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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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Visualizzazione post con etichetta Matteo Salvini. Mostra tutti i post
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giovedì 17 settembre 2020

SU LA BARBUTA ALTRO SPOT ELETTORALE DELLA RAGGI







Annunci che vanno avanti da quando era ministro dell’Interno Matteo Salvini e che, ciclicamente, si ripetono sui social del sindaco di Roma, Virginia Raggi. Ieri è stato il turno del campo rom La Barbuta, quello a fianco dell’ippodromo di Capannelle e a un tiro di schioppo dall’aeroporto e dal Comune di Ciampino.
“Avanti con superamento campo rom Barbuta, che nei prossimi mesi verra' chiuso. In corso abbattimento di 27 baracche abusive. Nostra via è coniugare legalità e inclusione. Diritti a chi rispetta le regole, lavora e manda i figli a scuola. Nessuna tolleranza per chi viola la legge”, scrive su twitter il Sindaco con piglio sceriffesco. 
“Possiamo annunciare in maniera molto netta che finalmente a Roma saranno superati i campi rom” diceva nel lontano maggio 2017 la stessa Raggi presentando il “Piano Rom”, aggiungendo: “Iniziamo chiaramente con due campi, La Barbuta e Monachina, nel frattempo negli altri verranno avviati dei progetti con i Municipi”. 
Da quel giorno, sono passati tre anni, tre mesi e 20 giorni: La Barbuta sta ancora lì, come Monachina. Ad aprile 2018, parlando all’AdnKronos, il delegato alla sicurezza del Campidoglio, Marco Cardilli, parlava di una delibera in via di definizione per il superamento dei campi rom.
Altro anno di attesa, e a marzo 2019 invece del superamento con l’inclusione auspicata dalle varie associazioni di volontariato, arriva l’esercito al campo di via Salviati. E al Viminale c’era ancora Matteo Salvini.
Altri sei mesi e a settembre dello scorso anno - 365 giorni fa quasi esatti - la Raggi annuncia l’assegnazione di case a 100 rom residenti a La Barbuta con tanto di nuovo annuncio sullo smantellamento del campo per l’inizio di quest’anno con tanto di smantellamento di 10 container abitativi sui 98 esistenti e le ruspe pronte a demolire baracche e burattini. 
Gennaio 2020 è bello e passato e baracche e burattini sono ancora lì. Dopo che a inizio agosto una serie di incendi avevano semi distrutto il campo rom del Foro Italico e un autodemolitore nei pressi mandando in tilt per il denso fumo nero tutto il quadrante nord di Roma, al momento dello sgombero della struttura, il Campidoglio aveva annunciato il calendario dei successivi interventi: Monachina (sì, ancora Monachina) il 20 agosto e Castel Romano il 10 settembre. Lo sgombero di Monachina è scomparso dai radar e quello di Castel Romano va (forse) a fine mese, continuando così ad alimentare ancora per un po’ la campagna elettorale con l’annuncite.




giovedì 9 luglio 2020

STADIO, CORSA CONTRO IL TEMPO DELLA RAGGI


La foto con la prima pietra dello Stadio della Roma potrebbe farla il nuovo Sindaco se la Raggi e i suoi non si sbrigano: le elezioni per eleggere il successore di Virginia a Palazzo Senatorio sono a giugno 2021 e se il Sindaco e i 5Stelle intendono realmente utilizzare lo Stadio come oggetto di campagna elettorale, il tempo è davvero minimo. 
In attesa che i consiglieri comunali 5Stelle, dopo 4 anni di governo della città e un numero elevatissimo di incontri tecnico/politici, decidano, forse lunedì, di dare il via libera politico per portare alla votazione finale il progetto Stadio della Roma, piovono dichiarazioni politiche, dal Pd a Salvini a Fassina, e si può iniziare a tracciare un potenziale cronoprogramma.
In Campidoglio “gira” un timing minimo/massimo: quello ottimistico è di portare in Giunta la delibera Stadio intorno al 10 agosto per poi farle iniziare, alla ripresa dei lavori, l’iter nelle cinque commissioni consiliari (Urbanistica, Lavori pubblici, Mobilità, Ambiente e Commercio) e nel IX Municipio per l’espressione dei pareri obbligatori ma non vincolanti. Quindi, dopo un breve riepilogo delle carte in Giunta, la calendarizzazione del voto in Aula. La velocità dei passaggi intermedi è un elemento fondamentale: possono bastare pochi giorni se le Commissioni lavorano a spron battuto. In questo caso, il voto potrebbe esserci nella prima metà di settembre. 
Il timing meno ottimistico e molto legato alle fibrillazioni interne dei 5Stelle, invece, prevede che tutto l’iter descritto termini con il voto finale a fine novembre. Oltre è poco pratico andare, visto che a dicembre inizia la sessione di bilancio. 
Intano iniziano i posizionamenti delle forze politiche: il Pd, prima schierato su un “no” oltranzista, ora apre timidamente la porta. “Prima leggeremo attentamente tutte le carte, poi, se le prescrizioni della Regione saranno state tutte accolte, valuteremo”, dice il capogruppo Dem in Campidoglio, Giulio Pelonzi al programma "Gli Inascoltabili" su NSL Radio e TV. Ancor più importante la posizione di Matteo Salvini che, pur rimandando la decisione al gruppo in Aula Giulio Cesare, ha detto: “Io tifo perché ci sia uno stadio nuovo e spero che si sblocchi”. Contrario, come al solito, Stefano Fassina che parla di “un’altra incompiuta in arrivo” e che chiede ai 5Stelle di impegnarsi “insieme per bloccare l’ennesima speculazione su Roma”.

