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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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giovedì 29 settembre 2016

STADIO; IL "BIPOLARISMO" DEI GRILLINI

«La Giunta Capitolina formula l’indirizzo all’Assessore all’Urbanistica di avviare tutte le attività finalizzate all’approvazione del progetto del nuovo Stadio della Roma a Tor di Valle». Firmato: Paolo Berdini, approvato in Giunta il 16 settembre scorso.
C’è però da andar cauti: vi è un Berdini assessore e un Berdini politico. 
Il primo sembra voler ignorare ciò che fa il secondo. 
Intervenuto all’incontro di lunedì sera all’Acer, il «politico» ha lanciato il messaggio all’ala dura dei 5Stelle e al mondo della sinistra e dell’ambientalismo, definendo lo Stadio della Roma «un’opera trascurabile», mentre nelle vesti di assessore ha strizzato l’occhio ai costruttori romani, rilanciando su 200 milioni di lavori fermi per occuparsi proprio dello Stadio.
E c’è anche il Berdini che, sempre da assessore, scrive la memoria di Giunta in cui si dà il via alle attività di approvazione in Conferenza di Servizi, ma poi l’alter ego politico traccia un cronoprogramma sulla carta molto preciso ma che già sembra sottintendere possibili scenari futuri di rallentamento e ricontrattazione del tutto. 
Il 16 settembre, ecco la «memoria di Giunta» con la quale l’Amministrazione Raggi si attrezza per entrare nell’iter tecnico in Regione. 
La conclusione di tutto il procedimento rimane fissata, come da comunicazioni della Regione, al 6 marzo 2017. In mezzo, la data clou è il 19 dicembre: quel giorno, infatti, l’Assemblea Capitolina sarà chiamata ad adottare la variante urbanistica.

Andiamo per ordine. Dopo che, il 20 settembre scorso, i proponenti hanno presentato il progetto a tutte le Amministrazioni interessate, il passo successivo è il 5 ottobre, data entro cui vanno formalizzate le eventuali richieste di integrazioni del progetto da sottoporre ai proponenti. E, fino a tre giorni fa, ancora non ne era giunta alcuna. Dal 10 ottobre al 2 novembre verranno studiate queste integrazioni e, finalmente, il 3 novembre, al 58esimo giorno dall’inizio dell’iter, iniziano i 90 giorni a disposizione dei lavori della conferenza di servizi vera e propria secondo la riforma Madia.

Si arriva al 16 novembre: quel giorno l’Amministrazione Raggi dovrà approvare in Giunta il testo della variante urbanistica che, poi, secondo quanto stabilito dal Campidoglio seguendo di fatto le disposizioni contenute nella legge 1150/1942 che regola proprio l’urbanistica, dovrà passare in contemporanea per i Municipi (30 giorni) e per le Commissioni consiliari (32 giorni) e portata in Aula il 19 dicembre
Adottato il testo, scattano dal 22 dicembre al 21 gennaio i trenta giorni per la pubblicazione all’Albo Pretorio «a fini urbanistici», cui segue un altro mese per la presentazione delle osservazioni da parte degli aventi titolo (associazioni, comitati, etc.). 
Il 21 febbraio scattano i dieci giorni per l’istruttoria delle controdeduzioni alle osservazioni. Il procedimento si concluderà, nelle previsioni dell’Amministrazione Raggi, proprio il 6 marzo - giorno della chiusura della Conferenza di Servizi regionale, con l’adozione delle controdeduzioni stesse.

Due passaggi nella memoria di Giunta illustrano anche come il Campidoglio intende muoversi sia sulla variante urbanistica che sulla questione pubblico interesse
Il Berdini politico, infatti, prevede anche la possibilità che possano essere necessari «ulteriori termini massimi per la conclusione delle procedure nel caso di osservazioni con ricadute sostanziali sulla configurazione della variante». 
Secondo passaggio: «La proposta di deliberazione di Assemblea capitolina di conferma del pubblico interesse dovrà essere presentata all’Aula consiliare previa sussistenza dei presupposti valutati nell’ambito della Conferenza di Servizi e dovrà contenere, altresì, l’adozione della prevista variante urbanistica e l’approvazione del relativo schema di convenzione attuativa», ovvero il contratto fra pubblico e privato che verrà firmato al termine del tutto.

