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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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mercoledì 31 ottobre 2018

STADIO, ORA SI PUÒ RIPARTIRE CON L'ITER


L’Inchiesta Rinascimento si chiude e si va verso il processo. L’assenza, però, di provvedimenti diretti nei confronti di Eurnova o dell’iter di approvazione del progetto della Roma di costruire il proprio futuro Stadio a Tor di Valle, a questo punto può autorizzare un (cauto) ottimismo. Cauto perché alla fine l’ultima parola non è mai davvero detta ma, prudenza di opportunità a parte, il fatto che la Procura non abbia ritenuto di domandare al Giudice per le Indagini preliminari provvedimenti diretti che investano lo Stadio conferma le prime parole pronunciate, il 13 giugno scorso - giorno dell’esplosione dell’inchiesta con gli arresti eccellenti di Luca Parnasi, patron di Eurnova e socio della Roma nel progetto, dei cinque collaboratori di Parnasi, di Luca Lanzalone, avvocato chiamato dei grillini a dirimere l’ingarbugliata situazione, e degli altri politici coinvolti nell’indagine - dal sostituto procuratore Ielo: “La Roma non è coinvolta” né lo è l’iter, la cui formazione è stata lunga e collegiale.
Che, a questo punto, potrebbe ripartire senza ulteriori intoppi. Al netto della questione dei finanziamenti per pagare il progetto il cui valore globale è non inferiore a 800 milioni di euro, la Roma (e con essa la nuova Eurnova guidata da Giovanni Naccarato) a questo punto può iniziare un lavori di pressione verso il Campidoglio per stringere i tempi.
Da una parte gli uffici capitolini stanno conducendo, su disposizione del sindaco, Virginia Raggi, un controllo approfondito su tutti gli atti preparatori al via libera dato al progetto in Conferenza di Servizi regionale, dall’altro, i funzionari del Dipartimento Urbanistica, mentre predispongono le controdeduzioni alle osservazioni alla variante urbanistica, continuano a incontrare - oramai con cadenza di 3 o 4 appuntamenti a settimana da inizio ottobre - i tecnici di Eurnova per mettere a punto il testo della Convenzione urbanistica. Variante, con osservazioni e controdeduzioni, e Convenzione che andranno al voto di adozione in Consiglio comunale, presumibilmente non prima di febbraio/marzo del prossimo anno. 
Anche perché, oramai, sarà necessario attendere anche l’esito dei lavori del Politecnico di Torino sulla viabilità del progetto dopo il taglio delle opere pubbliche di mobilità deciso dalla Raggi necessario per i 5Stelle per poter giungere al taglio delle cubature delle tre torri di Libeskind. Visto il contratto siglato fra Comune e Ateneo torinese, secretato e blindatissimo, il bollino blu non dovrebbe arrivare prima di metà gennaio (a metà dicembre dovrebbe arrivare la relazione preliminare). 
E non saranno le eventuali dimissioni del sindaco, Virginia Raggi - qualora, da condannata nel processo Marra, onorasse il regolamento dei 5Stelle rinunciando all’incarico - a poter comunque fermare l’iter. Le dimissioni del Sindaco, infatti, non inciderebbero né sull’iter di formazione della variante urbanistica né su quello della Convenzione: entrambi sono, di fatto, atti dovuti che discendono dall’esito della Conferenza di servizi regionale. Gli input politici, in questo caso, sono già stati dati, prima dalla coalizione di centrosinistra all’epoca Marino e ora dai pentastellati con la delibera Raggi di pubblico interesse. L’eventuale “nuovo Tronca” quindi potrebbe, essendo investito dei poteri tanto della Giunta quanto del Consiglio, tranquillamente approvare secondo le indicazioni degli uffici tecnici sia la variante che la convenzione urbanistica. 
Perciò, dopo la conclusione del filone principale delle indagini, è solo una questione di volontà politica.

martedì 30 ottobre 2018

FINALMENTE PARTE LA BONIFICA ALLO STADIO FLAMINIO


Forse, per lo Stadio Flaminio, finalmente ci siamo. Dopo un quinquennio di abbandono - equamente distribuito fra le Giunte Marino e Raggi - ieri mattina gli operai di Ama sono entrati nel vecchio stadio per iniziare le operazioni di bonifica: camion, piccole ruspe, muletti per rimuovere i quintali di immondizia che si sono accumulati nell’ultimo lustro.
Presente all’avvio delle operazioni di pulizia, l’assessore allo Sport, Daniele Frongia: "Finalmente parte la bonifica contro il degrado di questo importantissimo impianto, che riguarderà sia il perimetro esterno che le zone interne e gli uffici", ha spiegato. Con l'intervento verranno rimossi rifiuti, detriti ed erbacce che infestano la struttura: un lavoro imponente, considerato la stato di degrado e incuria generali, che ancora non ha una data ufficiale di fine lavori, ma solo una previsione. "Iniziamo a vedere cosa troviamo, tra qualche settimana forniremo un cronoprogramma”. Secondo la nota ufficiale diffusa dal Campidoglio, si prevede che i lavori durino non meno di un mese. Lavori, affidati ad Ama, che costeranno alle casse comunali 101mila euro. 
Bonificare per poi recuperare: questo è l’obiettivo del Campidoglio che ha ottenuto un finanziamento di 180mila euro, messo a bando dalla Getty Foundation, per sviluppare un piano di conservazione dell’impianto. Al lavoro preparatorio prenderanno parte il dipartimento di Ingegneria strutturale dell'Università La Sapienza, la Pier Luigi Nervi Project Association e ovviamente il Comune di Roma. "La bonifica è solo il secondo step verso il recupero del Flaminio - ha ricordato Frongia - Il terzo sarà individuare una soluzione temporanea per permettere la fruizione dell'impianto ed evitare che torni in stato di abbandono”.
A questo proposito, ad ottobre 2017, proprio Frongia, durante un’audizione di fronte le Commissioni Sport e Bilancio, aveva annunciato la possibilità che l’area esterna dello Stadio potesse diventare "un parcheggio temporaneo per bus turistici. Stiamo lavorando con l'assessore Meleo e Roma servizi per la mobilità - spiegò all’epoca Frongia  - questo consentirebbe la riqualificazione dell'area, l'installazione di una nuova recinzione e poi entrerebbero dentro i bus turistici evitando la formazione di nuovo degrado”.
L’ultimo step, secondo l’Assessore, sarà “procedere con la soluzione definitiva, cui stiamo lavorando con il Coni e la Federugby per mantenere un utilizzo sportivo”.
Non a caso, pochi giorni fa,  il presidente dell'Istituto per il Credito Sportivo, Andrea Abodi, diceva del Flaminio “riprenderà vita non solo l'infrastruttura sportiva, ma anche l'area del Villaggio olimpico e delle zone vicino all'Auditorium". L’idea che circola, con la stessa Federugby sarebbe quella di trasformare il vecchio impianto sulla Flaminia o in una sorta di Coverciano del rugby o in stadio per la sede di una squadra romana di alto livello internazionale (che al momento non esiste).
Sarebbe interessante, però, comprendere come mai nel 2012 Federugby abbandonò il Flaminio rescindendo l’accordo col Campidoglio (che non è più riuscito a riutilizzare la struttura) per migrare all’Olimpico. Se realmente si chiuderà l’accordo sul Flaminio di domani, sarebbe per la Federazione una notevole marcia indietro. 

