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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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giovedì 17 settembre 2020

SU LA BARBUTA ALTRO SPOT ELETTORALE DELLA RAGGI







Annunci che vanno avanti da quando era ministro dell’Interno Matteo Salvini e che, ciclicamente, si ripetono sui social del sindaco di Roma, Virginia Raggi. Ieri è stato il turno del campo rom La Barbuta, quello a fianco dell’ippodromo di Capannelle e a un tiro di schioppo dall’aeroporto e dal Comune di Ciampino.
“Avanti con superamento campo rom Barbuta, che nei prossimi mesi verra' chiuso. In corso abbattimento di 27 baracche abusive. Nostra via è coniugare legalità e inclusione. Diritti a chi rispetta le regole, lavora e manda i figli a scuola. Nessuna tolleranza per chi viola la legge”, scrive su twitter il Sindaco con piglio sceriffesco. 
“Possiamo annunciare in maniera molto netta che finalmente a Roma saranno superati i campi rom” diceva nel lontano maggio 2017 la stessa Raggi presentando il “Piano Rom”, aggiungendo: “Iniziamo chiaramente con due campi, La Barbuta e Monachina, nel frattempo negli altri verranno avviati dei progetti con i Municipi”. 
Da quel giorno, sono passati tre anni, tre mesi e 20 giorni: La Barbuta sta ancora lì, come Monachina. Ad aprile 2018, parlando all’AdnKronos, il delegato alla sicurezza del Campidoglio, Marco Cardilli, parlava di una delibera in via di definizione per il superamento dei campi rom.
Altro anno di attesa, e a marzo 2019 invece del superamento con l’inclusione auspicata dalle varie associazioni di volontariato, arriva l’esercito al campo di via Salviati. E al Viminale c’era ancora Matteo Salvini.
Altri sei mesi e a settembre dello scorso anno - 365 giorni fa quasi esatti - la Raggi annuncia l’assegnazione di case a 100 rom residenti a La Barbuta con tanto di nuovo annuncio sullo smantellamento del campo per l’inizio di quest’anno con tanto di smantellamento di 10 container abitativi sui 98 esistenti e le ruspe pronte a demolire baracche e burattini. 
Gennaio 2020 è bello e passato e baracche e burattini sono ancora lì. Dopo che a inizio agosto una serie di incendi avevano semi distrutto il campo rom del Foro Italico e un autodemolitore nei pressi mandando in tilt per il denso fumo nero tutto il quadrante nord di Roma, al momento dello sgombero della struttura, il Campidoglio aveva annunciato il calendario dei successivi interventi: Monachina (sì, ancora Monachina) il 20 agosto e Castel Romano il 10 settembre. Lo sgombero di Monachina è scomparso dai radar e quello di Castel Romano va (forse) a fine mese, continuando così ad alimentare ancora per un po’ la campagna elettorale con l’annuncite.




mercoledì 16 settembre 2020

FRIEDKIN-RAGGI, INCONTRO SLITTA ALLA PROSSIMA SETTIMANA




Il dossier Stadio langue come l’incontro Raggi-Friedkin annunciato da Radio Campidoglio e poi sparito dai radar. E mai come in questi giorni lo Stadio della Roma torna al centro delle congiure interne al mondo grillino romano.
Le ultime notizie sull’incontro fra i Friedkin, ieri ancora a Trigoria, e il sindaco, Virginia Raggi, sono di uno slittamento a ridosso di Roma-Juventus, quindi per la seconda metà della prossima settimana. Proprio per questo motivo il nuovo proprietario giallorosso avrebbe deciso di prolungare la sua permanenza nella Capitale rispetto ai programmi iniziali. Inizialmente la visita in Campidoglio sembrava dover essere fissata per la fine della scorsa settimana, poi per ieri. Quindi più nulla: ufficialmente nessuno in Comune ne sa qualcosa. Dietro le quinte, sembra che vi sia lotta interna fra i “Raggi boys” che si rimpallano la responsabilità della fuga di notizie sull’incontro e sulla conseguente presunta irritazione dei Friedkin. Dall’altra, mai come ora alla Raggi serve come il pane riavviare il dialogo con la Roma e la sua nuova proprietà per cancellare il dissenso interno che assume sempre più la forma di una fronda armata. Che poi resta il quesito: a parte stringersi le mani, ma la Raggi di cosa dovrà parlare con Friedkin (che quasi certamente non sarà accompagnato da Mauro Baldissoni, in uscita dal club) visto che l’iter dello Stadio è fermo e che una fetta dei consiglieri 5Stelle sta in dissenso costante? Dopo le «miccette» di fine luglio, il dossier è nuovamente fermo ai box: la Giunta Zingaretti non ha ancora adottato l’accordo con il Comune sull’utilizzo dei fondi derivanti dal progetto Stadio per la ferrovia Roma-Lido di Ostia. E nemmeno la Giunta Raggi in Città Metropolitana ha adottato l’accordo con il Campidoglio per il rifacimento della via del Mare/via Ostiense: senza queste due adozioni, non si chiudono gli atti per andare al voto.



