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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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martedì 19 maggio 2020

"GOVERNO ASSENTE E USURAI SCATENATI"

“I nuovi casi aumentano: registriamo un incremento di “usura da Covid” del 30%”.
Luigi Ciatti, presidente dell’Ambulatorio Antiusura di Confcommercio Roma, lancia l’allarme: “la totale assenza di misure efficaci da parte del Governo sta gettando i commercianti nelle mani degli usurai e della criminalità organizzata”.

Avvocato, l’Ambulatorio Antiusura che dati sta ricevendo in queste settimane?
“Sono dati allarmanti. Noi come Ambulatorio esistiamo dal 1996, quindi sono 24 anni che i nostri radar sono attivi. Nel 2008 abbiamo avuto una prima impennata delle domande di aiuto. Ma ora, l’aumento rispetto ai mesi scorsi è del 30%”.

In pratica, l’effetto Covid sulla micro economia è un incremento dell’usura?
“Non c’è solo l’usura. Che è il primo passo. C’è il rischio che molti commercianti finiranno per svendere i loro negozi per due soldi. Se lo Stato non aiuta, se le banche hanno regole che bloccano i prestiti e i fidi, i commercianti finiscono nelle mani di chi non ti fa troppi problemi, non ti chiede mille certificati per anticiparti i soldi. Che poi, dopo poco, si riprende, magari portandosi via l’attività”.

È una critica al Governo?
“Non è fare polemica ma dobbiamo registrare decreti e norme la cui efficacia è totalmente nulla. Già si rivolgono a chi è perfettamente in regola con tutto, trascurando, quindi, una enorme parte del Paese reale. Ma la loro efficacia si è rivelata alla prova dei fatti inesistente. C’è chi deve avere ancora la cassa integrazione. C’è chi non può caricarsi di prestiti. E così l’economia non riparte”.

Cosa serve?
“Noi proponiamo innanzitutto la creazione di un “registro vendite Covid”, un registro in più nel quale ogni passaggio di proprietà, ogni variazione societaria deve essere obbligatoriamente controllata. Solo in questo modo potremo sperare di evitare che la criminalità organizzata sfrutti questa enorme voragine delle circostanze e si infiltri nel tessuto economico e sociale sano della Nazione. Ci abbiamo messo un ventennio a liberarci delle infiltrazioni dei Clan a Ostia. Non possiamo aprire nuovamente le porte”.

Un registro che può, forse, tamponare il fenomeno usura e infiltrazioni criminali ma non risolve il problema economico.
“No. È chiaro che qui c’è bisogno di soldi a fondo perduto. I contributi dello Stato non possono essere erogati come prestiti perché molte di queste piccole aziende non possono permettersi ulteriori indebitamenti. Qui abbiamo non solo chi non percepisce redditi da un trimestre ma anche chi non sa neanche se avrà ancora un lavoro”. 

sabato 16 maggio 2020

IN ARRIVO 70 PULLMAN PER RINFORZARE ATAC


Arrivano 70 pullman privati Gran Turismo come rinforzino per la flotta Atac - sono già rientrati in servizio 51 su 91 dei bus a metano ritirati pochi giorni fa per un difetto - e verranno destinati al potenziamento delle linee di superficie.
Lo ha annunciato il Campidoglio. Si tratterà di “linee express” che dovrebbero “coprire” 18mila km al giorno in più effettuando, oltre i capilinea, solo due fermate nei principali punti di scambio. 
Saranno la S01 da Ponte Mammolo a Termini (fermate Tiburtina/Portonaccio e Policlinico Metro B); la S02 da Anagnina a Termini (Colli Albani e San Giovanni Metro A e C); la S03 da Laurentina a Termini (piazza dei Navigatori e San Giovanni Metro A e C) e la S04 da Ponte Mammolo a Subaugusta (Togliatti/Prenestina e Togliatti/parco Centocelle Metro C). In una prima fare queste linee “S” saranno disponibili alle fermate solo nelle ore di punta, dalle ore 5.00 alle ore 9.00, ultima partenza.  