domenica 28 ottobre 2018

RAGGI, LE FAVOLETTE NON BASTANO PIÙ

Quella di ieri potrebbe essere la giornata che segna l’inizio della fine del regno pentastellato a Roma.
No, non per la manifestazione di protesta di #Romadicebasta. Che pure è di grande importanza. Ma per la reazione ad essa.
Una reazione scomposta - come tutte le reazioni a un qualcosa che non si era messo in cantiere e, quindi, essendo imprevisto è mancante degli anticorpi - ma soprattutto una reazione miope.
Roma va male. E sì, non è certo colpa di Virginia Raggi. O, meglio, non solo colpa di Virginia Raggi perché lei e i suoi hanno delle responsabilità enormi, colossali. 
In primo luogo, responsabilità strategiche: nessuno di loro ha una visione di Roma. C’è solo la corsa alla toppa, al momento, all’emergenza. 
Mi spiego: nella visione di lungo periodo di Veltroni le Vele di Calatrava costituivano (avrebbero dovuto costituire) un elemento di sviluppo di un quadrante di Roma. 
Durante il Governo Alemanno, c’era l’idea di buttar giù e ricostruire con nuovi criteri Tor Bella Monaca
Con Marino, si sceglie di appoggiare Tor di Valle perché si ritiene che lo sviluppo di Roma debba andare lungo l’asse di Fiumicino. Giuste o sbagliate che fossero, erano visioni del futuro di questa città.
E la Raggi? Qualcuno sa cosa intende fare delle periferie? Quale sarà l’asse di sviluppo urbano del prossimo decennio (non potendosi pretendere un tempo più lungo per carità cristiana)? 

Poi ci sono le voragini di pensiero di teatro: Atac, Ama, IPA, Adr, e il restante universo delle Municipalizzate. Che ne vogliamo fare? Slogan e frasi fatte non bastano più. Vanno bene per vincere le elezioni (forse) e poi per un primo breve periodo. Dopo di che, occorrono i fatti.
La Raggi, ad oggi e ammesso che poi vada tutto bene, passerà alla storia solo per il concordato fallimentare di Atac. Del resto, non c’è traccia alcuna. 
Ci viene raccontato dall’universo pentastellato che ci sono due elementi su cui tutto il loro concetto di mondo si può fondare e può funzionare, Roma compresa: onestà e gare d’appalto.
Per le gare d’appalto (e con esse la democrazia diretta che, per loro, funziona solo su Rousseau) basta vedere come non funzionano le cose. Il referendum su Atac dell’11 novembre la Raggi lo sta letteralmente boicottando in ogni modo possibile e immaginabile: non c’è traccia alcuna, a pochi giorni dal voto, né di informazione né di propaganda. 
L’unica cosa che vediamo è che, con fastidio, quando è stata incalzata, la Raggi ha risposto solo che è un referendum consultivo. 
E, quindi? Oltre che, magari, auspicare che non si raggiunga il quorum del 30% degli aventi diritto al voto, se dovesse andare male e vincessero i “sì” (con quorum superato)? Che farà? Ne terrà conto o farà il pesce in barile e se ne fregherà?
Per le gare d’appalto, poi, non ne parliamo: il deserto. Ritardi, incapacità, bandi ritirati e ripresentati e ritirati (vedasi le rimozioni auto), bandi deserti e una città ferma. Nessuno, nessun imprenditore si fida più del Comune. E se non è solo colpa della Raggi, di certo lei e i suoi nulla hanno fatto di concreto per invertire la rotta.

Parlano gli industriali romani lamentandosi del fermo totale della città e lei risponde piccata che non è vero.
Parlano i commercianti di via Emanuele Filiberto o di viale Libia per lamentarsi dei problemi dei cordoli e la risposta dell’Amministrazione è che si tratta di gente che ama la doppia fila. 
Si lamentano i cittadini ovunque dei rifiuti, ma la colpa è di Zingaretti (salvo poi essere sconfessati dal tuo stesso Ministro dell’Ambiente).

