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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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mercoledì 24 aprile 2019

STADIO; NON VALIDO IL PARERE DEL IX MUNICIPIO SULLA GRANCIO/FASSINA


Bacchettata sulle nocche del segretariato generale del Comune al IX Municipio: non sapete neanche leggere il vostro stesso regolamento d’aula. Non c’è parere positivo alla proposta Grancio/Fassina di annullamento della delibera Raggi sullo Stadio della Roma. Semplicemente perché in Municipio il voto non è stato espresso a maggioranza
Nella lettera al Municipio, del 19 aprile, si legge: “lo Statuto stabilisce che le deliberazioni del Consiglio del Municipio sono adottate con la maggioranza dei consiglieri presenti”. Il 12 aprile, quando il Consiglio del IX Municipio si era riunito per esprimere il parere sulla Grancio/Fassina, in Aula erano in 23, quindi la maggioranza era di 12 voti
Invece, i 5Stelle, incapaci di decidere, si astennero in 14 e 9 furono i voti favorevoli, ovviamente insufficienti a rendere valido il parere sul quale un pezzo del mondo grillino non vicino alla Raggi s’era immediatamente attaccato con comunicati tanto trionfalistici quanto pregni di ignoranza delle regole.
Scrive ancora il Segretariato: “Non avendo la proposta Grancio/Fassina ottenuto la prescritta maggioranza dei voti favorevoli alla votazione pari a 12 voti, la proposta non risulta approvata e il parere non risulta reso”.
Seconda bacchettata: il concetto di “parere obbligatorio”. Il Municipio scriveva nelle premesse del proprio testo che “il Municipio è tenuto ad esprimere parere obbligatorio sull’approvazione” di specifici atti (urbanistica, soprattutto, ndr). Il Segretariato replica: “il Consiglio del Municipio non è affatto obbligato ad esprimersi tanto che in caso di decorrenza dei termini, gli organi comunali adottano il provvedimento indipendentemente dall’acquisizione del parere stesso”.
Viene facile, quindi, ironizzare sulla necessaria presenza dell’ex presidente del Consiglio comunale, Marcello De Vito, quando il IX Municipio approvò nel 2017 la delibera Raggi: occorreva qualcuno che sapesse almeno leggere il Regolamento del Municipio stesso.
Ultimo strale: il segretariato ordina al Municipio di rettificare il verbale. 

Ecco il testo della lettera del Segretariato generale:





lunedì 22 aprile 2019

VIRGINIA RAGGI, IL MASOCHISMO POLITICO E IL TIRO AL PICCIONE


C’è un elemento quasi di perversione nell’azione politica di Virginia Raggi e del Movimento 5Stelle: farsi male da soli, puro masochismo politico.
Virginia Raggi si fa male da sola - e fa male alla città ma, soprattutto, all’Istituzione che oggi temporaneamente essa rappresenta e guida - praticamente su ogni dossier che tocca.


STADIO
Forse il miglior esempio di come non si governa. Non si governa neanche un’assemblea di condominio, figuriamoci il Comune di Roma.
A marzo 2016 annuncia da candidata Sindaco il ritiro della delibera di pubblico interesse. Ancora da candidata, sceglie Paolo Berdini come assessore all’Urbanistica. Poi, iniziano tentennamenti e altalene. Schizofrenia? No, certo. Banale, semplice ovvia incapacità: si sono fatte promesse azzardate, tecnicamente irrealizzabili e che, quindi, ora tocca o mantenere (cancellare il progetto ma finendo tritati dai ricorsi) oppure giravoltolarsi, arrampicarsi sugli specchi, spendere la credibilità per raccontare una nuova verità. il famoso “unostadiofattobene”. 
Poi, però, queste giravolte, l’incertezza, i ripensamenti, la mancanza di chiarezza finiscono per spingere gli imprenditori a cercare sponde con i vecchi metodi. 
Arrivano le inchieste e gli arresti. E si ricomincia: chiacchiere invece di decisione. Vuoi cancellarlo? Fai gli atti conseguenti. Invece, no. Si comincia con la “due diligence” (ma quanto piace ai Sindaci ‘st’espressione infame?), poi il Politecnico, poi l’Avvocatura, poi fra Cazzo da Velletri. E, intanto, il cronometro va avanti, i lavori pure, i diritti si consolidano.  

