*****************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************

In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

*****************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************

venerdì 30 marzo 2018

ROMA METROPOLITANE A RISCHIO FALLIMENTO



Consiglio di Amministrazione di Roma Metropolitane convocato d’urgenza: di qui a breve potrebbero essere avviate le procedure di fallimento della società strumentale del Campidoglio per le metro. Questo perché siamo giunti al terzo bilancio consecutivo che non viene chiuso, stante la decisione della maggioranza pentastellata di voler concludere l’esperienza di questa società che, però, è gravata di contenziosi giudiziari con le aziende che costruiscono le infrastrutture di trasporto a Roma per un ammontare che sfiora il miliardo di euro.
Soldi che, qualora si arrivasse al fallimento, rischierebbero di gravare direttamente sulle già disastrate casse del Comune. Motivo per il quale l’ex assessore alle Partecipate, Massimo Colomban, aveva cercato di salvare Roma Metropolitante dallo spettro del fallimento, magari per procedere, poi, in un secondo momento, a uno spacchettamento delle competenze e del personale interno, riassorbendone gran parte dentro Agenzia per la Mobilità.
Uscito di scena Colomban, però, il suo successore Alessandro Gennaro (insieme al titolare della Mobilità, Linda Meleo) sta elaborando una proposta di delibera che, in sintesi, prevede che il Campidoglio eroghi 19 milioni di euro a Roma Metropolitane a copertura di una serie di costi mentre di qui a breve dovrebbe essere riscritta da capo la convenzione che regola i rapporti fra Comune e Società tenendo conto dei nuovi obiettivi fissati dalla Giunta Raggi (funivie, metro C fino a Colosseo, corridoi della Mobilità, linee tranviarie). 
Una linea che, da quanto trapela, non sarebbe ritenuta adeguata da parte dell’attuale Amministratore Unico di Roma Metropoliotane, Pasquale Cialdini, scelto e nominato dalla Raggi a dicembre 2016 e che sarebbe pronto alla rottura: libri contabili in tribunale.  

domenica 25 marzo 2018

ROMA, SENZA STADIO NON SI VINCE



Lo stadio di proprietà da solo non basta per garantire certezza nella vittoria ma senza stadio di proprietà, per vincere, occorre un allineamento planetario. Almeno in Europa. 

E, insieme allo stadio di proprietà, servono le tournée estive in giro per il mondo. Portano soldi. Tanti. Che insieme alle entrate derivanti dallo stadio - e non c’è solo la bigliettazione - e ai diritti tv segnano un divario enorme fra la Roma e le prime dieci società a livello europeo. 

Fra la Roma e il Napoli, l’Inter, il Milan e la Lazio. L’unica fra le squadre italiane che “si salva” è la Juventus cui lo stadio di proprietà ha consentito di fare balzi avanti enormi. 
Questo è quanto emerge analizzando i report della Deloitte, una delle quattro più importanti società di consulenza e revisione al mondo. 
La Deloitte, ogni anno, analizza lo stato delle finanze del calcio europeo e pubblica un rapporto in cui si analizzano le entrate (non l’intero bilancio, ma solo le voci di approvvigionamento economico) delle prime venti squadre europee. 

Sostanzialmente ci sono “dieci sorelle” che sono sempre lì, a disputarsi le prime dieci posizioni. 





Nella stagione europea 2004/2005 la prima era il Real Madrid con poco più di 275 milioni di euro di entrate. La Roma stava dietro, a 131 milioni. Un divario di “soli”, si fa per dire, 144 milioni di euro. 
L’ultima stagione vede la Roma incassare 171,8 milioni e la prima in classifica, questa volta il Manchester United, fermarsi ad “appena” 676,3 milioni. Il divario è aumentato a 504 milioni di euro. 
In sostanza, la Roma incassa fra biglietti, merchandise e diritti tv, un quarto di quello che lo United riesce a guadagnare dalle stesse voci. 
In media, negli ultimi dodici anni la Roma ha incassato 149 milioni e mezzo l’anno, il Real quasi 466, poi il Barça con 427, lo United con 414 e così via. 



