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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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Visualizzazione post con etichetta Giuseppe Conte. Mostra tutti i post
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giovedì 9 luglio 2020

METRO C SUPPPLICA CONTE: "COMMISSARIATECI"




Commissariate la Metro C e applicate il “modello Genova”. Lo chiede il Consorzio Metro C - il raggruppamento di imprese private che sta realizzando la terza linea di metropolitana romana - al presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte. 
La richiesta è contenuta in una lettera che Metro C ha spedito a Conte, ai Ministri dei Trasporti, Paola De Micheli; dell’Economia, Roberto Gualtieri; alla Regione Lazio, al Campidoglio e a Roma Metropolitane (formalmente ancora la stazione appaltante). 
La lettera è un durissimo atto d’accuso e pur se il Comune non è mai nominato non è affatto difficile riconoscere il Campidoglio nell’”Amministrazione” e nel “Committente” iscritti nella missiva.
“Paralisi operativa”, “assoluta inerzia”, “reiterati solleciti”, “gravità inaudita”, “ingiustificabili ostacoli”, “stato di paralisi in cui versa l’Amministrazione”: sono solo alcune delle espressioni che Metro C usa per descrivere un semplice fatto: da un anno le talpe sono ferme. Il cantiere è immobile e le poche lavorazioni che si stanno compiendo - con Agenzia per la Mobilità che si è affrettata a far uscire un comunicato di avanzamento del cantiere - non riguardano le talpe ma le lavorazioni di stazione a Colosseo. 
Un anno fa, il 5 luglio, Virginia Raggi twittava: “Metro C a piazza Venezia: ipotesi sempre più concreta. Inviato al MIT (Ministero delle Infrastrutture, ndr) progetto definitivo. Presto talpe in azione”. Dopo un anno le talpe, però, sono ancora ferme esattamente nello stesso punto aprendo inquietanti interrogativi sul significato temporale dell’avverbio “presto” usato dal Sindaco. 
“Non è stata completata l’istruttoria di alcune varianti di fondamentale importanza per il prosieguo dei lavori”, scrive Metro C al Governo, “a distanza di circa 7 mesi dall’adozione della delibera CIPE con cui nel dicembre 2019 è stato finanziato il prolungamento delle gallerie fino a piazza Venezia e dopo circa 4 mesi dalla relativa pubblicazione, marzo 2020 l’Amministrazione non abbia ancora rimosso gli ingiustificabili ostacoli di ordine burocratico che continuano tuttora ad impedire l’approvazione del relativo progetto”. Un’inerzia che oltre a mettere gli operai in cassaintegrazione, rende “più incombente il rischio di vedere irreversibilmente danneggiate” le talpe “a causa del prolungato fermo e di non poterle più impiegare” per proseguire gli scavi “vanificando ogni sforzo compiuto per evitare” il tombamento delle stesse sotto i Fori Imperiali. Per questo, Metro C chiede al Governo di nominare un Commissario Straordinario e di applicare il decreto Semplificazione sul modello seguito per il Ponte di Genova. 
Oggi in Consiglio comunale è previsto il voto che manca a riprendere i lavori e che è atteso da mesi e, teoricamente, sul modello Genova, è proprio il Sindaco che dovrebbe essere il candidato ideale al ruolo di Commissario per bypassare i freni burocratici. Un’ipotesi tutt’altro che rassicurante. 

