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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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mercoledì 5 agosto 2020

ARRIVANO LE ELEZIONI E AMA ASSUME


Una mancia elettorale: 225 assunzioni in Ama entro il 2020, a pochi mesi dalle elezioni comunali, sembrano più un modo per dare il contentino ai sindacati e non avere troppe grane sotto elezioni piuttosto che un vero piano per far uscire l’azienda dal caos in cui l’hanno gettata i due anni e mezzo di Ignazio Marino e i quattro di Virginia Raggi.
Per l’impiantistica, “viste le difficoltà di questa fase e la mancanza di un piano industriale” se ne riparlerà nel 2021: le cose più rilevanti per evitare il caos e i miasmi che anche ad agosto allietano le narici dei romani rimasti a Roma saranno trattate dal prossimo sindaco.
Accordo sottoscritto fra Azienda e organizzazioni sindacali: per il 2020 si assumono 225 operai di zona, 40 meccanici e 20 operatori cimiteriali. 
Per l’impiantistica, appunto, se ne parla nel 2021. Sindacati, tutto sommato, contenti: “ci sono voluti oltre 10 anni, due scioperi, decine di picchetti e assemblee cittadine, centinaia di assemblee sui posti di lavoro ma alla fine Ama potrò tornare ad assumere”, scrive in una nota Cgil funzione pubblica di Roma e Lazio.
Contemporaneamente, nel solco della migliore tradizione del rinvio, si aprono ben quattro tavoli di confronto: lavoro domenicale; riorganizzazione delle officine; rimodulazione dell'orario di lavoro; riorganizzazione del servizio.
Insomma, i veri problemi si accantonano e si destinano, nella migliore delle ipotesi, ai soliti tavoli di confronto mentre ci si dedica alle assunzioni che, sotto elezioni, sono sempre un bel viatico. 

PD MOROSO PURE IN PERIFERIA


Non c’è nulla da fare: a quanto pare nel Pd non amano molto pagare gli affitti. Dopo la storiaccia della storica sezione di via dei Giubbonari, in pieno centro a Roma, che, nonostante un canone di affitto di soli 100 euro al mese, è riuscita ad accumulare un debito di 170mila euro, ora, pure se in scala lievemente ridotta, si ricomincia. 
Questa volta è il turno della sezione di via dell’Archeologia 54 a Tor Bella Monaca. La fattura è stata emessa con il sistema PagoPa per conto dell’Ater, l’ex ente case popolari per intendersi. Già perché l’altra caratteristica che ricorre spesso nelle vicende degli eredi del vecchio Partito Comunista Italiano è che molte loro sedi sono dentro alloggi comunali o di edilizia popolare. 
Così era, ad esempio, per la sezione di via dei Giubbonari che era di proprietà del Comune e dalla quale sono stati sfrattati nel 2016.
Qui, la morosità assomma a 4.703 euro e 57 centesimi che la Federazione romana dei Dem - ad essa è intestato il sollecito di pagamento - dovrà pagare in un’unica soluzione entro il 31 agosto. 

Abbiamo, ovviamente, fatto un controllo con il codice QR inserito nella fattura e corrisponde la cifra, il mandato di pagamento e l’ente creditore. 
Interessante è motivazione del bollettino: “saldo morosità al 30 giugno 2020”. 
Lo scandalo dell’affittopoli dei partiti politici - scandalo in cui i Dem fanno la parte del leone ma in cui sono rimasti invischiati anche l’allora Alleanza Nazionale e SeL - scoppia nel 2015 quando Ignazio Marino sindaco dà il via a una approfondita analisi di tutti i crediti del Comune per affitti inevasi. A ruota, poi, ci finisce anche l’Ater, di proprietà della Regione.
Il risultato per il Pd fu nel 2015 un debito complessivo di 650mila euro con l’Ater e altre centinaia di migliaia di euro con il Comune. 
Fra le sedi più chiacchierate ci sono quella della Garbatella, quella di Tor Marancia, Porta San Giovanni, Donna Olimpia. Poi, appunto, via dei Giubbonari - per importanza storica seconda solo alla vecchia sede centrale di via delle Botteghe Oscure - villa Gordiani, Magliana. 
La cronaca dell’epoca segnava come morose anche una paio di sezioni del Partito Socialista e di SEL. Poi, sempre col Campidoglio, il lungo contenzioso con Fratelli d’Italia sulla storica sezione del Colle Oppio.
Ora arriva il sollecito di pagamento per Tor Bella Monaca proprio mentre il Campidoglio dei 5Stelle ha approvato una mozione insieme al Pd per fare dei locali di via dei Giubbonari una sede informativa sulla resistenza romana con il sospetto che possa essere un modo nascosto per ridarla ai Dem.  