martedì 5 maggio 2020

FASE 2; IN POCHI SUL BUS MA TRAFFICO IN STRADA


Un riavvio della fase 2 in versione soft per il trasporto pubblico: disagi contenuti ma non c’è stato l’assalto e il collasso del sistema. 
Abbiamo girato una larga parte della città: le stazioni Ostiense e Trastevere, Largo Preneste e la Prenestina, il Verano, Vittorio Emanuele - Manzoni - San Giovanni, l’Eur, Monteverde, la Colombo, Gianicolense. 
Risultato medio: autobus in giro vuoti o quasi. Fila alla stazione metro di San Giovanni ma sostanzialmente pochissima gente alle fermate. 
Tanto traffico, invece. 
Non quello impazzito classico di Roma ma comunque sostenuto, segno evidente che i romani che ieri sono usciti hanno preferito il mezzo privato a quello pubblico.
I disagi - a parte San Giovanni dove gli addetti Atac hanno lasciato aperto, come da stress test dei giorni scorsi, un solo accesso e una sola uscita - si sono registrati sulla Roma-Lido di Ostia e nelle ore di punta anche a Tiburtina e Termini e nei nodi di scambio principali. Ma poco altro. 
Il vero banco di prova, a questo punto, dovrebbe essere il 18 maggio quando, se tutto andrà bene, riapriranno anche quasi tutti gli esercizi commerciali. Due settimane, dunque, per calibrare al meglio la riposta di Atac che, purtroppo, rimane legata a variabili - disponibilità e capienza delle vetture e regole sul distanziamento e protezioni - non sotto il controllo dell’azienda di via Prenestina.
Fatto sta che ieri l’assalto non c’è stato: magari è ancora la paura del contagio oppure la causalità degli spostamenti, cosiddetti “asistematici" o ancora la ZTL del centro ancora aperta, i romani hanno usato le auto e le moto per muoversi. E sono comparsi i quadretti abituali: doppie file ovunque e, magari impegnati a controllare le autocertificazioni, ma di pattuglie in strada praticamente neanche l’ombra. 
Code sulla Tangenziale, anche in ora non di punta: complice la potatura degli alberi all’altezza del cimitero del Verano. C’è da chiedersi perché, dopo due mesi di blocco del traffico praticamente totale, gli alberi vengano potati il giorno della (mezza) riapertura. Giardinieri che, peraltro, non vedono le aiuole: sono sepolte sotto cespugli floridi di malva e erbacce alte oramai quanto un uomo.

4 maggio - Le operazioni di potatura sulla Tangenziale, direzione San Giovanni,
all'altezza dell'uscita per Porta Maggiore-Verano 

lunedì 4 maggio 2020

I VIGILI URBANI BOCCIANO CONTE: "DECRETO POCO CHIARO E CON ERRORI"



Le perplessità sull’ultimo Decreto Conte, quello sulla Fase 2, non sono proprie solo dei giornali o delle opposizioni. Anche i vigili urbani di Roma hanno un consistente quantitativo di riserve sull’ultimo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM). Riserve messe nero su bianco insieme alle istruzioni operative inviate da Massimo Ancillotti, vicecomandante del Corpo e a capo dell’Ufficio Studi e Applicazione della Normativa, ai vertici della Polizia Locale e ai comandanti di tutti i quindici Gruppi territoriali.

LE CRITICHE ALLE NORME
Nelle 21 pagine redatte, viene più volte evidenziata e sottolineata la scarsa chiarezza delle norme emanate dal Governo: “la tecnica normativa adottata dal legislatore non eccelle per chiarezza complessiva e spesso solleva dubbi di non facile composizione”. E, ancora si invita alla “lettura del nuovo testo normativo invero particolarmente complesso (fra testo ed allegati circa 70 pagine)”, cosa che determina l’esistenza di più di una “situazione incerta” per la quale l’Ufficio Studi dei Vigili si sforza di proporre “interpretazioni per lo più ancorate ad elementi oggettivi” anche se “restano però sempre possibili errori o imperfezioni”.

NUOVO MODELLO DI AUTOCERTIFICAZIONE
Siamo alla versione 5 del modello di autocertificazione anche se, sottolineano i Vigili, “continua a poter essere utilizzato anche il precedente modello opportunamente adattato alle nuove opportunità di spostamento utilizzato”.

