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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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giovedì 27 agosto 2020

BONUS COVID ALLA MOGLIE DI PIROZZI

Il caso bonus Covid, i 600 euro, approda anche in Consiglio regionale del Lazio. A richiedere e ottenere l’aiuto di Stato è la signora Teresa Carbone, moglie del consigliere regionale ed ex sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi. La signora Carbone è “socia accomandataria” della società Punto e Virgola, con sede ad Amatrice, e che risulta in Camera di Commercio avere per oggetto la vendita di giornali, libri e materiale di cancelleria. Insomma, un’edicola anche piuttosto ampia, 48 metri quadri, come ce ne sono molte nei piccoli paesi. 
Non ho beneficiato del bonus richiesto da mia moglie Teresa autonomamente per mandare avanti la piccola edicola che gestisce ad Amatrice”, afferma Sergio Pirozzi che aggiunge: “Non avrei potuto impedire che effettuasse una legittima richiesta per far sopravvivere la sua attività. Qualcuno pensa che avrei dovuto garantire a mia moglie una ‘paghetta’, mortificando la sua scelta di autonomia economica che ha sempre rivendicato durante tutto il nostro matrimonio? Il mio ruolo in questa impresa è ininfluente sia da un punto di vista gestionale, sia rispetto alla posizione Inps e al conto corrente intestato esclusivamente alla mia consorte”. 
Il problema però è che dalla visura societaria effettuata in Camera di Commercio, se la signora Teresa Carbone risulta socio accomandatario, il socio accomandante è proprio Sergio Pirozzi, al 50%.
Da un punto di vista societario, Pirozzi ha perfettamente ragione: come socio accomandante non ha voce nella gestione dell’attività e ne risponde, infatti, solo in modo limitato. A differenza della posizione della moglie, accomandataria, cui è attribuita l’amministrazione e la rappresentanza della società delle quali risponde in modo illimitato. 
Pirozzi, ovviamente, non ci sta ad essere tirato in mezzo e precisa: “A tutela della mia onorabilità di uomo impegnato nelle istituzioni da 25 anni e di quella della mia famiglia agirò per vie legali contro chiunque tenterà di mettere la posizione di Teresa sullo stesso piano di quella dei politici eletti che, in via diretta hanno approfittato delle gravi lacune che di questa legge, fatto che ho apertamente e pubblicamente condannato fin dal primo momento in cui è emersa la vicenda”.
Solo tre giorni fa, lo stesso Pirozzi sulla propria pagina facebook scriveva: “Una brutta storia, che fotografa bene la distanza che c'è oggi tra una certa politica e le persone comuni. io spero che questi 5 vigliacchi, di qualunque partito siano, si dimettano e chiedano scusa agli italiani e ai loro sacrifici. Sarebbe doveroso. Al centro ci sono sempre le persone: se uno è una brava persona lo è da cittadino e da uomo o donna delle Istituzioni. È questo che fa la differenza. Sempre”.
Colgono al volo l’occasione i grillini alla Pisana: “Siamo sempre stati convinti che chi abbia dei privilegi debba dare, non prendere e reputiamo miserabile la richiesta del Bonus di 600 euro fatta da esponenti politici, che di certo non sono a corto di benefici. Per dovere di trasparenza nei confronti dei cittadini comunichiamo che nessuno degli otto consiglieri del Movimento 5 Stelle alla Regione Lazio si è avvalso della possibilità di avere il Bonus, né mai ha lontanamente pensato di accedere ad una misura destinata a chi stava vivendo un momento di difficoltà. Chi lo ha fatto non è degno di rappresentare le Istituzioni e con tale gesto ha dimostrato una meschineria che non è solo è uno schiaffo a tutti coloro che ne avevano realmente bisogno, ma anche un vergognoso esempio di ingordigia per il quale dovrebbero prima chiedere scusa agli italiani e poi ritirarsi a vita privata”.

mercoledì 12 agosto 2020

LE NUOVE “IMPRECISIONI” DI VITTORIO EMILIANI

Per la seconda volta, dopo marzo 2019, capita di leggere un nuovo articolo di Vittorio Emiliani contro il progetto dello Stadio della Roma di Tor di Valle.
Per la seconda volta, un articolo zeppo di inesattezze clamorose per una penna, in passato, così importante nel panorama del giornalismo intaliano.

Analizziamo dall’inizio.

