Più volte Il Tempo ha richiamato l’attenzione sul problema “sondaggi geologici”, necessari e obbligatori per poter predisporre alcune parti del progetto, in modo specifico i calcoli strutturali, senza i quali non si può predisporre un “progetto definitivo” a termini di legge. Anche nelle relazioni geologiche e geotecniche allegate al progetto vi sono molti passaggi su questo punto. Emerge in modo chiaro che la campagna di trivellazioni per effettuare i sondaggi - compiuta da Pasquetta fino al 5 di giugno - è stata portata a termine solo sull’area di proprietà del Gruppo Eurnova, cioè di Parnasi, le aree, per intendersi, dove sorgeranno lo Stadio e la Nuova Trigoria, il Convivium e le tre torri. Ma che, al di fuori di essa, i sondaggi devono ancora essere realizzati, sia sui terreni pubblici - per i quali da due giorni sono stati richiesti i permessi - sia sulle aree private per le quali, invece, ancora non è stato richiesto l’accesso.
Gli stessi geologi che hanno condotto la prima campagna di scavi, scrivono che “Saranno realizzate delle campagne d’indagini geognostiche e sismiche puntuali, specifiche per gli interventi previsti nelle Aree Esterne (all’area di Eurnova), al fine di investigare in dettaglio il sottosuolo” e, aggiungono: “in base ai risultati della campagna” di sondaggi emerge una divisione in “due diversi” tipi di terreno, quello “fluviale” e quello “spondale” ma che l’analisi completa di questi ambiti si potrà “definire specificamente solo al completamento delle prossime fasi di indagine”. Inoltre, aggiungono, “nelle fasi successive dovrà necessariamente esserci una ulteriore ed approfondita relazione tra le specifiche degli edifici e delle strutture in corso di sviluppo di progetto e gli approfondimenti di dettaglio della campagna indagine. Tra le attività che si ritengono necessarie da essere effettuate nell’immediato futuro sviluppo progettuale, sono le prove di carico”. Nella relazione geotecnica preliminare, poi, si legge: “i “valori” dovranno essere verificati ed eventualmente modificati dal progettista delle opere. Infatti, è solo all’atto della progettazione, in particolare all’atto dell’esecuzione dei calcoli di progetto o verifica, che si potrà anche tenere conto del particolare “stato limite” in esame, come previsto nella normativa vigente”. Insomma, in sostanza e traducendo in un linguaggio meno tecnico: mancano ancora dei sondaggi, nelle aree esterne alla proprietà di Parnasi, e quelli fatti devono ancora essere implementati, soprattutto nelle aree dove sorgeranno gli edifici più alti.
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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.
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giovedì 25 giugno 2015
AS ROMA, I SEGRETI DELLO STADIO
Il count down è iniziato: martedì 23 si è riunito il gruppo di lavoro interassessorile che deve esaminare il progetto “definitivo” dello Stadio della Roma.
Tre settimane/un mese, tanto è il tempo preconizzato dall’assessore all’Urbanistica, Giovanni Caudo, per completare questa fase del lavoro.
Il Gruppo di lavoro, composto da funzionari e tecnici del Campidoglio dei diversi settori interessati, Urbanistica, Sport, Commercio, Lavori Pubblici, Ambiente, Mobilità, dovrà esaminare le carte prodotte da Parnasi e Pallotta e decidere innanzitutto se esse rispondono alle prescrizioni contenute nella Delibera di Pubblico interesse, quella del 22 dicembre scorso, con cui il Consiglio comunale ha dato il suo via libera al progetto.
In secondo luogo, come precisato dallo stesso Caudo il 15 giugno, quando il dossier approdò formalmente in Comune, “Compito del gruppo di lavoro sarà anche quello di valutare se la documentazione presentata sia sufficiente per poter essere trasmessa alla Regione”.
E, allora, vediamolo questo progetto che Il Tempo anticipa in esclusiva.
I NUMERI DEL PROGETTO
620 documenti, divisi in sette cartelle, per un totale di 53 relazioni che assommano a 7.041 pagine e 567 fra tavole, grafici e disegni computerizzati.
