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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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sabato 5 marzo 2016

LO STADIO IN CAMPAGNA ELETTORALE, I SI' E I NO

E la politica come risponde al quesito: se l’iter del nuovo Stadio della Roma di Tor di Valle non fosse ancora chiuso e, quindi, fosse modificabile, che decisione assumerebbero le diverse forze politiche che si candidano alla guida della città?
Partiamo dalle posizioni chiare: a favore, sic et simplicter, senza se e senza ma, sono due candidati, di segno opposto: Roberto Giachetti (Pd) e Francesco Storace (La Destra).
Il primo, in occasione di un tour elettorale proprio alla stazione della Roma-Lido di Tor di Valle, ha affermato: “Lo stadio della Roma? Ho sempre detto che qualunque iniziativa privata che porti a Roma miglioramenti infrastrutturali è un qualcosa di positivo. Anche se fosse della Lazio, della Fiorentina o della Juventus, se aiutasse a fare investimenti su strutture sulle quali non potremmo farli sarebbe positivo. Mi sembra che qui sarebbe una cosa positiva. Ovviamente deve essere fatto in piena legalità e assoluta sicurezza ma questo lo stabiliranno gli uffici competenti”.
Il secondo, più volte sollecitato dal svariate radio private, ha detto: “Sono assolutamente favorevole allo stadio della Roma. E non capisco la logica di chi sia contrario. Se ci sono problemi infrastrutturali si risolvano. Pagano tutto i privati, è una polemica che oggettivamente non riesco a concepire. La legge dice una cosa semplice semplice: il privato sceglie l'area dove realizzare l'opera e il Comune può dire di sì o dire no. Il privato spende un pacco di soldi e il Comune non un euro. Non c'è un referendum da fare sullo stadio della Roma, ma c'è una scelta amministrativa da compiere. Io sono favorevole”.
Poi c’è Roberto Morassut, altro candidato alle primarie Pd e - come Giachetti, Storace, Marchini e Bertolaso - tifoso della Roma, un po’ più sfumato ma sostanzialmente favorevole: “ho espresso all’inizio di questa storia le mie perplessità non sullo stadio della Roma, ma sulla zona. Io sono romanista ma da due anni dico che la localizzazione avrebbe presentato dei problemi. Ho fatto anche una battaglia in parlamento sulla norma sugli stadi. Ma l’amministrazione deve avere sempre una sua continuità: non devo mettermi a riaprire i dossier soltanto perché devo imporre un punto di vista politico. C’è un procedimento. Se questo andrà avanti bene non si riapriranno fascicoli. Certamente vorrò vedere le carte, perché il Comune è parte in causa. Se dovessi occuparmene, svolgerò il mio ruolo con massimo rigore ma mai mi sognerò di voler politicamente stravolgere perché ho un’idea diversa”.

Dopo di che, entriamo nel politichese o, se si preferisce, nel “un colpo al cerchio e uno alla botte. Nessuno dice in modo netto “no” ma tutti aprono con un “Sì allo Stadio”, salvo poi aggiungere un “ma” che è tutto tranne che un sì netto.

