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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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mercoledì 1 agosto 2018

L'INSOSTENIBILE MOBILITÀ DELLA RAGGI


Rino Palmieri è ingegnere, ha 87 anni e da due combatte da solo una battaglia contro la burocrazia risultando lui, grande invalido, più moderno e all’’avanguardia dell’incartapecorito establishment capitolino. Rino ha ottenuto da Enel di predisporre sotto casa una colonnina per ricaricare la sua Smart elettrica nell’area di parcheggio a lui riservata in quanto portatore di handicap.
A luglio 2016 presenta la domanda e un bel mattino, il 12 dicembre, arriva uno squadrone di operai.
In mezza giornata - racconta Rino Palmieri - sono venuti gli operai e qui in via Cornelio Magni, al quartiere ardeatino, hanno fatto un bello scavo. Poi hanno interrato una ventina di metri di connettore elettrico. Poi hanno predisposto tutto quello che serve per installare la colonnina. Poi hanno chiuso i cavi in quegli armadi di plastica grigia tanto comuni in mezzo la strada. Hanno richiuso la buca. E poi è finita lì”.
È finita lì nel senso che da quel 12 dicembre c’è un nuovo cavo interrato per Roma ma è un cavo non connesso alla rete elettrica. E, di conseguenza, manca la colonnina vera e propria di ricarica.
Io - spiega ancora l’ingegner Palmieri - essendo invalido avrei diritto ad avere la colonnina “personale”, diciamo, a mio uso. I funzionari di Enel, recentemente, mi hanno fatto presente che potrebbe essere più semplice se anche altri potessero usarla. Va bene, non è un problema. Basta averla, però”.
Perché la questione è che da quel dicembre del 2016 a oggi il Campidoglio era impegolato a predisporre il Piano per le colonnine elettriche e che, in attesa di questo piano, a parte il mega spot con la Formula E all’Eur, nella situazione dell’ingegner Palmieri ci sono molte altre persone: ferme da anni in attesa che il Campidoglio muova le sue pedine. Tanto che nel Piano capitolino, approvato in Giunta a ottobre 2017 e dal Consiglio comunale ad aprile scorso, è stata prevista la possibilità che Enel e Acea possano presentare le richieste di avvio di Conferenza di Servizi non solo per le colonnine di nuova installazione ma anche per recuperare quelle già esistenti da anni ma mai attivate.
All’Enel - racconta ancora l’ingegner Palmieri - ho versato un contributo per i lavori di 500 e spicci euro e da due anni, di fatto, mi rimbalzano da un ufficio all’altro. Ho compilato non so più quanti moduli di quelli con allegati fitti fitti. E quando scrivo, mi viene risposto con lettere prestampate e precompilate” nel più puro esempio di burocrazia imperante. 
Eppure dal 2020 la Mercedes, tanto per citare una delle grandi case automobilistiche produrrà solo Smart elettriche dimostrando che almeno per una parte, il futuro della mobilità sarà elettrico. 
Dal Campidoglio però arrivano rassicurazioni: l’assessorato alla Mobilità, quello della Meleo, competente per materia, ritiene che con l’avvenuta adozione del nuovo regolamento tutti questi problemi burocratici siano superabili con poche mosse e che, quindi, entro poche settimane sia possibile dare il via alle Conferenze di Servizi per i vari lotti di colonnine elettriche.
La previsione per il Comune è che con il nuovo regolamento entro il 2020 possano essere installate 700 nuove colonnine di ricarica, aprendo finalmente la mobilità anche ai veicoli elettrici che scontano proprio la carenza di punti dove effettuare il “pieno” elettrico.