RIENTRO A SCUOLA, TRASPORTO PUBBLICO SNOBBATO


Un rientro a scuola, tutto sommato, tranquillo sul fronte trasporto pubblico. Il temuto “assalto alla diligenza” alla fine non c’è stato: la gente, genitori e bambini e studenti più grandi, alla fine ha scelto il mezzo privato in luogo di bus e metro.
Lo testimonia la nota diffusa all’ora di pranzo da Atac: sulla metro A la media è stata di 400 viaggiatori per treno contro una capienza di 1200 persone; sulla B, se ne sono registrare 600 (sempre con una capienza di 1200 persone a convoglio). E no in dissimile il servizio di superficie: abbiamo girato la città e solo in caso di particolari ritardi fra una vettura e l’altra capitava di vedere assembramenti. Ad esempio, alle 8.44, alla fermata 70831 di via Prenestina a largo Preneste, il tram 9006 in servizio sulla linea 5 era pieno. Due minuti dopo, è transitato un 14 vuoto e dietro un 19 ancora vuoto. Stesse scene per il 360, l’87 e il 77 in transito a via Magna Grecia o un 671 sua via Appia Nuova. 
Non è andato, però, tutto esattamente liscio come l’olio: Furio Camillo e Ponte Lungo, due fermate consecutive sulla linea A all’altezza dei Licei Augusto e Bertrand Russell sull’Appia Nuova, sono rimaste chiuse da inizio servizio, 5.30 della mattina, fino alle 8.30 Furio Camillo e, addirittura, ore 11.15, Ponte Lungo, con i soliti (e ignoti) “guasti tecnici” che da mesi si ripetono con allarmante frequenza nel silenzio tanto dell’Azienda quanto del Campidoglio.
Qualche disservizio si è registrato anche per le linee 990L, 188 e 906 dove un “guasto ai veicoli” ha sospeso il servizio per i viaggiatori nel complesso fra le 11.45 e le 18.15.
Tuttavia, a parte questi disservizi oramai quasi d’abitudine in città, “le rilevazioni effettuate da Atac da inizio servizio a metà mattinata confermano che l'attività si è svolta regolarmente sia in superficie che in metropolitana, non riscontrando criticità. In superficie sono state realizzate tutte le corse previste lungo le linee scolastiche. Situazione sotto controllo anche in metropolitana. Fra le 7 e le 9 del mattino il numero di viaggiatori si è mantenuto ampiamente al di sotto del limite dell'80% - pari a 960 viaggiatori per treno - previsto dalle normative. Il numero delle validazioni registrate, nell'orario considerato, è stato di 55.862, in lieve aumento rispetto alle 51.522 validazioni registrate il 10 settembre scorso, quando è stato raggiunto il picco di validazioni degli ultimi mesi, con un incremento percentuale di circa l'8%”.

venerdì 11 settembre 2020

BOCCIATO IL "GOLPE" SULL'IPA



Continua il caos amministrativo dentro l’Istituto di Previdenza e Assistenza (IPA) dei dipendenti capitolini: il Tar del Lazio ha dichiarato illegittima la sostituzione del collegio dei revisori.
Andiamo per ordine. L’annuncio della sentenza arriva tramite una nota del consigliere comunale della Lega, Maurizio Politi, che, commentando la decisione del Tribunale, scrive: “le decisioni arbitrarie e l’incapacità amministrativa di Raggi l’hanno spinta a emettere un’ordinanza illegittima di revoca del presidente del Collegio esponendo, quindi, l’Ipa a un incredibile danno che è gravato a ricaduta anche su tutti i dipendenti che continuano a pagare le quote togliendole dallo stipendio”.
La vicenda nasce nel 2019: Sergio Beretta presidente, Abbondio Causa e Andrea Ziruolo componenti del Collegio dei revisori, vengono cacciati anticipatamente dal loro ruolo che avrebbe avuto scadenza con la fine del commissariamento. Motivo: con l’ordinanza 100/2019, la Raggi proroga il commissario straordinario, Fabio Serini, nel suo ruolo ma interpreta questo atto come un rinnovo, quindi considera concluso il mandato dei revisori.
Il Tar invece rifila una bacchettata sulle dita del Comune e dell’Ipa. Primo punto: il commissariamento. Scrivono i giudici della seconda sezione: “la gestione commissariale costituisce uno strumento eccezionale, dalla durata necessariamente circoscritta e limitata nel tempo, finalizzato a far fronte ad una situazione di temporanea disfunzionalità dell’ente interessato mediante un’organizzazione straordinaria”. Dal 2017 al 2020 la situazione dell’Ipa appare del tutto immutata. Sul rinnovo/proroga di Serini: “un tale frazionamento della durata complessiva del commissariamento [appare] come artificiosamente preordinato a giustificare l’illegittima sostituzione dei ricorrenti”. Non solo. Aggiungono i giudici: “nel caso in cui i revisori non fossero compiacenti verso l’amministrazione, si avrebbe la possibilità di mutare il Commissario Straordinario solo per consentire la revoca dei revisori e la nomina di altri organi di controllo, maggiormente allineati”. Il risultato è condanna del Comune, illegittimità della sostituzione, nullità degli atti prodotti e risarcimento per i Revisori cacciati. 
Interviene Francesco Figliomeni, che sull’Ipa conduce una battaglia pluriennale: “Dopo le denunce sulla gestione “allegra” di Virginia Raggi, la Magistratura ci dà ragione sugli stratagemmi messi in pratica dal Campidoglio per defenestrare chi chiedeva la regolarità degli atti. Abbiamo predisposto un nuovo esposto alla Procura Regionale della Corte dei Conti e all’Anac. Avevamo denunciato a più riprese anche l’illegittimità degli atti emanati e ora vanno accertate le responsabilità per i danni erariali che possono ledere i giusti diritti dei dipendenti capitolini che pagano all’IPA un contributo di circa 400 euro l’anno”.


