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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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mercoledì 24 giugno 2020

ALL'IPA BALLETTO DI CONSULENZE


Piovono consulenze all’Ipa, l’Istituto (commissariato dal sindaco di Roma, Virginia Raggi) che si occupa della Previdenza e dell’assistenza ai dipendenti capitolini. La denuncia parte da Francesco Figliomeni, consigliere comunale di Fratelli d’Italia: “nel 2018, l’Ipa ha erogato consulenze ai soci del sub commissario”. 
E Figliomeni tira fuori le carte: la prima è l’ordinanza con cui la Raggi nomina Vincenzo Piscitelli sub commissario dell’Ipa dal 30 ottobre 2017 fino al 25 maggio 2018. 
Stando ai documenti della Camera di Commercio di Caserta, Piscitelli era socio al 33% della SGP Srl insieme a Pasquale Schiavo e a Giuseppe Guerra, tutti con la stessa quota, tutti rappresentanti dell’impresa e amministratori. 
La SGP si occupa di elaborare i dati aziendali, gestisce la contabilità, le paghe e via dicendo. 
O, meglio, gestiva perché neanche un mese dopo la scadenza dell’incarico di Piscitelli come sub commissario di Serini all’Ipa, la società viene messa in liquidazione. 
Veniamo alle carte di Figliomeni sulle consulenze: sono quattro, due per Guerra e due per Schiavo. 
Si parte, marzo 2018, con l’incarico a Guerra si istituire un “team specialistico sperimentale" che supporti “il commissario straordinario” nella gestione dei piani di rientro dai prestiti. Remunerazione: 9mila euro lordi dal 5 marzo al 31 maggio 2018 per 87 giorni di incarico. 
Due mesi dopo, a maggio 2018, tocca a Schiavo: consulente fiscale dal 20 aprile al 31 maggio con un costo lordo di 1650 euro ma con l’aggiunta di 16 euro per ogni cedolino paga dell’Ipa. 
Impossibile sapere quanti siano i dipendenti dell’Ipa (e quindi il costo totale dell’incarico): la pagina trasparenza dell’Istituto, alla voce “personale” riporta da lungo tempo la dizione ”pagina in fase di allestimento”. In totale, però, la consulenza di Schiavo costa alle generose casse dell’Ipa 2.458 euro lordi. 
Il 1 giugno 2018, Serini firma la proroga a Guerra con lo stesso incarico ma per 6 mesi, dal 1 giugno al 31 dicembre. Costo lordo: 25mila 376 euro. 
Nell stesso giorno Serini proroga anche l’incarico a Schiavo. Stesse mansioni, stessi costi ma con un contratto valido fino al 31 dicembre. Nella determina non è indicato il totale lordo ma in proporzione dovrebbe arrivare a 28mila 278 euro.
Da Fratelli d’Italia attaccano Figliomeni e il capogruppo Andrea De Priamo: “Oltre ad una dettagliata interrogazione e ad uno specifico accesso agli atti rivolto alla Raggi e alle più alte cariche del Campidoglio, abbiamo presentato un esposto alla Procura della Repubblica, alla Corte dei Conti e all’Anac per verificare anche eventuali ipotesi di reato oltre ai palesi conflitti di interesse”. 


Estratto dell'Ordinanza 170/2017 del sindaco Raggi di nomina di Piscitelli a sub commissario dell'Ipa

Estratto della visura camerale della società SGP Srl con i nomi dei soci

Estratto della Determina 48 del 5 marzo 2018 con l'incarico a Giuseppe Guerra

Estratto delle Determina 75 del10 aprile 2018 con l'incarico a Pasquale Schiavo

Estratto della Determina 134 del 1 giugno 2018 di proroga a Giuseppe Guerra


Estratto della Determina 137 del 1 giugno 2018 di proroga a Pasquale Schiavo
La pagina del sito istituzionale dell'Ipa (http://www.ipa.roma.it/portal/it/amministrazione_trasparente_v2.page?contentId=CAM358) dedicata al personale e "in allestimento"


lunedì 22 giugno 2020

SINISCALCHI: "CONTENTI, MA ORA FATECI LAVORARE"