Insomma, nella più classica strategia mediatica, è sempre colpa di qualcun altro e quando proprio non si riesce a trovare un credibile capro espiatorio, allora è il vecchio che torna, mafia capitale che riciccia, e le signore borghesi con il barboncino al guinzaglio. Insomma, si cerca solo il facile nemico

Ecco, l’errore - e, caro Padellaro, no, la Raggi i suoi bonus se li è giocati da molto e non può essere solo la tua atavica paura del mostro fascista la ragione per tenere in piedi per altri 2 anni e mezzo questa combriccola di perfetti incapaci - che ieri tutto il gruppo comunicazione 5Stelle ha fatto è stato quello di etichettare le 5 o 10mila persone che hanno manifestato contro l’Amministrazione comunale come un gruppo di piddini travestiti e spogliati di bandiere e stemmi di partito. 
Non è così. Certo, c’erano quelli del Pd. Ma c’erano quelli che lavorarono con Alemanno. C’erano leghisti. E c’erano i rilanci sui social di Fratelli d’Italia. Di Forza Italia. E di gente che non si è mai politicamente qualificata. Non è che godi di un presunto (e sedicente) diritto di primogenitura, sai? 
Anche gli altri, possono parlare, contestare, manifestare e, pensa - guarda un po' com'è strana quella forma di governo che chiamiamo democrazia - possono farlo anche gli sconfitti alle elezioni. Vincere le quali non ti assegna nessun diritto divino, non hai un'investitura del Padreterno e nemmeno quella del popolo: hai vinto le elezioni con una maggioranza, spesso risicatissima, di voti!
La ricerca del nemico odiato - il Pd nel caso della Raggi, Barillari, Stefàno, e di tutti gli altri peones 5Stelle che hanno infiorettato questo pensiero, compresi i troll con le stelline nel nome - significa non capire che stai fallendo. Che la gente è stufa. 

È stufa degli alberi che cadono tutti i giorni e sentirsi rispondere che stiamo monitorando. Ma cosa monitori? 
È stufa delle aiuole e delle aree verdi, degli spartitraffico, dei parchi dove erba e arbusti sembrano la foresta amazzonica. Ma stiamo facendo le gare. E quanto cazzo ci vuole? Sono 28 mesi che governi!
È stufa di aspettare un autobus per le mezze ore e sentirsi dire che è il migliore dei sistemi di trasporto pubblico possibile.
È stufa di scoprire che le telecamere a San Lorenzo non funzionano perché sono coperte da alberi  e rami e che da 28 mesi nessuno è andato a tagliarli nonostante reiterate richieste.
È stufa di avere Malagrotta sotto casa a ogni secchione ma leggere i post trionfanti di Virginia e Pinuccia che ci raccontano di aver fatto partire la differenziata per i due palazzi di via tal dei tali. 
È stufa di non vedere mai un vigile in strada a farsi il culo (e quando se ne trova uno, viene fotografato come un monumento raro) e farsi prendere per il culo quando usa il servizio “io segnalo”.
È stufa di vedere in metro i saltafila senza mai che vi sia qualcuno che interviene. 
È stufa delle buche in strada, sui marciapiedi, delle strade riattappate con lo sputo dopo i lavori.

Come accaduto con Alemanno prima e Marino poi, anche la Raggi si è candidata lanciando una serie di parole d’ordine e di slogan che hanno alzato l’asticella delle attese dei romani. E quando a una grande aspettativa subentra una delusione, questa diviene una grande delusione
Alemanno - fra le varie - venne eletto perché prometteva un sistema diverso da quello che per 15 anni aveva governato la città. Ha fallito.
Marino fu una sorta di reazione ad Alemanno: venne scelto prima ed eletto poi perché prometteva contemporaneamente la discontinuità tanto dal duo Rutelli/Veltroni (e apparati) quanto da Alemanno. Ha fallito.
La Raggi viene eletta ugualmente come reazione tanto ai primi 15 anni di Pd, quanto ad Alemanno e a Marino. E sta fallendo. 
Fallendo perché banalmente non è capace politicamente (lei e i suoi, sia chiaro, si parla della Raggi ma si indica l’intero M5S capitolino) di gestire l’ordinario e non ha una visione di lungo periodo. Ha qualche banale parolina d’ordine che, però, nell’immediato non funziona più e va bene solo per qualche troll da social.

Credere ed etichettare chi protesta - per la cronaca: mai da quando c’è l’elezione diretta dei sindaci, si è vista una manifestazione di tale imponenza, di sabato mattina (manco a dire che c’era da fare sega a scuola o al lavoro), all’ora di pranzo, convocata senza bandiere di partito né settoriale (classico sciopero per un motivo speficico), contro il Sindaco e la sua Amministrazione tout court - semplicemente come un reduce Pd è sciocco, riduttivo, banale e superficiale. E significa che hai perso il contatto con la realtà: stai iniziando anche tu a credere alle favolette che racconti in giro? 

C’è la data del 10 novembre che incombe. Personalmente penso (e spero) che la Raggi non sarà (sia) condannata. Ma, se lo fosse, stando ai regolamenti interni 5Stelle dovrebbe dimettersi. Già si parla di qualche escamotage per evitare il voto: cazzate tipo togliere il simbolo, votazione su Rousseau o magari una nuova modifica al regolamento interno (che diverebbe una “lex ad Raggiorum”?). Se si arrivasse a un artificio simile, questo sarebbe un colpo feroce alla (scarsa) residua credibilità Cinque Stelle. Se si dimettesse, sarebbe assai arduo scommettere su una riconferma dei pentastellati in Campidoglio. 

Ma - 10 novembre a parte - se non riesci a renderti conto che la città è totalmente fuori dal tuo controllo, che non riesci ad incidere in nessuna delle tue iniziative, se i suoi collaboratori stretti (leggi Assessori) palesano tutti i loro limiti, magari perché rispondono ad altri e non al Sindaco, ecco, allora dovresti interrogarti sul tuo fallimento. E non sulla protesta. 
E, men che meno, battezzarla così scioccamente come una protesta Pd. 


