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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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mercoledì 5 giugno 2019

STADIO; IL GIOCO SPORCO DEL CAMPIDOGLIO


Non c’è stato nessun “a margine”, nessuna domanda di giornalisti. Quella di ieri – la dichiarazione del sindaco, Virginia Raggi, sulla questione Stadio di Tor di Valleera una velina che l’Ufficio Stampa del Comune ha fatto veicolare ai giornalisti.
E non è una questione per addetti ai lavori ma investe direttamente il senso delle dichiarazioni del Sindaco.

Queste le frasi di Virginia Raggi: “Il mio unico interesse è che la Roma mantenga gli impegni presi con la città: prima le opere pubbliche per i cittadini, poi il campo di calcio. Prima si uniscono via del Mare e via Ostiense, prima si interviene per potenziare la ferrovia Roma-Lido e poi si fa lo stadio. Sono le prescrizioni della conferenza dei servizi alla quale tutti si devono attenere. Basta chiacchiere. Domani è in programma un tavolo tecnico sullo stadio tra uffici del Campidoglio e società. Mi auguro che domani la Roma porti una proposta definitiva e concreta”.

LA SCORRETTEZZA DEONTOLOGICA
Far passare una velina come se fosse un a margine è una enorme scorrettezza deontologica: non c’è stato nessun giornalista a chiedere di Fiumicino o di Stadio. La dichiarazione di ieri è una precisa volontà mediatica del Sindaco. E dovrebbe assumersene la responsabilità. Anche perché un conto è rispondere a una domanda, un altro è rilasciare un comunicato. Se fosse un poliziesco in tv sarebbe la stessa differenza che passa fra un omicidio premeditato e uno preterintenzionale.

IL GIOCO SPORCO DEL COMUNE
Chiusa la questione della correttezza deontologica, esaminiamo il dettaglio delle dichiarazioni della Raggi.

  • prima le opere pubbliche per i cittadini, poi il campo di calcio
  • Domanda: quali opere pubbliche?


  • Prima si uniscono via del Mare e via Ostiense, prima si interviene per potenziare la ferrovia Roma-Lido e poi si fa lo stadio


Via del Mare/Ostiense
Nel progetto è prevista l’unificazione da Marconi a Raccordo. Ma non la creazione di un’unica sede per la strada.
Ci sono 900 metri, fra lo Stadio e Marconi, in cui la via del Mare e la Ostiense divergono, a causa della presenza di capannoni.

Il progetto entrato in Conferenza di Servizi e lì approvato prevede sì l’unificazione ma non gli espropri dei capannoni e la conseguente creazione di una strada in un’unica sede.

Perché il Campidoglio vuole questa modifica fuori Conferenza di Servizi?
Colpa del Ponte dei Congressi.

L’opera è co-finanziata: 140 milioni di euro dallo Stato e 45 milioni dal Comune. I soldi dello Stato servono per costruire il Ponte e i suoi innesti con l’Autostrada per Fiumicino e la via del Mare. Ma i 45 milioni di euro che deve mettere il Comune servono per progettare e costruire la viabilità locale del Ponte con la via del Mare.
E costerebbero molto di meno di 45 milioni se la via del Mare fosse unita su un’unica sede con la via Ostiense. Ecco perché il Comune vuole che la Roma faccia questa modifica al progetto. Una modifica che va al di là delle prescrizioni della Conferenza di Servizi.

Attenzione, poi: il Ponte dei Congressi è disperso in un limbo dal quale sembra non venire fuori. Non bastasse, il Comune i 45 milioni di euro di propria competenza non li ha e non li ha stanziati.

Quindi, il Comune sta chiedendo alla Roma il favore di modificare il progetto in vista di un Ponte che non si sa quando sarà costruito (dando per buono il se sarà costruito) e in vista di un progetto di viabilità locale che non esiste perché il Comune non ha i soldi per farlo.

Non solo. Ma la Roma ha dichiarato anche la sua disponibilità ad accettare questa modifica – che ha anche un costo stimato fra i 10 e i 20 milioni di euro – ma a condizione che il Comune completi le procedure di esproprio dei capannoni prima della fine dei lavori sulla via del Mare previsti nel progetto approvato in Conferenza di Servizi.
Il Comune, però, per procedere con gli espropri deve aspettare che Città Metropolitana adegui le proprie mappe catastali. Solo che Città Metropolitana non ha un baiocco bucato in cassa, quindi non adegua un bel niente.