Sfrondando dal burocratese, in sostanza Berdini scrive che i 180 giorni potrebbero subire un allungamento nel caso in cui ci siano osservazioni in Conferenza di Servizi che modifichino in modo sostanziale la variante urbanistica, vale a dire il progetto stesso, oppure che lo modifichino le osservazioni alla variante stessa. Una tattica che sembra sottendere da parte dell’Amministrazione Raggi un tentativo di portare i proponenti al tavolo delle trattative.


In mezzo, vengono calendarizzate anche tutte le altre attività: la Valutazione Ambientale Strategica, la Valutazione di Impatto Ambientale, gli espropri e via dicendo. Per tutte queste attività, Berdini stima l’inizio al 14 settembre e la conclusione fra il 31 gennaio e il 25 febbraio 2017. 
Nelle prossime settimane si capirà se le frasi di Berdini sono solo una normale cautela amministrativa oppure se vi è l’intento di dilatare i tempi.

mercoledì 21 settembre 2016

LO STADIO AL RUSH FINALE

Come da copione, ieri è andato in scena in Regione Lazio, il primo atto dei lavori della Conferenza di Servizi che deve esaminare il progetto definitivo dello Stadio della Roma di Tor di Valle. 
Oltre paio d’ore circa di incontro: da un lato, sulle tavole della ribalta, i proponenti che hanno illustrato il progetto per sommi capi. Dall’altro, seduti in platea, una quarantina abbondante di funzionari dei vari Enti e Istituzioni, dalla Regione al Comune, dalla Prefettura alle diverse società dei pubblici servizi. 
I proponenti hanno spiegato gli elementi fondamentali dl progetto: le percentuali fra verde e costruito, le opere pubbliche previste, l’investimento e i tempi di realizzazione. Una visione d’insieme, dunque, senza entrare - ma non era la sede ora - nei dettagli dei singoli aspetti progettuali. 
Il rappresentante della Regione, Manuela Manetti, ha ricordato a tutti i presenti la tempistica molto stretta entro cui occorre muoversi. Entro il 5 ottobre vanno consegnati in Regione tutte le eventuali richieste di integrazioni da far pervenire ai proponenti. Tutto questo per far sì che già per il 5 novembre il Campidoglio sia in grado di portare in Aula Giulio Cesare il testo della variante urbanistica con le esatte cubature da far “adottare” dall’Assemblea Capitolina. Altra data da segnare: il 1 febbraio 2017 scadono i  giorni che la legge mette a disposizione della Conferenza per avere tutti i pareri definitivi. In questi pareri, va inclusa anche la variante urbanistica non solo approvata dal Consiglio comunale ma che dovrà anche essere già stata pubblicata (30 giorni di tempo) “a fini urbanistici” per consentire le eventuali osservazioni degli aventi diritto e con le controdeduzioni alle osservazioni, che vengono fatte nella stessa Conferenza di Servizi, già completate. Motivo per il quale, fatti i conti, il Campidoglio deve adottare la variante prima di Natale. Un passaggio di mezzo è quello del completamento di tutti gli atti legati alla Valutazione Ambientale Strategica e alla Valutazione di impatto ambientale la dead line è stata fissata al 17 febbraio. Dopo di che, scattano gli ultimi giorni necessari per stilare il verbale finale che la Regione ha l’obiettivo di chiudere entro il 6 marzo e con il quale si concludono i lavori della Conferenza di Servizi. Cui seguirà, come ultimo atto, una Delibera della Giunta Regionale che farà proprie le conclusioni della Conferenza. 

A questo punto, l’iter burocratico in Regione sarà terminato e, qualora fosse tutto andato a buon fine, la Roma potrà iniziare le procedure per le gare europee per le opere pubbliche e porre, finalmente, la prima pietra dello Stadio.