A proposito: il Pd se lo sogna di riuscire a portare in piazza tutta quella gente.

sabato 27 ottobre 2018

BALDISSONI: "LO STADIO È UN NOSTRO DIRITTO"


I diritti acquisiti su questo progetto sono pieni, non è una speranza di realizzarlo, ormai è un diritto”. Senza mezzi termini, Mauro Baldissoni, direttore generale della As Roma, risponde così sul tema Stadio di Tor di Valle alle domande sollevate durante l’assemblea degli azionisti della Roma che ha approvato il Bilancio al 30 giugno 2018. 
Un messaggio, quello di Baldissoni, esplicito e rivolto tanto agli azionisti quanto anche al Campidoglio: indietro non si torna
A chi chiedeva se la Roma potesse costituirsi parte civile nei confronti di Parnasi, il Dg giallorosso replica secco: “Non abbiamo titolo per costituirci parte civile per il risarcimento dei danni. Se mai ci sarà un comportamento dannoso che ha portato danni non mancherà la valutazione di conseguenza, cosa che ad oggi noi non riteniamo essere il caso”.
Una battuta viene riservata anche alla vicenda della vendita della quota di Eurnova: “I terreni sono attualmente nella disponibilità della società Eurnova (anche se il saldo dell’acquisto verrà versato alla Sais di Papalia solo dopo l’approvazione finale di tutti gli atti amministrativi, ndr) e nella verosimile possibilità che Eurnova non potrà sviluppare la sua quota di progetto, che riguarda la parte del business park, immaginiamo che stia pensando di cederlo a progetti terzi” con la Roma attenta osservatrice.
Siamo abbastanza vicini alla convenzione urbanistica, che verrà presentata all’Assemblea Capitolina insieme alla variante - ha detto ancora Baldissoni - rimaniamo ampiamente fiduciosi, anche se c’è stato qualche ritardo per gli arresti. L’indagine penale non è sullo stadio della Roma, ma su persone ed atti che secondo la Procura della Repubblica sospetti di reato”. Baldissoni spiega anche che 2 milioni di euro provenienti dal bilancio societario “sono stati spesi ed anticipati nella fase preliminare del progetto”.
E sul bilancio in perdita nonostante il record di ricavi, Baldissoni chiarisce: “I ricavi totali sono di 320 milioni. Alti costi sono necessari per una performance alta: i ricavi devono essere altrettanto alti per sostenere la continuità sportiva, non economica. Se i ricavi non superano i costi bisogna operare anche nella vendita di calciatori, con costi meno alti si è meno competitivi. Una riduzione di ricavi come la mancata partecipazione alla Champions League implica una riduzione dei costi, scelte più complesse, che mantengano la continuità. I costi saranno sempre al limite. Siamo orgogliosi di commentare un record di ricavi della società”. L’assioma, quindi, è: sarà così ogni anno, costi alti per avere ricavi alti e rimanere competitivi. C’è “la soddisfazione di avere una rosa competitiva ma anche un valore crescente della società. Una società che esporta il brand e aumenta i ricavi indica una crescita di valore”.
Un passaggio Baldissoni lo dedica anche alla Roma B, la seconda squadra di giovani: “Sulla partecipazione della seconda squadra, la riteniamo essenziale per completare il percorso dei giovani avanti ad affacciarsi nella prima squadra. Non abbiamo partecipato perché c’era un’incertezza regolamentare. Nell’incertezza abbiamo ritenuto più opportuno aderire all’iniziativa avendo il tempo di prepararla in maniera adeguata, cosa che non c’è stata possibile nell’anno in corso”.

mercoledì 24 ottobre 2018

A FIUMICINO REGISTRATA ALL'ANAGRAFE BIMBA CON DUE MAMME


Si chiama Ginevra, “Splendente fra gli Elfi” o “Spirito luminoso”, ed è una frugoletta nata a Fiumicino, pochi giorni fa. Con due mamme, Clausia Bortolini e Ilaria Piersanti. E da ieri è una nuova cittadina del Comune di Fiumicino, visto che il sindaco, Esterino Montino, l’ha iscritta nei registri dello Stato Civile come figlia di due mamme unite civilmente da alcuni mesi. Claudia e Ilaria hanno avuto Ginevra grazie alla fecondazione eterologa in Spagna, dove la pratica è aperta anche alle coppie di donne e alle single.
Fiumicino deve essere la città di tutti e di tutte le famiglie - ha commentato il sindaco Montino - e riconoscere entrambe le mamme di Ginevra significa riconoscere a lei tutti i diritti e ai suoi genitori tutti i doveri. Sebbene non ci sia ancora una legge che riconosca le famiglie arcobaleno in Italia, i tribunali hanno tracciato una strada che non possiamo ignorare e che si basa sul principio imprescindibile del superiore interesse del minore. Dove alcuni tacciono davanti ai bisogni dei cittadini e dove altri discriminano i bambini per il colore della loro pelle o per l’orientamento sessuale dei genitori, noi non ci tiriamo indietro. Siamo felici di avere potuto accogliere questa nuova famiglia nel nostro Comune e di avere partecipato alla gioia di Claudia e Ilaria per l’arrivo di Ginevra”.
Spiega meglio la questione Monica Cirinnà, senatrice (Pd), che di Montino è la compagna ma che, soprattutto, è l’autrice della norma attuale sulle unioni civili: “Quando le Unioni civili sono state approvate, la politica ha scelto di non decidere sul tema dei figli delle famiglie arcobaleno. Per cui, l’applicazione della norma viene demandata ai Sindaci o ai giudici. Chi fra loro applica la legge riconoscendo la doppia genitorialità (due donne o due uomini) va nel senso di riconoscere come corretta l’interpretazione che vede recepita la modifica stabilita dalla Corte Costituzionale che, riconoscendo anche in Italia la fecondazione eterologa, ha anche stabilito il divieto di disconoscimento del nato da parte del genitore non biologico”. In parole povere, se una coppia ricorre alla fecondazione eterologa, il componente della coppia che non è genitore biologico, non può non riconoscere il figlio nato. 
Ringraziamo il Sindaco Montino per la disponibilità che ha dimostrato nei nostri confronti - hanno detto le due mamme - e ci auguriamo che sia d’esempio per tutti quei sindaci che ancora tacciono o, peggio, mettono la testa sotto la sabbia. A loro vorremmo dire che le nostre famiglie esistono e al di là del colore politico di ognuno, riconoscendole non si fa un torto ad altri, ma anzi si rende migliore la vita dei bambini, delle mamme e dei papà. Ed è quello che un’amministrazione dovrebbe fare. Alle altre famiglie vorremmo dire che ci sono tanti sindaci pronti a riconoscerle e che non è più tempo di avere paura”.
Andare verso questo riconoscimento dei figli nati con la fecondazione eterologa - spiega ancora la Cirinnà - significa per i bimbi vedere loro riconosciuti una serie fondamentale di diritti: il mantenimento anche in caso di separazione dei genitori, l’inserimento nell’asse ereditario, il riconoscimento espresso delle famiglie di origine dei genitori, quindi, nonni, zii, cugini. Insomma, significa consegnare loro la possibilità di vivere appieno la famiglia”.
"Da assessore alle Pari Opportunità - ha aggiunto l’assessore Anna Maria Anselmi - sono felice di questo risultato che è u00n altro passo verso l’affermazione dei diritti civili a pieno titolo”.