Sette cartelle, si diceva: la cartella zero contiene solo l’elenco numerico degli elaborati con il nome identificativo di ciascuno; la cartella 1 “masterplan ed elaborati di presentazione generale” a sua volta suddivisa in cinque sottocartelle: “masterplan generale”, “masterplan del paesaggio”, “strategia energetica e progettazione impianti”, “accessibilità” e, infine, “strutture”.
Segue la cartella 2, “progetto urbanistico”, in cui si trovano i documenti relativi alle tavole territoriali, agli studi geologici e idrologici e, infine, agli elaborati ambientali.
Elaborati ambientali, poi, meglio specificati nella successiva cartella che è quella che contiene i documenti necessari per ottenere le Valutazioni di Impatto Ambientale.
Lo “studio del sistema dei trasporti” e lo “studio del traffico”, poi, sono le due cartelle che dovrebbero esaurire il tema trasporti.
Le cartelle numero 5 e 6 - rispettivamente “progettazione delle opere pubbliche” e “opere private” - sono la “ciccia” del progetto: qui ci sono i file dello Stadio, della Nuova Trigoria, delle tre torri e del convivium, più i due ponti sul Tevere, quello per le macchine e quello pedonale, i due parcheggi multipiano e quelli a raso, la stazione di Tor di Valle con il suo profilo avveniristico, le opere di viabilità e le fogne.
Ultima cartella, a chiudere, la logistica di cantiere che contiene le soluzioni escogitate, durante la futura costruzione di tutto il complesso, per ridurre al minimo l’impatto acustico, il traffico di mezzi pesanti e le polveri nell’aria.
LO STADIO
Vediamo più nel dettaglio come sarà il “cuore pulsante giallorosso”.
Capacità: 60mila spettatori (di cui 7.500 temporanei) ripartiti in tre anelli e il campo ovviamente sarà in erba naturale. Tutti i posti saranno protetti da una copertura in acciaio e policarbonato, simile per forma all’antico Velarium che ricopriva il Colosseo, l’elemento al quale Dan Meis, l’architetto che l’ha disegnato, si è ispirato.
Lo stadio sarà dotato al suo interno di una strada ad anello, connessa con quattro tunnel per garantire l’accesso in campo delle ambulanze e dei mezzi di manutenzione del campo da gioco. L’impianto comprenderà circa 50 Suites, un Club da 6.400 posti, una Tribuna d’Onore da 800 posti, oltre a un Club da 200 posti alla quota del campo da gioco da cui, attraverso una vetrata, sarà possibile assistere all’entrata in campo dei giocatori. Sulla sua facciata verrà posizionato uno schermo gigante sul quale verranno proiettati partite e concerti trasformando la piazza in un grande cinema all’aperto. L’elemento distintivo del Nuovo Stadio sarà la Curva Sud: con una capienza di 14.900 posti, l’architettura della curva è più scarna ed essenziale, e rappresenta e
simbolizza l’identità della AS Roma e della sua tifoseria. Le sue gradinate saranno separate dal resto dello stadio, mentre i tre anelli, oltre che attraverso le scale, saranno collegati tramite rampe esterne. Lo stadio è concepito per assumere diverse configurazioni a seconda dell’evento e il sistema di protezione del manto erboso favorirà la flessibilità dell’edificio in caso di concerti. I giocatori della Roma accederanno all’impianto attraverso una strada carrabile interna accessibile sia con gli autobus, che con le loro auto private. Gli spogliatoi, ovviamente accessibili a persone con disabilità, sono divisi in zona secca (servizi igienici, spogliatoio, area fisioterapia) e umida (docce e jacuzzi), collegate da un’area riscaldamento di circa 100 mq. Saranno dotati di sistema di ventilazione meccanico.
