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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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giovedì 18 giugno 2020

GRANDO (LADISPOLI): "AVEVAMO SANATO IL BILANCIO. DA SOLI NON POSSIAMO FARCELA"

“Vuole una stima dei costi della quarantena? Tre anni fa abbiamo trovato il Comune con un rosso di circa 7 milioni. L’ultimo bilancio nel 2019 l’abbiamo chiuso a 300mila euro di passivo. Se lo Stato non si muove, il prossimo bilancio tornerà a meno 7 milioni. Questo è il costo della quarantena: tre anni di fatica e lavoro buttati”.
Alessandro Grando, sindaco di Ladispoli, è un fiume in piena. Quasi 42mila abitanti fanno della città costiera il diciottesimo comune del Lazio per popolazione, subito dietro Marino e davanti a Monterotondo. 
“Lo Stato? Promesse ma poco altro”, spiega. E racconta: “Noi siamo soli. Gli aiuti dello Stato non sono stati sufficienti a coprire neanche la metà delle domande di buoni pasto. Ci hanno bloccato gli incassi di qualunque imposta ed è giusto così. Ma ora i bilanci diventano insostenibili senza, peraltro, aver risolto i problemi dei cittadini”.
Anche Grando, come il presidente di Confimprese, Guido D’Amico, o il sindaco di Anzio, Candido De Angelis, è preoccupato e ritiene che la prima cosa da fare, da un punto di vista economico, sia ripensare l’intera architettura dell’anno fiscale 2020: tasse, pagamenti vari, cartelle esattoriali devono essere quanto meno rinviate.
“In questi mesi di chiusura molte famiglie e molte imprese del territorio sono state duramente colpite. La ripresa sta iniziando ad affacciarsi ora con la riapertura. Non è percorribile la strada di una fiscalità che riparta a settembre: se va bene, per quel momento, a mala pena ci saranno gli incassi di due mesi. Lo Stato deve fermarsi”. 
Il problema primario è che, fermandosi, si apre anche la voragine dei conti per gli Enti Locali: i Comuni se non incassano la tassa di occupazione di suolo pubblico, quella per i rifiuti, l’IMU, finiscono con le casse vuote. 
“È chiaro che se lo Stato centrale capisce che il sistema non può sopportare la tassazione come una tagliola posta all’inizio della ripresa della vita normale, deve anche prevedere il finanziamento dei Comuni. Qui io vedo a mala pena una enorme lentezza: soldi non se ne vedono. Aziende e cittadini stanno andando a intaccare i risparmi dove ci sono. Ma i Comuni non hanno risparmi cui poter attingere. Se da Palazzo Chigi non si muovono, qui avremo problemi sempre più grandi e ingestibili. Il tempo non c’è più: le decisioni devono arrivare e anche molto rapidamente”.  


mercoledì 17 giugno 2020

DE ANGELIS (ANZIO): "DIFFICOLTÀ NELLE SPIAGGE, CAOS SUL DISTANZIAMENTO"


“La buona notizia è che oggi (ieri per chi legge, ndr) abbiamo avito per la prima volta zero contagi. Ma per il resto, stiamo molto, molto indietro”.
Candido De Angelis è il sindaco di Anzio, una delle più note località di vacanza sulla costa del Lazio.

Sindaco, come sono andati questi mesi di quarantena?
“Da subito abbiamo stanziato un milione di fondi del Comune, dividendone una metà per il sostegno alle attività produttive e l’altra per le famiglie. Poi sono arrivati anche i soldi della Protezione civile e quelli della Regione. Alla fine, siamo stati in grado di erogare un contributo di 400/600 euro a famiglia, a fronte di circa 2.200 domande presentate”.

Poi?
“Poi abbiamo utilizzato una parte di questi fondi per corrispondere un bonus da 70 a 150 euro agli studenti per consentire l’acquisto di tablet per fare le lezioni da casa”.

Quindi, tutto bene, sostanzialmente?
“Beh, insomma, fra stanziamenti regionali e quelli della Protezione civile abbiamo ricevuto dallo Stato circa 500mila euro: la metà di quel che ha messo il Comune. E un enorme aiuto è venuto dalle donazioni, soprattutto per quel che riguarda i generi alimentari. La nostra è una città che vive sul porto, con il turismo e la ristorazione. Ora stiamo iniziando a ripartire”.