sabato 20 ottobre 2018

ECCO I PERCETTORI DEI VITALIZI MULTIPLI


Ci sono ex presidenti di Regione, ex deputati ed ex senatori nell’elenco - ristretto - di coloro i quali percepiscono più di un assegno vitalizio dalle Istituzioni. E c’è un manipolo di costoro che somma alla rendita perpetua della Regione e a quella di ex membro di uno dei due rami del Parlamento, anche quello di ex eurodeputato
Il conto, almeno per il Lazio, su quanti doppi o tripli assegni vengano effettivamente staccati e incassati non è facile da fare: su carta dovrebbero essere una trentina gli ex consiglieri regionali del Lazio che sono stati anche senatori o deputati o eurodeputati. In realtà, la verifica specifica è complessa perché non tutti gli elenchi sono pubblici - ad esempio non lo sono quelli degli ex deputati al Parlamento Europeo di Strasburgo per cui la verifica è sempre molto aleatoria - e perché alcuni hanno optato per la rinuncia a uno dei vitalizi. Esempio, Francesco Storace, ex presidente della Giunta Regionale del Lazio fra il 2000 e il 2005, ex senatore, ha rinunciato al vitalizio della Pisana. Altri - esempio il sindaco di Fiumicino, Esterino Montino, o quello di Santa Marinella, Piero Tidei - il doppio vitalizio lo percepiscono. 
Come spiega Montino l’assegno, anche doppio, è il frutto del “servizio reso nelle Istituzioni” magari per svariati anni. 
Nell’elenco dei percettori del doppio assegno, si contano tre ex presidenti della Regione Lazio: Giulio Santarelli (ex Psi), Sebastiano Montali (ex Psi) e Rodolfo Gigli (ex Dc). A loro si aggiungono gli ex Democrazia Cristiana Bruno Lazzaro e Paolo Tuffi, e per il Partito Repubblicano, si annovera il nome di Mario Di Bartolomei, assessore all’agricoltura nella prima Giunta regionale del Lazio nel 1970, poi presidente del Consiglio regionale fra il 1980 e il 1981 al quale spetta anche il vitalizio di Bruxelles essendo stato, fra il 1984 e il 1989, eurodeputato. 
Poi ci sono due ex del Partito Social Democratico, Antonio Muratore e Robinio Costi. Per quest’ultimo, però, l’assegno percepito fino al 2015 ha subito la decurtazione totale del vitalizio della Camera: Costi, nella sua qualità di assessore all’Edilizia al Comune di Roma all’inizio degli anni ’90 con la Giunta Carraro (passò alla storia per le polemiche sull’altezza del minareto della Moschea di Roma) venne condannato nel 1995 in via definitiva per tangenti. Per questo, nel 2015 la Camera gli ha revocato l’assegno ed ecco, quindi, perché il vitalizio rimasto a Costi è di “soli” 5291 euro netti al mese.
Nomi, sigle e episodi che rimandano alla Prima Repubblica. Per la Seconda, si contano Alfredo Pallone (FI-Ncd) e Stefano Zappalà (FI). Per ciascuno di questi trenta con il doppio vitalizio, il cumulo dei due assegni dovrebbe oscillare da un netto mensile di 5200 euro fino a 11.500. 
Poi c’è il computo di quelli che, come per il repubblicano Di Bartolomei, sono stati anche eurodeputati, oltre che consiglieri alla Pisana: il primo è Giulio Maceratini, 80 anni, già deputato (Msi e poi An) dal 1983 al 1994 e senatore dal 1994 al 2001 ed è entrato al Parlamento europeo, subentrando nel 1988 a un anno dal termine della legislatura ma maturando, comunque, il diritto all’assegno. Insieme a lui anche Fabio Ciani (Dc prima con un percorso politico che sfocia nel Pd), consigliere regionale prima, assessore poi, quindi presidente del Consiglio regionale, di nuovo assessore con Marrazzo, quindi prima deputato per 2 legislature (1996-2006) e dal 2008 eurodeputato subentrando a Luciana Sbarbati. Anche per lui, assegno triplo. 