Anfield, Bernabeu, Camp Nou o Allianz Arena non solo solamente dei fortini assordanti di tifo e impressionanti per il muro umano che si para dinanzi i giocatori delle altre squadre. Sono anche una cassaforte che, in media, pesa ogni anno per circa un terzo delle entrate dei club. Soldi che vengono direttamente dai biglietti e dagli abbonamenti, così come dai contratti faraonici per i diritti sul nome dell’impianto. L’analisi della crescita annuale delle entrate è anche legata agli investimenti fatti per ampliare gli spalti e i posti, magari quelli d’élite assai cari. 
La seconda voce - per alcuni come Real Madrid, Barcellona e Manchester United addirittura la prima - è il merchandise, la vendita di magliette, tute, cappellini, felpe o gadget di ogni genere. In alcuni casi riesce a “pesare” anche quasi per il 50% del totale delle entrate. E, puntualmente aumenta ogni volta che, d’estate, le squadre vanno a fare le tanto vituperate tournée all’estero, negli Stati Uniti, in Asia (tutta) o nei paesi arabi. Praticamente ogni tournée finisce per corrispondere ad un incremento anche del 20-25% della vendita di oggettistica legata alla squadra. 
Terza voce: i diritti tv. Ogni Paese regola i propri in via autonoma ma più una squadra ha tifosi sparsi per il mondo e più mette in cassa dalle tv. 
Alla fine, questo si traduce in un potere economico superiore, capacità di attrazione per i calciatori e quindi vittorie. 

Che non arrivano automaticamente perché si fanno tournée o si ha uno stadio di proprietà. 

È che senza, semplicemente si partecipa guardando gli altri sul podio. 

RITORNO ALL'ANTICO PER PIAZZA DI SIENA

L’erba sarà perenne, i gradoni delle tribunette restaurati e Piazza di Siena, dentro Villa Borghese, tornerà agli antichi fasti settecenteschi. 
Sono alcune delle novità riguardanti il progetto di riqualificazione condotto da Coni e Federazione italiana sport equestri in joint venute in occasione del prossimo Concorso ippico di Piazza di Siena in programma dal 24 al 27 maggio. Il progetto 2018 è stato presentato ieri alla presenza del direttore marketing del Coni ed event director di Piazza di Siena, Diego Nepi, e del numero uno della Fise, Marco Di Paola. 
A chiudere con le polemiche dei giorni scorsi, tutte le strutture necessarie allo svolgimento del concorso saranno temporanee e smantellate nel giro di 48 ore dalla fine dell’evento. Tutto, grazie a un accordo di 12 mesi con il Comune di Roma sulla base del quale Coni e Federazione italiana sport equestri in joint venture gestiranno unitamente l’area verde all’interno di Villa Borghese, con un servizio gratuito di manutenzione ordinaria e di vigilanza.
Il restauro di Piazza di Siena rimarrà alla città, come lascito: qualcosa che era stato inserito nel dossier olimpico per il 2024 troppo frettolosamente accantonato dalla Raggi e dalla sua maggioranza. 
Tutta la fase di realizzazione del progetto sarà supervisionata dal personale ella Soprintendenza Speciale e archeologica e dalla Sovrintendenza Capitolina. "Dovevamo fare qualcosa che andasse oltre l’evento sportivo, che è qualcosa di straordinario, lasciare qualcosa alle persone anche oltre il concorso. È l’eredità che lo sport rilascia alla comunità. Che è la stessa missione del Coni e del suo presidente", ha spiegato Diego Nepi, direttore marketing del Coni ed event director di Piazza di Siena che ha aggiunto: “Piazza di Siena non ha bisogno di nulla, deve solo farsi vedere e per questo rispetto agli anni precedenti, quando gli allestimenti coprivano le bellezze architettoniche e paesaggistiche, sarà utilizzato il 70% in meno degli spazi a fronte dell’aumento dello spazio per la parte sportiva”.
Riguardo la principale novità del manto erboso dell’ovale, tutti i cittadini potranno entrare sul prato tutto l’anno, come in qualsiasi parco. Un investimento totalmente privato di circa 300 mila euro: "Questa è una grandissima innovazione, coraggiosa - ha spiegato il numero uno della Fise, Marco Di Paola - con il Coni abbiamo voluto riportare l’evento a quello che sono le vere tradizioni, oltre al fatto che l’erba è l’elemento naturale in cui i cavalli vivono". Tutte le altre strutture collegate all’evento, saranno invece temporanee e dismesse nel giro di due giorni dalla fine dell’evento. Tra le novità, anche la riqualificazione dell’area relativa all’ex Galoppatoio. Attigua all’ovale, l’area, oggi "un angolo di degrado urbano", come lo definisce Di Paola, diventerà un campo di gara per nazionali, oltre a contenere il parcheggio Van aperto a tutti in stile paddock di Formula Uno. Quanto alla parte sportiva, il venerdì 25 maggio si terrà la Coppa delle Nazioni a cui parteciperanno 9 Paesi: Usa, Canada, Nuova Zelanda, Germania, Svizzera, Francia, Olanda, Svezia e ovviamente Italia. Sabato il ‘Piccolo Gran Premiò e l’attesissimo ‘6 Barrierè, domenica il Gran Premio che quest’anno vede un montepremi aumentato da 600 a 800mila euro.