Sindaco De Angelis, ha una stima sulle riaperture? 
“Dati precisi ancora non ne abbiamo ma la nostra stima è che almeno un 10-15% di attività non abbia riaperto”.

Insomma, lo Stato ha erogato poco e gli effetti iniziano a vedersi.
“La prima questione è che le banche non stanno erogando soldi. Non ci sono tracce di quei fantastiliardi promessi. Qui, sul territorio non si vedono. Se c’è stata la poderosa macchina da guerra, i suoi effetti noi non li abbiamo potuti apprezzare”.

Lei ha ricordato come Anzio viva di turismo. Si avvicina l’estate…
“Sì, stiamo riaprendo anche le spiagge anche se con queste misure sul distanziamento c’è molto lavoro da fare anche perché temo che per mesi dovremo saranno la norma”.

A suo giudizio, quali sono le priorità per garantire la ripartenza?
“Da un punto di vista, diciamo, “sociale” la prima cosa è garantire il rientro a scuola a settembre. Non possiamo pensare di rimanere ancora con le lezioni online e i figli a casa”.

E per l’economia?
“Va immediatamente ripensato il sistema della fiscalità. Se le banche non erogano i fondi promessi, se le aziende non ripartono con la produzione e il commercio, l’economia resta ferma. Lo Stato non può pensare di ricominciare praticamente subito con le tasse, le cartelle esattoriali e via dicendo. Stiamo rischiando di spingere molti a non riaprire: magari si fermano, aspettano il reddito di cittadinanza e poi fra un anno si vede. Ma molti altri rischiamo che finiscano fra le braccia dell’usura e della criminalità organizzata. Il Governo deve fare estrema attenzione o le conseguenze potremmo pagarle per i decenni a venire”.

Quindi, in termini pratici?
“La fiscalità del 2020 va completamente ridisegnata. Le faccio un esempio”.

Dica.
“Pensi ai negozi di abbigliamento. Tanto a quelli delle grandi catene quanto alle realtà più piccole. Quando è scoppiata la pandemia avevano appena messo in vendita le collezioni primavera-estate. Poi hanno chiuso. Ora, quindi, quelle collezioni sono rimaste invendute del tutto e dovranno per forza finire nei saldi. Ma per pagare la collezione della ripartenza, quella autunno-inverno, serviranno soldi. Se non dagli  incassi che non ci sono, devono venire da qualche parte. Altrimenti ci sono solo debiti. E non puoi sommarci anche le tasse del 2020”.

Insomma, anche lei vede una situazione difficile.
“La situazione è senza dubbio molto, molto difficile”.

lunedì 15 giugno 2020

SQUADRISTI ROSSI CONTRO MONTANELLI


La furia iconoclasta alla fine ha colpito la statua di Indro Montanelli a Milano, imbrattata da vernice rossa e “adornata” di scritte di insulti.
Ed è arrivata rapida la rivendicazione su facebook: Rete Studenti Milano e LuMe (Laboratorio universitario Metropolitano), gli abituali collettivi collaterali e contigui alla sinistra, hanno pubblicato il video dell’azione rivendicandola come “giusta revisione critica” della storia. 
La Procura di Milano ha aperto un’inchiesta e, nella mattinata di ieri, prima militanti di Fratelli d’Italia, poi i “retake” sono andati a ripulire la statua che domani sarà ripulita definitivamente dal Comune.  
E se a Milano i “Sentinelli”, pur ribadendo il valore della loro richiesta di eliminare la statua, si discostano dall’iniziativa degli studenti, il mondo politico, quasi in modo unanime, condanna il gesto.
Per il sindaco di Milano, Beppe Sala, “la statua deve rimanere lì” e per il suo assessore alla cultura, Filippo Del Corno, l’imbrattamento è stato “un atto vandalico squadrista”. A sinistra persino l’Associazione Nazionale Partigiani si schiera contro: “atto odioso” e “furia iconoclasta che vuole colpire importanti figure della storia” per Roberto Cenati, presidente provinciale ANPI di Milano. “Segnale inquietante” per Alfredo Bazoli, capogruppo PD in Commissione giustizia alla Camera, e secondo Andrea Marcucci, capogruppo PD al Senato “Ignorare la storia e riscrivere le sentenze, è il nuovo passatempo degli estremisti”. Diluvio di messaggi dal centrodestra: Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Guido Crosetto, Riccardo De Corato, Ignazio La Russa, Renata Polverini, Antonio Tajani, Annagrazia Calabria, Mariastella Gelmini, Anna Maria Bernini usano tutti parole durissime. 
Fuori dal coro, l’assessore alla Cultura del III municipio, Christian Raimo, scrittore esponente del mondo più movimentista della sinistra, che su facebook scrive “L’Italia s’è Destà” con riferimento al nome della ragazzina sposata da Montanelli in gioventù.
Raimo non è nuovo a uscite controcorrente sulle quali, però, il presidente del Municipio, Giovanni Caudo, tace preferendo non commentare cose che non riguardano l’impegno di Raimo al Municipio.


