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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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venerdì 4 settembre 2020

COMUNALI ROMA 2021, INTERVISTA A CLAUDIO DURIGON




Tanto a sinistra come a destra sulla corsa al Campidoglio sembra regnare solo tanta confusione e incertezza.
“Intanto noi stiamo lavorando a partire dal programma. Vogliamo elaborare una strategia che consenta alla città di uscire dagli anni bui della Raggi e di Ignazio Marino. Sapremo scegliere un nome di qualità per il centrodestra al momento giusto, che dia le giuste prospettive di attuazione del programma, attuando un’inversione totale rispetto alla incompetenza della Raggi che ha fermato la città per troppo tempo”.
Claudio Durigon, sindacalista Ugl, deputato, commissario della Lega a Roma, già sottosegretario al Lavoro nel governo Conte 1, è duro sulla valutazione del quinquennio Raggi (con menzioni anche per Zingaretti) e fa da pontiere con gli alleati sul nome. Durigon, a chi spetta fare il nome? Alla Lega o a Fratelli d’Italia?
“Troveremo una convergenza come abbiamo fatto in tutte le situazioni nazionali. Alla fine con la giusta discussione si raggiunge l’unità. Il nome oggi viene in secondo piano. L’esigenza primaria è quella di costruire un programma che risollevi una città abbandonata a se stessa”.
Qualche idea sulle basi di questo programma?
“Abbiamo iniziato a gettare le basi su quel che vogliamo per Roma: pulizia, efficienza, sviluppo, sicurezza. Credo che il centrodestra sarà pronto con un programma che faccia tornare Roma vera Capitale”.
Fra i manifesti c’è quello sullo sport. Primo punto, lo Stadio della Roma. Vuol dire che i consiglieri della Lega voteranno a favore del progetto Raggi, se e quando andrà in Aula?
“Noi siamo a favore delle infrastrutture. Penso che la Raggi non doveva perdere così tanto tempo e se c’è arrivata solo oggi, a sette mesi dal voto, sia in enorme ritardo. Lo stesso pensiero va al Flaminio e, qualora sarà, anche allo Stadio della Lazio. Noi siamo a favore. Noi eravamo pronti anche a votare a favore di Roma città Olimpica salvo che la Raggi ha deciso di non correre”.
Sì, ma in concreto: voterete sì o no all’attuale progetto?
“Dobbiamo verificare il progetto che entrerà in Consiglio. La valutazione non è una cosa secondaria”.
Ha citato il Flaminio. Che, però, è un problema che ha già bruciato i sindaci Alemanno, Marino e Raggi. Tanti vincoli e scarsa appetibilità economica.
“Noi dobbiamo ripartire dando risposte. Dobbiamo mettere attorno a un tavolo tutti i soggetti che ruotano sul Flaminio con l’obiettivo di riqualificare quell’area. È compito del sindaco quello di farsi promotore e trovare soluzioni”.
Fra destra e sinistra, non c’è nessuno che promuova l’operato della Raggi.
“Ha perso tempo e fatto tanti danni”.
Altro tema: i rifiuti. Difficile non notare che la Lega si sia schierata con le proteste dei no discarica di Monte Carnevale. D’accordo che siete favorevoli ai termovalorizzatori ma anche con i termovalorizzatori la discarica serve comunque.
“Le responsabilità vanno ripartite fra i due personaggi che stanno governando la Regione, Nicola Zingaretti, e il Comune, Virginia Raggi. Serve  un ciclo dei rifiuti chiuso e sostenibile, altrimenti la discarica da sola diventa solo una foglia di fico, un alibi. Non solo la Lombardia o il Veneto, ma anche le rossE Emilia-Romagna e Toscana hanno inceneritori, termovalorizzatori e discariche, sistemi integrati che hanno garantito l’ambiente e il decoro urbano”.
Durigon, uno dei ritornelli della campagna elettorale su Roma sarà la “Lega nemica della Capitale”, con riferimento al vecchio Roma Ladrona come alle ultime posizioni in tema di finanziamenti e poteri.
“Parliamo dei tempi antichi. La Lega non era neanche presente a Roma. Oggi è un’altra cosa: noi abbiamo chiesto di aprire un confronto per capire quali poteri speciali servono alla città. Poteri speciali alle grandi città, Roma per prima, sono dovuti”.

