente alla Carta Qualificazione Conducente. L’azienda ha preventivamente svolto un reperimento di personale per rintracciare operatori di zona in possesso di tali requisiti. I mezzi sono quindi guidati da personale idoneo. Una volta sperimentata la funzionalità di questi veicoli, l’azienda darà seguito con una gara per l’acquisto di mezzi propri”. Resta il problema: una patente C costa 765 euro di tasse più i costi delle guide (mediamente 80 euro l’ora) che Ama dovrebbe finire per coprire.

mercoledì 10 luglio 2019

IGNAZIO MARINO SULLO STADIO DELLA ROMA - FACT CHECK


L'ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, è intervenuto ai microfoni di Radio Roma Capitale e ha rilasciato alcune dichiarazioni sullo Stadio della Roma di Tor di Valle. Questo il fact check delle frasi dell'ex Primo Cittadino.   


"Spero che lo stadio della Roma si faccia ma non sono molto ottimista. Se fossi rimasto al governo di questa città in un mandato lo stadio sarebbe già stato inaugurato. Ci sono state decisioni successive che hanno creato conflittualità e problemi anche dal punto di vista della giustizia. Spero che non venga sprecata un'occasione incredibile che creerebbe almeno 5mila posti di lavoro per l'avvio del cantiere ed un indotto economico rilevante per Roma". 

Lo ha detto l'ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, intervenendo ai microfoni di Radio Roma Capitale.

"Noi trovammo un progetto disegnato con un grande interesse da parte degli imprenditori privati. Con l'aiuto determinante di Giovanni Caudo, professore di urbanistica a Roma Tre, noi chiedemmo al presidente della Roma di cambiare quel progetto, di investire centinaia di milioni di euro in opere pubbliche. Parliamo di metro, ponte carrabile e ponte pedonale sul Tevere, un grande parco attrezzato, il raddoppio della capacità di trasporto su ferro per portare il 60/70% degli spettatori allo stadio con mezzi pubblici. Tutto questo è stato cancellato dalla Raggi ed è stato detto che le opere pubbliche saranno a carico dei cittadini, nonostante la legge preveda il contrario. Resto stupito di come sia stato possibile cancellare una progettazione così puntigliosa. Tutto è stato abbandonato e quello che manca è proprio una visione della Capitale d'Italia. Ogni mattina viene lanciata una nuova idea e resta abbandonata dopo qualche tempo". 





FACT CHECKING

Tralasciando le considerazioni politiche che Marino dovrebbe forse girare al Pd, due appunti:

Se fossi rimasto al governo di questa città in un mandato lo stadio sarebbe già stato inaugurato”.
FALSO 
Quando Marino ha terminato l’esperienza in Campidoglio (ottobre 2015), non era ancora pronto il progetto definitivo che è stato consegnato in Comune a maggio 2016. 
Ammesso che la prima Conferenza di Servizi - quella che, ad aprile 2017, bocciò il progetto per la mancanza della Valutazione di Impatto Ambientale da parte della Regione dovuta alla mancata approvazione della Variante urbanistica da parte del Comune - si fosse conclusa positivamente a marzo 2017, la posa della prima pietra non sarebbe avvenuta prima dell’autunno 2017 (probabilmente verso novembre/dicembre): bonifiche delle aree, gare europee, scavi archeologici. 
Considerando i 24/26 mesi di lavori minimi previsti dalla Roma per la costruzione della parte essenziale del progetto versione Marino (i lavori per le 3 Torri sarebbero stati scaglionati per almeno 5 anni solo in caso di vendita su carta degli immobili in costruzione), prima dell’autunno 2019 il complesso non sarebbe mai stato aperto e funzionale. 
Ovviamente, tutta questa tempistica è basata sul calcolo dei tempi minimo rispetto a potenziali problemi in Conferenza di Servizi, nella stesura della Convenzione urbanistica, nelle gare d’appalto e nelle procedure di costruzione: quindi è un calcolo teorico e estremamente ottimistico.

Parliamo di metro, ponte carrabile e ponte pedonale sul Tevere, un grande parco attrezzato, il raddoppio della capacità di trasporto su ferro per portare il 60/70% degli spettatori allo stadio con mezzi pubblici. Tutto questo è stato cancellato dalla Raggi ed è stato detto che le opere pubbliche saranno a carico dei cittadini, nonostante la legge preveda il contrario”.
FALSO
Il ponte pedonale sul Tevere è rimasto anche nella versione Raggi del progetto.
Il parco attrezzato non era previsto nella versione Marino: era previsto un contributo di 10mln circa per la sua realizzazione ma era opera che avrebbe dovuto realizzare il Comune. Nella versione Raggi il parco è stato spostato fra le opere di pubblico interesse quindi dovrà essere realizzato e a carico dei privati prima dell’apertura dello Stadio. 

