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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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giovedì 4 settembre 2014

STADIO, CAMPIDOGLIO E ROMA A UN PASSO DALLA ROTTURA


Una nottata agitata quella appena trascorsa in casa Campidoglio e As Roma. Verso le 22.30 si è sfiorata una rottura clamorosa sulle trattative per il nuovo Stadio di Tor di Valle. Ma, alla fine, tutto è rientrato. 
Andiamo per ordine. Nel tardo pomeriggio ieri, negli uffici dell’Assessorato all’Urbanistica, l’assessore Caudo da una parte del tavolo - affiancato dal presidente dell’Assemblea capitolina, Mirko Coratti, dal capogruppo Pd, Francesco D’Ausilio, dal coordinatore della maggioranza, Fabrizio Panecaldo, e dai presidenti delle Commissioni Urbanistica, Antonio Stampete, e Patrimonio, Pierpaolo Pedetti (tutti del Partito Democratico) - e, dall’altro lato del tavolo, la delegazione dei proponenti, guidata da Mark Pannes e Luca Parnasi, insieme all’avvocato Valeri e a Di Blasio, hanno iniziato un confronto, l’ultimo prima dell’approvazione, da parte della Giunta, della delibera di interesse pubblico.

Clima inizialmente soft che, via via, si è fatto sempre più teso. Soprattutto in relazione alla questione della proprietà del futuro impianto.

Il Comune, per garantire la permanenza dell’interesse pubblico in relazione alla possibilità che, in futuro, la proprietà voglia vendere o lo stadio o la quota di maggioranza del pacchetto azionario della As Roma, vuole porre una penale. In sostanza, in caso di vendita di uno solo dei due asset - o Stadio o Società - al Comune deve essere versato un obolo che “paghi” l’interesse pubblico, oggi corrisposto in termini di cubature e non di denari sonanti. E questo contributo oscilla fra i 160 e i 200 milioni di euro. Oscillazione legata al fatto che è calcolata sugli importi delle opere pubbliche secondo lo studio di fattibilità e non secondo il progetto definitivo e reale, che potrebbe conteggiare importi maggiori. E che, comunque, sarebbe soggetta alla rivalutazione nel tempo. Quindi, certamente una cifra monstre: diciamo due volte (se non di più) l’acquisto di un Bale o di un Cristiano Ronaldo o di un Messi.
Pur essendo consapevoli dell’esistenza di una penale, gli emissari della Roma e di Parnasi sono letteralmente saltati sulle sedie quando l’importo è stato quantificato. Sarebbero volate anche parole grosse, che ricalcano la sostanza dell’intervista Pallotta/Pannes di ieri: “è ridicolo”, in sostanza, sarebbe stata l’accusa, condita anche con espressioni un po’ più colorite.
A quel punto, la delegazione giallorossa si sarebbe alzata, sbattendo la porta.

Rimasti chiusi nella stanza di Caudo, i capitolini hanno iniziato a capire come muoversi: politicamente è davvero poco produttivo rompere, come Dorando Petri, a pochi metri dal traguardo.

Invece, una mezz’ora dopo, i proponenti sono tornati a sedersi al tavolo delle trattative: i reciproci interessi sono risultati più forti delle divergenze.

La quadra sarebbe stata trovata dopo la mezzanotte: nella delibera non verrà scritto l’importo della penale ma i riferimenti normativi che la determinano. Il che, da una parte, garantisce la Roma - tanto Pallotta quanto Parnasi - di non rischiare di scontare un tasso di interesse elevatissimo dalle banche Usa per finanziare l’opera e, dall’altro, lascia al Comune la possibilità di valutare, a conti reali fatti, gli importi di questa penale.
Altro elemento dibattuto - ma la Roma darà una risposta oggi - è quello della prelazione. Grazie al presidente Coratti, il Comune vorrebbe che, nella Convezione futura, fosse inserita una clausola che garantisca al Consiglio di amministrazione della As Roma, da chiunque sarà composto in quel momento, la possibilità, una volta terminato il periodo ventennale di affitto, di poter esercitare comunque un diritto di prelazione nell’acquisto dell’impianto.


Vedremo nel pomeriggio: dall’esame del testo della delibera che la Giunta approverà alle 17.00, sarà possibile capire molte più cose. 