STADIO, AL POLITECNICO DI TORINO L'ANALISI SUL TRAFFICO


Sarà il Dipartimento di Ingegneria, Ambiente, Territorio e Infrastrutture del Politecnico di Torino a fare il controllo sugli studi sui flussi di traffico per lo Stadio della Roma di Tor di Valle. 
In realtà l’annuncio ufficiale ancora non c’è: sono indiscrezioni che il Campidoglio, ufficiosamente, conferma. L’annuncio non c’è e non c’è ancora il contratto, ma al Politecnico torinese il Comune vuole far controllare il problema flussi di traffico (e il connesso Ponte di Traiano). L’esigenza nasce dalle  intercettazioni di Luca Parnasi, ex patron di Eurnova, che, ai dubbi dei suoi sul caos generato dal taglio del Ponte, dava indicazioni di non parlare del problema.
La decisione di affidare al Politecnico l’analisi sul traffico, potrebbe rappresentare un passo avanti per avere uno Stadio davvero fatto bene e non un accrocco buono solo per rivendersi un hastag su twitter.

Tuttavia, i quesiti ancora su tavolo sono numerosi: il primo è “chi paga” questa analisi? 
Perché, a meno che il Politecnico di Torino non decida di farlo gratis, non può essere il Campidoglio a pagare con soldi pubblici un “controllo di qualità” su atti di un progetto privato determinati per giunta da una decisione del Campidoglio stesso. Insomma, non è stato di certo Parnasi a tagliare il Ponte di Traiano ma il Comune per soddisfare la necessità di rivendersi il taglio delle cubature. Tra l’altro, il Campidoglio ha una società interna che dovrebbe svolgere questo lavoro, Roma Servizi per la Mobilità. Evidentemente non in grande spolvero, se il Comune si rivolge altrove. Magari pesa il fatto che sia stata proprio Roma Servizi per la Mobilità, su indicazione del Campidoglio, a dare a Parnasi le indicazioni su cosa testare, i dati di partenza e persino il software di calcolo per fare gli studi sul traffico allegati al progetto. 

Secondo punto: sulla base di quale criterio viene scelto il Politecnico di Torino e non un qualunque altro soggetto? 

Infine: in cosa consisterà l’analisi che il Campidoglio cosa vuol domandare al Politecnico?  Gli studi sul traffico prodotti da Parnasi su indicazione del Campidoglio prendono in esame due orari soli (7.30-8.30 di mattina feriale il business park; 19.30-20.30 feriale per l’arrivo allo Stadio prima di una gara infrasettimanale) e per ciascun orario, tre scenari solamente: con il solo Ponte di Traiano costruito, con il solo Ponte dei Congressi, con nessuno dei due. Manca un quarto scenario (tutti e due i Ponti costruiti) e non sono stati studiati altri orari di ingresso e di uscita dallo Stadio. 
Al momento il Comune non chiarisce se al Politecnico verrà richiesto di inserire il quarto scenario (tutti e due i Ponti) e di aumentare gli orari di simulazione aggiungendo almeno quelli più significativi sia in ingresso che in uscita da una partita. Oppure se verrà chiesto solo di riesaminare l’esistente. Un approfondimento scientifico che, se dimostrasse l’essenzialità del Ponte di Traiano, potrebbe richiedere anche la riscrittura della delibera di pubblico interesse. 

Intanto, il Ponte di Congressi va avanti nel suo iter: il Campidoglio ha inserito a bilancio i fondi stanzianti dallo Stato per la sua costruzione. Un’opera che con lo Stadio non c’entra nulla se non a livello di bassa propaganda.