OLIMPIADI, TRA PROGETTI "RICICLATI" E MISTERO SUI COSTI

Facciamo un gioco: il sindaco, Virginia Raggi, annuncia il “sì” alla candidatura di Roma a sede ospitante dei Giochi olimpici del 2024 e il 13 settembre del prossimo anno il Comitato Olimpico internazionale assegna alla Capitale la XXXIII Olimpiade. A fine agosto 2024, spenta la fiaccola olimpica, archiviato il medagliere, cosa potrebbe rimanere a Roma di concreto?
Siamo andati a leggere il dossier che, però, appare davvero povero di grandi opere, andando, sostanzialmente a riciclare tutta una serie di vecchi progetti, alcuni dei quali risalenti alle Giunte Veltroni e Alemanno, ma che, soprattutto, non include né i costi aggiornati di queste opere né chi dovrà finanziarli. 
Va detto che il dossier olimpico presentato è ancora un abbozzo e dal Comitato promotore spiegano che la programmazione in termini di opere pubbliche dovrà essere (molto) raffinata per entrare nell’ultimo dossier, quello da sottoporre al Cio il 3 febbraio 2017.
Tuttavia, quello che pare mancare è un respiro più ampio e vasto di visione di ciò che si lascerebbe a Roma per il futuro in termini di opere non legate direttamente alla pratica sportiva. Nel fascicolo si legge: “La città di Roma e la Regione Lazio trarranno un enorme beneficio dagli investimenti pianificati per la infrastrutture di trasporto”. Vediamoli.

Sono previsti miglioramenti per “le vie radiali che portano a Roma” e si citano la Flaminia, la via del Mare/via Ostiense, la Pineta Sacchetti. Inoltre, “quattro nuovi ponti sul Tevere”.
Si passa, poi, al completamento dell’Anello ferroviario che “consentirà viaggi in treno più veloci nelle aree esterne alla città, collegando la rete ferroviaria urbana con le zone a nord” di Roma. L’obiettivo è quello di ridurre “al minimo la necessità di spostarsi verso il centro”, decongestionandolo, e incrementando “sensibilmente il potenziale uso della ferrovia” con la riduzione del “ricorso alle automobili”. In quest’ottica, nella tabella che elenca le migliorie da realizzare sulle opere già esistenti, vanno inquadrati i miglioramenti del servizio fra Fiumicino Aeroporto e Roma
Termini e gli interventi di implementazione delle varie linee ferroviarie regionali e della Ferrovia Roma Nord nel tratto urbano da piazzale Flaminio a Saxa Rubra.
Altro pilastro su cui si incentra il dossier olimpico sul piano infrastrutturale è quello del potenziamento dei “nodi di scambio e dei miglioramenti del servizio sulle tre linee della metropolitana di Roma”.
Altro passaggio: il Villaggio Olimpico, nel dossier, è localizzato nell’area di Tor Vergata. Si tratta di “600 ettari, di proprietà dell’Università di Tor Vergata” che sono già stati destinati “alla creazione di un centro universitario e sportivo metropolitano urbano”. I progetti preliminari del Villaggio prevedono “appartamenti con ascensore, distribuiti su 10-15 blocchi non più alti di 8 piani e 17mila posti letto in case spaziose e di alta qualità”. Alla fine dei giochi, questi immobili verranno “convertiti in modo da fornire all’Università servizi e residenze per studenti e le famiglie dei pazienti del Policlinico”. In questa parte del dossier, ovviamente, vengono previsti interventi per ammodernare tutta la viabilità della zona. 
Ultimo elemento: il media center. Si tratta di 44 ettari di terreno a fianco alla sede Rai di Saxa Rubra, di proprietà dell’azienda radiotelevisiva, su cui sorgerà il Media Center per le Olimpiadi. Finiti i giochi, il centro diventerà la sede di nuovi uffici della Rai.


Era un gioco, comunque. Non bastassero i post di Beppe Grillo sul suo blog e le dichiarazioni pubbliche di una gran fetta degli esponenti nazionali e locali più o meno di rilievo del Movimento 5Stelle, le voci di corridoio del Campidoglio parlano di un "no" a Roma 2024. Si saprà oggi alle 15.30, orario scelto dal Sindaco per la conferenza stampa con cui l'Amministrazione capitolina dovrebbe comunicare ufficialmente la volontà di staccare la spina alla candidatura. Ci rivediamo fra una ventina di anni.