mercoledì 5 febbraio 2020

SCIOPERO BIANCO. FERMA LA TERMINI-CENTOCELLE



Ennesima giornata di passione per gli utenti del trasporto pubblico: alle 5.30 della mattina la ferrovia Termini-Giardinetti, il “trenino giallo”, rimane ferma. 
Su 48 macchinisti - farà sapere con serafica calma Atac a mezzogiorno - 5 erano di riposo, 6 in servizio e 37 hanno spedito una serie di giustificativi dell’assenza: chi, in 3, è andato a donare il sangue (guadagnando per legge il diritto a un giorno di riposo), chi, in 6, per assistere i figli malati; in 15 con l’assistenza a parenti disabili (legge 104) e 13 con certificato medico. Non ha girato neanche un treno fino alle 18.40 quando sono ripresi i collegamenti da Centocelle (alle 19.10 da Termini) ma con frequenze da terzo mondo, un treno ogni 20 minuti. Il potenziamento della linea bus 105 si è concretizzato in 8 vetture in totale nelle ore di punta e in 4 in quelle "di morbida". Un ennesimo inedito nella Roma a 5Stelle. Con l’abituale flemma, Atac "ha immediatamente attivato tutti i controlli previsti nei confronti del personale di macchina e, nello scusarsi con i passeggeri per il disservizio, assicura che farà tutto quanto è consentito dall'ordinamento per sanzionare eventuali comportamenti che dovessero risultare non coerenti con quanto previsto da leggi e regolamenti”. Intanto, però, insieme al trenino fermo, anche mezza rete tram va in tilt: 3, 8 e 14 subiscono sospensioni e bus navette.
Alla base di quello che pare essere a tutti gli effetti una protesta sindacale c’è un problema molto sentito dai lavoratori, quello della trasformazione della Termini-Giardinetti da ferrovia in tram. In sintesi, sul “trenino giallo” lavorano macchinisti come sulle metro, con abilitazioni specifiche e contratto ferrovieri. Per guidare un tram, altro contratto e diverse abilitazioni. Nei progetti del Campidoglio c’è l’acquisizione della linea (oggi di proprietà della Regione) con la sua trasformazione in linea tranviaria, nuovi capilinea a Termini/Giolitti e a Tor Vergata, nuove vetture tram con livrea gialla e 9 fermate nuove di zecca. Il che, però, per i conducenti del trenino giallo significa una dequalificazione e una perdita di soldi in busta paga visto che i posti da macchinista ci sono solo sulle metropolitane e sono tutti pieni. 
Solito circo di polemiche: l’assessore ai Trasporti, Pietro Calabrese, coccola un po’ i macchinisti “non può essere soltanto una responsabilità dei lavoratori” e Salvini attacca la Raggi “fallimento del sindaco più incapace della storia della Capitale”.