“Noi ovviamente siamo più che soddisfatti. Ora l’appello è alle Istituzioni: basta chiacchiere e metteteci in condizione di lavorare”.
Renato Siniscalchi, vicepresidente onorario della Società Sportiva Lazio Nuoto, frena a stento la soddisfazione per la sentenza del Tar che annulla l’aggiudicazione del bando per la piscina di via Giustiniano Imperatore alla Garbatella e la riassegna alla società biancazzurra.
“Il Tar ha centrato la sua decisione sugli aspetti economici dell’intera questione. Io credo che questo sia in qualche modo una forma di contrappasso: quando si decide di ignorare 34 anni di storia sportiva, di successi e di campioni e il ruolo sociale che la Lazio Nuoto svolge sul territorio per concentrare tutto solo sui soldi, sulla capacità di fatturare, fa strano vedere come sui soldi poi cada tutto”.

Ritiene che sia uno schiaffo al Campidoglio? Facile ricordare la conferenza stampa dell’assessore allo Sport, Daniele Frongia, e del presidente della Commissione Sport, Angelo Diario, che festeggiavano l’assegnazione alla Maximo. O alcuni comunicati stampa in cui il Comune si vantava di avere sempre ragione al Tar. 
“Guardi, non ho alcuna voglia di fare polemiche. Il Tar ha deciso che i vincitori del bando siamo noi. Non mi interessa altro. Ora è il momento di collaborare. L’obiettivo è quello di riprendere l’attività il più in fretta possibile. Lo dobbiamo soprattutto al nostro territorio che, in questi mesi durissimi, non ci ha fatto mancare l’appoggio pubblico anche con molte manifestazioni. Quindi, parafrasando un po’ l’”ora et labora” benedettino, meno parole, e ricominciamo a lavorare”.  


LA PISCINA RESTA ALLA LAZIO NUOTO



La sintesi, sfrondata dal burocratese tipico delle sentenze del Tar, è che la Maximo non poteva proprio essere ammessa a partecipare al bando per la gestione della piscina di via Giustiniano Imperatore, alla Garbatella, fino al 2019 e per 34 anni gestita dalla Lazio Nuoto. E che, quindi, il vero vincitore è la stessa Lazio Nuoto. 
In pratica, i giudici amministrativi hanno contestato agli uffici del Dipartimento Sport del Campidoglio di aver erroneamente applicato i criteri indicati nel bando e cioè il fatturato dell’ultimo triennio che avrebbe dovuto essere di 900mila euro. 
“La stazione appaltante (cioè il Campidoglio, ndr) ha invece, come accertato, disatteso le regole da essa stessa poste e che doveva applicare in modo imparziale e trasparente; dall’erronea applicazione di tali regole è scaturita l’ammissione alla gara della S.S.D. Maximo a r.l. che, invece, non poteva parteciparvi, non avendo i requisiti speciali di partecipazione richiesti dal bando a pena di esclusione”. 
Cercando di semplificare: fra i requisiti per poter partecipare, c’era l’aver fatturato nell’ultimo triennio 900mila euro ottenuti dalla gestione di un impianto natatorio aperto al pubblico. Questo requisito poteva essere ottenuto anche con l’ausilio di altre società collegate. Solo che, secondo il Tar, in Campidoglio viene fatta confusione su questo aspetto: “Si aggiunga, infine, che la Visura del Registro Imprese, depositata con la relazione istruttoria, riguarda la S.S.D Juventus Nuoto Roma a r.l. che non è quella indicata come ausiliaria della S.S.D. Maximo a r.l.. L’ausiliaria dell’offerente è, infatti, la S.S.D. Sporting Club Juventus a r.l. che è una società formalmente distinta dall’ausiliaria. Ciò dimostra perplessità nell’intera azione amministrativa”. Insomma, una bocciatura su tutta la linea dell’azione amministrativa del Dipartimento Sport che investe, pur se non in modo diretto, anche la parte politica: impossibile non ricordare la conferenza stampa con cui l’assessore allo Sport, Daniele Frongia, e il presidente della Commissione Sport, Angelo Diario, presentarono la Maximo e i video con cui, a fronte del ricorso al Tar della Lazio Nuoto, venissero espresse posizioni quasi di scherno.
Il risultato finale, dunque, è l’esclusione della Maximo e l’assegnazione diretta del bando, da parte del Tar, al secondo classificato che è la Lazio Nuoto. 
Da quanto trapela la Maximo ha comunque intenzione di ricorrere in appello al Consiglio di Stato mentre il Campidoglio rimane in silenzio: per il Comune alla fine non importa chi vinca, purché il vincitore faccia riprendere l’attività e sia in grado di far fronte alle previsioni economiche contenute nel bando di gara.