Riassunto della Fiera dell’Est:
  • Città Metropolitana deve adeguare le mappe ma non ha soldi per farlo
  • Il Comune dovrebbe procedere a completare gli espropri prima dei lavori previsti sulla via del Mare/Ostiense da progetto Stadio così come approvato in Conferenza di Servizi
  • La Roma in quel caso pagherebbe di tasca propria le modifiche al progetto
  • Il tutto in vista di uno stanziamento che non c’è di 45 milioni di euro del Comune per progettare e realizzare la viabilità accessoria del Ponte dei Congressi che, al momento, è perso in qualche ufficio del Provveditorato delle Opere Pubbliche del Lazio


Invece
  • Il Comune chiede la modifica del progetto approvato in Conferenza senza che il Ponte dei Congressi ci sia, ci sia lo stanziamento dei soldi comunali per la progettazione (che non esiste) della viabilità accessoria del Ponte dei Congressi, che la Città Metropolitana abbia adeguato le proprie mappe e il Comune abbia completato gli espropri il tutto a spese della Roma.


Ovviamente, la Roma non può accettare questa formulazione voluta dal Comune visto che l’unificazione della via del Mare/Ostiense è l’unica opera di mobilità pubblica rimasta a carico del privato e inserita fra le opere di pubblico interesse votate in delibera il cui mancato completamento farebbe decadere l'intero pubblico interesse. 

Roma-Lido di Ostia
Qui la situazione è ancora più paradossale.
L’unica obbligazione rimasta in capo alla Roma così come scritto in delibera Raggi è il versamento di una quota – oggi stimata in 45 milioni di euro – che va sotto il nome di contributo costo di costruzione (CCC). 
Il CCC è la quota in contanti di oneri che chiunque costruisca deve pagare al Comune e viene calcolata in base alle cubature costruite. Normalmente, si fa una prima stima e poi si verifica alla fine delle edificazioni. Quindi la quota di 45 milioni per ora è solo la stima preliminare.
Spetta al Consiglio comunale decidere cosa fare con questa somma: si possono compare autobus, realizzare asili nido, restaurare Palazzo Senatorio, rifare l’asfalto. E non è obbligatorio che sia nel quadrante delle opere che l’hanno generata: in altri termini, il Consiglio comunale l’asilo può costruirlo a Cinecittà o a Cesano, mica per forza a Tor di Valle. I grillini hanno deciso, invece, di destinare questi 45 milioni a comprare nuovi treni da usare sulla Roma-Lido di Ostia.
In teoria, poi, il CCC potrebbe essere diluito nel tempo di validità del permesso a costruire. Il Comune, però i 45 li vuole subito: servono per fare l’appalto per comprare i treni e non è accettabile dilazionarli nel tempo. 

  • Perché la Roma non vuole darli?
  • Perché il Comune ha intenzione di legare il via libera all’apertura dello Stadio al collaudo delle opere pubbliche. 


Detta così sembra tutto bello e giusto.

In realtà è un altro tentativo di giocare sporco.
Le opere pubbliche previste nella Delibera Raggi su cui è stato legato il pubblico interesse e la cui mancata realizzazione comporterebbe la decadenza della delibera stessa e quindi l’annullamento del tutto sono:
  • Fosso del Vallerano 1
  • Fosso del Vallerano 2
  • Stazione di Tor di Valle sulla Roma-Lido
  • Ponte ciclopedonale da Magliana FS a Curva Nord
  • Parco Fluviale
  • Pontili Est e Ovest
  • Golene Est e Ovest
  • Videosorveglianza
  • Unificazione e messa in sicurezza della via del Mare/Ostiense GRA-Stadio
  • Unificazione e messa in sicurezza della via del Mare/Ostiense Stadio-Marconi


Il tutto per un totale generale di quasi 117 milioni di euro.

La versione Marino prevedeva

  • Fosso del Vallerano 1
  • Fosso del Vallerano 2
  • Stazione di Tor di Valle sulla Roma-Lido
  • Ponte ciclopedonale da Magliana FS a Curva Nord
  • Unificazione e messa in sicurezza della via del Mare/Ostiense GRA-Stadio
  • Messa in sicurezza della via del Mare/Ostiense Stadio-Marconi
  • Svincolo x complanari su Roma-Fiumicino
  • Ponte di Traiano
  • Asse di collegamento fra via del Mare e Ponte di Traiano
  • Metro B (o in subordine Roma-Lido)


Il tutto per un totale di quasi 267 milioni di euro.

