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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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giovedì 16 luglio 2020

VIRGINIA VUOLE IL SUO STADIO





L’accelerazione è di quelle importanti: dopo mesi di melina, rinvii, mezze parole, ieri il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ha annunciato che la delibera sul progetto Stadio della Roma “a breve arriverà in Giunta”. Non ha specificato la data ma ha chiarito che sarà a giorni, “compatibilmente con gli atti che sono in lavorazione nei vari  uffici. Poi - ha aggiunto il Sindaco - passerà in Assemblea, immagino, dopo l’estate". 
Le elezioni comunali si avvicinano a grandi passi e lo Stadio della Roma diventa una succulenta carta elettorale da giocarsi: insomma, dal “cancelliamo il progetto” espresso dalla Raggi nella campagna elettorale 2016 siamo passati al “fortissimamente volli” il nuovo “Colosseo” del 2020. 
Lunedì 20 dovrebbe arrivare il via libera definitivo dei consiglieri 5Stelle in Campidoglio i quali, dopo la riunione in streaming del 7 luglio, si sono presi due settimane per riflettere e poter leggere gli atti della due diligence interna. 
Ogni lunedì i grillini tengono una riunione di gruppo e per quella del 20 è calendarizzata la discussione finale sul progetto Tor di Valle. 
Ottenuto questo via libera - un atto giuridicamente inventato ma politicamente importante - la strada dovrebbe spianarsi secondo un cronoprogramma abbastanza chiaro nelle sue linee essenziali: prima di tutto in Giunta vanno adottati i testi delle convenzioni con la Regione Lazio per la Roma-Lido di Ostia e con la Città Metropolitana per la via del Mare. 
Atti che poi dovranno essere firmati e inseriti come parte integrante della delibera Stadio. Non a caso, la Raggi ha aggiunto un passaggio alle sue dichiarazioni: “intanto mandiamo avanti i lavori in Giunta”. Completato questo step, gli uffici potranno consegnare tutte le carte complete e, a quel punto, inizierà il vero iter che porterà alla votazione finale in Assemblea Capitolina. Prima la Giunta, poi le Commissioni - saranno quanto meno cinque: Urbanistica, Mobilità, Lavori pubblici, Ambiente e Commercio - e il IX Municipio. Poi finalmente il voto definitivo. 
Il nodo politico per la Raggi è proprio la votazione: è probabile un sostegno al progetto sia da alcuni consiglieri della Lega, di Fratelli d’Italia e del Pd ma è la conta interna ai grillini quella che desta preoccupazioni. Ci sono alcuni nomi - Simona Ficcardi, Alessandra Agnello, Gemma Guerrini - che circolano come di “dubbiosi” se non proprio “dissidenti”. E sarà necessario capire se questo dissenso sarà confermato o meno. 
Dalle opposizioni, l’unica voce che si leva è quella del capogruppo Pd, Giulio Pelonzi che, però, per l’ennesima volta dimostra di non conoscere le norme che regolano il funzionamento del Consiglio comunale. Pelonzi chiede che le bozze del testo vengano preliminarmente analizzate “in Commissione urbanistica per dare modo ai consiglieri visionare tutti gli atti” prima dell’inizio dell’iter vero e proprio: gli atti sono già accessibili, l’analisi preliminare non è prevista ed è anche pericolosa dato che costituirebbe una duplicazione di passaggi burocratici, un rallentamento ulteriore dell’iter e un precedente pericoloso per qualunque futuro progetto. 