SCANDALO D'AMATO/BARILLARI: "CHIEDERÒ DOVE SONO FINITI I SOLDI"


"Chiederò in ogni sede, Commissione e Consiglio, all’assessore D’Amato di chiarire e spiegare dove sono finiti questi soldi. Già con il caso mascherine fantasma hanno dimostrato di non saper gestire gli appalti. In questo caso, non lascerò nulla di intentato per sapere la verità”.
Davide Barillari, consigliere regionale ex 5Stelle, espulso, e ora nel misto, è un habituè degli esposti: “Stiamo preparando una denuncia da presentare in Procura sul fatto che queste notizie vengono nascoste alla Commissione e poi date alla stampa. L’altro ieri c’è stata un’audizione in Commissione e D’Amato è venuto a raccontare alcune cose, nasconde il resto ai Commissari e poi passa tutto alla stampa. Questa attività di Giunta che è propagandistica ed è fuori dal controllo del Consiglio regionale è un abuso di potere è falso”.
La stiamo presentando chi? Lei e...? Qualche altro consigliere?
“Io e lo staff di avvocati che mi sta seguendo. Purtroppo in Regione Lazio, a parte le dichiarazioni in Aula, l’opposizione in concreto non fa nulla Anche sul caso “mascherine fantasma”, tante chiacchiere ma poi chi fa le denunce non c’è. Quindi vado avanti per conto mio”.
Sul caso “mascherine fantasma” possiamo annoverare la consigliera Chiara Colosimo di Fratelli d’Italia, la consigliera Laura Corrotti della Lega e la consigliera Francesca De Vito, sua ex collega del Movimento 5Stelle. Di sue posizioni non c’è traccia.
“C’è differenza fra una denuncia che si fa in Aula e quella penale. Io ho chiesto alla Colosimo ma alla fine una denuncia non è stata fatta. In Aula ci sono risposte generali e generiche. Su questo mi sono stupito e allora vado avanti io”. 
Tornando a D’Amato, cosa ha omesso di dire?
“Come Zingaretti con il Consiglio, D’Amato usa la Commissione per raccontare la sua narrazione della verità, omettendo i problemi, le criticità, i punti deboli. Cosa che dovrebbe essere presentata oggettivamente ai Consiglieri come relazione".
Barillari, questa è una prassi seguita da tutti: dal Premier al Sindaco di Roma.
“Certo. Ma la differenza fra un politico e un membro della Giunta che invece dovrebbe essere super partes. Noi facciamo domande senza ricevere risposte. Il politico ha il dovere di rispondere, invece D’Amato viene a portare le sue leggi e i suoi numeri”.
Questo è un nodo politico. Su cosa basa il suo esposto?
“L’esposto si basa su ipotesi di reato: il falso sulle dichiarazioni reiterate sull’uscita dal commissariamento della sanità senza che sia stato prodotto un atto ufficiale su questo. Altro esposto, un mese e mezzo fa, è sulla gestione della pandemia, non hanno distribuito le mascherine, come hanno gestito gli ospedali Covid privati rispetto ai pubblici, la mancanza di un Piano non aggiornato”.
Nel corso della sua attività politica alla Pisana, lei ha presentato svariate denunce alla Procura. 
“Prima in Aula avevamo un approccio più politico. Ora non ci resta che l’iniziativa legale nella speranza che qualche Procura possa aprire un fascicolo d’indagine”.
Di tutti quelli che ha presentato, conosce l’esito?
“Ce ne sono tanti; uno su cui sapevo che la polizia postale stava indagando riguarda un esposto per falso presentato contro Zingaretti che dichiarava motivi istituzionali come ragioni di assenza dalle sedute del Consiglio regionale e invece era a fare campagna elettorale in giro. Questo è un falso in atto pubblico e su questo so che la Procura sta lavorando”.