venerdì 22 novembre 2019

RIFIUTI; NUOVA LITE RAGGI-ZINGARETTI


Fra il sindaco di Roma, Virginia Raggi, e il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, volano, ancora una volta, i rifiuti. La Raggi (“trova una discarica alternativa a Colleferro”) spedisce un ultimatum a Zingaretti che le risponde per le rime (“spetta a te farlo”). Il Ministro Costa cerca di fare da paciere e finisce per fare il Pilato. E Salvini che fa la parte dello statista rispetto ai due galletti nel pollaio. La pax governativa è finita. 
La discarica di Colleferro, gestita dalla società di proprietà della Regione, Lazio Ambiente, è chiusa. Pochi giorni fa un tragico incidente nella discarica è costato la vita a un operaio. Da quel momento il sito è chiuso. Già nei giorni scorsi Ama aveva specificato in una nota che senza quel sito, 1.100 tonnellate di rifiuti sarebbero rimasti in strada. La Raggi, quindi, scrive a Zingaretti intimandogli di “indicare senza indugio e non oltre la data” di ieri “un sito alternativo" dove spedire le 1.100 tonnellate di rifiuti assorbite da Colleferro. A stretto giro, replica Zingaretti: “La competenza a individuare un sito alternativo di conferimento per le 1000 tonnellate/giorno conferite nel sito di Colleferro è di piena responsabilità della Sua amministrazione”.
Aggiunta: “la Regione sta intervenendo nel ripristinare, seppur per il lasso temporale rimasto, il funzionamento dell'impianto di Colleferro che richiederà comunque 3/4 giorni”. 
Perché un dato è certo: l’incidente mortale nella discarica ha solo regalato ai romani l’antipasto di ciò che potrebbe succedere dal prossimo 1 gennaio quando la discarica di Colleferro chiuderà definitivamente. 
La situazione già oggi è al limite della catastrofe: Rida Ambiente, la società di Aprilia che accoglie 4mila tonnellate a settimana di rifiuti romani nel suo impianto di Trattamento Meccanico Biologico (i cui scarti di lavorazione finiscono nella discarica di Colleferro) chiude alla mondezza romana “fino a nuova comunicazione”.
In mezzo a questo irresponsabile gioco del cerino sulla pelle dei romani fra la Raggi e Zingaretti (con i rispettivi partiti a fare il tifo) risulta al limite dell’evanescenza la figura del ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, che non trova nulla di meglio che scrivere: ”bisogna lavorare tutti insieme, abbassando i toni e alzando il livello di collaborazione”.
La Lega in Regione attacca: “Daniele Fortini (già alla guida di Ama rimosso dalla Raggi, poi alla guida di Lazio Ambiente, ndr) scappa: ha risposto al bando per il Consiglio di Amministrazione della partecipata Asia (l’Ama del Comune di Napoli, ndr) dove è stato amministratore delegato e è stato nominato consigliere di Asia dal sindaco Luigi De Magistris”, dice il capogruppo Angelo Tripodi. 
In questo quadro di nanismo, finisce per giganteggiare Matteo Salvini: “Mentre Raggi e Zingaretti anche oggi litigano, Roma rischia l'ennesima emergenza rifiuti. Basta, non se ne può più! Giovedì 28 novembre alle 18, al Teatro Italia di via Bari a Roma, ci sarà la prima grande assemblea cittadina con cui la Lega si prepara a mandare a casa Raggi e Zingaretti e a dare un futuro migliore ai cittadini di Roma e del Lazio".


giovedì 31 ottobre 2019

SALVINI A TOR PIGNATTARA


Nuova tappa romana per Matteo Salvini oramai lanciato in una lunghissima campagna elettorale su Roma. Dopo il mercato dell’Appio Latino, ieri il leader della Lega ha fatto un tour fra i banchi del mercato di Tor Pignattara: selfie, chiacchierate, zucche, caffè, strette di mano e il solito strale quotidiano verso il sindaco di Roma, Virginia Raggi. “Ci siamo impegnati a girare tutte le settimane un quartiere di Roma, soprattutto partendo dalle periferie, perché è una città che il Comune ha dimenticato: è sporca, caotica, insicura. Abbiamo raccolto già 25mila firme solo tra i residenti di Roma. So che il sindaco oggi non è molto lontano da qui, sarà una coincidenza… Non promettiamo miracoli ma penso che questo sindaco è del tutto incapace, inadatto e da mandare a casa il prima possibile”.

E LA RAGGI RIPRESENTA I BUS TURCHI


A servire l’area del Prenestino arriveranno 15 vetture che il sindaco di Roma, Virginia Raggi - insieme all’assessore ai Trasporti, Pietro Calabrese, e al presidente di Atac, Paolo Simioni - ha presentato ieri mattina a piazza Malatesta.  
E, presentandoli, ha ancora una volta confermato il piano della comunicazione dei grillini: attaccare a testa bassa Matteo Salvini che ricambia. Al netto degli scivoloni mediatici - come sbagliare l’account aziendale di Atac confondendo quello vero (@infoatac) con quello di un’associazione contro il crimine di Atlanta (@atac) o collocare piazza Roberto Malatesta a Tor Pignattara invece che al Prenestino-Labicano o, al massimo, al Pigneto - quella di ieri per la Raggi è stata la passerella numero 10 di ri-presentazione dei bus provenienti dalla commessa Consip in Turchia. I famosi 227 che, magicamente, nella narrazione del sindaco sono diventati 400 subito e 700 per il prossimo anno. Un po’ come quando, a una kermesse di un paio d’anni fa dei 5Stelle a Roma, la Raggi annunciò l’arrivo immediato di 600 nuovi bus. Mai visti. Ieri, a piazza Malatesta a far da cornice al Sindaco c’erano 5 vetture: una sola di nuova rilevazione (la 2460). Le altre - 2461, 2462, 2463 e 2464 - già in servizio da qualche giorno sulle linee 309, 451 e 508 e, quindi, ancora una volta sottratte all’utenza per consentire lo spot di un’Amministrazione ridotta a presentare continuativamente gli stessi bus e a propagandare come eccezionale successo tre macchinette mangiaplastica installate da un’azienda privata. 
I nuovi mezzi, tutti a metano, fanno parte dei 227 bus turchi comprati su Consip, fornitura che include 91 vetture a metano. 
Neanche finita la presentazione - con Salvini in giro al mercato di Tor Pignattara - e la Raggi attacca su twitter: “Mentre Salvini chiacchiera io a Roma ho messo in circolazione 400 nuovi bus. Entro il 2021 ce ne saranno 700”. 