venerdì 27 luglio 2018

SGOMBERATO IL RIVER. MA NELLA NOTTE I ROM RITORNANO




Camping River doveva esser chiuso. E così è stato. Anche se con una coda violenta con il tentativo, in serata, di alcuni nomadi di rientrare nella struttura, sfondando il cancello e aggredendo i Vigili di guardia.
Andiamo per ordine. Quella di ieri è stata una mattinata intensa per i Vigili Urbani di Roma. Alle 6 iniziano ad arrivare gli agenti: almeno 250 uomini con una centinaio di macchine e tre o quattro furgoni. 
Il Camping River è situato alla fine di una stradina, via della Tenuta Piccirilli, larga giusto per due macchine e lunga un chilometro dalla via Tiberina. Dentro ci vivevano circa 300 persone scese, poi, dopo un primo sgombero, a 150 unità.
Le condizioni igienico sanitarie sono insostenibili e gli occupanti devono sgomberare. Su istanza dell’Associazione 21 Luglio, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo aveva inviato una richiesta di sospensione dello sgombero fino a oggi, venerdì 27, e chiarimenti sulla sistemazione degli occupanti. 
Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, era stato chiaro: A me interessa che la legalità, a prescindere dalle lettere delle Corti, venga ripristinata. Mi pare che il Comune abbia risposto in meno di 24 ore alle richieste della Corte. Non sarà Strasburgo a bloccare il ripristino della legalità e il Sindaco mi ha assicurato che le soluzioni alternative previste per norma sono garantite sempre a tutti. Poi se qualcuno non le accetta è altro paio di maniche…”.
Burocrazia europea che, alla fine, benedice lo sgombero. Arriva a fine pomeriggio l’ok della Corte Europea dei Diritti Umani: “La Corte europea dei diritti umani ha deciso che l'Italia può sgomberare i tre abitanti del Camping River che si erano rivolti a Strasburgo chiedendo di fermare la loro evacuazione dal campo, viste le loro condizioni di salute. La decisione, afferma la Corte, è frutto delle informazioni ricevute dal governo e dal legale dei tre circa l'offerta di alloggio presso le strutture della Croce Rossa. Offerta che è stata accettata dai tre”.


Torniamo allo sgombero: poco prima delle 7, il comandante generale del Corpo, Antonio Di Maggio, con alcuni dei suoi ufficiali e i funzionari della Sala Operativa sociale del Campidoglio entra nel Camping per avviare l’ultima trattativa: offrire assistenza alloggiativa e ottenere in cambio uno sgombero volontario. 

Chi scrive è rimasto, unico cronista presente, a venti metri dall’ingresso del Camping sin da prima che arrivassero le prime pattuglie di Vigili, potendo quindi seguire l’andamento generale delle operazioni da una postazione privilegiata.

Dopo la mediazione iniziale, gli agenti entrano in forze nel Camping e inizia lo sgombero che procede per almeno un paio d’ore senza particolari tensioni. Prima 5, poi una decina, alla fine saranno fra 20 e 30 le persone che hanno deciso di accettare l’offerta alloggiativa del Comune: andranno ad essere assistiti dalla Croce Rossa in via Ramazzini, al Portuense. 
Verso le 11 e trenta la Questura e i Vigili decidono che la stampa può avvicinarsi. Fino a quel momento, i cronisti erano stati tenuti lontani per evitare che la loro presenza potesse far crescere il livello della tensione. Appena arrivano le telecamere, infatti, partono i cori “razzisti, razzisti”, “vergogna, vergogna”. E partono le accuse: “trattati come animali”, “non sappiamo dove andare”, “siamo italiani”, “hanno messo le mani addosso e usato lo spray al peperoncino”. 











A queste accuse replica il comandante dei Vigili, Di Maggio: “Tutto si è svolto nella massima regolarità. Nessun uso di spray, manganelli, pistole”. Qualcuno fra Vigili, Carabinieri, Polizia, volontari della protezione animali, veterinari della Asl, funzionari comunali, diplomatici presenti se ne sarebbe accorto.


La coda arriva in serata: verso le 20 una cinquantina di nomadi che non aveva accettato l’assistenza alloggiativa  tenta di rientrare. Il cancello esterno viene sfondato e i venti Vigili di presidio vengono attaccati. Un Vigile viene colpito al volto da un mattone lanciato da una nomade e, ferito a un occhio, è stato ricoverato al Sant’Andrea. Il Sindaco è stato immediatamente informato dell’accaduto dal comandante generale del Corpo, Antonio Di Maggio, che dice: “Questi sono soggetti particolarmente violenti nei confronti degli agenti e devono essere immediatamente allontanate. Esprimo vicinanza e solidarietà al collega aggredito”. 




giovedì 26 luglio 2018

CAMPING RIVER - LA CRONACA DELLO SGOMBERO

Via allo sgombero del Camping River a Roma. 
Poco dopo le 7 del mattino è arrivato lo schiaffo di Matteo Salvini all'Europa che aveva chiesto di sospendere fino a venerdì la decisione del Campidoglio di sgomberare l'insediamento dei nomadi sulla Tiberina. Pochi minuti prima delle sette i vigili urbani, guidati direttamente dal comandante, Antonio Di Maggio, si sono presentati in gran numero al River per mettere i sigilli alla struttura una volta per tutte e liberarla dagli occupanti abusivi e illegali. 
Carabinieri e Polizia al momento in cui scriviamo sono nelle retrovie, in attesa di intervenire qualora salisse la tensione.