giovedì 3 settembre 2020

COMUNALI ROMA 2021, INTERVISTA AD ANDREA AUGELLO

“A Roma il centrodestra non ha bisogno di un programma ma di un progetto che è una cosa molto più seria e complessa: vincere le elezioni senza avere un progetto è un boomerang che ha già bruciato generazioni di amministratori. Questo progetto si basa sulla competizione, cui Roma dovrebbe prepararsi e non lo sta facendo, ad aggiudicarsi le risorse che arriveranno in Italia attraverso il Recovery Fund”.
Andrea Augello, già sottosegretario, senatore, assessore al Bilancio della Regione Lazio, oggi in Fratelli d’Italia, Roma la conosce bene. 
Augello, cosa intende quindi per “programma”?
“I finanziamenti europei sono per l’ambiente, le infrastrutture, le imprese. Opportunità, forse irripetibili, che possono strappare Roma a questa marginalità purché ci siano idee chiare su cosa fare. A Roma ormai vengono meno non le sfide con le altre capitali europee ma i servizi primari: hanno collassato i trasporti, la nettezza urbana, la manutenzione stradale, la potatura del verde. Tutto questo non si affronta senza un grande investimento ma anche una riorganizzazione di questi servizi primari. Queste risorse possono essere reperite in modo significativo da nuovi finanziamenti europei”.
D’accordo, ma nello specifico?
“Non si può pensare di fare questo da soli. Occorre riaprire un dialogo con i corpi intermedi, con il tessuto delle imprese. È un lavoro molto più complesso che fare un programma. Programmi che sono libri dei sogni e poco altro: bisognerebbe introdurre il principio delle coperture finanziare e forse diventerebbero più credibili, meno pagine e più concretezza”.
Augello, un’analisi su Roma non può eludere il quinquennio Raggi.
“I cinque anni di Virginia Raggi consolidano una parabola discendente del declino della città. Si può discutere su quanto questo sia dipeso dalla sua impreparazione e quanto da problemi strutturali. Roma ha comunque raggiunto il suo più basso punto di declino che coincide anche con la massima marginalità della città nella programmazione delle politiche del governo. Nell’esperienza del M5S è mancata anche la discontinuità rispetto a pasticci, inchieste e avvisi di garanzia, cioè tutto quel mix che aveva fatto la fortuna del Movimento 5Stelle. L’Amministrazione Raggi è ormai di casa nella Procura della Repubblica”.
A sinistra sembra regnare il caos. Ma a destra non è che le cose sembrino migliori: a parte i manifesti di Salvini con tre slogan, non c’è altro. C’è un nome a destra?

“Il centrodestra, rispetto alle passate e suicide elezioni ha ben chiara l’esigenza di presentarsi assolutamente unito. Non ho mai creduto a questa storia dei nomi. Intanto dobbiamo capire quale tipo di elezione dovremo fare a Roma: le comunali cadranno dopo le regionali di settembre”.
Se finisce cinque a uno…
“O anche quattro a due, insomma, male per il centrosinistra, difficilmente saranno evitabili conseguenze sulla Regione Lazio e sul Governo nazionale. Votiamo con un rimpasto di Governo che porta Zingaretti fuori dalla Regione e quindi votiamo per Regionali e Comunali insieme oppure votiamo solo per le Comunali? Le due alternative fanno un’enorme differenza, anche per la scelta del nome che, quindi, diventerà di attualità da ottobre con un quadro politico più definito. A quel punto al tavolo del centrodestra potremmo avviare il confronto sui contenuti del progetto anche per scegliere il migliore profilo. Anche perché io non credo all’uomo che vince da solo. Un uomo solo a Roma non fa niente”.
Il suo nome lo infiliamo nella rosa dei papabili?
“Non credo nelle autocandidature. Inoltre, al ballottaggio un candidato del centrodestra politicamente molto identificabile, faciliterebbe quello di centrosinistra nel tentativo di coagulare gli elettori della maggioranza di governo”.
Uno dei temi da inserire nel “progetto” è quello dei poteri di Roma. La Lega è un problema? 
“Credo che sia un problema superato: la Lega “Roma Ladrona” è storia del passato”.