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LE OPERE INSERITE NEL DOSSIER



METROPOLITANA A TOR VERGATA E SNODI SULLA C
Le disastrate metropolitane romane potrebbero beneficiare molto dei giochi olimpici. Per la metro C viene preso in esame solo il tratto già finanziato, fino a Colosseo. Gli interventi migliorativi prevedono l’apertura del nodo di scambio a Pigneto fra la C e la ferrovia Orte-Fiumicino Aeroporto. Per le altre linee: acquisto di nuovi treni, eventualmente dotandoli anche di sistemi di guida automatizzati; le immancabili manutenzioni delle stazioni (ascensori, scale mobili, arredi); il rifacimento della linea elettrica aerea e dei binari. Infine, connettere la linea A con la C, passando per Tor Vergata dove sarebbe localizzato il Villaggio Olimpico. Nel dossier ci sono tre ipotesi: un prolungamento interrato o uno in superficie della linea C oppure il vecchio progetto Veltroni/Alemanno di una metro leggera di superficie, 10 stazioni per 6,5 km di tracciato, con 15 nuovi treni per una spesa totale di 380 milioni di euro.     

SOLO UN PONTE DEI 4 PROMESSI È "NUOVO"
Quattro ponti sul Tevere: la candidatura olimpica lascerebbe alla città nuove "ricuciture" fra una sponda e l'altra del grande Fiume. Il primo, partendo da Ostia, è il nuovo ponte della Scafa. Sotto la Giunta Alemanno, il progetto fu approvato nel 2010 e l'appalto aggiudicato nel 2011. L'opera si è incagliata per una serie di ritrovamenti archeologici e, un anno e mezzo fa circa, sono stati effettuati gli espropri. Il secondo ponte è quello di Dragona. Qui siamo solo al progetto preliminare. Il terzo è il ponte dei Congressi: 145 milioni di euro per ponte (25 milioni) e una serie di sistemazioni di strade sia lato Magliana che lato Ostiense, con fondi statali. Attualmente è in corso la conferenza di servizi per chiudere la variante urbanistica e nella prossima primavera è previsto il bando per l’appalto. L’ultimo è quello fra via Enrico Fermi e via Ostiense, più o meno all’altezza della centrale Montemartini.

LE OPERE INTORNO ALLO STADIO DELLA ROMA SARANNO GRATIS
Lo Stadio della Roma di Tor di Valle è incluso nel dossier olimpico come potenziale sede di partite di calcio, anche per ospitare l'eventuale finale del torneo. E le opere pubbliche connesse con la realizzazione dell'impianto giallorosso entrano nel programma delle infrastrutture per Roma 2024 a costo zero per Comune e Stato. Si tratta del rifacimento della via del Mare/via Ostiense che, dal GRA allo Stadio, saranno unificate e allargate mentre dallo Stadio a viale Marconi saranno solo messe in sicurezza (rifacimento dell'asfalto, dell'illuminazione, della segnaletica, cura del verde). Tuttavia, nella Conferenza di Servizi, è in discussione anche un potenziale prolungamento dell'intervento di allargamento e unificazione anche per l'ultimo tratto. A seguire, il nuovo svincolo sul Tevere a Parco de' Medici con la strada di connessione fino a via Ostiense e l'investimento sul trasporto pubblico locale (Roma-Lido più che metro B). 

RESPIRANO TANGENZIALE EST E FLAMINIA
Tangenziale Est, Flaminia, la rete stradale di Tor Vergata e via Pineta Sacchetti: queste le 4 strade su cui si punta per i Giochi Olimpici del 2024. La Tangenziale subirebbe un notevole rimaneggiamento: oltre rifare l’asfalto, sono previsti due grandi interventi. Il primo è ridisegnare l’intersezione con la Roma-L’Aquila, oggi regolata da un semaforo. Il secondo è quello dello svincolo con la Salaria e Prati Fiscali: qui verrebbe ridisegnato tutto l’assetto delle strade, fino allo svincolo per l’aeroporto dell’Urbe. Anche la Galleria Giovanni XXIII sarebbe oggetto di restyling. Per la Flaminia, fra Raccordo e Tor di Quinto, si prevede, anche in funzione del Media Center olimpico, un rimaneggiamento completo e un allargamento della strada. A Tor Vergata, 20 km di strade locali saranno rifatte. Pineta Sacchetti, si tratta di 1,5 km  fra piazza  Giureconsulti e via Forte Braschi, che verrebbe allargata a due corsie.