L’AUTOCERTIFICAZIONE SERVE ANCORA
Senza giri di parole, i Vigili riconoscono due cose: l’autocertificazione è un di più non un obbligo giuridico ma serve ancora. Scrive infatti il vicecomandante Ancillotti: “l’autodichiarazione, pur non essendo prevista da alcuna norma di diritto positivo”, ovvero non sta scritto da nessuna parte che io cittadino la debba avere, visto che può “benissimo essere sostituita dall’accertamento di una serie di elementi oggettivi che comprovano quanto asserito verbalmente dall’interessato (per fare un esempio: è un medico, sta andando in un ospedale compatibile con la sua attuale posizione ed esibisce tesserino dell’ordine), rappresenta una modalità per comprovare la situazione legittimante lo spostamento, indicata dal Ministero dell’Interno cui noi continuiamo ad adeguarci”. Insomma, non è obbligatoria, potremmo in qualche caso farne a meno, ma se c’è è meglio per tutti. 

I CONGIUNTI
E si arriva al problema congiunti: o la riservatezza degli affetti e della sessualità (elementi coperti dalla più ampia tutela della Costituzionale) va a farsi benedire oppure i controlli saranno impossibili. “Per quanto ci riguarda, l’indicazione nella autodichiarazione di uno spostamento giustificato da visita ad un congiunto, è sufficiente a legittimare lo spostamento” scrivono i vigili i quali, dopo aver passato in rassegna cosa è e cosa non è un congiunto, concludono: “al di là dei difficili tentativi di dare un significato chiaro all’espressione” congiunti si deve usare una “nozione “nuova”, più ampia, diremmo sociale, dell’espressione”.

SPORT ALL’APERTO
Oramai è noto: con il nuovo DPCM riapre alla possibilità di fare sport all’aperto, anche lontani da casa, purché si mantenga la distanza di sicurezza di un metro. Sport sì ma giocare no, quindi rimane il divieto di giocare nei parchi. 
La Polizia Locale di Roma certifica anche la differenza fra il no agli allenamenti individuali per gli sport di squadra decisi dal Governo e il sì della Regione Lazio ma “solo dal 6 maggio”.

GENITORI, FIGLI E ANIMALI DOMESTICI
Rimane la possibilità che un solo genitore possa accompagnare i figli al parco e rientra nell’attività motoria anche portare a spasso il cane o portare il proprio animale domestico dal veterinario. 

FESTE E ASSEMBRAMENTI
“La nostra attività di controllo - scrive Ancillotti ai Comandanti di Gruppo - senza ovviamente ledere l’inviolabilità del domicilio, potrà spingersi anche per reprimere situazioni di assembramento all’interno di aree condominiali o anche decisamente private. Dovrà trattarsi, in questo caso, preferibilmente di situazioni verificabili dall’esterno, attesa l’oggettiva difficoltà di accertare lo svolgimento, pur vietato, di feste (per es.: di compleanno) in aree private non visibili dall’esterno”. Poi una specifica: “per avere assembramento non è sufficiente la mera presenza contemporanea di più persone in un luogo pubblico o privato, ma occorre in concreto accertare che tra loro non sia rispettata, se del caso anche in parte, la misura di distanziamento sociale”. 

RISTORAZIONE
Restano chiusi i camion bar, ma potranno riaprire “bar, pub, ristoranti, rosticcerie, gelaterie, pasticcerie, pizzerie al taglio, paninoteche, yogurterie” ma solo da asporto. 