Scrive Emiliani, prendendo le mosse dall’annuncio di Virginia Raggi di volersi ricandidare a Sindaco di Roma, che la stessa Raggi “ha già messo all’attivo nel proprio bilancio il nuovo Stadio di Tor di Valle (Stadio personale del presidente uscente James Pallotta) avversato da geologi, idraulici, urbanisti, trasportisti e, ovviamente, politici”. 

Prima inesattezza - sarebbe stato sufficiente leggere i comunicati sulla cessione societaria per verificarla - lo “Stadio personale del presidente uscente James Pallotta” magari poteva essere aggiunto “e di quello entrante, Dan Friedkin”, visto che, nell’affare, ci rientrano tutte e tre le società create da Pallotta per occuparsi di Tor di Valle. 
Sarebbe bastato, caro Emiliani, questo già per smontare una bubbola antica, “o ssadio de pallotta”, comprendendo che Friedkin compra tutto il cucuzzaro, che la norma impone la scelta di una “società sportiva utilizzatrice in via prevalente” e che nella Convenzione è ribadito fino alla nausea il vincolo trentennale fra la As Roma e Tor di Valle.
Per sua comodità, Emiliani, le inserisco qui la copia dei comunicati ufficiali diffusi in base alle norme che regolano le società quotate in borsa.




Procede poi Emiliani riepilogando la tiritera dei presunti motivi del no. 
A parte che Emiliani avrebbe necessità di rileggere la norma che pone in capo al soggetto privato la scelta dell’area, il Nostro dice che “al progetto mancano alcuni pezzi fondamentali”, che si può fare “un nuovo Stadio tutto giallorosso”, “basta avere i soldi e un’area realmente adatta: dal punto di vista idrogeologico, urbanistico, trasportistico”, che Tor di Valle è un’”area è una delle più “difficili”, incoerenti, fragili di tutta Roma, come succede lungo le rive del Tevere. E’ stata qualificata come R4 e dunque “non trasformabile” se non realizzando opere idrauliche fondamentali. Anzitutto, la messa in sicurezza del fosso di Vallerano, che ogni anno straripa e allaga la vicina Decima”.

Pensi, Emiliani, nel progetto sono inserite una serie di opere idrauliche che servono proprio a eliminare lo “straripamento” del Fosso del Vallerano e di quello dell’Acqua Acetosa. 
Quello che Emiliani dimentica è che i fossi sono al di fuori del perimetro dello Stadio e che spetterebbe allo Stato intervenire (cosa vanamente attesa da un trentennio): se è vero che “straripano” tutti gli anni, magari i soldi potrebbe metterceli il Comitato per la Bellezza così da ridurre questa seccatura. Invece, ce li mette la Roma (semplificazione: i soggetti proponenti ieri e attuatori domani) che, così, risolverà un problema che con lo Stadio non c’entra nulla ma riguarda tutta quella parte di città che vive a ridosso dei due Fossi e che non sempre ma solo quando si verificano intensissime precipitazioni durante le piene del Tevere si ritrovano le cantine allagate. Perché è questo lo “straripamento” di cui Emiliani parla: fossi che non hanno sufficiente forza per scaricare nel Tevere la portata e che, quindi, rigurgitano.   
Tuttavia, poiché non vogliamo farci mancare nulla, le allego qui un breve stralcio di una dichiarazione pubblica resa dall’allora quasi assessore all’Urbanistica della Giunta Raggi, Paolo Berdini, in merito al rischio idrogeologico. Era il giugno 2016 e stavamo a Radio Radicale



Seguitiamo la perorazione di Emiliani che domanda a Friedkin: “Lei chiederà, al pari di Mr. Pallotta, al Comune di autorizzare come “condimento” un bel po’ di metri cubi di grattacieli e altro, prima quale zona mista (direzionale/residenziale), poi come centro direzionale e commerciale, il Business Park?

Emiliani lei ha troppa esperienza per non pensare che voglia burlarsi di noi fingendo di non sapere che i progetti non è che si discutono sulla base delle idee del Comitato della Bellezza. 