Virginia Raggi, candidata Sindaco di 5Stelle, il giorno della presentazione della sua candidatura, ha affermato: “Siamo favorevoli a uno stadio sia per la Roma che per la Lazio ma non vogliamo speculazioni edilizie”. Dai 5Stelle, però, aggiungono: “Se vinciamo, valutiamo il progetto, la sua regolarità, tutte le carte e troviamo un equilibrio tra quello che può essere l'introito di una società privata come quella americana che detiene l'a.s. Roma e il beneficio che ne possono trarre i suoi tifosi e i cittadini in generale, in termini di servizi e infrastrutture. Roma oggi non può certo permettersi di regalare o svendere il suo suolo, quindi ogni cosa merita una sua attenzione specifica”.
Stefano Fassina, candidato di Sinistra Italiana, lancia una proposta: “Noi vogliamo farlo lo stadio della Roma ma perché invece di farlo sui terreni di Parnasi non lo facciamo su terreni pubblici come Capannelle? Facciamo in modo che non sia una delle ennesime speculazioni edilizie che poi pesano sulla città nei prossimi decenni. Perché dobbiamo costruire insieme allo stadio tre grattacieli in un territorio che l'Istituto nazionale di urbanistica considera a rischio esondazioni quando abbiamo migliaia di uffici liberi all'Eur? Concentriamoci sullo stadio della Roma e magari non di Pallotta che poi lo affitta”. Peccato che cambiare terreno significa ricominciare tutto da capo.
Gianfranco Mascia, in corsa per le primarie del Pd come portavoce dei Verdi, ha più volte, nel corso del biennio 2014-2015, parlato di “pubblica inutilità dello Stadio. Sì allo stadio - è il suo pensiero - no alla cementificazione”.
Passando dall’altro lato, versante centrodestra, Alfio Marchini, candidato indipendente, afferma: “Noi, come lista, in consiglio comunale abbiamo detto di no alla costruzione dello stadio di proprietà della Roma. Non perché siamo contro lo stadio, quello ci vuole. Il problema è cha va rivista la parte dei servizi connessi di quell’area, le opere accessorie. Detto questo, il posto in sé va bene”.

Guido Bertolaso, candidato sostenuto da Forza Italia e Fratelli d’Italia, non si è ancora espresso. La sua unica dichiarazione in merito riferiva di “un’idea geniale per lo Stadio della Roma ma non la dico perché devo parlarne prima con chi mi ha candidato”. Solo che, dentro Forza Italia, la linea è di assoluto “ok” allo Stadio (Antonello Aurigemma e Davide Bordoni) ma, dentro Fratelli d’Italia, la cosa non è affatto condivisa. Fabio Rampelli, numero due del partito, in una nota scrive: “vari candidati prendono posizione sulla realizzazione degli stadi della Roma e della Lazio, senza uno straccio di ragionamento urbanistico: fabbisogno reale e impatto ambientale. Nessuno ragiona sulla domanda di stadi per la Capitale e per i cittadini, ci si schiera a favore dell’uno per averne la compiacenza e a favore dell’altro per motivi simmetrici. Meno male che non sono usciti altri proprietari terrieri con la mania degli stadi, altrimenti avremmo dovuto costringere fisicamente tutti i romani a iscriversi alle scuole di calcio. Roba da far impallidire il ventennio. Gli stadi esistenti sono due, quelli sul trampolino di lancio sarebbero due… Quattro stadi per Roma! Non è il titolo di un film comico ma un melodramma”.