L'"IMPRESA" DELL'ANELLO FERROVIARIO
Il primo punto per il trasporto su ferro è la chiusura dell’anello ferroviario fra Tor di Quinto e la Salaria. E, nonostante Roma 2024, potrebbe ricominciare il suo iter: il 25 ottobre prossimo il Tar del Lazio si pronuncerà nel merito su un ricorso che, se accolto, azzererebbe un percorso che, dopo 15 anni di stop, era ripreso nel 2015. Nell’elenco delle previsioni del dossier Roma 2024 vi sono una serie di interventi sulle ferrovie regionali di proprietà di Fs e su quella Roma Nord di proprietà della Regione. Si tratta di incrementare la frequenza dei treni da Termini a Fiumicino Aeroporto, portandola dagli attuali 4 treni l’ora (uno ogni 15 minuti) a 6 treni l’ora (uno ogni 10 minuti) nelle ore di punta. A questo si aggiungono interventi sulle tecnologie delle 8 linee regionali (per intenderci quelle chiamate in sigla FL) e sulla ferrovia Roma-Civita Castellana Viterbo, nel tratto fra Flaminio e Tor di Quinto, rifacendo l’accesso di alcune stazioni.

RIECCO IL TRAM DELLA MUSICA DI MARINO
C’è anche il Tram della Musica nel dossier Olimpico. Vecchio pallino di Ignazio Marino, nell’idea originale avrebbe dovuto collegare Prati con i Parioli, per circa 6 chilometri di percorso e un costo stimato di circa 45 milioni di euro. Il tracciato, ancora da focalizzare in via definitiva, partirebbe da piazza Risorgimento, per poi percorrere Viale Angelico, traversare il ponte della Musica (quello a fianco allo Stadio Olimpico, oggi solo pedonale ma progettato e realizzato per sopportare il carico del passaggio di una linea tranviaria), passare per via Guido Reni dove ha sede il Maxxi, e transitare all’Auditorium di Renzo Piano. Nel dossier olimpico si prevede di proseguire toccando la stazione Euclide della ferrovia Roma-Civita Castellana-Viterbo per poi, ricollegandosi ai binari già esistenti per il tram 3 (Thorwalsen-Trastevere), andare fino a Policlinico per connettersi con la linea B della metro. 


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L'INCOGNITA DEI COSTI
Ma quanto costa il sogno Olimpico a Roma? E, soprattutto, chi paga? È stato più volte indicato il beneficio per Roma e per l’Italia della eventuale assegnazione dei Giochi Olimpici: quasi 2 miliardi e 900 milioni di euro di valore, una crescita del Pil pari allo 0,4%, quasi 900 milioni di gettito fiscale per lo Stato, 48mila nuovi posti di lavoro
Sono anche stati indicati i costi: 5,3 miliardi di euro di costi di cui 3,2 per le gestione operativa e 2,1 per le infrastrutture sportive. 
E anche le coperture di questi costi sono state individuate: il Comitato Olimpico Internazionale, le sponsorizzazioni, la vendita di biglietti, il merchandising sotto le sue varie forme, le lotterie (prevista un’edizione speciale del Gratta e Vinci), la cessione di beni dei comitati organizzatori di altre olimpiadi, partnership pubblico/privato. 
Tuttavia, c’è un però: nei costi indicati nel dossier olimpico non sono inseriti quelli per le infrastrutture, vuoi per quelle da creare ex novo o per quelle solo da migliorare. Paradossalmente, l’unica opera infrastrutturale di cui si conosce l’esatto costo, 1,7 miliardi di euro, è l’unica privata, quella dello Stadio della Roma di Tor di Valle
Per tutte le altre, i progetti sono molto vecchi e quindi da aggiornare o ancora in fase preliminare
È il caso, per esempio, dei quattro ponti: il Ponte dei Congressi ha un costo identificato ma deve ancora superare le forche caudine della conferenza di servizi finale e della gara d’appalto con i suoi abitudinari ricorsi. Per il ponte della Scafa, la creazione della metro leggera Anagnina-Torre Angela, il raddoppio del chilometro e mezzo di via Pineta Sacchetti e l’adeguamento del nodo Salaria sulla Tangenziale Est i progetti e i loro costi risalgono all’epoca Alemanno. 
Quindi, sono tutti da ricalcolare. 
Per i ponti di Dragona e quello fra via Enrico Fermi e via Ostiense, per l’adeguamento della Flaminia siamo più o meno a un embrione di progetto preliminare. Se il Tar del Lazio accogliesse il ricorso a fine ottobre, Ferrovie dello Stato dovrebbe elaborare un nuovo progetto per la chiusura dell’anello ferroviario. Infine, per gli interventi sulle metropolitane e sulle ferrovie: c’è da decidere quanto mettere e, quindi, su quel parametro, stabilire che tipo di interventi fare. Mancano, quindi, reali stime dei costi per tutti questi interventi. Soldi che, tanti o pochi che siano, nelle casse capitoline non ci sono. E, tuttavia, il dossier olimpico su un fatto è chiaro: “gli investimenti di capitale relativi ai Giochi, molti dei quali rientrano nei piani di sviluppo a lungo termine delle varie pubbliche amministrazioni, saranno finanziati interamente con fondi pubblici”. 