lunedì 15 aprile 2019

STADIO, IN COMMISSIONE SPORT LA DELIBERA GRANCIO/FASSINA. TUTTI GLI ERRORI



Dopo il pastrocchio del IX Municipio, ora si fa sul serio: la proposta di delibera Grancio/Fassina che prevede l’annullamento in autotutela della delibera Raggi sul pubblico interesse alla costruzione dello Stadio della Roma, inizia l’iter nelle varie commissioni consiliari. 
Si parte oggi, alle 10.30, con la Commissione Sport dove, almeno su carta, i grillini sono 7 contro 5 consiglieri di opposizione. In un Paese normale non ci sarebbe storia e la proposta di delibera avanzata dalla consigliera ex 5Stelle oggi Gruppo Misto, Cristina Grancio, e da Stefano Fassina, Sinistra X Roma, verrebbe semplicemente ritenuta improcedibile. Ma i 5Stelle hanno già dimostrato proprio nel Municipio di essere incapaci di prendere una decisione e di preferire alla responsabilità della decisione, una pilatesca astensione per salvaguardare l’unità di facciata del Movimento. E in Commissione Sport ci sono almeno due consiglieri grillini che potrebbero spostare gli equilibri: Gemma Guerrini, da sempre contraria, e Carlo Maria Chiossi, che, prendendo il posto di Marcello De Vito, si è schernito sul tema ribadendo la sua “fede” calcistica laziale. 
Oggi, quindi, si avrà un primo assaggio della reale capacità di Virginia Raggi di tenere unita e coesa la sua maggioranza. Alcuni giorni fa, in una riunione con tutti gli eletti grillini, l’Avvocatura comunale ha definita come tecnicamente sbagliata la delibera Grancio/Fassina: non si può procedere con l’annullamento in autotutela, poiché sono scaduti i termini di legge e, più che rischio, sarebbe certo l’annullamento da parte del Tar. Semmai, ma occorrerebbero motivazioni di ferro, occorrerebbe una delibera di revoca, strumento giuridico diverso dall’annullamento. 
Da un punto di vista di sostanza, la proposta di delibera Grancio/Fassina contiene una serie di errori interpretativi delle norme. Si parte con la questione dell’approvazione della variante urbanistica nella “prima seduta utile” che non è, come vorrebbero Grancio e Fassina, la prima in ordine temporale ma la prima dopo che si siano compiute le operazioni di pubblicazione degli atti di variante. 
Si prosegue con la querelle sull’adeguamento delle tavole progettuali che Grancio e Fassina vorrebbero fatte prima del voto sulla variante e che, invece, avverrà dopo per evitare un aggravio della procedura. Ancora: la questione della società sportiva utilizzatrice dell’impianto, tema tanto caro alla Grancio: nella Convenzione con il Comune sarà obbligatoriamente inserito il contratto trentennale registrato comprese le fidejussioni a garanzia. 
Quarto punto: il presunto rischio idrogeologico. L’Autorità di Bacino del Tevere ha sancito che la deperimetrazione delle aree (l’eliminazione del vincolo, ndr) avverrà solo dopo la conclusione delle opere di messa in sicurezza idraulica. Non bastasse, il Comune ha vincolato all’ok dell’Autorità di bacino il rilascio del certificato di agibilità. 
Altro tema: la scelta dell’area. Che alla Grancio e Fassina non piace ma la legge prevede che sia il privato a scegliere. Cosa fatta comunque con due avvisi pubblici sui quotidiani, il 19 e il 23 aprile 2012. 
Penultimo tema: il calcolo economico delle opere pubbliche che, contrariamente a quanto scritto nella proposta di delibera, è stato effettuato dal Dipartimento Lavori pubblici del Comune.
Ultima questione: la procedura di evidenza pubblica che la Grancio vorrebbe ma che, trattandosi di intervento su area privata, non è prevista dalla legge. 


