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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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sabato 27 dicembre 2014

FLAMINIO DIMENTICATO, LA FIGC SI DIFENDE

Negli ultimi “10 mesi lo Stadio Flaminio non ci è mai stato consegnato, così come non ci sono state fornite le piante catastali. Non ci è stato insomma consentito di dare corso alle nostre legittime pre-valutazioni progettuali ed economiche necessarie per qualsiasi progetto di fattibilità e sostenibilità dell'investimento, come tra l’altro previsto dalla delibera di Giunta del febbraio 2014”. Parola della Federazione Italiana Gioco Calco che interviene in modo molto secco sulla vicenda del Flaminio che cade sempre più a pezzi.



“Il Flaminio - prosegue la Figc - è rimasto sotto la titolarità e la responsabilità della Coni Servizi fino al 23 dicembre, quando sarebbe passato dalla stessa Coni Servizi a Roma Capitale, unici due enti che avrebbero potuto e dovuto intervenire per la salvaguardia dell’area”. 
In sostanza, come già il Tempo aveva rivelato lo scorso 24 dicembre, chi doveva occuparsi di manutenerlo, ristrutturarlo e rilanciarlo, non l’ha fatto.  Ed è in atto una diatriba anche con risvolti giudiziari che vede il Comune impegnato in Tribunale contro la Coni Servizi. 

Ripercorrendo la vicenda, ad ottobre 2013, Comune e Figc annunciano urbi et orbi la volontà di rinascita del Flaminio, restaurato cinque anni prima al costo di 9 milioni di euro di fondi pubblici, brevemente impiegato per il rugby e quasi subito abbandonato. Passano i mesi, si ventilano proclami, e a febbraio 2014, la Giunta Marino approva la concessione, senza gara d’appalto, dell’impianto alla Figc. Se non che, di fatto, il Comune, secondo la Figc, non era in possesso della struttura che rimaneva invece nella disponibilità del Coni, meglio, della Coni Servizi, la società strumentale del Coni che si occupa principalmente della gestione delle strutture per lo svolgimento dello sport. 

Coni Servizi chiede di restituire l’impianto al Comune, ma si rifiuta di firmare un “verbale di consistenza”, vale a dire un atto ufficiale che descrive le condizioni dei luoghi al momento della riconsegna degli stessi. E a quel punto il Comune ricorre in Tribunale per un accertamento tecnico preventivo, una perizia, insomma, che certifichi in modo imparziale lo stato attuale dell’impianto.
“Non vogliamo entrare nel merito dell’assegnazione del Flaminio a febbraio 2014”, dice la Federazione prendendo le distanze in maniera netta dal Campidoglio e dalla sua volontà di assegnarlo a Coni Servizi con la delibera proposta dall’allora assessore allo Sport, Luca Pancalli, ed avallata dall’intera Giunta capitolina.
“L’attuale management della Federazione - dicono ancora da via Allegri - non ha seguito l’iter di concessione dello Stadio” ma ha compiuto una “semplice presa d’atto dello stato dell'opera. Oggi, in un contesto economico–finanziario profondamente mutato rispetto a un anno fa in ragione dei tagli del CONI sui contributi a noi destinati per il 2015, la FIGC non potrebbe più sostenere investimenti come quelli ipotizzati solo un anno fa sullo Stadio Flaminio”. 
Traduzione: signori, un anno fa c’era forse una possibilità; oggi non c’è una lira, bamboli, quindi non se ne può comunque fare nulla, cause o non cause. Quindi “auspichiamo l’apertura di un tavolo congiunto CONI, Roma Capitale e FIGC per stabilire modalità nuove e congiunte per il recupero di un'opera a cui noi tutti teniamo”. 



Lo scorso 15 dicembre il sindaco Marino e il presidente del Coni, Malagò, dispensavano sorrisi ad uso della stampa e del mondo per celebrare la candidatura di Roma a sede ospitante delle Olimpiadi 2024. Non più di cinque giorni fa, sempre il Sindaco incassava il sospiratissimo ok del Consiglio comunale alla delibera che sancisce il pubblico interesse alla costruzione dello Stadio della Roma, innaffiando questo “sì” da reiterate dichiarazioni trionfalistiche che gli portavano in regalo le bacchettate della Regione. Intanto il Flaminio, giorno dopo giorno, continua a perdere pezzi, a lasciare spazio alle erbacce e date segnate sulle agende per gli annunci ai quali non seguono realizzazioni concrete.

mercoledì 24 dicembre 2014

STADIO: LA REGIONE STRIGLIA MARINO

Dalla Regione è partito uno scappellotto dritto dritto al sindaco Marino e alla sua ansia da dichiarazione: "Per evitare di suscitare aspettative non corrispondenti alle previsioni normative è opportuno indicare quali saranno i prossimi passaggi procedurali previsti", dicono da Zingaretti. 