Nella stessa area si allocheranno lo spogliatoio / ufficio degli allenatori e tecnici, degli arbitri, dei medici, la sala antidoping, l’infermeria, gli uffici e la sala relax dei giocatori, che sarà comunicante con il salone delle famiglie mediante pannelli scorrevoli. Per le squadre ospiti sono previsti 3 spogliatoi e una sala riscaldamento di circa 100 metri quadri. Nel progetto sono previsti, all’interno dell’impianto, tre aree dedicate ai membri privati: il club lounges (4mila posti), al terzo piano in corrispondenza del secondo anello, dotato di divani, buffet, televisori. Questi spazi saranno anche affittabili dai soci per funzioni private. Ci sono poi le “suites lounges” (2 sale, ciascuna da 300 posti), con buffet, bar e monitor tv. Infine, il “club giocatori”, con una capacità di mille posti, dotati di area relax, buffet e la possibilità, essendo posto in prossimità del tunnel di ingresso al terreno di gioco, di poter vedere, da dietro una vetrata, i giocatori al momento dell’ingresso o dell’uscita dal campo.
IL ROMA VILLAGE
Birrificio Peroni (900 metri quadri) con terrazza panoramica sullo Stadio, gli studi televisivi della Roma (1802 metri quadri) dove troveranno posto le redazioni del canale As Roma Tv e del canale Roma Radio, il Nike Team Store (due piani di 1241 metri quadri) con l’ingresso, al piano terra, con facciata a led e accesso alla terrazza panoramica. Insieme a questi, la Hall of Fame, il ristorante panoramico e la Galleria delle Antichità
mercoledì 17 giugno 2015
ALLO STADIO ANCHE IN BATTELLO
Le tre torri di Libeskind hanno un profilo innovativo e di grande fascino, la rappresentazione fisica delle stazioni e dei ponti sul Tevere conferisce un aspetto straordinariamente moderno al progetto dello Stadio di Tor di Valle della Roma, presentato l'altro ieri alla stampa e consegnato, sempre l'altro ieri, formalmente in Campidoglio.
Fra le righe del progetto, poi, ci sono alcuni punti di grande particolarità. Il primo era già contenuto a pagina 10 della delibera di pubblico interesse nel punto in cui si fa riferimento all’”accessibilità fluviale tramite il fiume Tevere con banchine per l’approdo dei battelli fluviali”. Insomma, allo Stadio ci si potrebbe arrivare anche in battello. Un’idea simile a quella lanciata anche dal presidente della Lazio, Lotito, quando avanzò la proposta dello Stadio della Lazio poi rimasto un sogno nel cassetto.
Il secondo punto, sempre espresso dalla delibera, è legato alle biciclette: sfruttare il più possibile, quindi, oltre che il trasporto pubblico locale su gomme e ferro, anche quei sistemi di mobilità alternativa e ad inquinamento zero.
Ed è all’ingenger Francesco Filippi, professore ordinario di Trasporti alla Sapienza, che è toccato il compito di stilare questa parte del progetto.
“Oggettivamente - spiega Filippi - l’Olimpico è servito malissimo dal trasporto pubblico cosicché i tifosi finiscono, per l’85%, per utilizzare la macchina o la moto. La realizzazione dell’impianto di Tor di Valle, invece, per la sua novità, consente di programmare dei sistema di trasporto collettivi migliori, in modo analogo a quanto avviene in altre grandi città europee. Tuttavia, oltre che il trasporto su ferro - fra Roma-Lido, Metro B e ferrovia per Fiumicino Aeroporto - quello privato, quello su autobus e pullman, è possibile prevedere una quota residuale di tifosi che possano recarsi allo Stadio utilizzando un sistema di battelli sul Tevere per il quale, nel progetto, abbiamo previsto due aree di attracco, e anche le
biciclette. In fondo, esiste una lunga pista ciclabile che parte da Castel Giubileo e che può essere tranquillamente utilizzata. Certo, tanto per i battelli che possono partire da Ripa Grande, dietro Porta Portese, o anche da Ponte Marconi, quanto per le biciclette e la ciclabile, poi, il Comune, la Regione e l’Autorità di Bacino devono provvedere a tenerle pulite, fruibili e in sicurezza. Altrimenti rischiamo di fare la fine delle varie società di navigazione che hanno dovuto rinunciare per non offrire spettacoli da discarica”.