giovedì 26 luglio 2018

CASA DELLE DONNE, LA CHIUSURA SI AVVICINA


Per la Casa Internazionale delle Donne si avvicina velocemente la tempesta. L’Associazione che tutela le donne in difficoltà ha reso noto che il Campidoglio ha respinto tutte le proposte che, nelle scorse settimane, erano state avanzate per risolvere il problema pagamenti. 
La vicenda è tutto sommato semplice: il Campidoglio, a novembre scorso, invia alla Casa una richiesta di arretrati per 880 mila euro. La Casa i soldi non li ha, ovviamente, ma chiede di decurtare dalla cifra iniziale i fondi spesi per la sede del Convento del Buon Pastore. Intanto, a maggio scorso, mentre sono in corso le trattative, la consigliera grillina, Gemma Guerrini (la stessa del capolavoro del Cinema America) presenta, prima firmataria, una mozione con cui si chiede che Sindaco e Giunta si impegnino per mandare a bando le attività della Casa “riallineata alle moderne esigenze dell’Amministrazione capitolina”. 
In mezzo a questo scontro, ci si fionda anche il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, che annuncia la volontà di dichiarare la Casa “sito di notevole interesse pubblico”, un atto esclusivamente politico che non sposta di un centimetro il problema: la mistica grillina del mettere tutto a bando di gara mette a rischio la Casa delle Donne la cui storia sfiora il mezzo secolo. A inizio ottobre 1973 un gruppo di donne appartenenti ai vari movimenti femministi dell’epoca, occupò Palazzo Nardini (quello salito alla ribalta in questi giorni per l’apposizione di un vincolo da parte della Soprintendenza che rende inalienabile l’edificio) trasformandolo in una casa di accoglienza per donne in difficoltà. Nel 1985, dopo una lunghissima trattativa, l’allora sindaco di Roma, Nicola Singorello (DC) assegnò alla Casa un’ala del Convento del Buon Pastore a via della Lungara, un edificio del 1600 che aveva ospitato prima donne “peccatrici” per poi trasformarsi, a metà ottocento, in un carcere femminile e in un asilo per bambine “da proteggere”. Nel 2001, poi Veltroni consegna ufficialmente l’edificio ai gruppi che costituiscono oggi la Casa e che offrono alle donne consulenza legale, assistenza psicologica, medica e consulenza del lavoro, servizi per bambini. 
A questo punto le strade iniziano a essere poche, strette e disagevoli. Dopo aver respinto tutte le proposte avanzate dalla Casa, “L’assessora Rosalba Castiglione -  scrivono in un comunicato le esponenti del Direttivo – ci ha annunciato la revoca immediata della Convenzione che regola il rapporto fra la Casa internazionale delle donne e Roma Capitale”. 
Se non è un preludio di sfratto, ci somiglia molto. Difficile pensare che l’Amministrazione 5Stelle armi tutto questo contenzioso per poi limitarsi a fermarsi alla revoca della convenzione. E amici come prima. Anche perché le passate prese di posizione dell’Amministrazione, sintetizzate proprio dalla Mozione Guerrini di maggio scorso, fanno chiaramente trasparire la visione ragioneristica del problema.   
Ovviamente, annuncia la presidente della Casa, Francesca Romana Koch, “faremo opposizione a tutto campo. Non possiamo non rilevare che l’annuncio della revoca della Convenzione avviene alla vigilia di agosto, nella peggiore tradizione di ogni vertenza pubblica e privata nel nostro paese. La Casa Internazionale delle donne e tutte le attività e servizi che al Buon Pastore vengono erogati rischiano la chiusura a causa di questo ulteriore incomprensibile attacco della giunta Capitolina al femminismo e alla vita associata a Roma”. 
L’idea che anima il Direttivo è che il Campidoglio, proprio come avvenuto per il Cinema America, prima osteggiato poi, alla fine, vittorioso nel confronto con la Giunta Raggi e la consigliera Guerrini, comprenda che una escalation di tensione su questo campo non convenga a nessuna delle parti e che, quindi, si riesca a giungere a un accordo. “Noi - spiega ancora la Koch - abbiamo proposto una transazione che chiuda definitivamente la questione del debito”. 
In serata arriva anche la voce del Comune: le fatture presentate dalla Casa (300mila euro) “non pertinenti” né si può ribassare il canone di affitto, già al minimo. Il Comune ha avanzato proposte (una garanzia bancaria per il rientro del debito e lo spostamento di alcuni servizi erogati nelle periferie) bocciate dalla Casa. In mancanza di soluzioni, la concessione sarà revocata d’ufficio pur rimanendo “in attesa di una proposta di transazione”.