Sulla questione del trasporto su ferro la cosa è più complessa. 
È falso che la versione Marino prevedesse il 60/70% degli spettatori allo Stadio con il TPL. La percentuale era solo il 50% (sta nella delibera). Nella versione Raggi la percentuale è rimasta.
Quello che è cambiato fra le due versioni è chi fa cosa e come si paga questo qualcosa.
Nella versione Marino venivano stanziati come opera di interesse pubblico con cubature a compensazione 50,45 milioni di euro per fare “prioritariamente” lo sfioccamento della Metro B da Eur Magliana a Tor di Valle (in subordine, un intervento di analogo valore sulla Roma-Lido). A questi 50,45 milioni di euro se ne aggiungevano altri 13 e spicci per la nuova stazione Tor di Valle che avrebbe unificato all’attuale coppia di binari della Roma-Lido la nuova coppia di binari della Metro B. Il proponente sarebbe stato responsabile anche della costruzione delle opere pubbliche di mobilità.
Nella versione Raggi, rimane come opera di interesse pubblico con cubature a compensazione lo stanziamento per la nuova Stazione Tor di Valle ma per un ammontare ridotto (10,3 min €) perché non si fa più lo sfioccamento della Metro B quindi non serve più la nuova coppia di binari. Ci si appoggia all’opera di ammodernamento della Roma-Lido finanziata dallo Stato e dalla Regione ritenendola sufficiente a garantire la quota del 50% di spettatori allo Stadio con il TPL. Viene però destinato l’intero ammontare del Contributo costo di costruzione di circa 45 milioni di euro (quota contanti delle tasse che si pagano al Comune dove si costruisce, calcolata sul volume globale del costruito e che non dà origine a cubature a compensazione) all’acquisto di treni e ad eventuali ulteriori interventi sulla Roma-Lido. 


A sinistra la "versione Marino" delle opere a compensazione, a destra, la "versione Raggi"

La Raggi non ha mai detto che le opere pubbliche saranno a carico dei cittadini. Semplicemente ha ritenuto che gli interventi già finanziati dal pubblico, autonomi e indipendenti dal progetto Stadio - Ponte dei Congressi e ristrutturazione della Roma-Lido di Ostia - fossero sufficienti a garantire la mobilità dello Stadio in occasione degli eventi. Per lei, l’interesse pubblico, quindi, era quello di ridurre la cubatura concessa al privato nella versione Marino del progetto considerata troppo onerosa dal punto di vista del consumo di suolo. 