PALLOTTA: PROGETTO ENTRO APRILE

Parte il conto alla rovescia, sperando che sia l’ultimo. «Presenteremo il dossier sullo stadio ad aprile. I ritardi sono anche colpa nostra, quando è iniziato l’iter non ci aspettavamo tutte queste difficoltà: complicazioni sull’impatto ambientale, sul design etc... ». Parola di James Pallotta, a conferma della data (l’ennesima) di consegna del progetto definitivo filtrata nelle ultime settimane. Una scadenza avallata anche da voci interne al gruppo Parnasi, impegnato nelle trattative con il Gruppo Pizzarotti di Parma per altri affari non direttamente connessi con lo stadio di Tor di Valle.
Resta da capire, quindi, se il dossier sia pronto e le riunioni servano a scegliere la carta e il fiocco con cui incartarlo per presentarlo in Comune, che poi lo girerà in Regione, oppure se si attendono ancora riunioni importanti ma non definitive. Ieri Pallotta ha dedicato l’intera giornata a tre meeting sul nuovo impianto, accompagnato da due collaboratori dedicati al progetto. Dopo gli appuntamenti mattutini, nel pomeriggio è stato «intercettato» nella sede di Enel a viale Regina Margherita. All’interno un incontro organizzato dall’amministratore delegato dell’azienda energetica Francesco Starace, grande tifoso romanista, che ha convocato in sede Carlo Purassanta, amministratore delegato di Microsoft Italia. Il colosso dell’informatica è infatti uno dei partner dell’operazione stadio e Pallotta ieri ha approfondito i possibili campi di collaborazione, alla presenza anche del direttore di Enel Italia, Carlo Tamburi. Oltre a fornire i servizi informatici nell’impianto sportivo e nel resto delle strutture, Microsoft potrebbe ad esempio appoggiare la Roma attraverso una piattaforma digitale simile a quella aperta per il Real Madrid al Bernabeu. Enel, invece, siederà direttamente alla Conferenza di servizi decisoria convocata dalla Regione insieme a tutti gli altri enti interessati.
Gli americani ora provano ad accelerare, consapevoli che la strada sarà lunga. «I tifosi sarebbero contenti di avere lo stadio nel 2021?» chiede un cronista a Pallotta. «Mi sparerei se la data fosse quella» la risposta ironica del presidente mimando una pistola puntata alla testa. In realtà la Roma vorrebbe aprire l’impianto molto prima. La voce che filtra è «stiamo scegliendo il parquet»: vale a dire, è partita la stretta finale anche se il plico non è ancora definitivamente chiuso. Questo lascia ipotizzare - dopo i numerosi rimpalli di date che hanno caratterizzato tutto il periodo del crepuscolo di Marino, Natale e il primo bimestre del nuovo anno - che entro i primi quindici giorni di aprile si dovrebbe arrivare alla consegna: un’ipotesi confermata dalle indiscrezioni.
Ricordiamo che una prima bozza di progetto definitivo, di fatto rigettato per incompletezza, era stato depositato in Campidoglio nel giugno 2015, e il ritardo accumulato fa rimbalzare lo stadio della Roma dritto dritto nella campagna elettorale. Da un punto di vista amministrativo, l’iter per il via libera finale ai lavori è iniziato con la delibera sul pubblico interesse all’opera, votata a dicembre 2014 dal Consiglio comunale. Tuttavia, poiché vi è un secondo step - il progetto definitivo e la sua approvazione - l’iter resta aperto fino alla sua conclusione. La Regione ha sei mesi di tempo, dal momento della presentazione del reale progetto definitivo, per far svolgere i lavori della Conferenza di servizi. Al momento in cui questi lavori terminano, l’iter si chiude. E non si può più modificare. Fino a quel momento, in teoria, il Comune potrebbe cambiare le carte in tavola. Per farlo, occorre che il Consiglio comunale voti una nuova delibera (non è sufficiente una delibera di Giunta) che sia però supportata da un’inattaccabile serie di motivazioni giuridiche. Altrimenti, si rischia una causa miliardaria.
Ipotizzando il 15 aprile come data di consegna del dossier in Campidoglio e un mese circa per l’esame preliminare delle carte da parte degli uffici comunali prima di girarli in Regione, la Conferenza potrebbe insediarsi nella seconda metà di maggio. I suoi sei mesi di tempo, perciò, scadrebbero nella seconda metà di novembre. Nel frattempo le elezioni comunali - se la data del 5 giugno per il primo turno venisse confermata - daranno alla città il nuovo Sindaco il 19 giugno. I tempi tecnici per proclamazione, insediamento della Giunta, riunione del Consiglio, convalida degli eletti, elezione delle diverse cariche dell’Assemblea (Ufficio di Presidenza, Commissioni, costituzione dei gruppi), e siamo a metà-fine luglio. Quindi, rimarrebbero tre mesi buoni in cui la nuova Amministrazione potrebbe decidere di modificare o anche cancellare del tutto il pubblico interesse all’opera.

