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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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domenica 11 ottobre 2015

STADIO A RISCHIO, LA ROMA CORRA

Se davvero la As Roma vuole portare a casa lo Stadio di Tor di Valle deve correre. Ma correre tanto.



Le dimissioni di Ignazio Marino da sindaco di Roma - se e quando diverranno effettive - infatti, ad oggi, non bloccano l’iter amministrativo del progetto
Che è comunque fermo ai box in attesa che i proponenti consegnino una bella fetta di documentazione mancante nel dossier “progetto definitivo”. 



A ricordare, in estrema sintesi, i principali documenti mancanti
  1. sondaggi geologici sull’intera superficie interessata dal progetto, 
  2. relazioni geostatiche e sismiche, 
  3. piano particellare degli espropri
  4. computo metrico estimativo. 
In sostanza, parliamo della “cicciaeconomica del progetto. 
Manca, poi, la soluzione (acquisto o esproprio) per le aree di proprietà dei privati (leggi: quasi totalmente Gruppo Armellini) su cui ricadrebbe poco meno della metà del progetto. 
Senza considerare la questione metropolitana che è fra i cardini del pubblico interesse e il cui progetto, quello sulla Metro B, è stato considerato improponibile e dannoso da Atac e Dipartimento della Mobilità. 

Ma, consegnate in Campidoglio - che non chiude mica i suoi uffici per le dimissioni del Sindaco - queste carte, il progetto può davvero passare in Regione

Regione che, a quel punto, avrà 180 giorni di tempo, fissati dalla legge, per esaminarlo, emendarlo, integrarlo e, poi, approvarlo. 

E se per il problema metropolitana (da delibera, occorrono 16 treni l’ora per trasportare almeno il 50% dei tifosi su ferro ma non è specificato in modo univoco se si deve usare la linea B, come voleva Marino, o la Roma-Lido, come vogliono i tecnici) la questione è più progettuale che di sostanza, per i documenti mancanti c’è poco da fare: vanno predisposti e consegnati o il progetto non va avanti. 

La chiave per avere lo Stadio sta tutta nella delibera di pubblico interesse, votata dall’Assemblea Capitolina il 22 dicembre scorso, e che costituisce l’atto di avvio del procedimento

Fino a che il procedimento non verrà chiuso, la Delibera potrà essere modificata o anche cancellata. 

Solo la conclusione dell’iter in Regione, terminando l’iter amministrativo (va ricordato che la legge indica come “sostitutivi” di tutti i vari permessi proprio il via libera della Conferenza di servizi regionale), rende giuridicamente e tecnicamente perfetto e non più modificabile l’intero processo.

Quindi, appunto, la Roma deve sbrigarsi
Le elezioni comunali a primavera potrebbero, infatti, far segnare in Consiglio comunale una Giunta e una maggioranza contrarie, a qualsiasi titolo, alla realizzazione dello Stadio
In quel caso, perciò, se l’iter fosse ancora aperto, la nuova maggioranza potrebbe cancellare la delibera o modificarla in modo così sensibile (ad esempio con una drastica riduzione di cubature) da rendere l’”affaire” non più conveniente e spingere i proponenti ad abbandonare il progetto. 



In zona Cesarini, poi, alla Roma resta sempre una scappatoia: se, una volta consegnate le
carte e aperta la Conferenza di Servizi regionale, la Regione la tirasse troppo per le lunghe (come accadde per il Comune durante quella preliminare dello scorso agosto), trascorsi i 180 giorni stabiliti dalla legge, i proponenti possono sempre ricorrere a Palazzo Chigi, bypassando quindi sia il Campidoglio che la Regione, ed evitando che la nuova maggioranza in comune possa rimetter mano alla delibera.

martedì 6 ottobre 2015

CHIACCHIERE, SCONTRINI E RAGION DI STATO

I social network sono inondati dalle chiacchiere sugli scontrini del sindaco Marino.

Andando per sommi capi, si trovano soggetti che attaccano Marino a prescindere. E quelli che lo difendono a prescindere.

Come scrive metaforicamente Panorama, alcuni lo elevano al rango di santo martire. Altri - per contraltare - dipingono Ignazio come un truffatore rubagalline.

Onestamente, mi interessa assai poco verificare il centesimo speso. E, sì, anche se la sera del 26 dicembre invece che dei giornalisti, avesse portato a cena la famiglia, pagando 260 euro, mi interesserebbe assai poco. Non è da questo che si valuta un Sindaco.

Si valuta dall'operato, prima ancora che dalle chiacchiere. Le sue o quelle degli altri.

Non entro nel merito dell'operato amministrativo di Marino: i detrattori hanno argomenti sufficienti per attaccarlo come i suoi estimatori per difenderlo.

Credo, però, che Marino abbia commesso un errore enorme mettendo online le spese e i dettagli. Un errore che pagheremo caro a partire da domani.