martedì 9 luglio 2019

L'AMA BATTE CASSA: COMUNE PAGHI O CONTI IN TILT


I secchioni strabordanti di immondizia, il fetore pestilenziale e animali di varia natura che si cibano di questi rifiuti sono solo la parte più appariscente del problema immondizia a Roma.
Ce n’è una meno evidente ma altrettanto importante: lo stato del bilancio Ama. Da due anni - siamo al terzo esercizio in corso - il “socio unico” di Ama, cioè il Campidoglio a trazione grillina, non approva i bilanci dell’azienda di via Calderon de la Barca. 
Uno scontro feroce fra le fazioni interne al mondo a 5Stelle che ha lasciato sul terreno il cadavere politico dell’assessore ai Rifiuti, Pinuccia Montanari, e dell’ultimo CdA di Ama, quello di Lorenzo Bagnacani.
E per approvare il bilancio 2017 non c’è solo la famigerata partita dei crediti cimiteriali - il casus belli dell’addio del duo Bagnacani/Montanari dopo lo scontro con l’assessore al Bilancio, Gianni Lemmetti, e il dg del Campidoglio, Franco Giampaoleti - ma c’è anche e sopratutto il credito di Ama verso il Comune: Palazzo Senatorio deve all’Ama 169 milioni. Roba vecchia, per carità, antecedente addirittura il mandato di Alemanno sindaco (2008-2013) ma che va iscritta dentro il bilancio 2017. E anche in fretta: per poter predisporre il documento contabile da sottoporre all’approvazione del Comune, restano poche ore. E se il Comune non dovesse riconoscere questo debito, sul libro mastro di Ama ci sarebbe un nuovo buco di 169 milioni di euro. 
Di fatto, quasi il bollino di default. 
Non a caso, uno dei passaggi cardine dell’Ordinanza Zingaretti sui rifiuti è stato centrato proprio sulla necessità che il Campidoglio smetta di cincischiare e approvi questi due bilanci. La cui mancata approvazione, al di là dei rilievi contabili, amministrativi e penali, ha un risvolto immediato: le ultime 41 gare d’appalto bandite da Ama rendono un quadro piuttosto desolante. 
Sette sono andate deserte e fra queste alcune sono suggestive: niente gru, camion e gomme, niente rimozione dei rifiuti pericolosi né di quelli ordinari. Tre annullate, 8 aggiudicate e 21 in aggiudicazione, alcune di queste da mesi e mesi.
Se poi si analizzano non solo il numero e gli oggetti degli appalti, ma il loro valore economico, viene fuori un quadro ancor più sconcertante: le 7 gare andate deserte valevano il 67% dell’ammontare di tutte le 41 gare. Sul piatto Ama aveva messo oltre 340 milioni di euro: 227 milioni è il valore delle gare andate deserte, poco più di 7 milioni le gare aggiudicate, poi 2,5 milioni valevano quelle annullate e 103 milioni quelle in aggiudicazione. 
Non serve un genio matematico per capire che l’affidabilità di Ama è decisamente scarsa: vengono aggiudicate gare di poco valore, una da 58mila euro, e quasi tutte le altre sotto il milione di euro di valore. Le aziende, semplicemente, non si fidano: quando la posta è consistente, come i quasi 225 milioni a bando per “l'affidamento del servizio di caricamento, trasporto, scarico e trattamento, con recupero/smaltimento dei Rifiuti Urbani Residui prodotti dalla città di Roma Capitale - eccedenti le quantità trattate presso gli impianti di AMA S.p.A. - e dei rifiuti solidi prodotti dagli impianti di trattamento di AMA S.p.A., per un periodo di 24 (ventiquattro) mesi”, le aziende restano a casa.


RIFIUTI; "CABINA DI REGIA" CONTRO LA CRISI


Per provare a uscire dalla costante emergenza rifiuti, sarà istituita una cabina di regia. Questo è quanto è emerso ieri pomeriggio dopo l’incontro in Campidoglio fra il sindaco di Roma, Virginia Raggi, il nuovo management dell’Ama, guidato dalla neo presidente, Luisa Melara, e i sindacati Fp Cgil, Fit Cisl e Uil Trasporti. Poco dopo il Campidoglio ha diffuso una nota ufficiale. 
La Cabina di Regia prevede la costituzione di una Commissione composta da 2 membri per ogni organizzazione sindacale e da altrettanti membri di nomina di Roma Capitale ed Ama e, ove necessario, di altre strutture di Roma Capitale. 
I lavori della Commissione saranno articolati progressivamente su una serie di macrotemi: operatività, logistica, modelli di raccolta e piano straordinario pulizia; infrastrutture per la raccolta; mezzi; risorse umane/piano assunzionale; risorse finanziarie; iniziative per l’educazione ambientale e la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori. 
Il nuovo organismo fornirà "proprie osservazioni sulle linee guida del nuovo piano industriale entro 10 giorni dalla trasmissione da parte del cda", si legge nel verbale di accordo, "si riunirà con cadenza settimanale”. 
Per i sindacati, “uno dei temi su cui inizieremo a discutere sarà la dimensione industriale e quindi il reperimento dei siti dove inviare i rifiuti”, spiega il segretario della Fit Cisl Lazio, Marino Masucci. Secondo Natale Di Cola (Cgil): “in questo momento non serve litigare ma trovare soluzioni. Con questo accordo, superata la fase contingente, inizierà la discussione per il piano industriale di Ama, perché altrimenti le emergenze saranno sempre dietro l’angolo. Mi è sembrato un ‘bagno di umiltà’ da parte del Comune: sembrano aver compreso che servono soluzioni realistiche”. 
Notizie anche sul fronte bilanci: l’Ordinanza Zingaretti impone l’approvazione dei due bilanci Ama mancanti da parte del Campidoglio, socio unico, entro un mese, cioè entro il 5 agosto. "Entro fine luglio Ama ci ha detto che sarà approvato il bilancio 2017”, ha detto Di Cola che ha aggiunto: “c’è stata garantita la sostenibilità finanziaria dell’azienda con il supporto del Campidoglio”.