domenica 18 agosto 2019

LAMPEDUSA, IL CAPO DELL’EQUIPE MEDICA: “MICA M’INVENTO LE MALATTIE”



Stanno bene o stanno davvero male i migranti a bordo della nave spagnola Open Arms? Secondo il medico che guida il presidio sanitario di Lampedusa, Francesco Cascio, i migranti stanno “benissimo” tranne una ragazza “con un’otite”. Per i medici volontari a bordo dell’imbarcazione spagnola erano così gravi da dover essere sbarcati rapidamente, ben prima che Salvini si arrendesse al volere del premier, Giuseppe Conte.
L’accusa - formulata in modo capzioso - è che Francesco Cascio, il medico di Lampedusa, sia un uomo di destra, essendo stato deputato di lungo corso sia alla Camera che all’Assemblea regionale siciliana prima per Forza Italia e poi per l’NCD di Angelino Alfano. L’assioma, quindi, nemmeno troppo velatamente insinuato, è che la sua diagnosi (“stanno bene”) sia una sorta di “diagnosi politica”, un po’ come i 6 o i 18 politici del ‘68 nei licei e nelle università.
E la questione è molto più complessa di quanto appaia in prima battuta: perché le condizioni sanitarie dei migranti a bordo delle navi delle ONG sono da sempre state utilizzate per spiegare la necessità e l’urgenza dello sbarco, anche forzando le disposizioni delle legittime autorità nazionali. E strumentalizzate: tanto da chi spinge per lo sbarco, quanto da chi lo sbarco lo contesta. Quasi superfluo ricordare i casi, ad esempio, di Carola Rackete e della sua situazione “disperata a bordo” o di quel mondo che fa girare foto palesemente taroccate come l’ultima, quella di una festa a Londra con ragazzi di colore muscolosi spacciati falsamente per migranti scesi dalle navi.
La prossima settimana, il dottor Cascio sarà sentito dalla Procura a proposito della sua dichiarazione sullo stato di buona salute dei primi 13 migranti sbarcati dalla Open Arms. “Mi fido dei miei medici, i referti sono chiari”, risponde Cascio alle agenzie. “Non so cosa sia successo: se a bordo di Open Arms ci sono naufraghi con le patologie descritte nella relazione dal Corpo Italiano di Soccordo dell’Ordine di Malta (Cisom) - scabbia, emorragia vaginale; ndr -  non sono gli stessi che sono stati fatti sbarcare, perché le loro condizioni erano buone, tranne un caso di otite facilmente curabile”. E alle insinuazioni di diagnosi politiche, Cascio replica: “Se c'è qualche cretino che pensa che io possa fare falsificare un referto o è un cretino o è in malafede. È da pazzi pensare che io possa avere detto che i migranti visitati stanno bene solo per fare una marchetta a Salvini. Io sono un medico, innanzitutto, e parlo con i referti. Se su tredici migranti visitati, che secondo alcuni medici Cisom erano gravi, solo una giovane aveva una otite, cosa posso farci io? Mica posso inventare malattie che non esistono. Vorrei solo sottolineare che io sulla nave non ci sono stato. I medici neppure”, aggiunge, spiegando che i 13 migranti visitati e che “stanno benissimo” sono i primi fatti scendere dalla Open Arms proprio per motivi sanitari. “Io mi sono limitato solo a dire che le persone visitate stavano bene, nient'altro. Io non ho fatto affermazioni politiche o filosofiche - aggiunge - ho solo risposto citando referti dei miei due medici di cui uno con 40 anni di attività di Pronto soccorso".
Lunedì, dopo qualche giorno di vacanza il dottor Cascio rientrerà al presidio di Lampedusa e sarà ascoltato dalla Procura che intanto ha disposto un’ispezione sanitaria sulla nave spagnola.