DI MAGGIO: "BELLI ED EFFICACI MA I MONOPATTINI NON SONO GIOCHI. SERVE INASPRIRE LE SANZIONI"


“La questione delle norme è demandata al legislatore. I monopattini elettrici sono stati equiparati alle biciclette quindi valgono le norme contenute nel codice della strada”.
Antonio Di Maggio, comandante della Polizia Locale di Roma Capitale, è molto chiaro: se servono modifiche alle disposizioni sui monopattini, non possono farle i Comuni ma l’intervento spetta al Parlamento.

Comandante, siamo a otto incidenti in pochi giorni.
“Sì, abbiamo diramato una circolare a tutti i Gruppi proprio qualche giorno fa. In realtà l’uso dei monopattini è concentrato prevalentemente al centro. Gli incidenti avvenuti fino ad ora sono stati fortunatamente lievi ma quello dei monopattini potrebbe essere un problema invece che una risorsa ottima per snellire un certo tipo di traffico e ridurre l’inquinamento”.

Quali sono le disposizioni impartite?
“Gli agenti possono fermare i monopattini ma solo in presenza di palesi violazioni del codice della strada”.

Ad esempio?
“Ad esempio se vediamo andare in due. O se vediamo un sellino o qualche modifica”.

Vi è già capitato?
“Fra i controlli che abbiamo effettuato le modifiche più comuni sono quelle fatte dai privati sui loro mezzi per aumentarne la potenza. Il Codice dice che il monopattino può avere una potenza non superiore a 500 watt che si traduce in una velocità massima di 20 km l’ora. In alcuni casi erano state apportate modifiche alla potenza per avere una maggiore velocità del mezzo”.

E qual è la sanzione?
“A parte una multa che va da 200 a 800 euro, c’è il sequestro del mezzo che può anche essere distrutto. Semplice”.

Comandate, da qualche settimana a Roma ci sono 4 diverse società di noleggio.
“Ovviamente questi monopattini elettrici a noleggio rispettano ogni riga del Codice della Strada. In questi casi, il problema è chi lo usa e come lo usa”.

Spesso capita di vedere molti monopattini sfrecciare letteralmente in mezzo al traffico anche su strade importanti come le Consolari. O di vedere due persone sopra.
“Sì, vero. Il Codice della strada è molto chiaro: il monopattino è come una bicicletta, quindi deve sempre mantenere la destra; se è presente una pista ciclabile deve percorrere quella; non ci si può andare in due; il manubrio deve essere sempre libero, come le mani del conducente”.

Che altro?
“Ad esempio, in caso di comitive, è obbligatorio procedere in fila indiana ed è assolutamente vietato andare affiancati. Non si possono trasportare animali o oggetti. Non è consentito né trainare né farsi trainare. Il monopattino può essere guidato solo da over 14 e per i minorenni è obbligatorio l’uso del casco. Ancora: di notte o comunque su strade con bassa illuminazione è necessario indossare o il giubbotto o le bretelle catarifrangenti”.

Comandante, specie fra i più giovani, la sensazione è che molti non abbiano compreso che i monopattini sono un mezzo di trasporto ma che siano visti più come un gioco alla moda.
“Certamente ora che le giornate sono belle e il tempo è caldo è piacevole andare in giro così. E poi è una novità, peraltro da molti a lungo attesa. Quindi, sì ora è il momento del boom. Io lancio un appello: fate attenzione. I monopattini possono essere pericolosi: se si finisce contro un veicolo a motore ci si può fare davvero molto male. Non sono giocattoli e vanno usati con cautela”.