Per capire che aria tiri nei palazzi della politica oggi Pallotta ha appuntamento in Campidoglio con Tronca, dopo l’incontro di inizio dicembre a cui il commissario non prese parte delegando il subcommissario Ugo Traucer e la vicaria Jolanda Rolli.

venerdì 22 gennaio 2016

STADIO AS ROMA, IL PATTO DELLA SVOLTA

Ci siamo. A giorni arriverà l’annuncio formale della joint venture fra Luca Parnasi e il Gruppo Pizzarotti di Parma. Un accordo che avrà enormi ripercussioni su Roma e potrebbe averne sul futuro Stadio di Tor di Valle.



Michele Pizzarotti
Secondo quanto Il Tempo apprende in esclusiva, l’accordo è in via di ultimazione anche se non è ancora stato formalizzato e prevede la creazione di una nuova società in cui il Gruppo di Parma avrà una netta maggioranza mentre Luca Parnasi manterrà una quota di minoranza
Luca Parnasi
Il gruppo che fa capo a Luca Parnasi negli ultimi anni, complice la crisi del settore immobiliare, si è esposto con le banche per una cifra superiore ai 400 milioni di euro (nel bilancio 2013 era indicato un indebitamento di poco superiore ai 447 milioni). 
Questa NewCo, nella quale il Gruppo Pizzarotti assorbirà parte del personale proveniente da Parnasi ma senza coprirne i debiti pregressi, si occuperà solo del settore costruzioni e partirà dalla gestione dell’Europarco Business Park, con le torri Wind e Eni, antistante il centro commerciale di Euroma2.

Ma, soprattutto, avrà un’opzione per entrare nell’affare dello Stadio di Tor di Valle. 

Poco meno di 978 mila metri cubi che contengono lo Stadio vero e proprio da 60mila posti progettato da Dan Meis, le tre torri disegnate da Daniel Libeskind; il Convivium con i suoi edifici bassi e la sua passeggiata; più le opere di interesse pubblico: tre ponti, un raccordo autostradale, il rifacimento della via del Mare/via Ostiense, la metropolitana con la nuova stazione Tor di Valle, i parcheggi. 


A quanto risulta, il management del Gruppo Pizzarotti, che non ha ancora incontrato il patron giallorosso, James Pallotta, ha visto sommariamente i rendering e i progetti, trovandoli ambiziosi

Essendo molti gli interlocutori interessati dal progetto, dalla Goldman Sachs alla Lend Lease, l’accordo sull’ingresso di Pizzarotti è ancora da definire. 

Tuttavia, considerando che la Eurnova di Parnasi, portando “in dotazione” all’affare i terreni di Tor di Valle, vanta diritto a una quota delle costruzioni future, non è affatto da escludersi che vi il Gruppo Pizzarotti vi possa giocare un ruolo di primissimo piano.



Il progetto definitivo, come oramai è stato più volte ribadito, è ancora in fase di ultimazione ma, secondo le notizie raccolte da Il Tempo, siamo oramai alla stretta finale, “a brevissimo”, come trapela senza però che vi sia una indicazione precisa della data. 
Dopo il viaggio di Parnasi a Miami insieme a molti degli uomini dello staff delle varie società impegnate nella progettazione, avvenuto proprio nei giorni della sostituzione di Garcia con Spalletti, erano trapelate come necessarie ancora tre o quattro settimane per completare tutto il dossier. Che, oramai, si sono ridotte a meno di due. 
E il Gruppo Pizzarotti, qualora l’”opzione” stadio divenisse realtà entrando quindi nell’accordo, sarebbe interessato, sempre secondo quanto si apprende, più alla costruzione della parte “privata” dell’impianto, che alle opere di interesse pubblico che vengono comunque giudicate da Parma come le infrastrutture “estremamente giuste e indispensabili” necessarie a collegare il futuro impianto al resto della città. 