martedì 20 settembre 2016

STADIO; PRESENTAZIONE DEL PROGETTO E NODO METRO B


Si va in scena: primo atto della Conferenza di Servizi, la presentazione ufficiale del progetto definitivo dello Stadio della Roma di Tor di Valle a tutti le diverse amministrazioni coinvolte. 
Appuntamento in Sala Tevere, presso la sede della Giunta Regionale, in via Cristoforo Colombo alle 15. 
Parterre delle grandi occasioni: sul palcoscenico saranno in tre (più un po’ di assistenti) a parlare: Simone Contasta, Giovanni Marroccoli e Luca Caporilli per conto dei proponenti, As Roma, Parsitalia e Eurnova e Stadio TdV SpA. In platea i rappresentanti di Regione Lazio, Città Metropolitana, Roma Capitale e Prefettura. 
Più un lungo elenco di altre Istituzioni e società: i ministeri dell’Ambiente, dell’Interno, dell’Economia, dello Sviluppo economico, del Lavoro, della Salute; i Vigili del Fuoco, l’agenzia del demanio, l’autorità di bacino del Tevere. E, ancora: Acea, Areti, Anas, Raffinerie di Roma, Italgas, Telecom, Snam, Fastweb, Eni, Rete Ferroviaria Italiana, Enac e Enav. Invitati anche (per conoscenza) il presidente del Coni, Giovanni Malagò, e quello della Figc, Carlo Tavecchio. 
Ai proponenti è stato richiesto di predisporre 25 pen drive con tutti gli elaborati e le carte del progetto che, come ha ricordato il presidente Zingaretti il giorno dell’incontro con Pallotta, verranno poi anche caricati sul sito della Regione per consentire la libera consultazione da parte di tutti i cittadini. 
Dopo questo passaggio, scattano i 45 giorni che la legge assegna a tutte le amministrazioni coinvolte per richiedere eventuali integrazioni documentali o chiarimenti. Dopo di che, si entrerà nel vivo della Conferenza vera e propria e si procederà alla stesura, anche, della variante urbanistica. 
Variante su cui è tornato a parlare, in un’intervista rilasciata all’Agenzia Dire, l’assessore all’Urbanistica di Roma, Paolo Berdini: “Se con la Regione, in sede di conferenza dei servizi, verificheremo che per gli uffici il progetto del nuovo stadio della Roma sta comunque in piedi inizieremo la discussione in Assemblea capitolina chiedendo di approvare la
variante urbanistica. Ma lo dico con chiarezza: se non ci saranno gli interessi pubblici conclamati per portare avanti questo progetto noi cercheremo, con la società sportiva e non con un atto autoritario, di cercare qualche altra soluzione visto che comunque questo progetto ci sta a cuore. Valuteremo in sede di Conferenza, con la Regione, se il progetto è ancora così importate dal punto di vista dell’interesse pubblico. Lo dico perché uno dei pareri che balza agli occhi di tutti è quello del dipartimento Mobilità che dice che non è possibile fare la biforcazione della linea B anche perché, si chiarisce, sarebbe un aggravio per i cittadini che ogni mattina vanno all’Eur a lavorare e che si ritroverebbero dall’avere un treno ogni tre minuti ad uno ogni otto”. 
Un problema vecchio, già emerso all’epoca Marino ancora in sede di votazione della delibera, tanto che la soluzione era demandata proprio alla Conferenza che si apre oggi.