Centinaia di uomini impegnati in un'operazione che farà discutere anche perché, mentre lo sgombero sta avendo luogo, alcuni rom hanno contattato le associazioni e gli avvocati che hanno ottenuto la richiesta di stop direttamente dalla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo. 

Proprio ieri al vertice per la sicurezza con il sindaco di Roma, Virginia Raggi, il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, aveva detto: "Non sarà la Corte europea di Strasburgo a bloccare la soluzione di un problema di ordine pubblico".


Ecco la cronaca di chi ha seguito, unico cronista presente a venti metri di distanza dall'ingresso del Camping, tutte le operazioni sin dall'inizio. 

ORE 4.50
Arrivo al Camping. Sono presenti due vetture della Polizia locale di Roma Capitale: sono i Vigili Urbani che hanno svolto il turno di notte di controllo al campo.

ORE 5.40
Esce un furgone. I Vigili lo fermano, lo aprono, controllano i documenti degli occupanti poi lo lasciano andare. 

ORE 6.00
Arrivano le prime auto dei Vigili. Sono tutte auto civetta. Inizia il concentramento delle forze.Prima gli uomini del Pronto Intervento Centro Storico, poi quelli del Gruppo Traffico, quindi il Gruppo Sicurezza Sociale Urbana e poi via via tutti gli altri.
Fino alle 7 è continuato il raggruppamento degli agenti, non meno di 250 unità con un centinaio di macchine, un paio di furgoni.

ORE 6.30
Arriva il comandante generale del Corpo, Antonio Di Maggio. Arrivano anche i mezzi e gli uomini dell'Ama. Per ora ci sono tre furgoni leggeri. Nelle retrovie è dislocato un camion pesante, una ruspa meccanica e un altro furgone adibito alla messa in sicurezza e al trasporto di eventuali bombole di gas.
Arriva anche il Dipartimento Servizi Sociali.

ORE 6.45
Il comandante Di Maggio e un primo distaccamento entra nel campo, insieme al personale della Sala Operativa sociale del Campidoglio. Iniziano le trattative per convincere gli occupanti a lasciare la struttura. 
I Vigili che, nel frattempo sono arrivati in forze (non meno di 250-300 agenti), iniziano un briefing nell'area parcheggio.

ORE 7.00
La mediazione non sembra aver raggiunto risultati. I vigili entrano in forze nel campo.

ORE 09.00
Una ventina di persone - secondo quanto trapela - avrebbero accettato l’assistenza offerta dal Campidoglio e ora starebbero preparando le valige. Non si registrano episodi di particolare tensione.
Altre persone ora stanno discutendo con i funzionari comunali ed è possibile che il numero degli assistiti sia destinato ad aumentare.
Ricordiamo che all’interno del campo vivono circa 150 persone e che i moduli alloggiativi (le cosiddette “casette”) erano già state rimosse nelle scorse settimane quando era stata presa la decisione di sgomberare il campo per i gravissimi problemi igienico-sanitari e a seguito di una sentenza del Tribunale di Roma.

ORE 09.45
Piccoli momenti di tensione ma, tutto sommato, lo sgombero sembra procedere con relativa calma. Si vedono alcune famiglie che stanno terminando di preparare i bagagli in attesa del trasferimento. Tanti i bambini.
Sono arrivati i volontari dell’Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA) ma si attende l’arrivo dei veterinari per prendere in custodia “numerosi animali” domestici. Il problema è che, da quanto risulta, il canile comunale della Muratella è pieno.