PARISI: “IL PIANO RIFIUTI NON RISOLVE NIENTE”


“Durante la campagna elettorale nel 2018 ci siamo impegnati a chiudere il ciclo dei rifiuti all’interno della regione Lazio entro il 2019, bastava attivare tutti gli impianti autorizzati dal Piano Polverini”. 
Stefano Parisi, consigliere regionale del Lazio, era il candidato alla Presidenza nelle elezioni 2018, arrivato poco dietro Nicola Zingaretti.  
Consigliere, per “chiusura del Piano” intende l’autosufficienza del Lazio nella gestione del ciclo rifiuti? 
“Sì, intendo quello. L’emendamento che ho proposto e che è stato approvato prevede la chiusura del ciclo dei rifiuti entro il 2025 come primo obiettivo del Piano”.
Parisi, il Piano manca dell’impiantistica per la chiusura del ciclo sull’indifferenziato. 
“Già. Loro dicono: entro il 2025 raggiungeremo il 70% di raccolta differenziata. Totalmente irrealizzabile. Se anche fosse realizzato questo obiettivo comunque avremmo 500mila tonnellate da portare fuori dalla Regione. È un Piano che non risolve niente. Una valanga di piccole misure sul compostaggio da fare nel giardino di casa”. 
Pochi giorni fa il progetto Ama di un impianto di compostaggio aerobico a Cesano ha ottenuto l’assenso con prescrizioni alla Valutazione di Impatto ambientale ma la Lega si è schierata con i Comitati della protesta. 
“La Lega è a favore dei termovalorizzatori ma poi su un semplice impianto di compostaggio si mette contro. Per noi nel Lazio serve un secondo impianto di termovalorizzazione, oltre a quello di San Vittore del Lazio, altrimenti l’obiettivo che il Consiglio ha approvato, di chiudere il ciclo dei rifiuti all’interno della regione entro il 2025, non è realizzabile. C’è però una parte di Fratelli d’Italia che è totalmente contraria. Questa è la contraddizione del centrodestra”.  
Dunque avete proposto un secondo termovalorizzatore.  
“Si, ma difficilmente passerà anche se ci sono settori anche della maggioranza favorevoli. Ma Zingaretti oramai ha consegnato la Regione, come il Governo, alla subalternità ai 5Stelle. La verità è che su questi temi la politica ha paura di guidare la Regione verso la modernità”. 

martedì 4 agosto 2020

VIA LIBERA ALL’IMPIANTO DI COMPOSTAGGIO AMA A CESANO


Arriva, con numerose prescrizioni, la valutazione di impatto ambientale (Via) all’impianto di trattamento per i rifiuti umidi progettato da Ama e da realizzarsi a Cesano, nel territorio nel XV Municipio.
Il progetto è stato presentato in Regione da Ama a inizio marzo 2018 e ha subito un iter al quale hanno preso parte: l’Agenzia regionale di Protezione ambientale del Lazio, la Asl, svariati dipartimenti del Campidoglio, comprese le sue aziende agricole e il XIII Municipio, il Comune di Anguillara Sabazia, l’Enea e sei diversi Comitati e Associazioni più o meno contrari al progetto. 
Alla fine, la Via viene accordata con un totale di 71 fra prescrizioni e osservazioni. 
Il progetto prevede di realizzare un “impianto di recupero di rifiuti urbani biodegradabili provenienti da raccolta differenziata mediante compostaggio (bio-ossidazione aerobica)” ed è stato proposto da Ama.
L’impianto dovrebbe sorgere in località via della Stazione di Cesano in un’area al di fuori del GRA, localizzata nel territorio del Municipio Roma XV a ridosso del confine con i comuni di Anguillara Sabazia, Campagnano di Roma e Formello. In totale di tratta di un’area di 68mila metri quadri.
L’impianto dovrebbe produrre “compost” attraverso un processo che stabilizzi i rifiuti organici mescolati con materiale di origine lignea.
“Dal punto di vista biologico la frazione più problematica proveniene dalla raccolta differenziata (scarti di cucina, scarti mercatali)”, si legge nella Via. Il processo si svolge in tre fasi: miscelazione e pretrattamento; ossidazione delle sostanze organiche e loro stabilizzazione e, infine, maturazione del composto. 
In totale il nuovo impianto avrà una capacità di trattamento totale di 60mila tonnellate annue, di cui 50mila proverranno dai rifiuti organici e 10mila dal materiale di origine lignea che non è classificato come rifiuto.
Stando alle tabelle inserite nella Via, l’impianto potrebbe assorbire rifiuti organici per 111 kg annui per abitante, pari a quelli prodotti annualmente da circa 450mila abitanti, più o meno corrispondenti ai residenti nei Municipi III, XV e parte del XIV.   