Pubblicare le spese sostenute non è un'"operazione trasparenza" ma un'idiozia politica che viola, in sedicesimi, il concetto di base della Ragion di Stato. Perché alle funzioni di Sindaco sono legate delle funzioni di rappresentanza, chiamiamole, per comodità, antiche vestigia della regalità. Che sono già oggetto di controlli da parte di organi deputati a verificare la regolarità delle somme spese.

Pubblicare la nota spese significa sottoporre - sia oggi che domani, perché poi indietro non si torna - al vaglio di chiunque ciò che il Sindaco di Roma mangia, con cosa viaggia, quale vino o acqua beve, a chi decide di offrire un pranzo

Significa, quindi, consentire a chiunque di fare le pulci e indignarsi - dato che viviamo nell'epoca del servizio indignato permanente effettivo - se hai mangiato aragosta invece che astice, astice invece di gamberi, gamberi invece di vongole. Significa farsi criticare da chi spesso non arriva a finire decentemente la terza settimana del mese, perché hai bevuto un Teroldego invece di un Pinot nero, o se hi offerto una Du Demon invece di una Peroni.

Significa, in realtà, spogliare di quel poco (molto poco) di regalità che era rimasta connessa alla funzione, significa porre nudo totalmente "il re" di fronte al suo popolo e consentire a questo popolo di accorgersi che il re, alla fine, è solo un comune mortale, rivestito di seta e broccato anziché che di stracci, significa che quel poco di fascino segreto dato dalla inaviccinabilità per il comune mortale di ciò che un sindaco può o non può fare, viene a cadere.

Questo è il significato metapolitico di questa scelleratezza di Marino.
Il giudizio, ora, rapidamente passerà dall'Aula Giulio Cesare e dalle pagine dei giornali, alla strada. E quando arriva in strada, invece della Marcia Reale, si suona e si canta molto meglio la Marsigliese.

Ci vediamo presto in Place de la Révolution.

domenica 4 ottobre 2015

LAVORI ANNUNCIATI E MAI INIZIATI

Era luglio. Faceva caldo, a Roma. 
Marino Ignazio da Genova ancora non era partito per la sua vacanza nel continente americano - la cui esatta località è segreto di Stato per evidenti ragioni di sicurezza del Primo Cittadino - non era rientrato per correre a donare il sangue né si era ancora beccato lo schiaffone papale in piena faccia e il controschiaffone da Mons. Paglia sull'altra guancia, come si conviene a chi si professa cattolico.

Fanfare e sito internet del Comune, quello istituzionale, per intendersi.



L'annuncio era di quelli forti: fra luglio e agosto rifacciamo una bella serie di strade. Maurizio Pucci, assessore da poco entrato nella stanza del bottoni con i galloni più riccamente decorati, aveva annunziato, urbi et orbi, che la Salaria, la via Salaria, quella delle mignotte a tutte le ore del giorno e della notte, quella della puzza (un tempo molto seguita dai giornali oggi dimenticata ma sempre lì ad olezzare) del centro Ama, quella dell'asfalto colabrodo per chilometri, quella al buio un giorno su tre, quella degli allagamenti appena piove, ebbene, la via Salaria sarebbe stata rifatta.


Avrebbero lavorato proprio nei mesi estivi, per non creare problemi di traffico.



Luglio è passato.
Agosto anche.
Settembre è finito. 

Abbiamo assistito all'incredibile e pacchianissimo funerale organizzato dai Casamonica.
Letto e riso (anche per non piangere) del viaggio vacanziero americano del signor Sindaco.
Udito le unghie del primo cittadino grattare ogni superficie utile ad aggrapparsi nel tentativo, vano e decisamente ridicolo, di mettere delle pezze ai casini che combina con le sue dichiarazioni sul Papa, sui viaggi, sugli scontrini...

Ma la Salaria è ancora lì. Esattamente come era lì, nelle stesse condizioni, di giugno, maggio, gennaio.

L'ultimo intervento di rifacimento del manto stradale - interventio serio, non la romanella, per intenderci - risale all'estate 2012, quando il buon Tommaso Profeta, allora alla Protezione civile comunale, organizzò un disboscamento delle fratte e venne anche rifatto tutto l'asfalto in prossimità dell'intersezione fra la Salaria e la Tangenziale Est.
Poi, un paio di tentativi di romanellare alcune buche con i soliti 3 centimetri scarsi di grattatine di asfalto e bitume gettato.

Nel frattempo, si notano i nuovi cartelloni pubblicitari che compaiono a coppie ogni 10 metri (ne abbiamo contati - nel più totale silenzio sia di Romafaschifo che di  Cartellopoli, i due blog un tempo strenui censori dei sindaci oggi strenui difensori mariniani, quasi gli ultimi giapponesi - oltre 80 per lato) e che si sommano a quelli già esistenti.