venerdì 5 luglio 2019

ROMA AFFOGA NELLA MONDEZZA, RAGGI E ZINGARETTI LITIGANO


Rifiuti ancora in strada, ennesima querelle fra il sindaco di Roma, Virginia Raggi, e il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, con il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che si inserisce nel caos bacchettando i due litiganti. Questa è la sintesi della ennesima giornata di passione sulle strade cittadine. Mentre una infinità di zone della città lamentano una situazione catastrofica per la quantità di rifiuti ammucchiati intorno ai cassonetti, Raggi e Zingaretti continuano a scambiarsi colpi di sciabola. 
Parte la Raggi: “Sono le 15.30 del 4 Luglio e siamo ancora in attesa che la Regione Lazio firmi un'ordinanza, ossia quel documento che consente ad Ama di trovare degli impianti dove portare i rifiuti. In altri termini i camion di Ama girano per la città, raccolgono i rifiuti che riescono a portare da qualche parte e il grosso rimane in terra perché materialmente non sappiamo dove portare i rifiuti. Questa situazione è così dall'inizio di giugno quando si è rotto un impianto ed è andato in manutenzione un altro, la Regione poteva intervenire un mese fa, ha invece dovuto attendere il sollecito del ministro Costa e oggi ancora non emette questa ordinanza. Siamo in attesa. È evidente che i rifiuti in terra non sono una priorità per la Regione Lazio”. 
Risponde prima l’assessore regionale ai Rifiuti, Massimiliano Valeriani: “Gli impianti che stanno salvando da mesi la città di Roma dall’emergenza rifiuti sono sempre gli stessi e si trovano fuori dalla Capitale: Aprilia, Frosinone, Castelforte, Pomezia e Viterbo. La sindaca Raggi dimostra ancora una volta la sua totale mancanza di collaborazione istituzionale e di rispetto verso intere comunità del Lazio, che stanno aiutando da tempo Roma a dispetto dei disastri portarti avanti dalla giunta capitolina. Stia tranquilla la sindaca, l’ordinanza che attende con impazienza indicherà dettagliatamente quelle misure che la sua amministrazione avrebbe dovuto fare da mesi e che non ha mai realizzato”. 
Poi, Zingaretti: “Dopo aver letto le sue dichiarazioni di oggi, mi domando se Raggi non provi un po’ di vergogna per la sua arroganza. Ha ridotto la città più bella del mondo in un disastro e su ogni problema fa lo scaricabarile non assumendosi mai le sue responsabilità. Sta spargendo i rifiuti di Roma in tutto il Lazio, in molte Regioni italiane e addirittura in diversi Paesi europei. Ovviamente con i soldi dei cittadini romani. Invece di dire grazie per la collaborazione degli abitanti e dei Sindaci dei Comuni e chiedere scusa, accusa e straparla. Domani, attivando i poteri sostitutivi con un'ordinanza, cominciamo a rimettere le cose a posto”.
E a Salvini non pare vero di poterli menare tutti insieme: “Non siamo interessati alle polemiche ma vogliamo risolvere i problemi e tutelare la salute dei romani. Se nel Lazio, per smaltire i rifiuti della Capitale, ci sono solo tre impianti funzionanti (di cui due a scartamento ridotto) e due discariche quasi sature c’è qualcuno che - in Regione Lazio e in Campidoglio - ha dormito e non si è mosso per tempo”.


giovedì 6 settembre 2018

LA RAGGI IMPONE GLI SGOMBERI SOFT


Da una parte la ruspa e la volontà di risolvere rapidamente il nodo delle occupazioni illegali. Dall’altra, l’approccio soft. Uno è Matteo Salvini, ministro dell’Interno. L’altro, l’approccio soft, è quello scelto da Virginia Raggi che dopo le tensioni interne alla sua maggioranza su svariati temi - l’ultimo è la figuraccia sulla delibera Ecopass ritirata - non può permettersi di entrare in rotta di collisione con gli esponenti più a sinistra della sua Giunta che, sulla questione sgomberi, hanno già più volte tirato il freno a mano.
Perciò, nella mattinata di ieri, al Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza, tenutosi in Prefettura con la presenza della Raggi, si è scelto per l’opzione morbida. Secondo quanto trapelato, sarebbero una quindicina gli immobili occupati da sgomberare con una certa premura, occupazioni sparpagliate su tutto il territorio cittadino, centro e periferia. Tra i primi edifici ad essere sgomberati dovrebbe esserci quello di via Raffaele Costi, a Tor Cervara, occupato da circa 200 stranieri e uno in via Carlo Felice, a due passi dalla basilica di San Giovanni, al centro della Capitale. Poi si dovrebbe procedere con lo sgombero dell'ex fabbrica di penicillina su via Tiburtina a San Basilio, abbandonata da anni e dove vivono circa 500 nordafricani. Nella lista anche un edificio in via del Policlinico, uno a Torrevecchia e occupazioni su Tuscolana e Collatina. 
“Non possiamo dimenticare che ci sono situazioni in cui le condizioni igieniche e sanitarie richiedono un intervento rapidi”, ha detto la Raggi dopo la riunione del Comitato. “Ci sono poi altre situazioni in cui gli stabili sono pericolanti e le persone che sono all'interno vanno messe in sicurezza. In più abbiamo anche situazioni in cui esistono provvedimenti dell'autorità giudiziaria. Ci sono diversi approfondimenti su alcuni immobili, alcune situazioni sono estremamente delicate, perché stiamo parlando di persone, dobbiamo esaminare bene tutte le situazioni, caso per caso”. 
Poi, sulla circolare Salvini, la Raggi ripropone il ritornello dell’approfondimento: “Abbiamo attuato uno studio di questa nuova direttiva che proseguirà nelle prossime settimane. Sicuramente ci sarà un coinvolgimento attivo della Regione”. Insomma, tutto un prender tempo, approfondire e studiare: “La lista di priorità l'abbiamo stilata insieme alla Prefettura già a gennaio di quest’anno, individuando le modalità con cui coniugare le esigenze di legalità e di tutela dei proprietari con quelle del rispetto dei diritti della persona. Assieme alla Prefettura stiamo attuando questa modalità soft che consenta appunto di tenere insieme queste due esigenze”.
E se la Raggi smussa, ammorbidisce, rallenta, dall’altro lato ci si attrezza per le barricate: il Movimento per il diritto all’abitare annuncia l’autunno caldo. “Assumendo totalmente il punto di vista delle grandi proprietà immobiliari e della rendita, l'attuale vice premier leghista spinge verso una forte accelerazione senza soluzioni per procedere agli sgomberi degli stabili occupati per necessità. Intendiamo esercitare il nostro diritto alla legittima difesa con ogni mezzo necessario e il 10 ottobre sarà la giornata di mobilitazione nazionale contro gli sfratti e gli sgomberi”. Stessa lunghezza d’onda per il sindacato Asia-Usb: “la "Circolare accelera sgomberi” è un atto che preannuncia una guerra senza confini a chi, a causa dell’assenza di una politica pubblica per la casa, ha trovato ricovero in palazzi - pubblici o privati - vuoti. La politica degli sgomberi, senza soluzioni alternative, è una scelta irresponsabile che mira ad alimentare la guerra ai poveri”.


