*****************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************

In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

*****************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************

giovedì 2 luglio 2020

ROMA, LE PRIME GRANDI MANOVRE PER LE COMUNALI 2021

Giorno più, giorno meno manca solo un anno alle elezioni per il successore di Virginia Raggi il cui mandato scade a giugno 2021. Ufficialmente tutti gli schieramenti si nascondono dietro un “è troppo presto, se ne parla verso Natale” ma iniziano le grandi manovre di avvicinamento al voto.

Per i 5Stelle i prossimi 6 mesi saranno animati dalla lotta fra il sindaco uscente, Virginia Raggi, che vorrebbe tentare una candidatura bis e chi, usando la regola del divieto di superare due mandati, non ne vuol sentir parlare. Se la Raggi non dovesse battere le resistenze armate del no al bis, in campo Monica Lozzi, presidente del VII Municipio e considerata, nel nulla cosmico dei parlamentini sopravvissuti alle gelosie interne grilline, la più capace. Perché la Raggi corra per un secondo mandato da sindaco e un terzo totale (considerata l’esperienza da consigliere comunale con Ignazio Marino sindaco) occorre cambiare le regole interne del MoVimento. Ma in molti, visto il bilancio disastroso di questo quinquennio e le scarse probabilità della Raggi di arrivare al ballottaggio, non hanno intenzione di fare ulteriori strappi alla già fin troppo addomesticabili regole del partito per incassare solo una sonora sconfitta. In questo fronte del “no Raggi bis” va inserita di diritto Roberta Lombardi, capogruppo in Regione, e una fetta di consiglieri comunali per altri versi stanchi del procedere a zonzo del Sindaco e dei suoi. 
La Raggi ha sei mesi per battere questa fronda interna. 
La decisione finale sarà comunque demandata alla conventicola interna della casta grillina e poi, come d’abitudine, ratificata sulla piattaforma Rousseau.
Per il centrodestra e il centrosinistra la partita è decisamente più complessa e si intreccia in modo diabolico con gli assetti interni dei partiti e delle alleanze nonché con la tenuta del Governo nazionale e della Regione Lazio.
Primo punto: in molti a sinistra temono o a destra sperano che in autunno il Governo Conte chiuda i battenti e che alla fine non ci siano altre maggioranze rinvenibili in Parlamento con il risultato del voto anticipato in primavera. 
Una ipotesi comunque difficile da realizzarsi visto che eventuali elezioni politiche finirebbero per comporre quel Parlamento cui spetterà di determinare la scelta del successore di Sergio Mattarella al Quirinale nel 2022.
L’ipotetica caduta di Conte finirebbe per trascinare con sé anche quella della Regione Lazio (dove nel 2018 Zingaretti vinse di misura ma senza avere la maggioranza in Consiglio regionale) i cui equilibri si reggono su un paio di consiglieri di opposizione passati a puntellare gli zingarettiani e la pattuglia grillina trasformata in quieto giullare della maggioranza. 
Il risultato finale sarebbe la tempesta perfetta: un mega election day con alle urne Parlamento, Regione Lazio e Campidoglio. 
Nel Pd ci sono da tenere presente gli equilibri interni che poggiano sull’alleanza fra Dario Franceschini e Zingaretti, la stessa alleanza che consente a Conte di rimanere ancora a Palazzo Chigi. Con i renziani che attaccano quotidianamente i Dem. 
A sinistra da settimane girano molti nomi: Roberto Gualtieri, David Sassoli, Carlo Calenda, i presidenti dei Municipi I, Sabrina Alfonsi, e III, Giovanni Caudo; Lorenzo Tagliavanti. 
Ciascuno di questi nomi presenta più problemi che soluzioni: Calenda litiga tutti i giorni col Pd e coi renziani; Gualtieri non è esattamente il più amato dagli italiani che aspettano ancora la cassa integrazione; Sassoli non ha esperienza di alcun tipo e sta decisamente bene a presiedere il Parlamento europeo. La Alfonsi e Caudo sono troppo “piccoli” per una corsa simile; Tagliavanti ha tanti amici quanti nemici fra Unioncamere, Camera di Commercio e Confederazione Artigiani.
Per questo l’idea che circola - formalmente respinta dal diretto interessato ma non per questo accantonata - è quella di candidare Enrico Letta. Uomo garbato, personalità di rilievo europeo, con ottime entrature nel mondo che conta della politica e della finanza, moderato (che dopo le urla politiche di Marino e la Raggi non guasta), in grado di aggregare. Certo, Letta non è esattamente un uomo del popolo. E per questo l’orientamento sarebbe quello di affiancargli Amedeo Ciaccheri, oggi presidente del Municipio Garbatella e proveniente dal mondo della sinistra movimentista.
Enrico Letta potrebbe anche garantire alle opposizioni un mandato di “pace” politica: dalla campagna di Alemanno in poi è stato tutto un susseguirsi di ululati politici che hanno alzato costantemente il tono e le attese, deludendo altrettanto rapidamente.
Nel centrodestra, invece, la partita è a uno stadio un po’ più arretrato. Il primo vero problema è che né Fratelli d’Italia né la Lega hanno personale politico sufficiente in numero e preparazione per “reggere” il Campidoglio e la Regione (qualora si votasse per entrambi). Non parliamo poi del Governo… 
Quindi, a destra, sembra più iniziata una corsa a non rimanere col cerino della scelta in mano. FdI, con un fortissimo radicamento a Roma, potrebbe lasciare alla Lega la scelta del nome e, al massimo, tentare il colpo sulla Regione. La Lega non sembra disposta a fare l’agnello sacrificale e quindi, alla fine, non è da escludersi un candidato di Forza Italia. Gira il nome di Annagrazia Calabria che possiede un curriculum di tutto rispetto ma non appare esattamente come un trascinatore di folle. Tanto che più di qualcuno ipotizza che la “pax lettiana” potrebbe non essere affatto un’offerta da rifiutare.

