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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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giovedì 4 gennaio 2018

STADIO, TUTTE LE PRESCRIZIONI SU VERDE E ARCHEOLOGIA


Oltre le prescrizioni già illustrate, ve ne sono ancora altre 71 quasi tutte di natura tecnica - come ad esempio i 26 nulla osta anticnendio dei Vigili del Fuoco sui progetti di diversi edifici - e che nelle carte riportano la dicitura “prescrizioni da rispettare in fase esecutiva”. Si tratta di elementi emersi in Conferenza dei Servizi di cui di dovrà tener obbligatoriamente contro al momento della redazione della versione esecutiva del progetto. Fra queste ultime tipologie di prescrizioni spiccano quelle legate al verde pubblico e quelle sull’archeologia preventiva.


Il Dipartimento Ambiente del Comune prevede per il verde pubblico dell’intero progetto che siano “abbattute circa 1.770 alberature, molte delle quali presentano criticità” ma che “verranno piantumati 14.520 alberi”. 

La Città Metropolitana, invece, prescrive di non utilizzare né la Quercia del Vietnam detta anche Albero del Rosario né il Pino Italico, quello da pinoli, per intendersi, a causa della grande invasività della prima specie e onerosità nella manutenzione del secondo. 
La Regione, infine, prescrive di salvaguardare “per quanto possibile le piante di Olmo campestre e Leccio presenti nell'area”. Ancora: va valutata “l'eventualità” di sradicare o controllare le “specie invasive presenti nell'area (Robinia e Ailanto)” mentre si deve privilegiare “per la vegetazione erbacea prevista nella realizzazione del verde, anche per quella tra i fori e gli interstizi degli elementi dei percorsi pedonali, la ricostituzione spontanea di quella preesistente. In alternativa, si proceda alla semina di piante erbacee utilizzando il fiorume raccolto nelle zone contigue al sito dell'intervento oppure si utilizzino semi di piante a rapida scomparsa”. Una nota anche sulla terra da usare: “quello che sarà rimosso per la realizzazione delle opere” prestando attenzione a che sia conservato e non mescolato ad altri. Ultima nota della Regione sul verde pubblico: un elenco nutrito di piante da usare per evitare che si corrano “rischi di inquinamento genetico” delle specie autoctone.




Secondo i risultati delle trincee di esplorazione la Soprintendenza detterà le prescrizioni delle attività di scavo per chiarire la natura e la complessità del deposito archeologico e solo successivamente impartirà le prescrizioni di salvaguardia e/o valorizzazione, e le valutazioni di compatibilità con le opere pubbliche di progetto”. È uno degli elementi che la Soprintendenza archeologica ha fatto inserire nelle prescrizioni, aggiungendo che è necessario “procedere ad ampliamenti delle trincee nell'eventualità di rinvenimenti di natura tale da necessitare approfondimenti d’indagine”. 
Deve essere “rivisto il cronoprogramma” degli interventi che prevede “tempi troppo stretti in relazione ai volumi di scavo”. Inoltre, la Soprintendenza indica anche quale sia la prima area da scavare: Fosso di Vallerano e al “Ponte dell’Arca”, l’antico ponte romano che consente alla via Ostiense di scavalcare il Vallerano. 
I cantieri, poi, “dovranno essere seguiti da tecnici specializzati esterni” scelti dal proponenti e con l’ok della Soprintendenza. “Gli eventuali reperti mobili che a insindacabile giudizio della direzione Scientifica saranno considerati di particolare pregio dovranno essere trasportati il giorno stesso del rinvenimento nella sede della Soprintendenza; gli altri reperti saranno ricoverati in cantiere in condizioni di sicurezza”. 
Infine, la “relazione finale di scavo” dovrà essere “in formato digitale” con “una copia del testo stampata e corredata da documentazione grafica e fotografica".