Nella tarda serata di ieri, la Roma, con un comunicato ufficiale, ha annunciato di aver interrotto il rapporto con Mark Pannes, fino pochi mesi fa “braccio operativo” di Pallotta proprio per lo Stadio. “Abbiamo raggiunto un punto nel processo per lo Stadio - si legge nella nota - dove abbiamo bisogno di coinvolgere un team interamente dedicato a Roma e a Boston con esperienza del settore dello stadio per passare alla fase successiva per portare in vita questo importante progetto. Crediamo fermamente che abbiamo costruito, ora, il giusto team di esperti per consegnare il progetto per la squadra, per la città di Roma e per l’Italia nel suo complesso. Vorrei ringraziare Mark per il suo tempo e fatica e io gli auguro il meglio per il futuro“. Già la presenza di David Ginsberg e di Robert Needham all’ultimo incontro in Regione poco prima di Natale, così come anticipato da Il Tempo, aveva suscitato interrogativi in merito: “Il team del progetto, che è stato guidato da David Ginsberg nel corso degli ultimi mesi si appresta a presentare un dossier finale alla Conferenza di Servizi sotto la supervisione della Regione Lazio”.




Intanto, in attesa che il dossier definitivo prenda della Conferenza di servizi decisoria, torna a parlare dello Stadio anche l’ex assessore all’Urbanistica, Giovanni Caudo, che attribuisce i ritardi all’incertezza politica: “Questo è un investimento privato e i privati non investono in un contesto in cui non siamo certi dei tempi di rientro”. 

mercoledì 13 gennaio 2016

DUE NUOVI ALLEATI PER LO STADIO A TOR DI VALLE



Mentre si consuma l’epilogo dell’avventura di Rudi Garcia sulla panchina della Roma, Pallotta, in questi giorni, non deve occuparsi solo dei risultati sportivi della squadra. Sul tavolo degli incontri, infatti, c’è anche un’altra partita, quella del futuro impianto di Tor Di Valle. A Miami, insieme al dg Mauro Baldissoni, infatti, sono volati anche Luca Parnasi, il costruttore romano partner della Roma in questa avventura edilizia, insieme a una delegazione di persone dello staff che sta lavorando al progetto definitivo, a partire da Mark Pannes.

L’incontro, secondo quanto si apprende, è considerato un punto di svolta definitivo nella stesura e successiva consegna del dossier Stadio al Campidoglio e alla Regione Lazio, operazione obbligatoria per dare il via alla Conferenza di Servizi finale. Insomma, dopo molto attendere e tante voci, da questo appuntamento dovrebbe uscire il via libera finale alla consegna del plico. Cosa che potrebbe avvenire nelle prossime due o tre settimane.
Anche perché sembra che sia in dirittura d’arrivo la trattativa fra Luca Parnasi e il gruppo Pizzarotti che non dovrebbe entrare solo nell’affare Stadio ma anche in altre attività che Parsitalia ha in ballo, a partire dalle Torri dell’Eur. Sarebbero in definizione in queste ultime ore proprio i dettagli sugli accordi economici di questa joint venture che potrebbe far segnare, qualora tutto andasse in porto, una grande accelerazione anche sul futuro Stadio giallorosso. Fra le grandi opere realizzate dal Gruppo Pizzarotti figurano svariati ospedali sparsi nel mondo, una parte del nodo ferroviario dell’alta velocità fra Roma e Napoli, opere idrauliche, ferroviarie, metropolitane, tanto che il Gruppo era stato interpellato anche per la Metro D di Roma come promotore.