Ora, Emiliani, lei dovrebbe avere anche la voglia di leggere l’intera delibera 132 del 2014 (quella di Marino) perché nelle pagine iniziali viene scritto quale era la proposta iniziale avanzata dal proponente, ma in quelle finali viene indicato anche qual è la soluzione che poi è stata adottata. 
Certo, come sempre accade, il proponente non si presenta a una trattativa offrendo l’intera posta in palio, ma parte piano. 
Poi il Campidoglio ha - esattamente come la legge autorizza a fare - trattato con il proponente e l’offerta iniziale di impiegare 50 milioni a fronte di opere pari a 270milioni di valore è stata pesantemente modificata (pagina 19).
Le allego qui ciò che dispone (nelle delibere si legge tutto e tutto è importante ma è la parte dispositiva quella che alla fine fa testo) la delibera 132/2014.



Sarebbe ora necessario dedicarsi al resto delle sue osservazioni: che, però, come lei stesso ammette, sono decisamente stantie visto che lei stesso scrive che si riferiscono “a stime del 2017”. Ci permettiamo di evidenziarle che siamo nell’anno del Signore 2020 e che sotto i ponti è passata tanta di quell’acqua...

Tuttavia, un paio di precisazioni sono necessarie perché stranamente lei sembra aver completamente dimenticato tutto ciò che è avvenuto dal 2017 in poi. 

Limitandosi solo alle cose attuali, lei scrive: “un gran pasticcio: un primo tratto della Via del Mare sarebbe unificato alla Via Ostiense, poi le due arterie si dividerebbero di nuovo dal bivio per lo Stadio a Viale Marconi”, poi aggiunge che “il problema è già risolto dal progetto per il nuovo Ponte dei Congressi”; cita “le idrovore per l’acqua piovana: altri 9,6 milioni”. Poi, sforzandomi invano di capire da dove desume il successivo dato, lei aggiunge : “I parcheggi multipiano, secondo il Campidoglio, competono al privato e non al Comune, per un costo di 55 milioni e mezzo. Senza dimenticare che per realizzare i parcheggi invece a raso e le strade interne al comprensorio ci vogliono altri 74,7 milioni a metà fra Comune e privato”.

Il progetto è stato esaminato da una Conferenza di Servizi che ha apportato decisive modifiche. La prima, ad esempio, riguarda la via del Mare/Ostiense che viene unificata non solo come sensi di marcia ma anche come sedime dell’arteria da viale Marconi al Grande Raccordo Anulare. Il punto (900 metri) in cui il tracciato delle due strade diverge causa capannoni industriali sarà unificato post espropri. Opera non inclusa nel progetto, aggiunta dopo su richiesta del Comune, che costerà una ventina di milioni di euro (potete sempre sostituirvi voi del Comitato per la Bellezza con i vostri fondi) e che servirà alla progettazione del Ponte dei Congressi che in quel punto dovrà congiungersi con le nuove via del Mare/Ostiense (una riprogettazione che, guarda caso, consente al Comune di risparmiare 20 milioni di euro riducendo lo stanziamento di competenza del Campidoglio dagli iniziali 45 milioni alla ventina messa a bilancio).



Le idrovore come i parcheggi e la viabilità interna rientrano nelle opere che il privato deve realizzare obbligatoriamente e che non danno origine a nessun tipo di compensazione. 
Cavolo, da un esperto di urbanistica come lei, errori simili non sono ammissibili.  

Ci permetta, poi, Emiliani: lei deve portare rispetto ai tifosi della Roma e non può travisare la storia a proprio uso e consumo. 
Lei si azzarda a scrivere: “A suo tempo il leggendario Dino Viola presidente della Roma “brasiliana” campione 1983 aveva puntato per un nuovo Stadio sulla Magliana, ma se ne era allontanato subito quando era stato informato che era piena di tranelli essendo lungo il Tevere e sotto il suo livello grazie al famoso “drizzagno” mussoliniano”. 
Mi permetto di segnalarle un volume su Dino Viola, scritto da un collega e amico che ripercorre la storia di quella proposta di Stadio. 
Manuel Fondato; Dino Viola - La prigionia del sogno; edito da Ultra Sport. Le pagine 94 e 95 raccontano la storia di come il Campidoglio di allora - Nicola Signorello sindaco - si tirò indietro all’ultimo e non c’entravano né il Tevere né Mussolini. 