sabato 24 marzo 2018

STADIO DELLA ROMA, LA VARIANTE URBANISTICA SI AVVICINA


La data è quella dello scorso giovedì, il 15 marzo: esattamente 100 giorni dopo la chiusura della Conferenza dei Servizi - secondo quanto Il Tempo anticipa in esclusiva - la Roma ha consegnato in Campidoglio l’adeguamento del progetto Stadio di Tor di Valle alle diverse prescrizioni emerse dalla Conferenza stessa. In teoria, quindi, per il Campidoglio potrebbe iniziare il percorso di approvazione della variante urbanistica.
In teoria, però. 
Innanzitutto, gli uffici capitolini dovranno verificare che le tavole presentate siano effettivamente complete ed esaustive: non deve mancare nulla e tutte le prescrizioni devono essere state inserite al posto giusto. Questo perché il dossier che è entrato in Campidoglio è quello che dovrà essere definitivo, senza più correzioni in corsa, quanto meno per quanto riguarda la parte di opere di pubblico interesse (i due ponti ciclopedonali dalla stazione Fs di Magliana e da quella Tor di Valle della Roma-Lido di Ostia; la nuova via del Mare/Ostiense e la messa in sicurezza idraulica del Fosso del Vallerano e dell’Acqua Acetosa) che dovranno andare a bando di gara europeo.
La verifica delle nuove carte progettuali, poi, non potrà comunque iniziare prima che in Comune si siano assestate le nuove posizioni dirigenziali. 
Pochi giorni fa, infatti, dopo un iter piuttosto lungo e travagliato, il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ha proceduto con la rotazione dei dirigenti comunali per cui, all’Urbanistica, sono cambiati un po’ tutti i vertici. Si parte proprio dal vertice più alto, il Direttore del Dipartimento Urbanistica: la precedente “inquilina”, Anna Maria Graziano, va al V Municipio. Al suo posto, da Ostia dove ha lavorato a stretto contatto con Alfonso Sabella e poi con il prefetto Vulpiani, arriva Cinzia Esposito alla quale viene anche affidata la Direzione Piano Regolatore, prima nelle mani di Fabio Pacciani, responsabile del procedimento Stadio e rappresentante del Campidoglio in Conferenza di Servizi. Pacciani viene promosso e andrà a dirigere il Dipartimento Lavori pubblici. Quindi, non potrà
L'architetto Cinzia Esposito, nuovo
direttore del Dipartimento Urbanistica
del Comune
più seguire in prima persona il dossier Stadio. La Esposito, quindi, dovrà scegliere e nominare un nuovo responsabile del procedimento. Tutte procedure che, in qualche modo, richiederanno del tempo e ritarderanno ovviamente la risposta del Campidoglio alla Roma. Ancora da decidere, poi, se la procedura di variante andrà adottata con un primo voto sul progetto del Consiglio comunale, seguito da pubblicazione degli atti, osservazioni di cittadini, controdeduzioni degli uffici e voto finale in Consiglio, oppure se si salterà il primo voto.  
Risposta capitolina che, però, deve ancora tener conto del problema della “raccomandazione B07”, quella con cui la Regione ha reinserito il Ponte di Traiano fra le opere da fare “concedendo” al Campidoglio la possibilità di sostituirlo con provvedimenti di pari efficacia. 
Su questo tema, ora, vanno a sovrapporsi due elementi. Il primo: in Comune c’è una spaccatura fra chi del Ponte di Traiano non vuol proprio sentir parlare (una fetta di consiglieri comunali) e chi (funzionari e tecnici anche in Giunta) il Ponte di Traiano lo gradirebbe proprio. Purché sia chiaro che l’impegno del Governo - la famosa telefonata del Ministro (uscente) allo Sport, Luca Lotti - debba passare da un generico “faremo” a un concreto atto con tanto di impegno fondi. 
Secondo fattore di enorme peso: la debolezza di Nicola Zingaretti, presidente confermato della Regione Lazio. La mancanza di una maggioranza in Consiglio regionale rende Zingaretti così debole da dover contrattare con le opposizioni, in primis i 5Stelle, più o meno qualunque provvedimento. Chiaramente, questa debolezza, proprio verso il partito della Raggi, rende la Regione più “malleabile” con Michele Civita, assessore regionale all’Urbanistica uscente e difensore del Ponte di Traiano, che non dovrebbe essere riconfermato e sostituito da Massimiliano Valeriani, decisamente molto meno “tecnico” e più “politico” del suo predecessore.  
Al netto, però, della rotazione dei dirigenti, dei problemi politici, del tema viabilità e persino dell’esito check sulle nuove carte, la consegna del progetto aggiornato è il passo avanti che tutti i tifosi aspettavano. 

CONSIGLIO REGIONALE, PARLANO GLI ELETTI DI FORZA ITALIA