ALTRI 3 MESI PER VARIANTE E CONVENZIONE

Novità per quanto riguarda l’iter di approvazione della variante urbanistica. Da quanto si evince dallo scambio di corrispondenza fra la Regione e il Comune, è stato scelto di pubblicare direttamente all’Albo Pretorio del Campidoglio l’intera documentazione: il progetto modificato dalle prescrizioni, la Determinazione della Regione con tutta la documentazione allegata e i pareri depositati.
Quindi, invece di avere un passaggio preliminare degli uffici tecnici capitolini per la redazione del testo e degli elaborati della Variante Urbanistica che poi verrebbe adottato dal Consiglio comunale con un primo voto, si passa direttamente alla pubblicazione, esautorando di fatto l’Assemblea capitolina, come se, da qualche parte, fosse stata inserita una deroga alle norme di legge che regolano l’approvazione della Variante stessa. 
Qualora ci fosse stato il primo voto di adozione in Consiglio comunale, sarebbe stata l’Aula a decidere se utilizzare la procedura ordinaria o quella abbreviata (tempi dimezzati) per la pubblicazione a fini urbanistici. Invece, a questo punto, si pubblica tutto per 30 giorni, poi sarà necessario attendere altri 30 giorni che la legge pone a disposizione dei cittadini, delle associazioni, comitati e via dicendo, per presentare le osservazioni, gli emendamenti al progetto. Trascorsi questi ulteriori 30 giorni (e siamo a 2 mesi), gli uffici tecnici capitolini predisporranno le controdeduzioni alle osservazioni che venissero presentate. 
Solo a questo punto, secondo la procedura scelta in Campidoglio, si andrà in Consiglio comunale per il voto finale che si limiterà all’approvazione delle sole controdeduzioni. 
E mentre questo iter completerà il suo corso, gli uffici dell’Urbanistica comunale, dovranno predisporre la Convenzione urbanistica la quale, una volta approvata, dovrà essere trasmessa insieme alla variante e all’atto d’obbligo unilaterale di proponenti, alla Regione Lazio che, finalmente, adotterà il provvedimento conclusivo del procedimento, quello citato nella “legge stadi” del 2014. 
Il tutto, quindi - pubblicazione degli atti di Variante, osservazioni, istruttoria e poi voto sulle controdeduzioni, Convenzione urbanistica - che non sarà mai concluso prima di un altro trimestre a partire dal giorno di trasmissione della Determinazione della Regione che dà il via a questa parte dell’iter.

STADIO, IL GOVERNO PRONTO A PAGARE IL PONTE DI TRAIANO

In principio fu Virginia Raggi che, in campagna elettorale, annunciò a RadioRadio che, se eletta, avrebbe cancellato la delibera Marino sul pubblico interesse. Indossata la Fascia tricolore, il progetto Stadio finisce da Paolo Berdini, messo dalla Raggi a guidare l’Urbanistica capitolina. Dopo aver fatto in ogni modo le pulci al progetto senza riuscire a trovare appigli né per cassarlo senza rischi né per modificarlo senza intaccare le opere pubbliche, Berdini decide: il Ponte dei Congressi può essere sufficiente anche ad assorbire il traffico per lo Stadio. E, visto che lo paga lo Stato, la sua costruzione rende superflua la realizzazione del Ponte di Traiano proposto e pagato dalla Roma in cambio di cubature. 
Il Ponte di Traiano è una nuova infrastruttura complessa sull’autostrada Roma-Fiumicino a Parco de’ Medici: due complanari da 2 km, in ingresso e in uscita su entrambe le direzioni; nuovo svincolo autostradale più ponte sul Tevere. Il costo totale dell’intera opera, inizialmente valutato in 95 milioni di euro, dopo gli adeguamenti e allargamenti richiesti nella prima Conferenza dei Servizi (settembre 2016-marzo 2017), è salito a circa 110 milioni di euro totali. 
Saltato Berdini, alla Raggi era comunque rimasta la necessità di portare a casa un risultato politico che desse seguito almeno parzialmente alla sua promesse fatte in campagna elettorale. Ecco, quindi, che l’idea di Berdini rimane ed è alla base della nuova delibera di pubblico interesse di giugno scorso: pur di tagliare le cubature, il Ponte di Traiano viene cancellato dall’elenco delle opere pubbliche.
Lo Stato, la Regione, la Città Metropolitana e lo stesso Municipio IX (questi ultimi due a guida 5 stelle) non ci stanno: il progetto senza ponte non regge. Inizia un balletto infinito, con il Comune che fa melina per difendere la sua posizione. E dalla carte dei proponenti, che dovevano dimostrare la sostenibilità dell’idea Raggi/Berdini, emerge che il Ponte di Traiano costa la metà del Ponte dei Congressi e assorbe almeno il 40% in più di traffico. Si arriva in Conferenza dei servizi e la querelle la risolve l’intervento dei ministri allo Sport, Luca Lotti, e alle Infrastrutture, Graziano Delrio, che assicurano l’impegno del Governo a finanziare l’opera che, quindi, diviene di interesse strategico per la città.