Gentile Emiliani, 
Qualche tempo fa alcuni suoi compagni di varie battaglie hanno sottoscritto una lettera aperta al sindaco di Milano, Beppe Sala, sull’abbattimento del Meazza/San Siro in vista della costruzione del nuovo stadio di Milan e Inter. Potrebbe essermi sfuggita, ma non mi pare di aver letto la sua firma in calce a questo appello. E sono certo che, qualora non fosse sfuggita a me, lei rimedierà rapidamente e guiderà con la stessa sagacia ed intensa vitalità la carica dei conservatori dello status quo. Dubito, infatti, che la Bellezza del suo Comitato si possa limitare al confine segnato dal Grande Raccordo Anulare. 


Ah, un’ultima dimenticanza: sicuramente lei è perfettamente a conoascenza che, quando nel 2015, l’Autorità di Bacino del Tevere riesaminò l’alveo del Fiume, catalogò l’intero Quartiere Flaminio sotto la sigla R4.   

martedì 11 agosto 2020

ATAC: DUE BUS FLAMBÉ E SITO IN TILT PER I RIMBORSI



Giornata di fuoco per il trasporto pubblico locale: concretamente di fuoco. Due bus Atac vanno a fuoco e, per soprammercato, si aggiunge anche una vettura Cotral distrutta da un incendio a Priverno (Lt).
Con quelli di oggi, per i trasporti capitolini si sale a 18 bus flambé da inizio anno. 
Si parte in mattinata: ad andare a fuoco (nel video) è un Mercedes Citaro del 2004 messo in servizio sulle navette sostitutive del tram 19.
L’incendio, che ha completamente diastrutto la vettura, è avvenuto in viale Regina Margherita, all’altezza dell’incrocio con via Nomentana. Come sempre la comunicazione di Atac si limita a parlare di cause in corso di accertamento (un accertamento tanto infinito quanto rigorosamente tenuto riservato) e di assenza di conseguenze per i passeggeri. 
Il secondo bus flambé del pomeriggio del 10 agosto
Passano poche ore e va a fuoco un secondo bus, matricola 3204, in servizio da dicembre 2013 - quindi uno di quelli più nuovi della flotta Atac - in servizio sulla linea 492. L’incendio è avvenuto in piazzale Sisto V, alle spalle della Stazione Termini e vicino l’ex Ministero dell’Aeronautica. 
Aggiornando le statistiche - che non corrispondono alla numerazione di Atac che pare averne una tutta sua che ormai sfocia quasi nei numeri negativi - siamo, dunque, arrivati a 18 bus incendiati da inizio anno. 
Di questi, 7 sono di Roma TPL (il privato che gestisce un centinaio di linee di periferia) e 11 di Atac. Dei 17 totali, due risultano recuperati e tornati in servizio e gli altri 15 (checché ne dica Atac) sono spariti dalle rilevazioni dei sistemi di controllo dai giorni dei rispettivi roghi. Sono 11 quelli che, stando alle immagini, risultano essere andati completamente distrutti: 5 di Roma TPL e 6 di Atac. Al momento, le statistiche riportano la linea 409 e la linea 20 express come quelle più interessate dai roghi con due vetture ciascuna: il 12 marzo a Ponte Tiburtino (vettura distrutta) e il 7 maggio in via dell’Acqua Bullicante (solo danni) per il 409; il 1 giugno in via Prenestina (solo danni) e il 5 luglio in viale della Sorbona (bus distrutto) per la 20 express. 
Non bastasse il giorno di fuoco, Atac è andata a bagno anche sui rimborsi per gli abbonamenti: decisi dalla Regione, senza incidere sui bilanci aziendali, da ieri mattina e fino al 30 settembre si possono chiedere i rimborsi per gli abbonamenti non goduti per i mesi di marzo e aprile. Solo che le code sono state infinite, il sistema è andato più volte in crash e, una volta compiuta correttamente la procedura, Atac comunica che la risposta arriverà per novembre. Insomma, al pc o alla fermata Atac si fa sempre attendere. 