ATAC
L’abbiamo risanata, ci dicono. Poi, metro a singhiozzo, trasporto di superficie da terzo mondo, scale mobili rotte da mesi e stazioni che aprono e chiudono a sorpresa. E poi chiudono e basta. Promesse, chiacchiere, annunci tutti puntualmente smentiti. Tweet imbarazzanti su nuove 17 fermate (l’ultima) quando la nave affonda; annunci in Tv sempre senza uno straccio di contraddittorio poi smentiti pochi minuti dopo dalla realtà. Un assessore che sta lì per mancanza di prove. Un presidente di Commissione che scalpita. Ma la vulgata resta splendida splendente. Salvo che in enorme conflitto con la realtà. Che vedono tutti.

AMA
Anche qui: era tutto bello, bello, bellissimo. E guai a quelli che raccontavano di cassonetti stracolmi, sorci per le strade, wild nature fra gabbiani e topi, Ama al collasso. Poi arrivano le chiacchiere vere della Raggi e si scopre che non erano i giornalisti cattivi quelli che inventavano le cose ma che la merda era vera.

TRE ESEMPI PER TUTTI
Ecco, il problema è tutto lì. La Raggi e i suoi continuano ancora oggi a raccontare una versione dei fatti che è un parto di fantasia. Sono i giornalisti cattivi, i servi dei poteri oscuri, Sauron e Voldemort in persona che tramano contro di loro. 
Poi, però, vengono ogni tanto fuori le briciole di verità. E si scopre che il re è nudo. E lo sa pure benissimo. 
Stadio, Ama e Atac sono solo tre esempi. Ma possiamo allargare il campo: verde pubblico, alberi che cadono, buche nelle strade, assessori che entrano e escono, frullati di management.

RACCONTARE LA VERITÀ FARÀ BENE ALLA RAGGI
Smettere di raccontare balle. Perché dire che a Roma va tutto bene è una bugia. Enorme, colossale. Dire che quel che va male è colpa delle precedenti Amministrazioni, pure. Sono quasi 3 anni di governo e siamo ancora al giorno 0. Dire che ci sono i poteri forti che tramano è semplicemente un’idiozia. 
Ed è un’idiozia che si paga. 
Raccontare la verità può solo aiutare la Raggi, il Movimento 5Stelle e Roma. 

Il compito di governare la città è improbo. Ma se racconti bugie è anche peggio. Perché poi con la realtà i conti li devi fare. 
Ammettere l’inesperienza all’inizio, cercare aiuto raccontando la verità, avrebbe fatto da traino al Sindaco. Avere invece con protervia, arroganza e ignoranza sputato su tutto e tutti per le colpe degli errori commessi (che sono inevitabili) poi ha generato la spirale di negatività oggi.

Marra? Uno su 25mila!
Bagnacani? Un traditore o qualcosa del genere…
Berdini? Andasse a lavorare…
Rifiuti? La città sta migliorando…
Atac? Risanata…
Buche? Colpa dei predecessori
Bilancio? con noi va bene…

L’elenco degli errori di comunicazione è sterminato. Ed è anche inutile andare a smontare pezzo per pezzo ogni inesattezza. 
Basta evidenziare un dato: la realtà. 

TIRO AL PICCIONE
Dopo di che, però, quanto sta avvenendo nelle ultime settimane è realmente scandaloso. 
Marino assolto dalla vicenda scontrini e tutti - gli stessi quotidiani che lo avevano impallinato per almeno un anno e mezzo - lo incensano. Ma mica perché lo amino. Ma figuriamoci. Serve per poter porre in rilievo l’inconsistenza della Raggi. 
Sullo Stadio, mi astengo per carità cristiana… ma i titoli delle ultime 24 ore sono da inchiesta dell’Ordine dei Giornalisti per il livello di imprecisione raggiunto.
Analoghi discorsi su Ama e Atac: stiamo assistendo a settimane di tiro al piccione. 
Il problema è che il piccione continua a fare di tutto per farsi impallinare. 
E forse è ormai tardi per cambiare strategia di comunicazione… Forse per il Sindaco e i suoi, sarebbe il caso di rivedere un paio di scene del film “La Caduta”: illudere se stessi, porta al disastro. Non ci sono armate, non c’è Steiner, non ci sono armi segrete. Dire che va tutto bene e che sono i poteri forti che tramano è solo illudersi.  
  