mercoledì 2 settembre 2020

COMUNALI ROMA 2021, INTERVISTA A MONICA CIRINNÀ

"Amo la mia città, sono stata consigliera comunale per vent'anni. Sto valutando se partecipare alle primarie, che auspico si tengano. Sosterrò chiunque le vincerà. Le primarie servono a dare vita a una coalizione larga che vada oltre i partiti, aperta alle esperienze civiche: si deve sempre passare per il consenso. Vale per Monica, Zevi, Caudo”.
Monica Cirinnà non si nasconde: dopo cinque mandati da consigliera comunale, dopo l’elezione al Senato, è uno dei nomi della rosa Pd per la candidatura a Sindaco.
Una candidatura ben vista dal mondo LGBT ma quasi certamente avversata dalle “comitive” di tipo confessionale.
“La questione non è la sfida cattolici contro laici. Penso di poter rappresentare un’area trasversale, dentro e fuori il PD, che si occupa di diritti civili e sociali, che sono un tutt'uno. È un diritto avere la città pulita come avere un congedo parentale. Su questo credenti e non credenti trovano il terreno per un impegno comune, lasciando insieme un segno nel tempo che vivono”. 
Disposta a fare accordi anche con i 5Stelle, magari al ballottaggio?
“Lavoro con i 5Stelle al Senato da tempo. Avevamo posizioni lontane, c'è stata una loro evoluzione su tanti temi. Su Roma il discorso però è diverso: la crisi della città è sotto gli occhi di tutti, causata dal no perenne, a partire dalle Olimpiadi. Per vincere, non dobbiamo solo sottolineare le grandi mancanze di questa Sindaca, ma concentrarci in positivo per recuperare le romane e i romani che, delusi da destra e sinistra, hanno creduto alle promesse dei 5Stelle. È un errore pensare che chi va al ballottaggio si possa accordare con chi ne è rimasto escluso. A Roma c'è un 40 per cento di indecisi e delusi, anche elettori grillini. È a quell’elettorato che dobbiamo parlare, non all’establishment”.
Anche perché i 5Stelle non sono la vecchia Dc o il vecchio Pci con dirigenti in grado di controllare pacchetti di voti.

“Non credo al “travaso” dei voti. Nell'elezione del Sindaco è determinante che il candidato crei una sua sintonia profonda con gli elettori, suscitando emozioni. Non penso che questo possa essere trasferito su un altro candidato. Chi arriverà al ballottaggio dovrà rivolgersi a tutti i cittadini. Il secondo turno è una partita nuova e solo così si può battere una destra oscurantista e pericolosa”.
Esiste una destra che le piace, non oscurantista, non pericolosa?
“Quella liberale, di Carfagna, di Prestigiacomo, di colleghe con cui lavoro oggi per trovare un’intesa sulla legge contro l’omofobia. Una destra liberale, legata anche al mondo cattolico democratico”.
C’è un candidato nel centrodestra che teme?
“Più che un nome posso tracciare un identikit”.
Tracci.
“Potremmo essere insidiati da persone moderate, non legate alla ritualità del “camerata nero”, o avere una forte competizione con chi, anche a destra, si occupa di povertà ed emarginazione”. 
Sembra l’identikit di Guido Crosetto.
“Non è romano anche se vive a Roma, persona per bene che stimo. È un identikit che potrebbe corrispondere ad altri profili nel centrodestra”.  
Parafrasando la canzone di Valeria Rossi, “Dammi tre parole”, tre punti di partenza per lavorare su Roma?
“Manutenzione: pulizia, cura del verde, illuminazione pubblica, buon funzionamento del trasporto urbano, con grande attenzione alle aree più fragili. Lavoro: che vuol dire rilanciare ogni possibilità di occupazione per i romani e creare le condizioni per far rimanere i laureati a Roma. Vuol dire transizione ecologica, ricerca, servizi di qualità, commercio, turismo, una città attrattiva: non il disastro Raggi che ha fatto scappare tutte le grandi aziende, anche multinazionali. "Visione”: Roma deve riprendersi il suo ruolo nel in Italia e nel mondo. Per questo propongo a tutti i candidati di firmare da subito una "pax romana": anche chi perderà le elezioni dovrà fare un leale gioco di squadra per chiedere a Governo e Parlamento la piena attuazione della riforma dell'ordinamento di Roma Capitale, soprattutto per quel che riguarda la consistenza dei fondi destinati a Roma”.