In sostanza, la Regione ribadisce in modo molto chiaro che è giunto il momento di smettere di vendersi lo Stadio della Roma come se fosse una cosa già fatta. Quindi, archiviamo l'idea della prima pietra in primavera, come ripete sempre Marino. E piedi per terra.


E giù a ricordare che "è già stata attivata la procedura di Valutazione ambientale strategica (Vas) attualmente in fase di discussione. Si prevede che il parere verrà emesso nel mese di febbraio 2015". E poi che "la legge prevede che dopo il via libera dell'Assemblea Capitolina, il soggetto proponente presenti al Comune di Roma Capitale un progetto definitivo aggiornato con le eventuali osservazioni richieste dal Consiglio Comunale. Pertanto è bene sottolineare che nessun procedimento amministrativo può avere inizio in sede regionale fino al momento della trasmissione da parte del Comune del progetto definitivo come aggiornato dal proponente".

E torna a parlare dello Stadio anche il patron giallorosso, James Pallotta: "è stato necessario molto tempo ed è stato un sollievo avere l'approvazione e poter andare
avanti con il progetto". Ai microfoni della radio ufficiale della Roma, Pallotta ha poi aggiunto: "Adesso vorrei educare le persone che hanno votato contro perché sono state dette molte cose non vere. Vorrei tutti a favore di questo progetto".

Sull'approvazione della delibera che sancisce il pubblico interesse alla costruzione dello Stadio della Roma di Tor di Valle, avvenuta lunedì sera, in Assemblea Capitolina con 29 voti favorevoli, anche l'assessore all'Urbanistica, Giovanni Caudo, si lascia andare ad alcune considerazioni:
"Attenzione, noi abbiamo compiuto un passo importante ma non è che sono stati approvati i progetti definitivi. Ora i proponenti, Pallotta e Parnasi, devono redigere i definitivi di tutte quante le opere. I tempi non sono facilmente quantificabili per questo, dipenderà molto anche da chi fisicamente e materialmente sarà incaricato di farli. Chiaramente solo dopo che i progetti saranno stati presentati, il Comune potrà valutare se questi saranno coerenti con le condizioni che abbiamo posto e, se così sarà, a quel punto li invieremo alla Regione perché vengano esaminati dalla Conferenza di Servizi decisoria, quella per la quale la legge concede 180 giorni di tempo. Io credo che entro il 2015, se i tempi per fare i definitivi saranno brevi, si potrà avere l'approvazione definitiva in Regione e, da quel momento, ci vorranno 24-30 mesi per i lavori di costruzione".




Il voto di lunedì in Consiglio, però, è sì stato trasversale, dato che alcuni consiglieri di centrodestra hanno votato a favore, ma ha anche segnato una spaccatura nella maggioranza di centrosinistra:
"Ho votato contro la delibera - spiega Riccardo Magi, radicale, eletto nella Lista Civica di Marino - perché ritengo che il progetto sia privo di interesse pubblico e di garanzie. Sono stati compiuti errori procedurali sulla delibera ma soprattutto lo Stadio non rappresenterà, come per altri club europei, una fonte di reddito ma una voce di spesa per la Roma".

UNO STADIO ANCORA MOLTO LONTANO

Delibera approvata ma Stadio ancora lontano, lontanissimo e molti nodi ancora da sciogliere. 


Roma-Lido, ponte ciclopedonale sul Tevere e salvaguardia ambientale sono tre nodi che gli emendamenti, presentati e approvati in Consiglio comunale alla delibera che sancisce l'interesse pubblico alla costruzione dello Stadio della Roma a Tor di Valle, hanno ancora di più evidenziato.

Il progetto, di base, resta quello inizialmente presentato da Pallotta: Stadio da 60mila posti con le sue immediate pertinenze, Business Park con tre torri e area commerciale. Le modifiche principali le ha ottenute il Campidoglio durante la trattativa e riguardano le opere pubbliche: almeno il 50% dei tifosi che deve poter raggiungere lo Stadio con il trasporto su ferro e il ponte ciclopedonale sul Tevere e riduzione delle cubature a compensazione.

La Roma-Lido, però, fin dall'inizio oggetto di molte polemiche, rientra nel progetto dalla porta principale. 
Di emendamenti ne erano stati presentati 119. Ne sono stati dichiarati ammissibili solo 44. E di questi ne sono stati approvati 11 più altri 8 trasformati in ordini del giorno.