venerdì 1 maggio 2020

FASE 2, ATAC DRITTA VERSO IL DISASTRO




Manca poco al delirio: se non cambiano le disposizioni del Governo, Atac sarà messa letteralmente nella impossibilità di funzionare. Con le attuali indicazioni sul distanziamento di un metro, la flotta Atac che riprenderà il servizio con orari normali, sarà costretta a viaggiare praticamente vuota. 
Perché nei bus da 12 metri, ci sono circa 100 posti, fra la ventina a sedere e quelli in piedi. Ma, ad accoccolarsi sui comodissimi sedili potranno starci solo otto persone. E non molti di più quelli che potranno stare in piedi. Su 100 passeggeri teorici, se va bene, potranno entrarci una ventina di persone. Se va bene. 
In quelli da otto metri, i numeri sono ancora più irrilevanti: resteranno 4 posti a sedere e meno di una decina in piedi.
Infine, i jumbo bus, quelli da 18 metri snodabili: a sedere potranno starci fra le 12 e le 15 persone e un’altra ventina in piedi. 
Tempi di attesa, moltiplicati all’infinito. 
Capitolo metropolitana: un treno a pieno carico porta 1200 passeggeri, 200 persone per vagone. L’attuale sistema di scaglionamento degli ingressi che Atac sta sperimentando prevede 30 accessi ogni 3 minuti per evitare calca e sovrapposizione fra entrata e uscita dei passeggeri. L’Azienda immagina di far partire i treni ogni 4 accessi, quindi con 120 persone a bordo. Il dieci per cento della capienza e tempi di attesa di 14 minuti fra un treno e l’altro. 
Risultato finale: né bus né metro, ammesso che lo siano mai stati davvero, saranno convenienti in termini di tempi di attese e di percorrenza.
Per questo a Via Prenestina sperano che alla fine le misure previste dal Governo vengano modificate, almeno accettando l’idea della Regione Lazio che ha proposto (un paio di giorni fa l’assessore ai Trasporti, Mauro Alessandri) che sia consentito l’accesso alle vetture solo a chi ha la mascherina e che, quindi, bus, tram e metro possano così viaggiare a metà capienza. 
Tutto questo, però, va sempre considerato al netto del problema economico. Alla ripresa, la previsione di Atac è di impiegare l’88 per cento della flotta bus, 1300 vetture. Che, gireranno e costeranno come fossero piene ma saranno semivuote. Stesso problema per le metropolitane. In termini economici, preso il mese di gennaio 2020, ultimo disponibile, significa una perdita di biglietti per almeno 11 milioni di euro al mese. Per un’Azienda che è già in concordato fallimentare, con i conti appesi a un esile filo e con un servizio insufficiente, più che il Coronavirus è la ripresa post quarantena quella che rischia di trasformarsi nella fine. A meno che non intervenga lo Stato, aprendo i cordoni della borsa. 

SULLA FAS 2 PIANO IN ALTO MARE




La fase 2 in Campidoglio è ancora piena di incertezze: venerdì dovrebbe essere ufficializzata una bozza di programma operativo. Ma a oggi siamo ancora lontani da decisioni ufficiali. 
Fra le notizie che filtrano da Palazzo Senatorio, la possibile riapertura dei parchi. Dal 4 maggio dovrebbero riaprire Villa Borghese e Villa Doria Pamphilij. 
Quest’ultima, più propriamente, riapre: Villa Borghese non ha mai chiuso essendo priva di cancellata. A quanto si apprende, potrebbero essere usati i droni per controllare i possibili assembramenti anche se con l’erba alta che c’è potrebbero esser meglio i segugi. 
Per tappe, il Campidoglio pensa di rendere accessibili gradualmente altri spazi verdi della città, soprattutto in periferia, ma con attenzione ai controlli e a un rigoroso distanziamento. 
Per il resto, grande fase di studio un po’ su tutto, ma decisioni vere e proprie poche. 
Si studia la riapertura dei cimiteri, cerando di adattare la parte del Decreto Conte sulla Fase 2 che permette di nuovo i funerali anche se con un massimo di 15 partecipanti.
Altro studio è quello sui bambini. Da Palazzo Senatorio viene fatto sapere che il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ha inviato al Comitato Tecnico Scientifico del Governo una bozza di proposta per tenere aperti asili e scuole, come campi estivi, su due turni. Almeno in questo modo si potrà alleggerire il peso sulle famiglie visto che, con la riapertura di molte aziende molti non potranno gestire lavoro e figli. 
Studio e confronti anche per il mondo del lavoro: ieri è stata ricevuta una delegazione dei ristoratori che, secondo quanto trapela, in uno spirito cordiale e costruttivo hanno chiesto al Sindaco di farsi portavoce dell’istanza della categoria di riaprire prima della scadenza fissata dal Governo. Altrimenti il rischio fallimento di una fetta importante dell’economia romana è più che plausibile.
Sempre con le organizzazioni di categoria, il Sindaco sta studiando un possibile programma di scaglionamento degli orari di apertura degli esercizi commerciali. Al netto delle tipologie ch potranno riaprire sulla base del decreto Conte sulla Fase 2, il problema per il Comune è quello di evitare la congestione del sistema di trasporto. Quindi, l’idea è di far aprire le diverse attività in orari fra loro differenti e diluire così gli spostamenti. Anche perché già la tragedia Atac si sta apparecchiando: impossibile garantire un rientro alla già disastrata normalità con l’obbligo dei distanziamenti e, quindi, con bus e metro che dovranno per forza girare a mezzo servizio. 