Le mignotte sono ancora lì, sempre belle (non proprio tutte) e disponibili (tutte) e giorno dopo giorno più numerose.
L'asfalto in alcuni punti ha lasciato solo un vago ricordo di sé.
La strada, nei soliti punti (aeroporto dell'Urbe e svincolo per Villa Spada) si inonda alla prima pioggia che superi i 12 minuti di durata.
La puzza del deposito Ama si spande a ogni soffio di vento, nel silenzio di quei giornali e comitati che tanta attenzione ebbero fra il 2010 e il 2013.

Ma dei lavori promessi, annunciati, propagandati nemmeno l'ombra.

venerdì 25 settembre 2015

STADIO; IL MIO INTERVENTO DI IERI SU RADIO RADIO




STADIO; GIUNTA E PD, TUTTI CONTRO TUTTI



ESPOSITO: "ALTRE PRIORITÀ PER ROMA"
MARINO CONTRO ESPOSITO: "PROGETTO IMPORTANTE, ASPETTIAMO CONFERENZA SERVIZI AVVIATA DA REGIONE"
REGIONE CONTRO MARINO: "CONFERENZA DI SERVIZI NON AVVIATA"
ESPOSITO CONTRO CAUDO: "CON TUTTI I PROBLEMI, PARLIAMO DI STADIO?"
GIUNTELLA CONTRO ESPOSITO: "CAMPAGNA CONTRO LO STADIO"
PALUMBO CONTRO ESPOSITO: "ASSESSORE IN CONFUSIONE"

La verifica del progetto riguardante lo stadio della Roma è ora oggetto della Conferenza di Servizi avviata dalla Regione. È quello il luogo delle verifiche e, se sarà necessario, delle correzioni da chiedere. Si tratta di un progetto importante a cui questa amministrazione tiene molto. Aspettiamo quindi con fiducia che si chiuda questa ultima verifica". 
Parola di Ignazio Marino, da New York. 

Conversando con alcuni potenziali investitori americani, il Sindaco ha accennato anche alle vicende dello stadio della Roma. Dopo aver rimarcato l’importanza del progetto ”cui l’Amministrazione tiene molto”, Marino ha aggiunto di attendere “con fiducia che si chiuda questa ultima verifica” [la Conferenza di Servizi finale in Regione, ndr]. 



Se non che, non c’è nessuna Conferenza aperta in Regione, come da via Cristoforo Colombo fanno sapere. 




Non è aperta perché i progetti presentati, come oramai tutti sanno, sono incompleti, tanto che, lo scorso 5 agosto, dalla Regione è partita una lettera in duplice copia, una ai proponenti (Parnasi/Pallotta) e una, per conoscenza, proprio al Campidoglio, chiedendo le varie integrazioni documentali che, per ora, non sono pervenute. 

Solo quando arriveranno tutte le carte mancanti - che, per inciso, dovranno essere depositate in Comune che, prima di inoltrarle alla Regione, dovrà vagliarle e verificarne la rispondenza alle leggi e alla delibera di pubblico interesse - potrà partire il countdown dei sei mesi per i lavori della Conferenza di Servizi.




E, intanto, si registra (l’ennesima) spaccatura interna al PD

L'assessore alla Mobilità, senatore Stefano Esposito
Dopo aver lanciato la frecciatina dei giorni scorsi (“Ognuno faccia il suo mestiere”, “ci sono altre priorità”) sulla questione Metro B, Stefano Esposito, assessore alla Mobilità, rincara la dose degli attacchi contro il titolare dell’Urbanistica, Caudo
Comincino ad affrontare i temi veri (ambiente, interesse pubblico, questioni urbanistiche, espropri). Con tutti i problemi che ci sono in questa città, ci occupiamo dello Stadio?”. 
L'assessore all'Urbanistica, Giovanni Caudo

Posizione, quella dell’assessore Esposito che manda in fibrillazione  il presidente romano del Pd, Tommaso Giuntella (noto tifoso giallorosso tanto quanto Esposito supporter juventino) che in un tweet parla di “campagna di stampa contro lo Stadio. L’Assemblea capitolina si è già espressa, basta ostruzionismo, liberiamo la città”. 
Da chi, poi? 

E anche il consigliere PD al Comune, Marco Palumbo, non è tenero: “l'assessore Esposito è lievemente confuso. Il pubblico interesse dell’opera è stato sancito con l'approvazione definitiva di una delibera nel dicembre dello scorso anno. Non si può superficialmente derubricare lo stadio di Tor di Valle a questione secondaria per Roma:è la prima grande opera messa in cantiere dopo anni e avrà ricadute positive su molti fronti. Fa male l'assessore a prendere sottogamba le opere legate a viabilità e trasporti in quell'area. Non si tratta di cantieri che riguarderanno esclusivamente lo stadio, ma tutta la città”.