venerdì 19 ottobre 2018

VITALIZI REGIONALI, "LIVORE CONTRO CHI HA SERVITO NELLE ISTITUZIONI"



La nuova frontiera politica pentastellata è il vitalizio. Aboliti nel 2012 quelli di Camera e Senato, era necessario comunque metterci mano ed è ciò che è avvenuto in Parlamento, agli uffici di presidenza, con un semplice riconteggio delle cifre. 
56 milioni di euro di risparmi, cinguettava l’armata mediatica 5Stelle, che divisi per i 6 milioni di poveri e per 12 mesi, fanno la faraonica cifra di 0,77 centesimi di euro a povero al mese. 
Quindi, ora, nel disegno della componente grillina del Governo, tocca mettere mano al portafogli delle Regioni e dei loro vitalizi per rimpolpare l’eccezionale risultato conseguito e arrivare, magari, a pagare un caffè al mese.
Dalle casse delle 20 Regioni escono poco meno di 150 milioni l’anno per pagare i vitalizi agli ex consiglieri. Anch’esse, nel periodo 2012-2013, operarono un primo consistente taglio, oscillante fra un -6 e un -18% delle cifre. Tra l’altro, per alcune Regioni come Toscana ed Emilia-Romagna è stato inserito il divieto di cumulo, per cui un ex consigliere regionale anche ex senatore o deputato, anche europeo, non potrà percepire tutti e due i vitalizi ma dovrà sceglierne uno solo. Sono 3500 gli ex consiglieri regionali che hanno diritto a un vitalizio e il Lazio è la Regione che spende di più, con 16 milioni di euro l’anno, seguita da Puglia, con 15 milioni, e Veneto, 12. 
Gli assegni a favore degli ex consiglieri della Puglia sono i più elevati: in media, 77mila euro lordi l’anno a ex consigliere; secondi classificati gli ex della Pisana che incassano chèque da 63mila euro lordi l’anno, circa 35mila euro netti. Al contrario, i meno ricchi sono i veneti (29mila euro), abruzzesi (31mila) e lombardi (34mila). 
Dopo la prima sforbiciata del 2102 con la Polverini alla guida della Pisana (il vitalizio scattava non più al termine del mandato ma solo dopo il compimento del 50esimo anno d’età), arriva un nuovo taglio portato avanti da Zingaretti. 
Da evidenziare: il diritto al vitalizio prima del 2013 scattava alla cessazione del mandato alla Pisana ma veniva sospeso in caso di elezione in Parlamento o all’Unione Europea. 
A novembre 2014, la Regione Lazio approva un contributo di solidarietà triennale: da gennaio 2015 a fine 2017 veniva ridotto il vitalizio erogato agli ex consiglieri con una percentuale legata allo scaglione economico dell’assegno. Taglio dell’8% fino a 1500 euro lordi al mese; meno 10% da 1501 euro a 3500 sempre lordi; meno 13% per chi incassava da 3501 euro a 6000 euro mensili lordi; e, infine, taglio del 17% per quelli che portavano a casa un assegno superiore ai 6mila euro lordi al mese. Per quei consiglieri che avevano anche un secondo vitalizio, come ex senatori o deputati anche europei le percentuali dei tagli erano aumentate del 40%. Altra modifica, con Zingaretti si innalza l’età in cui si può percepire il vitalizio, non più i 50 anni della Polverini ma 65 anni. Anche se qualche eccezione viene registrata. È il caso di Roberto Buonasorte, oggi assunto nello staff di Sergio Pirozzi, che riesce a incassare dal 2014 il vitalizio di 3148 euro mensili come ex consigliere (2 anni e mezzo alla Pisana nella legislatura Polverini) sommandolo per 4 anni allo stipendio di caposegreteria dell’allora vicepresidente del Consiglio regionale, Francesco Storace
Alla fine del 2017, il contributo triennale è scaduto e, per i primi 4 mesi del 2018, alla Pisana gli assegni sono tornati pieni. Poi, a fine maggio, viene ripristinato lo stesso contributo di solidarietà su tutti i vitalizi in erogazione fino al 2023.
Nel frattempo, si studia - con un po’ di lentezza - una riforma del vitalizio passando dal sistema retributivo a quello contributivo, sulla falsa riga di quanto fatto in Parlamento, introducendo anche il divieto di cumulo. 


martedì 16 ottobre 2018

SPONSOR PER EVITARE UN ALTRO SPELACCHIO


A Natale mancano solo 70 giorni e il Campidoglio sta cercando di evitare, pubblicando un avviso di sponsorizzazione, per una volta, il ripetersi della triste parabola di Spelacchio e i suoi fratelli, l’abete che, lo scorso anno, ha battuto sia il record di mediocre miseria di “Povero Tristo”, l’albero del primo Natale della Raggi in Campidoglio, che quello del cono gelato di Alemanno del Natale 2011, considerati fra i più brutti della storia cittadina. Almeno fino all’arrivo di Spelacchio, considerato “bello” solo dai super fedelissimi supporter grillini. 
Sei mesi fa, il Comune aveva tentato la strada del bando pubblico: l’8 giugno era stato pubblicato un avviso “per la ricerca di manifestazioni di interesse volte a sostenere mediante liberalità la realizzazione del tradizionale albero di Natale in Piazza Venezia per le festività 2018”. Insomma, si voleva che i privati donassero gratuitamente a Roma “un simbolo particolarmente evocativo dei valori della solidarietà e della partecipazione comune”, pagando anche organizzazione, installazione, addobbi, trasporto, montaggio e smontaggio. 
Un appeal così intenso, quello del Campidoglio targato 5Stelle, che, a luglio, le buste non si sono aperte semplicemente perché nessun privato ha deciso di investire “liberalità” nel nuovo Spelacchio.
E così, trascorsi i mesi estivi, stavolta si prova la sponsorizzazione, un metodo diverso che, se non altro, concede al privato che paga un minimo di ritorno di immagine. Sperando, ovviamente, che questa volta sia Splendido e non Spelacchio a troneggiare di fronte l’Altare della Patria. Sul sito del Campidoglio è stato pubblicato un avviso che dà seguito al regolamento comunale che disciplina le sponsorizzazioni. Al momento, sarebbe giunta un’offerta che avrebbe un valore dichiarato di poco più di 376mila euro cui occorre sommare l’IVA. 