Sempre da La Sapienza, però, viene anche un allarme. Altro ingegnere, Sandro Simoncini, docente di Urbanistica e Legislazione Ambientale che dice: “La criticità principale è senza dubbio rappresentata dalla viabilità, che nel quadrante in questione è già oggi particolarmente delicata” spiega. “Gli annunciati interventi su svincoli e assi viari risultano insufficienti vista la portata delle cubature previste. Ciò anche in presenza di un rafforzamento del trasporto pubblico, sia per ciò che riguarda il prolungamento della linea B della metropolitana che per quanto concerne l’efficientamento della ferrovia Roma-Lido”. Occorre evitare “lo scandalo delle varianti in serie che finiscono puntualmente con lo svilire i faraonici progetti iniziali. Derogare su questo significherebbe condannare un’intera zona della città a una mobilità paralizzata ogni volta che si gioca una partita di calcio”.
E, sullo stesso tema, si deve registrare anche la posizione di Legambiente: “non c’è certezza sul prolungamento della Metro B che rimane ancora una delle scelte di mobilità sul tappeto ed è, incredibilmente, proprio il Dipartimento Mobilità di Roma Capitale a portare avanti tesi che ne metterebbero in dubbio l’utilità” mentre metro B e potenziamento della Roma Lido sono precondizioni “non discutibili”.
martedì 16 giugno 2015
LA ROMA PRESENTA IL SUO STADIO
Doveva essere il “big day”, il grande giorno, e così è stato. Così grande che, per presentare alla stampa il dossier Stadio di Tor di Valle, James Pallotta, presidente della Roma, si è addirittura messo la cravatta, lui che non la indossa mai. Certo, è durata meno di un battito di ciglia, dato che l’ha sfilata subito, ma è il simbolo di quanto la Roma ci creda, nel progetto Stadio.
Parterre delle grandi occasioni: e il progetto, oggettivamente, almeno su carta e plastico, non ha deluso per fascino e innovazione anche se c’è qualche perplessità sulla viabilità, giudicata “insufficiente” dal professor Simoncini, docente di Urbanistica a La Sapienza.
La mattina di ieri era iniziata in Campidoglio dove Pannes - e non Pallotta - si è recato per consegnare formalmente il dossier al sindaco Marino (non presente all’incontro con la stampa) che, ovviamente, s’è affrettato a metterci il cappello: "Con la presentazione del progetto definitivo si compie un altro importantissimo passo in avanti verso la realizzazione dello stadio della Roma”. Il Comune dovrà “effettuare le necessarie verifiche prima della trasmissione del progetto alla conferenza dei servizi regionale. Un percorso che ci impegniamo a completare rapidamente, con il massimo rigore”. E, anche l’assessore all’Urbanistica, Caudo, spiega: “Il nostro compito è di natura tecnica: dobbiamo verificare la coerenza fra il progetto e le prescrizioni contenute nella delibera di pubblico interesse”. E, poi, una stilettata: Bisognerà anche “valutare se la documentazione presentata sia sufficiente per poter essere trasmessa alla Regione”. Tre settimane (minime) per questo esame preliminare. Che, però, nonostante le certezze espresse in conferenza stampa, potrebbe richiedere più tempo per integrare i progetti presentati che, evidentemente, tanto definitivi non sono. Anche perché i progettisti sono ancora al lavoro per consegnare un ulteriore perfezionamento progettuale dei vari elementi per il prossimo 15 luglio. Non solo. Rimangono - e non sono stati fugati - i dubbi in merito alla “definitività” del progetto presentato. A Luca Parnasi abbiamo chiesto: “avete svolto i sondaggi geologici solo sulle aree di vostra proprietà ma il progetto prevede edificazioni, alcune fondamentali come i ponti sul Tevere, la metropolitana e la stazione, che non ricadono in queste aree. Considerate definitivo il progetto”? La risposta è stata: “Sono definitivi perché sono stati soddisfatti tutti i requisiti richiesti dalla delibera. Abbiamo fatto i progetti sulla base delle assunzioni che abbiamo. C’è un percorso di 6 mesi in Conferenza di Servizi dove avremo anche il tempo di recepire le osservazioni degli uffici e quindi per modificare il progetto”.