giovedì 9 aprile 2020

CORONAVIRUS; LE "MASCHERINE FANTASMA" NEL MIRINO DELLA CORTE DEI CONTI


Il caso “mascherine fantasma” alla Regione Lazio approda alla Corte dei Conti e in Parlamento. Il procuratore regionale della Corte dei Conti, Andrea Lupi, e il magistrato Alfio Vecchio hanno aperto un fascicolo sulla società mista, italo-cinese, la Eco Tech, che avrebbe dovuto consegnare nove milioni e mezzo di mascherine mediche alla Regione entro il 20 marzo, pagate 11 milioni come anticipo sul prezzo totale di quasi 36 milioni, e mai arrivate. 
A parte la Corte dei Conti, la vicenda alimenta il dibattito politico. 
Il deputato della Lega, Francesco Zicchieri, ha presentato un’interrogazione al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, al ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia (Pd), e al ministro della Salute, Roberto Speranza (LeU) per sapere “se, data la gravità della vicenda e considerato che il Presidente della Regione è anche il segretario del partito di maggioranza governativa, il Governo non ritenga urgente, fatte salve le indagini della procura, fornire chiarimenti in merito, con particolare riguardo alla correlazione tra le 300 unità di medici e infermieri contagiati ed i ritardi nell’approvvigionamento cause inadempienze della Eco.Tech.srl e scelte avventate dell’amministrazione regionale”.
La vicenda è nota. Sinteticamente, un paio di giorni fa, Lega e Fratelli d’Italia in Consiglio regionale denunciano: la Regione Lazio per approvvigionarsi urgentemente di mascherine sanitarie si è rivolta ad un’azienda, la Eco.Tech, cui ha versato 11,3 milioni di euro come anticipo senza ricevere in cambio nulla. Tanto che ci sono due determinazioni dirigenziali con cui la Regione stessa, vista l’inadempienza della Eco Tech, decide di rescindere il contratto e chiede pure i danni. 
La Regione, ieri, ha diffuso una nota in cui, dopo aver respinto le accuse di truffa, parla di “bufale politiche” ma finisce per confermare tutto: “proprio stamattina (ieri, ndr) si è svolto un incontro tra la Protezione civile regionale e i vertici dell'azienda Eco.Tech che hanno confermato la volontà di evadere tutti gli ordini ricevuti, esibendo la documentazione ufficiale che comprova la disponibilità da parte della stessa di 20 milioni di mascherine con consegna delle stesse entro la fine della prossima settimana”. Il che si traduce nella conferma non tanto delle denunce di Lega e FdI quanto degli stessi documenti degli uffici: la consegna non è ancora avvenuta. Tanto che la Regione ci tiene a sottolineare come “L'Azienda, a riprova della propria serietà e per fugare ogni illazione sulla sua affidabilità, si è offerta di garantire con una polizza assicurativa gli acconti versati dalla Regione Lazio” e che la stessa è “partner di Exor, distributore ufficiale di prodotti 3M”. La 3M però specifica che la “Eco Tech non risulta presente nel nostro elenco partner e distributori” mentre “esiste un nostro fornitore con lo stesso nome e ragione sociale, ma ha sede a Cesena”.
Opposizioni sul piede di guerra. La consigliera della Lega alla Pisana, Laura Corrotti, annuncia di aver chiesto una “audizione urgente in Commissione Protezione Civile con il Direttore dell’Agenzia Regionale Protezione Civile, Carmelo Tulumello”. Fratelli d’Italia, invece, stigmatizza la “nota stampa della Regione” evidenziando come la Eco Tech “non sia più inaffidabile come da loro scritto nella risoluzione e che invece di rispondere alla diffida via Pec, sempre come scritto nella stessa, si è presentata ad una riunione”. Non solo ma FdI sottolinea come “apparirebbe quantomeno anomalo che una volta comunicata la risoluzione [del contratto, ndr] la Regione ne richieda l’adempimento. Chiediamo se nel frattempo sono rientrati gli 11 milioni, più le penali previste nella risoluzione”.
Analizzando i documenti societari della Eco Tech e della sua controllante, la Propter Hominem srl, viene fuori un quadro un po’ intricato di spostamenti societari: da Belluno a Frascati a Santa Marinella, gli ultimi dei quali gestiti dallo studio notarile Annibaldi di Civitavecchia.