sabato 26 maggio 2018

CASA DELLE DONNE; 5STELLE RAGIONIERI E ASSIST A ZINGARETTI


“Nei prossimi giorni proporrò alla Giunta di dichiarare la Casa Internazionale delle donne “sito di notevole interesse pubblico””. Lo scrive Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio, in una lettera inviata al presidente della Casa Internazionale delle donne, Francesca Kock. 
Quarantacinque anni di storia sono quasi una vita, anzi, più vite: quelle delle donne che per la Casa delle Donne di Trastevere ci sono passate, magari trovandone una seconda, di vita. Una struttura, quella della Casa delle Donne, finita in mezzo alle beghe della politica: l’astratto e asettico legalitarismo pentastellato, proprio di chi non ha idea della differenza fra fare politica e fare il ragioniere, e la piccola speculazione politica, del Pd e di Zingaretti, che, invece, la politica sa bene come si fa.
La dichiarazione di “sito di notevole interesse pubblico” - fatta ai sensi del Codice dei Beni culturali, non essendo la Casa un monumento, sarà predisposta per i valori e la memoria storica e per l’identità culturale - non sposta nulla nel contenzioso che oppone la Casa al Campidoglio. 
L’atto di Zingaretti ha un valore simbolico e politico, certamente forte. E la dichiarazione di “sito di notevole interesse pubblico” Zingaretti avrebbe potuto o potrebbe ancora riservarla anche ad altre strutture. Senza andare troppo lontano, magari per Palazzo Nardini, quello di via del Governo Vecchio oggetto di scontro fra la Regione, che ne ha autorizzato la vendita, e la Soprintendenza che lo ha vincolato. Quel Palazzo Nardini che fu, fra il 1973 e il 1985, la prima sede (occupata) della Casa delle Donne. 
Erano gli anni di piombo e quelli dell’affermazione finale dei movimenti femministi e radicali. Il 2 ottobre 1973 un gruppo di donne appartenenti a diversi movimenti dell’epoca, presero possesso di Palazzo Nardini, abbandonato. Trasformatolo in una struttura di accoglienza per le donne in difficoltà, lo tennero fino al 1985 quando, dopo un quadriennio di trattative, il sindaco di allora, Nicola Signorello (Dc), assegnò loro un’ala del Convento del Buon Pastore a via della Lungara, un edificio del 1600 che aveva ospitato prima donne “peccatrici” per poi trasformarsi, a metà ottocento, in un carcere femminile e in un asilo per bambine “da proteggere”. 
La “pace”, la Casa delle Donne, la ottiene nel 2001 quando il sindaco Veltroni consegna ufficialmente l’edificio ai gruppi che costituiscono oggi la Casa e che offrono alle donne consulenza legale, assistenza psicologica, medica e consulenza del lavoro, servizi per bambini. 
La questione quando, sulla linea dell’astrattismo legalitario già tracciata da Marino, la Giunta Raggi reclama arretrati di affitto per 880mila euro. Parte una trattativa che, però, si interrompe quando, il 17 maggio, i pentastellati votano in Consiglio (ma con molti mal di pancia, specialmente delle attiviste nelle chat) una mozione di Gemma Guerrini, la presidente della Commissione cultura - la stessa del Cinema America - con la quale si chiede al Sindaco di rientrare in possesso del Convento del Buon Pastore e di porre fine a un’esperienza giudicata “fallimentare” e non più rispondente alle intenzioni dell’Amministrazione comunale in modo tale da mettere tutto a bando. 
Un po’ lo stesso cliché seguito con la Maratona di Roma e gli impianti sportivi comunali. 
La replica della Casa è affidata a Lia Migale, membro del direttivo: “dal 1983 ad oggi abbiamo certamente avuto dei momenti di difficoltà e quindi si è accumulato un debito di 880 mila euro ma noi vantiamo anche un credito” manutenzioni fatte al posto del Comune, ritardi nelle licenze previste nella convenzione col Campidoglio, mancati rimborsi. Il tutto porta il debito reale a “forse 400mila”. La Casa è pronta a trovare un accordo. Non così il Campidoglio. 
Appunto: politica da ragionieri e assist a Zingaretti di ergersi a paladino delle donne.


martedì 15 maggio 2018

BUFERA SU PAOLO FERRARA: DALL'AUTO BLU AI RIMBORSI TAXI


A novembre dello scorso anno finì sui giornali con l’accusa di aver continuato ad utilizzare l’auto blu quando, ufficialmente, erano state abolite. Ora, Paolo Ferrara, capogruppo 5Stelle in Campidoglio, originario di Ostia e considerato il proconsole di Roberta Lombardi in Assemblea Capitolina, finisce nell’occhio del ciclone per consistenti rimborsi taxi incassati dal Campidoglio.
La notizia ultima è quella della “chat dei portavoce”, un gruppo whatsapp nel quale confluiscono tutti gli eletti pentastellati, Municipi, Campidoglio, Regione e anche parlamentari.
Qui, in questo tribunale del popolo virtuale, si sta consumando nelle ultime ore una sorta di processo a Ferrara. E se la questione dell’auto blu si era sgonfiata nonostante si parlasse di un fascicolo aperto in Corte dei Conti, qui la situazione si fa assai più complessa. 
Anche perché Ferrara, i cui comunicati e post sui social brillano per qualità da Istituto Luce, qualche nemico dentro la compagine grillina se l’è fatto.
Nei giorni scorsi erano state rese note le quote di rimborsi dei Consiglieri comunali: i 48 eletti in Assemblea capitolina avevano chiesto nel secondo semestre 2017, rimborsi totali per 8.312 euro. Il gruppo 5Stelle per circa  2.800, cioè il 33% del totale e il solo Paolo Ferrara aveva presentato ricevute per 2.438 euro. Da solo, quindi, il Capogruppo grillino si è fatto rimborsare l’87% della spesa sostenuta dal suo intero gruppo e il 30% del totale speso da tutti i consiglieri comunali.