Fra gli emendamenti approvati, spicca quello, a firma D'Ausilio/De Luca (Pd), che impone, a fianco alla MetroB e alla sua ipotizzata nuova diramazione, il "contestuale potenziamento della Roma-Lido con interventi di ammodernamento e attrezzaggio necessario per il raggiungimento" dello standard di 8 treni l'ora, uno ogni 7 minuti. In sostanza, viene posta la Roma Lido come una priorità, riconosciuta anche dallo stesso assessore all'Urbanistica Caudo. 

Il quale però lancia un mezzo allarme e un mezzo segnale di apertura: "La Regione dovrebbe fare l'adeguamento della linea, che costerebbe oltre 260milioni di euro per portarla a frequenza di vera metropolitana, un treno ogni 3 minuti. Se ci riesce, a quel punto la linea sarebbe sufficiente ad assicurare i 20mila passeggeri/ora che servono sullo Stadio e, quindi, i 50milioni di euro dei proponenti da destinare al trasporto su ferro potremmo dirottarli lì". Ma se la Regione non dovesse proprio adeguare la Roma Lido per mancanza di fondi? "in quel caso, Houston abbiamo un problema, sarebbe a rischio l'intero progetto".



Il secondo emendamento che potrebbe modificare il progetto è quello che prevede di "adottare le misure per migliorare la mobilità alternativa, ciclopedonale e l'accessibilità fluviale tramite il Tevere con banchine di approdo", un pallino di Andrea Santoro (Pd), presidente del Municipio IX. In pratica, nei disegni definitivi potremmo trovare la sorpresa delle banchine sul Tevere e nuove piste ciclabili.




Rientra, invece, fra quegli emendamenti un po' più politici quello, presentato da SeL, che pone la "salvaguardia ambientale" come "assoluta priorità" nel valutare l'interesse pubblico. Poco rilevanti gli effetti, già previsti per legge, dell'emendamento nel punto in cui chiede di valutare come "integrazione e modifica al progetto" tutti gli elementi ambientali che emergessero dagli studi, rimane il fatto che l'emendamento, pur inserito nella parte di premessa e non nel deliberato, potrebbe essere un appiglio (ad esempio, quando, per mettere in sicurezza Via del Mare e Via Ostiense, si dovrà magari procedere al taglio delle alberature) per bloccare i lavori. 



Ora, per dirla con l'assessore Caudo "si aspettano i progetti, che devono essere seri e di qualità. Saremo intransigenti su questo. A Roma non servono cattedrali nel deserto e presteremo la massima attenzione a ogni singola pagina degli elaborati. Se la Roma vuole fare in fretta, deve fare bene".

martedì 23 dicembre 2014

STADIO; LE PROSSIME TAPPE

Archiviato il lunghissimo e lentissimo iter di approvazione della Delibera sull’interesse pubblico alla costruzione dello Stadio della As Roma a Tor di Valle, da oggi, inizia la seconda fase dell’iter. 
Che non sarà meno lunga di quella che si è appena conclusa.



In primo luogo, spetta ai proponenti predisporre e depositare in Campidoglio progetti definitivi. 
Secondo indiscrezioni raccolte all’interno dei progettisti del Gruppo Parnasi, la prima riunione deputata a pianificare il lavoro di stesura degli elaborati è fissata subito dopo la Befana. A sentire l’assessore all’Urbanistica, Giovanni Caudo, “non è possibile ipotizzare quanto tempo ci possano impiegare a presentare i definitivi. Come ho detto presentando la delibera in Aula, la palla ora torna a loro (Parnasi) e dovranno fare tutte le loro valutazioni”. 
In passato, si parlava di un tempo stimato almeno in quattro mesi ma occorre capire anche se sono già stati fatti i “carotaggi” geologici e archeologici, roba che normalmente richiede svariati mesi di tempo, soprattutto considerata l’estensione dell’area e la sua prossimità al Tevere. 




Una volta che Parnasi avrà completato i definitivi di tutte le opere - come ha ricordato sempre l’assessore Caudo sia dello Stadio e delle sue pertinenze, che del Businnes Park ma anche di ponti, svincoli, metro, strade, sottopassi - questi dovranno essere depositati in Comune. Sarà poi il Comune a “girare” questi progetti alla Regione per la Conferenza di Servizi decisoria, quella finale. 
Regione chiamata in causa poiché per realizzare l’intero complesso occorre una variante urbanistica. 
La Regione avrà un tempo massimo di sei mesi per indire e concludere i lavori della Conferenza alla quale prenderanno parte svariati Enti e Uffici: dalla Prefettura all’Autorità di Bacino, dal Comune (attraverso un “Ufficio temporaneo di Scopo”), all’Ama, all’Acea, Atac e via dicendo. La Conferenza di Servizi, oltre ad esaminare e semmai emendare i progetti, dovrà anche redigere il testo della Convenzione Urbanistica (il contratto fra Parnasi e il Comune) che sarà l’atto finale di questa lunghissima querelle. 