martedì 12 novembre 2019

NIENTE ZONA ROSSA PER LA MERKEL


Non ci sarà una vera e propria “zona rossa” per la visita di Stato che il cancelliere tedesco, Angela Merkel, farà lunedì a Roma. Arrivo a Ciampino nel tardo pomeriggio e trasferimento a Villa Pamphilij dove, alle 19.30, sarà ricevuta dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, con il quale terrà una conferenza stampa congiunta prima di una cena di lavoro. Ripartenza il giorno successivo dopo altri incontri politici. Per i romani e i turisti non sono previste, al momento in cui scriviamo, delle preclusioni ad aree della città. Il programma è in evoluzione e, fino all’ultimo momento, potrebbero intervenire variazioni legate all’esigenza di garantire la sicurezza del Cancelliere. Tuttavia, stando a quanto trapela dalla Questura di Roma e dal Comando generale dei Vigili Urbani, saranno previsti solo momenti di chiusura temporanea delle strade al passaggio del corteo della Merkel. Qualcosa di analogo a quanto avviene quasi sempre durante cortei e manifestazioni. Ovviamente segreti gli itinerari specifici che saranno seguiti dalla Merkel.
Coinvolti, a vario titolo, nelle decisioni che vengono assunte la Questura cui competono le decisioni finali su chiusure e sicurezza; i Vigili Urbani cui sarà affidato il compito di dare esecuzione al piano degli spostamenti e che ha già diramato le disposizioni per un incremento del personale in strada. Poi, ancora Roma Servizi per la Mobilità cui spetterà il compito di comunicare tempestivamente tanto le chiusure stradali al traffico privato quanto le eventuali modifiche dei percorsi delle linee di autobus, compito questo da completare in sinergia con Atac. Appare molto meno coinvolto il gabinetto del Sindaco. Sarà forse perché Virginia Raggi non dovrebbe incontrare la Merkel né partecipare agli eventi politici ma i vertici della comunicazione del Campidoglio hanno dato l’impressione di ignorare perfino la visita di Stato. Uno che rimanda a un altro in una specie di gioco dell’oca: chi scarica sul sottoposto che magari neanche si degna di rispondere al telefono, chi suggerisce di chiamare i Vigili Urbani, chi Roma Servizi per la Mobilità. La prossima volta si potrebbe chiedere al veterinario o al panettiere almeno stando alla qualità delle risposte di chi dovrebbe curare la comunicazione istituzionale del Comune di Roma e del Sindaco della Capitale d’Italia. Fortunatamente migliore professionalità si incontra negli staff di Roma Servizi per la Mobilità e dei Vigili urbani che, senza eccessivo sforzo riescono a spiegare quanto pubblicizzabile del dispositivo degli spostamenti della Merkel. 

sabato 5 ottobre 2019

METRO C AL GOVERNO: "NOMINATE UN COMMISSARIO"


Metro C spa chiede al Governo di nominare “con carattere di urgenza un apposito commissario straordinario” per la gestione dell’appalto della linea C della metropolitana di Roma ”conferendogli tutti necessari poteri, ai sensi e per gli effetti della normativa richiamata in oggetto, per l’espletamento delle funzioni atte a rimuovere i numerosi ostacoli alla realizzazione e al completamento dell’opera”. 
A smentire le ottimistiche previsioni del sindaco di Roma, Virginia Raggi, sulla prosecuzione delle grandi opere, Metro C per prima, rese giovedì davanti al  consiglio comunale nel dibattito sulla liquidazione di Roma Metropolitane, giunge la lettera che Metro C SpA, il consorzio che la metro la sta costruendo, spedisce a una sfilza di autorità: il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, i ministri delle Infrastrutture e del Bilancio, Paola De Micheli e Roberto Gualtieri, il prefetto di Roma, Gerarda Pantalone, e per conoscenza inviata anche a Roma Metropolitane, al sindaco di Roma, Virginia Raggi e al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. 
Metro C “ha appreso in queste ore la decisione del socio unico (il Campidoglio, ndr) di mettere in liquidazione Roma Metropolitane” stazione appaltante dei lavori. 
Questa decisione crea “preoccupazione” alle aziende e a “tutto il sistema bancario che finanzia il processo di realizzazione di un’opera di preminente interesse nazionale, andando ad ostacolare ulteriormente lo sviluppo delle attività oggetto di affidamento, con il concreto rischio di pregiudicare definitivamente l’obiettivo di pervenire al completamento del tracciato fondamentale da Monte Compatri a Clodio”.
Torna ancora il mantra della Giunta Raggi: “l’ingiustificata inerzia e le gravi inefficienze da parte dell’amministrazione” capitolina che ha “assunto in ritardo rispetto alle esigenze del progetto, o in taluni casi addirittura omesso, le determinazioni”. Esempio per tutti la storia delle talpe che scavano la metro e che grazie all’immobilismo della Raggi e della Meleo finiranno sepolte sotto via dei Fori Imperiali obbligando a spendere 80milioni per ricomprarle e a ricominciare gli scavi da piazzale Clodio invece che da piazza Venezia con ritardi e costi ancora incalcolabili: “Entro la fine dell’ anno le due talpe completeranno lo scavo delle gallerie e una volta cementate rimarranno sepolte nel sottosuolo di via dei Fori imperiali. La linea resterà così priva della possibilità della comunicazione fra binari per lo scambio dei treni alla stazione Colosseo, impedendo in tal modo il corretto funzionamento in condizioni di efficienza e sicurezza”. Aggiunge Metro C che questa inerzia e l’irrigidimento del Comune ha portato a una serie di contenziosi per 570 milioni di euro. 