D'AMICO: "BASTA CON CARTELLE E PIGNORAMENTI"


“La Nazione riparte solo se si è in grado di garantire il lavoro: se il 30 settembre ricominciano cartelle, pignoramenti e ingiunzioni non ci sarà nessuna ripartenza”.
Guido D’Amico, presidente nazionale di Confimprese, va giù duro: “Gli Stati Generali sono una kermesse per fare foto. Il Governo doveva venire con un’idea già esaminata in Parlamento di cosa fare per la ripresa. E, poi, con quali criteri sono stati fatti gli inviti? Abbiamo già dimenticato le parole che la Lagarde pronunciò sull’Italia durante la pandemia?”. 

(Christine Lagarde è l’ex direttore generale del Fondo Monetario internazionale e l’attuale presidente della Banca Centrale Europea, succeduta a Mario Draghi, e, l’11 marzo scorso, nel pieno dell’esplosione della pandemia, durante una conferenza stampa disse: “Non siamo qui per “chiudere gli spread”. Ci sono altri strumenti e altri attori per gestire queste questioni”. Una frase che fece crollare il valore dei titoli di stato Italiani con un’esplosione del tasso di interesse).

Presidente D’Amico, come ne usciamo?
“Ne usciamo solamente se siamo in grado di garantire il lavoro. Ai lavoratori dipendenti occorre che gli imprenditori siano messi nelle condizioni di corrispondere lo stipendio alla fine del mese. E gli imprenditori questo possono farlo solo se lo Stato si muove e alleggerisce il carico fiscale”.

Vale a dire?
“Vale a dire che tasse e cartelle esattoriali non possono essere semplicemente posticipate al 30 settembre. Ma ci rendiamo conto che, se va bene, gli imprenditori avranno forse forse incassato a luglio e agosto? E che, a settembre, gli facciamo pagare l’intero? E così quando riparte il sistema se lo strozziamo? Dobbiamo pensare a questi mesi come a mesi di un’economia post conflitto. Dopo una guerra non puoi pensare di ricominciare spedendo la cartella delle tasse o un pignoramento di Agenzia della Riscossione”.

E la sua proposta qual è? 
“Mi rendo conto che sarebbe necessario fare un vero e proprio “anno bianco” delle tasse ma che questo non è possibile. Però almeno l’anno fiscale 2020 deve essere spalmato su un quinquennio. Ci vuole tempo per riassorbire le perdite di questi mesi di quarantena e se neanche riparti e già lo Stato vuole il conto non si va da nessuna parte. E spalmare solo le tasse 2020 non basta”.

Cos’altro?
“Se non vogliamo chiamarlo condono, chiamiamolo un Giubileo fiscale. Ma dobbiamo rivedere anche tutte le pendenze. Dobbiamo scegliere e vedere se e cosa si può cancellare e cosa rateizzare”.

Ad esempio?
“Ad esempio, si potrebbe pensare di cancellare tutti i debiti sotto i mille euro. Per gli altri, pensiamo a forme di dilazione nel tempo. Al sistema Italia serve liquidità per ripartire. E di tutto questo non si trova traccia nelle politiche seguite dal Governo. E anche questi Stati Generali...”

Non le piacciono?
“Sono solo una kermesse buona per fare foto. Se il Governo voleva organizzare una cosa seria e non una passerella avrebbe dovuto fare altro”.