martedì 1 settembre 2020

ALTRI ADDII FRA LE FILA GRILLINE, VIA IORIO E TERRANOVA

Formalmente sono per motivi personali. Di fatto, le dimissioni di Donatella Iorio dalla presidenza della Commissione Urbanistica e di Marco Terranova dalla presidenza della Commissione Bilancio sono l’ennesimo caso dentro l’Amministrazione Raggi. Andando per ordine, intorno alle 16 del pomeriggio di ieri, le agenzie battono la notizia: la Iorio e Terranova lasciano le presidenze delle rispettive Commissioni.
Poco dopo sulle pagine facebook dei due appare un messaggio in ciclostile, che richiama alla memoria i comunicati dell’Urss degli anni allegri: “da oggi per motivi strettamente personali, non potrò più ricoprire” il ruolo di presidente della Commissione Urbanistica, scrive la Iorio. E Terranova: “Le motivazioni (delle dimissioni dalla presidenza della Bilancio, ndr) sono esclusivamente di carattere personale”.
Seguono ringraziamenti a profusione, dalla Raggi agli uscieri. 
Sia la Iorio che Terranova provengono dallo stesso Municipio di Virginia Raggi e, almeno il secondo, è sempre stato considerato un “raggiano” doc. 
Anche agli occhi più naïf, appare ben strano pensare che “motivi personali” spingano due Consiglieri ad abbandonare non l’attività politica ma la sola presidenza della Commissione. Che poi avvenga in contemporanea è ancora più sorprendente. Anche perché, di fondo, all’Amministrazione Raggi sono rimasti due provvedimenti da portare in votazione prima delle elezioni per il nuovo Sindaco: lo Stadio della Roma e il prossimo Bilancio. Vale a dire, due provvedimenti di competenza, strano a dirsi, proprio della Iorio per lo Stadio e proprio di Terranova per il Bilancio. Per inciso: in Commissione Urbanistica la vicepresidenza vicaria è nelle mani di Cristina Grancio (ex 5Stelle ora nel Gruppo Misto) da sempre contraria al progetto di Tor di Valle per cui la Raggi, se vuole portare a casa lo Stadio della Roma, dovrà sbrigarsi a trovare una sostituzione per la Iorio, in pole position ci sono Annalisa Bernabei e Carlo Maria Chiossi.
Salta poi agli occhi anche un altro elemento: nei giorni in cui Virginia Raggi, prima ancora della ratifica sulla piattaforma Rousseau, annunciava la sua volontà di candidarsi ancora rompendo il tabù del limite dei due mandati, né la Iorio né Terranova sono intervenuti a sostegno del loro Sindaco. 
O, ancora: nella giornata dello scontro con il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, (che aveva definito l’Amministrazione Raggi “il principale problema di Roma in questi ultimi anni”) entrambi, Terranova e Iorio, erano rimasti zitti. 
L’addio di Terranova e Iorio dalle Presidenze delle Commissioni segue le prese di posizione, reiterate e molto incisive, del presidente della Commissione Mobilità, Enrico Stefàno, che ha criticato in modo pesante la decisione e le modalità scelte dalla Raggi per annunciare la propria ricandidatura. 
“Il lungo addio” potrebbe essere il titolo quasi eponimo da dare alla Giunta Raggi: fra mal di pancia e porte sbattute, il quinquennio di Virginia e dei grillini a Palazzo Senatorio è stato costellato da costanti abbandoni. 
Senza scomodare Andrea Lo Cicero, presentato alla chiusura della campagna elettorale 2016 come assessore e uscito dal conclave senza nulla in mano, limitandosi ai soli assessori inclusi quelli in carica si contano i quattro al Bilancio, tre ai Lavori pubblici e all’Ambiente, due all’Urbanistica e alle Partecipate. Poi gli assessorati soppressi, tipo la Semplificazione, e i cambi singoli, Sociale, Trasporti. Poi i funzionari interni al Campidoglio, i management delle Partecipate con Ama e Atac che cambiano capi ogni tre per due.
Infine, nell’elenco sterminato degli addii in corsa - molti peraltro conditi da polemiche e veleni stile amanti traditi - vanno inclusi anche i Consiglieri comunali: Nello Angelucci, Alisia Mariani, Fabio Tranchina e Valentina Vivarelli dimessisi nel corso dei mesi sempre per le più rigorose motivazioni personali. Più Pietro Calabrese che, però, è stato promosso da semplice consigliere ad assessore alla Mobilità. Per chiudere la carrellata, c’è l’”addio in pectore”, quello di Marcello De Vito, presidente del Consiglio comunale, grillino della prima ora, avversario della Raggi alle primarie (“comunarie”) e recordman di preferenze. Rimasto implicato in una inchiesta per corruzione, viene arrestato e praticamente linciato pubblicamente dal mondo grillino che, però, non lo espelle. La Cassazione smonta pezzo a pezzo l’inchiesta e lui torna non solo libero ma anche a presiedere l’Aula Giulio Cesare. E con la Raggi ora siamo al “buongiorno e buonasera”: di più non si va.   
Da ultimo, negli addii in salsa grillina impossibile non annoverare la fine delle esperienze nei Municipi XI Arvalia; VIII, Garbatella; III, Montesacro; IV Tiburtino. Infine, il settimo Municipio, con il presidente Monica Lozzi, che ha mollato in polemica i 5Stelle proprio a causa della decisione della Raggi di ricandidarsi violando la regola dei due mandati con l’avallo dell’intero politburo dei 5Stelle.