venerdì 13 settembre 2019

GOVERNANCE CAPITALE: LA RAGGI NON VUOLE IL TUTOR DEL GOVERNO


Soldi e poteri: la partita su Roma è politica e vede nelle ultime ore il sindaco di Roma, Virginia Raggi, puntare i piedi. "Io sto facendo un lavoro molto puntuale sui poteri speciali di Roma Capitale”, dice la Raggi che aggiunge: “Credo che Roma Capitale debba dialogare direttamente con il premier e con i ministri. Quindi, non vedo assolutamente nessun tipo di sottosegretario, a meno che non vogliate considerare e nominare il sindaco della Capitale come sottosegretario. È necessario che la Capitale venga trattata da Capitale come accade in tutte le altre nazioni del Mondo. Non trovo che questa sia una soluzione praticabile”.
Una bella giravolta da chi, in audizione in Regione, rifiutò i poteri. Il problema viaggia su due binari paralleli: il sistema di governo della città, oggi uguale a quelle di qualunque altro Comune italiano ma oggetto di tentativi di riforme da oltre un decennio. E, in seconda battuta, i soldi: Roma sostiene spese per il suo ruolo di Capitale che in altre Nazioni vengono supportate dallo Stato centrale con fondi specifici (e consistenti). Per noi, invece, si deve far fronte con il magro bilancio ordinario. 
E Roma si inserisce anche nella questione Ministri e sottosegretari. La delega è nelle mani di Francesco Boccia, Pd, ministro per gli Affari regionali. E i Dem hanno avanzato la proposta di creare un sottosegretario ad hoc per gestire questa riforma. 
La Raggi, però, di questa ipotesi non vuol sentire parlare. Anche perché il Sindaco può ascrivere a sé un rapporto molto diretto con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Non solo perché nel discorso sulla fiducia, Conte ha rimarcato il ruolo di Roma e la necessità di riformare la governance capitolina (“dovrà essere profondamene riformata, perché sia più aderente al ruolo che la città riveste, anche in quanto sede delle massime istituzioni della Repubblica”). Ma anche perché Conte fu professore a uno degli esami sostenuti dalla Raggi per la laurea in Giurisprudenza. Che, forse, conta poco ma è sempre meglio del rapporto con Boccia. 
Il Sindaco, quindi, rilancia. Già chiesto l’appuntamento al Premier, mentre dal Ministero dell’Economia sembra pronta una maggiore disponibilità a sostenere le richieste economiche della Capitale, visto che ora, al Governo, manca il partner nordista.
Altro passaggio fondamentale: dopo le resistente iniziali dei 5Stelle, ora l’arco delle forze politiche sembra compatto nel voler procedere a una riforma dello status di Roma. “Lo stato di crisi in cui versano le grandi città e, particolarmente, le loro periferie, non necessitano solo di investimenti ma anche di strumenti legislativi e operativi. È giunto il momento di presidiare questa competenza, unitamente a quella di Roma capitale: status giuridico, stato dei decreti attuativi pregressi, risorse, beni e funzioni nazionale e internazionale”, afferma il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli (FdI). Gli fa eco Stefano Fassina (Leu): “Su Roma Capitale vi è un fronte trasversale”.


domenica 18 agosto 2019

LAMPEDUSA, IL CAPO DELL’EQUIPE MEDICA: “MICA M’INVENTO LE MALATTIE”