Cosa?
“Intanto doveva presentarsi alle Camere con una serie di proposte da sottoporre al vaglio del Parlamento. Così si fa in una democrazia parlamentare. Ma mi rendo conto che Conte non è un Premier eletto”.

Però, nella Costituzione non c’è scritto che il Premier debba essere eletto per poter governare...
“No, ma salvo rarissime eccezioni, il Presidente del Consiglio è sempre stato un Parlamentare eletto. E Conte non ha mai ricevuto un mandato elettorale da nessuno”. 

E, al di là dell’elezione, cos’altro?
“Dopo aver ricevuto un mandato parlamentare su una serie di proposte precise, a quel punto si dà vita a incontri con le categorie sociali e produttive del Paese. Qui, tutto questo non c’è. Come non c’è nessuna visione della ripresa: il Governo ha gestito l’emergenza ma su come ripartire dimostra solo una totale assenza di idee. Così come, ma su quali basi, con quali criteri sono stati selezionati gli invitati? Vedo che interverrà la Lagarde. Abbiamo già dimenticato con quali belle e felici espressioni la Lagarde parlò dell’Italia giusto poche settimane fa in piena pandemia?”.


sabato 13 giugno 2020

CONSULENZE D'ORO ALL'IPA



Nel prezioso mondo delle consulenze, spicca l’Istituto per la Previdenza e l’Assistenza (IPA) ai dipendenti comunali che, con due determine firmate l’11 maggio scorso da Fabio Serini, commissario straordinario dell’Ipa, ha impegnato 12mila 261 euro per un mese di ufficio stampa (8.088,60 euro) e per organizzare le videoconferenze online (4.172,40 euro).
La prima consulenza vede destinataria Chiara Di Pietro, giornalista professionista dal 2007. A lei, Serini affida con la determina 147 dell’11 maggio, un incarico fino al 15 giugno per curare la diffusione fra gli iscritti Ipa delle misure anti Covid; supportare il commissario a presentare il bilancio (non ancora presentato) e il piano industriale 2020-2022 (non ancora presentato), più la canonica attività da ufficio stampa, cioè comunicati e rapporti con i giornalisti e social network. 
Di comunicati, nelle agenzie di stampa se ne rintraccia uno solo, del 12 maggio. Per i social, si contano sulla pagina Facebook (dal sito istituzionale non risultano altri social attivati) ben 11 post e un cambio dell’immagine di copertina. Il tutto - 35 giorni di lavoro, dall’11 maggio, data della determina, al 15 giugno - per un compenso di 6.500 euro più oneri previdenziali (130 euro) e iva (1458,60 euro) per un “importo totale omnicomprensivo di € 8.088,60 iva inclusa”.
“Come Stampa Romana - commenta il segretario, Lazzaro Pappagallo - pur non esistendo dal 2007 più un tariffario minimo per le prestazioni professionali, riteniamo che quando si spendono soldi pubblici sia necessario fare bandi pubblici”.  
Lo stesso giorno, poi, Serini emana una seconda determina, la 148, con cui accetta il preventivo avanzato da un fornitore, Luca De Vita di Napoli, che per 4.172 euro e 40 centesimi, iva inclusa, si occupa di predisporre “un sistema volto ad organizzare meetings in webinar con il supporto e assistenza, suddiviso in tre fasi: attività pre-webinar, assistenza durante il webinar e attività post webinar”. 
Considerando che alle scuole elementari i bambini fanno lezione così, è certamente un’offerta “congrua” e “indispensabile”, come scrive Serini nella determina. 
Attacca a testa bassa Fratelli d’Italia che, con Francesco Figliomeni e Andrea De Priamo, parla di “favoritismi” dentro l’Ipa: “Già risultavano inspiegabili i motivi per cui, a fronte di 30.000 avvocati del foro di Roma, il commissario Serini ha scelto di incaricare legali di altre parti d’Italia corrispondendo in molti casi consulenze piuttosto cospicue; Commissario e vice si sono auto aumentati i compensi con il silenzioso avallo della Raggi e, ancora oggi, dopo tre anni, del nuovo Statuto dell’IPA non c’è traccia. Abbiamo chiesto di istituire una Commissione di indagine sull’Ipa già da un anno e ora è il momento di calendarizzarla in Consiglio”.