mercoledì 1 luglio 2020

SEDUTE DEL CONSIGLIO COMUNALE, I GRILLINI TORNANO IN AULA

Alla fine l’ha spuntata il presidente dell’Aula, Marcello De Vito: le sedute del Consiglio comunale tornano a essere fisiche e a Palazzo Senatorio. Basta con lo streaming. Se il mondo torna a vivere, con precauzioni, ma nella normalità possono farlo anche i consiglieri comunali. Meglio: i consiglieri comunali 5Stelle, i soli che hanno manifestato con debolissime motivazioni il desiderio di rimanere comodamente seduti a casa, connessi via pc. 
La querelle era esplosa a inizio giugno: finita la quarantena in molti, a partire proprio da De Vito, avevano proposto il rientro in Aula Giulio Cesare per tenere le sedute del consiglio comunale che, nei mesi di lockdown, si erano svolte in streaming con tanto di piattaforma tecnica e regolamento preparati da De Vito e dagli uffici tecnici in tempi record.
Se non che, l’opposizione al rientro in aula è venuta proprio dai 5Stelle: mentre tutti i gruppi, da Fassina al Pd, dal Fratelli d’Italia alla Lega, alle liste civiche, si pronunciavano a favore delle sedute dal vivo e non “in vitro”, dai 5Stelle si è alzata la barricata.
Il 18 giugno si era tenuta una prima seduta vera. Per poi però rientrare subito nel più comodo e rassicurante salotto di casa.
La spiegazione di questo comportamento era affidata alle parole di Giuliano Pacetti, capogruppo 5Stelle: “credo sia necessario - disse a metà giugno - continuare i lavori dell'Aula sulla piattaforma per qualche altra settimana altrimenti vorrebbe dire negare la possibilità a dei consiglieri eletti di partecipare perché impossibilitati per motivi veri, ovvero condizioni di fragilità che non gli permettono di venire in Aula in sicurezza”. 
Il riferimento era al consigliere Roberto Di Palma, colpito, come da lui stesso dichiarato, da un infarto il 27 marzo con “due operazioni al cuore, evento accaduto perché io sono anche diabetico”. Cosa che, però, non aveva impedito a Di Palma il 29 maggio di partecipare alla conferenza stampa della Raggi sui cosiddetti zozzoni.
Dopo questo lungo tira e molla fra De Vito da una parte e Pacetti e il gruppo consiliare 5Stelle dall’altra, alla fine lo streaming non poteva durare ancora più a lungo e così da domani, giovedì, si torna regolarmente in Aula. 
“Ieri eravamo in video - spiega De Vito - ma da giovedì si torna in Aula. L’ordine dei lavori che prevede il rientro a Palazzo Senatorio è stato votato all’unanimità dai 31 consiglieri presenti. E la mia opinione rispetto al 18 giugno non è cambiata: non mi faccio tirare per la giacchetta da nessuno. Men che meno da tutti quelli cui ora piace tanto parlare di questo ottimo sistema di videosedute (perché la connettività è una stella e parlarne fa tanto "radical-chic"), ma che fino a ieri e per 4 mesi non hanno mosso neppure un dito o un filo per creare questa ‘connessione’”.