Il fatto che non vi siano targhe può essere un problema?
“Il legislatore ha stabilito che non sia necessario targarli. Se serve, le modifiche deve farle il legislatore”.

Da tecnico, quali modifiche potrebbe indicare?
“Non spetta a me dare indicazioni al Parlamento e al Governo, ma sicuramente un elemento da prendere in considerazione può essere l’inasprimento delle sanzioni”.

In che senso?
“Oggi se i Vigili fermano qualcuno con un monopattino che commette una violazione viene elevata una multa che alla fine è piuttosto esigua (da 100 a 400 euro). Questo tipo di sanzione potrebbe essere inasprita”.

Che altro?
“Mi viene in mente la possibilità che, qualora la violazione sia commessa da qualcuno patentato gli si possano scalare i punti dalla patente anche per aver contravvenuto al Codice non sulla macchina ma sul monopattino. Mi permetta però una cosa”.

Dica.
“A tutti dico: rispettate il codice della strada. Fate attenzione perché i monopattini sono belli. Facciamo che rimangano tali per tutti”


ANARCHIA MONOPATTINI, LE REGOLE PER USARLI. GIÀ 8 GLI INCIDENTI




E siamo a otto. Sale ancora il numero degli incidenti che vedono coinvolti i conducenti di monopattini elettrici. Tre sere fa due ragazze, alle due di notte, hanno deciso di attraversare il Lungotevere (pare anche con il rosso) finendo per essere centrate da un’auto. Sabato è toccato a un altro conducente, lungo via Gela all’Appio, finire sotto una macchina. 



È sempre più frequente vedere questi monopattini “sfrecciare” (si fa per dire) non solo nelle strade del centro storico e nelle aree pedonali del Tridente ma anche sulle consolari. E spesso vengono guidati con la stessa spregiudicatezza dei motorini: a zig zag nel traffico. Con la differenza che, a meno che non siano stati modificati, al massimo raggiungono i 20 km l’ora, diventando, quindi, di fatto, più degli ostacoli imprevisti che moto e auto devono considerare.
Il via libera all’equiparazione dei monopattini elettrici alle biciclette è stata data in primis dall’ex ministro delle Infrastrutture, il grillino Danilo Toninelli. Poi il testo è confluito nella legge di Bilancio quindi nel decreto Milleproroghe. Infine, con il Decreto Rilancio post Covid sono stati previsti anche incentivi economici (fino a 500 euro) per l’acquisto di monopattini o bici con pedalata assistita. 
La “rivoluzione” per la micromobiltà elettrica è passata prima per i “segway”, quei veicoli a grandi ruote che si muovono con il peso del corpo. Il prezzo piuttosto elevato le ha confinate nel ruolo di mobilità per turisti. Poi è stata la volta degli hoverboard, una specie di skateboard con motore elettrico. 
Quindi ora è la volta dei monopattini elettrici. 
Fuori dalla regolamentazione - ma alla fine sarà solo una questione di tempo - le monowheel, mezzi elettrici con un’unica ruota.
Dal via libera normativo dei monopattini elettrici, è derivata la grande impennata di società di noleggio. 
Solo nelle ultime settimane il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ha tenuto ben quattro diverse conferenze stampa per presentare altrettante società di noleggio (Helbez, Dott, Lime e Bird) monopattini ciascuna delle quali ha destinato alla Capitale mille pezzi.
E se già sui social iniziano a circolare le prima foto di vandalismi di monopattini abbandonati nel Tevere, le polemiche hanno riguardato i costi del noleggio (mediamente un euro per lo sblocco più tariffe che variano dai 19 ai 25 centesimi l’ora ma sono previsti una serie di pacchetti più convenienti) e il rischio che, dopo le biciclette a noleggio, anche i monopattini facciano la stessa fine: una brevissima stagione di celebrità (con annessa propaganda grillina al seguito) seguita da un altrettanto veloce declino con i mezzi vandalizzati fino all’abbandono della città da parte degli operatori.