Stanno bene o stanno davvero male i migranti a bordo della nave spagnola Open Arms? Secondo il medico che guida il presidio sanitario di Lampedusa, Francesco Cascio, i migranti stanno “benissimo” tranne una ragazza “con un’otite”. Per i medici volontari a bordo dell’imbarcazione spagnola erano così gravi da dover essere sbarcati rapidamente, ben prima che Salvini si arrendesse al volere del premier, Giuseppe Conte.
L’accusa - formulata in modo capzioso - è che Francesco Cascio, il medico di Lampedusa, sia un uomo di destra, essendo stato deputato di lungo corso sia alla Camera che all’Assemblea regionale siciliana prima per Forza Italia e poi per l’NCD di Angelino Alfano. L’assioma, quindi, nemmeno troppo velatamente insinuato, è che la sua diagnosi (“stanno bene”) sia una sorta di “diagnosi politica”, un po’ come i 6 o i 18 politici del ‘68 nei licei e nelle università.
E la questione è molto più complessa di quanto appaia in prima battuta: perché le condizioni sanitarie dei migranti a bordo delle navi delle ONG sono da sempre state utilizzate per spiegare la necessità e l’urgenza dello sbarco, anche forzando le disposizioni delle legittime autorità nazionali. E strumentalizzate: tanto da chi spinge per lo sbarco, quanto da chi lo sbarco lo contesta. Quasi superfluo ricordare i casi, ad esempio, di Carola Rackete e della sua situazione “disperata a bordo” o di quel mondo che fa girare foto palesemente taroccate come l’ultima, quella di una festa a Londra con ragazzi di colore muscolosi spacciati falsamente per migranti scesi dalle navi.
La prossima settimana, il dottor Cascio sarà sentito dalla Procura a proposito della sua dichiarazione sullo stato di buona salute dei primi 13 migranti sbarcati dalla Open Arms. “Mi fido dei miei medici, i referti sono chiari”, risponde Cascio alle agenzie. “Non so cosa sia successo: se a bordo di Open Arms ci sono naufraghi con le patologie descritte nella relazione dal Corpo Italiano di Soccordo dell’Ordine di Malta (Cisom) - scabbia, emorragia vaginale; ndr -  non sono gli stessi che sono stati fatti sbarcare, perché le loro condizioni erano buone, tranne un caso di otite facilmente curabile”. E alle insinuazioni di diagnosi politiche, Cascio replica: “Se c'è qualche cretino che pensa che io possa fare falsificare un referto o è un cretino o è in malafede. È da pazzi pensare che io possa avere detto che i migranti visitati stanno bene solo per fare una marchetta a Salvini. Io sono un medico, innanzitutto, e parlo con i referti. Se su tredici migranti visitati, che secondo alcuni medici Cisom erano gravi, solo una giovane aveva una otite, cosa posso farci io? Mica posso inventare malattie che non esistono. Vorrei solo sottolineare che io sulla nave non ci sono stato. I medici neppure”, aggiunge, spiegando che i 13 migranti visitati e che “stanno benissimo” sono i primi fatti scendere dalla Open Arms proprio per motivi sanitari. “Io mi sono limitato solo a dire che le persone visitate stavano bene, nient'altro. Io non ho fatto affermazioni politiche o filosofiche - aggiunge - ho solo risposto citando referti dei miei due medici di cui uno con 40 anni di attività di Pronto soccorso".
Lunedì, dopo qualche giorno di vacanza il dottor Cascio rientrerà al presidio di Lampedusa e sarà ascoltato dalla Procura che intanto ha disposto un’ispezione sanitaria sulla nave spagnola.

giovedì 9 maggio 2019

VOTO E VELENI ALL'AMATRICIANA




Se non tanto amati, almeno s’erano trovati e avevano lavorato assieme. Ora, vanno l’un contro l’altro armati alle prossime elezioni. Sono Filippo Palombini, già vicesindaco di Amatrice e ora “facente funzioni” di primo cittadino, e Sergio Pirozzi, il sindaco di Amatrice assurto alle cronache per la saldezza dimostrata durante il dramma del terremoto. Eletto in Regione Lazio, Pirozzi ha dovuto lasciare lo scranno più alto di Amatrice e il Comune è stato guidato dal suo vice, Palombini, appunto. Il prossimo 26 maggio, quindi, insieme alle elezioni Europee, ad Amatrice si voterà anche per eleggere il nuovo sindaco. Palombini è in campo con la sua lista civica. E, dall’altro lato, Pirozzi - riavvicinatosi nel frattempo a Fratelli d’Italia - appoggerà Antonio Fontanella, a sua volta già sindaco fra il 1995 e il 2004. 
“Amatrice per me è un obiettivo. Per altri, alla fine, è stato un mezzo”, spiega Palombini che concede giusto un momento alla polemica con Pirozzi: “non ho ritenuto positiva la creazione della “Lista dello Scarpone” (quella di Pirozzi quando si candidò Governatore del Lazio contro Zingaretti finendo solo per far perdere il centrodestra e Stefano Parisi, ndr). E Amatrice può risollevarsi solo se torna a essere l’obiettivo della politica”. 
Per questo, lo scorso primo maggio, in occasione della Festa del Lavoro, Palombini ha scritto una lettera al premier Conte: “Qui manca il lavoro. Ci erano stati promessi interventi del Governo. Invece, sono stati partoriti provvedimenti ricchi di chiacchiere e vuoti di provvedimenti per sostenere le imprese”.   