IL QUINQUENNIO DI “SUCCESSI” DI VIRGINIA RAGGI


Il quinquennio di Virginia Raggi e dei 5Stelle in Campidoglio si può sintetizzare in tanta (scadente) propaganda e paralisi del Comune.
La prima cosa che emerge è proprio il fermo totale di tutte le principali attività della macchina capitolina: da quelle ordinarie a quelle straordinaria.
L’accelerazione degli ultimi giorni sullo Stadio della Roma è solo un palliativo elettorale che segue un quadriennio di inerzia. Come per Tor di Valle, l’incapacità decisionale dei grillini - persi in discussioni interne senza fine e senza costrutto in ossequio al principio dell’uno vale uno che si trasforma in un’impasse infinita - si è riverberata direttamente su tutte le grandi opere che sono al palo. Ferma la metro C che ha accumulato, di fatto, un ritardo di lavorazione pari esattamente al mandato pentastellato. Azzerato il prolungamento della B da Rebibbia a Casal Monastero, opera di cui si sono perse le tracce. Come per la metro D, ripescata dal cilindro poche settimane fa ma solo a livello di annunci. Scomparsi dai radar: la Città dei Giovani, le Torri dell’Eur, le caserme di via Guido Reni, la Raggi si è concentrata sulle due opere più inutili della storia: le funivie, strappate al nulla dalla necessità di imporre una traccia del passaggio dei grillini a Palazzo Senatorio. 
Lo stesso percorso delle grandi opere - tentennamenti e ripensamenti - lo si vede nella composizione della Giunta che ha cambiato un enorme numero di assessori. Un’invasione di “stranieri” che di Roma conoscono poco o niente ha preso possesso delle stanze del Campidoglio, arrivati tutti accompagnati dalla fanfara e ripartiti dopo qualche mese fra le polemiche: prima degli attuali ci sono stati tre assessori al Bilancio; due alle Partecipate, due al Commercio, uno ad Urbanistica, uno a Lavori pubblici, uno alla Mobilità, una alle Politiche sociali, una al Patrimonio. A questi va sommato l’assessorato alla Semplificazione, soppresso. Più il caos rifiuti.
Gli assessori all’Ambiente sono cambiati tanto quanto i manager di Ama. Il risultato finale è sotto gli occhi e i nasi di tutti i romani: chiacchiere a parte buone solo per intasare le caselle email dei giornali, Ama è arrivata al limite. I rifiuti restano in strada per settimane ovunque: al centro e in periferia, dove c’è il porta a porta spinto e dove ci sono i cassonetti. Il Piano rifiuti della Regione - usato come alibi dai 5Stelle dal 2018 - per quando non convincente ora è approvato. La Raggi ha rinnegato la prima parte del verbo grillino finendo per indicare Monte Carnevale, di fronte a Malagrotta da cui dista poco più di un km in linea d’aria, come sede della discarica di Roma. Ma, tempi tecnici a parte, la città è preda delle crisi dei rifiuti che con cicli sempre più ravvicinati fra loro e più lunghi nella durata stanno rendendo la Capitale un letamaio maleodorante. 
E con i rifiuti, si accompagna il verde: aiuole stile giungla, alberi che crollano per totale assenza di manutenzione e un monitoraggio che, a ogni crollo, ci viene propinato come fosse la panacea. 
Terzo settore in crisi, quello del trasporto pubblico. La propaganda grillina gira tutta attorno al concordato: un congelamento dei debiti, di cui solo una piccola parte viene pagata e, per il resto, un’Azienda che si tiene in piedi solo grazie alle sovvenzioni (sotto varie forme) pubbliche. Anche qui, chiacchiere a parte, siamo a 18 bus flambé nel 2020, metropolitane che hanno già fatto perdere ai romani oltre 17 giorni di tempo e management i quali, analogamente ad Ama, saltano come i tappi a capodanno. 
E questa lunga serie di “successi” della Giunta Raggi ha anche un’immediata eco in Consiglio comunale dove da ormai molto tempo, la maggioranza grillina è tale solo sulla carta riuscendo a mala pena a tenere il numero legale. Le sconfitte elettorali nelle urne - Politiche, Regionali, suppletive dei Municipi - si vedono anche in Aula Giulio Cesare dove i rapporti fra i consiglieri sono sempre più tesi.  

sabato 8 agosto 2020

STADIO, ECCO COME SARÀ USATO PER LA PROPAGANDA ELETTORALE

Esiste una forma elementare di decenza e di rispetto per la verità dei fatti e per l’intelligenza altrui che anche la propaganda più becera dovrebbe rispettare.
Fra ieri sera - complice un’Ansa tratta in palese inganno dalla “narrazione” della comunicazione grillina - e questa mattina stiamo assistendo al delirio del ridicolo.
Chi voleva sapere come Virginia Raggi e la sua ciurma intendono utilizzare lo Stadio della Roma come merce di propaganda elettorale, ora può leggerlo e vederlo da solo.