Il progetto prevede la costruzione di un capannone di oltre 17mila metri quadri di superficie dove saranno trattati i rifiuti organici mentire “i rifiuti verdi (quelli di origine lignea, ndr) saranno invece stoccati e trattati al di sotto di una tettoia dedicata contigua al capannone di lavorazione dotata di pavimentazione industriale e rete di raccolta dei percolati”.
Per evitare i miasmi generati durante la fase di ossidazione (che sviluppa calore) “il capannone, all’interno del quale verranno effettuate tutte le operazioni di trattamento dei rifiuti organici sarà tenuto in costante depressione al fine di evitare emissioni fuggitive. L’aria estratta sarà avviata ad un sistema” di filtri “della superficie di circa 1.768 mq”.
Il risultato dopo i 90 giorni di maturazione sarà un “compost stabile ed utilizzabile come ammendante (fertilizzante) in campo agricolo”.
Ovviamente monta la protesta dei vari comitati del no assieme ai quali si schiera la Lega al Consiglio Regionale del Lazio. Una protesta politica miope che non arriva a cogliere la necessità di dotare Roma di impianti sulla differenziata: la città è sommersa dai rifiuti e il sistema di riciclo è al collasso. 

FDI: “RACCOLTA RIFIUTI FERMA PER RIMPALLI RESPONSABILITÀ”


Mentre la Lega soffia sul fuoco della protesta dei vari comitati del “no” all’impianto di compostaggio Ama di Cesano che ha ottenuto l’ok con prescrizioni alla Valutazione di Impatto ambientale, l’altra gamba del centrodestra, Fratelli d’Italia, elabora una serie di proposte sul Piano Rifiuti 2019-2025 in discussione in questi giorni alla Pisana per l’approvazione finale. 
In una Capitale sommersa nuovamente dai rifiuti - servono a poco le chiacchiere mediatiche di Ama: la raccolta è nuovamente ferma - secondo FdI le criticità che si registrano a Roma derivano “principalmente dalla assenza di un piano rifiuti regionale e dal continuo scontro istituzionale ed il rimpallo di responsabilità tra il Presidente Zingaretti e il Sindaco Raggi”. Mancano una “strategia in materia di politiche dei rifiuti”, “investimenti per il potenziamento della raccolta differenziata e per la realizzazione di impianti di trattamento e smaltimento delle diverse frazioni di rifiuti”.
Il Piano Rifiuti in approvazione, poi, manca di un “quadro economico degli investimenti regionali da destinare al raggiungimento dell’autosufficienza gestionale e impiantistica” e contiene “previsione di obiettivi irrealistici a fronte delle misure programmate”, in particolare, sull’idea del Piano che nel 2025 si raggiunga il 70% di differenziata.
Il partito della Meloni identifica com’è possibili strategie: il potenziamento della differenziata porta a porta, un sistema di cauzioni sul vetro e sulla plastica (il vecchio “vuoto a rendere”) con incentivi economici e accordi con la media e grande distribuzione per la creazione di centri di consegna dei vuoti. Per l’impiantistica, inoltre, occorre “privilegiare la gestione pubblica degli impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti nel quadro della strategia tendente “verso rifiuti zero”; favorire la realizzazione di impianti di compostaggio - non meno di 4 impianti di compostaggio per Ambito di Roma – prescrivendo che gli stessi siano realizzati di piccole dimensioni; sostenere economicamente la realizzazione di impianti di compostaggio domestico e di comunità con la previsione di una sostanziale riduzione della tariffa dei rifiuti per cittadini ed imprese al fine di incentivarne il ricorso e di ridurre la produzione di rifiuti”. 
Poi, ancora, la semplificazione delle procedure per le autorizzazioni degli impianti, assicurando tempi certi alle imprese e agli operatori del settore; il sostegno alla realizzazione dei centri di raccolta comunali; incentivare la realizzazione dei centri di raccolta delle apparecchiature elettriche ed elettroniche (i cosiddetti RAEE) e avviare studi epidemiologici sulla popolazione residente nei territori interessati da impianti e discariche.