Notato qualcosa?
Nella versione Raggi, quella di “#unostadiofattobene”, sono spariti gli investimenti per:
  1. Svincolo x complanari su Roma-Fiumicino
  2. Ponte di Traiano
  3. Asse di collegamento fra via del Mare e Ponte di Traiano
  4. Metro B (o in subordine Roma-Lido)


L’idea – nata grazie alla brillante intuizione di Paolo Berdini che la Raggi ha nominato assessore all’Urbanistica e che la Raggi stessa ha portato a compimento dopo l’addio dell’illustre urbanista – era quella che il Ponte dei Congressi sostituisse il Ponte di Traiano e che l’investimento della Regione Lazio sulla Roma-Lido fosse più che sufficiente alla bisogna del trasporto pubblico.
Anche perché la vulgata grillina (forte anche delle sciocchezze del Pd di era Marino) fosse che l’intervento originariamente previsto sulla Metro B (creazione di uno scambio a Eur Magliana, 2,8 km di tracciato, di cui 1,8 nuovi e 1 km già esistente, creazione di una coppia di binari a Tor di Valle affiancati a quelli della Roma-Lido) fosse tecnicamente irrealizzabile per interferenze con il deposito Magliana dove vengono ricoverati i treni per la Metro B e la Roma-Lido. 
In realtà, Atac scrisse nella sua primissima nota che questa sistemazione non era gestibile dall’azienda non che fosse tecnicamente irrealizzabile ma oramai il danno era stato fatto.
Per completezza di informazione, la Metro B avrebbe garantito: un solo tavolo (Comune-proponenti) e l’assenza della rottura di carico (chi fosse salito a Tor di Valle avrebbe proseguito direttamente sulla B potendo scendere in uno dei nodi di scambio come Piramide o Termini).
La Roma-Lido presenta invece solo problemi: tre attori al tavolo, Regione, Comune e proponenti; e la rottura di carico (chi sale a Tor di Valle poi dovrà comunque cambiare per salire sulla B a Eur Magliana, San Paolo Basilica o Piramide).

Ora, tornando alla domanda, perché la Roma non vuole assentire alle richieste del Comune?
Perché, come le parole della Raggi dimostrano (“, prima si interviene per potenziare la ferrovia Roma-Lido e poi si fa lo stadio”), il Comune dopo aver tolto le opere di mobilità dal novero di quelle di pubblico interesse a carico del proponente, vuole subordinare l’apertura dello Stadio alla conclusione dei lavori sulla Roma-Lido. Cosa che è di competenza di un ente terzo, la Regione, rispetto a Comune e proponenti. Ente terzo che non può offrire nessun tipo di garanzie sui tempi di realizzazione dell’opera e che, per altro, non è invitata neanche al tavolo delle trattative sulla Convenzione.


Insomma, prima i grillini hanno stravolto il progetto Marino, togliendo le opere di mobilità da quelle del pubblico interesse a carico del proponente e propedeutiche all’apertura dello Stadio, e ora stanno cercando di reintrodurre solo la parte vincolistica, senza pagare il pegno (le cubature).

O, ancora: la pretesa – inserita nella delibera Marino e rimasta invariata in quella Raggi – che il 50% dei tifosi possa arrivare allo Stadio con il TPL aveva un fondamento nella versione Marino proprio perché sarebbe stata la Roma a costruire queste opere come general contractor, assumendosi quindi una responsabilità verso il pubblico. Ma nella versione Raggi, a parte la formulazione blabla, la cancellazione del ruolo della Roma come general contractor sottrae le opere di mobilità al controllo della Roma e quindi non si può giuridicamente vincolare l’apertura dello Stadio al completamento di opere progettate, gestite, finanziate e realizzate da enti terzi.

CONCLUSIONE: UN GIOCO DAVVERO SPORCO
Tutto questo, quindi, carte alla mano, dimostra che in Campidoglio, per l’ennesima volta, si gioca una partita sporca sulla pelle dei tifosi della Roma da una parte e sui malpancisti grillini dall’altra.
La diffusione di una velina spacciata per una risposta data dal Sindaco a margine di un evento, è un modo al limite del politicamente mafioso per far passare un messaggio.
Messaggio di stile puro e duro, molto grillino, alla vigilia di una riunione che potrebbe risultare decisiva: da un lato si cerca di mettere la Roma nell’angolo, approfittando in modo quanto meno meschino di una stagione sportivamente deludente e della relativa contestazone di parte della tifoseria. Dall’altro, di mandare un messaggio al popolino grillino del “no” e a quei consiglieri comunali che, approfittando della vicenda Stadio, hanno messo sotto accusa l’intera gestione Raggi e entourage del Campidoglio.

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