Ieri sera, alle 19.51, l’Ansa titola con rilievo (si usano le crocette): 
“++Stadio Roma: stasera via libera in Giunta++”. 
E per tutta la serata - complice equivoci sottilmente non chiariti - sembrava che fosse stato approvato in Giunta il via libera al dossier stadio per intero.


Invece la verità è diversa: ieri sera la Giunta ha solo adottato due atti propedeutici al futuro via libera che, quindi, non c’è stato affatto.

Sono due atti importanti che, sostanzialmente, iniziano il lungo iter che porterà al voto: ma di realmente approvato ancora non c’è nulla.
Ieri sera - come peraltro era già stato chiarito con largo anticipo su IlTempo.it - la Giunta ha adottato il testo dell’accordo con la Regione Lazio che regola i rapporti fra i due enti in merito agli investimenti previsti nel progetto Stadio sulla ferrovia Roma-Lido di Ostia
Il secondo atto è il testo dell’accordo che disciplinerà i rapporti fra Campidoglio e Città Metropolitana per l’unificazione della via del Mare con la via Ostiense.

L’adozione di questi due atti in Giunta comunale da sola mica basta. 
La Giunta Regionale dovrà fare la stessa cosa per il suo accordo. E lo stesso dovrà fare la Giunta della Città Metropolitana per il proprio.
Solo dopo gli accordi saranno firmati dai rispettivi direttori di Dipartimento e, a quel punto, quando saranno stati protocollati, verranno copiati e incollati nel testo della Convenzione
Nella quale, per inciso, dovrà essere inserito anche un altro accordo, fra i proponenti e Acea per il depuratore e gli interventi di mitigazione degli odori. 
Una volta che questi tre atti saranno stati copiati e incollati dentro la Convenzione, il testo sarà definitivo e verrà prima adottato dalla Giunta comunale poi mandato all’esame delle Commissioni consiliari (Urbanistica, Mobilità, Lavori pubblici, Ambiente e Commercio) e del IX Municipio prima di essere calendarizzato per il voto finale in Aula
Lo champagne stappato da alcuni consiglieri grillini, quindi, è quanto meno prematuro: se va bene, l’adozione in Giunta del dossier Stadio arriverà a fine mese. E il voto finale, se va bene, per metà settembre o anche un po’ dopo).

Veniamo, ora, ai ciclostile grondanti della più spudorata propaganda. I temi: il via libera allo Stadio (che non è vero), l’ottimo lavoro (sic) di Virginia Raggi, e la sua ricandidatura.
Cinque comunicati fotocopia senza che nemmeno gli estensori si prendessero la briga di faticare un po’ per cambiare almeno le parole o la loro successione. Roba da quarta elementare rivolta palesemente a un elettorato che, forse, viene visto come composto da persone con scarsa intelligenza e ancor più scarsa memoria.





Rinfreschiamola: i 5Stelle hanno distrutto un buon progetto, non perfetto ma migliorabile. Si sono venduti per un hashtag (“unostadiofattobene”) che ha messo in crisi l’architettura del progetto, dando retta a quei pifferai che ululavano alla speculazione e che hanno suggerito di tagliare le opere pubbliche di mobilità per raccontare a quattro gonzi di aver tagliato le “cubbbature” senza arrivare a vedere due centimetri più avanti dei loro nasi, senza avere una visione della città, della politica e del progetto. 
Hanno fatto perdere alla Roma l’intero quinquennio di questa consiliatura con i loro tentennamenti tipici di chi non sa assolutamente nulla del giochino che ha per le mani. E non solo sullo Stadio: lo stesso identico cliché lo abbiamo visto con tutte le grandi opere, dalla Metro C, alla Città dei Giovani, dalle Torri dell’Eur al prolungamento della Metro B, dalle caserme di via Guido Reni alla Metro D
E tralasciamo per pietà lo stato della pulizia delle strade, della cura del verde, dell’efficienza del trasporto pubblico.

Il quinquennio grillino in Campidoglio è un quinquennio letteralmente buttato che a Roma lascerà, per qualche mese, qualche centinaio di metri di piste ciclabili temporanee. 

Chiacchiere su chiacchiere, nullità su nullità, aria fritta buona per quei supporter che vivono a centinaia di km dal Grande Raccordo Anulare.