A questo punto, quindi, l’iter prevede le tre settimane/un mese per il Campidoglio per “guardare” le carte, il loro deposito, poi, in Regione che, su richiesta dei proponenti, convocherà la Conferenza di Servizi decisoria.
Dalla data di convocazione e insediamento della Conferenza inizieranno a decorrere i sei mesi di tempo entro i quali si dovrà dare il via libera finale al progetto e, contestualmente, redigere la “Convenzione Urbanistica”, cioè il “contratto” fra il Comune e la Roma che regolerà ogni singolo aspetto della costruzione di tutto il complesso.
Dopo di che - come ha ricordato lo stesso Parnasi - si andrà a gara d’appalto europea per tutte le opere di interesse pubblico (ponti, metro, stazioni, strade e via dicendo) cosa che richiederà non meno di 8-10 mesi fra pubblicazione e assegnazione dell’appalto.
Quindi, a occhio, i cantieri potrebbero partire, se va tutto bene e non ci sono ricorsi, per l’autunno 2016 e, quindi, calcolando i 22-24 mesi previsti dalla Roma per i lavori, l’intero complesso dovrebbe aprire per l’autunno/inverno 2018.
Pallotta sperava di farlo prima: "Pensavamo che il Comune si potesse muovere più velocemente, poi ci sono dei ritardi per altre ragioni. Vogliamo iniziare i lavori entro la fine dell'anno, la mia pazienza è molto limitata, ma se ci sarà qualche mese di ritardo non sarà un problema. Pensate che l'Italia sia il peggior Paese per la burocrazia, posso dimostrarvi che non è così". Infine, avverte i tifosi: "I razzisti e i violenti resteranno fuori".
domenica 7 giugno 2015
I TANTI PADRI DI MAFIA CAPITALE
La corsa, per alcuni, è al distinguo “io non c’ero. Non è roba mia. Riguarda gli altri”.
Per molti altri, invece, la corsa è all’indignazione speciale: “che schifo, che pena, che ladri”.
Ma sono tanti i papà di Mafia Capitale.
Che poi, qualcuno deve ancora spiegarmi bene dove sta la “mafia” in questo. Se le accuse saranno provate in sede di giudizio - ed è ancora tutto da vedere - pare più un quadro di corruzione diffusa, banale, cattiva, che un quadro mafioso. Non ci vedo gli attentati intimidatori, le morti bianche o rosse, il pizzo estorto. Ci vedo un bel carro mangiatoia sul quale tutti si affrettavano e si affrettano a salire: in cambio di lenticchie, strapuntini lavorativi, briciole di potere.
Quelli che di mafia - quella vera - si intendono dicono che la mafia è diversa e molto da ‘sta banda di rubagalline.
Ma, siccome faceva gioco ieri gridare “Alemanno mafioso”, oggi tocca pure agli altri. E, tanto il sindaco Marino quanto il presidente Zingaretti, dovrebbero prendersela con i loro oculisti che non hanno diagnosticato ad entrambi la rara forma di miopia politica strabica da cui sono evidentemente affetti. Per fare la corsa al primo turno - quello di dicembre - a scaricare la vicenda, etichettandola come mafiosa, sulle spalle del centrodestra, oggi stanno inguaiati più di loro. I “loro di ieri” - i presunti colpevoli di area centrodestra - oggi sono nell’eccellente compagnia dei “compagni di oggi”. E adesso va’ a spiegare in giro che questa non è mafia. Complimenti: per fare il figo ieri, oggi hai insaponato personalmente la corda che ti impiccherà.
Già, perché almeno quelli di “ieri” possono dire di essere di “ieri”, appunto.
I tuoi, no, quelli sono di oggi, di stamattina, di ieri sera a cena. E fa ridere sentirsi dire: “è una fotografia di una città che non c’è più”.
Non c’è più dove?
Perché?
Ozzimo, Coratti, Pedetti, Caprari, Tassone chi sono?