martedì 28 aprile 2020

FASE 2, FUTURO DISASTRO SUI MEZZI PUBBLICI




Parole che trasudano speranze ottimistiche, quelle che Pietro Calabrese, assessore alla Mobilità, scrive sulla propria pagina facebook: “Roma si sta preparando alla Fase 2 ed è stata la prima città a fare i test sul trasporto pubblico. La nostra priorità è arrecare il minor danno possibile alla città”. Ieri secondo stress test a San Giovanni, dopo quello dei giorni scorsi che ha evidenziato come il contingentamento degli accessi in metro renda inutile prenderla per file e tempi di attesa. L’unica certezza vera, retorica a parte, di Calabrese è la “consapevolezza che l’offerta massima dell’intero sistema comunale e regionale dei trasporti è una invariante e che oltre un certo limite non si può andare, anche perché i tempi di approvvigionamento di nuovi mezzi sono necessariamente lunghi’’. Insomma, Atac questa è e c’è poco altro da fare. E quanta sarà l’ha annunciato Mauro Alessandri, assessore ai Trasporti della Regione ascoltato in Commissione alla Pisana: “Sulla base di documenti arrivati, in fase di partenza Atac in grado di implementare un sistema di riserve e potenziamento di linee tale da modulare un servizio che sarà tarato su circa 1.300 vetture, rispetto alle poco meno delle 1500 in servizio ordinario: quindi parliamo dell’88% totale di vetture”. Per Cotral sarà l’84% e per FS il 70%. E, sempre stando alla relazione Alessandri, Atac non ha personale sufficiente a garantire il controllo dell’accesso contingentato alla metro: “Il monitoraggio dei flussi passeggeri nell’atrio e in banchina, insieme al contingentamento, rende necessaria la presenza di 4/5 persone in stazioni di ridotto afflusso, con un numero che può triplicare in stazioni di scambio con maggiore afflusso. L’azienda ha dichiarato di non disporre di questo organico” a meno che non si trovino generosi finanziatori. Unica consolazione: indossando la mascherina, le vetture potranno essere riempite per metà. 

domenica 26 aprile 2020

FASE 2, TAMPONI A TUTTI MA NON AI VIGILI


In vista della fase 2, la Giunta della Regione Lazio approva una delibera proposta dall’assessore alla sanità, Alessio D'Amato, che stabilisce i parametri per i test sierologici su operatori sanitari e delle Forze dell'Ordine. Solo che nell’elenco degli inclusi - Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Vigili del Fuoco, Polizia Penitenziaria, Esercito 'Strade Sicure', Guardia di Finanza e Guardia Costiera - mancano i Vigili urbani. E, manco a dirlo, si scatena la polemica. Durissimo il comandante del Corpo di Roma, Antonio Di Maggio, che definisce “vergognoso” il provvedimento regionale e aggiunge: “È da un anno che lavoro senza percepire alcun compenso e non esiterò a destinare parte della mia pensione per far eseguire tutti i test necessari agli appartenenti al Corpo della Polizia Locale di Roma Capitale presso laboratori o strutture private. Un impegno che certificherò a breve”. Infine, ultimo affondo: “riterrò priva di credibilità qualunque smentita o promessa da parte della Regione, a meno che entro la prossima settimana non arrivi un provvedimento certo con le date dei test per tutti gli uomini e le donne della Polizia Locale”.
Toni più pacati ma la sostanza non cambia anche da parte dell’assessore al Personale del Campidoglio, Antonio De Santis: “Siamo basiti e amareggiati. I nostri agenti devono essere tutelati. Non sono lavoratori di Serie B. Sarebbe uno sgarbo molto rischioso”.
Stessa lunghezza d’onda per l’Ugl Polizia Locale, che in una nota del coordinatore romano Marco Milani, denuncia “la disparità di trattamento” parlando “schiaffo alla categoria” concludendo con un “Giudichiamo irresponsabile e deprimente questa immeritata mancanza di collaborazione, proveniente proprio dall'istituzione che dovrebbe valorizzarci e motivarci”. Di “schiaffo” parla anche il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, Fabrizio Ghera che definisce “irresponsabile e vergognosa” la delibera regionale. 
Mezza marcia indietro finale della Giunta Zingaretti: “la Regione Lazio sta predisponendo un protocollo con Anci Lazio e Upi Lazio affinché i Comuni e Province, a spese della Regione e nel rispetto delle necessarie indicazioni sanitarie, effettuino i test sierologici a tutti i componenti dei corpi di Polizia locale e provinciale della Regione Lazio”.
Un protocollo a parte, non quello per le Forze dell’Ordine, insomma: “Nella certezza che Roma Capitale riesca a mettere da parte le dinamiche burocratiche, come ben sa l'assessore competente, il piano  prevede il pieno coinvolgimento della giunta Raggi”, conclude la nota della Regione. 