STADIO, OGGI IN GIUNTA IL PRIMO SÌ

Ci siamo, oggi è il gran giorno. 
Nel pomeriggio - la riunione è convocata per le 17.00 - la Giunta capitolina approverà la delibera che riconosce l’interesse pubblico nella costruzione del nuovo Stadio di Tor di Valle. 



Ieri pomeriggio, l’assessore all’Urbanistica, Caudo, ha incontrato i consiglieri di opposizione per illustrare il programma dell’opera. 



Anche qui - come per l’assemblea del Pd romano di martedì - a tener banco i soliti temi: proprietà - “Da tifoso mi preoccupa il fatto che la Roma non sarà proprietaria dell’impianto”, dice Marco Pomarici (Ncd); “Smettiamo di chiamarlo ‘Stadio della Roma’ perché non lo è”, Mino Dinoi (Cantiere Italia) - opere pubbliche da fare e interesse pubblico. 
“Per Forza Italia - dice Davide Bordoni - risolti i problemi di cui sopra, è un’opera importante”. 
Gli fa eco Fabrizio Ghera (Fratelli d’Italia): “Al netto dei problemi, può essere un ottimo volano per l’economia della città”. 
“Lo stadio lo vogliamo tutti - afferma l’ex sindaco, Alemanno - ma, al di là dei problemi infrastrutturali, dovrà essere prodotto un conto economico chiaro per evitare il rischio speculazioni”. 
Infine, Giordano Tredicine (PdL): “Le condizioni per ora emerse mi sembrano positive, ma la delibera deve passare in Assemblea capitolina e avrei gradito poter vedere anche il progetto integrativo presentato dopo l’incontro di New York”.
Insomma, quasi più unanimità nel centrodestra che nella maggioranza di centrosinistra. 


Durante l’incontro, l’assessore Caudo ha consegnato ai consiglieri una nota riassuntiva che chiarisce alcuni dettagli delle opere, soprattutto da un punto di vista economico.


“Condizioni poste per il riconoscimento dell’interesse pubblico sono: riduzione dell’impatto per trasporto e mobilità; contestuale realizzazione delle opere pubbliche essenziali che devono assicurare la piena funzionalità al momento della prima utilizzazione dello Stadio; legame di strumentalità fra Stadio e As Roma; coinvolgimento delle realtà imprenditoriali locali”, si legge nel documento. 



Che prosegue con l’analisi delle opere infrastrutturali richieste dal Campidoglio e i loro costi. Primo: la metro. Costo di 50,45 milioni di euro per prolungare con uno scambio la linea B da Magliana a Tor di Valle. 
7,5 milioni di euro per costruire il ponte ciclo/pedonale sul Tevere dalla stazione Magliana della ferrovia Orte-Fiumicino. 
L’adeguamento della via del Mare e via Ostiense (“fino al raccordo con il GRA come da proposta presentata”) costerà 38,6 milioni di euro. 
Saranno 93,7, invece, i milioni di euro che si stimano come costi per realizzare un nuovo tratto di viabilità fra l’autostrada Roma-Fiumicino e la via Ostiense/via del Mare, con un nuovo ponte sul Tevere compreso lo svincolo di connessione con la Roma-Fiumicino. 



Per le opere idrogeologiche, la spesa sarà di 5 milioni. Totale, 195 milioni che portano, quindi, il costo totale delle opere di urbanizzazione ai famosi 320 milioni di euro, invece che ai 270 inizialmente previsti. Di questi 320, 125 milioni (e non più 50) sono “coperti” dal proponente. Il resto verrà “pagato” con cubature pari a 977.020 metri cubi, invece del milione e 78mila inizialmente richiesto.




Ultima annotazione, è quella che riguarda le altre prescrizioni. La prima delle quali è il parco sul Tevere inizialmente solo “una striscia marginale”, dato che l’”area disegnata a verde non faceva parte della proposta”. Dopo New York, il parco sarà di 34 ettari e - seconda annotazione - sarà totalmente coperto con un sistema di videosorveglianza di ultima generazione installato e mantenuto dal proponente.

mercoledì 3 settembre 2014

STADIO, PD IN ANALISI

Proprietà dello Stadio e interesse pubblico: questi i due temi emersi dalla riunione di ieri pomeriggio del Partito Democratico romano: il progetto del nuovo Stadio della Roma a Tor di Valle continua a far ballare la politica romana, in special modo i Democrat. 