STADIO ALLO SCONTRO FINALE (versione estesa)











Fra gli uffici del Campidoglio e i proponenti del progetto Stadio di Tor di Valle siamo giunti allo scontro finale
La Roma ha spedito la scorsa settimana il testo “ufficiale” della proposta di Convenzione Urbanistica, cioè il contratto che regola i rapporti fra il Comune e i proponenti. 
Chi l’ha visto, racconta di decine di pagine ma anche di alcuni punti sui quali l’accordo con il Comune non c’è
Questo è l’atto più importante: la Convenzione urbanistica - che dovrà essere poi obbligatoriamente votata in Consiglio comunale - contiene tutte le modalità e i tempi di costruzione delle varie opere ed, fra tutti i passaggi, l’atto amministrativo forse più importante.   
L’obiettivo, ufficialmente mai formalizzato ma perseguito da tutti gli attori (Roma, Eurnova e Campidoglio) era quello di provare a chiudere i lavori entro fine aprile per poter andare in Consiglio comunale per il voto su variante e convenzione urbanistica prima delle elezioni europee, fissate per il 26 maggio. 
Ancora oggi, matematicamente, i tempi ci sarebbero ancora ma la distanza fra le parti non sembra colmabile con poco sforzo e farà, quanto meno, slittare di un mese il closing dell’accordo, scavallando, quindi, le elezioni europee. 
Sempre se il closing si troverà: se le parti irrigidiscono le rispettive posizioni è possibile un ulteriore slittamento fino a data da destinarsi e, viste le potenziali ripercussioni politiche sul governo nazionale e su quello cittadino, delle elezioni europee, totalmente aperto a qualunque soluzione. Compresa la possibilità che il Governo possa emanare un nuovo provvedimento sugli Stadi, tema che, ciclicamente, riesce fuori.
Alla fine, se non si riuscirà a trovare la quadra con gli uffici, la decisione finale finirà per essere rimessa direttamente al sindaco, Virginia Raggi. 

(QUASI) PRONTI PER IL VOTO
E tutti gli altri atti amministrativi - tavole urbanistiche, controdeduzioni alle osservazioni presentate alla Variante Urbanistica, e via dicendo - sono tutti pronti: se si chiudesse l’accordo sul testo della Convenzione urbanistica (cioè il contratto che regola i rapporti fra il Comune e i proponenti e che contiene soprattutto tutte le modalità e i tempi di costruzione delle varie opere; ndr), si potrebbe andare al voto in tempi rapidissimi, prima delle elezioni europee.
Ma l’accordo, appunto, non c’è. Almeno, non c’è ancora su 4 punti. La Roma aspetta una risposta formale dal Campidoglio che, però, non arriverà prima del 2 maggio, e, vista la successione di ponti che sguarnisce gli uffici, forse anche qualche giorno dopo. 

I 4 PUNTI IN DISACCORDO: LE TRIBUNE POSTICCE
Vediamo quali sono i 4 punti sui quali manca ancora la luce verde. Il primo riguarda le tribune posticce dell’ippodromo di Tor di Valle quelle da ricostruire, a spese della Roma, in piccola porzione rispetto all’originale per preservare l’opera del progettista, Julio Lafuente, e realizzarvi un museo dell’impiantistica sportiva
Queste tribune erano state “accantonate” in Conferenza di Servizi. Costerebbero 2,5 milioni di euro circa che, però, erano stati destinati a modificare la parte di viabilità per le emergenze: allargare le piste ciclabili e prolungare di 500 metri oltre il Raccordo l’unificazione della via del Mare/Ostiense. Erano le prescrizioni fornite dalla Città Metropolitana con l’ultimo parere, quello reso il giorno stesso della chiusura della Conferenza il 5 dicembre 2016. È il parere che toglie dagli impicci il Comune: nel precedente, Palazzo Valentini aveva chiesto una seconda via d’accesso all’area Stadio, cioè il Ponte di Traiano. La prima richiesta viene cancellata in zona Cesarini in cambio della nuova sistemazione delle strade. Sistemazione viabilistica che la Roma accetta ma come contropartite chiede la cancellazione delle tribune. Però, formalmente non esiste un atto che realmente le elimina e così, anche per la determinazione dell’ex sovraintendente capitolino, Claudio Parisi Presicce, le Tribune sono tornate a essere un pomo della discordia.