Quindi, il Comune, con la pubblicazione dell’avviso, concede ad eventuali altri sponsor di presentare le loro controproposte entro il 12 novembre prossimo. Dopo di che, si sceglierà. 
Fra le indicazioni emanate dal Campidoglio, c’è il fatto che l’albero sia un abete naturale, montato su un basamento verde nel quale va inserito il logo del Comune sul lato che dà verso via del Corso e su quello che dà verso Palazzo Venezia. Nella base potrà essere inserito uno schermo led a bassa luminosità con una dimensione massima pari a quella di una tv da 105 pollici. Per gli addobbi si va sul classico: rosso e argento, con puntale tradizionale. Occhio alle lucine: a led, tonalità calde, colori tradizionali, cioè rosso, oro, argento, verde e blu, e con effetti dinamici poco invasivi. Insomma, un albero classico che più classico di così non si può. Se non altro, sbagliarlo e farne un nuovo Spelacchio, sarà un’impresa da Guinness. Il fortunato vincitore dovrà occuparsi di selezionare l’albero, tagliarlo, trasportarlo, metterlo in posizione sicura, montarlo, allestirlo, fare gli allacci alla linea elettrica, decorarlo, pulirlo e sorvegliarlo. In cambio, lo sponsor avrà il diritto di inserire il proprio logo su tre lati (su quattro) della base dell’albero, potrà personalizzare addirittura 100 palle delle decorazioni, ovviamente, usare lo schermo led per la propria immagine.

Il tutto, stando al bando, dovrà essere pronto per l’8 dicembre, giorno in cui, tradizionalmente, si “inaugurano” gli alberi di Natale sia in casa che nelle piazze. Quindi, ripensandoci, di giorni reali all’inaugurazione dell’albero ne mancano solo 53. 

sabato 13 ottobre 2018

PER CAPANNELLE STANGATA A 5STELLE




Considerato che il 31 dicembre 2016 è scaduta la concessione, dal 1 gennaio 2017 dovete pagare il canone originario”. Cordiali saluti e tirate fuori 211mila euro al mese, invece dei 5.500 che pagavate prima. Firmato, Dipartimento Sport del Campidoglio. 
Nuova puntata nella spettacolare querelle che oppone il Comune di Roma alla Hippogroup, storica società che, da oltre 72 anni, gestisce l’ippodromo di Capannelle, il più grande impianto sportivo di proprietà del Campidoglio.
La storia affonda le radici lontano nel tempo: fino al 17 aprile 2018 era in vigore il vecchio regolamento per gli impianti sportivi comunali. Nel vecchio testo era previsto che, a fronte di investimenti economici per il miglioramento degli impianti, le concessioni venissero prorogate. Una proroga, di fatto, d’ufficio e quasi automatica ma che passava per l’ok con il voto in Consiglio comunale. Ad aprile di quest’anno entra in vigore il nuovo regolamento, predisposto dai 5stelle, che annulla di fatto questo sistema di proroghe. In mezzo, ci restano impigliati molte società che avevano ottenuto il via libera iniziale agli investimenti, accendendo mutui, ma cui mancava l’ok finale del Consiglio comunale. Insomma, come per Hippogroup, società rimaste in mezzo al guado pur avendo, ad esempio, “accolto” nel 2014, le gare di trotto “eredità” dell’ippodromo di Tor di Valle, e investendo, fra il 1998 e il 2016, ben 24,4 milioni di euro.
Foto 1 - La lettera di rettifica del canone
Insieme a questo stato di difficoltà, si aggiunge anche il crollo dell’ippica che, negli anni, si è via via ridotta sempre più ai margini dello sport “ricco” con la conseguente crisi economica di molte società. Hippogroup compresa che, per Capannelle, chiede e ottiene dal Tribunale un concordato preventivo (uguale a quello chiesto dai 5Stelle per l’Atac). Il Tribunale, indica anche il canone annuo che Hippogroup deve pagare al comune: 66mila euro.
Nel frattempo, a novembre 2017 il Campidoglio diffida la Hippogroup a riconsegnare le chiavi dell’impianto entro il 19 maggio di quest’anno. 
Ovviamente, la Hippogroup ricorre al Tar e questo ricorso finisce per spaventare il Campidoglio tanto che lo stesso funzionario che aveva intimato lo sfratto alla Hippogroup emana un nuovo provvedimento con il quale “si sospende in via cautelare l’efficacia” dello sfratto.
I botta e risposta, però, proseguono: da una parte il Campidoglio promette e si mostra disponibile verso la Hippogroup, dall’altra vengono protocollati atti che vanno in direzione opposta alle parole. L’esempio, ultimo, è proprio questo del canone con la lettera di adeguamento che disattende le promesse di mantenere a 66mila euro il canone annuo da versare nelle casse comunali. 
Questo scollamento sostanziale fra gli uffici tecnici e gli uffici politici dell’Assessorato allo Sport ha costretto il Campidoglio a spedire in tutta fretta, a fine agosto, una lettera urgente al Ministero delle Politiche agricole per evitare lo stop alle corse. Il Ministero, infatti, non essendo più in vigore la convenzione fra Comune e Hippogroup, era obbligato a interrompere l’attività sportiva. Il che avrebbe condannato all’immediata chiusura l’impianto. Quindi, il Comune ha scritto in fretta e furia al Ministero segnalando come i gestori non siano occupanti abusivi ma “che l’Ippodromo delle Capannelle rimane nella disponibilità della Hippogroup fino alla definizione del ricorso al Tar”. Il tutto per evitare il “pregiudizio che l’interruzione delle corse di trotto e galoppo” avrebbe potuto comportare “al settore ippico internazionale”.
Ora siamo alla nuova puntata: la richiesta di ripristino del canone di affitto che, ovviamente, appare più come un modo per i dirigenti comunali di evitare il rischio, un domani, di essere chiamati a rispondere di danno erariale di fronte alla magistratura contabile. 
In Campidoglio è maturata una consapevolezza: alla fine, il rischio è che se Hippogroup “mollasse” davvero l’Ippodromo, il Campidoglio si troverebbe a dover amministrare un impianto enorme, già soggetto ad atti vandalici da parte degli abitanti nel vicino campo rom di La Barbuta. Un costo, mezzo milione di euro al mese, che le esauste casse del Comune non potrebbero mai sostenere. 