ORE 11.30
Finalmente i giornalisti vengono fatti avvicinare e lo sgombero, che fino ad ora era risultato tranquillo, improvvisamente si anima a favore di telecamere.
Uomini, donne e, soprattutto, bambini si avvicinano a chiunque abbia una telecamera, un microfono, una macchina fotografica per protestare: “siamo  nati in italia - dicono - i nostri figli sono italiani, sono vaccinati. Ora dove andiamo?”.
Alla fine, dei 150 abitanti stimati come residenti nel campo,  e mancavano all’appello almeno una ventina. E sono fra 20 e 30 le persone che hanno accettato L’offerta di ospitalità avanzata dal Campidoglio. 
Rimane aperta la questione del dove saranno collocate o andranno le altre 70/80 persone che non hanno accettato l’assistenza della Sala Ooerativa Scoale del Comune e che sono state sfrattate dalle strutture del campo.


ORE 12.00 
Alcuni Rom accusano: “Trattati come animali”, “Ci hanno buttati fuori, non ce lo aspettavamo perché c'era la sospensione. Ora non sappiamo dove andare, resteremo qui”. “Questa mattina sono venuti per buttarci fuori, ci hanno detto 'buoni uscite fuori'. C’è stata violenza, hanno messo le mani addosso alle donne con spinte e usato lo spray al peperoncino su una signora, mi pare. Qualcuno è uscito volontariamente, qualcuno è svenuto, le donne strillavano”.
La replica è affidata al comandante dei Vigili, Antonio Di Maggio: “Tutto si è svolto nella massima regolarità, le persone sono state invitate ad uscire e non abbiamo usato nessuna forma di coazione fisica, vuol dire che non abbiamo usato manette, né allontanato le persone con la forza, non abbiamo usato spray al peperoncino né armi da fuoco, né manganelli, che peraltro non abbiamo. Abbiamo usato la forza del convincimento ad uscire, cosa che le persone hanno fatto”. 
  

ORE 18.40
+++ Corte Strasburgo, ok sgombero 3 nomadi, c'è offerta casa +++
L’Ansa batte: “La Corte europea dei diritti umani ha deciso che l'Italia può sgomberare i tre abitanti del Camping River che si erano rivolti a Strasburgo chiedendo di fermare la loro evacuazione dal campo, viste le loro condizioni di salute. L'ha dichiarato all'ANSA la stessa Corte. La decisione, affermano, è frutto delle informazioni ricevute dal governo e dal legale dei tre circa l'offerta di alloggio presso le strutture della Croce Rossa. Offerta che è stata accettata dai tre”.

ORE 20.00
+++ CAMPING RIVER: VIGILI AGGREDITI, CANCELLO ESTERNO DIVELTO +++
Alcuni nomadi espulsi dal campo stamani hanno tentato di rientrare. Un agente ferito ricoverato in Ospedale. Di Maggio: “Persone particolarmente violente che vanno allontanate”

Coda pesante per lo sgombero del Camping River. Poco dopo le 20 un gruppo di una cinquantina di nomadi che non aveva accettato l’assistenza alloggiativa offerta stamani dal Campidoglio, ha tentato di rientrare all’interno della struttura chiusa con Ordinanza del Sindaco per ragioni igienico sanitarie.

Il cancello esterno è stato divelto e il contingente di una ventina di agenti della Polizia locale di Roma Capitale che erano di guardia è stato aggredito. Un Vigile è stato colpito al volto da un mattone lanciato da una nomade e, ferito a un occhio, ed è stato ricoverato al Sant’Andrea dove dovrà essere suturato. Il sindaco, Virginia Raggi, è stato immediatamente informato dell’accaduto dal comandante generale del Corpo, Antonio Di Maggio, che dice: “Questi sono soggetti particolarmente violenti nei confronti degli agenti e devono essere immediatamente allontanate. Esprimo vicinanza e solidarietà al collega aggredito”. 