Il 4, la Giunta approverà la delibera di interesse pubblico e il presidente della Roma, Pallotta, è rimasto nella Capitale in attesa della conclusione di questo passaggio. E il tempo stringe. Ecco perché il Pd serra le fila.


Scontato il leti-motiv iniziale di tutti gli interventi - riassumibile dalle parole del segretario romano del Pd, Lionello Cosentino: “È una scommessa da vincere” - ad aprire le danze è il capogruppo, Francesco D’Ausilio: “Questo abbraccio tra amministrazione e privato ha dato l'idea l'opera fosse già fatta”. 



Nell’incontro di ieri pomeriggio, nella sede di via delle Sette Chiese, c’era tutto il “gotha” del Pd romano: da Cosentino a Giuntella, dagli assessori Marino e Leonori ai consiglieri (Coratti, Panecaldo, D’Ausilio, Policastro, Stampete), e  Deputati, (Bonaccorsi, Di Stefano, Miccoli, Coscia).  

Dopo l’intervista di ieri, l’assessore Caudo ha telefonato al prefetto Pecoraro. Pare che l’Assessore lo abbia rassicurato che i problemi di viabilità, da lui sollevati, verranno inseriti fra le prescrizioni al progetto definitivo.



Il primo tema caldo è quello della proprietà del futuro impianto: As Roma o Pallotta? 

Di Stefano: “Serve una legge che dica che gli stadi devono essere di proprietà delle associazioni sportive che sono patrimonio delle città”. E, anche il segretario romano, Cosentino, ha richiamato l’attenzione sul problema della proprietà: “Nella delibera, anche con penali, dobbiamo lavorare affinché resti il vincolo tra l'uso dello stadio e l'As Roma. Sulla proprietà non possiamo intervenire ma sulla convenzione sì”. 
Il primo paletto, dunque, che il Pd romano intende porre in modo chiaro è quello della proprietà dell’impianto. 
Detto che la legge non consente di “obbligare” Pallotta a inserire lo Stadio nel patrimonio della As Roma, l’escamotage ideato dal Campidoglio, e sul quale domani dovrebbe arrivare il parere di Avvocatura e Segretariato generale, è di inserire una clausola all’interno del contratto fra Parnasi/Pallotta e il Comune (la convenzione urbanistica) attraverso la quale sia garantita una indissolubilità fra Società e impianto. In sostanza, nel contratto verrà scritto che l’interesse pubblico viene dato anche dall’esistenza di questo legame e che, quindi, chi volesse acquistare solo la Società o solo lo Stadio dovrà accollarselo sborsando la cifretta di circa 190 milioni di euro. 



Il secondo paletto è quello dell’interesse pubblico. “Deve emergere in modo chiaro e incontrovertibile - ha detto Panecaldo - e per questo, anche per assicurare il rispetto delle norme urbanistiche, dopo la delibera di Giunta, avremo quella di Consiglio che sarà pubblicata e, seguendo l’iter ordinario, le osservazioni dei cittadini saranno portate in Conferenza di Servizi in Regione”. Per il presidente della commissione Ambiente, Athos De Luca, "dobbiamo mettere in campo delle garanzie perché se non è forte l'interesse pubblico vuol dire che c'è solo un interesse privato, poi ci sarà la partita della Regione".
Non ha preso parte alla riunione, ma Umberto Marroni, deputato ed ex capogruppo Pd in Comune, ha fatto sentire nuovamente la sua voce: “Occorre garantire una procedura concorrenziale per la realizzazione delle opere pubbliche”.


L’assemblea del Pd di ieri segue l’incontro di lunedì scorso fra la maggioranza e l’assessore Caudo, mentre oggi, alle 15, Caudo incontrerà, insieme ad esponenti della maggioranza, anche l’opposizione.

martedì 2 settembre 2014

PECORARO, COSÌ LO STADIO NON APRE

Se nel progetto non saranno previsti consistenti adeguamenti alla viabilità, “la Commissione provinciale di Vigilanza sui pubblici spettacoli si troverà in grande difficoltà nel concedere l’agibilità al nuovo Stadio della Roma”. 
Traduzione: se il progetto sulla viabilità non cambia, lo Stadio non apre.

Pochi giorni fa, Giuseppe Pecoraro, prefetto di Roma, aveva suonato un campanello di allarme. 
Più o meno - con l’esclusione di Fabrizio Panecaldo, coordinatore della maggioranza in Assemblea Capitolina, (“parole di buon senso”) - rimasto inascoltato nella “stanza dei bottoni” del Campidoglio.

