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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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venerdì 28 agosto 2020

COMUNALI ROMA 2021, INTERVISTA A MATTEO ORFINI

Togliamoci subito il dente: il totonomi. Un nome per il candidato sindaco di Roma? Italia Viva lancia Calenda che, però, declina fermamente. No sono arrivati dai nomi più papabili della galassia Pd, da David Sassoli a Enrico Letta, tanto che, oramai, chiunque abbia ricoperto un incarico elettivo è diventato un papabile. Matteo Orfini - deputato ed ex commissario del Pd romano - è il caos? 
È una domanda che va rivolta al segretario nazionale del Pd che è romano ed è presidente della Regione Lazio: la definizione di una strategia su Roma spetta prima di tutto a lui”.
E a Bettini...
No, a Zingaretti”.
Zingaretti e Bettini è lo stesso duo che scelse Ignazio Marino...
Io suggerirei di affrontare questo passaggio senza ripetere gli errori del passato: non partiamo solo dalla ricerca ossessiva di un nome che ci fa vincere ma cerchiamo di mettere in campo un progetto per il rilancio della città, una squadra e poi il candidato. Dobbiamo partire da qualcuno che la città la conosce”.
Ovvero?
Che conosca anche la Roma al di fuori delle Mura Aureliane. Per fare un esempio geografico, vorrei un candidato sindaco che sappia dove sono e cosa sono Tragliatella e San Vittorino, giusto per citare due poli opposti. Serve un sindaco che conosca le dinamiche della città, anche della periferia più estrema e che sia portatore di una squadra con una visione e un progetto per Roma, scelto con primarie di coalizione. Estendendo il modello anche ai Municipi. Una coalizione che io vedo sul modello “classico” del centrosinistra”.
Da settimane in casa Dem si ragiona sull’idea che al ballottaggio la Raggi non ci arriva e, quindi, si lavora per identificare il miglior modo per assorbire i voti grillini al ballottaggio.
Questo è esattamente l’approccio che rischia di portare a una sconfitta: è un ragionamento tutto interno a un ceto politico e tutto basato su una questione di alleanze. Di fronte a una città che ha un’enormità di problemi noi giochiamo di tattica e non di strategia. Credo che sia necessario muoversi diversamente”.
Come?
Il Pd dovrebbe intanto prendere consapevolezza della propria forza elettorale confermata da una serie di elezioni vinte a Roma una dopo l’altra. E questo è legato direttamente all’autorevolezza della sua classe dirigente: al Parlamento Europeo presiede un esponente dei Dem romani (David Sassoli), il commissario europeo per l’Italia è un altro Dem romano (Paolo Gentiloni), il ministro dell’Economia (Roberto Gualtieri) e il segretario nazionale (Zingaretti) sono tutti esponenti del Pd romano. Evidentemente il Pd romani ha una sua forza e un consenso in città di cui dovrebbe prendere coscienza per mettere a punto una proposta. Non dobbiamo inseguire alleanze innaturali”.
Sì, ma tutta questa classe politica autorevole - a partire da Zingaretti che mai si è cimentato con la corsa al Campidoglio - quando viene interpellata ben si guarda dal correre.
È vero. Ma il tema non è il nome”.
Sì, non è solo il nome ma il nome è comunque un tema...
Questa è come una finale di Champions, non ce l’hai vinta in partenza ma sei la squadra che ha i giocatori più forti. Quanto meno parti col favore del pronostico”.
Giudizio sul quinquennio Raggi?
Un’esperienza oggettivamente fallimentare. Chiunque ha un po’ di onestà intellettuale non può non vederla come disastrosa. E non è una responsabilità solo della Raggi ma dell’intera classe politica espressa dai 5Stelle. Quando sento “se levano la Raggi allora...”, rispondo “no, è l’intero apparato grillino”.
Stessa linea di Roberto Giachetti.
Abbiamo avuto un disastro amministrativo a tutti i livelli della città. Oggettivamente hanno fallito la sfida”.
Guardando a destra, escludendo Giorgia Meloni, c’è un candidato che potrebbe insidiare questo primato del Pd?
Io sono talmente convinto della potenzialità di un’alleanza di centrosinistra che se togliamo la lavanda tattica e scendiamo a giocare, possiamo battere chiunque. C’è un ritardo colmabile ma dobbiamo iniziare a lavorare”.

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