LA RAGGI: RIFIUTI ALL'ESTERO. MA SARÀ UN SALASSO


È uno dei grandi ritornelli della politica romana quando parla di rifiuti: abbiamo la tassa più alta d’Italia e il servizio peggiore. Il rischio - se dovesse concretizzarsi l’idea di stringere nuovi accordi con l’estero per portare i rifiuti romani come la Raggi ha ammesso ieri (“lavoro per trovare dei siti di destinazione all’estero”) - è che stavolta la tassa sui rifiuti possa davvero aumentare. 
Perché una cosa va ricordata: nonostante i costi di gestione del ciclo dei rifiuti stiano costantemente aumentando grazie alla incapacità delle Amministrazioni Comunali di Roma di dotarsi dell’impiantistica necessaria all’autosufficienza, da molto tempo la tariffa è bloccata. Il che potrebbe apparire quasi un mistero, visto che si tratta di una tassa per un servizio e che, quindi, di norma, aumentando i costi questi si dovrebbero scaricare in automatico sulle tasche dei romani. 
Forse questo non accade perché Ama sta risparmiando un po’ su tutto: le gare vanno deserte e in cassa restano 227 milioni di euro non spesi. I mezzi sono fermi per il 42%, quindi meno ricambi, meno manutenzione e anche meno gasolio. Il TMB Salario è svampato a dicembre scorso e quei costi di gestione e lavorazione sono spariti. 
Tuttavia, se da una parte trovare nuove destinazioni di smaltimento potrebbe svincolare la città della crisi cicliche dovute a rotture, manutenzioni o altro dei diversi impianti che fagocitano la nostra immondizia, dall’altra non è certo qualcosa che si fa gratis.
Il conto non è troppo complicato. Le tariffe prevedono un costo di 190 euro a tonnellata per il rifiuto indifferenziato secco; 200 euro a tonnellata per l’indifferenziato umido e, infine, un costo oscillante fra i 140 e i 180 euro a tonnellata per il combustibile da rifiuto. L’oscillazione, in questo caso, è legata alla qualità del combustibile prodotto dal ciclo dei rifiuti. 
Cosa che, però, al momento per Roma non è certo un problema da valutare visto che abbiamo prima di tutto il problema di tirar su l’indifferenziato da terra. 
Le potenziali destinazioni cui il Campidoglio starebbe lavorando sono la Svezia e la Bulgaria, non esattamente due Paesi dietro l’angolo. 
Al momento, secondo i primi dati, pare che l’Ordinanza Zingaretti stia funzionando. “La collaborazione tra le istituzioni sta producendo i suoi effetti. Solo nella giornata di oggi, secondo le previsioni, saranno conferite agli impianti di Roma e della Regione in totale circa 1400 tonnellate di rifiuti che rappresentano oltre la metà del fabbisogno settimanale dei quantitativi extra pari a 2000 tonnellate”, ha detto l’assessore regionale ai Rifiuti, Massimiliano Valeriani. In sostanza, rispetto al prospetto Ama di produzione 18.100 tonnellate settimanali di rifiuti tal quale la Regione ha messo a disposizione "spazi" di trattamento per 19.500 tonnellate. Questo consentirà all'azienda di fare fronte all'ordinaria produzione di rifiuti e in più di recuperare l'immondizia non raccolta nelle scorse settimane. 
Tutto questo, però, è solo temporaneo: è il sistema che si riequilibra con un intervento, l’Ordinanza, che di fatto va in deroga a molte normative ambientali consentendo, però, di pulire la città e smaltire il caos accumulato. 
Resta il problema del futuro: finita l’emergenza, sarà necessario trovare la via d’uscita per non ricadere di nuovo nel caos. Se l'Amministrazione capitolina si ostina a rimanere ancorata a una visione utopistica che vede il rifiuto evaporare per magia, a breve il problema riesploderà. Visto che sul versante impianti i grillini non vogliono sentirci, ci si appresta a spedire ancor di più all’estero il tutto: da 21mila tonnellate annue di rifiuto trattato, come stimato dalla Regione, potrebbero aggiungersi le 50mila tonnellate di indifferenziata che già vengono spedite in Austria in barba alle stringenti normative europee che vietano di trasferire l'immondizia così com'è da un Paese all'altro.
Cifre che vanno moltiplicate per 200 euro a tonnellata, chiaramente.