martedì 30 giugno 2020

LA RAGGI TIENE FERMO LO STADIO


“No, non lo so che aspetta. Stiamo aspettando tutti”: fra i 5Stelle capitolini questa è la risposta alla domanda: cosa aspetta il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ad iniziare le procedure per portare in votazione al Consiglio comunale lo Stadio della Roma?
Già da due/tre settimane sul tavolo della Raggi c’è una relazione firmata da Roberto Botta, l’ingegnere vice direttore generale del Campidoglio cui è stato demandato dal Sindaco il coordinamento effettivo di tutti gli uffici tecnici che stanno lavorando al dossier Tor di Valle. 
Da allora, però, nuovamente silenzio. 
All’urbanistica, complice il caos dell’Ufficio Condoni legato all’ultima inchiesta della Procura, non hanno ancora terminato le rivisitazione di tutte le carte tecniche anche perché comunque gli uffici aspettano un cenno di assenso dalla Raggi per chiudere tutto. 
Ma anche se non tutte le carte tecniche sono perfezionate, la “ciccia” politica è tutta nella relazione Botta. E con quella la Raggi dovrebbe iniziare il complesso iter che porterà al voto finale, l’ultimo passaggio politico che dà il via libera definitivo ai cantieri, iniziando dagli incontri con i consiglieri di maggioranza per evitare sorprese e mal di pancia il giorno del voto.
Fra l’altro, nel cerchio ristretto dei Raggi boys, circola un’altra considerazione: la Giunta è entrata nell’ultimo anno di attività. A giugno 2021 scade il mandato ma, considerando che gli ultimi quattro/sei mesi sono di campagna elettorale, ne restano più o meno fra i 6 e gli 8 per arrivare alla posa della prima pietra dello Stadio in tempo utile perché la Raggi possa giocarselo come carta per l’eventuale corsa per il bis. Facendo la tara con i tempi tecnici post voto per arrivare all’apertura dei cantieri, siamo già molto vicini al tempo limite. Insomma, serpeggia sorpresa e preoccupazione: Virginia deve fare in fretta se vuole usare la foto sul cantiere dello Stadio per la campagna elettorale e il tempo per arrivarci è veramente ridotto al lumicino.

PALAZZETTO DELLO SPORT, DUE ANNI PER PUBBLICARE IL BANDO PER LA RISTRUTTURAZIONE



Gli annunci dell’Amministrazione Raggi partivano addirittura nel 2017: il palazzetto dello Sport di viale Tiziano (quello a pochi metri dall’altro buco nero del Campidoglio: lo Stadio Flaminio) sarebbe rimasto chiuso per due anni, 2018-2020, per consentire i lavori di ristrutturazione interni ed esterni alla struttura.
Alla veneranda data di metà 2020, nuovo annuncio, di ieri:  pubblicata la procedura aperta per l’affidamento dei lavori di risanamento conservativo del Palazzetto: spogliatoi, presidio medico, pavimentazione dell’arena, impermeabilizzazione, sostegno della cupola, climatizzazione, per un totale di poco superiore a 2 milioni e 577mila euro..
Nel frattempo, Virtus Roma e Eurobasket sono emigrate altrove fra le polemiche, la Virtus all’Eur l’Eurobasket a Cisterna di Latina.
È appena il caso di ricordare come la sorveglianza alla struttura venisse spostata dal Palazzetto dello Sport al Flaminio dopo il rinvenimento nel vecchio stadio del cadavere di un clochard (febbraio 2018) e che, nei brogliacci dell’Inchiesta Rinascimento, quella su Luca Parnasi e Luca Lanzalone, ci fossero anche passaggi proprio sui problemi delle due società capitoline di basket e i vertici dell’Assessorato allo Sport del Comune.
Come se i due anni di attesa per il solo bando non fossero mai passati e l’Amministrazione Raggi si fosse insediata ieri, la nota del Campidoglio riporta il verbo del sindaco, Virginia Raggi (“L’intervento era atteso da tempo, gli uffici e l'Assessorato Sport hanno lavorato molto”) e dell’assessore allo Sport, Daniele Frongia: “Lo avevo anticipato e finalmente è stato pubblicato il bando che prevede un progetto per un unico lotto di lavori di risanamento e adeguamento a norma che sono necessari per la riapertura dell’impianto”.