Ovviamente, si è scatenata la bufera. L’Agenzia Dire ha visionato la chat dei portavoce: qualche deputato uso a prendere spesso il taxi azzarda una timida difesa di Ferrara. Per il resto, botte da orbi: tra i più critici ci sono i presidenti di Municipio, come Alfredo Campagna (XIV) “mai usato la macchina che spetta al presidente e mi muovo sempre con lo scooter”; Roberta Della Casa (IV) “Il taxi lo pago di tasca mia”; Dario D’Innocenti (IX) “mai messo piede sulla macchina di servizio”.
La più dura è Gemma Guerrini (quella del Cinema America) che forse non ha dimenticato il trattamento riservatole in occasione dell’assenza strategica sul voto per lo Stadio della Roma: “In un semestre 2.767 euro di spese taxi del M5S, di cui 2.438 intestate a Ferrara. Sulle ricevute devono essere scritti percorsi ed orari. Ho chiesto più volte (per iscritto) al capogruppo il rendiconto delle spese. Mi ha sempre risposto (per iscritto) che non poteva inviarmi nulla per motivi di segretezza istituzionale ('privacy') e che sarei dovuta andare a controllare di persona in ufficio. Siccome non faccio il finanziare, io a controllare negli uffici non ci vado. Ma vorrei ricordare- conclude la consigliera- che avremmo dovuto dare noi ai media il nostro resoconto semestrale”.
La risposta di Ferrara: “Per spostarmi dalle Commissioni a palazzo Senatorio a volte non c'è il tempo sufficiente per prendere il bus”.

sabato 24 febbraio 2018

RINVIATO IL REGOLAMENTO SUGLI IMPIANTI SPORTIVI COMUNALI

Avevano indetto una conferenza stampa in pompa magna, il sindaco, Virginia Raggi, l’assessore allo Sport, Daniele Frongia, e il presidente della Commissione Sport, Angelo Diario, scomodando i Musei Capitolini per presentare il nuovo Regolamento sugli impianti sportivi comunali quasi fosse già approvato. Alla fine, invece, nella più strana seduta convocata in notturna (senza che si fosse sotto approvazione di Bilancio) che si sia mai vista, il Regolamento, scritto da Diario, al voto non ci è proprio arrivato. Rinviato a una successiva seduta, probabilmente martedì, con la discussione neanche iniziata.
Anche perché Segretariato generale e Dipartimento Sport del Campidoglio in realtà avevano consegnato i rispettivi pareri solo sul testo originale della delibera, depositato a fine novembre e non sui successivi emendamenti. Un testo iniziale duro, fortemente contestato dai concessionari degli impianti comunali già pronti a ricorrere al Tar. Così duro che, dopo mesi di incontri e tentativi di chiarimenti, Diario, con molto sano pragmatismo, aveva corretto, presentando una serie di emendamenti (alla fine saranno 51) in parte proposti da concessionari, Coni e Fdi. Solo che gli emendamenti, consegnati agli uffici per i pareri solo il 19 sera, hanno ricevuto pareri per metà negativi (24 no su 51 proposte); pareri negativi peraltro non tutti di natura tecnico formale ma anche stranamente di senso politico.
Una sorpresa giunta proprio alle 18 di giovedì sera, all’inizio della seduta di Consiglio.
Dopo un paio d’ore di altalena sul filo del numero legale, parlando di debiti fuori bilancio e di mozioni, al momento di aprire le danze sul testo del Regolamento, è arrivato il passo indietro.
Formalmente, su richiesta delle opposizioni - segnatamente del consigliere di Fratelli d’Italia, Andrea De Priamo - di fatto “per evitare di chiudere la seduta per mancanza del numero legale e doverla riconvocare magari nella mattina”, dice De Priamo e così, intorno alle 22 di giovedì si sono spente, per ora, le luci su questo testo.
Su carta, se non ci saranno ulteriori sorprese, se ne riparlerà martedì, a 5 giorni dal voto per le elezioni politiche e quelle regionali. Una scadenza che, per buon senso, dovrebbe suggerire di rinviare tutto alla settimana successiva, visto, soprattutto, che non vi sono scadenze improrogabili cui dover dare risposta.
Una chiusura legata al problema delle presenze del gruppo 5Stelle: Cristina Grancio, la pasionaria dell’Urbanistica, e Gemma Guerrini, salita alla ribalta per la vicenda del Cinema America, sono ai margini della vita del gruppo consiliare, in posizione sempre più critica e defilata. Entrambe assenti con la Guerrini per giunta malata, come in malattia sono Fabio Tranchina e Monica Montella. Quattro assenti che abbassano pericolosamente la maggioranza 5stelle sul filo del numero legale: non a caso, oramai, le opposizioni hanno adottato la tattica di essere presenti in aula, intervenire nella discussione, ma non votare obbligando, quindi, i grillini a rimanere compatti sui proprio scranni per non andare sotto.
E giovedì sera, complice una mozione legata alla legittimità del servizio di notifica dei tributi comunali attualmente svolto da Poste Italiane ha portato la consigliera Agnello - già legale per Poste Italiane - a doversi astenere dal partecipare al voto per conflitto di interessi. Risultato, maggioranza sotto, “salvata” dal voto contrario di Svetlana Celli (Civica Giachetti) orchestrato da Andrea De Priamo (FdI) che ha concordato con la maggioranza grillina il rinvio del Regolamento ad altra seduta in cambio del mantenimento del numero legale. Piccoli trucchi d’aula. Martedì ci si riproverà con il consigliere Diario che ha già stilato un sub emendamento che tiene conto dei pareri degli uffici: “La sostanza di ciò che abbiamo presentato in conferenza stampa con il Sindaco e l’assessore Frongia non cambia. Confermiamo tutte le indicazioni circa le novità contenute nel nuovo testo, la più grande delle quali è che per la prima volta, a differenza dei due precedenti testi del 1995 e del 2002, si interrompe il regime degli affidamenti provvisori”.