SEGRETO DI STADIO



Un “bollino blu” da quasi 30mila euro di costo, pagati con fondi pubblici, e, per di più, un “bollino blu” che sarà coperto da un segreto impenetrabile
Questo è il contratto con cui il Campidoglio ha affidato al Politecnico di Torino il compito di analizzare gli studi sul traffico del progetto Stadio della Roma di Tor di Valle. Già leggere l’oggetto del contratto strappa un sorriso: più che una due diligence al Campidoglio serve un timbro di un prestigioso ateneo che assolva l’Amministrazione Raggi dal "delitto" di aver stravolto, per ragioni politiche, la viabilità del progetto solo per poter giungere, cancellando opere pubbliche, a tagliare le famose Torri. 
La verifica - si legge nel contratto - deve essere comprensiva dell’analisi dei metodi adottati” da Eurnova su indicazione del Campidoglio che, tramite Roma Servizi per la Mobilità, ha fornito ai tecnici di Parnasi il software, i parametri di calcolo del traffico e anche quali simulazioni effettuare. L’analisi dovrà riguardare “la viabilità stradale, pedonale e ferroviaria” per valutare la “congruenza fra l’offerta di trasporto e la domanda stimata sia in termini di traffico che di qualità del servizio” ma non si dovrà “focalizzare su aspetti tecnici ma funzionali e non prevede simulazioni di traffico sulla rete di trasporto”. 
Non solo. 
Ma addirittura viene specificato a chiare lettere: “si escludono analisi comparative di sorta con altre soluzioni, anche se eventualmente più innovative e connesse a oneri di spesa differenti rispetto al progetto in valutazione”. 
Insomma, un banale e colossale “bollino blu” e, per carità, che non si scopra nulla e limitarsi a dire che quanto già fatto, e solo ed esclusivamente quanto già fatto, è tutto bello. Anzi, bellissimo.
Ma è all’articolo 9 del contratto che si rimane sbalorditi: il Campidoglio sarà, di fatto, l’unico titolato a decidere cosa divulgare dei risultati. Si legge, infatti che il Politecnico è tenuto a “osservare il segreto nei confronti si qualsiasi persona non coinvolta nel contratto”. Inoltre, non solo non potrà “duplicare, copiare, riprodurre, registrare con qualunque mezzo, in tutto o in parte, file, atti, documenti, elenchi, note, disegni, schemi, corrispondenza o ogni altro materiale” ma addirittura sarà tenuto “a restituire e distruggere qualunque file” al termine del contratto o alla risoluzione dello stesso.
Foto 1 - L'oggetto del contratto fra il Comune (Committente) e il Politecnico (Contraente)
A memoria dei più vecchi funzionari del Campidoglio, tornano alla mente giusto due altre volte in cui un contratto con un ente terzo ha avuto queste stringenti clausole di segretezza. La prima, quando si scelse l’advisor per valutare il valore della Centrale del Latte nell’ambito della transazione con Parmalat e la seconda quando venne condotta un’indagine sulla potenziale presenza di nichel nell’acqua. Ma, mentre Parmalat è azienda quotata in borsa e occorreva scongiurare il rischio di aggiotaggio e di insider trading e per l’indagine sul nichel era necessario evitare il panico collettivo,  qui, anche ai funzionari più smaliziati, questa segretezza appare piuttosto forzata.
Foto 2 - Le clausole di riservatezza contenuto nel contratto
E fa tornare alla mente il caso del sindaco, Virginia Raggi, che chiese - e ottenne - dall’Avvocatura capitolina un parere secretato proprio sullo Stadio. Ma lì, il rapporto avvocato/cliente vincola alla riservatezza e doveva essere il cliente, il Sindaco, a render noto il contenuto del parere. Cosa mai avvenuta nonostante i consiglieri comunali abbiano più volte tentato di averlo. 
Questo “timbro” costerà 29mila e 600 euro (più Iva): 8.800 verranno dati come anticipo non appena il Politecnico abbia esaminato il progetto. Il resto, 20.720 euro sarà corrisposto a saldo. 
Il contratto avrà durata complessiva di 3 mesi: nelle prime tre settimane dalla firma, il Politecnico deve leggere le carte, poi nei primi 2 mesi deve inviare una “relazione sintetica” e, infine, entro la scadenza dei 3 mesi deve consegnare la relazione finale. 
Insomma, la fu “casa di vetro della trasparenza” sbandierata dai 5Stelle si sta rivelando per una finzione retorica: del resto, ancora ieri, la determina del Dipartimento Mobilità (753 del 21 settembre) su questa analisi non è ancora stata pubblicata.