giovedì 24 gennaio 2019

STADIO; IL MINISTRO TONINELLI: "GOVERNO FARÀ IL PONTE DI TRAIANO"


“Confermo quello che ha detto Giuseppe Conte. Il ponte di Traiano è un'opera attenzionata. Se fosse necessario costruirlo questo Governo lo farà”.
Parola di Danilo Toninelli, ministro delle Infrastrutture che, intervistato da RadioRadio, ha accennato al problema della costruzione del Ponte di Traiano, croce e delizia del progetto Stadio della Roma di Tor di Valle.
In attesa della relazione finale del Politecnico di Torino che dovrà fugare i dubbi sulla mobilità del progetto così come modificato dalla Raggi e dai suoi, è sempre il Ponte di Traiano lo snodo attorno al quale si articolano tutte le questioni, politiche e tecniche.
Toninelli ha citato il premier, Giuseppe Conte, che, sempre su domanda di RadioRadio, nella conferenza stampa di fine anno con i giornalisti, aveva fatto outing, “Sono tifoso della Roma, non mi sfidi su una debolezza o una passione” e, sul Ponte, aveva detto: “Non conosco così bene il dossier, se è un asse strategico essenziale il governo non si sottrarrà dopo tutte le necessarie valutazioni”.
E, attorno al Ponte, gira di fatto anche la relazione del Politecnico di Torino che, ovviamente, il Ponte non lo cita mai (non potrebbe da contratto) ma lo rende, almeno nella relazione preliminare, il gran convitato di pietra. 
Stesso discorso anche nei due Municipi, IX e XI, che, prima del voto finale in Consiglio comunale su variante e convenzione urbanistica, dovranno esprimere un parere obbligatorio ma non vincolante sul progetto. E, i mal di pancia interni ai 5Stelle sono tutt’altro che sopiti.
Insomma, quando Conte a RadioRadio, disse: “la Giunta Raggi ha ottenuto un risultato fin qui meritorio. C'erano delle torri nel progetto iniziale, la riformulazione della giunta Raggi lo ha migliorato” forse non si è reso conto della contraddizione insita nelle sue affermazioni. Se il progetto nella versione Raggi fosse davvero stato migliorato rispetto alla versione Marino, non si spiega davvero come mai ci sia tutto questo gran dibattersi attorno all’unica vera decisione che la Raggi ha assunto: il taglio del Ponte di Traiano (e della metro) per arrivare a ridurre le cubature (le “tre torri” di Conte). Un taglio che, evidentemente, anche per il Governo tanto buono non deve essere se “l’opera è attenzionata, se è un asse strategico, questo Governo lo farà”, con il copyright misto Conte/Toninelli.
In fondo, però, l’attuale Governo del Cambiamento sta seguendo pedissequamente la strada già intrapresa dai suoi predecessori, in questo caso, due ministri Pd del Governo Gentiloni.
Fu Luca Lotti, fedelissimo di Renzi e ministro dello Sport, a sbloccare l’impasse della Conferenza di Servizi con la famosa telefonata in cui annunciò la volontà di Palazzo Chigi di realizzare il Ponte di Traiano. Un annuncio cui, poi, seguirono anche le esternazioni del collega di Lotti, Graziano Delrio, predecessore di Toninelli alle infrastrutture. Entrambi si dissero pronti a porre sulle spalle del Governo l’onere di finanziare il Ponte di Traiano. Ovviamente, all’epoca il Governo Gentiloni era in uscita e le promesse elettorali costano poco, specie se poi non si è più al governo per mantenerle. 
Oggi Conte e Toninelli, al contrario, sono all’inizio dell’avventura alla guida del Paese e le promesse potrebbero essere portate all’incasso in tempi rapidi, specialmente se la relazione finale del Politecnico di Torino non fosse tutta bella, bella, bellissima ma non si discostasse troppo dal “catastrofico” della versione preliminare. 