Odore di soldi, poi, all’ampia tavolata di Pallotta di queste ore, insieme a James Pallotta siede anche David Ginsberg.
Il manager del Fenway Group, insieme a Robert Needham del Fondo Raptor, ha partecipato all'ultima visita prenatalizia in Regione con l’assessore all’Urbanistica, Michele Civita combinata grazie ai buoni uffici di Fabio De Lillo, consigliere regionale di Ncd, ex assessore all’Ambiente della Giunta Alemanno, tifoso giallorosso e compagno di scuola di Baldissoni.  Ginsberg è uomo di alta finanza: nella sua carriera ha gestito moltissimi fondi speculativi, negli ultimi anni per la John W Henry & Co, e dal 2002 è vicepresidente dei Boston Red Sox, squadra di baseball che milita nella Major League e ha tra i soci DiBenedetto. Oggi, inoltre, Ginsberg è direttore del Liverpool FC e mantiene il suo ruolo di banchiere di investimenti, guidando il la Holding Raptor Group da lui fondata.




Si tratta, quindi, di un esperto banchiere il cui lavoro primario, al di là del mondo sportivo, è quello di reperire fondi da investire.

domenica 3 gennaio 2016

ECCO IL 2016 DELLO STADIO GIALLOROSSO




Il 2016 dovrebbe portare in dote l'inizio dei lavori ms il percorso dello Stadio di Tor di Valle è piuttosto stretto. Quel che manca è il d-day, il giorno di partenza del tutto.
Andiamo per ordine.

IL DEFINITIVO NON DEFINITIVO
Il progetto definitivo è ancora in lavorazione: quello consegnato a giugno scorso, quando
Marino ancora non era stato rimbrottato dal Papa né sfiduciato dai suoi, non era il vero "definitivo". E, infatti, il Comune, dopo averlo esaminato in via preliminare, accompagnò la “girata” del plico in Regione con una lettera che ne segnalava le mancanze a termini di legge. Carenza di documentazione (piano particellare degli espropri, sondaggi geologici, computo metrico estimativo, programma finanziario) e perplessità su alcuni elementi progettuali (metropolitana su tutte ma anche ambiente e proprietà delle aree). E la Regione, ricevuto il plico, ha fatto proprie le osservazioni del Campidoglio, di fatto, rispedendo al mittente le carte. Quindi, tutto il plico è ancora in lavorazione: poco prima di Natale, infatti, i progettisti delle diverse opere si sono visti recapitare un’email dal Gruppo Parnasi nella quale si chiedevano ulteriori integrazioni documentali, in special modo inerenti la Superficie Utile Lorda (Sul), il parametro, in sostanza, sul quale vengono calcolate le cubature che un progetto può sviluppare. 

PERCHÉ I RITARDI?
Voci di corridoio, poi, imputano a una sottovalutazione delle norme questo dilazionamento dei tempi di consegna del definitivo. In sostanza, secondo quanto si apprende, era convinzione dei proponenti che si dovessero consegnare i progetti definitivi di tutte le opere “pubbliche” (metro, ponti, strade, parcheggi) con l’aggiunta dei definitivi di alcune delle private (lo stadio, il convivium e una delle tre torri). In realtà, nel corso di una serie di colloqui in Regione (l’ultimo dei quali con l’assessore all’Urbanistica, Civita, poco prima di Natale) gli uffici tecnici hanno fatto presente che è necessario che siano consegnati i definitivi di tutte le opere: per quelle pubbliche con un livello di dettaglio paragonabile a un progetto esecutivo, mentre per quelle private l’esecutivo potrà essere consegnato anche in un momento successivo. E questo avrebbe aperto un “buco” nella progettazione: mancherebbero, infatti, i definitivi delle altre due torri. E sarebbe quindi questo il motivo per il quale il sospirato definitivo ancora non arriva. E, anche in quest’ottica, si inquadrano le notizie, divulgate da "Libero", di un possibile ingresso di uno dei colossi dell’edilizia, il Gruppo Pizzarotti, all’interno della cordata mentre si parla anche di possibili nuovi ulteriori accordi con il gruppo Salini, altro gigante del settore. 
E qui arriviamo all’inizio del gioco dell’oca dello stadio. 