LO STADIO DELLA ROMA PRENDE FORMA




Sono 44 le pagine di prescrizioni che la Conferenza dei Servizi ha apposto al progetto della Roma di costruire il suo stadio a Tor di Valle e che sono contenute nella Determinazione che la Regione ha spedito martedì 2 gennaio a tutte le Amministrazioni coinvolte per la pre-revisione della correttezza del testo prima dell’invio definitivo al Campidoglio per l’avvio dell’iter di adozione della variante urbanistica. In totale sono 173 le prescrizioni presentate nel corso delle quattro sedute della Conferenza dei Servizi. Di queste, 42 erano state formulate dallo Stato, altre 42 dalla Regione, 33  dalla Città Metropolitana e ben 56 erano quelle inserite dal rappresentante unico del Comune, l’ingegner Fabio Pacciani. Di queste 173 prescrizioni, dopo le varie sedute ne sono rimaste ancora 75 da recepire in sede di progetti esecutivi.

TORNA IL PONTE DI TRAIANO
La prescrizione maggiormente rilevante è il ritorno del Ponte di Traiano. Lo chiede nella prescrizione B07a, la Regione che ha disposto che nella variante sia inserita quest’opera. E lo conferma lo Stato, nella prescrizione A08 in cui viene scritto: “Si rappresenta, altresì, il Ministero delle Infrastrutture (Mit), in via cautelativa, come comunicato con nota n. 529 del 24 gennaio 2017, manterrà le risorse economiche già stanziate sul Contratto di programma Mit-Anas Spa, che potranno essere utilizzate, anche, per la realizzazione del tronco autostradale, di circa 700/800 metri e del nuovo svincolo "Parco de' Medici", qualora in fase di esercizio della Stadio (Business Park) si dovesse presentare una maggiore esigenza di mobilità nell'area rispetto alle previsioni progettuali”. 
Ora con le prescrizioni della Regione e dello Stato l’opera potrebbe trovare il finanziamento del Governo, magari impiegando lo 0,11% dei 93 miliardi del contratto di servizio con Anas per investire questi 110 milioni di euro in un’infrastruttura comunque prevista da decenni in quel quadrante.