I 4 PUNTI DI DISACCORDO: I TRASPORTI PUBBLICI
Due dei quattro punti di distanza fra Comune e Roma sono legati ai trasporti pubblici e riguardano la ferrovia Roma-Lido di Ostia. La Roma non intende rimanere incastrata dalle possibili (e probabili) lungaggini burocratiche legate all’appalto della Regione Lazio per il rifacimento della linea, i famosi 180 milioni che, più o meno da un triennio, Zingaretti si rivende ciclicamente senza che si aprano effettivamente i cantieri. Però il Comune, anche per dare una parvenza di utilità al siparietto fatto con il Politecnico di Torino, vorrebbe “congelare” l’apertura dello Stadio alla conclusione dei lavori sulla linea argomentando che la tempistica prevista per questo rifacimento è inferiore a quella per realizzare lo Stadio e il suo contorno. Qui l’accordo è davvero difficile da trovare.
Sempre legato a questo, è il problema dei 45 milioni di euro di contributo costo di costruzione, terzo nodo di scontro fra la Roma e il Comune. Si tratta della parte cash delle tasse che si pagano al Comune dove si costruisce: c’è una parte di opere di urbanizzazione primaria (fogne, luce, strade e parcheggi, verde) e una in contanti che si calcola in base al volume del costruito. La stima per Tor di Valle è di 45 milioni di euro e il Consiglio Comunale, con la delibera Raggi sul pubblico interesse del 2017, li ha già destinati all’acquisto di treni per la Roma-Lido di Ostia. La Roma, vorrebbe sfruttare la legge che consente di pagare questo contributo spalmandolo per l’intera durata del permesso a costruire e, quindi, vorrebbe corrisponderli dilazionati. Un po’ per non spendere subito tutta insieme la cifra e un po’ per evitare che finiscano nella fiscalità generale del Comune e possano poi essere impiegati per altro e non essere più disponibili al momento utile, cioè al momento dell’acquisto dei treni, con il rischio di ritrovarsi invischiati in qualche nuova richiesta economica. Il Campidoglio li vuole tutti e subito per poter procedere a comprare i convogli. Possibile un accordo su un finanziamento totale immediato ma vincolato alla reale destinazione. 