STADIO; FINALMENTE È FATTA (PARTE PRIMA)

Ventinove voti favorevoli, 8 contrari e 3 astenuti. Delibera che sancisce il pubblico interesse alla costruzione dello Stadio della Roma a Tor di Valle approvata. 



Il presidente della Roma, James Pallotta, ha espresso piena soddisfazione  per un'opera che "potrà creare un minimo di 3mila posti di lavoro durante la costruzione e altrettanti quando sarà operativa. Congratulazioni a tutti i romani per questo storico giorno per la città e il Club. Aspettiamo tutti di giocare nel nuovo stadio della Roma".

Defalcata la metà degli ordini del giorno presentati (87 ammissibili su 163), dimezzati anche gli emendamenti, imposto un tour de force con limitazione temporale alla discussione, alla fine la delibera passa in Consiglio comunale, chiudendo finalmente l’iter su questa prima parte del progetto. 
Con ieri, quindi, sono stati necessari 207 giorni per terminare la procedura: 97 giorni per avere la delibera di Giunta e 110 per avere l’approvazione dell’Aula. E meno male che la legge assegnava al Comune 90 giorni per chiudere l’intera pratica. 



Alle 19.09 di ieri pomeriggio si è chiusa la votazione sull’ultimo emendamento presentato e ammesso, un’altra ora abbondante per le dichiarazioni di voto e alle 20,29, presente il sindaco Marino, finalmente si è votato. 

A favore, i consiglieri del Pd, di SeL, della Lista Civica Marino e del Centro Democratico per la maggioranza; per l’opposizione, hanno votato “sì” il gruppo di Forza Italia, Lega e Movimento Cantiere Italia. 
Contrari i 5Stelle, il gruppo di Alfio Marchini e Fratelli d’Italia, astenuto il Nuovo Centro Destra.
Quaranta, su 48 eletti, i consiglieri presenti in tutta la giornata, iniziata, verso le 9 e mezza, con l’occupazione dell’Aula, ad inizio seduta, da parte di un gruppo di ex dipendenti della Roma Multiservizi: “Siamo senza stipendio da settembre, ci hanno licenziato e tutti gli appalti li ha presi la 29 giugno. È Natale anche per noi, cosa diamo da mangiare ai nostri figli?”. 
Seduta sospesa per un’ora e ripresa in tarda mattinata con le tre ore di discussione sugli ordini del giorno, occupate quasi totalmente da un monologo di Rossin, autore della maggior parte dei testi. 
Poco prima della scadenza del tempo fissato per la chiusura ufficiale della seduta (le 14.00), il capogruppo Pd, Panecaldo, ha chiesto di andare ad oltranza, proposta approvata a maggioranza. 



In realtà, visto lo scivolone della segreteria del Sindaco, già domenica sera era chiaro che la discussione sarebbe andata avanti: nell’agenda di Marino, alle 18, era indicata la partecipazione del Primo Cittadino alla seduta in attesa del voto. Pomeriggio che vede il secondo tempo e i supplementari della seduta: prima la conclusione del tempo messo a disposizione per discutere gli ordini del giorno, poi la “chiama” ai voti con la presidente Baglio che, a macchinetta, chiamava uno dopo l’altro i numeri degli ordini del giorno e poi degli emendamenti. 



Praticamente tutte votazioni di bocciatura, salvo poche eccezioni, non più di una decina. Fra queste: l’emendamento (D’Ausilio/De Luca, Pd) che pone a carico del proponente il “potenziamento della Roma-Lido” contestualmente “al prolungamento della linea B della metro da Magliana a Tor di Valle”. Tra gli emendamenti approvati, da segnalare quello che sancisce una penale se “entro 30 anni, viene a cadere il rapporto fra proprietà dello Stadio e della Società” e quello che stabilisce che le opere pubbliche “dovranno andare di pari passo alla costruzione di quelle private”.

Dai banchi della maggioranza si esprime moderata soddisfazione: molti mal di pancia (Gemma Azuni, SeL, contraria, aveva una nave per la Sardegna prenotata e non ha partecipato al voto). 



Dalle opposizioni si levano voci molto più forti: critiche sia per la gestione della giornata con il numero legale che è stato più volte in bilico e ripreso per i capelli dalla Presidenza, sia di merito con Grillini e Fratelli d’Italia in prima fila nelle critiche. “Si è persa l’occasione - dicono Rampelli e Ghera - di chiarire il futuro di Flaminio, Olimpico, Tor Vergata e Foro Italico. Per accettare questa proposta, non serve un sindaco, basta un citofono”.