LA REGIONE: SULLA ROMA-LIDO CONTI SBAGLIATI
C’è poi una seconda prescrizione della Regione che suona come uno schiaffo in faccia alla Raggi e alla sua delibera. 
Come già Il Tempo aveva evidenziato semplicemente leggendo le stesse carte dei proponenti, anche la Regione ritiene che le previsioni inserite dalla Raggi nella sua delibera di pubblico interesse sulla capacità della Roma-Lido di assorbire il flusso di spettatori legati alle partite siano solo un sogno. Si legge, infatti: “L’indicazione di Roma Capitale di pervenire ad una capacità della linea ferroviaria Roma Lido di 20mila viaggiatori/ora per direzione su tutta la tratta risulta non realistica allo stato dell’ultimo progetto proposto”. Pe consentire questa capacità di servizio occorrono “il potenziamento della Stazione di Tor di Valle con 3 nuovi tronchini”, interventi sulla linea aerea, binari e scambi, più la “disponibilità di un parco convogli costituito da almeno 18 treni più le necessarie riserve”. 
Aggiunge ancora la Regione: “In ogni caso l’eventuale servizio aggiuntivo che dovesse essere ritenuto necessario per gli eventi sportivi non potrà essere posto a carico della Regione Lazio, ma dovrà essere svolto entro i limiti tecnici imposti dagli impianti esistenti e con il materiale rotabile disponibile. Si ritiene pertanto che la soluzione indicata dal Proponente sia realizzabile solo a seguito di investimenti (non previsti nella nuova proposta) che riguardino la stazione di Tor di Valle (Roma-Lido) e di Magliana (FL1) e una offerta di trasporto su ferro adeguata”. 
Della serie: poi, domani, non venite a piangere miseria da noi. 
E, ancora: “Nel caso in cui non ci fossero interventi sulle predette stazioni (che permettano l’aumento di capacità delle due linee per la soddisfazione della domanda massima prevista) le due infrastrutture ferroviarie (Lido e FL1) saranno in grado di assorbire (allo stato attuale) al massimo un quarto della domanda di trasporto prevista e quindi si avrà un utilizzo prevalente del mezzo privato (75% e oltre) per raggiungere lo stadio nei giorni dell’evento/partita. Si vuole evidenziare che nel caso in cui si verificasse tale eventualità anche la rete di viabilità privata andrebbe in crisi per la presenza di una domanda di trasporto abbondantemente superiore a quella di progetto”.
Ecco la prescrizione: “Si ritiene quindi opportuno prescrivere: il potenziamento infrastrutturale della Roma-Lido e della FL1, oltre all’acquisto dei nuovi treni; la contestualità dell’apertura dello stadio con il potenziamento del punto 1; in assenza di attuazione delle due prescrizioni precedenti, risulterà necessario un impegno da parte di Roma Capitale nella predisposizione di un progetto con una adeguata rete di TPL su gomma ed un conseguente Programma di esercizio, prevedendo per questo l’istituzione di corsie preferenziali (di tipo dinamico) riservate ai soli Autobus di linea di Atac ed ai mezzi di emergenza, in grado (almeno nella prima fase e a valle del progetto di potenziamento della stazione di Tor di Valle e della messa in esercizio di nuovi treni) di assorbire una quota consistente di domanda di trasporto (15-20%) che possa poi essere gradualmente diminuita un volta completati i necessari interventi di potenziamento della ferrovia Roma – Lido e sulla FL1”.

IL RISCHIO IDROGEOLOGICO
L’Autorità di Bacino ribadisce che le opere di messa in sicurezza dovranno essere effettuate prima dell’utilizzo dello Stadio”. Per il resto, poi, le analisi dell’Autorità e le prescrizioni sono le stesse identiche del vecchio progetto (“conferma le prescrizioni di cui alla nota prot. 464 del 6/02/2017”), tanto che, addirittura, si rimanda ai file consegnati a febbraio 2017. Se non altro, a dimostrazione di quanto fossero false prima le affermazioni di alcuni grillini e benpensanti sul rischio allagamenti e quanto siano altrettanto false le affermazioni dell’Amministrazione Raggi di aver risolto il problema con la sua nuova delibera. 