LA CONFERENZA IN REGIONE
Fino a che non arriverà il definitivo, infatti, non si può aprire la Conferenza di Servizi decisoria, quella che avrà il compito di esaminare ogni dettaglio delle opere e dare il via libera definitivo adottando, nel contempo, il testo della “convenzione urbanistica”, cioè del contratto fra il privato proponente e il Comune. 
Al momento della consegna del definitivo, il d-day, verrà convocata la Conferenza di Servizi: entro 6 mesi gli oltre 30 diversi uffici tecnici di diversi Enti (Comune, Regione, Prefettura, Atac, Ama, Acea, Soprintendenze varie, Autorità di Bacino del Tevere, e via discorrendo) chiuderanno la pratica. In mezzo, qualora emergessero necessità di consistenti revisioni di parti progettuali, potrà essere concesso un solo “stop and go”, una pausa con la sospensione del timer di questi sei mesi. Terminato l’iter in Regione, quindi, si passerà alla firma della convenzione urbanistica (mediamente un mese di tempo), con la quale si chiude questa parte dell’iter. Da quel momento, i proponenti potranno iniziare una parte dei lavori. Quali? Le demolizioni dell’esistente ippodromo, la pulizia e la bonifica delle aree, l’installazione delle opere di cantiere. La vera e propria costruzione dell’intero complesso, però, avrà due iter distinti: le opere pubbliche (metro, ponti, strade, stazioni, raccordi) dovranno prima essere messa a gara europea. Quelle private (stadio, nuova Trigoria, convivium, torri e pertinenze varie), invece, non ne hanno bisogno e potrebbero anche iniziare immediatamente. Tuttavia, poiché lo Stadio potrà aprire ai tifosi solo nel momento in cui tutte le opere pubbliche saranno pronte, di fatto, i lavori dovranno andare di pari passo. Anche perché la cantierizzazione di un intervento così rilevante non può prescindere dall’adeguamento delle strade affinché camion e gru possano muoversi senza creare ingorghi di traffico. 

QUALCHE “PALETTO” TEMPORALE
Cerchiamo, quindi, di mettere qualche paletto temporale.
Non è detto che ci si riesca, ma ipotizziamo che i definitivi siano consegnati entro la fine di gennaio. Sei mesi di tempo per la Conferenza di Servizi e siamo a fine luglio (sperando non ci sia lo stop and go). Per fine agosto, la firma della Convenzione urbanistica. Da settembre, quindi, possono iniziare le demolizioni, che potrebbero essere anche considerate la prima pietra e che segnerebbero l’inizio del conto alla rovescia per i 24 mesi necessari a costruire il tutto. Intanto, dopo la firma della Convenzione, partiranno le gare europee per le opere pubbliche: da 6 a 8 mesi di tempo per il loro svolgimento. E siamo già in primavera 2017: e l’inaugurazione potrebbe arrivare per fine 2018.


NUOVO SINDACO
In mezzo, però, c’è l’incognita elezioni comunali: a metà giugno, come annunciato da Renzi pochi giorni fa, si vota per il Comune. Se la Conferenza in Regione ancora non avesse concluso i suoi lavori, nell’ipotesi in cui dalle urne, a fine luglio, (ballottaggio compreso e tempi tecnici per l’insediamento inclusi) uscisse fuori una maggioranza contraria alla realizzazione dello Stadio, la nuova Amministrazione potrebbe, con una delibera votata dal Consiglio comunale come quella sul pubblico interesse del dicembre 2014, modificare o cancellare il testo uscito sotto l’èra Marino. Ovviamente, dovrebbe essere una delibera con forti e inoppugnabili motivazioni giuridiche, altrimenti si correrebbe il rischio di esporre il Campidoglio a una richiesta di risarcimento danni da 1 miliardo e mezzo di euro. 

Ecco, quindi, perché in questo grande gioco dell’oca, fino a che non si arriva alla consegna del progetto definitivo, si rischia sempre di tornare alla casella di partenza.