Chiosa la Celli: “Mentre i consiglieri di questa maggioranza si dilettano con i giochi di prestigio, risulta impossibile capire quale sia il testo finale e quale la strategia sullo sport del M5S a Roma”.

venerdì 23 febbraio 2018

CAMPIDOGLIO, SALTA APPROVAZIONE NUOVO REGOLAMENTO IMPIANTI SPORTIVI

5Stelle sotto il numero legale (23 presenti), 
salvati dall’opposizione. 
Pareri contrari degli uffici al nuovo testo.



Alla fine del nuovo regolamento sugli impianti sportivi comunali se ne riparlerà in qualche prossima seduta: l’Assemblea Capitolina - convocata in seduta notturna con spesa per straordinari di Vigili e personale comunale - ha finito per essere rinviata. Di fatto per mancanza del numero legale: solo 23 grillini presenti in Aula e solo l’intervento dell’opposizione (voto contrario di De Priamo di Fratelli d’Italia) ha evitato l’ufficializzazione del numero. E questa è una notizia: i 5Stelle, dopo i crolli nei Municipi VIII e III e gli scricchiolii nel IV e V, iniziano a trovare difficoltoso mantenere addirittura il numero legale in Consiglio, complici anche le frizioni politiche con le due (quasi) eretiche consigliere, Cristina Grancio e Gemma Guerrini. 
Fatto sta che la questione del numero legale ha finito comunque per agevolare i pentastellati: 30 emendamenti (su 36) che il presidente della Commissione Sport, Angelo Diario, ha presentato al testo del Regolamento (predisposto da… Angelo Diario) non avevano infatti ottenuto il via libera degli uffici del Dipartimento Sport e, in qualche caso, anche del Segretariato generale.
Accordo, quindi, per rinviare (in cambio del voto contrario a una mozione ed evitare la caduta del numero legale) con le opposizioni. 
Minimizza Diario: "Abbiamo depositato un subemendamento per recepire le osservazioni del dipartimento e quindi non c'è alcun problema procedurale”. 
Subemendamento, però, che gli uffici non avrebbero ancora valutato.
“Noi saremmo disponibili a fare anche le 5 del mattino - ha proseguito Diario - ma siamo d'accordo con le opposizioni a rinviare la discussione al primo Consiglio utile perché si tratta di una delibera talmente importante che tutti devono avere il giusto tempo per valutare i documenti”.
E sì che lo scorso 15 febbraio il sindaco, Virginia Raggi, l’assessore allo Sport, Daniele Frongia, e lo stesso Diario avevano intrattenuto la stampa parlando delle meraviglie del nuovo regolamento come fosse già stato approvato.