martedì 19 febbraio 2019

AMA; I DIPENDENTI: "NON CI FIDIAMO DELLA RAGGI"


Preoccupazione, tanta e sfiducia, ancor di più: un’ora abbondante nella sala TARI dell’Ama - nel palazzo di fronte la sede di via Calderon de la Barca - con i sindacalisti Natale Di Cola (Cgil), Marino Masucci (Fit-Fisl) e Massimo Cicco (Fiadel) a spiegare al centinaio di lavoratori di Ama la situazione dopo l’annuncio del sindaco di Roma, Virginia Raggi, di aver rimosso il CdA dell’azienda.
Leit motiv dell’assemblea: certezza sul futuro e totale sfiducia nel Sindaco e nel suo operato. una sfiducia espressa a più riprese non tanto e non solo dai sindacalisti - i quali hanno aggiunto “questo è il Sindaco e dobbiamo tenercelo e fidarci comunque delle sue promesse”, quanto sopratutto dei lavoratori molti dei quali hanno espresso il loro “disappunto” verso l’inquilina di Palazzo Senatorio con parole decisamente colorite. 
Spaventa il rischio di non trovare accreditato lo stipendio il 27 del mese. Spaventa il rischio che le banche chiudano i rubinetti e che, sì, la Raggi oggi rassicura che i 250 milioni di introiti della Tari rimangono nelle casse di Ama, ma che comunque sono solo una boccata d’aria per un’azienda che sta annegando nei debiti, nell’incertezza e nei continui cambi di direzione.  
Spaventano le voci che si rincorrono e si confermano di un venerdì, quello appena trascorso, in cui si è rischiato il taglio della luce per mancanza di fondi destinati a pagare le bollette. 
Spaventa il futuro che i lavoratori non vedono più: troppi Presidenti, troppi Amministratori delegati e Consigli di Amministrazione si sono succeduti in questi anni senza che l’indebolimento progressivo dell’Azienda dei rifiuti venisse rallentato se non interrotto. 
Spaventa la mancanza di un piano industriale che, dopo quasi tre anni dall’insediamento della Raggi in Campidoglio, indichi la strada da percorrere. 
Spaventa anche l’assenza di un Assessore all’Ambiente: dopo Paola Muraro, anche le dimissioni di Pinuccia Montanari sono viste come una nuova prova di mancanza di bussola da parte del Campidoglio.
I lavoratori - almeno quelli presenti all’Assemblea - intervengono più o meno ribadendo tutti le stesse idee, evidenziando tutti le stesse paure, chiedendo tutti le stesse rassicurazioni ai sindacati. 
Spiegano Di Cola, Cicco e Masucci: “Il Sindaco ha garantito sull’erogazione degli stipendi. Lo stato di agitazione rimane. Non sappiamo se la scelta del Sindaco di rimuovere il CdA e affidarsi al Collegio Sindacale sia legittima e a norma, non spetta al sindacato stabilirlo. Di certo, il Sindaco si assume una enorme responsabilità. Il Campidoglio deve agire rapidamente: senza bilancio, che sarà il nuovo Cda ad approvare, e senza piano industriale non si possono fare investimenti né assunzioni”.
Non tutte le organizzazioni sindacali, però, esprimono posizioni di dissenso rispetto alle decisioni dell’Amministrazione comunale, socio unico di Ama. Per Usb e Cobas la defenestrazione di Bagnacani e del CdA può rappresentare “un’inversione di rotta nella gestione del servizio”. Sulla stessa linea anche l’Ugl: “accogliamo con favore e profonda fiducia le informazioni e le decisioni che ci ha comunicato la Raggi su Ama”. 

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