venerdì 27 luglio 2018

SGOMBERATO IL RIVER. MA NELLA NOTTE I ROM RITORNANO




Camping River doveva esser chiuso. E così è stato. Anche se con una coda violenta con il tentativo, in serata, di alcuni nomadi di rientrare nella struttura, sfondando il cancello e aggredendo i Vigili di guardia.
Andiamo per ordine. Quella di ieri è stata una mattinata intensa per i Vigili Urbani di Roma. Alle 6 iniziano ad arrivare gli agenti: almeno 250 uomini con una centinaio di macchine e tre o quattro furgoni. 
Il Camping River è situato alla fine di una stradina, via della Tenuta Piccirilli, larga giusto per due macchine e lunga un chilometro dalla via Tiberina. Dentro ci vivevano circa 300 persone scese, poi, dopo un primo sgombero, a 150 unità.
Le condizioni igienico sanitarie sono insostenibili e gli occupanti devono sgomberare. Su istanza dell’Associazione 21 Luglio, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo aveva inviato una richiesta di sospensione dello sgombero fino a oggi, venerdì 27, e chiarimenti sulla sistemazione degli occupanti. 
Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, era stato chiaro: “A me interessa che la legalità, a prescindere dalle lettere delle Corti, venga ripristinata. Mi pare che il Comune abbia risposto in meno di 24 ore alle richieste della Corte. Non sarà Strasburgo a bloccare il ripristino della legalità e il Sindaco mi ha assicurato che le soluzioni alternative previste per norma sono garantite sempre a tutti. Poi se qualcuno non le accetta è altro paio di maniche…”.
Burocrazia europea che, alla fine, benedice lo sgombero. Arriva a fine pomeriggio l’ok della Corte Europea dei Diritti Umani: “La Corte europea dei diritti umani ha deciso che l'Italia può sgomberare i tre abitanti del Camping River che si erano rivolti a Strasburgo chiedendo di fermare la loro evacuazione dal campo, viste le loro condizioni di salute. La decisione, afferma la Corte, è frutto delle informazioni ricevute dal governo e dal legale dei tre circa l'offerta di alloggio presso le strutture della Croce Rossa. Offerta che è stata accettata dai tre”.


Torniamo allo sgombero: poco prima delle 7, il comandante generale del Corpo, Antonio Di Maggio, con alcuni dei suoi ufficiali e i funzionari della Sala Operativa sociale del Campidoglio entra nel Camping per avviare l’ultima trattativa: offrire assistenza alloggiativa e ottenere in cambio uno sgombero volontario. 

Chi scrive è rimasto, unico cronista presente, a venti metri dall’ingresso del Camping sin da prima che arrivassero le prime pattuglie di Vigili, potendo quindi seguire l’andamento generale delle operazioni da una postazione privilegiata.