giovedì 15 settembre 2016

LA FU CASA DI VETRO E L’INCUBO DELLE DOMANDE


BREVE STORIA TRISTE DI UNA GIUNTA DEL E NEL TERRORE

Entrare a Palazzo Senatorio, sede della Giunta capitolina, è come tentare di entrare a Fort Knox. Altro che casa di vetro.
Dopo un quinquennio trascorso lì dentro, posso dire di conoscere un gran numero di persone, con molte delle quali ho ancora oggi ottimi rapporti. Tanto che, nel desiderio di salutarne qualcuna in particolare, ho provato il brivido di entrare nella casa di vetro.
Non l’avessi mai fatto!
I poveri guardaportone, imbarazzatissimi, che mi facevano intendere che non potevano autorizzarmi, anche se sapevano che stavo andando a salutare un’amica, più che una collega.
Ometto i nomi – per non creare problemi a nessuno, dato che c’è sempre qualcuno più in alto cui dover rendere conto – ma chi guardava la porta, un tempo era socievole, non un cerbero. Perché sopra i guardaportone c’era un cerbero (spero suo malgrado) che, con fare onestamente sgarbato nei confronti dei suoi sottoposti, li minacciava non si sa di quali terribili ritorsioni se, facendomi entrare, fosse successo qualcosa. Cosa, poi, non è dato saperlo. Magari pensava che, che so, avrei potuto tendere un “agguato” mediatico al Sindaco. Ma la delicatezza della situazione mi aveva imposto l’accortezza di chiedere l’accesso al Palazzo dopo che il Sindaco era uscito.
Telefonate, conciliaboli, spiacevolezze: 15 minuti in cui mi sono sentito non un cittadino, né un “privilegiatissimo” giornalista, ma un galeotto, un criminale, un malintenzionato.
Alla fine, per bontà divina, vengo autorizzato a salire. Uso, al cerbero, la cortesia di chiedergli se voleva accompagnarmi su, a salutare la collega. Almeno per toglierlo dall’imbarazzo di dovermi imporre lui la sua scorta ma sollecitandola io stesso. Lo prendo, metaforicamente, sotto braccio e saliamo al terzo piano, dove, fra una chiacchiera e l’altra, lascio che mi conduca fino alla porta della collega. Sciocco io a pensare che fosse sufficiente: cerbero chiede alla collega, con un fare decisamente inquisitorio, in sostanza di confermare che effettivamente io ero atteso da lei. Dopo di che, mi adopera la sublime sofisticatezza di togliersi dalle palle almeno per i 10 minuti che ho impiegato per abbracciare una o due persone con cui ho diviso un quinquennio della mia vita.
E questo conduce alla seconda parte: con Veltroni e Alemanno là dentro entravano cani e porci. Avevamo giornalisti parcheggiati quasi sulla porta dello studio del Sindaco. I colleghi entravano anche per scrivere i pezzi, indipendentemente dalle conferenze stampa e dagli incontri istituzionali, poiché la sala stampa era a loro disposizione con pc e fax. Potevano accedere al bar interno per mangiare un boccone al volo e non stavano ore sotto il sole o la pioggia. Ed erano invadenti, petulanti e pure un po’ rompipalle. Ma c’era rispetto.
Con Marino, i cordoni degli ingressi si sono un po’ ristretti. Un po’ di regole e regolette in più, ma, tutto sommato, alla fine, si entrava. E già era in voga lo slogan della casa di vetro.
Ora il vetro invece di essere cristallino è opacizzato, smerigliato, oscurato. La “casa di vetro dei romani” di trasparente non ha più nulla.
Perché c’è il terrore. Delle domande.
Spiace dirlo e vederlo tutti i giorni. Non si possono fare domande. A nessuno, a partire dal Sindaco. Le risposte, quando ci sono, sono una litania di banalità, mai una notizia, mai un commento. Dischi rotti che ciancicano a pappardella frasi predisposte da altri.
Perché la comunicazione la fanno su facebook: post, telecamerina con qualche effetto di montaggio, e la comunicazione è unidirezionale. Tu, povero utente cretino, bevi dalla mia fonte della verità. E non azzardarti a fare domande.

Perché, come si è visto nelle rare occasioni in cui lo sventurato di turno rispose, alla seconda domanda che non preveda una risposta preconfezionata altrove, scatta il panico. Ed emerge tutta la consistenza e la sostanza di cui sono fatti i sogni. O gli incubi.