giovedì 25 giugno 2020

"SOTTO RICATTO E SUL LASTRICO. NON POSSO PIÙ LAVORARE"


“Quando il Comune e il Municipio diventano tuoi nemici, la burocrazia si trasforma in un’arma di distruzione”: Massimo Censi è arrivato al limite della disperazione. Il Comune lo sta mettendo sul lastrico con un mix letale di tasse, adempimenti e il rifiuto totale di confronto: nessuna risposta alle istanze presentate, nessuna alle richieste di appuntamenti. 
Massimo Censi vende generi alimentari. O, meglio, vendeva. Nel 1994, acquistò dall’Ente Comunale di Consumo un chiosco. “Era ridotto a poco più di un rudere.  Lo pagai 24 milioni di vecchie lire e negli anni ho speso un sacco di soldi per trasformarlo”. 
Siamo nel territorio dell’XI Municipio oggi commissariato dopo la caduta della Giunta 5Stelle per i soliti dissidi interni. Di fronte, quasi, all’Ospedale Spallanzani, su via Portunense. Lì, all’incrocio con largo Volontari del Sangue sorgono due chioschi, uno, tende gialle, di proprietà del signor Censi.
Intorno a questi due banchi perfettamente in regola con ogni possibile pratica urbanistica, negli anni, è nato una specie di mercatino quotidiano. Uno di quelli che vive nella zona grigia fra abusivismo e legalità. 
Il Municipio decide di spostare questo mercato: si trasloca in via Vigna Pia, più o meno 500 metri di distanza verso piazzale della Radio. 
Solo che al signor Censi il Municipio dice, in sostanza: se vuoi continuare a lavorare, devi andare lì, a Vigna Pia. Dove il banco sarà nostro e non di tua proprietà e, in più, dovrai pure finirlo. Già, perché ora a Vigna Pia i banchi sono semplicemente una scatola vuota di cemento e controsoffitti. Dentro c’è da fare tutto: pavimenti, sanitari, allestimento per la vendita. Una roba che a voler essere parchi, porta via almeno 30mila euro. E mezzo mercato è deserto. 
Ovviamente, il signor Censi deve rinunciare alla sua proprietà per la quale, però, il Comune i soldi delle tasse li vuole. Anche ora, con il Covid: la domanda di sospendere il pagamento delle tasse comunali per il Coronavirus è stata respinta ignorando l’Ordinanza del sindaco Raggi.
“Io che potrei lavorare nel mio, senza chiedere nulla a nessuno, per un puntiglio politico sono costretto a stare chiuso e sotto ricatto”, dice il signor Censi. 
Dagli Uffici tecnici del Municipio spiegano nel freddo burocratese: “Il mercato su via Portuense era illegittimo. Censi ha rifiutato di trasferirsi e non avendo esercitato l'attività per 4-5 mesi la licenza decade e gli è stata revocata. È vero che è proprietario del box originario - che va demolito, come hanno fatto tutti gli altri operatori - ma negli anni '90 le condizioni erano totalmente diverse da quelle attuali e la sua postazione non è più tollerabile. Che il Tar abbia respinto la sospensiva, attesta le ragioni dell’Amministrazione”.
“Mi hanno revocato la licenza, sfruttando una serie di cavilli e ignorando tutte le mie istanze e richieste di colloqui. Andandomene perdo 23 anni di attività e la proprietà del negozio per spostarmi, a spese mie, in un posto che non sarà mai il mio. Piuttosto, me lo espropriassero, se lo vogliono. O sperano che lo demolisca a spese mie?”.