In sintesi, in un’intervista a Il Tempo, il prefetto Pecoraro aveva evidenziato che, sulla viabilità di accesso allo Stadio, vi erano delle carenze apparentemente molto consistenti nelle ipotesi progettuali: inadeguati i miglioramenti sulla via del Mare e sulla via Ostiense e mancanza di accessi riservati allo Stadio dalla Roma-Fiumicino da ottenere con la creazione di complanari dedicate.
In Conferenza di Servizi i tecnici capitolini avevano corretto alcune di queste lacune con sostanziali prescrizioni, ma, successivamente, le scelte politiche operate e annunciate dal Campidoglio, avevano nuovamente privilegiato il progetto originario, cassando i rilievi dei funzionari comunali, pur di portare a casa il prolungamento della metro B. 

Fra due giorni il sindaco Marino e la sua Giunta approveranno la delibera di interesse pubblico dell’opera e questo intervento del Prefetto suona ben più che un “allarme”.

Prefetto, può spiegare meglio?
“Il Prefetto, o un suo delegato, presiede la Commissione di Vigilanza sui pubblici spettacoli. Ne fanno parte una rappresentanza della Questura e dei Vigili del Fuoco, il Genio civile della Regione Lazio, la Asl competente, ingegneri elettrici e acustici, del Comune, nel caso di impianti sportivi, anche un rappresentante del Coni. Compito della Commissione è assicurare la compatibilità strutturale degli impianti, il rispetto delle norme antincendio e via dicendo. E, sulla base di queste competenze, la Commissione autorizza o meno l’apertura di impianti o di manifestazioni”.

È già successo che alcuni impianti non abbiano ricevuto l’agibilità?
“Sì, con il parco di Valmontone. In sede progettuale non erano state rispettate le norme per quel che riguarda la sicurezza, l’accesso ai mezzi di soccorso e di emergenza. Abbiamo bloccato l’opera ed è stata rinviata l’inaugurazione fino a che non sono stati completati i lavori di adeguamento del casello autostradale di Valmontone con il suo allargamento e la creazione del ‘corridoio’ di transito per i mezzi di emergenza”.

E questo rischio c’è anche per lo Stadio di Tor di Valle?
“Il prefetto deve garantire la sicurezza civile e la sicurezza pubblica. In sostanza, la sicurezza del singolo cittadino fruitore di un impianto o che assiste a un evento e la sicurezza della massa dei cittadini. Dobbiamo valutare se l’intero complesso è idoneo o meno a garantire che non si verifichino situazioni che possano compromettere il regolare svolgimento di un evento”.

Quali situazioni?
“Dalle più piccole emergenze, ad esempio la caduta di una persona, magari di un bambino, a situazioni ben più potenzialmente pericolose: un black out generale, problemi di gestione della folla, e via dicendo”.

E quindi?
“Quindi, se non si creano le condizioni per garantire questa incolumità delle persone e il regolare svolgimento dell’evento, beh, avremo grossi problemi nel concedere l’agibilità”.



E, sotto questo profilo, in cosa sarebbe carente il progetto?
“Guardi, non voglio passare per quello che vuole rallentare l’opera. Anzi, proprio per evitare di dover rimettere le mani in tempi successivi con tutti i problemi del caso, pur non essendo stato messo a conoscenza di tutti gli aspetti tecnici di dettaglio, posso solo dire che è bene che, prima che si approvi il progetto definitivo, e magari si potrà concordare il momento più adeguato, ci sia almeno una prima valutazione, entro un breve lasso di tempo, da parte di chi deve esaminare gli aspetti legati alla sicurezza e all’incolumità pubblica”.



D’accordo, sfrondiamo la diplomazia. Qualche giorno fa, lei ha fatto esplicito riferimento all’accessibilità dei collegamenti viari dei mezzi di soccorso. Sta dicendo che, in assenza di queste opere, non si può concedere l’agibilità?
“Io devo preoccuparmi del flusso dei mezzi di soccorso e di emergenza da e per lo Stadio - risponde Pecoraro con un sorriso enigmatico che è da solo una risposta al quesito - e non voglio ancora fare riferimento al problema dei flussi di traffico sul Grande Raccordo Anulare la cui chiusura, in caso di emergenze, è competenza del Prefetto di Roma. Questo è un elemento centrale che deve essere chiaramente compreso da tutti, cittadini e istituzioni competenti. Quando mi riferisco alla necessità di garantire le condizioni di incolumità pubblica e regolare svolgimento di un evento, mi riferisco a questo, ai flussi di accesso di mezzi di soccorso e di emergenza”.