ECCO I RICICLATI DI ZINGARETTI




C’è una lunghissima lista di nomi della politica che rispuntano fuori come consulenti, negli organigrammi delle varie società ed enti dipendenti dalla Regione Lazio: sono quello che si può definire un “blocco di potere” che data almeno un decennio di controllo di poltrone e strapuntini. 
Ci sono nomi notissimi, almeno a Roma, come quello di Enrico Gasbarra - presidente dell’Ipab Santa Maria in Aquiro e consigliere del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, emolumenti totali: 176mila euro lordi annui - o di Amedeo Piva, ex assessore ai Servizi sociali nelle Giunte Rutelli, che guida un’altra Ipab, la Sant’Alessio. Sul fronte Ipab, poi, ritroviamo il nome di Giuseppe Lobefaro, pensionato del Ministero dell’Economia, ex presidente del I Municipio all’epoca di Veltroni sindaco poi consigliere Pd in Provincia di Roma sotto la presidenza Zingaretti che lo colloca a guidare l’asilo infantile Strumbolo di Piedimonte San Germano. Altra Ipab, altro Pd ricollocato: alla guida del Beata De Mattias, Zingaretti ha spedito Paolo Bracchi, ex vicesindaco e assessore all’Urbanistica del Comune di Guidonia. Ovviamente, quota Pd. 
Altro nome del mondo centrosinistra piazzato alla guida di un ente pubblico è Antonio Rosati che, giusto a metà luglio scorso, è stato proiettato ad Eur SpA come amministratore delegato: Rosati, capogruppo dell’allora PDS in Campidoglio con Rutelli sindaco, poi presidente dell’Arsial (la società regionale per lo sviluppo dell’agricoltura), poi assessore al Bilancio in Provincia con Gasbarra prima e Zingaretti poi, è stato uno degli artefici del programma elettorale dello stesso Zingaretti in Provincia.
Poi c’è il caso di Daniele Badaloni, figlio dell’ex presidente della Regione, Piero. Dal 2017 Daniele, biologo abilitato, dirige il Parco naturale di Bracciano-Martignano, dopo essere passato per la direzione dell’Ente Romanatura. Casualità, se Badaloni figlio è il direttore del Parco di Bracciano, a presiederlo troviamo Vittorio Lorenzetti, altro nome del vecchio PDS: consigliere provinciale e vicepresidente della Commissione Lavori pubblici sotto la Giunta Fregosi (la prima eletta direttamente dai cittadini), è stato sempre per i Dem (nelle loro varie denominazioni) consigliere comunale a Campagnano di Roma dove ha anche ricoperto il ruolo di assessore ai Servizi sociali.
Altro parco, altro giro nel mondo dei Pd di provincia: Ente Riviera di Ulisse, splendido posto sul golfo di Gaeta, è di fatto un feudo del blocco Pd. Come direttore troviamo Roberto Rotasso che, nel 2012, realizzò uno splendido video di propaganda politica con il logo del Pd alle spalle. A presiederlo, invece, da poco più di un anno, Zingaretti ha spedito Carmela Cassetta, consigliera comunale (di opposizione) del Comune di Santi Cosa e Damiano, amministrazione che territorialmente non ha competenze sulla Riviera di Ulisse (sono solo i comuni di Formia, Gaeta, Itri, Minturno e Sperlonga). Peraltro, con questa nomina, Zingaretti ha aizzato una polemica tutta interna ai locali potentati Pd con i Dem di Formia sul piede di guerra per la nomina della Cassetta.
Cambiando parco, si va a quello dei Castelli romani: qui Zingaretti ha spedito a fare il presidente l’ex capogruppo Pd al Comune di Frascati, Gianluigi Peduto. Altro nome Dem (in questo caso più verde che rosso) che si ritrova nelle liste dei “parchisti” è quello di Dario Esposito, dal 2017 alla guida dell’Ente parco di Nazzano-Tevere-Farfa. Esposito era l’assessore all’Ambiente dell’ultima Giunta Veltroni.
A chiudere il quadretto, senz’altro non esaustivo, impossibile non annoverare la sinecura che la Giunta Zingaretti elargisce al cugino di Paolo Gentiloni, il professor Umberto Gentiloni Silveri che riceve 80mila euro lordi per la “Valorizzazione della storia e della memoria del Territorio della Regione Lazio e per l’ideazione e la promozione di progetti ed iniziative finalizzati alla trasmissione della conoscenza storica”.