Dopo la mediazione iniziale, gli agenti entrano in forze nel Camping e inizia lo sgombero che procede per almeno un paio d’ore senza particolari tensioni. Prima 5, poi una decina, alla fine saranno fra 20 e 30 le persone che hanno deciso di accettare l’offerta alloggiativa del Comune: andranno ad essere assistiti dalla Croce Rossa in via Ramazzini, al Portuense. 
Verso le 11 e trenta la Questura e i Vigili decidono che la stampa può avvicinarsi. Fino a quel momento, i cronisti erano stati tenuti lontani per evitare che la loro presenza potesse far crescere il livello della tensione. Appena arrivano le telecamere, infatti, partono i cori “razzisti, razzisti”, “vergogna, vergogna”. E partono le accuse: “trattati come animali”, “non sappiamo dove andare”, “siamo italiani”, “hanno messo le mani addosso e usato lo spray al peperoncino”. 











A queste accuse replica il comandante dei Vigili, Di Maggio: “Tutto si è svolto nella massima regolarità. Nessun uso di spray, manganelli, pistole”. Qualcuno fra Vigili, Carabinieri, Polizia, volontari della protezione animali, veterinari della Asl, funzionari comunali, diplomatici presenti se ne sarebbe accorto.


La coda arriva in serata: verso le 20 una cinquantina di nomadi che non aveva accettato l’assistenza alloggiativa  tenta di rientrare. Il cancello esterno viene sfondato e i venti Vigili di presidio vengono attaccati. Un Vigile viene colpito al volto da un mattone lanciato da una nomade e, ferito a un occhio, è stato ricoverato al Sant’Andrea. Il Sindaco è stato immediatamente informato dell’accaduto dal comandante generale del Corpo, Antonio Di Maggio, che dice: “Questi sono soggetti particolarmente violenti nei confronti degli agenti e devono essere immediatamente allontanate. Esprimo vicinanza e solidarietà al collega aggredito”. 




giovedì 26 luglio 2018

CAMPING RIVER - LA CRONACA DELLO SGOMBERO

Via allo sgombero del Camping River a Roma. 
Poco dopo le 7 del mattino è arrivato lo schiaffo di Matteo Salvini all'Europa che aveva chiesto di sospendere fino a venerdì la decisione del Campidoglio di sgomberare l'insediamento dei nomadi sulla Tiberina. Pochi minuti prima delle sette i vigili urbani, guidati direttamente dal comandante, Antonio Di Maggio, si sono presentati in gran numero al River per mettere i sigilli alla struttura una volta per tutte e liberarla dagli occupanti abusivi e illegali. 
Carabinieri e Polizia al momento in cui scriviamo sono nelle retrovie, in attesa di intervenire qualora salisse la tensione.

Centinaia di uomini impegnati in un'operazione che farà discutere anche perché, mentre lo sgombero sta avendo luogo, alcuni rom hanno contattato le associazioni e gli avvocati che hanno ottenuto la richiesta di stop direttamente dalla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo. 

Proprio ieri al vertice per la sicurezza con il sindaco di Roma, Virginia Raggi, il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, aveva detto: "Non sarà la Corte europea di Strasburgo a bloccare la soluzione di un problema di ordine pubblico".


Ecco la cronaca di chi ha seguito, unico cronista presente a venti metri di distanza dall'ingresso del Camping, tutte le operazioni sin dall'inizio. 

ORE 4.50
Arrivo al Camping. Sono presenti due vetture della Polizia locale di Roma Capitale: sono i Vigili Urbani che hanno svolto il turno di notte di controllo al campo.

ORE 5.40
Esce un furgone. I Vigili lo fermano, lo aprono, controllano i documenti degli occupanti poi lo lasciano andare. 

ORE 6.00
Arrivano le prime auto dei Vigili. Sono tutte auto civetta. Inizia il concentramento delle forze.Prima gli uomini del Pronto Intervento Centro Storico, poi quelli del Gruppo Traffico, quindi il Gruppo Sicurezza Sociale Urbana e poi via via tutti gli altri.
Fino alle 7 è continuato il raggruppamento degli agenti, non meno di 250 unità con un centinaio di macchine, un paio di furgoni.

ORE 6.30
Arriva il comandante generale del Corpo, Antonio Di Maggio. Arrivano anche i mezzi e gli uomini dell'Ama. Per ora ci sono tre furgoni leggeri. Nelle retrovie è dislocato un camion pesante, una ruspa meccanica e un altro furgone adibito alla messa in sicurezza e al trasporto di eventuali bombole di gas.
Arriva anche il Dipartimento Servizi Sociali.

ORE 6.45
Il comandante Di Maggio e un primo distaccamento entra nel campo, insieme al personale della Sala Operativa sociale del Campidoglio. Iniziano le trattative per convincere gli occupanti a lasciare la struttura. 
I Vigili che, nel frattempo sono arrivati in forze (non meno di 250-300 agenti), iniziano un briefing nell'area parcheggio.

ORE 7.00
La mediazione non sembra aver raggiunto risultati. I vigili entrano in forze nel campo.