sabato 25 aprile 2020

FASE 2 IN METRO? MEGLIO A PIEDI



Occorrerà ricalcolare tutti i tempi: 30 persone per volta, ogni tre minuti, potranno accedere alle banchine della metropolitana. Almeno così hanno provato ieri i tecnici di Atac: a San Giovanni, tre ore di sperimentazione per vedere come potrebbero funzionare gli accessi regolati nelle stazioni della metro. Inutile girarci intorno: code in rapidissima formazione e tempi che si allungano a dismisura. Se la metro è stata considerata fino ad oggi il sistema più veloce per trasportare un gran numero di persone insieme, con questo sistema diventa più rapido andare a piedi. Facile fare i conti: un treno trasporta 1.200 passeggeri. Al ritmo di 30 persone in ingresso ogni 3 minuti per riempirlo ci potrebbero volere due ore. 
Ieri, per circa tre ore, dalle 7 alle 10 di mattina, è stato effettuato un primo test alla stazione San Giovanni della linea A e C. All'ingresso della stazione il personale Atac controllava l'ingresso dei passeggeri mentre, per regolare i flussi, le persone sono state fatte entrare da un ingresso e uscire da un altro, così da evitare una commistione tra passeggeri in entrata e in uscita. Tra le altre misure messe in campo il posizionamento di colonnine tendi nastro, per indicare i percorsi da seguire e la chiusura del collegamento sotterraneo tra le linee A e C. Cosa quest’ultima che se ha semplificato i controlli ha anche aumentato considerevolmente. la fila.
Commentando questo test, il sindaco di Roma, Virginia Raggi, su facebook, ha scritto: “è un processo che coinvolge tutti i cittadini, perché solo insieme potremo affrontare le prossime sfide con lo stesso senso civico e la responsabilità dimostrata nei giorni più difficili dell’emergenza”; l’assessore alla Mobilità, Pietro Calabrese, ha annunciato che le prove saranno ripetute “anche nei prossimi giorni per eventualmente apportare dei correttivi”. Il vicepresidente del Consiglio comunale, Francesco Figliomeni (FDI), però lancia l’allarme: “preoccupa il fatto che non siano stati pensati dei protocolli per i disabili, nel caso specifico dei ciechi e degli ipovedenti”.
La fase 2 si preannuncia comunque complicata: bus e metro contingentate ma anche regole per i negozi particolarmente stringenti. Le misure che sono al vaglio del Governo sono basate sulla metratura dei negozi di 40 metri quadri. Un negozio con una dimensione simile può far entrare un cliente alla volta e avere due addetti. Se più piccolo, il rapporto sarà un cliente e il negoziante. Se più grande, dovranno essere previsti entrate separate dalle uscite e comunque un numero contingentato di ingressi. Quasi superfluo specificarlo: guanti e mascherine per tutto il personale. Nei negozi di vendita di generi alimentari, obbligo di guanti anche per i clienti e in fila, a parte l’abituale metro di distanza da mantenere, è comunque consigliato indossare la mascherina. Altra previsione: i negozianti dovranno dotarsi di dispenser di disinfettante da porre almeno all’ingresso del negozio e, se l’ambiente è grande, ne dovranno predisporre più di uno in angoli diversi. Ancora: la disinfezione. A parte ripulire tutto, anche filtri dei condizionatori prima di riaprire, una volta ripresa l’attività sarà necessario disinfettare gli ambienti due volte al giorno utilizzando ipoclorito di sodio o etanolo per i camerini, le maniglie le vetrine e la cassa e i bagni. 
Regole a parte per parrucchieri, barbieri e saloni di bellezza: rapporto di uno a uno fra clienti e personale, riapertura fissata, per ora, fra l’11 e il 18 maggio, disinfezione obbligatoria di tutti gli strumenti usati e, quasi certamente, un maggior numero di passaggi di disinfezione rispetto ai due degli altri negozi.