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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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domenica 16 novembre 2014

MARINO: "ME LA CANTO E ME LA SUONO"

Decidiamoci: o si hanno le colpe e i meriti, o non se ne ha nessuno dei due.
Dopo 17 mesi di governo della città, il senso dello scaricabarile verso il predecessore non regge più.
Ed è ora che chi governa si assuma le responsabilità di ciò che avviene nel territorio posto sotto la sua  Amministrazione.
Non puoi continuare con il "me la canto e me la suono".

Almeno, se costui intende appropriarsi anche dei meriti.

Spieghiamo: ci viene detto e ripetuto che nella casella "più" di questa Amministrazione vanno annoverati l'apertura della Metro C, la chiusura di Malagrotta, la pedonalizzazione dei Fori Imperiali e del Tridentino, il "risanamento" del bilancio, l'aver messo mano ai problemi del contratto dei dipendenti capitolini, la gestione oculata del trasporto pubblico, il car sharing.
Ma non devono essere segnate nella casella "meno": il disastro della raccolta dei rifiuti, i problemi del personale comunale, in divisa e non; i problemi di convivenza nelle periferie e nel centro, il taglio delle linee bus in periferia, l'aumento del costo della sosta a pagamento.

Ci permettiamo di notare e sottolineare come il processo di chiusura di Malagrotta fosse iniziato da decenni ma mai portato realmente a termine per concreta e reale mancanza di alternative. 
Averla chiusa aumentando i costi e peggiorando il servizio di raccolta non può essere considerato un successo ma una ricca presa in giro.
La Metro C non è che sia stata aperta grazie al prodigioso intervento di questa Amministrazione, visto che ci si lavora da decenni e che gli ultimi ritardi sono imputabili proprio all'indecisione e alla lotta selvaggia interna a questa Amministrazione.
I problemi di convivenza nelle periferie fra comunità stanziali e comunità di antica o recente immigrazione sono sempre esistiti. Ma l'esplosione di questi ultimi tempi appare figlia di tanti padri, ivi compresa questa Amministrazione.
Asserire di aver finalmente messo mano al tema del contratto di lavoro dei dipendenti capitolini non è esattamente la stessa cosa che tagliare indiscriminatamente il salario accessorio di quelli che a casa, a fine mese, portano quattro soldi mentre si assumono consulenti di ogni fatta che producono più danni - dato di fatto visto l'esito dei sondaggi sul gradimento dell'azione amministrativa della Giunta - di quanti ne risolvano.

E l'elenco è ancora lungo e passa dal bilancio all'Atac, dalla sosta a pagamento in contraddizione con il taglio delle linee del trasporto pubblico.

E, quindi, pur comprendendo la necessità di cercare di salvare il salvabile, ci sta anche di appropriarsi di qualche merito non nostro, ma almeno ci si assuma la responsabilità di ciò che le nostre scelte stanno comportando. Non si può dire impunemente per alcune cose "è merito nostro" e per altre "è colpa di altri" (predecessori, prefetto, Viminale, destino cinico e baro, e così via).

Anche perché i romani la mosca al naso l'hanno persa da un bel po'. E i risultati sanno valutarli piuttosto chiaramente.

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