LE TRIBUNE DELL’IPPODROMO
La soprintendenza con successiva nota prot. 34644 del 04/12/2017 prende atto della nuova proposta di ricollocazione del settore di tribuna come da planimetria allegata, con la prescrizione che il progetto esecutivo dovrà essere sottoposta all'esame della stessa”, si legge nelle prescrizioni, chiudendo, quindi, definitivamente la querelle iniziata a San Valentino dello scorso anno con la decisione dell’allora soprintendente, Margherita Eichberg, dai avviare l’iter di apposizione del vincolo architettonico sulle tribune, poi bocciato dalla Conferenza dei Soprintendenti e dalla Direzione Generale dello stesso Ministero. Sulla stessa identica lunghezza anche la Sovrintendenza comunale


mercoledì 3 gennaio 2018

QUALITÀ DELLA VITA, IL CROLLO DI ROMA NON FINISCE PIÙ


Il consuntivo 2017, relativo alla qualità della vita, non è proprio dei migliori per la Capitale d’Italia. L’indice della qualità della vita stilata da Numbeo, una delle più grandi banche dati mondiale, prende in considerazione l’inquinamento, il clima, il costo della vita, l’assistenza sanitaria, il potere d’acquisto, il traffico e la sicurezza. Lo sottolinea il presidente dell’Aduc Vincenzo Donvito in una nota. Esaminando i dati di 177 città del mondo, Roma è al 135° posto nella graduatoria; la prima è Canberra (Australia) e l’ultima è Caracas (Venezuela). Analizzando i dati di 66 città europee, Roma è tra le ultime nella graduatoria, collocandosi al 58° posto. Prima è Edimburgo (Regno Unito), ultima è Ekaterinburg (Russia). Spostando l’attenzione nel Sud Europa, la situazione peggiora definitivamente: su 16 città esaminate Roma è penultima. Prima è Lubiana (Slovenia), ultima Skopje (Macedonia). Insomma, se l’obiettivo della sindaca, Virginia Raggi, era quello di migliorare la qualità della vita dei romani, dobbiamo prendere atto che la meta è lontana, probabilmente irraggiungibile, conclude l’Aduc.
Di classifiche sulla qualità della vita nelle diverse città se ne stilano più o meno una decina l’anno: le fanno il Sole24Ore, Italia Oggi, le Università, istituti stranieri e persino l’Unione Europea con l’Eurobarometro. Ovviamente, ogni Sindaco finisce immancabilmente sulla graticola per ogni posizione persa oppure stappa lo spumante per ogni posto recuperato. 
E la girandola di posizioni è veramente impressionante: nel 2006, ad esempio, il Sole24Ore metteva Roma all’ottavo posto come qualità della vita sulle 110 città capoluogo di provincia. L’anno dopo, sempre sindaco Walter Veltroni, ben venti posizioni in meno. Il successivo si risale di 4 posti e quello dopo, l’anno 2010 su dati 2009, Alemanno sindaco venne crocifisso per la perdita di 11 posizioni riguadagnate dodici mesi dopo con gli interessi, visto che Roma, nel 2011 si attestò al 21esimo posto e l’anno dopo addirittura al 20esimo. Nel 2016, su dati 2015, la posizione in classifica segnava il 16esimo posto ma per il 2017 si scende di nuovo al 24esimo tenendo, per altro, conto del fatto che nell’ultima rilevazione il Sole24Ore ha introdotto nuovi parametri di analisi oltre i classici.
C’è anche la classifica internazionale Mercer - anch’essa, come quella del Sole24Ore centrata sulla qualità della vita esaminata attraverso una serie di parametri che vanno dal lavoro all’innovazione, dai flussi su redditi, risparmi e consumi ai servizi, alla famiglia, la sicurezza, l’integrazione, la cultura e via dicendo - che mette in relazione le principali città europee. E qui Roma non brilla di certo: mai entro le prime 50 città europee e, anzi, sempre al di sotto, fino al 57esimo posto del report 2017.
Poi ci sono le rilevazioni delle Università: un'indagine curata dal Dipartimento di statistiche economiche della Sapienza ha fatto esultare i 5Stelle visto che la Capitale era data in risalita di ben 21 posizioni rispetto alla classifica dell’anno precedente. Ciò che i grillini romani hanno dimenticato di sottolineare è che l’anno scorso la città era precipitata dal 69esimo posto del 2015 all’88esimo del 2016. Insomma, parametro che vai, classifica (e polemiche) che trovi.