I 4 PUNTI DI DISACCORDO: LA VIA DEL MARE/OSTIENSE
L’ultimo punto sul quale ancora non c’è accordo è anche quello sul quale sembra meno arduo chiuderlo: la via del Mare/Ostiense unificata
Oggi abbiamo la via del Mare affiancata alla via Ostiense e da questa divisa da uno spartitraffico e ciascuna delle due strade ha una sola corsia per senso di marcia. Il risultato sono 4 corsie ma fra loro alternate: una scende verso Ostia e una sale verso Roma, un’altra scende e un’altra sale. 
Fra viale Marconi e Tor di Valle, poi, c’è un punto lungo circa 930 metri, in cui la via del Mare è separata dalla Ostiense dalla presenza di alcuni fabbricati artigianali e industriali. Il nodo è tutto qui: nel 2006 la Provincia di Roma (oggi Città Metropolitana), proprietaria delle due strade, aveva elaborato un’ipotesi di esproprio dei capannoni e unificazione delle due vie in un’unica sede
Ma quel progetto, complice la cronica carenza di finanziamenti, era rimasto un disegno su carta. Anzi, non erano neanche state aggiornate nemmeno le mappe catastali. 
In Conferenza di Servizi, invece, il Comune ha rispolverato quell’idea del 2006 e l’ha fatta propria in modo che, costruito il Ponte dei Congressi, fosse più agevole realizzare tutta la viabilità accessoria dell’intero quadrante
La Roma, invece, aveva presentato un progetto che sì, unificava le due strade da Marconi al raccordo (allargandole con complanari e svincoli vari, specie in prossimità dello Stadio) ma che quel tratto di 930 metri lo lasciava con i capannoni in mezzo, in modo non dissimile da quel che accade sul Raccordo fra Anagnina e Appia.
Lo scontro, quindi, è su questi 930 metri. 
Che hanno un costo, a detta della Roma, una ventina di milioni di euro circa e che la Roma non vorrebbe spendere in più ma che il Comune ritiene si possano prendere dai risparmi sulle gare d’appalto. 930 metri che, soprattutto, hanno un problema: gli espropri. La Roma non vuole trovarsi bloccata negli iter infernali e lunghissimi sugli espropri. 
L’accordo fra le parti ancora non c’è ma è potenzialmente il più vicino da raggiungere: i progetti saranno modificati solo dopo l’adeguamento delle carte da parte di Città Metropolitana e il completamento delle procedure di esproprio da parte del Comune. 

VALORE DEGLI IMMOBILI
Uno degli elementi di maggiore perplessità nella delibera Raggi del 2017 era dato dal valore di 805,5 euro a metro quadro che, semplificando, è il guadagno netto per gli imprenditori al momento della vendita dei negozi e degli uffici, depurato già dei costi per la costruzione. Il valore in questione era stato calcolato nel 2014, con la versione Marino/Caudo del progetto. E nel 2017 aveva destato le perplessità tanto dello stesso Caudo quanto, poi, anche dei critici dell’intera opera: Cristina Grancio e Stefano Fassina l’hanno inserita come uno dei punti di forte critica alla base della loro proposta di delibera di annullamento dell’intero iter. 
Nei vari compiti affidati dal sindaco Raggi agli uffici all’interno della due diligence post arresto di Parnasi rientra anche il controllo su tutti gli oneri del progetto. La domanda è legittima: come fa un valore del 2014, stimato per giunta sulla realizzazione di grattaceli, a rimanere invariato nel 2017 e con la costruzione di palazzine invece che di tre torri?
L’analisi ancora non è completata ma le prime risultanze indicano che la Roma ci sta andando a perdere: il valore a metro quadro degli immobili, in realtà, è sceso sensibilmente. E il risultato è che oggi invece di 805,5 euro a metro quadro, la Roma potrebbe, sempre semplificando, incassarne più o meno 700. Il che, per altro, richiederebbe la concessione di maggiore cubatura in compensazione!

venerdì 19 aprile 2019

STADIO; BOCCIATA LA GRANCIO/FASSINA. NIENTE ANNULLAMENTO DEL PUBBLICO INTERESSE

Niente da fare: per Cristina Grancio, ex 5Stelle transitata nel Gruppo Misto prima e approdata poi nel movimento di De Magistris, e per Stefano Fassina, Sinistra X Roma, e la loro proposta di annullare d’ufficio in autotutela la delibera Raggi sul pubblico interesse allo Stadio della Roma sono arrivati due “no” secchi.

URBANISTICA E LAVORI PUBBLICI: NO ALLA GRANCIO/FASSINA
Il parere negativo del Dipartimento
 Urbanistica alla proposta Grancio/Fassina
Ieri, 18 aprile, seduta congiunta delle Commissioni Urbanistica e Lavori pubblici dove i 12 consiglieri 5stelle presenti hanno votato compatti parere negativo alla proposta Grancio/Fassina che ha ottenuto un totale di soli 4 voti favorevoli: Ilaria Piccolo e Giulio Pelonzi (Pd), Andrea De Priamo (FdI) e, ovviamente, la stessa Cristina Grancio.
Seduta di ieri monopolizzata dai funzionari del Dipartimento Urbanistica che, utilizzando il parere firmato dal direttore del Dipartimento, arch. Cinzia Esposito, hanno letteralmente “smontato” da un punto di vista urbanistico la proposta Grancio/Fassina lasciando i due proponenti del “no” allo Stadio solo la possibilità di lanci di agenzia di protesta: “Questo è lo stadio delle omertà di chi preferisce secretare i pareri scomodi piuttosto che renderli noti”, dice la Grancio, e Fassina: “Ancora una volta a Roma gli speculatori prevalgono sugli interessi generali”. 