Non erano con te ieri sera a cena?
E stamattina non dividevano con te gli scranni dell’Aula Giulio Cesare?
Forse che non hanno votato il tuo bilancio e le tue delibere?
Ma quale “baluardo della legalità”?
Questa favoletta va bene fra i tre tenores: il barbuto, il ciclista e il fratello.
Che però ora, dopo averla osannata ieri, rischiano di finire impiccati dalla loro stessa corda.
Se ieri andava bene dire che era “mafia”, con quale criterio potrai evitare oggi lo scioglimento del Consiglio comunale per mafia?
Personalmente, non vedendoci la mafia, non credo che il Consiglio Comunale debba essere sciolto per mafia.
Che poi sia necessario fare un repulisti è cosa diversa.
Ma, appunto, sono due differenti fattispecie giuridiche.
Ma, oltre loro, quelli direttamente coinvolti, ci sono anche tanti altri papà in questa storia.
Ci sono quelli delle convenienze.
E siedono nelle redazioni dei giornali. Dei grandi giornali, specie quelli romani.
Perché le denunce sul malaffare politico/criminale/affaristico vengono raccolte e amplificate solo a convenienza. Dipende da chi governa e da chi è all’opposizione. Dipende chi vanno a danneggiare, quale consorteria, quale corrente di partito, quale personaggio.
Ve ne sono alcuni che non possono essere infastiditi. Le redazioni dei giornali - i colleghi che, a parole, ti dicono “interessante” e nei fatti “t’arimbarzeno” - sono organiche a questo sistema.
E non prendiamoci in giro, cari colleghi: quante volte è capitato di chiamarvi per segnalarvi, magari con tanto di esclusiva, fatti che non tornavano?
Tante e lo sapete bene.
Ma se andavano “contro” qualcuno, amico dell’amico, non se ne parlava. Non si scriveva. Si taceva. Facile rammentare le parole di alcuni: "Eh no su questo tizio non mi fanno scrivere, c'è una specie di cortina di ferro". Vero?
Perché il sistema “mafia capitale” si basa anche su questo.
A che serve il politico? A nulla, in fondo.
Parliamoci chiaro: la classe politica romana, di destra e di sinistra, è composta da personaggi di competenza zero, conoscenza meno di zero. Ma che hanno un pregio: controllano i pacchetti di voti dentro i partiti.
A Buzzi e soci non servono i politici. Almeno, non in prima battuta.
A loro servono i funzionari tecnici. E non è certo un caso se fra gli arrestati e gli indagati ci sono una fetta consistente di funzionari tecnici.
Perché il vero “sindaco” e il vero “assessore” sono i dirigenti. Che hanno competenze e capacità per scrivere una delibera e un’ordinanza, perché sanno come gestire una gara d’appalto per far vincere o perdere chi vogliono. Perché il politico firma senza sapere cosa: il tecnico te la intorta come gli pare.
I nomi che leggiamo li conosco più o meno tutti. E non ce ne sta nessuno in grado di competere con un tecnico di media preparazione. La verità è che sono dei coglioni che guidano assessorati o commissioni solo perché il “partito” ce li ha messi, visto che loro controllano voti e tessere.
E controllano un’altra cosa: controllano i giornali e i giornalisti.
Ecco a cosa servono i politici. Il prezzo che Buzzi e soci pagano al politico è sotto forma di soldi e posticini di lavoro. Il politico vende solo la sua firma sull’atto pubblico e la sua capacità di orientare la stampa. Amica o nemica.
Cari colleghi delle grandi testate, fatevi un esame di coscienza, di fronte allo specchio prima di farvi la barba o di truccarvi. Anche voi siete parte di mafia capitale. Ogni volta che vi girate dall’altra parte per non infastidire qualcuno di potente o di amico, vi rendete complici alla stessa stregua del politico che piglia 1 euro per ogni immigrato o del funzionario che incassa un appartamento.
Voi incassate la riconoscenza di alcuni e servite le vostre parti.
O, se preferite, i vostri partiti di riferimento.
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