TONINELLI: "SE NECESSARIO, GOVERNO FARÀ PONTE DI TRAIANO"


Il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, intervistato da RadioRadio, interviene sulla vicenda dello Stadio della Roma e della costruzione del Ponte di Traiano: “Confermo quello che ha detto Giuseppe Conte. Il ponte di Traiano è un'opera attenzionata. Se fosse necessario costruirlo questo Governo lo farà”.
Il premier, Giuseppe Conte, intervenendo alla conferenza stampa di fine anno, su domanda sempre di RadioRadio in merito allo Stadio, dopo aver premesso “Sono tifoso della Roma, non mi sfidi su una debolezza o una passione”, aveva detto: “la Giunta Raggi ha ottenuto un risultato fin qui meritorio. C'era già un'interlocuzione dell'amministrazione precedente con la società Roma e con il costruttore per questo importante progetto infrastrutturale, progetti che danno sempre un valore aggiunto alla comunità. C'erano delle torri nel progetto iniziale, la riformulazione della giunta Raggi lo ha migliorato, ora è progettato secondo le più avanzate tecnologie, per come è indirizzato è anche all'avanguardia e noi siamo sensibili ai temi dell'economia circolare”. In merito alla dibattuta questione della costruzione del Ponte di Traiano, il Presidente del Consiglio aveva risposto: “Non conosco così bene il dossier, se è un asse strategico essenziale il governo non si sottrarrà dopo tutte le necessarie valutazioni”. 
Dopo Conte, quindi, anche Toninelli segue la strada già tracciata dal Pd che con i ministri Lotti e Delrio, aveva ipotizzato che il Ponte di Traiano potesse essere realizzato con soldi pubblici. 
In sostanza, perciò, per risolvere le grane create dalla Giunta Raggi e dalla sua decisione di tagliare le opere di mobilità pubblica pagate dai privati per poter giungere al taglio delle cubature concesse a compensazione, sarà il Governo a dover intervenire.


venerdì 28 dicembre 2018

STADIO; LA SUPERCAZZOLA DEL PREMIER

Intervenendo alla conferenza stampa di fine anno, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha risposto a un quesito, posto da Alessio Di Francesco, cronista di RadioRadio, in merito al progetto Stadio della Roma. 

Di seguito le dichiarazioni del Premier come battute dall'Ansa. 


Fact checking

- C'era già un'interlocuzione dell'amministrazione precedente con la società Roma e con il costruttore per questo importante progetto infrastrutturale. In realtà non era "un'interlocuzione" ma era stata approvata una delibera che sanciva il pubblico interesse alla costruzione dell'opera. 

- la riformulazione della giunta Raggi lo ha migliorato, ora è progettato secondo le più avanzate tecnologie. Aver rimosso le opere pubbliche di mobilità per giungere al taglio delle cubature può essere considerato un miglioramento solo da chi del progetto non sa assolutamente nulla. Le "avanzate tecnologie" sono rimaste esattamente le stesse sia nella versione Raggi che in quella Marino del progetto. 

- noi siamo sensibili ai temi dell'economia circolare. Cosa c'entri l'economia circolare con lo Stadio potrebbe spiegarcelo qualche sottosegretario all'Economia

- se è un asse strategico essenziale il governo non si sottrarrà dopo tutte le necessarie valutazioni. Dunque, il Ponte di Traiano potrebbe servire. 
Prima considerazione: il ponte di Traiano c'era nella versione Marino. Se dovesse essere ritenuto necessario, vuol dire che la Raggi non ha migliorato ma peggiorato il progetto. Quindi la considerazione del Premier sull'operato della Giunta Raggi va a farsi benedire. 
Seconda considerazione: già il Pd (con grande strepito di alcuni), ministri Lotti e Delrio, aveva ipotizzato che il Ponte di Traiano potesse essere realizzato con soldi pubblici. Evidentemente, il cul de sac in cui l'Amministrazione comunale ha infognato il progetto è stretto assai pure per il Governo Conte che ripropone le stesse soluzioni di prima... 


Sintesi

Era il conte Mascetti quello della supercazzola. Non il Conte premier...