LA SUSPENCE PER LE FIBRILLAZIONI GRILLINE
Il parere negativo delle due Commissioni (7 pareri negativi alla Grancio/Fassina e 3 favorevoli in Urbanistica e 5 no e 1 sì ai Lavori Pubblici) era sostanzialmente atteso. Almeno su carta. Ma le ultime fibrillazioni politiche tutte interne ai grillini aveva accresciuto l’attesa per questo voto: dopo l’arresto di Marcello De Vito, infatti, tutte le anime più o meno convintamente “annulliste” del progetto Stadio s’erano risvegliate. E tutte queste fibrillazioni, con il coinvolgimento di deputati e consiglieri regionali e comunali, si erano, poi, tradotte nella clamorosa astensione del Gruppo 5Stelle in IX Municipio: 14 astenuti che - con un’interpretazione molto al limite del regolamento municipale - aveva consentito al parere favorevole alla proposta Grancio/Fassina espresso da soli 9 consiglieri di passare. 
Lunedì scorso, poi, in Commissione Sport, causa la mancanza di alcuni pareri, il voto era stato rinviato a dopo Pasqua e, nonostante le rassicurazioni dei 5Stelle presenti e del presidente della Commissione, Angelo Diario, le speculazioni sulla tenuta della maggioranza non s’erano placate.

IMPOSSIBILE “RIVOTARE” LA DELIBERA RAGGI DI PUBBLICO INTERESSE
Che il Movimento 5Stelle fosse in una fase di confusione è testimoniato anche dalle dichiarazioni della presidente della Commissione Urbanistica, Donatella Iorio: "Una probabile nuova votazione sull'interesse pubblico, non dipende da questioni di merito o da una volontà di modificare il progetto ma semplicemente per consolidare quell'interesse pubblico con un voto dell'Aula che non veda coinvolto il presidente Marcello De Vito. Non è ancora una decisione ma un'ipotesi che ci è stata illustrata. Non c'è un altro progetto in discussione sul tavolo. Quello entrato in conferenza dei servizi è il progetto dello stadio a Tor di Valle”. 
L’ipotesi di “rivotare” la delibera già votata, ovviamente, non è neanche da prendere in considerazione, trattandosi di cosa semplicemente impossibile da un punto di vista giuridico. Altro è - come sarebbe stato a prescindere dalle vicende giudiziarie di Parnasi, Lanzalone e De Vito - richiamare nel futuro testo della variante urbanistica un’espressione di conferma forte al pubblico interesse così come espresso nella delibera Raggi del giugno 2017. Del resto, De Vito non è certo il “presentatore” della delibera di pubblico interesse, che era una delibera presentata dalla Giunta, e se si dovesse effettuare un nuovo voto su ogni delibera “presentata” da De Vito nella sua qualità di Presidente dell’Aula, significherebbe dover rivotare ogni singola delibera di Consiglio approvata dall’insediamento di questa Consiliatura: 482 delibere approvate in totale durante la presidenza De Vito. Un po’ troppe anche per gli “annullisti”.

LINK: ILTEMPO.IT


PROSSIME TAPPE
La proposta Grancio/Fassina ora è destinata - a meno di sconvolgimenti totali dell’ultim’ora - a esaurire il suo corso con la bocciatura: anche, alla fine, arrivasse in Aula per il voto, se la compattezza espressa oggi dai consiglieri 5Stelle venisse confermata, l’esito sarebbe scontato, visto comunque il parere negativo dell’Avvocatura in merito allo strumento giuridico scelto (l’annullamento in autotutela) e alla totale bocciatura del Dipartimento Urbanistica in merito a tutti i rilievi mossi da Fassina e Grancio che si è detta disponibile ad accogliere alcuni emendamenti di Pd e Fratelli d’Italia, cosa che ha portato oggi De Priamo e Pelonzi a votare insieme alla stessa Grancio.
Allo stesso tempo, proseguono i lavori fra i proponenti e gli uffici tecnici del Campidoglio per concludere la fase preparatoria propedeutica all’invio in Aula per il voto di Variante e Convenzione urbanistica. Al momento, anche stando alle ultime dichiarazioni di Virginia Raggi, resta ancora valido l’obiettivo di concludere questi lavori in poco tempo per poter giungere a chiudere tutta la fase amministrativa entro l’estate.  