L’afa su Roma è calata, dopo che si è alzato il vento e in città ora si respira meglio. Nella grande stanza dello studio del Prefetto a Palazzo Valentini, però, il clima, non in senso meteorologico, è ancora da calura opprimente. 
Prefetto, a questo punto, senza voler entrare nell’ambito politico, a suo giudizio, lo Stadio è davvero utile?
“Già l’ho detto e lo ribadisco: lo Stadio di Tor di Valle è un’occasione di sviluppo sportivo ed economico sia per la città che per la Società As Roma. Di fronte a un periodo di così grave e prolungata crisi economica e sociale del Paese e, di riflesso, della città, non si può non apprezzare il beneficio che quest’opera produrrà in termini di lavoro e occupazione. Sono elementi importanti che non possono che far apprezzare l’opera. Tuttavia…”

Tuttavia?
 “Tuttavia, mi domando se non si stia rischiando di sottovalutare quelle che sono le altre, grandi emergenze cittadine, a tutti ben note”.


Quali?
Il Prefetto sorride, dà una pacca alla sua scrivania, si alza e si sistema la giacca come a dire: l'intervista finisce qui. 

IL CAMPIDOGLIO TIRA DRITTO: SÌ ALLO STADIO

Come da programma, in Campidoglio si va dritti verso la dichiarazione di “pubblica utilità” dello Stadio della Roma a Tor di Valle. 


Ieri mattina, riunione con l’assessore all’Urbanistica, Giovanni Caudo, e i consiglieri di maggioranza. 
“La Giunta - ha detto Fabrizio Panecaldo, coordinatore della maggioranza - dichiarerà la pubblica utilità nella seduta di giovedì”.

In realtà, fra le righe, si percepisce che i dubbi sono ancora tutti lì. 

“È stata la prima riunione vera - ha detto ancora Panecaldo al termine dell’incontro - ora ci sarà da fare un lavoro tecnico e giuridico in vista di giovedì”. 

Prima riunione vera a quattro giorni scarsi dalla dead line. 

In Campidoglio si è deciso che da oggi a giovedì la futura “delibera di Giunta per l’interesse pubblico sarà condivisa anche con la maggioranza capitolina” con la creazione di un pool che ne esaminerà la stesura, composto dall'assessore Caudo, dal presidente del Consiglio comunale, Coratti, dai capigruppo di maggioranza, da Panecaldo, e dal presidente della Commissione Urbanistica, Stampete. 

Da sciogliere, in realtà, ci sono ancora parecchi nodi. 
A partire dalla questione della proprietà del futuro impianto: di chi sarà? Di Pallotta, attraverso una sua società controllata, così come nel progetto originario o sarà inserito nel patrimonio della As Roma, sciogliendo, quindi, un vincolo ad personam, e andando incontro alle diverse sollecitazioni che provengono da tutto il mondo politico capitolino?

Secondo dubbio: le opere pubbliche connesse allo Stadio. E, cioè, diramazione della metro B, ponte pedonale, viabilità, compensazioni ambientali, parcheggi: tutte queste innanzitutto dovranno essere sottoposte a verifica puntuale della loro natura pubblica. 
Ma, soprattutto, esse dovranno “essere inserite tutte” nel progetto definitivo. 
In sostanza, nella deliberà verrà scritto che “il mancato rispetto di una soltanto delle condizioni poste determinerà la decadenza della dichiarazione di pubblico interesse da parte di Roma Capitale”. 



Infine, il cronoprogramma degli interventi da realizzare: le opere “strettamente qualificanti” dovranno essere pronte per la prima partita che la Roma disputerà nel nuovo Stadio. 

Passato il 4 settembre, poi, “la delibera sarà pubblicata e i cittadini potranno fare le loro osservazioni. Infine - dice Panecaldo - manderemo alla Regione il tutto per la conferenza dei servizi” decisoria.


Sullo Stadio, dopo le polemiche di qualche settimana fa, è intervenuto nuovamente anche Paolo Masini, assessore ai Lavori pubblici: “Per quanto riguarda i settori di mia competenza chiedo che parte dei fondi sia destinata a fronteggiare il dissesto idrogeologico”.