CASA DELLE DONNE, LA CHIUSURA SI AVVICINA


Per la Casa Internazionale delle Donne si avvicina velocemente la tempesta. L’Associazione che tutela le donne in difficoltà ha reso noto che il Campidoglio ha respinto tutte le proposte che, nelle scorse settimane, erano state avanzate per risolvere il problema pagamenti. 
La vicenda è tutto sommato semplice: il Campidoglio, a novembre scorso, invia alla Casa una richiesta di arretrati per 880 mila euro. La Casa i soldi non li ha, ovviamente, ma chiede di decurtare dalla cifra iniziale i fondi spesi per la sede del Convento del Buon Pastore. Intanto, a maggio scorso, mentre sono in corso le trattative, la consigliera grillina, Gemma Guerrini (la stessa del capolavoro del Cinema America) presenta, prima firmataria, una mozione con cui si chiede che Sindaco e Giunta si impegnino per mandare a bando le attività della Casa “riallineata alle moderne esigenze dell’Amministrazione capitolina”. 
In mezzo a questo scontro, ci si fionda anche il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, che annuncia la volontà di dichiarare la Casa “sito di notevole interesse pubblico”, un atto esclusivamente politico che non sposta di un centimetro il problema: la mistica grillina del mettere tutto a bando di gara mette a rischio la Casa delle Donne la cui storia sfiora il mezzo secolo. A inizio ottobre 1973 un gruppo di donne appartenenti ai vari movimenti femministi dell’epoca, occupò Palazzo Nardini (quello salito alla ribalta in questi giorni per l’apposizione di un vincolo da parte della Soprintendenza che rende inalienabile l’edificio) trasformandolo in una casa di accoglienza per donne in difficoltà. Nel 1985, dopo una lunghissima trattativa, l’allora sindaco di Roma, Nicola Singorello (DC) assegnò alla Casa un’ala del Convento del Buon Pastore a via della Lungara, un edificio del 1600 che aveva ospitato prima donne “peccatrici” per poi trasformarsi, a metà ottocento, in un carcere femminile e in un asilo per bambine “da proteggere”. Nel 2001, poi Veltroni consegna ufficialmente l’edificio ai gruppi che costituiscono oggi la Casa e che offrono alle donne consulenza legale, assistenza psicologica, medica e consulenza del lavoro, servizi per bambini. 
A questo punto le strade iniziano a essere poche, strette e disagevoli. Dopo aver respinto tutte le proposte avanzate dalla Casa, “L’assessora Rosalba Castiglione -  scrivono in un comunicato le esponenti del Direttivo – ci ha annunciato la revoca immediata della Convenzione che regola il rapporto fra la Casa internazionale delle donne e Roma Capitale”. 
Se non è un preludio di sfratto, ci somiglia molto. Difficile pensare che l’Amministrazione 5Stelle armi tutto questo contenzioso per poi limitarsi a fermarsi alla revoca della convenzione. E amici come prima. Anche perché le passate prese di posizione dell’Amministrazione, sintetizzate proprio dalla Mozione Guerrini di maggio scorso, fanno chiaramente trasparire la visione ragioneristica del problema.   
Ovviamente, annuncia la presidente della Casa, Francesca Romana Koch, “faremo opposizione a tutto campo. Non possiamo non rilevare che l’annuncio della revoca della Convenzione avviene alla vigilia di agosto, nella peggiore tradizione di ogni vertenza pubblica e privata nel nostro paese. La Casa Internazionale delle donne e tutte le attività e servizi che al Buon Pastore vengono erogati rischiano la chiusura a causa di questo ulteriore incomprensibile attacco della giunta Capitolina al femminismo e alla vita associata a Roma”. 
L’idea che anima il Direttivo è che il Campidoglio, proprio come avvenuto per il Cinema America, prima osteggiato poi, alla fine, vittorioso nel confronto con la Giunta Raggi e la consigliera Guerrini, comprenda che una escalation di tensione su questo campo non convenga a nessuna delle parti e che, quindi, si riesca a giungere a un accordo. “Noi - spiega ancora la Koch - abbiamo proposto una transazione che chiuda definitivamente la questione del debito”. 
In serata arriva anche la voce del Comune: le fatture presentate dalla Casa (300mila euro) “non pertinenti” né si può ribassare il canone di affitto, già al minimo. Il Comune ha avanzato proposte (una garanzia bancaria per il rientro del debito e lo spostamento di alcuni servizi erogati nelle periferie) bocciate dalla Casa. In mancanza di soluzioni, la concessione sarà revocata d’ufficio pur rimanendo “in attesa di una proposta di transazione”.