giovedì 18 aprile 2019

TRASTEVERE, SPUNTA LA FORNACE DI ROMA ANTICA


Questa volta non sono mosaici o pareti affrescate ma è una semplice fornace, una fabbrica di oggetti di ceramica, vetrificati o di terracotta. Eppure, questo ennesimo ritrovamento archeologico riscrive un pezzetto della storia di Roma. Della Roma imperiale, dal I secolo dopo Cristo, fino al III. 
E, pur se meno artisticamente spettacolare, anche questa nuova scoperta archeologica disegna un quadro della Città nel momento del suo massimo splendore.
Siamo sotto l’Accademia dei Lincei, quel Palazzo Corsini alla Lungara costruito come villa suburbana della potentissima famiglia dei Riario, uno dei grandi nomi del Rinascimento italiano, poi passato alla famiglia Corsini e che ospita una splendida galleria di quadri nei saloni e l’orto botanico nei giardini. 

E proprio nel giardino, durante i lavori per posizionare degli impianti, sono affiorati i primi pezzi: un muro, poi un orcio, poi un secondo, poi decine di anfore da olio. E, ancora, canali di raccolta delle acque discendenti dal sovrastante colle del Gianicolo, poi, locali di lavorazione della ceramica, della terracotta e per la vetrificazione. 
Tutti reperti che, come frequentemente accade, dopo gli studi, saranno nuovamente interrati per preservarne la conservazione dato che si tratta di rinvenimenti la cui importanza è scientifica più che artistica e che è necessario ripristinare il giardino nella sua condizione originaria visto che è della seconda metà del ‘700.
Importanza scientifica perché la fornace scoperta dagli archeologi testimonia come un’area limitrofa al centro di Roma antica e dove, fino a ora, gli studiosi ritenevano fossero edificate solo ville patrizie, era invece anche luogo di produzione. Anche perché una vulgata forse fin troppo superficiale, indicava i romani come dediti ai piaceri della vita, alla filosofia, alla politica e all’intrigo all’ombra della porpora imperiale ma sulle spalle del resto dell’Impero che produceva per tutti. 
Prima di essere ricoperti per essere preservati, gli scavi continueranno: troppo ingolositi gli studiosi da questo ambiente: una porzione di piano “in concotto” (una sorta di pasta di argilla refrattaria, ndr), un grande numero di materiali di scarto e di scorie di lavorazione di ceramica e di blocchi di concotto con rivestimento vetroso hanno consentito agli archeologi - il team è guidato da Renato Sebastiani e Paola Fraiegari come responsabili scientifici e da Lisa Lambusier come direttore dei lavori - di desumere che si fosse in presenza di una fornace che realizzava oggetti in ceramica e forse anche in vetro, di pregevole fattura a giudicare da alcuni scarti di lavorazione pur se non di alta classe. Insomma, oggetti per un pubblico non esattamente di estrazione plebea. 
L’obiettivo degli archeologi è quello di preparare una mostra con i migliori pezzi trovati da presentare, il prossimo 20 giugno, al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che, in quel giorno, presenzierà alla cerimonia di chiusura dell’Anno Accademico dell’Accademia dei Lincei.
Insieme alla fornace e ai suoi reperti, gli archeologi hanno trovato anche un probabile sistema di canalizzazione delle acque discendenti dal Gianicolo: due muri paralleli e una pavimentazione realizzata con mattoni.

GALLERIA FOTOGRAFICA




 
Il presunto sistema di raccolta delle acque discendenti dal Colle del Gianicolo