ORE 09.00
Una ventina di persone - secondo quanto trapela - avrebbero accettato l’assistenza offerta dal Campidoglio e ora starebbero preparando le valige. Non si registrano episodi di particolare tensione.
Altre persone ora stanno discutendo con i funzionari comunali ed è possibile che il numero degli assistiti sia destinato ad aumentare.
Ricordiamo che all’interno del campo vivono circa 150 persone e che i moduli alloggiativi (le cosiddette “casette”) erano già state rimosse nelle scorse settimane quando era stata presa la decisione di sgomberare il campo per i gravissimi problemi igienico-sanitari e a seguito di una sentenza del Tribunale di Roma.

ORE 09.45
Piccoli momenti di tensione ma, tutto sommato, lo sgombero sembra procedere con relativa calma. Si vedono alcune famiglie che stanno terminando di preparare i bagagli in attesa del trasferimento. Tanti i bambini.
Sono arrivati i volontari dell’Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA) ma si attende l’arrivo dei veterinari per prendere in custodia “numerosi animali” domestici. Il problema è che, da quanto risulta, il canile comunale della Muratella è pieno.

ORE 11.30
Finalmente i giornalisti vengono fatti avvicinare e lo sgombero, che fino ad ora era risultato tranquillo, improvvisamente si anima a favore di telecamere.
Uomini, donne e, soprattutto, bambini si avvicinano a chiunque abbia una telecamera, un microfono, una macchina fotografica per protestare: “siamo  nati in italia - dicono - i nostri figli sono italiani, sono vaccinati. Ora dove andiamo?”.
Alla fine, dei 150 abitanti stimati come residenti nel campo,  e mancavano all’appello almeno una ventina. E sono fra 20 e 30 le persone che hanno accettato L’offerta di ospitalità avanzata dal Campidoglio. 
Rimane aperta la questione del dove saranno collocate o andranno le altre 70/80 persone che non hanno accettato l’assistenza della Sala Ooerativa Scoale del Comune e che sono state sfrattate dalle strutture del campo.


ORE 12.00 
Alcuni Rom accusano: “Trattati come animali”, “Ci hanno buttati fuori, non ce lo aspettavamo perché c'era la sospensione. Ora non sappiamo dove andare, resteremo qui”. “Questa mattina sono venuti per buttarci fuori, ci hanno detto 'buoni uscite fuori'. C’è stata violenza, hanno messo le mani addosso alle donne con spinte e usato lo spray al peperoncino su una signora, mi pare. Qualcuno è uscito volontariamente, qualcuno è svenuto, le donne strillavano”.
La replica è affidata al comandante dei Vigili, Antonio Di Maggio: “Tutto si è svolto nella massima regolarità, le persone sono state invitate ad uscire e non abbiamo usato nessuna forma di coazione fisica, vuol dire che non abbiamo usato manette, né allontanato le persone con la forza, non abbiamo usato spray al peperoncino né armi da fuoco, né manganelli, che peraltro non abbiamo. Abbiamo usato la forza del convincimento ad uscire, cosa che le persone hanno fatto”. 
  

ORE 18.40
+++ Corte Strasburgo, ok sgombero 3 nomadi, c'è offerta casa +++
L’Ansa batte: “La Corte europea dei diritti umani ha deciso che l'Italia può sgomberare i tre abitanti del Camping River che si erano rivolti a Strasburgo chiedendo di fermare la loro evacuazione dal campo, viste le loro condizioni di salute. L'ha dichiarato all'ANSA la stessa Corte. La decisione, affermano, è frutto delle informazioni ricevute dal governo e dal legale dei tre circa l'offerta di alloggio presso le strutture della Croce Rossa. Offerta che è stata accettata dai tre”.

ORE 20.00
+++ CAMPING RIVER: VIGILI AGGREDITI, CANCELLO ESTERNO DIVELTO +++
Alcuni nomadi espulsi dal campo stamani hanno tentato di rientrare. Un agente ferito ricoverato in Ospedale. Di Maggio: “Persone particolarmente violente che vanno allontanate”

Coda pesante per lo sgombero del Camping River. Poco dopo le 20 un gruppo di una cinquantina di nomadi che non aveva accettato l’assistenza alloggiativa offerta stamani dal Campidoglio, ha tentato di rientrare all’interno della struttura chiusa con Ordinanza del Sindaco per ragioni igienico sanitarie.

Il cancello esterno è stato divelto e il contingente di una ventina di agenti della Polizia locale di Roma Capitale che erano di guardia è stato aggredito. Un Vigile è stato colpito al volto da un mattone lanciato da una nomade e, ferito a un occhio, ed è stato ricoverato al Sant’Andrea dove dovrà essere suturato. Il sindaco, Virginia Raggi, è stato immediatamente informato dell’accaduto dal comandante generale del Corpo, Antonio Di Maggio, che dice: “Questi sono soggetti particolarmente violenti nei confronti degli agenti e devono essere immediatamente allontanate. Esprimo vicinanza e solidarietà al collega aggredito”.